La Sezione diviene Btg. “Monte Baldo”Nell’anno 1928, l’A.N.A. assumeva la denominazione di “10° Reggimento Alpini” (quelli realmente esistenti erano – a quella data – nove). La Sezione di Verona, per evitare confusione, divenne Btg. “Monte Baldo”, poiché esisteva già il Btg. “Verona”. Le adunate nazionali si succedevano ogni anno e la Sezione di Verona era rappresentata da un sempre maggior numero di soci che vi si recavano entusiasti. Giunse l’anno 1929 e con esso l’anno della 10ª Adunata Nazionale. Fu la prima delle grandi adunate: 25.000 Alpini! Una cifra, allora, da capogiro. Era anche la prima adunata che veniva organizzata lontano dalle zone di montagna: a Roma. Ci vollero quasi 20 ore di ferrovia, perché a quei tempi non esistevano ancora i “supertreni”, che tuttavia avrebbero potuto creare non poche difficoltà alle tasche di parecchi Alpini, molte delle quali erano sovente ”al verde” (come le mostrine); né erano stati ancora inventati i veloci “autopullman”. Parlare di macchine, poi, era decisamente bestemmiare! Invece, forse perché si trattava di una cosa difficile, mugugnando – ma dandosi da fare per tutto l’inverno precedente – molti Alpini riuscirono a raggranellare la somma necessaria – in vecchie “lirette” – per andare a Roma, mangiare, bere, divertirsi, tornare e portare un presentino alla “morosa”, che era stata momentaneamente tradita, per... causa di forza maggiore! Da Verona i treni speciali portarono a Roma tanti alpini da formare ben 3 Battaglioni. C’erano tutti: i re-duci di Adua sfuggiti alle cariche della cavalleria Sciona, gli Alpini della Libia, i minatori del Pasubio e delle Tofane, gli assaltatori del Rombon e dell’Ortigara, gli strenui difensori del M. Grappa, gli Artiglieri di tutte le Batterie da Montagna. Fu la prima prova di forza dell’Associazione, la conferma dello “Spirito Alpino” e della sua validità. Quei quattro gatti che avevano “inventato” l’A.N.A. non s’erano sbagliati: la loro “Famiglia Verde” era progressivamente cresciuta, stava in ottima salute e prometteva un gran bene. Nei tre anni successivi, la Sezione raggiunse i 2.132 iscritti, divisi in 59 Gruppi. E la vita continuava...!Alla fine del 1932, il Col. Marchiori si ritirava dalla presidenza ed a lui succedeva un’altra nobile figura di valoroso Alpino, ben noto ai “veci” veronesi, perché era stato per molti anni il Comandante del 6° Reggimento Alpini: il Gen. Achille Porta. Nello stesso anno la Sezione traslocava e si trasferiva da Palazzo Carlotti in due locali situati a piano terra del Palazzo Maffei, in Piazza delle Erbe. Nel settembre del 1936, il Gen. Achille Porta – dimissionario – veniva sostituito alla Presidenza dal Cap. Pompeo Scalorbi. Fu il quarto Presidente in ordine di tempo: egli lasciò un’incancellabile orma, con un’attività saggia e proficua. Condusse la Sezione con realismo, indomita volontà e grande spirito d’iniziativa. Amava profondamente i suoi alpini e per gli alpini e le loro famiglie ebbe il massimo interessamento. A lui si dovevano il “Sacrario” del Btg. “Ve rona”, voluto e creato presso l’allora Comando del 6° Alpini e le tante iniziative assistenziali, faticosamente portate avanti negli anni 1940-1943, a favore degli alpini richiamati in armi ed alle loro famiglie, mentre la guerra infuriava furiosamente sui vari fronti. Dopo sei anni di Presidenza, nel pieno del suo appassionato lavoro, il 19 settembre 1942, Pompeo Scalorbi decedeva per improvviso malore. Nel frattempo imperversava la 2ª Guerra Mondiale e la Sezione sembrava paralizzata, portata avanti – come meglio si poteva – dal Segretario Severino Sartori, che cercò di far fronte alle necessità con gran senso di responsabilità e passione. Successe alla Presidenza della Sezione – per breve tempo – il Prof. Carlo Secco, Artigliere da Montagna. Dopo, infatti, fu rilevato dal Ten. Col. Babila Falzi. L’Italia stava vivendo momenti tragici e per prendere le redini della Sezione in un simile momento ci voleva una buona dose di coraggio: i soci delle giovani leve erano tutti alle armi e sulle spalle della Sezione incombeva l’obbligo di continuare soprattutto quell’opera, difficile ma doverosa, di assistenza morale e materiale che la situazione richiedeva. Quante notti insonni egli passò al tavolo della “Fureria”! Insieme ai soci Polluzzi e Oliboni trascorse buon nu-mero di movimentate notti alla stazione di Porta Nuova, per distribuire pacchi di viveri e parole di conforto agli Alpini che transitavano diretti ai vari fronti. E a quante lettere di congiunti di soci che chiedevano informazioni egli dovette, e volle, rispondere! E questa grande fatica egli si sobbarcò con spirito sereno – profondamente umano – svolgendola soprattutto in silenzio. Fu il Presidente dei momenti difficili e del tormento e gli alpini lo hanno ricordato sempre con profondo affetto. Poi venne l’8 settembre del 1943 ed allora il buon Babila – assieme ad altri volonterosi – si preoccupò di salvare la sede sociale e quanto in essa era contenuto. Anni cupi incombevano. Da buon montanaro, nella confusione e nella disperazione di quei giorni tristi, egli seppe guardare al futuro con speranza e per questa sua generosa azione gli Alpini gli saranno sempre grati. (Articolo tratto dal libro: Penne Nere Veronesi)

