Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Verona

mercoledì 17 gennaio 2018

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Domenico Pasi

domenico pasi

festeggiato Domenico Pasi

(fonte l'arena.it) Sempre avanti. Sempre camminare, perché fermarsi può significare la morte. E Domenico Pasi, 93 anni tra pochi giorni, ha tenuto sempre bene a mente questo motto e ha continuato ad andare avanti. Nel gelo della campagna di Russia, nell'inverno del 1942, dove era stato mandato, con migliaia di altri alpini, ma solo poche centinaia hanno fatto ritorno.La voglia di vita lo ha spinto a non arrendersi e ad andare avanti anche nei successivi due anni di prigionia, in Germania, quando i tedeschi da alleati erano diventati nemici, «ma noi, pedine di un gioco nascosto, nessuno ci avvisò». Oggi sono esattamente 70 anni dal suo ritorno e per questo gli alpini di Poiano, dove Domenico, originario di Erbezzo, vive ora, hanno voluto organizzare per lui una grande festa. Per questo ieri famigliari, amici e compaesani si sono ritrovati alla baita, per aspettare, nuovamente, il suo ritorno. Sulle note dell'Inno di Mameli, zainetto in spalla e cappello con la penna nera in testa, rigorosamente quello stesso che indossava allora, anche lui un po' stropicciato, qualche strappo qua e là, ma sostanzialmente intatto, Domenico è arrivato alla baita, quasi di corsa, come probabilmente aveva fatto anche in quel lontano agosto del 1945. «Sono molto emozionato», ammette con le lacrime agli occhi, «pensavo di venire qui ad offrire un giro, giusto un brindisi fra amici, non mi aspettavo tutto questo affetto». Invece ci sono gli alpini del gruppo di Poiano, gli amici della frazione, le figlie Giuseppina e Giovanna e anche il piccolo Umberto, 4 anni, pronipotino. «Domenico è lo zio di mio papà», spiega il nonno di Umberto, Pino Pasi: «sono il più anziano e il più giovane Pasi». Nonno Domenico, come lo chiamano in paese, senza bisogno di reali parentele, ha anche nove nipoti, avuti dai quattro figli, e una «bisnipotina» di appena venti giorni. «Ha avuto una vita molto piena», raccontano Giuseppina e Giovanna, «fatta di momenti duri, ma anche di felicità». I nipoti hanno voluto raccogliere i racconti del nonno in un libro, intitolato «Sempre avanti», che è disponibile alla baita di Poiano, per chi fosse interessato a leggere la testimonianza di uno degli ormai pochi sopravvissuti a quei terribili anni. Domenico Pasi racconta la guerra, la paura di non tornare, la fame, il freddo, il dolore, con trasparenza e sincerità. «Abbiamo una pellaccia e la dobbiamo portare a casa. Così mi disse un tenente, che poi non fece mai ritorno, mentre cercavamo di sopravvivere a 40 gradi sotto zero, non equipaggiati, ignari di tutto».E poi la ritirata, i compagni che morivano di freddo, di stenti o per le ferite. «Avanti, sempre avanti. Uno dei momenti più belli della prigionia è stato il giorno di Natale del 1943, quando ci offrirono da mangiare bucce di patate cotte. Ma le mangiavamo anche crude».Storie che sembrano appartenere a un altro mondo, ma che fanno parte del nostro recente passato. Storie anche di amicizia. «Nel campo di prigionia trovai il mio amico Bruno Sancassani, di Poiano, poi ne persi le tracce, ma quando finalmente, nel 1945, tornai a Verona, lo incontrai alla stazione e mi accompagnò a casa, a Erbezzo, dalla mia mamma che mi aspettava. Avevo solo 23 anni e già vissuto tutto questo». Ora, a 93 anni, Domenico è ancora attivo e pieno di vita. «Ci rivediamo quando ne compio 100, vero?». - Elisa Innocenti