Monsignor LUIGI PICCOLI: gli alpini nei suoi ultimi ricordi scritti

Pubblicato Mercoledì, 19 Giugno 2013 20:43
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Mons Luigi PiccoliIn occasione dell’adunata della zona vald’Illasi, nel 35.mo anniversario della morte di mons. Luigi Piccoli, Cappellano della Sezione A.N.A. di Verona, intendiamo ricordarne la figura e le opere non con parole nostre ma attingendo ad alcune sue testimonianze e riflessioni,

molte delle quali raccolte amorevolmente in un agile libretto, nel 1988, da don Germano Paiola, suo confratello mazziano e continuatore dell’Opera Chiesette Alpine. Mons. Luigi Piccoli nasce a Soave (VR) il 10 luglio 1901, Viene ordinato sacerdote il 12/7/1925. Svolge il suo ministero per le missioni, gli Istituti don Mazza, gli aviatori, gli alpini, gli alpinisti.  Muore a Negrar (Verona) il 21/2/1978 e sepolto nel cimitero di Badia Calavena.

Per ben trentaquattro anni (dal 1930 al 1964) delegato diocesano delle Opere Missionarie, scrisse più di un volume su missionari e collaboratori della sua azione, viaggiando molto (cinque volte in Africa, due in India, Canada, Stati Uniti e America latina) e promuovendo una grande diffusione dell’idea e dell’azione missionaria tra le parrocchie veronesi.  Attorno a questo tema mons. Piccoli riuscì a convogliare l’attenzione e il contributo finanziario di oltre centomila “Amici delle Missioni”, ma sarebbe più giusto parlare di centomila famiglie “Amiche delle Missioni”. Dalla sensibilità di quei tempi si sono certamente riversate fino a noi atteggiamenti rappresentati anche da ammonizioni come quella indirizzata al bambino schizzinoso nei confronti del cibo: “Pensa ai moretti, che non hanno niente da mangiare!”.

Durante la seconda guerra mondiale fu Cappellano degli aviatori a Catania (1941-1943).

“Per venticinque anni Cappellano degli Alpini, appassionato promotore di incontri, raduni, iniziative come le Chiesette Alpine: era immancabile a ogni manifestazione e celebrava e parlava senza trionfalismi, senza retorica ma con accento di fede cristallina, di ottimismo imperturbabile, di caldo amore per gli alpini, alle loro caratteristiche, ai loro eroismi, di ricordo affettuoso ai loro caduti.”… questo il ricordo nel discorso pronunciato dal Vescovo di Verona, mons. Giuseppe Carraro, durante i suoi funerali svolti in Cattedrale il 24/2/1978.

Del dinamismo e della sua devozione alla Madonna e al ricordo dei morti alpini ne dà testimonianza Il Montebaldo (10/1956). “Durante il pellegrinaggio all’Ortigara del luglio 1956, in occasione della benedizione della sacrestia (altra sua idea) da parte del Vescovo di Verona mons. Urbani è stata lanciata l’idea del nostro dinamico Cappellano sezionale Mons. Luigi Piccoli di erigere una grande colonna monumentale a Cima Lozze su cui sarà posata una marmorea statua della Madonna perché Essa vegli e vigili su quelle gloriose, ignote salme.  La proposta fu subito accolta e si è passati immediatamente alla realizzazione, non mancando le prime generose offerte.”. Nel luglio del 1957, in occasione del 40° anniversario della battaglia fu inaugurata solennemente.

Scorrendo le annotazioni del suo diario che riguardano gli ultimi anni della sua vita, dal 1971 a pochi giorni prima della sua morte, apprezziamo una persona ricca di umanità e fede, la sua apertura ai valori spirituali e a quanto di bello ci offre la vita umana.

Così il 1/1/1971, ricordando le tante messe celebrate, “Costava, una volta, celebrare digiuni a mezzogiorno, dopo una camminata di due o tre ore, come a S. Rosa sul Monte Baldo, sul Pasubio, sull’Etna. Deo gratias. Sono le messe che ricordo più volentieri e spero siano le più meritorie.”  Mentre il 3/1/1973 scrive: “I convegni degli alpini, ai quali un tempo tenevo molto, li ho diradati e qualche volta disertati. Le messe alle chiesette alpine mi hanno invece dato molte care soddisfazioni. Così a Revolto, a Scalorbi e a Costabella, come a Cima Lozze e a S. Rosa.”