Descrizione della foto

Gli alpini gremiscono piazza del Quirinale; in primo piano il gruppo della sezione "Roma". In fondo il re, affacciato dal balcone. data: 07.04.1929 . Adunata Nazionale Alpini a Roma .

Archivio Storico Istituto Luce - Tutti i diritti riservati © Istituto Luce

https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL0000025108/12/raduno-degli-alpini-al-quirinale.html

Una targa sulle mura scaligere.

Tuttavia, se la Sezione “marciava” proiettata verso un futuro sempre più brillante e fervido d’idee, il pensiero dei tanti Caduti veronesi esigeva un segno tangibile che ricordasse il loro estremo sacrificio. Si fece, co-sì largo l’idea di perpetrarne la memoria con una lapide posta sulle storiche mura scaligere, da dove tanti Alpini erano partiti per il conflitto. E anziché ricordare solo i Caduti veronesi, il Consiglio Direttivo in-tese ricordare il valore Alpino, in senso generale, con una targa bronzea. Fu indetto un concorso, prima a livello provinciale poi nazionale. A sorpresa venne prescelto lo scultore De Simoni, di... Napoli! La targa fu realizzata dalla fonderia Sorgonà di Napoli, chela eseguì in modo veramente perfetto. L’arrivo a Verona con un carro ferroviario, destò forte emozione nei “veci” della Sezione. Per essa il poeta Al-pino Sandro Baganzani dettò la stupenda epigrafe: “ALLE AQUILE DEL VI ALPINI CHE LE PENNE INSANGUINARONOSU TUTTE LE CIMEA PROVA DI FERRO, TORMENTA,VALANGHEPER IL PIÙ LIBERO VOLO”.

La targa fu murata nel corso d’una magnifica e sugge-stiva cerimonia, il 19 ottobre del 1924. Furono tanti coloro che presenziarono alla solenne cerimonia, dissolvendo i dubbi sulla partecipazione degli Alpini e della popolazione. Circa 6.000 uomini, reduci di guerra, ricomposero ancora una volta i ranghi dei nove Battaglioni del 6° Reggimento Alpini e sfilarono davanti al Re Vittorio Emanuele III. Frattanto, il timido germoglio piantato poco tempo prima nella saletta del “Caffè Europa” era divenuto un tronchetto forte e rigoglioso: alla fine dell’anno 1924 – infatti –si potevano contare ben 36 Gruppi, sorti in città e in provincia, quasi d’incanto.

