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mercoledì 24 gennaio 2018

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Nikolajewka, a 70 anni dalla storica battaglia

monumento Nikolajewka Soave(fonte l'Arena del 13.01.2013) Il nome Nikolajewka evoca timore e rispetto. «È stata una delle più feroci battaglie che si siano mai combattute. Ma prima di quella combattemmo altre 15 battaglie». Lo ha raccontato nel suo intervento il tenente degli alpini Desiderio Murari, classe 1917, di Grezzana, reduce di Russia e combattente a Nikolajewka. Lo ha fatto davanti a centinaia di persone che si sono date appuntamento a Soave ieri mattina, a 70 anni dalla storica battaglia per aprire una via verso il Don, per battere in ritirata.

«Nikolajewka sono migliaia di amici e compagni che non sono tornati, morti accanto a noi. È un nome che ricorda le marce forzate senza mangiare, senza dormire, senza cambiarci d'abito. Chi si fermava si addormentava e si trasformava in una statua di ghiaccio. Nikolejewka sono i soldati che si sono suicidati per paura di cadere nelle mani dei russi. Soldati che sono diventati pazzi dalla paura». Solo chi ha potuto 70 anni fa vivere quei giorni, può avere la lucidità oggi di raccontarli così. Mentre Murari diceva questo, altri reduci poco distanti da lui annuivano ed avevano gli occhi lucidi, tutti sopra i 90 anni: Giulio Bacchilega, Umberto Fantinati, Vittorio Benati, Bruno Bozzini, Lionello Lonardi, Gaetano Piccoli, Aldo Scardoni, Gino Bogoni, Tolmino Baroni, Vestone Fiorentini, Enrico Cordioli, Luigi Ruffo e il più giovane dei reduci presenti, Domenico Pasi, classe 1922. Davanti al loro esempio e al ricordo di tanti che non fecero ritorno dalla prigionia in Unione Sovietica, nemmeno il sottosegretario alla difesa, Gianluigi Magri, è riuscito a trattenere la commozione. «Grazie perché è avendo il coraggio di riflettere sulla propria storia, che si capisce l'oggi e si conoscerà il domani», ha attaccato il suo discorso il sottosegretario. «Se noi oggi siamo un Paese grande, libero, democratico, che può gestire il proprio presente e il proprio futuro, è grazie a questi uomini che ci hanno insegnato l'amor di patria e la convivenza civile», ha sottolineato Magri indicando i reduci. «Gli italiani», ha proseguito, «sanno fare grandi cose e quando la sconfitta è stata obbligata, hanno saputo andare avanti lo stesso. Ricordiamo oggi anche quei 70 mila prigionieri, dei quali solo 10 mila fecero ritorno dalla Russia». Il sottosegretario alla difesa Gianluigi Magri è stato accompagnato dal generale Roberto Bernardini, comandante delle Forze operative terrestri (ComFoTer). «Nessuna lezione può valere come quella che hanno appreso oggi gli studenti da questi reduci», ha evidenziato la senatrice Cinzia Bonfrisco, «la nostra solidità proviene dalla storia di questi uomini. Soave non è solo il paese della storia, ma è il paese del nostro futuro». «Oggi onoriamo tutti coloro che hanno rappresentato ieri e rappresentano oggi il senso del dovere», ha ricordato l'assessore regionale Massimo Giorgetti, «come i nostri militari impegnati all'estero e i due marò prigionieri in India». «Questi valori dobbiamo tenerli sempre presenti nel nostro agire quotidiano», è stato il monito del presidente della Provincia, Giovanni Miozzi. Sono intervenuti al pellegrinaggio anche il prefetto vicario Igino Olita, il questore di Verona Michele Rosato, il presidente provinciale dell'Ana Italo Peraro, il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Gianpaolo Edera e quello della Guardia di Finanza Alessandro Di Stefano, il comandante regionale dell'esercito, generale Enrico Pino e il presidente dell'Anci Veneto, Giorgio Dal Negro, assieme a sindaci ed assessori di altri paesi. Il sindaco di Soave, Lino Gambaretto, ha ringraziato l'onorevole Gastone Savio e i club Rotary che hanno permesso, quattro anni or sono, la costruzione del monumento nazionale ai caduti di tutte le patrie nella campagna di Russia. «Sono i reduci ad aver vissuto sulla propria pelle quei fatti, la cui tragicità neppure possiamo immaginare», ha rimarcato Gambaretto. Che ha fatto notare: «Nikolajewka è stata la tomba di tanti nostri soldati, di dispersi caduti senza croce che non esistono più se non nei ricordi dei familiari. Questa è una delle tante che viene chiamata ricorrenza e la ricorrenza talvolta diventa incombenza, a meno che non ci siano valori sempre vivi che sorreggono questa memoria. A meno che non sia determinante rievocare episodi che continuano ad essere punti di riferimento per la nostra società». «Costituiremo un comitato permanente per la gestione e l'attenzione necessaria al monumento di Nikolajewka», promette alla fine l'assessore Vittorio Iannotta, regista dell'intera manifestazione. Zeno Martini (fonte l'Arena del 13.01.2013)