Nel giorno di san Giuseppe del 1977, come testimonia il Vescovo Carraro nella sua omelia funebre, il pensiero ritorna, non lugubre o mesto, ma sereno, fiducioso, sicuro, verso i morti, i suoi alpini caduti sull’Ortigara, e gioisce al pensiero di aver collocato fra loro la bella statua della Madonna, “che li raccoglie tutti intorno a sé nei silenzi di ogni notte e nei lunghi inverni innevati”; e passa ai morti e dispersi in Russia che hanno una chiesetta a Costabella del Monte Baldo “dove nessuno mancherà di portare un fiore e dire un’Ave Maria per quanti non sono più ritornati a casa.  Se guarirò il mio impegno continuerà con la santa Messa nelle adunate e nei pellegrinaggi alla chiesetta.” “Bisogna voler bene agli alpini.” Scrive con un convinto accento di umanità. Q QQ

Dopo giorni di malattia con ricoveri in ospedale annota il 1/10/1977 : “…Purtroppo ho dovuto rinunziare a celebrare la messa alle chiesette alpine. Ho cercato di provvedervi con altri sacerdoti.”  Ma il giorno seguente, 2 ottobre 1977, domenica scrive: “Il tempo favorevole mi invita ad una passeggiata in auto fino alla chiesetta “ai morti alpini”, presso il rifugio Scalorbi. Incontro per strada tanti cari amici alpinisti con le loro famiglie. Mi sembra che il loro sorriso sia un saluto di compiacenza per un incontro ormai estemporaneo. Qualche bambino che fermo e al quale domando notizie della sua famiglia, mi dice che il papà veniva a fare le passeggiate con me quando ero ancora un ragazzo, trenta quarant’anni or sono. Un vecchio alpino mi dice che quando ne avrà bisogno per la sua anima chiamerà ad assisterlo uno dei vecchi cappellani che hanno fatto la guerra. Dei giovani preti non ha fiducia. Ritornato a casa, nel primo pomeriggio, godo di una pace che da tempo non sentivo più. Sono le tue montagne, o Signore, sono gli amici alpini e alpinisti che mi riscaldano il cuore. Grazie, Signore.”

Infine il 2 febbraio 1978, pochi giorni prima di morire scrive : “… Ora non domando che di contemplare la bontà del Signore, in cielo, accanto a tutte le persone che ho amato e mi hanno voluto bene… Gli alpini e gli alpinisti ai quali sono stato legato dallo stesso amore per le montagne e le chiesette alpine.”

La quarta di copertina del libretto “Pagine di diario”  si conclude con questa significativa Preghiera:

Fa, o Dio Creatore,

che percorrendo i sentieri delle tue montagne,

sappiamo scoprire la tua presenza

nella vita di un filo d’erba, nella voce del bosco,

nel fiore che Tu coltivi nelle fessure della roccia.

Insegnaci, Signore, l’attenzione alle piccole cose,

al passo di chi cammina con noi,

perché non facciamo più lungo il nostro.

Rendi sicuro il nostro cammino;

sostieni chi è in difficoltà;

non abbandonarci quando siamo stanchi,

o abbiamo smarrito il sentiero.

Accompagna sempre i nostri passi,

perché possiamo provare

la soddisfazione di giungere in vetta,

e la gioia di ritornare  casa.

Fa, o Signore, che le tu vie siano le nostre vie,

perché il cammino della nostra vita,

ci porti all’incontro con Te. Amen.

Ancora oggi la sua testimonianza continua a vivere, a parlarci, a interrogarci nell’Opera delle Chiesette Alpine, dono prezioso per tutti, alla cui cura gli alpini veronesi mai si sono sottratti.

(Giuseppe Vezzari)

 nella foto d'archivio di Lovisetto Giovanni: Mons. Luigi Piccoli a sinistra, Angelo Poiesi a destra durante un'escursione.