Appena costituita, la Sezione partecipò alla 1ª Adunata Nazionale che ebbe luogo nel 1920 sull’Ortigara; né avrebbe potuto essere diversamente, rappresentando quel monte l’altare del massimo sacrificio degli Alpini ed il simbolo della loro fedeltà al dovere. Nel 1921 venne benedetto il primo vessillo della Se-zione, costituito da un drappo verde, di un metro quadrato, ornato da una sottile frangia d’argento e sormontato, nell’angolo sinistro, da un rettangolo tri-colore di 30x40 cm. Esso venne benedetto nella basi-lica di Santa Anastasia da don Prosperini; qualche mese dopo venne benedetto ancora, in verità. Ciò avvenne in una trincea dell’Altopiano di Asiago per opera di padre Bevilacqua, già Cappellano del 5° Alpini. Qualcuno disse che probabilmente... repetita juvant! Speriamo sia stato vero. Nel frattempo era sorto il primo Gruppo della provincia: quello di San Martino B.A., che contava già oltre 100 soci. Fu fondato da due Alpini decorati con Medaglia d’Argento: Arturo Bussinelli e Leonzio Lonardoni. Nel 1921, la Sezione fu presente a Roma con i soci Pasini, Stevani, Cometti e Posenato alle solenni onoranze rese il 4 novembre, alla salma del Milite Ignoto. Ilferetro – traslato dalla Basilica di Aquileia all’Altare della Patria, dopo che la salma fu scelta dalla vedova di una Medaglia d’Oro – era stato individuato tra 10salme di Caduti ignoti raccolte in 10 località diverse dell’Italia Nord-Est, nei numerosi cimiteri di guerra colà esistenti. Alla fine dell’anno, dimessosi il primo Presidente Sezionale, fu nominato Presidente il Col. Carlo Marchiori, che resterà in carica per dieci anni: una scelta indovinata che si rivelò particolarmente felice. Acclamato “Papà degli Alpini veronesi”, fu tra i più fecondi della Sezione; la sua semplicità e la pronta disponibilità in qualsiasi occasione lasciarono una traccia profonda nel cuore di tutti. Alla sua morte, avvenuta nel 1958, gli venne dedicato un busto, posto in opera nel cimitero di Verona. Una rappresentanza della Sezione partecipò, quindi, alle celebrazioni per il 50° anniversario della fonda-zione delle Truppe Alpine – svolte a Trento – dove sfilarono circa 1.000 veronesi. Con l’ingrandirsi della Sezione fu chiaro che era necessario ricercare una nuova sede più consona e ampia, che fu trovata nell’ambito di Palazzo Carlotti, incorso Cavour, n° 2. Nel frattempo ebbe inizio una delle opere più significative della Sezione: don Bepo Gonzato – aiuto Cappellano della Sezione – coadiuvato da Armando Frisara, Babila Falzi, Sante Zorzi, Luigi Oliboni e Nicola Giannesini, organizzò i lavori per la ricerca e raccolta dei poveri e gloriosi resti dei Caduti sul Monte Ortigara, oltre alla loro sistemazione nel Sacello Ossario e del Rifugio Cecchin. Per di-versi anni essi si trasferirono sul posto con altri volontari, durante la stagione estiva, per il prosegui-mento e completamento dei lavori intrapresi.

La nascita ufficiale della Sezione: 11 aprile 2020

L’8 luglio 1919, per iniziativa di un gruppo di reduci della Grande Guerra fu costituita a Milano l’Associazione Nazionale Alpini; essa, come scritto nello Statuto allora approvato, si proponeva di essere aperta a coloro che avessero appartenuto o appartenessero al Corpo degli Alpini, sia quali ufficiali che quali militari di truppa, escludeva ogni carattere politico o religioso e si proponeva di tener vivo lo spirito di corpo, conservare le tradizioni degli alpini, raccoglierne ed illustrarne i fasti e le glorie, cementare i vincoli di fraternità fra alpini e favorirne i rapporti con le associazioni civili che avessero il culto e lo studio della montagna e le attività escursionistiche. Primo presidente ne fu eletto il chimico, industriale e parlamentare Daniele Crespi, pluridecorato maggiore degli alpini; suo vice (e presidente sei mesi dopo) il capitano Arturo Andreoletti, il leggendario “Padreterno” degli alpini del “Val Cordevole”. L’Associazione pensò pure di dotarsi d’un organo di stampa ed in dicembre acquisì “L’Alpino”, periodico nato nel giugno precedente a Udine presso il Deposito dell’8° Alpini, direttore il ten. Italo Balbo. La notizia si diffuse rapidamente e suscitò l’entusiasmo di molti alpini che in vari centri già avevano iniziato a raggrupparsi per cementare i legami formatisi durante la guerra e ricordare gli amici caduti; essi cominciarono a chiedere di aderire alla nuova Associazione. Ciò suggerì l’idea di creare delle “succursali” o sezioni dell’Associazione stessa nelle principali città interessate. Iniziarono così a costituirsi ufficialmente dagli inizi del 1920 le prime Sezioni. Verona fu tra queste.

