ATTENZIONE !!! la gara è stata spostata alla nuova data per motivi organizzativi.

Cambio data della 15a Edizione Gara di Tiro a Segno con Pistola di Grosso Calibro 2020

Gara - Promozionale - ad estensione sezionale aperta anche ai Gruppi Alpini delle Sezioni limitrofe, organizzata dal Gruppo A.N.A. di Avesa sabato 8 e domenica 9 Febbraio 2020.

Gara riservata ai soci ANA e Amici degli Alpini in regola con il tesseramento 2020, iscritti ad una sezione TSN e/o in possesso della tessera UITS.


REGOLAMENTO

Poligono: Stand con 5 linee di tiro a 22 metri, circa, presso il Poligono di Verona in Via Magellano n. 15/A, zona Ponte Catena.

Orari : Sabato 25 gennaio dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 18.30. Domenica 26 gennaio 2020 dalle ore 9 alle ore 12.

Armi: Saranno messe a disposizione dei tiratori 5 pistole calibro 9x21 con caratteristiche similari. E’ vietato usare armi personali, eccetto che nelle categorie “MAESTRI, VETERANI MAESTRI e OPEN“ queste categorie potranno usare pistole personali. In queste categorie non saranno forniti i colpi se diversi dal calibro 9x21. Cartucce: Nella tassa di iscrizione sono compresi i 25 colpi in calibro 9x21. Bersagli: Per la 1^ fase di tiro “Mirato” saranno utilizzati 2 bersagli del tipo TARGET (modificato) che verranno posizionati in fondo al poligono a 22 metri su cui si spareranno 5 colpi di prova sul primo e 10 colpi di gara sul secondo. Tempo massimo per ogni serie di 5 colpi sarà di 2,5 minuti. Per la 2^ fase di tiro “Celere” sarà utilizzato n.1 bersaglio del tipo TARGET (modificato) che verrà posizionato a 10 metri dal tiratore (tiro ravvicinato) su cui si spareranno 10 colpi. La posizione di partenza sarà con pistola carica di 5 colpi e inclinata di 45 gradi, al fischio di comando del direttore di tiro si solleverà la pistola e si spareranno i 5 colpi con un tempo massimo di 10 secondi. Se il tiratore sparerà dopo il fischio finale verrà penalizzato eliminando il punto o i punti più alti del bersaglio.

Posizione: Regolamentare in piedi senza alcun appoggio, è consigliabile usare tutte e due le mani. E’ fatto obbligo al tiratore di utilizzare le cuffie a protezione dell’udito.

Il TSN di Verona ne metterà a disposizione una per ogni tiratore ed è comunque possibile e consigliabile usare cuffie e occhiali personali.

Categorie: Alpini – Alpini Veterani (da 65 anni compiuti) con armi del TSN.
Maestri – Maestri Veterani (da 65 anni compiuti) con armi personali. Amici – Amiche e Allievi - (dai 18 ai 20 anni compiuti) con armi del TSN.

Open - con arma propria o comunque con una pistola scelta tra quelle disponibili del TSN – VR.
Premiazioni: Individuali con medaglia d’Argento ai primi tre classificati di ogni categoria

Altri premi, in natura, da decidere al momento delle premiazioni. N.B. a ogni tiratore verranno offerte 3 salsicce mantovane (di cui 1 cotta compreso un panino caldo) come premio di iscrizione e ne verrà data in premio
UNA per ogni -10- che avrà colpito nei venti colpi di gara.

Trofeo “ANA AVESA” al gruppo che avrà concorso con il maggior numero di concorrenti Alpini escluso il gruppo organizzatore. A pari numero si conteggeranno anche tutti gli altri appartenenti allo stesso gruppo.

Squadre: Saranno premiate le squadre formate da almeno tre tiratori Alpini utilizzando i tre migliori risultati per ogni gruppo con coppe o targhe. Iscrizioni: Presso Luciano Brunelli tel. 336-358277 – fax 045-8347715 –
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. versando una quota per iscrizione di € 20,00.
Si prega di iscriversi entro martedì 21 gennaio 2020
Rientri: Saranno possibili solo tempo permettendo, ma comunque per la classifica rimarrà

valido solo il risultato della 1a prova. Quota da versare per l’eventuale rientro  €15,00.

