Cronistoria dell’A.N.A. di Verona
Nel lontano 1919, in un momento particolarmente triste della storia patria, quando venivano offesi i più sacri ideali, venivano oltraggiati i sacrifici dei nostri Eroi e dei gloriosi Morti, e misconosciuto il valore di coloro che ritornavano dal dovere compiuto, un « manipolo di alpini veronesi » riunitosi, in un locale superiore del Caffè Europa, in Piazza Brà, gettò le basi della Sezione Veronese della Associazione Nazionale Alpini. Segui l’esempio e raccolse l’appello di quella di Milano, costituitasi nel giugno 1919, e divenendo, cosf, con quella di Torino, la seconda in ordine di tempo in Italia.
Gli Alpini che la costituirono furono: l’avv. Luigi Sancassani, Eustacchio Stevani, Antonio Lavagnolo, Angelo Adamoli, Ottavio Visentini, Sandro e Gianni Baganzani, Dal Lago, Piccoli, Argento, Gedeone Besenzon, Ottavio Ermini, Castagna, Tregnaghi...
A Loro giunga il memore commosso nostro omaggio e riconoscente fraterno pensiero. Veniamo ora ai « viventi » che sono rimasti della « pattuglia » in ordine di pensiero e di azione nella fiducia di non incorrere in omissioni: Rigo Gustavo (1° Segretario), Nenz Eugenio (1° Tesoriere), Pozza Omero, Mons. Ferdinando Prosperini, Pasini Gaetano, Tommasi Gino, Uberto Caceffo-Consolaro, Ruffoni, Cavalieri, Bagattini, Portalupi, Bombonato ed altri.
Mons. Prosperini che, finita la guerra, trovandosi in zona d’armistizio col Btg. Verona nell’alto Isonzo, fece parte della Comm.ne Italiana per la delimitazione dei confini fu il primo Cappellano della nostra Sezione, ed attualmente ricopre un alto incarico in Vaticano.
La prima sede fu la saletta superiore del Caffè Europa ed il primo Presidente l’avv. Luigi Sancassani, valoroso combattente che, partito per il fronte come Tenente, fu congedato come Ten. Colonnello.
L’avv. Sancassani, che seppe brillantemente affermarsi nella professione forense, intuì lo spirito patriottico e l’essenza umana dell’associazione, cui infuse tutta la sua passione di vecchia penna nera.
Sotto la sua guida si camminò bene e saldi; si seminò efficacemente in profondità ed in breve si raccolsero sempre più abbondanti e rigogliosi frutti. Nel gennaio del 1922 la sede si trasferiva in due accoglienti locali a piano terra di Palazzo Carlotti e poco dopo assumeva la presidenza della Sezione il Colonnello Marchiori, l’indimenticabile “Papà” che, con il suo grande inimitabile ascendente, con la sua autorevole generosità ed illuminata guida, organizzò validamente la Sezione, incrementandone lo sviluppo in città e provincia.
Si può affermare, senza tema di smentite, che “Papà” Marchiori divenne per gli Alpini e l’A.N.A. veronesi una « istituzione ».
Ancor oggi Egli, unitamente al poeta Sandro Baganzani ed al Cappellano Don Bepo Gonzato, resta una delle figure più luminose delle « penne nere » scaligere. Chi non ricorda la partecipazione di oltre un migliaio di alpini veronesi all’ adunata nazionale in Trento nell’ottobre 1922, per il 50° anniversario della Fondazione del Corpo degli Alpini? Chi non ricorda la formidabile adunata in Verona nell’ottobre 1924, per la inaugurazione della Targa Monumentale a ricordo dei gloriosi Caduti del 6° Reggimento Alpini, alla presenza di Vittorio Emanuele III? Credo che nel 1929 o 1930, la Sede sia stata trasferita in due locali a piano terra nell’interno di Palazzo Maffei, in piazza Erbe. Nel 1933 il buon “Papà” Marchiori venne sostituito nella presidenza dal Generale di C.A. Achille Porta, valoroso combattente e vecchio Alpino. Così per quasi tre anni. Gli successe, nell anno 1936, il comm. Pompeo Scalorbi, capitano degli Alpini, animatore, organizzatore impareggiabile. Egli ebbe a dare nella nobile eredità di “Papà” Marchiori nuovo vigore ed impulso alla Sezione tanto da assicurarla al quarto posto tra le consorelle d’Italia.
Diede Egli prova di realismo, di indomita volontà, di spirito d’iniziativa: la Sezione ebbe per merito Suo un incremento notevolissimo e tutti ricordano le memorabili adunate in città e provincia delle quali Egli fu veramente l’anima. Voleva profondamente bene ai suoi Alpini e degli Alpini e delle loro famiglie ebbe il massimo interessamento. A Lui si devono il « Sacrario » del Battaglione Verona e le iniziative assistenziali nel 1940-41 e 42 agli Alpini in armi e loro famiglie. Dopo sei anni di presidenza, nel fulgore del Suo lavoro, il 19 settembre 1942, decedeva per improvviso malore. Quanto rimpianto la sua Morte suscitò nella nostra famiglia alpina! È doveroso ricordare altre due nobili figure di alpini valorosi in guerra e che in pace presero viva parte alla vita della nostra Sezione: l’avv. Della Cella e l’avv. Frisara. Serafino Della Cella, piemontese d’origine e già brillantemente avviato alla professione d’avvocato, si arruolò, nella guerra 1915-18, negli Alpini e fu assegnato, quale Tenente, al Btg. Val d’Adige, del 6° Alpini. Congedato come Capitano si stabilì nella nostra città dove divenne uno dei più famosi penalisti. Porterà la sua alta parola, tra le penne nere veronesi, a glorificazione degli alti ideali della Patria in cui fer- mamente credeva. Fernando Frisara, nativo di Bassano, era già nel 1917 sul fronte di guerra cui partecipò valorosamente sino alla sua conclusione. Richiamato nel 1940 partecipò al fronte occidentale col 6° Alpini. Numerose le sue pubblicazioni sugli alpini. Dobbiamo a lui la paziente e pietosa ricerca delle salme dei Caduti dell’Ortigara e la fattiva collaborazione alla ricostruzione della chiesetta di Monte Lozze. Il prof. dr. Carlo Secco, capitano di artiglieria da montagna, resse la Presidenza sino ai primi mesi del 1943 allorquando venne nominato Presidente il dott. Babila Falzi, “vecio alpin dalla scorza dura”! Nel periodo 1944-45 la Sede rimase chiusa per le note vicissitudini di quel triste periodo. Si ricominciò cosi nel 1946 per interessamento degli amici: Sartori Severino, Massi Mario e Benciolini Paolo, che riprendendo le redini cercarono di rimettere la Sezione in linea sino a che, nell’autunno 1947, venne nominato Presidente il prof. Mario Balestrieri, « vecio alpin del “Feltre”.