--- Nella nostra città, terminata la guerra, “gli ufficiali del Deposito del 6°al ‘Pallone’ avevano requisito due salette superiori del ben noto Caffè “Europa” tra Piazza Brà e via Roma, come ritrovo militare; qui giunse la notizia della nascita della nuova Associazione alpina a Milano, e subito si pensò di creare un’aggregazione alpina anche a Verona che coinvolgesse “penne nere” in servizio e ”scarponi” borghesi: nacque un “gruppo”, che, quale proprio segno identificativo, scelse il tricolore e lo issò all’esterno di quella sede (e lo difese il 4 novembre da malintenzionati nei frangenti delle tensioni di quel difficile dopoguerra). Avvenne che in dicembre il veronesissimo capitano Guido Pasini, in attesa di congedo, incontrasse a Belluno un suo vecchio compagno d’armi dell’omonimo battaglione: era proprio Arturo Andreoletti, già “borghese”, vicepresidente della neocostituita Associazione alpina milanese. Parlarono con entusiasmo della nuova Associazione e per Pasini quelle parole furono “benzina sul fuoco”; egli “si precipitò a Verona dove trovò il terreno già pronto per la semina”. Passò poco tempo e il 20 marzo al Caffè Europa si riunì una trentina di alpini per costituire la Sezione veronese; i nomi di questi “soci fondatori”, riportati in Penne nere veronesi del 1981, sono i seguenti: Angelo Adamoli, Calogero Argento, Francesco Attinà, Sandro Baganzani, Giancarlo Bagattini, Gedeone Besenzon, Enrico Bombonato, Arturo Bussinelli, Umberto Caceffo-Consolaro, Piero Carlotti, Guido Cometti, Luigi Dal Lago, Olindo Ermini, Armando Frisara, Ugo Forlani, Antonio Lavagnolo, Pietro Luccioli, Leonzio Lonardoni, Eugenio Nenz, Guido Pasini, Ludovico Portalupi, Pietro Posenato, Omero Pozza, Gustavo Rigo, Luigi Sancassani, Cesare Sperotti, Eustacchio Stevani, Giuseppe Tea, Gino Tommasi e Guido Zanini.

---  Trascorso il tempo necessario per la preparazione e la definizione delle modalità e degli aspetti organizzativi, domenica 11 aprile ebbe luogo la fondazione ufficiale della nuova Sezione: nel salone superiore della Gran Guardia si tenne “un’adunata degli Alpini in servizio e in congedo per la fondazione di una sezione veronese dell’A.N.A.”. La stampa cittadina (“L’Arena”) diede ampio risalto all’evento, cui inviò la sua adesione il generale Ottavio Zoppi, già comandante della prima divisione d’assalto dell’ottava armata, divenuto da febbraio comandante della divisione militare di Verona; all’ “adunata” parteciparono vari ufficiali alpini, primo fra tutti il colonnello Guido Scandolara, successore di Pirio Stringa e da poco comandante del Deposito del 6°; la rappresentanza dell’A.N.A. di Milano era guidata dallo stesso Andreoletti, divenutone presidente il 30 gennaio, e dal brillante giornalista Tommaso Bisi, nuovo direttore de “L’Alpino”. Il colonnello Scandolara presentò “con acconce parole” i rappresentanti dell’Associazione Nazionale e richiamò “le gloriose tradizioni delle fiamme verdi”. Spettò a Tommaso Bisi, futuro parlamentare, illustrare gli scopi ed i valori di solidarismo dell’Associazione, nata, egli disse, “perché non vada perduta la buona tradizione che faceva lassù uguali uomini diversi di pensiero e di indole, al di fuori e al di sopra di ogni politica: scarponi oggi come ieri; per distintivo la verde fiamma della giubba alpina, la verde speranza che rende liberi e buoni”. Alle parole seguì la nomina di un Comitato provvisorio, incaricato dei passi successivi per la attribuzione delle cariche sezionali, composto da: avv. ten. Giuseppe Tea, dott. ten. Sandro Baganzani, sergente Eugenio Nenz, ten. Gaetano Pasini, ten. Vittorio Tommasi, ten. Umberto Garelli e ten. Antonio Lavagnolo. Si procedette poi alla sottoscrizione delle schede di adesione alla Sezione, che furono numerose. Per le ulteriori adesioni fu stabilito che esse sarebbero affluite in seguito “alla sede della Sezione Veronese (Deposito del 6° Alpini)”, come scritto ne “L’Arena” del 13 aprile. Quest’ultima precisazione farebbe ritenere che in quel momento come sede della nuova Sezione fosse stata indicata quella stessa del Comando del Deposito del 6°, ovvero, riteniamo, il Palazzo del Capitanio: il prestigioso e storico edificio tornato nel 19941 ad essere “fatalmente”, e giustamente, sede sezionale.  Anche “L’Alpino” nel numero di aprile del 1920 dette ampio risalto alla costituzione della Sezione veronese, che qualificò come “terza” dell’Associazione, assicurando che essa “sarà senza dubbio una delle più fiorenti Sezioni dell’A.N.A.”2.