N.B. Ogni tiratore può partecipare a due categorie: La propria di appartenenza e alla speciale categoria Open. Gli organizzatori declinano ogni responsabilità per fatti e incidenti causati dai tiratori prima, durante e dopo la gara. Ogni tiratore si assume la responsabilità della propria imperizia.
Come nella tradizione ANA le premiazioni concluderanno la manifestazione. E’ doveroso che alle premiazioni ci sia almeno un rappresentante per ogni Gruppo.
Vi aspettiamo numerosi con il Cappello Alpino!
Durante la manifestazione verrà offerto il panino caldo!! ai tiratori che avranno già concluso la gara.

77° di Nikolajewka a Brescia

Il 25 gennaio 2020 gli alpini ricorderanno i Caduti nel 77º anniversario della battaglia di Nikolajewka. La celebrazione inizierà nel piazzale della Scuola Nikolajewka di Mompiano (Brescia) che ospita persone affette da disabilità fisiche e che le penne nere della Sezione hanno voluto edificare oltre trent’anni fa. Una struttura d’eccellenza recentemente ampliata e ammodernata per essere al passo con i tempi.

PROGRAMMA

  • Ore 11 cerimonia commemorativa alla Scuola Nikolajewka (Mompiano) alla presenza del Labaro e dei gonfaloni di Brescia e Flero; alzabandiera, deposizione fiori alla lapide e commemorazione ufficiale.
  • Ore 15,30 onore ai Caduti e saluti delle autorità in Piazza della Loggia.
  • Ore 16,30 Messa nella cattedrale in suffragio di tutti i Caduti, presieduta da mons. Pierantonio Tremolada vescovo di Brescia.
  • Ore 18 al Teatro Grande esibizione della fanfara dei congedati della Tridentina “G. Morandi”, diretta dal Maestro Donato Tempesta.

Si torna a parlare di Giochi Olimpici nella “Petite Patrie”. Incastonata tra le maestosità del Monte Bianco, del Cervino, del Rosa e del Gran Paradiso la più piccola regione italiana affida da sempre la sua immagine nel mondo agli sport della neve grazie all’offerta di comprensori tra i più prestigiosi dell’arco alpino e saranno proprio quelli di La Thuile, Cogne e Pila/Gressan ad ospitare la terza edizione delle Alpiniadi.

Sci alpinismo, fondo, sci alpino e biathlon (ad Aosta) non avranno il fascino delle gare a “cinque cerchi” ma le Olimpiadi delle penne nere non ha nulla da invidiare in quanto ad entusiasmo, calore partecipativo e spirito agonistico, anzi! Sicuramente tra gli alpini l’etica sportiva e il rispetto delle regole è da sempre limite morale invalicabile e in tempi di pesanti sanzioni contro nomi altisonanti dello sport, colpevoli di doping, noi alpini possiamo con fierezza aggiustare la penna sul nostro cappello e metterla ancor più dritta! «Le Alpiniadi saranno uno degli avvenimenti più importanti per lo sport valdostano nel 2020 ed il Governo regionale è lieto di aiutare gli organizzatori affinché la manifestazione possa svolgersi nel migliore dei modi».

Così l’assessore al Turismo, Laurent Vierin, rivolgendosi al Presidente della Sezione di Aosta Carlo Bionaz durante la conferenza stampa di presentazione a Palazzo Regionale. Anche il Presidente del Consiglio, Emily Rini, ha sottolineato la grande valenza promozionale che questo evento potrà avere per la presenza di migliaia di alpini e dei loro famigliari. Dopo l’intervento di Renato Romano, responsabile della Commissione sportiva nazionale, che ha portato i saluti del Presidente nazionale Sebastiano Favero, esprimendo nel contempo il suo «compiacimento per il livello organizzativo sinora raggiunto. Ho visto un Comitato molto operativo e sono certo che a febbraio potremo assistere ad una fantastica edizione delle Alpiniadi»!

Quindi l’intervento di Carlo Bionaz il quale ha illustrato il programma delle gare. Si inizia il 13 febbraio ad Aosta, nel pomeriggio, con la tradizionale cerimonia di apertura, gli onori al monumento ai Caduti, con i saluti, l’accensione del tripode, giuramento, dichiarazione di apertura, breve sfilata e Messa in Cattedrale. Venerdì 14 febbraio primo impegno agonistico a La Thuile, per lo sci alpinismo, sulle nevi che a fine mese accoglieranno le gare di Coppa del Mondo femminile. Un’anticipazione dello spettacolo che offriranno le azzurre Sofia Goggia, Federica Brignone, Nicol Delago e compagne.

