I CENTO ANNI DELL’A.N.A. VERONA: IN ANFITEATRO TACCIONO I CORI E LA FANFARA MA IL TRICOLORE TORNA AD ILLUMINARE IL CUORE DELLA CITTÀ I colori ...

A causa delle norme sanitarie imposte dall’emergenza Coronavirus, quest’anno la Colletta alimentare si terrà unicamente in modalità ...

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14/11/2020 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
EMERGENZA CORONAVIRUS - COVID-19 in occasione di questa nuova emergenza dettata dalla pandemia che sta colpendo il nostro paese e tutto il mondo, la sezione alpini di Verona ha scelto di attivare ...
5/11/2020 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
La potrai trovare presso il tuo gruppo alpini oppure richiedi informazioni presso la segreteria sezionale, mandando una mail a [email protected] oppure telefonando al numero 045 800.25.46
26/10/2020 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
I CENTO ANNI DELL’A.N.A. VERONA: I MOMENTI DEL RICORDO Sono le 10 del mattino quando dall’interno del Sacrario Militare, al Cimitero Monumentale, risuona il silenzio. Negli stessi istanti, nelle ...
24/10/2020 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
I CENTO ANNI DELL’A.N.A. VERONA: IL TRICOLORE ILLUMINA PIAZZA BRA Le pietre millenarie dell’Arena si accendono di verde, bianco e rosso per celebrare i cento anni di storia della sezione veronese ...

C’è un ospedale dismesso da oltre un decennio da ripristinare. La priorità è massima: servono posti letto per i pazienti Covid e servono subito. I volontari della Protezione Civile del 3° Raggruppamento sono di nuovo in prima linea per far fronte a ...

C’è un ospedale dismesso da oltre un decennio da ripristinare. La priorità è massima: servono posti letto per i pazienti Covid e servono subito. I volontari della Protezione Civile dell’A.N.A. Verona sono dunque di nuovo in prima linea per far ...

Il 1° caporal maggiore Marta Bassino, alpina del Centro Sportivo Esercito, ha vinto la prima gara stagionale di slalom gigante femminile a Sölden (Austria). Complimenti da tutti gli alpini e in particolare dalle penne nere di Borgo San Dalmazzo, ...

Calendario delle gare sportive alpine sezionali e nazionali del 2020 Nello specifico le specializzazioni sono: Tiro - Corsa - Pesca - Bocce - Podismo - Corsa in Montagna - Tiro al Piattello - Mountain-bike - Corsa campestre - Podistica . Mentre ...

Una montagna per tutti o la montagna di tutti ? Riflessioni che competono anche agli alpini L’estate 2020 non si può di certo archiviare confermando le previsioni di crisi che erano state preventivate a causa del covid-19, complice sicuramente la ...

Il Gruppo Giovani ANA Verona procede a gonfie vele, per il secondo anno consecutivo siamo stati presenti con un gazebo alla manifestazione podistica “Montefortiana”. Grazie al Gruppo Alpini di Monteforte e grazie all’organizzazione della ...

Il giorno 2 Luglio scorso ha posato a terra lo zaino andando avanti nel paradiso di Cantore l’ex capogruppo Arnoldo Cristini classe 1934, orgoglioso di aver fatto parte del gruppo Asiago. Prendere il suo posto nel lontano 2002 non è stato semplice, ...

Il gruppo alpini di Illasi e il Comune di Illasi organizzano per il 90° anno di fondazione la presentazione del documentario "D-Day lo sbarco in Normandia, noi Italiani c'eravamo" di Mauro Vittorio Quattrina. Sarà presente il regista. Venerdì 27 ...

Pubblichiamo parte di una minuziosa quanto importante ricerca storica di Marco Vesentini, sul veronese Luigi Turri, S.Ten di artiglieria alpina ...

Il Gruppo Alpini Marano di Valpolicella ed il Coro della Brigata Alpina Tridentina, hanno il piacere di invitarvi al 40° anniversario di fondazione ...

Domenica 9 Settembre ritorna l'annuale appuntamento con la storia, per rivivere la storia in una giornata in Grigio-Verde. 10.00 - Arrivo ...

(Fonte: L'Arena.it) "Il Milite non più ignoto": vincono gli alunni di Erbezzo Hanno raccontato nei pochi minuti del video «In memoria di..» la ...

Illuminante studio sul generale Alberto Pariani Nel numero IV, 2019 degli “Studi veronesi”, la bella rivista culturale curata da Andrea e Pierpaolo ...

            Ente erogante  Somma incassata nel 2019    Data incasso Causale  ...

alpini a...scuola (S.Martino Buon Albergo)

Lunedì 29 Aprile il gruppo alpini di San Martino Buon Albergo in collaborazione con il Circolo Culturale "M. Balestrieri" della sezione ANA Verona, ha proiettato presso le classi della scuola primaria di secondo grado il film/documentario messo a disposizione dal Centro Studi ANA Verona e rivolto in modo particolare ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di secondo grado. Tema dell'argomenento trattato in classe assieme al personale docente, 1940-1943 Africa Settentrionale – El Alamein

In occasione del 70°anniversario di fondazione, il gruppo alpini Marcellise ha organizzato la serata culturale dal titolo: "PER NON DIMENTICARE ",

il giorno 16 marzo alle ore 21.00 presso il teatro E. PERONI in San Martino Buon Albergo.

 

Gara Production Carabina Lr22

Gara Production Carabina Lr22

Il gruppo Alpini di San Giovanni Lupatoto in collaborazione con il TSN di Verona, sotto l’egida del GSA della Sezione ANA di Verona organizza una gara promozionale aperta a tutti  "Gara Production Carabina Lr22"  Sabato 22 – Domenica 23 Settembre 2018 .

La partecipazione è aperta a tutti gli Alpini, in congedo e in armi, aggregati, amiche e allievi, purché, in regola con il tesseramento A.N.A. dell’anno in corso, la gara è estesa anche agli iscritti ai T.S.N di Verona e provincia; verranno premiati i migliori piazzamenti di ben sette categorie e i migliori tre risultati, Alpini, concorreranno ad aggiudicarsi la classifica finale. Al Gruppo A.N.A., che porterà sulle linee di tiro, il maggior numero di Alpini, con esclusione del Gruppo organizzatore, sarà assegnato un prestigioso Trofeo offerto dalla Ditta Franchi Stefano Premiazioni, di Verona. È obbligo, per gli Alpini, di presentarsi alla due giorni di gara e alle premiazioni, di domenica, con il cappello in testa.

