Oltre 5mila studenti alla scoperta delle trincee dell'ecomuseo della lessinia insieme agli alpini veronesi

Un successo oltre ogni aspettativa per le iniziative organizzate dalla sezione scaligera dell'Ana che ora punta ad ampliare il tratto di trincee recuperate in alta Lessinia. Il presidente Bertagnoli: «Un dialogo che deve necessariamente continuare: i ragazzi devono sapere chi sono e chi sono stati gli alpini. 

L'occasione, alle volte, nasce un po' per caso, come per i ragazzi del quinto anno della scuola Aleardi di Quinto. Gli studenti avevano partecipato attivamente alle manifestazioni per la celebrazione dell'anniversario del 4 Novembre e il gruppo alpini di Quinto ha offerto loro l'occasione di conoscere e toccare con mano quel gioiello riportato alla luce nell'agosto del 2014 grazie all'impegno dei volontari della sezione scaligera dell'Associazione Nazionale Alpini. Quell'Ecomuseo delle Trincee della Lessinia recuperato su iniziativa del geometra - rigorosamente alpino - Flavio Melotti. Un «museo a cielo aperto» che in questi quattro anni è stato visitato da oltre cinquemila studenti delle scuole di città e provincia. «Un dialogo che deve incessantemente continuare - commenta il presidente della sezione, Luciano Bertagnoli -. I risultati sono ottimi in fatto sia di ricerche storiche che di partecipazione e anche ora che inevitabilmente i riflettori sul Centenario della Grande Guerra finiranno per spegnersi, noi dobbiamo tenere unito questo filo con i giovani e con le scuole perché i nostri ragazzi devono sapere chi sono e chi sono stati gli alpini».
Lì, in Lessinia, non si combatté alcuna battaglia, ma l'impatto del dramma del conflitto è ancora evidente. Un altipiano che supera i 1.800 metri di quota, per un raggio di circa 7 chilometri e un'orlatura di 36, lungo quello che cento anni fa rappresentava il confine con il «nemico». «L'intervento antropologico ha letteralmente trasformato la geografia della Lessinia, si pensi anche solo alle strade: una volta esistevano solo due vie che salivano in quota, una da Bellori verso Lughezzano, Arzeré e Bosco e l'altra da Corso a Erbezzo. Mancava un collegamento orizzontale in vetta e fu l'esercito a realizzarlo, proprio in occasione della Prima Guerra Mondiale - spiega Melotti -. Ma dagli studi effettuati abbiamo scoperto che oltre ai 3.500 militari del Quinto Reggimento del Genio Minatori della milizia territoriale, furono impiegati anche 1.500 civili "militarizzati", la maggior parte dei quali erano donne. E quando racconto questo ai ragazzi, restano molto impressionati dall'idea che si trattasse di ragazzi poco più grandi di loro». Quegli stessi ragazzi che a vent'anni si sono ritrovati a vivere in una trincea, nella logorante attesa dell'arrivo del nemico. Un'esperienza che i giovani studenti possono vivere in prima persona, visitando il caposaldo di Malga Pidocchio, interamente recuperato dalle Penne Nere veronesi che hanno riportato alla luce camminamenti, manufatti, gradini di sparo e cartucciere in parete. Insieme a Melotti, nelle giornate dedicate ai ragazzi, ci sono anche gli alpini del Gruppo Storico VI° Alpini battaglione «Verona» con  le divise, il fucile Carcano '91 a canna lunga e le buffetterie dell'epoca. Una presenza di grande impatto per i giovani studenti e non solo. Perché anche gli insegnanti rimangono letteralmente «a bocca aperta» di fronte a questo gioiello recuperato. La sezione dell'Ana di Verona è a disposizione degli istituti scolastici anche per il prossimo anno. Per chi volesse avere un'anteprima, l'appuntamento è per domenica 9 settembre con l'ormai tradizionale «Giornata in Grigio Verde» (in caso di maltempo sarà posticipata alla domenica successiva), con la presenza dei rievocatori per entrambi gli schieramenti, italiano e austriaco. Il 4 settembre, in Gran Guardia, invece, la sezione scaligera sarà presente alla 16° Giornata della Didattica per promuovere le visite all'Ecomuseo della Lessinia e tutte le attività che il Circolo Culturale «Mario Balestrieri» e il Centro Studi Ana Verona mettono a disposizione del personale docente.
E, dal prossimo anno scolastico, la sezione scaligera dell'Ana è pronta a raddoppiare l'offerta. Perché questa settimana sono iniziati i lavori per il recupero della postazione sul versante ad Est, del Valon del Malera e di quella del punto di osservazione del dosso di Gaibana, l'unica postazione da cui furono esplosi colpi di cannone con un calibro da 305mm che raggiunsero gli abitati di Anghebeni e Parrocchia di Vallarsa. «Recupereremo due postazioni di artiglieria - prosegue Melotti - con stazioni di telefonica per i dati di tiro per le batterie di artiglieria. Inoltre, abbiamo scoperto una pietraia che serviva ad alimentare il sistema di 270 "barelle" poste a difesa del fronte su tutto il perimetro. Ne abbiamo recuperata una al dosso di Gaibana: veniva riempita con le pietre e poi eventualmente scaricata addosso al nemico che saliva dalla valle sottostante».