Il percorso di gara è stato realizzato con il supporto tecnico di Gloriana Pellissier, una campionessa internazionale dello sci alpinismo. Una garanzia di successo! Sabato 15 febbraio tutti a Cogne, sulle magiche piste del Prato di Sant’Orso, teatro di esaltanti duelli tra i più grandi campioni del fondo mondiale, tra gli ultimi Federico Pellegrino e Francesco De Fabiani. Uno spettacolo nella natura incontaminata del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Nel pomeriggio sarà Aosta, il capoluogo regionale, a salire in cattedra con la prova di biathlon. Nella centralissima Piazza Chanoux, davanti all’eleganza architettonica del Municipio, i concorrenti spareranno sui bersagli con fucili laser e scieranno su di una pista di plastica.

Una scelta tecnica questa fatta sia per promuovere questa disciplina e infatti prima delle penne nere ci sarà una piccola competizione riservata ai ragazzi, sia per esaltare la ricchezza storica di Aosta, città millenaria, con un patrimonio importante di siti archeologici da scoprire e visitare. Portare la montagna in città è sempre stata una sfida suggestiva ed in questo caso si è voluto andare oltre, offrendo al pubblico i ritmi di una specialità – il biathlon – che vede oggi l’Italia ai massimi vertici mondiali. Domenica 16 febbraio gran finale con lo sci alpino sulle piste di Pila dove la mano esperta di un grande campione della velocità azzurra, Mauro Cornaz, assicura preparazioni impeccabili del manto nevoso.

Nel pomeriggio, al Teatro Giacosa di Aosta, premiazioni ufficiali delle Alpiniadi e successiva cerimonia di chiusura con l’ammainabandiera. Un programma sontuoso, impegnativo ed esaltante nello stesso tempo; una settimana che richiederà il massimo sforzo alle penne nere valdostane per dare lustro all’immagine organizzativa di una piccola Sezione alla quale però non mancano il coraggio , le forze e la voglia di rendere onore a quel detto che sempre ci accompagna nelle sfide più importanti: “Ch’a cousta lon ch’a cousta viva l’Aousta”.

scarica i moduli e la presentazione

https://www.ana.it/2020/01/16/le-alpiniadi-2020-in-valle-daosta/

Domenica 26 gennaio 2020 si rinnova a Tregnago per la 49ma volta il raduno dei reduci di Russia e del fronte Greco-Albanese e Jugoslavo. Quest'anno la ricorrenza è particolarmente significativa essendo il 26 gennaio il giorno della battaglia di Nikolajewka e, per la prima volta da quando è stata istituita dalla Camera dei Deputati, la "Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino".

Programma

Domenica 26 Gennaio 2020

Ore 10.00: Ammassamento P.zza Massalongo di Tregnago.

Ore 10.20: Alzabandiera.

Ore 10.30: Sfilata accompagnata dalla

Banda "La Primula" di Cogollo.

Ore 11.00: Santa Messa nella chiesa Parrocchiale,

solennizzata dal "Coro Tre Torri" di Tregnago.

Ore 12.30: Cerimonia al Monumento in Piazza Massalongo.

Sarà presente una delegazione scolastica dell’Istituto Comprensivo di Tregnago.

Ore 13.00: Pranzo Sociale presso il Ristorante Michelin € 25,00

E' obbligatoria la prenotazione al n° tel. 340 5475541 entro il 24/01/2020.al n° tel. 340 5475541