Per qualsiasi informazione rivolgersi a:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Responsabile GSA SGL Provedelli Claudio Tel. 045/9250848

Corresponsabile GSA SGL Perbellini Aldo Cel. 347.6014995

Segretario GSA SGL Ciocchetta Giampietro Cell. 347.9952532

 

Gli Alpini chiedono il ripristino della festività del 4 Novembre

Gli Alpini chiedono il ripristino della festività del 4 Novembre

4 novembre 1918 - 4 novembre 2018

Il Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, in cui si chiede il ripristino della festività del 4 Novembre.

Milano, 22 ottobre 2018

Prot. S 793/2018

Ill.mo Signor Presidente,

il  4  novembre  del  1918,  con  la  firma  dell’armistizio  a  Villa  Giusti,  si  è concluso  uno  degli  eventi  più  tragici  nella  storia  d’Italia,  che  da  un  lato  ha  portato  alla  completa unificazione  del  territorio  italiano,  ma dall’altro  è  costato  la  vita  a  centinaia  di  migliaia  di  giovani italiani immolatisi sui fronti della Grande Guerra.  I  nostri  Padri  già  dal  1919  istituirono,  nella  giornata  del  4  novembre,  la Festa  delle  Forze  Armate  e  dell’Unità  d’Italia, unendo  in  questo  modo,  indissolubilmente,  il sacrificio  di  così  tanti  uomini  in  armi  e  la  riunificazione  della  nostra  Nazione.  Questa  giornata  fu decretata  Sacra  e festiva  per  consentire  a  tutti  di recarsi  nei  luoghi  della memoria  e  tributare  un doveroso  e  riconoscente  omaggio  a  tutti  i  Caduti,  là dove  anche  le  più  alte cariche  dello  Stato  si sono  sempre  recate  in  muto  pellegrinaggio  e  raccoglimento.  Poi,  nel  1976,  un  improvvido provvedimento  legislativo  relegò  questo  giorno  della  memoria  a celebrazione  di  second’ordine, aggregandolo alla prima domenica di novembre.  

Signor    Presidente,    a    nome    degli    oltre    350.000    Soci    ed    Amici dell’Associazione  Nazionale  Alpini,  La  prego  di  farsi  promotore  nel  ripristino  della  festività  nella  giornata del 4 novembre, ridando la legittima autorevolezza ad una data che rappresenta il sacrificio di tanti italiani in armi, ieri come oggi, e richiama a tutti gli Italiani l’identità in una Patria ed ai suoi valori.

Certo che saprà interpretare il nostro sentimento di devozione nei confronti  dei nostri Padri che seppero costruire la nostra Nazione, Le porgo i più distinti saluti. 

Sebastiano Favero

Ottimi risultati nella preparazione tecnica dei nostri volontari del Nucleo Cinofili ANA Verona. Si concluso oggi l’ Iro test a Torino, presso il centro Cinofilo La Piota; ottimo debutto per Tommaso Maschio con Batu’, classe V superficie, 91/100 in ricerca , 90/100 in condotta e si aggiudica il 3 posto in classifica. Risultati eccellenti invece per Enea Dalla Valentina e Maverick che alla gara di questo week end ottengono la qualifica Iro B superficie con 258/300 punti e accedono al campionato del Mondo per cani da soccorso che si terrano a Parigi a fine settembre.Tanto impegno e tanta passione al servizio degli altri.

Zaino in spalle, motosega in una mano, carburante e altri attrezzi nell’altra. E chilometri macinati a piedi dentro ai pesanti vestiti antitaglio. Nell’ultimo mese, il Nucleo sezionale di Protezione Civile dell’ANA Verona è stato impegnato sui monti dell’Agordino per liberare decine di chilometri di sentieri interrotti, quando non letteralmente sepolti, dagli alberi caduti durante la disastrosa ondata di maltempo che ha colpito il Veneto e l’Alto Adige lo scorso novembre, radendo al suolo interi boschi.

L’operazione “Esercitazione tempesta Vaia”, dal nome della tempesta che ha flagellato il territorio in autunno, è stata organizzata dalla Regione Veneto. Ha preso il via il primo giugno scorso e si concluderà con la fine del mese. In queste settimane e fino a domenica, sono complessivamente quasi 150 i volontari della Protezione Civile dell’ANA Verona che si stanno alternando sulle alture dell’Agordino, da Falcade al monte Civetta. Dopo Treviso, si tratta del nucleo più numeroso. Organizzati in due turni a settimana, con campo base a Caprile nel Comune di Alleghe (Belluno) a un’altitudine di circa mille metri, i volontari sono impegnati nelle zone boschive per liberare passo dopo passo i sentieri di montagna sepolti anche da cinque strati di tronchi ammassati l’uno sopra l’altro. E stanno operando sia con le motoseghe nei sentieri più impervi, sia con escavatori e ruspe dove il terreno lo permette. Oltre al taglio e alla rimozione dei tronchi caduti, alcune squadre specializzate si sono occupate, con gli opportuni mezzi, di ripristinare il normale corso di alcuni ruscelli che lo hanno deviato a causa dell’alluvione, provocando l’inondazione di alcune strade forestali. “I cantieri aperti sono decine e per lo più dislocati in luoghi molto difficili da raggiungere. Solo per arrivare a Falcade, dal campo base, c’è mezzora di macchina. Poi si prosegue a piedi e i punti chiusi da liberare distano anche un’ora in salita”, elenca Luca Brandiele, coordinatore del Nucleo sezionale di Protezione Civile dell’ANA Verona.

“Non possiamo che essere orgogliosi dei nostro volontari del Nucleo della Protezione Civile che anche in questo caso hanno dimostrato non solo impegno, disponibilità e dedizione ma anche professionalità”, commenta il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli.

“Abbiamo lavorato ininterrottamente per settimane con attrezzi pericolosi e in situazioni senza registrare alcun incidente. Un ottimo risultato che fa ben comprendere anche il grado di formazione e professionalità dei volontari della nostra Protezione Civile”, analizza infatti il vicepresidente sezionale dell’ANA Verona Elio Maurizio Marchesini, con delega alla Commissione Protezione Civile.

L’Operazione Vaia si chiuderà domenica, il 30 giugno. “Possiamo dire: missione compiuta”, commenta soddisfatto Brandiele. E stagione turistica salvata.

“Davvero la quasi totalità dei sentieri è stata liberata, ripristinata e messa in sicurezza. Solo alcuni punti sono ancora inagibili e lo saranno ancora per qualche tempo. Si tratta di quelle zone in cui lavorare per noi, ma anche camminare poi per gli escursionisti, sarebbe stato troppo rischioso a causa delle decine di alberi e tronchi pericolosamente in bilico sui pendii delle montagne. A smuoverli ci vuole poco e trovarsi nella loro traiettoria è decisamente sconsigliabile”.

