Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Verona

mercoledì 17 gennaio 2018

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L’Ortigara «rivive»

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L’Ortigara «rivive» con gli alpini di Verona
(fonte l’Arena) - In migliaia hanno reso omaggio a uno dei luoghi più carichi di ricordi e lutti: nel 1916, in 20 giorni, morirono migliaia di giovani penne nere.
La sacralità di un luogo e la consapevolezza che ci sono pagine di storia e di vita, che fanno parte della nostra esistenza. E che nessuno potrà mai cancellare. L’Ortigara per un alpino è questo, si cammina ancora sui resti di migliaia di morti. «Ogni sasso è bagnato con il sangue di quegli alpini, camminare in quella terra di giganti dà emozioni fortissime. Pensi che con noi sono venuti 5 ragazzi che non erano alpini ma che hanno percepito e amato quel ricordo struggente e fortissimo. E con noi torneranno». Luciano Bertagnoli, presidente della sezione Ana di Verona, quell’emozione ce l’ha ancora nella voce, la porta con sè ogni giorno, come ogni alpino, e ogni passaggio sull’Ortigara la riporta alla luce. Prepotente. E «per non dimenticare» la sezione scaligera insieme a quelle di Asiago e Marostica, quest’anno ha organizzato il pellegrinaggio in uno dei luoghi che più di ogni altro è carico di quei valori che ogni «penna nera» fa proprio. Sabato e ieri si sono ritrovati in migliaia, sono partiti alla volta della Colonna Mozza dove alle 9 il cappellano della sezione veronese, don Rino Massella, ha celebrato la messa seguita dalla deposizione delle corone. Un paio d’ore dopo, nella chiesetta di Monte Lozze, la cerimonia ufficiale, quella alla quale ha presenziato il presidente nazionale Sebastiano Favero. «Si tratta del pellegrinaggio più sentito, la prima adunata nazionale è stata fatta proprio sull'Ortigara con il preciso intento di ricordare», prosegue Bertagnoli. «Il rapporto tra i veronesi e l’Ortigara è fortissimo: sono stati proprio loro nel 1955 a pensare di creare un pellegrinaggio nazionale in quei luoghi». E quest’anno, la sezione scaligera ha deciso di preparare qualcosa di più «intimo», proprio per rinsaldare quel legame che rischia di affievolirsi. Sabato sono saliti in divisa storica dalla chiesetta di monte Lozze fino alla cima dell’Ortigara per deporre una corona nella zona di confine segnata dalle battaglie. Lo storico Flavio Melotti ha illustrato le fasi dei combattimenti e ricordato i «20 giorni dell'Ortigara». Fin dal giugno 1916 gli alpini veronesi dei battaglioni «Verona» e «Monte Baldo» parteciparono alle battaglie e il bilancio fu tragico: 36 ufficiali e oltre 1200 alpini tra morti, feriti e dispersi. Per anni nelle case dei veronesi sono riecheggiati i racconti dei reduci. Già nel 1917 i due cappellani alpini padre Giulio Bevilacqua e don Giuseppe «Bepo» Gonzato fecero sorgere una modesta cappella a monte Lozze d'Ortigara. E dieci anni più tardi, nel 1927 don Bepo inaugurò la nuova cappella, ricostruita e ampliata, che dal 1930 ospita anche il sacello che raccoglie i resti dei caduti ritrovati tra le rocce dell'Ortigara. È totalmente «veronese» anche il monumento alla Madonna degli alpini, inaugurata nel 1957da monsignor Luigi Piccoli. La colonna alta più di dieci metri, è opera dell'alpino veronese Giuseppe Cinetto, reduce «andato avanti» quest'anno. «Per noi è doveroso proseguire il cammino sulle orme dei nostri padri», conclude Bertagnoli. «E non dimenticare i ragazzi che su quelle pietre hanno scritto pagine di storia».