«Avanti Verona!» riecheggia nella lastra di gelo e neve della steppa russa. È il 19 gennaio 1943. Manca qualche giorno alle termopili di Nikolajewka – epilogo dell’infausta Campagna di Russia – e gli alpini veronesi stanno scrivendo una loro dolorosa pagina di storia: la battaglia di Postojali. L’esito sarà amaro: 436 morti del Sesto reggimento e la decimazione di uno dei suoi battaglioni, il Verona. Di quest’ultimo oggi il centro studi Ana di via del Pontiere, intrecciando i dati dell’albo d’oro dei caduti con quelli dell’Unione nazionale reduci di Russia, ha ricostruito l’elenco di morti e dispersi: una lista di 144 giovani che in ordine alfabetico va da Guido Albrigo, 22 anni di Gazzo morto a Postojali il 19 (finito in una fossa comune e riesumato nel 1994), a Italo Zocca, 24 anni di Bardolino, morto il 21. Tra loro la medaglia d’oro Marcello Piccoli, sergente maggiore, di Monteforte d’Alpone, 31 anni, caposquadra fucilieri. «Confrontando i dati dell’albo con quelli dell’Unirr emerge che oltre 140 alpini veronesi muoiono il 19 gennaio 1943», spiega Giorgio Sartori del centro studi. «Per alcuni è indicata la località di morte, Postojali, per altri c’è la dicitura "disperso" o "località non nota", ma confrontando i dati dei diari storici i conti tornano».

Primo tentativo dell’armata italiana di rompere l’accerchiamento russo e aprire un varco alla ritirata, Postojali è una storia veronese. Il 18 gennaio, il Comando del corpo d’armata degli alpini vi invia il battaglione Verona. Il paese – forse già occupato dai russi o solo da pochi partigiani, forse composto da qualche isba o chissà (nessuno l’ha mai visto) – è lungo l’armeestrasse a circa 25 chilometri da Podgornoje. È un punto nevralgico per la manovra di ripiegamento dell’armata. Il comando lì vuole riunire tutte e tre le divisioni ripieganti dal Don.

Il Verona ha un compito di estrema importanza: occupare Postojali e sistemarsi a difesa aprendo così «la strada della salvezza e la libertà a migliaia di compagni», racconteranno i reduci nel volume del 1992 a cura di Vittorio Cristofoletti Battaglione Verona “Cimi”. È il varco entro il quale dovrà transitare la Tridentina e le truppe italiane, tedesche, ungheresi e romene in ripiegamento.

Dopo la lunga marcia dal Don, il battaglione, il 18 gennaio, è sistemato in un paesino. «Il mio piccolo termometro a spillo sul cappello segnava già 43 gradi sottozero, ma la scala arrivava solo a quella misura!», scriverà nel libro Enno Donà. Ci sono casi di congelamento: vesciche ai polsi come scottature laddove il vento della steppa è riuscito a penetrare negli inadatti cappotti degli alpini.

Nel tardo pomeriggio le cinque compagnie del battaglione sono caricate sui mezzi verso Postojali. Gli alpini vengono avvisati della probabile presenza di nuclei partigiani che potrebbero disturbare il ripiegamento. Ma la notizia è infondata: il Verona troverà ben altre forze a contrapporsi. Arriva a Repiewka, poche isbe abbandonate. Sulla destra, un bosco; sulla sinistra, dorsali candide e un’ampia piana spazzata dal vento e da un silenzio assoluto e l’indomani costellata di alpini che arrancano nella neve alta. 19 gennaio. Come sarà Postojali? Un nugolo di isbe sepolte dalla neve? Un paese? Nessuno ne ha un’idea. Ma all’improvviso eccola: una doppia schiera di isbe dalla quale si scatenerà la furia dell’armata rossa. «Verona avanti!» gridano i comandi mentre cadono i soldati. Gli alpini procedono sulla neve rossa del sangue di fratelli, compaesani, amici più cari. Postojali, ora nitida in tutta la sua ampiezza e fortemente presidiata, è un inferno. Il Verona combatte con la sola forza della disperazione fino all’ordine di ripiegare. È una disfatta. Cala la notte, ma non il sacrificio cui ancora il battaglione sarà chiamato nelle settimane successive, prima di giungere a casa. Maria Vittoria Adami

Ana Verona, due case per donne e minori in difficoltà

Penne Nere, Caritas Diocesana Veronese, Rete Donna, Ater, e Comune insieme per due nuovi alloggi destinati alle mamme in difficoltà.

Le Penne Nere veronesi, un gruppo di una quindicina tra artigiani, idraulici, muratori, elettricisti, hanno messo a disposizione tempo e professionalità rimettendo completamente a nuovo i due ampi spazi abitativi di ATER. Spalancandone le porte, Rete Donna – realtà attiva sul territorio e formata da varie associazioni di volontariato di cui è capofila è la Caritas Diocesana Veronese – li ha trasformati in luoghi di accoglienza e punto di ripartenza per quattro nuclei familiari, composto ciascuno da mamma e minori.