Sotto il sole, a picco, per una giornata intera e la notte a seguire per preparare i  5.000 «mattoni» con cui costruire il «muro» capace di tenere alla larga dal canale Leb gli inquinanti eredità dell'incendio di Brendola: la mobilitazione alla squadra di protezione civile «Valdalpone» dell'Ana è scattata, a Monteforte d'Alpone, ieri mattina alle 8. E, dopo circa un'ora, nella sede di via XX Settembre, ha aperto il cantiere dell’imponente «commessa» richiesta dalla protezione civile della Regione Veneto. Alle 13, erano già pronti i primi 600 sacchi, alle 16 il quantitativo predisposto era già di 2000 unità. Merito di tante braccia, quelle del centinaio di volontari che hanno dato la propria disponibilità all'appello lanciato dal coordinatore provinciale della protezione civile dell'Ana, Luca Brandiele, e di Gianfranco Lorenzoni, caposquadra dell'Ana-Valdalpone.

Organizzati in squadre di 10-15 persone, volontari e volontarie del Nucleo cinofilo di soccorso dell'Ana di Verona e delle squadre di Verona città, Mincio, Medio Adige, Basso Veronese, Lessinia, Isolana, Basso Lago oltre a quelli dell'Ana-Valdalpone, si sono avvicendati in turni di sei ore organizzati col passare della giornata. Chi è arrivato subito, chi ha atteso la fine del turno di lavoro: ognuno di loro ha fatto del suo meglio, compresi i volontari che hanno permesso di approntare in breve tempo la cucina per garantire i pasti a tutti. Il «nemico» nella torrida giornata di ieri non è stato solo il tempo ma anche il gran caldo ed è stato per questo approntato un gazebo per far lavorare i volontari in sicurezza ma anche rifocillarli e idratarli costantemente.

Al lavoro, come detto, ci si sono messi subito, cioè ben prima che dal Consorzio Leb arrivasse il camion col suo carico da 300 quintali di sabbia e gli operai con la ruspa e la forca per lo spostamento dei pallet: in sede, di sabbia ce n'era già una montagna da 500 quintali e così è stata messa in funzione subito l'insachettatrice  che consente di preparare 200 sacchi l'ora.

Anche  ai  sacchi  la squadra Ana-Valdalpone  ha provveduto subito mettendo mano ai circa duemila già in sede ai quali si sono aggiunti gli altri messi a disposizione dal Genio civile di Verona. Alcune aziende della zona, poi, appreso dell'emergenza, hanno messo a disposizione, a titolo gratuito, i pallet necessari allo stoccaggio prima e al trasporto poi dei sacchi di sabbia. È stato questo lo scenario  dell'emergenza  visto da Monteforte, alluvionata nove anni fa e che, stante l'allerta meteo, si era messa in allarme vedendo la mobilitazione dei volontari coi sacchi di sabbia ma anche i lampeggianti dei mezzi della Protezione civile della Provincia quando Armando Lorenzini, dirigente dell'unità operativa, ha fatto tappa a Monteforte.

Decine di volontari, dunque, andati ad unirsi alla decina del gruppo comunale di protezione civile di Cologna Veneta, coordinato da Riccardo Seghetto, mobilitati nella notte di martedì esattamente come i due (compreso il coordinatore Marco Grazia) del gruppo comunale di Pressana, che ha messo a disposizione, in caso di necessità, quattro persone sia ieri che oggi. A questo contingente vanno aggiunti   gli   otto volontari dell'associazione di protezione civile di Castelnuovo, coordinata da Alessandro Massari, che nella notte hanno messo in movimento la colonna mobile che ha portato a Zimella il materiale anti-inquinamento ed ha garantito supporto ai vigili del fuoco.

 

(fonte: L'Arena )

C’è un ospedale dismesso da oltre un decennio da ripristinare. La priorità è massima: servono posti letto per i pazienti Covid e servono subito. I volontari della Protezione Civile del 3° Raggruppamento sono di nuovo in prima linea per far fronte a questa seconda ondata di Coronavirus che sta travolgendo le vite di tutti. Teatro di questo primo intervento, a circa mesi circa dagli ultimi terminati per l’ondata della scorsa primavera, l’ospedale di Noale in provincia di Venezia. Il 3° Raggruppamento della Protezione Civile Ana è mobilitato dalla scorsa settimana e fino a domani, giorno in cui è prevista la consegna della struttura rimessa a nuovo e pronta ad ospitare i primi nuovi pazienti.

 

 