Pellegrinaggio Passo Fittanze

Dopo l'esodo di massa all'ultima Adunata Nazionale di Trento, le Penne Nere scaligere sono pronte a sfilare nuovamente al fianco degli amici della sezione trentina per il pellegrinaggio al monumento di Passo Fittanze. 

Il passo è sempre quello: deciso e costante, spinto dall'entusiasmo che nasce ogni giorno dai valori di solidarietà portati avanti con impegno e soddisfazioni. Domenica scorsa erano a centinaia sull'Ortigara per rendere omaggio alle tante Penne Nere che hanno perso la vita nella tragica battaglia di cento anni fa. E, a distanza esatta di una settimana, gli alpini veronesi sono pronti di nuovo a salire in vetta per «fare memoria». L'occasione è quella del tradizionale pellegrinaggio a Passo Fittanze, in Lessinia. Ma questa volta l'appuntamento avrà un valore decisamente particolare perché, come ricorda il presidente sezionale Bertagnoli, «si pone come l'ideale continuazione di quel cammino di amicizia e solidarietà iniziato a Trento in occasione dell'ultima Adunata». Là dove gli alpini veronesi hanno risposto davvero in massa alla chiamata, sfilando in circa 4mila al fianco di decine di sindaci arrivati da tutta la provincia. Il pellegrinaggio a Passo Fittanze, organizzato insieme alla sezione trentina dell'Ana, metterà di nuovo fianco a fianco queste due sezioni che, da sole, rappresentano un qualcosa come 50mila soci iscritti. «La nostra è un'amicizia di vecchia data, fondata sul nostro essere alpini - prosegue il presidente Bertagnoli -. A Trento, a maggio, abbiamo davvero respirato quell'energia che muove oggi i nostri passi». Un entusiasmo che ricarica immediatamente le energie in vista degli innumerevoli appuntamenti in programma. Perché la sezione chiama e gli alpini rispondono. Senza defezioni, come certificato dal raduno Triveneto di Vittorio Veneto e dagli ultimi pellegrinaggi di Costabella, sul Baldo, e dell'Ortigara. «I nostri alpini sono encomiabili - ammette Bertagnoli -. Abbiamo chiesto tanto, sia in termini di presenze che di impegno, ma la risposta è sempre stata pronta ed entusiasta». E domenica, saliranno di nuovo in massa fino a Passo Fittanze, con i 200 gagliardetti in rappresentanza di tutti i gruppi della sezione Ana Verona. L'appuntamento è alle 9.30 per l'alzabandiera e l'ammassamento. Mezz'ora più tardi la sfilata fino al monumento dedicato agli alpini e ai caduti di tutte le guerre, accompagnati dalla banda cittadina di Grezzana, la Fanfara Alpina di Ala (della sezione di Trento) e il coro Ana «Coste Bianche» di Negrar. Poi, alle 11, il vescovo Giuseppe Zenti e il cappellano sezionale don Rino Massella, celebreranno la messa. È prevista la diretta televisiva di Telepace.

(Fonte: L'Arena) - Un tempo nemici ora sull’Ortigara ci sono solo fratelli

Bertagnoli: «Sacrificio che non si deve dimenticare e testimonianza di coesione in un’Europa in crisi