Sono i due appartamenti che hanno permesso al progetto co-housing di seconda accoglienza “Due famiglie per una casa” di diventare realtà. E proprio in queste settimane, l’iniziativa taglia il traguardo dell’anno di attività.

Obiettivo del progetto è accogliere donne sole con figli minori e in condizioni di difficoltà per dare loro un’opportunità abitativa nell’ambito di un percorso verso l’autonomia. Gli alloggi sono stati concessi per un periodo di 15 anni da ATER a Rete Donna affinché venissero ristrutturati ed utilizzati a favore di persone in condizioni di povertà. Un passaggio reso possibile dalla Delibera della Regione Veneto n. 1134 che consente “alle Aziende Territoriali di assegnare alloggi sfitti, non utilizzabili a causa dello stato di deperimento in cui versano e della mancata disponibilità finanziaria aziendale nel procedere celermente al loro ripristino, a soggetti del privato sociale”.

E qui sono scesi in campo gli alpini veronesi che volontariamente hanno messo a soqquadro gli interni ormai vetusti degli stabili, ristrutturandoli da cima a fondo e restituendoli completamente efficentati e rinnovati. «Abbiamo creduto in questo appello di Rete Donna e ci siamo volentieri messi al servizio di Caritas per contribuire ad alleviare queste problematiche sociali. Non senza fatica, siamo molto orgogliosi di essere stati di aiuto», spiega Luciano Bertagnoli, presidente dell’ANA Verona.

In ciascuna abitazione vivono ora due nuclei familiari che coabitano condividendo gli spazi diurni. Mamme e bimbi potranno rimanere all’interno degli appartamenti fino a 18 mesi: la finalità di questi progetti educativi è infatti di permettere loro di riuscire a trovare un’altra soluzione abitativa e conquistare una maggior autonomia di vita.

Questa tipologia di ospitalità è un’accoglienza in semi-autonomia tanto che tra i requisiti d’accesso c’è disporre già di un reddito o di un’entrata economica regolare.

Gli enti che partecipano al progetto sono: Caritas Diocesana Veronese attraverso l’associazione San Benedetto ONLUS, il Centro Diocesano Aiuto Vita, ACISJF Protezione della Giovane associazione di Verona, Gruppi di Volontariato Vincenziano, Associazione Nazionale Alpini sezione Verona e Comune di Verona.

Questa mattina, a chiusura dell’incontro, è stato poi siglato tra le parti il Protocollo d’intesa Rete Donna, co-gestione di un’accoglienza integrata.

https://www.rainews.it/…/ven-Verona-Caritas-e-Alpini-insiem…

Ana Verona, due case per donne e minori in difficoltà

Penne Nere, Caritas Diocesana Veronese, Rete Donna, Ater, e Comune insieme per due nuovi alloggi destinati alle mamme in difficoltà.

Le Penne Nere veronesi, un gruppo di una quindicina tra artigiani, idraulici, muratori, elettricisti, hanno messo a disposizione tempo e professionalità rimettendo completamente a nuovo i due ampi spazi abitativi di ATER. Spalancandone le porte, Rete Donna – realtà attiva sul territorio e formata da varie associazioni di volontariato di cui è capofila è la Caritas Diocesana Veronese – li ha trasformati in luoghi di accoglienza e punto di ripartenza per quattro nuclei familiari, composto ciascuno da mamma e minori.

Sono i due appartamenti che hanno permesso al progetto co-housing di seconda accoglienza “Due famiglie per una casa” di diventare realtà. E proprio in queste settimane, l’iniziativa taglia il traguardo dell’anno di attività.

Obiettivo del progetto è accogliere donne sole con figli minori e in condizioni di difficoltà per dare loro un’opportunità abitativa nell’ambito di un percorso verso l’autonomia. Gli alloggi sono stati concessi per un periodo di 15 anni da ATER a Rete Donna affinché venissero ristrutturati ed utilizzati a favore di persone in condizioni di povertà. Un passaggio reso possibile dalla Delibera della Regione Veneto n. 1134 che consente “alle Aziende Territoriali di assegnare alloggi sfitti, non utilizzabili a causa dello stato di deperimento in cui versano e della mancata disponibilità finanziaria aziendale nel procedere celermente al loro ripristino, a soggetti del privato sociale”.