La nuova Sezione dimostrò da subito di essere nata “non con vagiti, ma con maschi accenti, aitante, forte e bella”.

Il 20 maggio 1920 l’assemblea dei soci approvò il regolamento sezionale e procedette alla nomina delle cariche sociali, con i seguenti risultati: presidente avv. Luigi Sancassani; vicepresidente cap. Cesare Sperotti (combattente dell’Ortigara, morirà nel 1956); consiglieri: avv. Giuseppe Tea, rag. Firmino Gustavo Rigo (1896-1981), cap. Antonio Lavagnolo (combattente nella Grande Guerra, morto nel 1933),  prof. Alessandro Baganzani, Vittorino Tommasi, Benvenuto Biasi, Gaetano Pasini, Omero Pozza ed il ten. Eustacchio Stevani;  revisori e giunta di scrutinio: rag. Giovanni Tregnaghi, rag. Angelo Adamoli e Guido Pasini3. In “Penne nere veronesi” (1981) è precisato che il ten. Eustacchio Stevani (1898-1949) ebbe l’incarico di segretario ed il serg. Eugenio  Nenz quello di cassiere; l’incarico di cappellano fu affidato a mons. Ferdinando Prosperini (1890-1986), che era allora cappellano del battaglione “Verona”.

La Sezione veronese fu subito animata da entusiasmo e fervore d’iniziative: l’11 luglio organizzò in Gran Guardia una solenne celebrazione del quarto anniversario del sacrificio di Cesare Battisti, alla presenza di autorità e personalità “cospicue”, nella quale il presidente Sancassani tenne un “poderoso” discorso, concluso con l’elogio degli alpini, “generosi e silenziosi eroi della guerra”, e con un inno all’italianità di Fiume e della Dalmazia; vi intervenne anche Decio Canzio Garibaldi, figlio di Teresa e nipote diretto dell’eroe dei due mondi. In quell’occasione le donne veronesi donarono alla Sezione il vessillo nazionale, che fu poi benedetto dal cappellano Prosperini in Santa Anastasia. Il 5 settembre la Sezione lo portò con orgoglio  alla prima solenne adunata dell’Associazione sull’Ortigara, cui presenziarono innumerevoli autorità tra cui il Commissario Generale per il Trentino  Luigi Credaro, insigne filosofo e pedagogista; don Luigi Sbaragli, già cappellano del “Sette Comuni”, vi celebrò la Santa Messa; seguirono l’intervento del presidente nazionale Arturo Andreoletti e l’indimenticabile orazione ufficiale del tenente alpino padre Giulio Bevilacqua, veronese; questi impartì una nuova, beneaugurale benedizione al nostro vessillo, che per i nostri alpini divenne la “bandiera del profeta”. L’11 novembre la Sezione festeggiò con un grande banchetto in sede il ritorno delle bandiere da Roma, presenti i generali Stringa, Zamboni e Maggia: fu questo l’ultimo atto della presidenza dell’avvocato Sancassani, che, oberato dai gravosi impegni forensi, dovette rinunciare a quel prestigioso incarico.

