L'Alpino Carlo Zinelli

Pubblicato Sabato, 27 Febbraio 2016 12:32
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Carlo Zinelli opere

L’Alpino Zinelli tra genio e pazzia

(fonte: L'Alpino) Dalle stanze tetre di San Giacomo alla Tomba alle gallerie d’arte di mezzo mondo. New York, Madrid, Chicago, Philadelphia, Milano e Sidney. L’opera di Carlo Zinelli negli ultimi anni ha conosciuto il successo. Un successo che lui, morto nel 1974 all’ospedale del Chievo, ha soltanto potuto sfiorare. Pittura istintiva, uno dei più importanti esponenti dell’Art Brut descritta e fatta conoscere da Jean Dubuffet. Carlo Zinelli era un “matto di guerra”. «Schizofrenia paranoide» riportava la diagnosi con la quale venne definitivamente ricoverato all’ospedale psichiatrico di San Giacomo alla Tomba di Verona, il 9 aprile 1947. Dieci anni di durissimo isolamento, prima della scoperta che gli rivoluzionò la vita: la pittura. Non solo espressione artistica, ma anche terapia. Scriveva sul pavimento della sua stanza, dipingeva anche così. E gli infermieri che lo minacciavano, come rievocato recentemente dallo spettacolo teatrale di Alessandro Anderloni a lui dedicato (Carlo, l’ombra e il sogno): «Carlo varda che me toca ligarte, Carlo, Carlo, vuto che te liga? Carlo, Carlo, l’emo apena netà il pavimento. Carlo, Carlo, Carlo». Non potevano immaginare, quegli inservienti, di trovarsi di fronte a un vero artista. Per loro era un paziente come tutti gli altri, un matto. Nato nel 1916 a San Giovanni Lupatoto, sesto di sette figli, Zinelli rimase orfano di madre a soli tre anni. Un’infanzia trascorsa a sorvegliare il bestiame di una famiglia contadina del luogo, poi a 18 anni, nel 1934, il trasferimento a Verona per lavorare al macello comunale. Nel 1936, la prima esperienza militare: venne arruolato nel battaglione Trento dell’11º reggimento alpini. (Ulisse Nutri) Leggi l'Articolo