E qui sono scesi in campo gli alpini veronesi che volontariamente hanno messo a soqquadro gli interni ormai vetusti degli stabili, ristrutturandoli da cima a fondo e restituendoli completamente efficentati e rinnovati. «Abbiamo creduto in questo appello di Rete Donna e ci siamo volentieri messi al servizio di Caritas per contribuire ad alleviare queste problematiche sociali. Non senza fatica, siamo molto orgogliosi di essere stati di aiuto», spiega Luciano Bertagnoli, presidente dell’ANA Verona.

In ciascuna abitazione vivono ora due nuclei familiari che coabitano condividendo gli spazi diurni. Mamme e bimbi potranno rimanere all’interno degli appartamenti fino a 18 mesi: la finalità di questi progetti educativi è infatti di permettere loro di riuscire a trovare un’altra soluzione abitativa e conquistare una maggior autonomia di vita.

Questa tipologia di ospitalità è un’accoglienza in semi-autonomia tanto che tra i requisiti d’accesso c’è disporre già di un reddito o di un’entrata economica regolare.

Gli enti che partecipano al progetto sono: Caritas Diocesana Veronese attraverso l’associazione San Benedetto ONLUS, il Centro Diocesano Aiuto Vita, ACISJF Protezione della Giovane associazione di Verona, Gruppi di Volontariato Vincenziano, Associazione Nazionale Alpini sezione Verona e Comune di Verona.

Questa mattina, a chiusura dell’incontro, è stato poi siglato tra le parti il Protocollo d’intesa Rete Donna, co-gestione di un’accoglienza integrata.

https://www.rainews.it/…/ven-Verona-Caritas-e-Alpini-insiem…


Il Tempio Ossario per i Caduti della Grande Guerra apre le porte alla città: il sacrario militare, che ospita le spoglie di circa 4000 caduti del primo conflitto mondiale, sarà visitabile ogni secondo fine settimana del mese.

Le aperture straordinarie saranno gestite dagli alpini volontari membri dell'A.N.A. - Sezione di Verona, che saranno presenti e a disposizione dei visitatori negli orari indicati.
 
Sabato     12 Ottobre con orario 09.00 - 18.00
Domenica 13 Ottobre con orario 09.00 - 18.00
 
Sabato       9 Novembre con orario 09.00 - 17.00
Domenica 13 Novembre con orario 09.00 - 17.00
 
Sabato     14 Dicembre con orario 09.00 - 17.00
Domenica 15 Dicembre con orario 09.00 - 17.00
 

iniziativa gratuita

❓ informazioni
☎️ +39 045 8002546
? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

https://www.facebook.com/events/430289187611924/?active_tab=about

 

Pandore della solidarietà alpina

Pandore della solidarietà alpina

Per il terzo anno consecutivo il Comando Truppe Alpine sostiene l’iniziativa

Dall’anno 2015 è nata l’iniziativa “Pandora dell’Alpino” della Sezione Alpini di Verona con l’intento di sostenere progetti di volontariato nel sociale, in aiuto di chi si trova in difficoltà.

Tra i progetti finanziati si ricordano il “Progetto Rete Donna”, il “Restauro del ponte sul fiume Kiri” ed altri ancora.

Sono già tre anni che per sostenere l’iniziativa è stato coinvolto con successo il IV° Corpo d’Armata Alpino; esso ha contribuito alla vendita delle “Pandore dell’Alpino” che nel 2018 è stata di 672 Pandore con un ricavato di € 3.365,00.

Questo serve anche a mantenere saldo il rapporto tra alpini in congedo e alpini in armi, che per la Sezione Alpini di Verona è fondamentale da sempre.

È stato anche chiesto al Comando Truppe Alpine, di indicare una finalità scelta da loro, per la destinazione di una parte del ricavato; a tale richiesta è stata indicata la “Fondazione Don Gnocchi” alla quale la Sezione Alpini di Verona devolverà una parte del ricavato della vendita delle 672 pandore.