Il 18 novembre 1920, preso atto delle dimissioni di Sancassani, gli alpini veronesi, riuniti in assemblea straordinaria, elessero loro nuovo presidente sezionale il col. Carlo Marchiori (1869-1949); questi, figlio dell’ing. Luciano, aveva frequentato l’Accademia militare di Modena, aveva combattuto con Menini ad Adua; fatto prigioniero, poi rimpatriato, era stato direttore della Scuola allievi ufficiali di Bassano ed aveva poi combattuto nella Grande Guerra. Presidente onorario fu nominato il generale Umberto Zamboni (1865-1956), definito “padre dei battaglioni alpini veronesi”4; fu probabilmente allora che il ruolo di segretario passò da Stevani a Rigo.  Con rinnovato impulso la Sezione si dette a far propaganda nelle vallate della provincia e prima della fine di quello stesso anno, il 12 dicembre, il presidente Marchiori ed un buon numero di consoci veronesi dettero vita ufficialmente a Caprino Veronese al primo gruppo della provincia, forte di 150 alpini della zona, riuniti nel salone di Palazzo Carlotti. Vi parlarono Marchiori ed il segretario Rigo; fu poi nominata una Commissione del gruppo per le operazioni successive, costituita da Renato Marastoni, già compagno d’armi di Italo Balbo sull’Altissimo, e da Giulio Zanetti, Antonio Lucchini, Antonio Vianini, Luigi Meneghetti, Arturo Tommasi e Simoncelli. Da Milano “L’Alpino” lanciò un “Evviva il Gruppo di Caprino” e ne riportò il nome come unico gruppo esistente nella Sezione di Verona5.

Il 5 gennaio 1921 si tenne un’assemblea sezionale, nella quale il col. Marchiori illustrò gli eccellenti risultati delle attività svolte nel 1920. L’assemblea lo riconfermò presidente per acclamazione e nominò pure a consiglieri Cesare Sperotti (vicepresidente), Gaetano Pasini, Antonio Lavagnolo, Omero Pozza, Benvenuto Biasi, Gino Tommasi, Giuseppe Tea, Alessandro Baganzani, Eustacchio Stevani, Giovanni Tregnaghi, Guido Pasini, Angelo Adamoli e Firmino Gustavo Rigo.

Nel corso di quell’anno la Sezione diede vita a “non poche, né piccole” iniziative; in particolare, come scrisse  con plauso “L’Alpino” del 20 luglio, gli alpini veronesi, con le associazioni combattenti e mutilati, crearono in giugno una cooperativa di consumo che acquistava direttamente dai produttori e vendeva ai soci tessuti e calzature; la Sezione si occupava anche di fornire assistenza ai soci in difficoltà occupazionali; il 30 ottobre successivo fu inaugurata la nuova sede sezionale in Palazzo Carlotti di via Cavour. Intanto tra convegni, nuove sezioni, nuovi gruppi, prospettive di riforma delle truppe alpine e rivolgimenti politici in atto, l’Associazione cresceva e si faceva sentire ovunque, rimanendo fedele alla scelta di rimanere estranea ad ogni coinvolgimento partitico, preoccupata solo di salvaguardare i valori della patria e la memoria ed i diritti di quanti s’erano sacrificati per essa.

