Verso il centenario della Sezione Alpini di Verona: Carlo Secco (1942-1943), Babila Falzi (1943-1945), Mario Massi (1945-1946), Paolo Benciolini (1946-1947).

L’improvvisa scomparsa di Pompeo Scalorbi aveva lasciato l’intera Sezione di Verona in uno stato di completa costernazione. La guerra in corso, con tutte le difficoltà che cominciavano a riflettersi a livello sociale, suggerivano il bisogno di trovare al più presto una guida sicura ed affidabile. Venne eletto alla quinta presidenza il Prof. Dr. Carlo Secco, già Capitano di Artiglieria da Montagna e Vice Presidente sezionale con Pompeo Scalorbi. L’ufficiale alpino Carlo Secco, laureato in medicina, divenne in seguito uno dei più noti e stimati medici dell’Ospedale di Borgo Trento fin dalla sua inaugurazione, datata 13 settembre1942; proprio in quel periodo tra l’altro, si era fatto il nome del compianto Pompeo Scalorbi tra i possibili collaboratori per la presidenza al neonato ospedale veronese: a tale livello di importanza era assurta nel panorama scaligero la classe dirigente della Sezione Alpini di Verona. Carlo Secco, nel settore professionale, ricoprì a lungo il primariato del Secondo Dipartimento di Medicina, e per la sua elevata competenza venne apprezzato e stimato sia in ambito locale che a livello nazionale, diventando un maestro per intere generazioni di medici, era inevitabile quindi, che gli impegni professionali dai quali era gravato, non gli consentissero di guidare adeguatamente la Sezione veronese in un periodo così delicato, lasciando l’incarico nei primi mesi del 1943. Gli succedette alla sesta presidenza il Ten. Col. Babila Falzi,  già “roccioso” ufficiale del 6° Alpini durante la Grande Guerra. La sua non fu una presidenza facile, tutti i problemi nazionali esplosero nel tormentato periodo in cui resse le redini della Sezione, dal 1943 al 1945. Ci voleva una buona dose di coraggio e sangue freddo in quel momento, che, solo chi era stato temprato ai pericoli della vita di trincea poteva avere. Coadiuvato da pochi irriducibili, continuò le opere assistenziali, sia morali che materiali, dei suoi predecessori rivolte agli alpini che transitavano alla Stazione di Porta Nuova per i vari fronti. Mantenne i contatti epistolari con i numerosi giovani ed i richiamati che si trovavano sotto le armi con le loro famiglie; poi, con l’8 settembre 1943, l’Italia divisa, la guerra in casa e lo sbandamento generale, cercò di salvare quello che poteva: la sede con quanto vi era contenuto. A lui si deve il grande merito di aver tenuto in piedi la Sezione, seppur nominalmente, mantenendo le basi per la sua rinascita a guerra finita. Cessate le ostilità, tornata la pace, in un paese da ricostruire sia materialmente che moralmente, i pochi soci rimasti ricominciarono a tessere le fila della Sezione attraverso gli amici ed i giovani che pian piano ritornavano a “baita” dai diversi fronti in cui erano sparsi. Nel periodo che va dal 1945 al 1946, la Sezione venne retta da un Commissario, il Capitano Mario Massi, il quale ebbe l’onere di transitare la Sezione attraverso un momento delicato di stabilizzazione del paese, con ancora numerosi conflitti interni; periodo in cui bastava esporre un tricolore per essere tacciati di far parte di una fazione piuttosto che di un’altra. Poco si sa della sua figura, nell’agosto del 1952, in occasione dell’inaugurazione del nuovo acquedotto di Caprino Veronese, troviamo il Capitano cav. Mario Massi alla direzione della “Eternit” Verona. In tale occasione, aveva offerto una donazione di Lire 10.000 al Gruppo Alpini di Caprino, per cui, possiamo supporre che una volta assolto al suo compito, sia rimasto in ambito alpino come collaboratore attivo. Nel 1946, venne finalmente eletto alla settima presidenza il Ten. Col. Rag. Paolo Benciolini, anch’egli valoroso combattente  della Grande Guerra con all’attivo due medaglie d’argento al Valor Militare. Aspirante Ufficiale nel 7° Alpini, Battaglione Belluno, la prima delle medaglie gli venne conferita per l’azione dell’11 luglio 1916 sulle Tofane, dove si trovò suo malgrado, coinvolto nell’azione austro-ungarica in cui vennero fatte saltare le difese italiane con una mina di ben 35 tonnellate di esplosivo ad alto potenziale con la seguente motivazione: Sprezzante della morte quasi certa alla quale andava incontro per lo spargimento di gas e la caduta di pietre provocata dallo scoppio di una potente mina, accorse al preciso momento sul luogo fissatogli. Pur venendo sostituiti gli alpini della sua posizione, egli volle rimanere al posto di combattimento, finché fu nostra la vittoria. Con Paolo Benciolini, la Sezione riprese lentamente a rivivere, alimentata dall’ apporto dei giovani reduci del secondo, devastante conflitto da poco terminato, complice la loro volontà di ritrovare punti di riferimento comuni, nonché di ricordare gli amici ed i commilitoni tragicamente caduti in una guerra perduta, che aveva profondamente diviso e lacerato l’animo di ogni singolo italiano.

Luca Zanotti

Fonti:

-Ministero della Guerra – Bollettino ufficiale – Dispensa n° 50 – 10 giugno 1916.

-“L’Arena” -  mercoledì 23 settembre 1942.

-“Il Montebaldo” - anno 1, n°3, settembre 1952.

-“Il Montebaldo” – anno 3, n°2, febbraio 1954.

-Augusto Governo (a cura di ) “Verona terra di alpini” – 63^ adunata nazionale – 70° anniversario della Sezione – Ristrutturazione “Casa del capitanio”, Verona,  1990.

-A.A.V.V.,“Agli Alpini”, Edizioni di “Vita veronese”, anno XVII - aprile-maggio 1964.

-Mario Ceola, “La guerra sotterranea attraverso i secoli”, Museo storico italiano della guerra – Rovereto, 1939.

-Tito Nicolis, Piero Ambrosini (a cura di ), “Penne nere veronesi 1878 – 1980”, Verona, 1981.

-www.frontedolomitico.it/Uomini/protagonisti/BencioliniPaolo.

-www.sanmartinoba.it/p_SeccoCarlo

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