Più di tremila penne nere con 150 gagliardetti, tra i quali molti sindaci arrivati da tutta la provincia, si sono raccolti ieri sull’Ortigara, insieme ad altre centinaia di alpini, attorno alla Colonna mozza, a quota 2.105. «Un atto d’amore cui non possiamo sottrarci». Così Luciano Bertagnoli, presidente provinciale dell’Associazione nazionale alpini, descrive il pellegrinaggio. Lì, nel 1920, si volle ricordare il sacrificio di 8.465 italiani, tra morti e dispersi. La battaglia dell’Ortigara, sull’altopiano di Asiago, si combatté fra il 10 e il 29 giugno 1917 e vide impiegati, sui due fronti, 400mila soldati. Più a Nord, a quota 2086, un cippo ricorda i caduti austriaci, che furono2.507. Impressionante anche il conto dei feriti: 16.734 fra gli italiani e 6.321 in campo austriaco. Il monte, da allora fu chiamato «calvario degli Alpini». Per raggiungere il monumento «per non dimenticare » c’è voluta una marcia di un’ora e mezza sotto il sole e fra le pietraie. «Vedere la lunga colonna che saliva è stato davvero emozionante», confessa Bertagnoli, «e non c’erano solo alpini ma anche tantissimi giovani sui volti dei quali si leggeva l’orgoglio di arrivare, di esserci, e questo è molto bello perché sull’Ortigara ci sono le nostre radici, è lì che si è consumato il sacrificio di tanti alpini dei battaglioni Verona, Monte Baldo, Val d’Adige, e andare a salutarli è un obbligo morale». A tenere l’orazione ufficiale è stato il generale Claudio Berto, comandante delle truppe alpine. «Non c’erano elicotteri, e come tutti noi anche il generale è salito fin lassù ed è sceso a piedi condividendo lo spirito della giornata », osserva il presidente della sezione veronese. In sintonia con lo spirito dei tempi era anche la composizione mista ed equamente suddivisa tra uomini e donne del picchetto armato. Mail momento più emozionante è stato quello della deposizione della corona di fiori sotto la Colonna mozza e davanti al cippo austriaco, cerimonia cui hanno partecipato anche delegazioni  austriache e slovene. «Abbiamo voluto onorare tutti i caduti», evidenzia Bertagnoli, «perché tutti, da una parte e dall’altra, hanno dato la vita per la loro patria e questo è un messaggio importante di coesione per i tempi che viviamo e per questa Europa la cui unità sembra scricchiolare. Oggi non  ci sono più nemici ma fratelli». E sulle note del «silenzio» molti non hanno trattenuto le lacrime. «La presenza di tanti giovani », continua il presidente della sezione, «testimonia anche una sensibilità diffusa, perché gli alpini sono visti come coloro che incarnano valori importanti: la pace, la solidarietà, l’amicizia, lo star bene insieme. Siamo contenti che su questi principi ci sia un passaggio del testimone generazionale». Ma il pellegrinaggio sull’Ortigara è soprattutto un’occasione per fare memoria. Sabato pomeriggio, al termine della cerimonia al Sacrario di Asiago, una delegazione della sezione scaligera aveva raggiunto il bosco in Valstagna, alle pendici dell’Ortigara, nel punto in cui i volontari dell’ Ana avevano trovato, durante lavori di pulizia in funzione antincendio, un cippo coperto dal muschio e dal fogliame che ricorda il passaggio e la sosta in quel punto degli alpini del Battaglione Val d’Adige prima di raggiungere le prime linee. Ripulito e restaurato, ora rappresenta una preziosa testimonianza sui tragici avvenimenti di cent’anni fa. A benedirlo, sabato, c’era il cappellano sezionale don Rino Massella che ieri ha celebrato la messa per tutti presenti. Un’occasione, per i veronesi, di ricordare anche Enrico Martini, socio del Gruppo Verona centro «andato avanti» alla vigilia del pellegrinaggio sull’Ortigara. «Gli alpini», sottolinea Bertagnoli, «sono gli eredi di tutti coloro che hanno donato la vita per la loro terra, perché l’amor di patria e il senso di dedizione e di sacrificio non devono andare perduti». Grazie al lavoro di ricerca del Centro studi della sezione scaligera sono state censite molte delle circa 250 vittime veronesi. Lo scorso anno le penne nere veronesi avevano deposto dei mucchietti di terra prelevata nei paesi da cui erano partiti quei ragazzi nel 1917, creando un «giardino della memoria» a pochi passi dalla chiesetta delle Lozze. Una zolla di casa per quelli che non sono tornati. In questo modo gli alpini avevano voluto restituire loro, anche se solo simbolicamente, quell’esistenza spezzata che avrebbero voluto vivere, finalmente in pace. (Enrico Santi)

Rientrati in Italia i nostri volontari. Completata a tempo di record la manutenzione programmata del ponte sul fiume Kiri in Albania. Bertagnoli: «Un orgoglio fare queste attività anche fuori dai confini». Mazzi: «Grazie alla collaborazione di due suore e dell’amico Marjan». Le parole sono quelle dell’allora cappellano sezionale, padre Claudio Liuti, in occasione dell’inaugurazione dell’opera: «Con il dono di questo ponte alle popolazioni della valle del Kiri, gli alpini hanno assolto il loro dovere di ricordare i morti per aiutare i vivi». Un impegno che, a distanza di oltre vent’anni, continua ad animare le penne nere scaligere. Sono così rientrati venerdì scorso, all’aeroporto Catullo di Verona: Ilario Bombieri, Luca Cordioli, Fiore Domenico Costantini, Gilio Ferrari, Fortunato Gastaldelli, Fausto Mazzi, Gino Masotto, Ilario Peraro, Aldo Santelli e Umberto Zanon. I nostri volontari che hanno completato a tempo di record, grazie anche alle favorevoli condizioni meteo, il ripristino e la manutenzione programmata del ponte sul fiume Kiri. Un ponte rinforzato, proprio come quel patto d’amicizia che lega indissolubilmente gli alpini all’Albania, nel ricordo dei tanti caduti alpini veronesi sul fronte Greco-Albanese.