C’è un ospedale dismesso da oltre un decennio da ripristinare. La priorità è massima: servono posti letto per i pazienti Covid e servono subito.
I volontari della Protezione Civile dell’A.N.A. Verona sono dunque di nuovo in prima linea per far fronte a questa seconda ondata di Coronavirus che sta travolgendo le vite di tutti.
Teatro di questo primo intervento, a circa mesi circa dagli ultimi terminati per l’ondata della scorsa primavera, l’ospedale di Noale in provincia di Venezia. È di poche ore fa, inoltre, una pre-allerta per un’altra emergenza nazionale: è richiesto l’invio di volontari di P.C. a turnazione settimanale ad Aosta dove, in sinergia con alcuni reparti dell’Esercito Italiano, è necessario impiantare un ospedale da campo.
Intanto, dalla scorsa settimana e fino a domenica 15 novembre, giorno in cui è prevista la consegna della struttura rimessa a nuovo e pronta ad ospitare i primi nuovi pazienti, il Terzo Raggruppamento della Protezione Civile dell’A.N.A. è mobilitato qui.
La sezione veronese è impegnata con più squadre da mercoledì e sul posto conta in tutto una ventina di unità al giorno, salite a 40 tra oggi e domani. Inoltre, ci sono volontari, anche da Vicenza e Treviso.
“La situazione che ci si è prospettata davanti era piuttosto tragica. La struttura, al fianco di un’altra la perfettamente funzionata e ammodernata, è datata e chiusa da almeno dieci anni.
Stiamo ripristinando servizi e strutture, pulendo e allestendo i posti con letti, comodini, sedie.
Il primo piano è già ultimato, altri due li stiamo completando. L’augurio è di riuscire a rendere fruibile entro domani anche il quarto piano”, riassume il coordinatore della Protezione Civile dell’A.N.A. Verona Filippo Carlucci.
La struttura, una volta rimessa in funzione, dovrebbe ospitare una quarantina di pazienti per piano e, a regime, potrà accogliere oltre 150 degenti.
L’intervento più impegnativo riguarda il tetto che deve essere demolito e impermeabilizzato.
Ovviamente a tempo di record. “Stiamo smantellando il tetto terrazzato mattonella per mattonella per poter poi rifare la guaina e garantire la tenuta dalle infiltrazioni d’acqua.
Una squadra è fissa sul tetto, un’altra adibita allo smaltimento del materiale.
Gli altri sono impegnati nelle operazioni di pulizia e manovalanza”, aggiunge Carlucci. La corsa, dunque, ancora una volta è contro il tempo. “E ancora una volta, la nostra Protezione Civile ha risposto prontamente all’appello: dove c’è bisogno, quando c’è bisogno”, riflette il presidente dell’A.N.A. Verona Luciano Bertagnoli.
I volontari di P.C. della sezione veronese sono complessivamente 828. Si tratta di un numero raddoppiato rispetto a prima dell’emergenza Coronavirus.
Le unità effettive di P.C. sono infatti 450 a cui, dallo scorso febbraio, si sono aggiunti 378 volontari pronti a dare una mano.
A Noale, per il ripristino dell’ospedale, sono partiti solo i volontari under 65. La decisione è stata presa dallo stesso presidente Bertagnoli, in accordo con il direttivo e il coordinatore Carlucci. “Pur lavorando seguendo scrupolosamente le norme e indossando i dispositivi previsti, questo è un intervento potenzialmente più a rischio di altri.
La struttura è collegata da un corridoio a un ospedale funzionante in cui ci sono degenti e dove vengono svolti anche tamponi”, spiega Carlucci.
La scelta è quindi quella di agire con prudenza, prevenendo il rischio e seguendo le linee guida pur non obbligate che arrivano sia dal Governo che dall’Istituto Superiore della Sanità.
Gli alpini e i volontari di P.C., tutti, sono mobilitati anche nelle campagne di vaccinazione antinfluenzale, per garantire il distanziamento, e in altri eventi dove possa esserci rischio di assembramento. Sono invece momentaneamente annullate tutte le attività associative dei gruppi, le baite rimangono chiuse e, purtroppo, sono sospesi anche i nuovi tesseramenti e le votazioni per le cariche associative eventualmente in scadenza.
Per chiunque volesse contribuire nelle attività legate a questa emergenza sanitaria può effettuare una donazione effettuando un versamento intestato ad Associazione Nazionale Alpini Sezione di Verona tramite bonifico bancario – IBAN: IT 60 U 05034 11730 0000000 20967 – con causale RACCOLTA FONDI EMERGENZA COVID-19.

EMERGENZA CORONAVIRUS - COVID-19

EMERGENZA CORONAVIRUS - COVID-19

in occasione di questa nuova emergenza dettata dalla pandemia che sta colpendo il nostro paese e tutto il mondo, la sezione alpini di Verona ha scelto di attivare una campagna di raccolta fondi.

attraverso il nostro IBAN: IT 68 U 05034 11730 0000000 20967  - CAUSALE: RACCOLTA FONDI EMERGENZA COVID-19

Nell’emergenza Coronavirus, l’ANA Verona si è mobilitata all’acquisto di 7 ventilatori polmonari di ultima generazione consegnati ad aprile agli ospedali di città e provincia.

La Protezione Civile

La Protezione Civile dell’Ana nasce in pratica all’inizio degli anni Ottanta, come attività organica ma si può dire che il germe sia stato gettato nel 1976 nel Friuli devastato dal terremoto in cui l’Associazione Nazionale Alpini prendeva coscienza di avere nelle sue fila un patrimonio di sperienze, volontà entusiasmo che poteva essere canalizzato là dove se ne rilevava la necessità. Da allora è stato un crescendo di coinvolgimenti, addestramenti, acquisizioni di materiali, mezzi ed esperienze ma anche e, forse, soprattutto di realizzazioni di interventi. La nostra Protezione Civile è sempre presente dove viene richiesta, sia al livello di Dipartimento della Protezione Civile presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, sia nei territori montani per l’antincendio boschivo e nelle opere di prevenzione in cooperazione con Comuni, Province, Comunità Montane e Regioni. Sempre pronta per interventi di emergenza, la Protezione Civile Ana è comunque impegnata costantemente nelle importanti e strategiche attività di prevenzione e previsione con interventi di recupero, bonifiche ambientali e salvaguardia dei territori soprattutto montani.

Cimitero di guerra a Bligny in Francia - garibaldini, alpini e tanti caduti italiani della Grande Guerra,

Nelle passate rievocazioni della Grande Guerra l’attenzione generale è stata giustamente rivolta soprattutto alle vicende italiane; non sono mancati, però, quanti hanno ricordato che durante il conflitto le armi italiane furono impegnate anche fuori d’Italia, in vari stati e località (Albania, Macedonia, Libia, Eritrea, Somalia, Palestina, Murmania, Estremo Oriente); in questo ambito lo sforzo maggiore gli italiani lo affrontarono sul fronte franco-tedesco in sostegno dell’esercitò francese.    La Francia, che già all’inizio grazie alla neutralità italiana aveva potuto concentrare le sue forze sul fronte tedesco, nel 1914, quando in Italia ancora si fronteggiavano interventisti e neutralisti, ricevette un doppio forte aiuto di volontari italiani: sia di quelli che si arruolarono nel 3° Régiment de Marche internazionale della Legione Straniera, che combatterono sulla Somme, sia soprattutto dei 2206 volontari garibaldini arruolati da Peppino Garibaldi (1880-1950), figlio di Ricciotti (1847-1924) e nipote di Giuseppe, l’eroe dei due mondi. Peppino, nominato tenente colonnello dalle autorità francesi, coinvolse nell’avventura anche i suoi fratelli Ricciotti junior (1881-1951), Sante (1885-1951), Ezio (1894-1969), Bruno (1892-1914) e Costante (1890-1914). Inquadrati come 4° Régiment de Marche della Legione Straniera, strutturato in tre battaglioni di quattro compagnie ciascuno, i garibaldini, dopo un breve addestramento furono schierati nelle Argonne, sui confini tra Belgio e Lussemburgo. Indossando sopra la camicia rossa il pastrano della legione straniera, meno appariscente, combatterono eroicamente contro i tedeschi a Bolante, a Courtes Chausses e Ravin des Meurissons, ottenendo successi cruenti che pagarono con 300 morti e dispersi (caddero anche Bruno e Costante Garibaldi), 400 feriti e 500 malati. In marzo il corpo fu sciolto. Fra quei garibaldini c’era anche il ventiduenne veronese Mario Casati (1892-1975), che soccorse Bruno Garibaldi morente e fu fra i sopravvissuti: a lui Bruno rivolse le ultime parole “andate avanti, io non posso più camminare”. La camicia rossa di Mario, conservata gelosamente in famiglia, è stata donata dal nipote, lo scrittore Franco Casati, al Museo di Caprino Veronese.