Vasco Senatore Gondola

Dopo la lunghissima ed impareggiabile presidenza di Mario Balestrieri, venne eletto per la prima volta un ex combattente del secondo conflitto mondiale, il dott. Pier Emilio Anti. Nono presidente sezionale, Pier Emilio Anti, figlio di Umberto, era nato a Verona da famiglia di patrioti il 7 agosto 1919. Nel 1942 fu chiamato presso la Scuola Allievi Ufficiali di Bassano e destinato al Deposito del 3° Reggimento Alpini. Con la Divisione “Taurinense” venne inviato nei Balcani ed in Montenegro in qualità di ufficiale subalterno. Dopo l’8 settembre 1943 fu preso prigioniero dai tedeschi e deportato in Polonia. Dopo le tribolazioni patite in prigionia, tornò in Italia e riprese la vita civile; si iscrisse all’A.N.A. e cominciò a lavorare nello studio di commercialista del padre.  Sotto la sua presidenza, prese corpo e si sviluppò nella realtà sociale scaligera l’idea della Protezione Civile alpina, nata dopo il terribile terremoto del Friuli nel 1976, dove gli alpini veronesi dettero prova di altruismo e generosità. Il suo mandato fu coronato da numerosi ed importanti eventi tra i quali nel 1979 il centenario delle Compagnie alpine a Boscochiesanuova con la partecipazione del presidente nazionale Franco Bertagnolli; nel 1980 a Spiazzi di Monte Baldo il 60° di fondazione della Sezione Alpini di Verona e nel maggio del 1981 l’assegnazione della 54a Adunata nazionale; evento nel quale mai prima di allora si videro tanti alpini inondare la città scaligera ed il suo territorio in un mare di tricolore. È bene tener presente che il nerbo di tutti coloro che vi parteciparono era ancora costituito dai reduci del secondo conflitto mondiale, all’epoca appena sessantenni, e da un significativo numero di combattenti della Grande Guerra: tutti uomini che per il loro vissuto erano animati dai valori patriottici più sinceri e sentiti. Nell’occasione fu pubblicata la prima edizione di “Penne nere veronesi”, il primo testo nel quale fu raccolta in modo organico la storia della Sezione di Verona. Nella sua introduzione, Pier Emilio Anti sottolineò il carattere peculiare dell’anticonformismo degli alpini, in netto contrasto con un mondo che già all’epoca manifestava i primi, evidenti segni di dissacrazione e scollamento da valori e tradizioni. Tanto era il suo attaccamento al Corpo con la penna che, pur di essere arruolato negli alpini, scherzosamente circolava voce che a suo tempo “l’àvea vendù la vaca”, per dirla nella più schietta espressione vernacola veronese. Nel corso del suo mandato il numero dei soci salì a 17.000, suddivisi in 182 gruppi. Ammalatosi gravemente, nel settembre del 1982 fu costretto a cedere la carica ed a dare le dimissioni. Si spense dopo breve tempo il  1°ottobre successivo, lasciando un profondo vuoto tra i suoi cari ed in tutta la famiglia alpina.  Due giorni dopo, l’estremo saluto gli fu porto nella Basilica di San Fermo. Gli successe quale presidente “pro tempore” il suo vice, il ten. col. Gennaro Lenotti. Questi, figlio di Carlo, era nato l’11 gennaio 1908. Arruolato nel Distretto Militare di Verona, nel 1929 quale Allievo Ufficiale era stato nominato sottotenente di complemento e trasferito dal Deposito del 9° al 6° Reggimento Alpini. Dotato di capacità e grande passione, Gennaro Lenotti, decimo presidente, seppe gestire con serietà e dedizione il delicato momento di transizione, guidando la Sezione fino alle elezioni del marzo del 1983.

                                                                                                                                      Luca Zanotti

Fonti consultate:

- Tito Nicolis, Piero Ambrosini (a cura di ), “Penne nere veronesi 1878 – 1980”, Verona, 1981.

-Augusto Governo (a cura di ), Verona terra di alpini – 63a adunata nazionale – 70° anniversario della Sezione – Ristrutturazione “Casa del capitanio”, Verona,  1990.

- Roberto Rossini, (a cura di), Penne nere veronesi 1878-2004, Verona, maggio 2004.

- www. Books Google.it - Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali….