Pellegrinaggio di Costabella

(Fonte: L'Arena)
Sempre in prima linea quando c'è da far memoria. Ancora di più su quelle montagne poco distanti dal confine dove italiani e austriaci si sono combattuti in condizioni estreme durante la Prima guerra mondiale, pagando con pensanti perdite su entrambi i fronti. Ieri200penne nere veronesi dell'Associazione nazionale Alpini (24mila i soci della sezione scaligera) hanno risalito il Baldo da Prada di Brenzone fino alla chiesetta di Costabella, sull'omonimo crinale, per inaugurare una serie di pellegrinaggi sui luoghi del ricordo. Domenica prossima tocca all'Ortigara, sull'altopiano di Asiago; un appuntamento nazionale che Verona organizza insieme ai gruppi Ana di Asiago e Marostica. Poi Passo Fittanze il 15 luglio, la Conca dei Parpari il 29, il rifugio Scalorbi domenica 26 agosto e il 2 settembre Sant'Anna d'Alfaedo, per festeggiare il patrono degli alpini san Maurizio. «È sempre una grande emozione vedere tante famiglie con bambini e persone anche anziane che pur con notevoli difficoltà fisiche risalgono il sentiero con quel passo lento e cadenzato, il “passo alpino“, e il cappello ben calzato in testa con l'obiettivo di fare memoria » commenta Giorgio Sartori, vicepresidente vicario della sezione veronese dell'ANA. Il pellegrinaggio alla pieve di Costabella è una tradizione lunga 55 anni. Era il4 agosto del 1963 quando le penne nere di Verona inauguravano la chiesetta all'altezza del rifugio Chierego, voluta fortemente dal loro cappellano monsignor Luigi Piccoli e dedicata ai santi Maurizio e Bernardo– quest' ultimo protettore degli alpinisti – oltre che a Maria Regina Pacis, regina della pace. È stata eretta in memoria del capitano Aleardo Fronza della 258ª compagnia del Battaglione Val d'Adige, medaglia di bronzo al valore militare, ucciso da una granata il 4 agosto 1916. All'interno, nel sacello ossario, vi riposano i resti dell'alpino Raffaele Solve, caduto in Russia a Nowo Kalitwa il 4 gennaio 1943, all'età di 21 anni. Ieri a metà mattina l'appuntamento al rifugio Fiori del Baldo, da dov'è poi partita la «cordata» a piedi. Alle 11 gli onori al vessillo sezionale, l'alzabandiera e gli onori ai caduti di tutte le guerre, il saluto del presidente Luciano Bertagnoli e delle autorità – presenti i sindaci di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, di Caprino Paola Arduini e di Sant'Ambrogio di Valpolicella Roberto Zorzi – e la messa celebrata dal cappellano sezionale don Rino Massella, animata dal coro Ana La Preara di Lubiara. Poi, come consuetudine vuole, piatti di minestrone e panini offerti a tutti i presenti. «Gli alpini veronesi» spiega Sartori «hanno iniziato a commemorare i loro caduti negli anni immediatamente successivi al conflitto e ancora oggi vogliono continuare a rappresentare il collante tra memoria e futuro. Il messaggio è quello del ricordo, sì, ma non solo fra di noi: ricordare i morti per aiutare i vivi», come recita il motto dell'Associazione nazionale Alpini. Particolarmente sentito sarà l'appuntamento di domenica prossima sull'Ortigara, ricordato come “il calvario degli alpini“ per il massacro di migliaia di soldati durante la battaglia del 10 giugno 1917. Un luogo simbolo per le penne nere di tutta Italia e in particolare per quelle veronesi che su quel fronte impegnarono due battaglioni, il «Verona» e il «Monte Baldo», offrendo un tributo di sangue elevatissimo.

Le Truppe Alpine in esercitazione alle 5 Torri

Le Truppe Alpine saranno nuovamente protagoniste, il prossimo 4 luglio, dell’esercitazione multinazionale interforze “5 Torri 2018”. Nell’omonimo comprensorio montano, un autentico museo a cielo aperto della Prima Guerra Mondiale dove 100 anni fa era posizionato il Comando dell’artiglieria italiana, gli alpini daranno prova delle loro capacità nel saper operare in montagna, con appassionanti dimostrazioni, aperte al pubblico, di progressione alpinistica e manovre di soccorso in parete (con e senza elicotteri) e della capacità di sviluppare azioni militari in un ambiente particolarmente difficile e selettivo.

Eredi dei leggendari soldati che durante il Primo Conflitto Mondiale scrissero su queste montagne epiche pagine di storia militare ed alpinistica, in questa esercitazione gli alpini daranno particolare risalto al concetto di  “mountain warfare”, evoluzione delle tradizionali tecniche di combattimento in alta montagna che, con procedure in continuo aggiornamento, caratterizza le Truppe Alpine moderne quali componente dell’Esercito prontamente impiegabile ed idonea ad operare in qualsiasi contesto ambientale.