Nel 1917 dopo la rotta di Caporetto gli anglo-francesi intervennero a fianco degli italiani nella battaglia d’arresto ed i francesi furono determinanti nell’attacco alla dorsale Tomba-Monfenera. In cambio i comandi italiani nei primi mesi del 1918 inviarono in Francia, in vista dell’estremo attacco tedesco, prima un corpo di truppe ausiliarie di 60.000 uomini (TAIF) e successivamente il II Corpo d’Armata, di circa 40.000 uomini, comandato dal generale Alberico Albricci, che combatté in luglio nella seconda battaglia della Marna o battaglia di Bligny, riuscendo a bloccare l’offensiva su Epernay, occupando poi Soissons, partecipando in ottobre alla riconquista dello Chemin des Dames ed all’offensiva finale fino alla Mosa. Epici momenti, decisivi per l’esito della guerra, di cui lasciò testimonianza lo scrittore Curzio Malaparte che li visse da sottotenente volontario degli arditi e che meritarono l’elogio e la gratitudine del generale Pétain. Gravi le nostre perdite: oltre 4000 feriti e 5450 morti. Gran parte di essi, oltre ad una sessantina di garibaldini, riposano nel cimitero militare italiano eretto nel 1931 sulla collina di Bligny. In buona parte essi sono identificati; tra loro quarantatrè sono veronesi; di questi, otto sono alpini o artiglieri alpini: Luigi Baroni di Gennaro, classe 1891, di Illasi; Riccardo Bonetti di Giuseppe, classe 1888, di Lavagno; Giovanni Battista Cappelletti di Domenico, classe 1886, di Selva di Progno; Giuseppe Fiocco di Luigi, classe 1892, di Tregnago; Celestino Fraccaroli di Francesco, di Sona; Marco Peloso di Antonio, classe 1893, di Selva di Progno; Riccardo Solfa di Ognibene, classe 1884, di Mezzane di Sotto; Luciano Stocchero di Celestino, classe1897, di Velo. A tutti un mesto, commosso ricordo.

Vasco Senatore Gondola.

(Silvio Pozzani, I garibaldini nella foresta delle Argonne, “Camicia rossa”, A. XXIV, n.2; AA.VV., La Guerra delle Nazioni 1914-1918, Treves, 1931; Camillo Marabini, La rossa avanguardia dell’Argonna. Diario di un garibaldino alla guerra franco-tedesca (1914-15), Roma [1915?]; consmetz.esteri.it, I caduti italiani in Guerra in terra di Francia,14.02.2006; P.Baroni, Gli eroi di Bligny, Milano 2012.)

Alpini in Lessinia nel 1915 -  Alla mattina c’era il caffè … ma senza latte

Breve storia della 57a Compagnia*

Si era verso la metà di maggio del 1915 e la 57a del “Verona”, già da qualche giorno si trovava dislocata in alcune malghe prossime al confine di M. Tomba sui Lessini, ove era giunta da Boscochiesanova. Si aspettava la guerra. Ed eran giornate di ansia gioiosa. Era nei nostri cuori l’ardore giovanile e nel sangue ci correva tutto l’amaro che da bambini e da ragazzi ci aveva fatto inghiottire l’allora inimica Austria con le sue persecuzioni verso i fratelli irredenti e con la sua tracotanza verso la nostra Patria. Ogni busta gialla che arrivava al Comando ci faceva balzare il cuore in petto. Ci siamo! Si dicevano i nostri occhi reciprocamente, e, dietro Soave, il caporal maggiore furiere, noi subalterni seguivamo la lettera nella fumosa e tetra fureria, ove, sulle cassette per galletta e sui colli per calzolaio e per sarto, troneggiava il capitano Buzzetti1, comandante la compagnia e veronese al cento per cento, come si direbbe ora. Buzzetti si alzava in piedi, convinto di compiere l’atteso rito e, la busta nella sinistra, ne pizzicava, dopo averla guardata in trasparenza, lo spigolo destro col pollice e l’indice dell’altra mano. Attendeva un attimo prima di strappare e, dietro i suoi occhiali obliqui, ci guardava. Anche i suoi occhi dicevano: “Ci siamo!” . Invece non c’eravamo mai. Purtroppo eran sempre scartoffie! L’ordine di inizio delle ostilità, quell’ordine per il quale ormai soltanto vivevamo, non ne voleva sapere di arrivare. E i giorni passavano nell’attesa. Galetto, piemontese dai baffi alla Guglielmo, era tenente in prima; Presti, il buono ed eroico Ottavio che i reticolati austriaci dell’Ortigara dovevano accogliere, quali materne braccia, con una palla in fronte2, era il tipico rappresentante di quella gioventù colta, sana, ardente, che la Scuola militare di Modena iniettava ogni anno nelle file dell’esercito; Falzi Babila3, sottotenente richiamato, segretario comunale di Boscochiesanova, rappresentava la gioventù borghese ed io, “el piccolo”, come mi chiamavano, pivello, fresco ancora di tutti gli insegnamenti che il tenente Franzini ci aveva rigidamente inculcati a Torino, al corso allievi ufficiali del Rubatto4, rappresentavo i bocia dell’ultima classe. Ci volevamo bene perché eravamo alpini. Ed eravamo sicuri l’un dell’altro. Durante il giorno ognuno di noi curava il suo plotone e, a mezzogiorno ed alla sera, la mensa ci riuniva. Il capitano, prima parlava di servizio e ci dava gli ordini per il pomeriggio o per l’indomani, poi, si dimenticava di essere capitano e ci parlava della sua fidanzata che era a Caprino Veronese e diventava ragazzo come noi. Aveva solo una quarantina d’anni, ma a me pareva fosse molto più vecchio: io ne avevo diciannove !! Galetto parlava della Libia e ci spiegava come sibilavano le pallottole quando passavano sopra la testa; Falzi, rubicondo e giulivo, “don Babila” lo chiamava Buzzetti, raccontava barzellette; Presti, pensieroso sempre, corrugava l’ampia fronte ed ascoltava; io tacevo, come per nostra norma ci aveva raccomandato Franzini nell’accomiatarci dal corso. A fine tavola si beveva “un goto”. “De quelo bon” diceva don Babila, che aveva provveduto a fornirne la piccola cantina. Il buon umore non mancava. Don Babila e Buzzetti si “sfottevamo” e a me, pivello, faceva una certa impressione. Ma c’era molta confidenza fra i due sin da prima che Falzi venisse richiamato. Una cosa sola ci mancava: il latte al mattino. La cosa non andava giù a Buzzetti, che naturalmente lanciava tutti i suoi strali sul direttore di mensa “don Babila”. “Lu sarà magara bon de far el segretario”, diceva, “ma no sa gnanca da che parte se scominzia a far el direttor de mensa !” . Ma Falzi esponeva le sue ragioni: nei dintorni non c’era che una sola malga abitata, laggiù, verso il fondo valle, e il latte delle poche bestie che i contadini avevano tenuto ancora vicino al confine veniva tutto trasformato in burro. Ecco perché il nostro caffè era sempre soltanto nero. Ma questo stato di cose Buzzetti non voleva sopportarlo e una sera, mentre si beveva il “goto” dopo cena, se la prese proprio sul serio con Falzi: “Mi no so proprio che rassa de direttor che ze lu; ma un giorno o l’altro, se stemo ancora qua ghe farò vedar mi come se fa a far el direttor de mensa!”. “Cossa vollo mai, sior capitano”, si scusava Falzi “nol vede che semo qua soli come cani? No posso mia andar mi de note a monzer el late a la malga …”. Un lampo passò negli occhi del capitano: “Sssst!- fece- ciò ze proprio una bona idea!” e intercalando le sue proposte con certi “to zio nudo!” che avrebbero fatto venire la pelle d’oca ai nostri zii lontani, se l’avessero sentito, ci convinse, o meglio si convinse che si sarebbe potuti andar noi stessi sino alla malga e mentre due avrebbero tenuto a bada i contadini, gli altri sarebbero andati nella stalla a mungere quel po’ di latte che le vacche ancora avevano. Presti, di servizio, sarebbe rimasto all’accampamento. E così fu fatto. “Lu, el picolo, vaga subito a tor una gavetta e vegna drio a nualtri”. E partimmo: in testa Buzzetti col suo passo spampanato, poi Galetto, indi Falzi ed io in giusta regressione gerarchica. Galetto rideva sotto i suoi baffoni, Falzi, un po’ miope, badava dove metteva i piedi; “el picolo” seguiva tanto pomposo corteo. Dopo circa mezz’ora di marcia si giunse alla malga: Galetto e Falzi, come d’intesa, entrarono; Buzzetti ed io, con far da niente, quasi dovessimo appartarci per ragioni personali idriche, girammo dietro ad essa dove era la porta della stalla. “Me daga quà- mormora Buzzetti- vedarà se lo trovo mi el latte!” Gli porsi la gavetta ed entrò. Sentivo di là Galetto e Falzi che rispondevano alle domande dei contadini sulla prossima guerra con lunghe frasi ed ampie circonlocuzioni. Tiravano evidentemente a guadagnar tempo e a distrarre gli interlocutori. Da due o tre minuti aspettavo, quando dalla stalla, la cui porta era rimasta semiaperta, unitamente ad un forte muggito, si udì una voce arrabbiata bestemmiare: “Porco can! Xe un bò!”. Nel buio della stalla, Buzzetti, aveva provato a mungere qualche cosa che non era precisamente la mammella di una vacca. Due giorni dopo era la guerra! Di latte non si parlò per un pezzo.

