Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Verona

domenica 22 ottobre 2017

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è andato avanti il Col. Menoni

100 anni Angelo Menoni
il Colonnello Angelo Menoni è andato avanti

Il 15 luglio scorso gli alpini ed il il Sindaco Flavio Tosi avevano festeggiato i 100 anni del Colonnello Angelo Menoni, di ieri la triste notizia che il Colonnello Angelo Menoni è andato avanti, come usiamo dire noi alpini. Il signor Menoni, originario di Parona, al suo compleanno era in compagnia del fratello Renzo, di anni 99, e di molti familiari, amici e gli alpini del gruppo di Parona. Alla famiglia le più sentite condoglianze da parte di tutti gli alpini della sezione ANA Verona.

(fonte: verona economia) L’Estensore delle memorie, Angelo Menoni, nato a Parona il 15 luglio 1914, e, quindi, centenario, ha raccontato, con massima modestia e grande lucidità, alcuni momenti della sua vita militare. Le memorie sono state attentamente raccolte dal diligente nipote Luca – figlio di Adriano Menoni, a sua volta, figlio di Angelo – che le ha, quindi, rese leggibili, inserendole in elegante volumetto di 32 pagine, che riporta anche fotografie originali e alcune canzoni, stese dal noto maestro, pure veronese, Sergio Ravazzin. Il quale, collega di prigionia del Menoni, faceva da regista d’una particolare compagnia di “varietà”, aggiungiamo, da campo. E’ pure riprodotta una “scheda d’identità” personale di Angelo, emessa dalle Autorità militari americane del tempo.

L’ex-soldato ed ex-prigioniero, Menoni Angelo, premette alle sue memorie, che si tratta di “originali da me scritti a lapis – così era denominata la matita, un tempo – su resti di foglietti di un quaderno a quadretti, oggi sbiaditi dal tempo, quasi illeggibili, in un italiano approssimativo, per le precarie condizioni fisico-psichiche ed ambientali, integrati a posteriori, da memori episodi vari, tristi e sentimentali”… Tali perfette affermazioni d’un Centenario lasciano trasparire la pesante situazione, in cui l’Estensore-prigioniero, si trovasse, lontano dalla famiglia e fuori dalla sua terra, a causa di una guerra inutile, che dal 1940 al 1945, ha colpito l’Italia, per decisione dell’allora dittatura fascista… Importante è, comunque, che i ricordi di Angelo Menoni, esistano, perché contribuiscono ad integrare quanto già si conosceva e a completare il quadro di momenti, conseguenze e sofferenze, dovute ad una guerra mondiale, che solo criminali dittature hanno potuto creare, con l’intento di eliminare milioni di persone, per la propria brama di grandezza e di gloria.

Il contenuto delle annotazioni – raccolte il 5 maggio 2002, nel 60° anniversario della forzata presa di contatto con le armi da parte del Menoni – inizia esattamente dal 2 agosto del 1942, quando l’Estensore delle memorie fu mandato, come ufficiale nel II° Battaglione-VIIIª Compagnia mitraglieri, all’isola di Pantelleria. Nel 1943, 11 giugno, il comando di Menoni, dovette arrendersi agli anglo-americani, dopo furiosi bombardamenti navali alleati. Il 13 giugno, Menoni fu portato in Tunisia e, quindi, nel campo di concentramento dell’algerina Bona, non priva di pericoli, perché porto militare alleato, al centro di attacchi italo-tedeschi. Il 1° agosto 1943, ebbe luogo il trasferimento in treno-merci a Boufarik, a venti km da Algeri. Tormentato dalla mancanza d’acqua, Menoni fu avviato, in camion, nel campo di concentramento di N° 127 di Chanzy, a 50 km da Orano. In tale campo, la vita era “accettabile”, egli scrive, ma resa complicata da una temperatura di 50-60 gradi e da nuvole di zanzare… Fu quì, che fu formata una modesta compagnia per spettacoli di “varietà”, guidata dal M° Sergio Ravazzin. Con pifferi di canna, costruiti a mano dai prigionieri, si faceva musica, sino a cantare spesso la canzone “Reginella Campagnola”…, indossando una camicia del campo, portante la sigla POW, che significava prigioniero di guerra. Sempre a Chanzy accadde un fatto eccezionale: un ufficiale italiano, pure prigioniero, ebbe la soddisfazione di abbracciare il proprio figlio, anche lui fatto prigioniero dagli alleati, durante lo sbarco in Sicilia e inserito nello stesso campo di concentramento… Quanto a possibilità di fuga, nulla da fare: due tentativi di raggiungere la libertà, da parte di alcuni italiani e, poi, di tedeschi, non ebbero successo…, ma anche nessuna negativa conseguenza.

Il 7 settembre 1943, raggiunto Orano, Menoni fu imbarcato sulla nave americana Arunde Castle, 20.000 tonn., per raggiungere “campi definitivi” nel Texas… Ottimo il trattamento sulla nave, dopo essere stati spidocchiati e fatti lavare con sapone… Ma, due giorni dopo, il 9 settembre, un giorno dopo la firma della resa italiana (8 settembre 1943) agli Alleati occidentali (americani ed inglesi), ebbe luogo il ritorno ad Chanzy, nel campo 127, dove i prigionieri si trovarono improvvisamente in 1000, anziché in 500, quanti erano prima… Richiesti di collaborare con gli Alleati, quasi tutti aderirono: alcuni, tuttavia, dopo essere stati ospiti per un mese del campo 131 presso S. Deny, furono trasferiti in Gran Bretagna, altri in Francia e altri in Italia, fra cui il Menoni stesso – fui fortunato, egli racconta. Lasciato Orano, il 27 dicembre 1943, Menoni raggiunse Napoli, il 2 gennaio 1944 e, quindi, il campo di concentramento di Aversa, nel quale, in precedenza, guarda caso, erano rinchiusi militari inglesi… Fu ad Aversa che Menoni conobbe il prigioniero il noto ciclista Fausto Coppi, che vinse, poi, una corsa, organizzata nella cittadina. Il 5 gennaio 1944, Menoni, dovette lasciare Aversa per Palermo, dove giunse per nave l’8 dello stesso mese, da Napoli… Quindi, fu la volta del campo di Bagheria, da dove il suo gruppo di Angelo, adibito al recupero di munizioni, raggiungeva ogni giorno Montelepre, sul monte Pellegrino, per espletare il lavoro.