Oggi giornata commemorativa a Nago in ricordo dei caduti della battaglia di Malga Zures, combattuta tra Nago e Mori il 30 dicembre 1915, che ha visto protagonisti gli Alpini (tra questi molti gli alpini veronesi, e l’irredentista naghese Arturo de Bonetti inquadrato nel battaglione alpini Val d’Adige) e gli Standschuetzen austriaci. La giornata è iniziata con il ritrovo e l’alzabandiera alle 9.30, e alle 10.00 con la celebrazione della Santa Messa officiata da Don Christian. Alle ore 11.00 la commemorazione è proseguita con gli onori ai caduti e la deposizione della corona al monumento. Presente alla cerimonia il nostro Vessillo sezionale con una rappresentanza di alpini veronesi e del nostro gruppo storico.
(Ph: Massimo Ade Venturini)

Alla cerimonia per il 35º raduno Contrin in Marmolada era presente il nostro Vessillo sezionale accompagnato dai gagliardetti dei gruppi di: Marano di Valpolicella, Soave, Volon di Zevio e Basson. (foto: Alpini Marano di Valpolicella, Paolo Menapace)

35° raduno al rifugio Contrin

Alla fine di giugno si rinnova l’immancabile appuntamento al rifugio Contrin in Marmolada per il 35º raduno. La cerimonia, accompagnata dalla fanfara alpina Monte Zugna di Lizzana, inizierà alle ore 11,15 con l’alzabandiera, gli onori al Labaro dell’Ana e l’omaggio al cippo del capitano Andreoletti; seguiranno gli interventi delle autorità e la Messa. Alle 12,30 rancio alpino al rifugio. Per informazioni: Rifugio Contrin (Alba di Canazei), tel. 0462/601101, cell. 338/1623311 www.rifugiocontrin.it

Le parole sono quelle dell'allora cappellano sezionale, padre Claudio Liuti, in occasione dell'inaugurazione dell'opera: «Con il dono di questo ponte alle popolazioni della valle del Kiri, gli alpini hanno assolto il loro dovere di ricordare i morti per aiutare i vivi». Un impegno che, a distanza di oltre vent'anni, continua ad animare le Penne Nere scaligere. L'Albania chiama e gli alpini veronesi rispondono. Il ponte fortemente voluto da padre Liuti e inaugurato nel 1995 ha bisogno di manutenzione e i volontari dell'Ana si rimboccano le maniche. Erano in dieci, giovedì scorso, all'aeroporto Catullo di Verona, pronti a imbarcarsi sul volo diretto a Tirana: Ilario Bombieri, Luca Cordioli, Fiore Domenico Costantini, Gilio Ferrari, Fortunato Gastaldelli, Fausto Mazzi, Gino Masotto, Ilario Peraro, Aldo Santelli e Umberto Zanon. Ad accoglierli, all'aeroporto di Tirana, il vicesindaco Vilson Peshkaj e l'amica Vera Potay «faro e garanzia» per la logistica in loco. Più di vent'anni di usura e intemperie: il ponte degli alpini aveva bisogno di un restyling. E gli alpini (iscritti ai gruppi di Lugagnano, Lugo, Rosegaferro, Bovolone, Mozzecane, Grezzana, Bagnolo e Roncolevà) si sono messi all'opera con il solito spirito di solidarietà. «Si vede di che pasta sono fatti gli alpini - commenta entusiasta il presidente sezionale Luciano Bertagnoli -. Per noi è davvero un orgoglio poter avere una squadra che lavora e fa attività anche al di fuori dei nostri confini, in un contesto precario dove mancano anche le cose più elementari». Pronti ad affrontare anche tutti gli aspetti burocratici legati all'organizzazione dell'evento. «L'ambiente in cui stiamo operando non è dei più semplici. Abbiamo dovuto spianare la strada che collega il ponte alla nostra sistemazione in un colonia di suore con una ruspa per consentirci di raggiungere il cantiere in sicurezza e in tempi rapidi - ricorda il vice presidente sezionale, Fausto Mazzi -, ma a complicare il tutto è la burocrazia. Non si ha idea delle carte che si devono compilare...». Ostacoli che non possono fermare gli alpini veronesi, come recitava uno degli striscioni che hanno sfilato in occasione dell'ultima Adunata Nazionale a Trento. «Suor Alessandra e suor Barda ci hanno messo a disposizione una vecchia colonia estiva per ragazzi a Scutari e a loro vanno i nostri ringraziamenti - conclude Mazzi -. Ma non possiamo dimenticare l'amico Marjan che in tutti questi giorni ci ha seguito come il più efficiente dei segretari: è stato lui a consigliarci tutti i posti dove poter fare acquisti per il materiale edile necessario all'opera». Un ponte rinforzato, proprio come quel patto d'amicizia che lega indissolubilmente le Penne Nere veronesi all'Albania.