                                                                                                                          1° cap. Enea Giulio Anchisi    

*Proponiamo questo brano brioso di vita militare in Lessinia nel 1915, tratto da “L’Alpino”, febbraio 1935.

  1. 1. Ettore Buzzetti era figlio di Antonio, maggiore dell’esercito già combattente nelle guerre risorgimentali (1859, 1866), poi tenente colonnello collocato a riposo nel 1897. Ettore, nato a Verona il 13 dicembre 1875, aveva seguito le orme del padre e frequentato la scuola militare; nel 1908 era tenente del 6° Alpini; nel 1915 era capitano nel “Verona”; dal 10 dicembre 1915 al 3 settembre 1917, divenuto maggiore, comandò il battaglione alpino “Val Brenta” con il quale il 3 settembre 1916 meritò una medaglia d’argento su Monte Cauriol. Promosso tenente colonnello, dal settembre successivo fu comandante di vari reggimenti di fanteria (37°, 165°, 208° e del deposito di fanteria Parma sud-ovest).
  2. 2. Ottavio Presti era nato a Teramo il 15 maggio 1893 da Alfredo, un capitano di fanteria, e Camilla Rodriguez. Trasferitosi giovanissimo con la famiglia a Verona, aveva frequentato la scuola militare; allo scoppio della guerra si arruolò volontario negli alpini; assegnato al btg. “Verona” vi divenne poi capitano. Morì eroicamente sull’Ortigara il 23 luglio 1916, meritando il conferimento della medaglia d’argento V.M. alla memoria. Il suo nome è riportato sulla lapide che Teramo ha dedicato ai propri caduti.
  3. 3. Babila Falzi (1887-1977), allora segretario comunale di Boscochiesanuova, richiamato alle armi, sarà presidente della Sezione Alpini di Verona dal 1943 al 1945.
  4. 4. La caserma del “Rubatto” era stata edificata dopo la metà dell’Ottocento, su distrutte casermette napoleoniche, sulla riva destra del Po a Torino; era destinata al “Corpo del Treno d’Armata” (assicurava i trasporti militari di viveri e munizioni con carri e cavalli) e dotata di scuderie e palestra d’equitazione; dal 1872, anno di costituzione del corpo degli alpini, ne ospitò il 3° reggimento, che comprendeva anche il battaglione alpino  “Monti Lessini”. Successivamente fu denominata “Monte Nero”. Venne demolita nel 1963, sull’area fu edificata la scuola media “Ippolito Nievo”(notizie, come la foto, tratte da “Civico20News”). 

   

Il S.Tenente Luigi Turri.

Pubblichiamo parte di una minuziosa quanto importante ricerca storica di Marco Vesentini, sul veronese Luigi Turri, S.Ten di artiglieria alpina assegnato al Gruppo “Conegliano” Divisione alpina “Julia” nella Campagna di Grecia 1940-1941. Ricordando il S.Ten Turri vogliamo ricordare tutti i caduti ed in  particolare tutti i caduti veronesi di questa, spesso, dimenticata Campagna di Guerra.

Luigi Turri nasce a San Peretto di Negrar (Vr) il 04/09/1914, primo di 5 figli (4 maschi e 1 femmina) da Vittorio e Giuseppina Marchesini, famiglia di origini contadine!

