Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Verona

sabato 20 gennaio 2018

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Cinetto è andato avanti

Madonna delle Lozze 220 x 97

Addio a Cinetto. Diede anima al marmo

(fonte L'arena.it)  Giuseppe Cinetto è andato avanti. Lo scultore ambrosiano morto a 95 anni (era nato nel 1920). «È una grande perdita per la comunità», dice il sindaco Roberto Zorzi ricordando che l’artista «è stato uno dei primi cittadini a ricevere il Premio Sant’ Ambrogio grazie alle sue doti di scultore, per aver dato un’anima al marmo e dato lustro, con la propria vita e il proprio operato, al Comune di Sant’Ambrogio». Cavaliere ufficiale della Repubblica, «alpino combattente ed artista di rare virtù che con la sua magia e le sue opere ha onorato per lunghi anni la penna nera» (così recitava la targa in occasione della nomina di alpino dell’anno nel 2000), Cinetto è sempre stato presente alle cerimonie del 25 aprile e del 4 novembre. «Lo scorso anno, in occasione della commemorazione dei reduci di Russia, Giuseppe ha ricevuto una benemerenza per aver ricordato, in tempo di pace, i caduti di tutte le guerre attraverso le sue sculture in pietra», continua Zorzi. «Uomo riservato ma molto generoso, è stato uno dei promotori del Comitato comunale per il gemellaggio. La fontana del gemellaggio in marmo ambrosiano, posata a Oppenheim a suggello dell’amicizia fra i due popoli, fu scolpita da lui con Hans Sauermann. E per anni Cinetto ha ospitato nella sua casa a Gargagnago, assieme alla moglie, amici provenienti dai paesi gemellati».

Anche la direttrice della scuola d’arte, Beatrice Mariotto, lo ricorda con grande affetto: «Il 4 ottobre 2015 Giuseppe ha fatto rivivere con altri scultori, la Pietra degli Immortali. Grande la sua gioia nel lasciare la sua firma, un segno indelebile, scolpito sulla pietra, a testimonianza del suo impegno a promuovere l’arte e la cultura del territorio. Perché Giuseppe Cinetto, pur essendo uno scultore conosciuto a livello internazionale, che ha lasciato una traccia indelebile soprattutto sulle nostre montagne, grazie a monumenti che raccontavano il grande rispetto per i caduti nell’ultima guerra (la Madonna degli Alpini sul monte Ortigara e quello sul Passo delle Fittanze), nelle nostre piazze (la copia della statua equestre di Mastino II, poi collocata nelle Arche scaligere), nelle nostre chiese, amava la sua terra d’origine, amava la scuola d’arte, dove era stato allievo e docente nei primi anni Cinquanta e partecipava sempre con grande entusiasmo alle mostre d’arte e agli incontri culturali proposti. Era una persona genuina, con una grande padronanza del mestiere, un maestro e un amico della scuola che lascerà un grande vuoto in tutti noi». Nella recente uscita del volume Pagine di vita Ambrosiana lo scultore alpino è ricordato più volte e in vari capitoli.

Tra le innumerevoli opere che ha lasciato, da menzionare il San Rocco,posto nel capitello votivo del Borgo, inaugurato nell’agosto 1995. (Mirco Franceschetti)