Il 10 aprile 1944, Menoni e commilitoni, furono trasferiti a Cerda, nelle Madonie, e, di qui, il 26 dello stesso mese, a Palermo, da dove il 4 luglio furono imbarcati in direzione di Algeri. Sbarcati, il 6 luglio, raggiunsero il campo 211, dove ricevettero, ciascuno, 1000 franchi. Ed è qui che, il 12 ottobre 1944, al campo giunse la notizia d’un bombardamento su Verona… Poi, costruita una radio-galena, Menoni poté ascoltare notizie da radio Algeri, compreso il “Quarto d’ora del soldato italiano”… Il 2 novembre, giorno dei Morti – racconta lucidamente Menoni – penso e prego per i miei cari defunti e ci rechiamo al cimitero di Cap Matifu, dove era sepolto un soldato italiano. Menoni fu, quindi, imbarcato, il 6 dicembre 1944, sulla nave Ville d’Oran e sbarcò a Napoli l’8 dicembre, dove fu assegnato al campo di Vomero e, successivamente, al campo di Afragola. A metà dicembre, Angelo fu assegnato alla 1ª Naval Company, anglo-americana, con sede a Caserta. Il 3 marzo 1945, Menoni fu ad Ancona, dove, oltre allo scarico di materiali dalle navi, dovette, con altri, gonfiare carri armati e automezzi di gomma, per ingannare l’aeronautica tedesca… Il 25 aprile 1945, Angelo era a Pontelagoscuro, quando fu colto dalla notizia della fine delle ostilità. Quindi, il 4 maggio, il gruppo di Angelo Menoni, avrebbe dovuto raggiungere Trieste, ma il viaggio non avvenne, essendo quella città occupata dai titini e prese, quindi, sede a San Giuliano a Mare, vicino a Mestre. Qui – e lasciamo la parola al nostro grande Cronista, per lasciare spazio a dettagli d’affetto e storici, per quanto riguarda la Verona in mano alleata – chiesi ed ottenni, sotto la mia responsabilità, un camion con sopra una ventina di soldati, abitanti a Bassano, Vicenza e Verona. Durante il viaggio notturno, toccammo, quindi, Bassano (ore2), Marostica, Vicenza e Cerea, giungendo verso le 9 a Verona. Passato il ponte Aleardi, mi recai in via Sottoriva, a casa del mio omonimo, primo cugino paterno. Lo trovai solo, poiché la mamma, mia zia, era morta anni prima. L’abbraccio fu commovente. Ebbi buone notizie sulla mia famiglia e le informazioni su dove la stessa si trovasse sfollata. Attraverso il ponte militare – ossia, costruito dagli americani, essendo stato l’originale distrutto dal tedesco Albert Kesselring in fuga, fra il 24 ed il 25 aprile 1945 – della Vittoria, unico esistente a nord della città, giunsi al mio Paese, Parona, alle ore 10, passando per l’unica via, davanti alla Chiesa, dove un negro, con un mezzo meccanico, liberava la strada dalle macerie. La prima parente, che ho incontrato, prima di Arbizzano, è stata mia cugina materna, Tiziana, che, in bicicletta, stava per andare in città, con il padre Rodolfo, mio zio, che l’aspettava in Paese. Caricai la bicicletta, salii sul camion e mi diressi nella casa (ora, Villa Vallier), ove era sfollata mia zia Anna, mentre lei correva verso la piazza di Arbizzano, dove trovai il mio povero padre (addetto all’Ufficio Anagrafe, allora ubicato nell’oratorio della Chiesa di Parona) e mio fratello Renzo. Qui, appunto, ebbi l’incontro patetico, che ancora ricordo, con mio padre e mio fratello, mentre Tiziana corse a dare la bella notizia a mia mamma e a mia sorella. L’incontro avvenne presso Villa Messedaglia: fu scattata una foto, che ho sempre davanti agli occhi. Omissis… Per il percorso inverso, ossia, di ritorno a Mestre, arrivai, la notte successiva alla “base”. Per grazia di Dio, anche i miei soldati trovarono i loro congiunti sani e salvi!

Qui finisce la triste storia della mia prigionia di guerra 1940-1945 e, come dice la canzone, “una lacrima sul viso…, scende e bagna le mie guance e… le carte!

Un racconto, quello sopra descritto, storico, culturale e, soprattutto, commovente per i suoi contenuti in generale, che ci fanno sapere come nostri concittadini senza colpa, sia stati coinvolti, per cinque anni, in vicende terribili, come pesante sia stata per loro la mancanza di contatto con famiglie e parenti e come l’ex-prigioniero Angelo Menoni – cui vanno i nostri complimenti per la sua grande memoria e per i suoi 100 anni – abbia trovato Verona, alla fine del conflitto, indicando numerosi particolari, che, guarda caso, esattamente corrispondono a quelli scolpiti nella modesta memoria del sottoscritto. (Pierantonio Braggio)