Fin dall'inizio, a detta delle persone che lo hanno conosciuto, il bambino e poi ragazzo dimostra una serietà ed una propensione alla studio che lo portano dapprima a compiere il percorso scolastico elementare e delle medie nelle locali scuole del paese, per poi approdare al Liceo Scientifico Messedaglia di Verona dove si diploma nel 1934 (tali sue qualità sono sottolineate in un discorso commemorativo fatto da il Prof. Visentin, suo ex insegnate di liceo, in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico 1959-1960, ricordando gli ex allievi caduti nel II° Conflitto Mondiale, e ricordando il Turri lo loda per l'impegno negli studi, la serietà, il grande attaccamento alla madre, la profonda religiosità e l'amore patrio); seguono poi l'iscrizione all'Università Cà Foscari di Venezia per poi passare all' Università di Padova dove frequenta il Corso di Laurea in Lingue Moderne.

Nel settembre del 1938 viene  “ammesso quale aspirante allievo ufficiale di complemento ai Corsi  per Allievi Ufficiali alla Scuola di Brà, arma  di artiglieria, specialità artiglieria alpina.

Il 12 dicembre dello stesso anno viene nominato S.Ten. ed aggregato alla 3^ Divisione Julia Artiglieria da Montagna.

Nel aprile 1939 assieme alla Julia sbarca a Durazzo e viene assegnato al Gruppo Conegliano, entra a far parte del Comando di Gruppo, del Ten. Col. Domenico Rossotto dove viene nominato responsabile “Pattuglia o.c. n.1(dal libro “Il Gruppo Conegliano nella Campagna di Grecia 1940-1941 pag. 103”).

Comincia qui l'addestramento militare e il Gruppo si acquartiera a Fusha Lumithit (Albania) dove  l'intero Gruppo , costituito dalla 13^, 14^ e 15^ batterie, Comando e salmerie cominciano a battere in lungo e largo il paese per conoscerne la reale conformazione.

Passa qui il periodo di servizio militare sino ad ottobre 1940, quando l'intera Divisione Julia viene mobilitata e comincia il trasferimento delle truppe in direzione del confine Greco, il Gruppo in attesa di ordini si attesta ad Erseke e nei giorni 26 e 27 ottobre del 1940 raggiunge il cippo n. 9 da dove il 28 ottobre, giorno della dichiarazione di guerra alla Grecia, alle 4 del mattino inizia la penetrazione in territorio Greco!

Le prime fasi del conflitto sono caratterizzate da un maltempo diffuso che non accenna a diminuire, con pioggia incessante e inizio di freddo inusuale per la stagione, di contro le truppe italiane, se pur rallentate dalle condizioni atmosferiche, con scarsezza di viveri e salmerie fortemente in ritardo per l'impraticabilità delle mulattiere e delle malconce strade avanzano senza trovare eccessiva resistenza.

Il giorno 1 novembre  giungono a Conitza prima e fondamentale tappa per raggiungere il passo di Metzovo, spartiacque nel territorio Greco che apre le porte per raggiungere il lago di Gianina e la pianura verso Salonicco ed Atene.

Da Conitza il Gruppo Conegliano si dirige verso la località di Briaza (Distraton) che viene raggiunta dal Cividale e dal Comando di Gruppo del Conegliano e dalla 13^ Batteria il giorno 3 novembre, mentre il Gemona e la 15^ batteria si attestano a Samarina sul fianco destro mentre la 14^ rimane in appoggio.

Briaza dista dal passo di Metzovo “un tiro di fucile” (come afferma nelle sue memorie il Ten. Col. Rossotto) e questo passo è l'obiettivo che il Comando Generale ha affidato alla Julia.

Qui inizia l'offensiva Greca che con ingenti forze blocca l'avanzata italiane e si giunge al fatidico e terribile giorno 05/11/1940, giorno nel quale per citare le parole del Col. Rossotto dal libro di  memorie “Il Gruppo Conegliano nella Campagna di Grecia 1940-1941” a pag. 13 fa questo inciso:” le Batterie del Gruppo riprendono la marcia; ma subito il nemico apre un fuoco intensissimo di mortai sulla colonna che in alcuni tratti del percorso è completamente esposta al tiro nemico. Gli artiglieri alpini avanzano ugualmente; cadono qui alcuni artiglieri e cade anche, mentre incita con esemplare  serenità i suoi uomini ad andare avanti a qualunque costo, il S. Ten. Luigi Turri del Comando di Gruppo (gli è stata conferita la Medaglia d'Argento al V.M.).

La ricerca parte ovviamente dai parenti stretti e consultando fra i ricordi dell'unica e ultima sorella  del Turri, deceduta recentemente, rinvengo una vecchia lettera  datata Pisa 03-03-1941 XIX, stilata su un foglio di carta intestata con il nome e l'indirizzo di un medico.

Leggendo la lettera mi rendo subito conto dell'importanza del documento!

Si tratta infatti della lettera di risposta che il medico invia a seguito di una richiesta da parte della madre di Luigi, inviata al fronte, che chiede informazioni sulle modalità del decesso del figlio.

Il medico che risponde alla lettera è niente poco di meno che il Capitano Comandante del 633° Ospedale da Campo che aveva stabilito il suo centro operativo  a Briaza e che il giorno 05/11/1940 aveva prestato soccorso ai feriti italiani durante il durissimo scontro e che purtroppo aveva prestato inutilmente le prime cure al S. Ten. Turri, vista la gravità delle ferite riportate purtroppo impotente lo aveva visto spirare!

Nella lettera il medico fa pure riferimento al Cappellano Militare Don Carlo Bolzan, religioso aggregato all'ospedale che provvide alla sommaria sepoltura della salma presso il cimitero Ortodosso di Briaza e descrive anche la drammaticità della situazione che vede l'abbandono precipitoso dell'avamposto il giorno 06/11/1940 a causa dell'incalzare dell'Esercito Greco che tenta di accerchiare la Julia ed il Gruppo Conegliano, che così si vede  costretto precipitosamente ad abbandonare i feriti intrasportabili alla pietà del nemico!

Nel concludere la lettera consiglia la madre, per avere maggiori informazioni sul seguito degli eventi, di rivolgersi al Cappellano Militare della Julia che volontariamente si era fermato a Briaza per assistere i feriti ed i morenti, senza però menzionarne il nome ma che purtroppo ora era prigioniero in mano nemica!

