Capitano Aleardo Fronza

Pubblicato Domenica, 07 Agosto 2016 11:23
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Cent'anni fa moriva l'alpino e avvocato Aleardo Fronza

Era il 4 agosto 1916, il capitano veronese sul fronte era diventato amico dell'ufficiale Cesare Battisti In suo onore il Cai gli dedicò il rifugio sul Catinaccio

(fonte l'Arena): Valletta Cisterna, settore Zugna. 4 agosto 1916, ore 9.30. Un capitano di 35 anni, la figura slanciata di chi scala montagne e affronta ghiacciai, si lava in maniche di camicia trai suoi soldati. In cielo balena uno shrapnel venuto chissà da dove. Scoppia sul piccolo cimitero a una trentina di metri dai militari. Ma la spoletta sibilando va dritta verso il capitano che cade a terra pallido. Raccolto dai suoi uomini è condotto al riparo. Non si lamenta. Interroga con occhi fissi i compagni, Ha una ferita in mezzo alla schiena. La spina dorsale è lesa. Il capitano se ne accorge e con un ultimo sconsolato gesto raccomanda la sua Compagnia. Poi, pallido come un giglio, si abbandona alla morte. Sono le ultime ore del capitano Aleardo Fronza. Avvocato e alpinista veronese, nato in città nel 1881, allo scoppio della Grande guerra è chiamato alle armi col grado di tenente e nel febbraio del 1915 parte con il battaglione Val d'Adige, del Sesto Alpini, verso la frontiera trentina. Si muove, resistendo ad aspri attacchi nemici, tra l’Altissimo, Varagna, Dosso Casina e il solco di Loppio dove, nel dicembre dello stesso anno, conosce Cesare Battisti, volontario irredento e ufficiale degli Alpini, intrecciando con i suoi uomini un cordiale cameratismo in quella famiglia alpina accomunata dalla lontananza da casa e dalla guerra in corso (una foto li ritrae insieme sull'Altissimo). Battisti resta con Fronza fino al gennaio 1916 quando è richiamato a Verona agli uffici del Servizio Informazioni della Prima Armata. Fronza, invece, promosso nel frattempo capitano, fronteggia con gli alpini della 258ma compagnia l’offensiva austriaca del 1916 tra Passo Buole, i Coni Zugna e Valletta Cisterna. In quei luoghi quell'uomo dinamico e attivo, come lo ricorda oggi il centro studi Ana di Verona coordinato dal vicepresidente Giorgio Sartori, innamorato della montagna, mite, coraggioso, misurato e sensato, muore a pochi giorni da una breve licenza. La funesta notizia suscita un grande cordoglio a Verona nel mondo dell'avvocatura (Fronza si era laureato in legge a Padova nel 1913) e in quello dell'alpinismo. Si riunisce in assemblea straordinaria la sezione CAI di Verona, della quale Fronza era segretario per volere del presidente, l'avvocato Giuseppe Giupponi, dal 1914. Proprio in quell'anno aveva ottenuto dal ministero delle Finanze l'uso di una ex casermetta a Passo Ristele, a 1.641 metri sul versante Ovest del gruppo del Carega riadattandola a rifugio con sette posti letto e chiamandola Italia (abbattuta dalle prime cannonate della guerra). Nel 1920 il CAI di Verona dedicherà all'amico e pioniere dell'alpinismo veronese il rifugio Kolner Hutte sorto nel 1900 sulle Coronelle, nel gruppo dolomitico del Catinaccio, del quale era divenuto proprietario (lo sarà fino al 2010). Oggi della provincia autonoma di Bolzano, l' edificio alpino si chiama ancora «Rifugio Fronza alle Coronelle» in ricordo del capitano veronese medaglia di bronzo alla memoria come «bell'esempio di calma, fortezza d'animo e amor patrio». E il suo nome si trova scolpito scorrendo anche tra le lapidi del Sacrario militare al cimitero monumentale di Verona. (Maria Vittoria Adami)