Restauro sede sezionale, al via i lavori

Prende il via l'atteso intervento di restauro della Casa del Capitanio, sede delle Penne Nere scaligere. Il presidente Bertagnoli: «Vogliamo splendere». L'ultimo restauro risale al 1990, anno dell'ultima Adunata Nazionale in riva all'Adige

Gli Alpini veronesi si rifanno il look. Se c'è un simbolo per eccellenza delle Penne Nere scaligere, quello è la Casa del Capitanio, attuale sede della sezione veronese dell'Ana. Un edificio che trasuda storia da ogni pietra e che aveva bisogno di una «ritoccatina». Annunciati da mesi, prendono il via domani gli attesissimi lavori di restauro della sede all'angolo tra via del Pontiere e via Pallone. Un intervento dal costo stimato di circa 150mila euro, che vedrà impegnati restauratori e operai per i prossimi tre mesi. «Finalmente - commenta soddisfatto il presidente sezionale, Luciano Bertagnoli -. Siamo riusciti a centrare l'obiettivo: per noi si tratta di un edificio a cui siamo molto affezionati. In quei corridoi e in quelle stanze sono passati i nostri Padri».

Basti ricordare il Capitano Pietro Cella, decorato con la prima Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria assegnata ad un membro del corpo degli alpini. Il colonnello Davide Menini (Medaglia d'argento al Valor Militare)e il colonnello Giovanni Fincato decorato di due Medaglie d’argento e una Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria,  che nel periodo della Grande Guerra, da Tenente, assunse il comando di un plotone della 145ª Compagnia del Battaglione alpino «Sette Comuni», operante in seno al 6º Reggimento alpini, cosi come anche Cesare Battisti una volta nominato Tenente del Battaglione alpini «Val d'Adige».
I lavori sono stati affidati a chi di Penne Nere se ne intende: la progettista è infatti l'architetto vicentino Elisabetta Mioni, alpina riservista dell'Esercito Italiano. Al suo fianco la restauratrice Laura Borghino, di Desenzano del Garda. «Gli interventi, autorizzati dalla Sovrintendenza e dal Comune, si concentrano principalmente sul restauro delle facciate: pulitura degli intonaci, eventuali rappezzi, pulitura e consolidamento di tutti gli elementi in pietra tra cui il bassorilievo marmoreo di epoca romana sul lato Sud e il portale in stile classico settecentesco sul lato di via del Pontiere, unico residuo della struttura risalente all'edificio originario» spiega l'architetto. Gli operai della ditta Rigon Costruzioni edili di Cologna Veneta saranno impegnati anche nella manutenzione di parte del tetto, per rimediare a eventuali infiltrazioni. Con la collaborazione della ditta Mastec Recinzioni, sarà rinnovato lo spazio verde di fronte all'attuale ingresso della sede: l'area sarà recintata («Per evitare cattive frequentazioni» puntualizza il presidente Bertagnoli) e poi piantumata.
Un restyling in puro stile conservativo, per non perdere nemmeno un grammo del fascino storico della Casa del Capitanio. Edificio sorto nel 1787, era la struttura più importante del complesso della «Caserma A», una delle cinque caserme che andavano dalla Gran Guardia all'Adige, seguendo la cinta magistrale cittadina. La «Caserma A» si affacciava su via Pallone e si prolungava a sud verso l'Adige con una serie di corpi, dei quali l'unico superstite è appunto la Casa del Capitanio che dal 1875 ospitò il Sesto Reggimento Alpini. Negli Anni Ottanta del secolo scorso, l'edificio fu messo a disposizione della sezione Ana di Verona che nel 1990, con il fondamentale finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio, avviò i lavori di restauro. Circostanza che evoca dolci ricordi in riva all'Adige, perché proprio in quell'anno la città ospitò per l'ultima volta l'Adunata Nazionale. A distanza di trent'anni esatti, la sezione guidata dal presidente Bertagnoli, sogna di poter riportare il grande appuntamento a Verona («Nel 2020 celebreremo anche il centenario della nostra sezione» ricordano le Penne Nere scaligere). E tutto, a partire proprio dalla «casa» degli alpini veronesi, deve risplendere. «Vogliamo essere pronti - annuncia il presidente Bertagnoli -. La settimana prossima ospiteremo la delegazione nazionale che dovrà esaminare la nostra candidatura per il 2020».
E i delegati potranno già assistere di persona ai lavori di restauro. Un intervento reso possibile dalla sensibilità dell'amministrazione comunale, proprietaria dell'edificio. «Voglio ringraziare il sindaco Federico Sboarina, l'assessore Marco Padovani e tutti i tecnici degli uffici comunali che hanno seguito e agevolato la pratica consentendo di avviare l'intervento - ricorda Bertagnoli -. Un grazie speciale anche alla Fondazione Cariverona e al suo presidente Alessandro Mazzucco per il prezioso contributo». La ditta Sec Ponteggi e la ditta Media Event hanno coperto le spese relative al noleggio dei ponteggi che rimarranno installati per i prossimi tre mesi. Ma un grazie speciale va anche ai tanti volontari che hanno voluto contribuire a dare nuovo lustro alla sede. Per chi volesse contribuire, è possibile effettuare un versamento tramite bonifico bancario all'Iban  IT 68 U 05034 11730 0000000 20967 indicando come causale «Restauro Casa del Capitanio».

