Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Verona

mercoledì 24 gennaio 2018

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Ubaldo Castellani è andato avanti

Ubaldo Castellani
Ubaldo Castellani è andato avanti

l'ultimo incontro che ho avuto con Ubaldo Castellani è stato all'assemblea annuale del gruppo alpini dove era da sempre iscritto, il gruppo alpini Verona Centro. Era come sempre, sorridente e felice e di stare con gli alpini. Non si ricordava chi fossi però mi è bastato intonare la canzocina che ci aveva insegnato in attesa di sfilare all'adunata nazionale di Bergamo, gli venne in mente subito e la cantammo assieme. Questa canzoncina la cantavano gli alpini della 57^ Cp del battaglione Verona nei lunghi trasferimenti verso il Don in quell'estate del 1942. Parte delle sue memorie le troviamo scritte anche nel libro di cui fu autore assieme ad altri reduci del battaglione Verona, il Battaglione "CìMì". Agli alpini veronesi, quando veniva affidato loro un compito alquanto oneroso, avevano l'abitudine di rivolgersi al superiore in forma dialettale con la domanda: "Cì? Mì?", che tradotta in italiano significa: "Chi ? Io?". Ubaldo si emozionava sempre, ogni volta che ci si rivolgeva a lui come un reduce del Battaglione "CìMì". Ubaldo fece parte del Battaglione Verona dal Luglio 1940 in poi , prima come aiuto furiere alla Compagnia Comando poi Sergente alla 57^  Compagnia "Tormenta".  

(fonte l'Arena) Se n'è andato un alpino. Non uno qualunque: a mancare oggi all'appello è Ubaldo Castellani, classe 1922, uno degli ultimi reduci veronesi della «Campagna di Russia». Se n'è andato, colpito alle spalle dal male, un uomo che ha amato la vita e scelto la montagna come si sceglie un amore per sempre. Alpinista e sciatore di valore aveva messo insieme nei decenni un'invidiabile collezione di salite su Alpi e Prealpi. Il soprannome spiegava bene l'uomo: «Scheggia», minuto, tutto nervo, veloce, prudente e infaticabile. «E pensare che in Russia ci sono finito proprio per "colpa" della montagna», raccontava agli amici. A 18 anni era volontario nelle Penne Nere: «In verità sognavo di diventare guida alpina e quella mi era sembrata la strada da prendere, di certo non volevo fare la guerra», confidava. La Storia e suoi superiori decisero diversamente: prima il fronte francese, poi quello in Albania. Infine la Russia, l'inferno lungo il fiume Don, la «sacca», la ritirata dell'inverno del 1943, la battaglia disperata a Nikolajewka; salvò la vita e perse le unghie dei piedi per congelamento. Lo rimisero in sesto, tornò in armi sul confine al Brennero. Fu catturato dopo l'8 settembre e deportato in Germania: riuscì a venirne fuori accettando di barattare per una pagnotta un'adesione solo formale alla Repubblica Sociale. Ancora traversie per lui, prigioniero ancora una volta nelle mani di partigiani e truppe americane, prima che la follia bellica avesse fine. «Quegli anni mi hanno insegnato una cosa: a odiare dal profondo dell'anima la guerra», confidava quando ripercorreva la strada dei ricordi. La sua vita dopo il conflitto è stata divisa tra il lavoro, la famiglia e i tanti amici. Ma la montagna restava il «posto del cuore»: ne amava, oltre a sentieri e cime, la spiritualità, le genti e le cultura, si trattasse delle Alpi, delle Ande o dell'Himalaya. Intagliava bellissime sculture nel legno, e i soggetti non potevano che appartenere al mondo e alle leggende delle «terre alte». «Penna nera» con orgoglio e per sempre, nel 2010 aveva partecipato con la delegazione veronese all'adunata nazionale dell'Associazione nazionale Alpini a Bergamo. Due anni prima era tra i (già pochi) reduci del fronte russo presenti a Tregnago per la commemorazione della battaglia di Nikolajewka. In quell'occasione don Rino Massella, cappellano della sezione veronese dell'Ana aveva definito la guerra «una sconfitta che non lascia vincitori, solo uomini perdenti allora, oggi nostri intercessori presso Dio». L'alpino Ubaldo «Scheggia» Castellani quella verità l'aveva scoperta marciando nel ghiaccio sporco di sangue. Era andato poi diffondendola per tutta la vita. Lui che voleva solo salire le montagne. Paolo Mozzo