Ortigara, il «Carso degli alpini»

Pubblicato Mercoledì, 03 Agosto 2016 00:02
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Gruppo Storico in Ortigara 2016 003

Ortigara, il «Carso degli alpini»

(fonte: l’Arena Domenica 31 Luglio 2016 di Maria Vittoria Adami ). Cento anni fa la tragica battaglia. Il Centro Studi Ana ha ricostruito quelle ore tragiche e i nomi dei caduti

Ortigara, il «Carso degli alpini» Il sacrificio di 27 soldati veronesi. I due battaglioni “Verona” e “Monte Baldo” combattevano contro l’esercito austriaco verso i Sette Comuni

Monte Ortigara, «Carso degli Alpini». Cento anni fa, a preludio della più tragica battaglia del 1917, l'altura baluardo dell'Altopiano dei Sette Comuni chiese il sacrificio di centinaia di penne nere, tra cui 76 soldati dei battaglioni Verona e Monte Baldo del Sesto alpini. Il Centro studi Ana di Verona, in via del Pontiere già sede del Sesto, ha ricostruito le ore di quella battaglia per la presa dell'Ortigara, combattuta tra il 22 e il 25 luglio 1916.Ha integrato documenti con la ricerca dello storico Dario Graziani e restituito infine il nome dei 27 alpini veronesi lì caduti. Tra loro, la medaglia d'argento al valor militare Ernesto Boscaini di Sant'Ambrogio e quelle di bronzo Marcellino Gonzi di Cerro, Angelo Masotto di Nogarole Rocca, Francesco Pizzamiglio di Bussolengo e Antonio Mario Scala di Caprino. A metà giugno del 1916 i due battaglioni si spostano verso i Sette Comuni. Un mese dopo sono a Cima Campanella, alle pendici della Caldiera e a Pozza dell'Ortigara. Sono zone conquistate dalla controffensiva italiana (cui ha partecipato poco prima il giovane ufficiale Giovanni Fincato ottenendo la prima delle sue tre medaglie d'argento) alla Strafexpedition dell'impero Austriaco che nel maggio precedente ha tentato di occupare l'Altopiano per scendere in pianura e sorprendere alle spalle l'esercito italiano in Cadore, sul Carso e sull'Isonzo. Il 21 luglio i battaglioni scaligeri si avvicinano alle linee austriache ben difese: la 73a compagnia del Verona, alla destra, punta alla cima dell'Ortigara ma su di lei, dalle 5del22luglio, si concentreranno le batterie pesanti austriache dal Panarotta e da oltre il Monte Chiesa, in risposta all'artiglieria italiana che ha iniziato con un violento bombardamento sulle linee.La73a avrà le perdite maggiori. Tra i veronesi, con Gonzi e Masotto, Gaetano De Bortoli di Villafranca. Alla sua sinistra la 58a compagnia è diretta al costone Sud della quota; perderà Pizzamiglio e Massimo Lavarini di Sant'Anna d'Alfaedo. La 56a punta sul Costone dei Ponari e nelle operazioni cadranno Silvio Ronconi di Breonio e Luigi Zampini di Bussolengo. La compagnia tiene il collegamento con il battaglione fratello Monte Baldo diretto su Val Agnella che vedrà morire Ruggero Bertuol di Lavagno, Giuseppe Busetto di Legnago, Emilio Massella di Bosco Chiesanuova ed Enrico Riva di Breonio. La57a è di riserva e conterà diverse vittime: Leone Bellorio di Marano, Giuseppe Dal Dosso di San Mauro di Saline, Tullio Oliboni di Colognola ai Colli, Angelo Orlandi di Buttapietra, Sisto Righetti di Fumane, Giovanni Battista Tommasi di Sant'Ambrogio e Celestino Zambelli di Caldiero. Alle 14 del 22, sospeso il fuoco di artiglieria, i reparti sorpassano la linea avanzata delle trincee e, appoggiati dalle mitragliatrici, attaccano le posizioni nemiche. Ma l'efficienza delle difese austriache si riversa sugli alpini dalle feritoie dei trinceramenti con un fuoco intensissimo di fucileria e di mitragliatrici. L’avanzata si paralizza sotto i tiri d'infilata a destra e a sinistra dell'artiglieria nemica. I reparti si frazionano in piccoli nuclei. Ma di notte, riordinate le truppe, i due battaglioni veronesi attaccano ancora. Drappelli di Arditi con pinze tagliafili e corde si spingono sotto i reticolati nemici aprendo dei varchi sotto il fuoco avversario verso i quali, alle 4.30 al grido di «Savoia! », le compagnie si lanciano all'attacco. Ma ancora una volta la difesa austriaca avrà la meglio falciando con le mitragliatrici i primi nuclei giunti sulle linee e i rincalzi. È una grandine di proiettili contro la quale valore e coraggio non possono nulla. Sarà disperso in quelle ore Benedetto Ambrosi di Tregnago. Tra il 23 e il 24 luglio infuria il maltempo insieme al fuoco di batteria. Ma i battaglioni riprendono l’attacco delle posizioni inaccessibili da ogni punto. La sera, i superstiti dei reparti ripiegano sulle posizioni di partenza. Non riabbracceranno le famiglie invece Marcantonio Beccherle di Bosco, Luigi Bellotti di Quinzano, Luigi Dolci di Bussolengo, Giovanni Donatoni di Costermano, Giuseppe Guglielmi di Fumane e Attilio Egidio Vezzini di Illasi. (Maria Vittoria Adami) - Leggi Articolo