ANA VERONA Raduno Triveneto a Vittorio Veneto

La spinta di quei 150 gagliardetti, la forza di quel bosco che non conosce mai autunno. Con un unico imperativo a guidare i loro passi: «Fare memoria». Il presidente sezionale Luciano Bertagnoli, alla vigilia, aveva lanciato l'appello a tutti gli alpini veronesi. E, come al solito, le Penne Nere scaligere non hanno mancato l'importante appuntamento con il Raduno Triveneto in programma nel fine settimana, da venerdì a domenica, a Vittorio Veneto. Un luogo carico di valenze storiche, nel centenario della fine della Grande Guerra. «Quella è una terra in cui gli Alpini sono radicati davvero fortemente e lo si è capito dalla presenza in massa della gente e dagli applausi continuati che hanno accompagnato la nostra sfilata di domenica mattina» ricorda il presidente Bertagnoli. Presenza «di massa» apprezzata anche da Alfonsino Ercole, che proprio domenica è stato nominato vice presidente vicario dell'Associazione Nazionale Alpini, nel corso del consiglio nazionale. Un altro «esodo» per gli alpini veronesi dopo la grande partecipazione all'ultima Adunata Nazionale di Trento. E anche questa volta, la politica scaligera, ha voluto far sentire la propria vicinanza al Corpo. Tredici i primi cittadini scaligeri che hanno sfilato con gli alpini domenica mattina, insieme ad assessori, parlamentari, consiglieri regionali e rappresentanti della Provincia. E a «tirare il gruppo» c'era l'assessore del Comune di Verona Marco Padovani, che già aveva marciato da Verona a Trento in occasione dell'ultima Adunata Nazionale. Una «squadra» trasversale a tutti gli schieramenti politici, in perfetta linea con l'appello lanciato nei giorni scorsi dal sindaco del capoluogo Federico Sboarina che ha rimarcato la volontà di portare in riva all'Adige l'Adunata Nazionale nel 2020. «Una giornata bellissima - commenta Bertagnoli -, abbiamo sfilato sotto il sole, circondati dal calore della gente. Siamo arrivati esausti ma orgogliosi del nostro essere alpini». Un orgoglio che nasce, anche e soprattutto, dalla responsabilità che le Penne Nere sentono quotidianamente. Una responsabilità che il presidente Bertagnoli ha voluto ricordare anche sabato mattina, nel corso di uno dei momenti più toccanti della tre giorni del Triveneto: la deposizione delle ultime Foglie che mancavano all'Albero del Ricordo: le cinque Foglie delle sezioni di Gemona, Trento, Trieste, Verona e Vicenza. Un albero «sempreverde», che non può appassire mai. «L'ho ricordato anche nel corso del mio discorso ufficiale, sabato mattina: con queste foglie che abbiamo posto sull'Albero abbiamo preso un impegno molto importante. Anche quando si spegneranno i riflettori del Centenario della Grande Guerra, noi abbiamo il dovere di continuare ad alimentare la fiamma del ricordo perché le nostre radici sono lì, in quei ragazzi che hanno dato la loro vita per darci quell'Italia magnifica di cui siamo orgogliosi e per la quale dobbiamo continuare ad andare avanti con lo stesso impegno e lo stesso entusiasmo di sempre».

foto: Doriano Pesarin, Massimo Venturini

55° Pellegrinaggio a Costabella  - Domenica 1° luglio 2018 - Sezione di verona – zona baldo / alto garda

PROGRAMMA:

Ore 10.30 : Inizio slata con partenza dal rifugio “Fiori del Baldo”
Ore 11.00 : Arrivo alla chiesetta di Costabella
                 Accoglienza ed onori iniziali al vessillo sezionale
                 Alzabandiera
                 Onore ai Caduti
Ore 11.15 : Saluto delle autorità
Ore 11.30 : Inizio della S. Messa celebrata dal cappellano sezionale “Don Rino Massella”
                 La S. Messa sarà accompagnata dal coro ANA
                 “La Preara” di Lubiara (VR)
Ore 12.15 : Onori nali al Vessilo Sezionale al termine delle cerimonia
Ore 12.30 : Momento conviviale (minestrone e panini).


La bidonvia/seggiovia PRADA-COSTABELLA NON E’ IN FUNZIONE, si può arrivare con le auto
no alla località “Due pozze”, per ottenere il transito no a Costabella inoltrare la richiesta
scritta a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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La foglia della sezione ANA Verona da oggi è sull'Albero del Ricordo

Commovente intervento ufficiale questa mattina del nostro presidente Luciano Bertagnoli al Bosco delle Penne Mozze dove le sezioni di Gemona, Trento, Trieste, Verona e Vicenza hanno deposto le loro Foglie sull'Albero del Ricordo. «Mancavano solo le foglie di queste cinque sezioni per completare l'Albero - puntualizza Bertagnoli -. Con questo gesto vogliamo dire che noi ci siamo, al fianco dell'Italia per fare memoria». Un momento particolare, nel centenario della fine della Grande Guerra, prima della partenza della Lampada Votiva diretta al centro della città. (foto: Massimo Venturini)

 