Si tratta comunque del Cappellano Militare don Luigi Ferrari, dell'ordine dei Saveriani, che presente  a Briaza il giorno 05/11/1940 è pure testimone del ferimento mortale del S. Ten. Turri che descrive con queste parole che ho tratto dal suo libro di memorie “ La Croce sul Petto” a pagina  55 dice testualmente: “5 novembre........ le cose a Briaza cominciavano ad andare male. Alle 10 del mattino i nostri trimotori avevano gettato nel posto indicato sacchi di gallette e di scatole di carne. Più tardi, penso sia stato poco dopo mezzogiorno, alcuni muli delle salmerie del Gruppo Conegliano stavano lasciando Briaza per risalire il costone e raccogliere i viveri paracadutati. Il nemico dominava tutta la conca del Paese e certamente controllava tutti i nostri movimenti. Io mi trovavo proprio in quel momento davanti al gruppo Comando dell'Artiglieria e vidi tutta la scena. I greci spararono sulla colonna con i loro ottimi mortai 81: un primo colpo, esattissimo, centrò la colonna; un secondo, poi un terzo. Le schegge mi fischiavano attorno. Il comandante la colonna , il S.Ten. Turri, è colpito alla testa e muore in pochi minuti. Gli alpini si buttano a terra, ma si riprendono subito e cercano di aiutare il loro tenente.”

La salma del S. Ten. Luigi Turri è stata riesumata dal cimitero di Briaza, grazie alle indicazioni di Don L. Ferrari ed hanno fatto ritorno in Patria dove dal 01/08/1954 i suoi resti sono stati tumulati con gli onori militari nel cimitero di Negrar (Verona).

Nella foto:

15^ Batteria Gruppo Conegliano 3^ DIV. ART.da MONTAGNA JULIA, sfila per le vie di Scutari subito dopo lo sbarco proveniente da Ancona alla presenza dei superiori il 16/04/1939. Il S.Ten Luigi Turri è  il secondo da sinistra come contrassegnato dalla piccola freccia verde da lui posta. 

Marco Vesentini.

 

La potrai trovare presso il tuo gruppo alpini oppure richiedi informazioni presso la segreteria sezionale, mandando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure telefonando al numero 045 800.25.46

L’Associazione Nazionale Alpini conferma tutto il suo impegno e sostegno alla riattivazione come Ospedale Covid dell’Ospedale degli Alpini, realizzato all’interno dei padiglioni della Fiera di Bergamo; dove, peraltro, col supporto delle penne nere, in questi sette mesi l’operatività a favore della popolazione non si è mai arrestata.

Per contribuire a fronteggiare l’epidemia, l’Ana aveva deciso già a febbraio di schierare a Bergamo il suo Ospedale da Campo, la più grande struttura di questo tipo in Europa. Sono state utilizzate strutture sia dell’Ospedale Maggiore sia dell’Ospedale Leggero. E, proprio grazie al patrimonio di credibilità della nostra Associazione, la risposta della società è stata eccezionale: al richiamo degli Alpini hanno risposto imprenditori, artigiani, commercianti e tantissimi volontari, che in una sola settimana hanno realizzato l’Ospedale.

E da febbraio centinaia di volontari di Sanità Alpina e Protezione Civile Ana hanno operato e continuano ad operare a Bergamo, fornendo anche l’indispensabile supporto logistico per il funzionamento della struttura e gli alloggiamenti del personale.
“L’Associazione Nazionale Alpini – sottolinea il presidente nazionale Sebastiano Favero – conferma così la sua storica volontà e capacità di azione a favore del Paese. L’Ospedale da Campo è una risorsa che le penne nere hanno voluto, con lungimiranza e notevole impegno, proprio per fronteggiare le emergenze; una risorsa, questa, espressa da un’Associazione che ha tratto linfa vitale dal servizio di leva; un servizio allo Stato che, ovviamente con moderni metodi e sinergie, chiediamo con forza di istituire nuovamente”.

“La Sanità alpina ANA – ha dichiarato il suo responsabile Sergio Rizzini – è impegnata nell’emergenza dal 4 febbraio, prima nel controllo degli aeroporti e poi progettando e costruendo l’Ospedale degli Alpini in Fiera a Bergamo; impegno mantenuto in tutti questi mesi fornendo il supporto logistico perché l’ospedale restasse operativo, grazie anche al prezioso aiuto della Protezione Civile Ana e dei volontari Antincendio Ana. Quando a inizio marzo – continua Rizzini – ho proposto di realizzare l’Ospedale degli Alpini in Fiera ho dovuto convincere, visto il contenuto innovativo del progetto, Regione e Dipartimento di PC nazionale, che poi però ci hanno supportato, autorizzando la realizzazione. Dopo la prima ondata abbiamo lottato per far capire a chi voleva dismettere la struttura a ottobre, che era opportuno mantenerla e grazie alla collaborazione di Regione e Prefettura di Bergamo ci siamo riusciti: la ragionevolezza ha prevalso e oggi, purtroppo o per fortuna, il presidio torna ad operare in configurazione Covid, anche se ha continuato ad operare a favore della comunità bergamasca”.

Un'immagine d'archivio di una delle corsie dell'Ospedale da Campo Ana durante le attività dello scorso aprile. (Fonte: www.ana.it)

https://www.ana.it/2020/11/02/lospedale-degli-alpini-a-bergamo-nuovamente-in-prima-linea-per-fronteggiare-lepidemia/

La sezione ANA Verona chiude il bilancio delle attività sportive di questo 2017 con un risultato estremamente positivio. La sezione ANA Verona ha ospitando il “48° Campionato A.N.A. tiro a segno carabina libera a terra” ed “34° Campionato A.N.A. pistola standard”. Erano circa 300 gli atleti provenienti da tutta Italia e appartenenti a ben 40 Sezioni, tra cui la più lontana gli Abruzzi, che nel fine settimana si sono sfidati al poligono di Via Magellano, “all’ultimo colpo”, con un forte e sano Spirito Sportivo Alpino e di Fraterna Amicizia. “È stato un vero successo, ma questi eventi non si improvvisano”, ha ricordato il Presidente Sezionale Luciano Bertagnoli”, aggiungendo, “E’ stata un’edizione da record”.

Il 1° caporal maggiore Marta Bassino, alpina del Centro Sportivo Esercito, ha vinto la prima gara stagionale di slalom gigante femminile a Sölden (Austria). Complimenti da tutti gli alpini e in particolare dalle penne nere di Borgo San Dalmazzo, Gruppo della Sezione di Cuneo al quale è iscritta.

La sua seconda vittoria in carriera è arrivata con un’ottima prima manche e con la capacità di gestire il vantaggio nella seconda che le hanno permesso di superare di 14 centesimi la compagna di squadra Federica Brignone e di 1 secondo e 13 centesimi la slovacca Petra Vlhova, terza sul podio.

L’atleta ha dedicato la vittoria a Limone Piemonte, località sciistica dove si allena, colpita a inizio ottobre dalla tempesta Alex e dove i volontari della Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Alpini sono intervenuti in soccorso. (Fonte: www.ana.it - Marta Bassino sul gradino più alto del podio; seconda Federica Brignone, terza Petra Vlhova.)

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