L’improvvisa scomparsa di Pompeo Scalorbi aveva lasciato l’intera Sezione di Verona in uno stato di completa costernazione. La guerra in corso, con tutte le difficoltà che cominciavano a riflettersi a livello sociale, suggerivano il bisogno di trovare al più presto una guida sicura ed affidabile. Venne eletto alla quinta presidenza il Prof. Dr. Carlo Secco, già Capitano di Artiglieria da Montagna e Vice Presidente sezionale con Pompeo Scalorbi. L’ufficiale alpino Carlo Secco, laureato in medicina, divenne in seguito uno dei più noti e stimati medici dell’Ospedale di Borgo Trento fin dalla sua inaugurazione, datata 13 settembre1942; proprio in quel periodo tra l’altro, si era fatto il nome del compianto Pompeo Scalorbi tra i possibili collaboratori per la presidenza al neonato ospedale veronese: a tale livello di importanza era assurta nel panorama scaligero la classe dirigente della Sezione Alpini di Verona. Carlo Secco, nel settore professionale, ricoprì a lungo il primariato del Secondo Dipartimento di Medicina, e per la sua elevata competenza venne apprezzato e stimato sia in ambito locale che a livello nazionale, diventando un maestro per intere generazioni di medici, era inevitabile quindi, che gli impegni professionali dai quali era gravato, non gli consentissero di guidare adeguatamente la Sezione veronese in un periodo così delicato, lasciando l’incarico nei primi mesi del 1943. Gli succedette alla sesta presidenza il Ten. Col. Babila Falzi,  già “roccioso” ufficiale del 6° Alpini durante la Grande Guerra. La sua non fu una presidenza facile, tutti i problemi nazionali esplosero nel tormentato periodo in cui resse le redini della Sezione, dal 1943 al 1945. Ci voleva una buona dose di coraggio e sangue freddo in quel momento, che, solo chi era stato temprato ai pericoli della vita di trincea poteva avere. Coadiuvato da pochi irriducibili, continuò le opere assistenziali, sia morali che materiali, dei suoi predecessori rivolte agli alpini che transitavano alla Stazione di Porta Nuova per i vari fronti. Mantenne i contatti epistolari con i numerosi giovani ed i richiamati che si trovavano sotto le armi con le loro famiglie; poi, con l’8 settembre 1943, l’Italia divisa, la guerra in casa e lo sbandamento generale, cercò di salvare quello che poteva: la sede con quanto vi era contenuto. A lui si deve il grande merito di aver tenuto in piedi la Sezione, seppur nominalmente, mantenendo le basi per la sua rinascita a guerra finita. Cessate le ostilità, tornata la pace, in un paese da ricostruire sia materialmente che moralmente, i pochi soci rimasti ricominciarono a tessere le fila della Sezione attraverso gli amici ed i giovani che pian piano ritornavano a “baita” dai diversi fronti in cui erano sparsi. Nel periodo che va dal 1945 al 1946, la Sezione venne retta da un Commissario, il Capitano Mario Massi, il quale ebbe l’onere di transitare la Sezione attraverso un momento delicato di stabilizzazione del paese, con ancora numerosi conflitti interni; periodo in cui bastava esporre un tricolore per essere tacciati di far parte di una fazione piuttosto che di un’altra. Poco si sa della sua figura, nell’agosto del 1952, in occasione dell’inaugurazione del nuovo acquedotto di Caprino Veronese, troviamo il Capitano cav. Mario Massi alla direzione della “Eternit” Verona. In tale occasione, aveva offerto una donazione di Lire 10.000 al Gruppo Alpini di Caprino, per cui, possiamo supporre che una volta assolto al suo compito, sia rimasto in ambito alpino come collaboratore attivo. Nel 1946, venne finalmente eletto alla settima presidenza il Ten. Col. Rag. Paolo Benciolini, anch’egli valoroso combattente  della Grande Guerra con all’attivo due medaglie d’argento al Valor Militare. Aspirante Ufficiale nel 7° Alpini, Battaglione Belluno, la prima delle medaglie gli venne conferita per l’azione dell’11 luglio 1916 sulle Tofane, dove si trovò suo malgrado, coinvolto nell’azione austro-ungarica in cui vennero fatte saltare le difese italiane con una mina di ben 35 tonnellate di esplosivo ad alto potenziale con la seguente motivazione: Sprezzante della morte quasi certa alla quale andava incontro per lo spargimento di gas e la caduta di pietre provocata dallo scoppio di una potente mina, accorse al preciso momento sul luogo fissatogli. Pur venendo sostituiti gli alpini della sua posizione, egli volle rimanere al posto di combattimento, finché fu nostra la vittoria. Con Paolo Benciolini, la Sezione riprese lentamente a rivivere, alimentata dall’ apporto dei giovani reduci del secondo, devastante conflitto da poco terminato, complice la loro volontà di ritrovare punti di riferimento comuni, nonché di ricordare gli amici ed i commilitoni tragicamente caduti in una guerra perduta, che aveva profondamente diviso e lacerato l’animo di ogni singolo italiano.

Luca Zanotti

Fonti:

-Ministero della Guerra – Bollettino ufficiale – Dispensa n° 50 – 10 giugno 1916.

-“L’Arena” -  mercoledì 23 settembre 1942.

-“Il Montebaldo” - anno 1, n°3, settembre 1952.

-“Il Montebaldo” – anno 3, n°2, febbraio 1954.

-Augusto Governo (a cura di ) “Verona terra di alpini” – 63^ adunata nazionale – 70° anniversario della Sezione – Ristrutturazione “Casa del capitanio”, Verona,  1990.

-A.A.V.V.,“Agli Alpini”, Edizioni di “Vita veronese”, anno XVII - aprile-maggio 1964.

-Mario Ceola, “La guerra sotterranea attraverso i secoli”, Museo storico italiano della guerra – Rovereto, 1939.

-Tito Nicolis, Piero Ambrosini (a cura di ), “Penne nere veronesi 1878 – 1980”, Verona, 1981.

-www.frontedolomitico.it/Uomini/protagonisti/BencioliniPaolo.

-www.sanmartinoba.it/p_SeccoCarlo

Pagina 2 di 2

Sport

Pellegrinaggi

Solidarietà

Alpini