Raduno del Triveneto e Vittorio Veneto

Un mese fa, a Trento, erano in diecimila accompagnati dai sindaci di tutta la provincia per l'appuntamento con l'Adunata Nazionale. E ora gli alpini veronesi si preparano a ripetere l'«esodo di massa» a Vittorio Veneto, in occasione del Raduno del Terzo Raggruppamento in programma da domani a domenica. Una presenza di massa per ringraziare tutte le sezioni del Triveneto che, a febbraio, hanno messo nero su bianco la propria volontà di supportare la candidatura di Verona ad ospitare l'Adunata Nazionale del 2020. «Sappiamo di avere gli occhi del direttivo nazionale puntati su di noi - ricorda il presidente sezionale, Luciano Bertagnoli -. I miei alpini non mancheranno a questo importante appuntamento, con il solito carico di entusiasmo ed energia». E sarà proprio il presidente Bertagnoli, sabato mattina, a tenere il discorso ufficiale al Bosco delle Penne Mozze dove le sezioni di Gemona, Trento, Trieste, Verona e Vicenza deporranno le loro Foglie sull'Albero del Ricordo. «Mancavano solo le foglie di queste cinque sezioni per completare l'Albero - puntualizza Bertagnoli -. Con questo gesto vogliamo dire che noi ci siamo, al fianco dell'Italia per fare memoria». Un momento particolare, nel centenario della fine della Grande Guerra, prima della partenza della Lampada Votiva diretta al centro della città. Nel pomeriggio di sabato, alle 17,è poi in programma la messa in Cattedrale celebrata dal vescovo di Vittorio Veneto, Beniamino Pizziol.
Ma già da domani le Penne Nere scaligere saranno a Vittorio Veneto per assistere all'arrivo delle cinque «Fiaccole della Memoria» in piazza del Popolo, per alimentare la «Fiamma del Ricordo» che rimarrà accesa per tutta la tre giorni alpina. Sabato, come detto, la cerimonia al Bosco delle Penne Mozze, la messa nel pomeriggio e poi la sfilata da piazza Giovanni Paolo I a piazza del Popolo. In serata, a partire dalle 20.45, concerto della Fanfara dei congedati della Brigata Cadore al teatro Lorenzo Da Ponte. Nelle chiese cittadine, invece, si esibiranno i cori della sezione Ana di Vittorio Veneto e dei cori ospiti. Domenica, il clou delle manifestazioni con l'alzabandiera in programma alle 8.30 e l'inizio della sfilata, un'ora più tardi.

RADUNO DEL TRIVENETO

Il raduno alpino del 3° Raggruppamento Ana del Triveneto si terrà il 15, 16 e 17 giugno 2018 a Vittorio Veneto, in occasione del centenario della fine della Grande Guerra. Decine di migliaia di penne nere si incontreranno nella Città della Vittoria per scrivere un’altra pagina importante di storia.

https://vittoriotriveneto2018.it/

SABATO 02 GIUGNO

ore 11:00 Apertura stand gastronomico presso la tensostruttura con aperitivo Alpino e intrattenimento musicale per tutto il pomeriggio

ore 19:00 Apertura stand gastronomico

ore 20:30 Rassegna corale presso la Chiesa Parrocchiale di San Bortolo.

Parteciperanno: coro A.N.A. “EL BIRON” di San Giovanni Ilarione - Coro “PICCOLE DOLOMITI” d’Illasi

DOMENICA 03 GIUGNO

ore 9:30 Ammassamento presso il “Camino degli Alpini” in prossimità del paese

ore 10:00 Partenza sfilata accompagnata dalla banda “LA PRIMULA” di Cogollo

ore 10:15 Alzabandiera e onore ai caduti presso il monumento

ore 10:30 Santa Messa celebrata dal nostro cappellano sezionale Don Rino Massella

e animata dal Coro di San Bortolo

ore 11:30 Ripresa della sfilata e inaugurazione della Sede Alpini, seguirà lo sparo

dei trombini e interventi delle autorità presenti

ore 12.30 Rancio Alpino presso la tensostruttura allestita per l’occasione

Ore 8.00 - Ammassamento presso Piazzale della Stazione

Ore 9.00 - Inizio sfilata lungo il Corso Arnaldo Fraccaroli accompagnati dalla Banda musicale di Perzacco

Ore 9.30 - Alzabandiera e Onore ai Caduti, deposizione delle corone davanti ai Monumenti, brevi orazioni ufficiali

Ore 10.00 - Santa Messa al Campo
Ore 11.00 - Apertura mostra di pittura con soggetti Alpini degli artisti Luca Barolo e Parisato Paolo
Ore 12.30 - Pranzo alpino presso la tensostruttura del cortile parrocchiale
(è gradita la prenotazione)


Ore 20.30 - Presentazione del libro a ricordo del 50° anniversario di fondazione del Gruppo Alpini di Villa Bartolomea e 100° anno dalla fine della Grande Guerra 1915-18. Presso il Teatro Sociale. A seguire, concerto del Coro Alpino di San Maurizio di Vigasio

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