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mercoledì 18 ottobre 2017

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il cane salva un bimbo

irene cinofili

con il cane salva un bambino: «Aveva la testa sott'acqua»

(fonte: L'Arena.it) - Se potrà ancora correre, giocare con i fratelli e abbracciare sua madre lo deve a due «bionde», Irene e Coffee, un'assistente bagnante e la sua Golden Retriever. Insieme domenica hanno salvato dall'annegamento un bambino di dieci anni che giocando nell'acqua del lago si era spinto lontano dalla riva, finendo dove non toccava.Una situazione disperata, resa ancor più tragica dal gesto generoso di un sessantenne che stava nuotando nelle vicinanze del piccolo. Vistolo annaspare, ha cercato di tenerlo a galla, finendo anche lui sott'acqua: il piccolo, in preda al terrore, cercava disperatamente di aggrapparsi all'uomo, rischiando di far affogare anche lui. Ma qualcuno sulla spiaggia vigilava. E stava guardando proprio in quel punto. Una fortuna, perché se fossero trascorsi solo pochi secondi in più non ci sarebbe stato più nulla da fare né per il bimbo, né per il soccorritore. «Ero in servizio in spiaggia Bergamini», racconta Irene Marchi, 36 anni, volontaria del Nucleo cinofili salvamento in acqua dell'Associazione alpini, in servizio nei weekend di luglio e agosto grazie a una convenzione col Comune di Peschiera. «C'erano tanti bambini e un andirivieni di pedalò che non lasciava libera la visuale. Per questo mi sono spostata verso l'acqua e ho subito notato un bambino che andava su e giù e, dietro, un signore che lo sollevava. Ma quando lo tirava su andava giù lui e quando lo lasciava spariva il bambino. Ho fatto appena in tempo a chiedermi cosa stessero facendo quando ho sentito l'uomo urlare "Aiuto". L'ha detto una sola volta ed era un grido proveniente da una gola piena d'acqua che non dimenticherò per il resto della vita. Ho iniziato subito a nuotare verso loro, seguita da Coffee».Il bambino e il suo «salvatore» erano a una trentina di metri da riva. «Quando li ho raggiunti, il piccolo aveva la testa sott'acqua. L'ho afferrato dai capelli e messo con la pancia in su, tenendogli il viso fuori dall'acqua». Operazione non facile. «Ho faticato anche se il bimbo non pesava più di 35 chili. Aveva bevuto tanto ma era cosciente ed era agitatissimo. Si è aggrappato a me, voleva che lo prendessi in braccio. La situazione era pericolosa, ma alla fine sono riuscita a metterlo in posizione di sicurezza con un braccio e con l'altro mi sono attaccata all'imbragatura di Coffee e siamo tornati a riva. Non prima, però, di essermi accertata delle condizioni dell'uomo che aveva cercato di aiutare il bambino. Ha detto che stava bene e ha ripreso pian piano a nuotare raggiungendo gli scogli, dove si è seduto». Nel frattempo, a riva, i genitori del piccolo si sono accorti di quanto stava accadendo. Il padre è corso in acqua in jeans, ma è arrivato fino a dove toccava. «Neanche lui sapeva nuotare», racconta la volontaria. «Purtroppo spesso gli stranieri, soprattutto chi proviene dal nord Africa, non sa nuotare e basta poco perché si mettano in situazioni pericolose. Basta fare un passo in più nell'acqua e finire dove non si tocca per rischiare la vita».Una volta riportato in spiaggia il piccolo, figlio di genitori marocchini residenti nel Mantovano, si è ripreso, mentre sua madre per lo shock ha avuto un malore ed è stata soccorsa dall'idroambulanza, dove si trovava il resto dei volontari in servizio sul litorale di Peschiera. «Neppure il tempo di riprenderci dal salvataggio ed è scattata una nuova emergenza per una donna che si era addormentata al sole ed è stata colta da un malore», racconta Irene Marchi. «Era in stato confusionale, aveva i parametri alterati e così è stata caricata in barella sull'idroambulanza. Quanto a me», confessa, «durante tutta l'operazione ho mantenuto un sangue freddo e una lucidità che non credevo di avere, ma quando è scesa l'adrenalina avevo le gambe che mi tremavano. È la prima volta che salvo qualcuno, finora ho fatto solo simulazioni. Mi sono sempre chiesta come mi sarei comportata in caso di emergenza, ma grazie agli insegnamenti del nostro caposquadra Umberto Ferrari e della nostra fantastica addestratrice Lara Tosi è andato tutto bene».Irene Marchi dedica molto del suo tempo libero al Nucleo cinofili salvamento in acqua, dove ha conosciuto anche il suo compagno Andrea Dolce che ha un labrador, Cooper, ed è responsabile logistico del Nucleo. Insieme domenica stavano pattugliando il litorale di Peschiera, lei a terra e lui sull'idroambulanza. Un ménage a quattro, il loro, che soddisfa tutti, cani compresi. Invece di essere gelosi, i loro quattrozampe hanno un'adorazione l'uno per l'altra. «Coffee va incontro a tutti i cani fiduciosa e talvolta rischia di essere morsa, ma Cooper la difende sempre, si getterebbe dal quinto piano per lei», racconta divertita Irene, che sottolinea il rapporto di massima fiducia e rispetto che si crea col proprio cane quando si diventa un'«unità cinofila». Così come'è speciale il rapporto nato con Andrea. «Avendo in comune questa passione e vivendo situazioni di emergenza», spiega, «condividiamo esperienze che ricorderemo per sempre. E questo ci lega molto».

Chiara Tajoli