Elio Marchesini

Gli Alpini chiedono il ripristino della festività del 4 Novembre

Gli Alpini chiedono il ripristino della festività del 4 Novembre

4 novembre 1918 - 4 novembre 2018

Il Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, in cui si chiede il ripristino della festività del 4 Novembre.

Milano, 22 ottobre 2018

Prot. S 793/2018

Ill.mo Signor Presidente,

il  4  novembre  del  1918,  con  la  firma  dell’armistizio  a  Villa  Giusti,  si  è concluso  uno  degli  eventi  più  tragici  nella  storia  d’Italia,  che  da  un  lato  ha  portato  alla  completa unificazione  del  territorio  italiano,  ma dall’altro  è  costato  la  vita  a  centinaia  di  migliaia  di  giovani italiani immolatisi sui fronti della Grande Guerra.  I  nostri  Padri  già  dal  1919  istituirono,  nella  giornata  del  4  novembre,  la Festa  delle  Forze  Armate  e  dell’Unità  d’Italia, unendo  in  questo  modo,  indissolubilmente,  il sacrificio  di  così  tanti  uomini  in  armi  e  la  riunificazione  della  nostra  Nazione.  Questa  giornata  fu decretata  Sacra  e festiva  per  consentire  a  tutti  di recarsi  nei  luoghi  della memoria  e  tributare  un doveroso  e  riconoscente  omaggio  a  tutti  i  Caduti,  là dove  anche  le  più  alte cariche  dello  Stato  si sono  sempre  recate  in  muto  pellegrinaggio  e  raccoglimento.  Poi,  nel  1976,  un  improvvido provvedimento  legislativo  relegò  questo  giorno  della  memoria  a celebrazione  di  second’ordine, aggregandolo alla prima domenica di novembre.  

Signor    Presidente,    a    nome    degli    oltre    350.000    Soci    ed    Amici dell’Associazione  Nazionale  Alpini,  La  prego  di  farsi  promotore  nel  ripristino  della  festività  nella  giornata del 4 novembre, ridando la legittima autorevolezza ad una data che rappresenta il sacrificio di tanti italiani in armi, ieri come oggi, e richiama a tutti gli Italiani l’identità in una Patria ed ai suoi valori.

Certo che saprà interpretare il nostro sentimento di devozione nei confronti  dei nostri Padri che seppero costruire la nostra Nazione, Le porgo i più distinti saluti. 

Sebastiano Favero

Fatti non chiacchiere... ... e la nostra sede Baita di tutti gli Alpini

La   nostra   mastodontica   Sezione  sta  veleggiando  a  gonfie  vele  in  mare  aperto,     gli addetti  ai  lavori  e  tutti  i  responsabili  sezionali,  compresi  i  capi gruppo  ne  sono  consapevoli,  ma forse   i   ventitremila   iscritti,   che ovviamente  non  partecipano  assiduamente, ma saltuariamente ai nostri più svariati convegni informativi,  di  gruppo,  di  zona  e  consiliari,  stanno  un  po’  ai  margini della  continua e capillare attività degli Alpini. Anche   se   all’interno   dei   nostri gruppi l’età anagrafica inesorabilmente assottiglia le file, non viene meno  quello  spirito  solidale,  che continuamente si nutre anche con esiti  talvolta  inaspettati  ed  eccezionali. Vale  la  pena  dunque  rimarcare  alcuni  passaggi  e  risultati  ottenuti,  che  meritano  particolari  considerazioni,   soprattutto   ora   che   con gli  assestamenti  precedentemente  voluti, stanno producendo positivi  sviluppi. In  primis  desidero  ricordare  l’assicurazione  R.C.  riservata  a  tutti  i  soci  gratuitamente,  a  tutela  di ogni  incidente  che  potrebbe  causare  danni  a  terzi.  Legata  per  una buona  opportunità  anche  ad  una polizza  infortuni,  nominativa  con costi molto bassi, che rende un necessario  servizio  a  tutti  gli  alpini che  prestano  servizio  continuativo  nelle  baite  e  nell’operatività  del gruppo.

La  ristrutturazione  operativa/burocratica  delle  squadre  di  Protezione  civile  che  ora  operano  con grande  serenità  e  consapevolezza dei propri mezzi anche finanziari. L’evoluzione importante del nostro Giornale ritornato trimestrale e totalmente cambiato nella veste e nei contenuti. Il  forte  investimento  sezionale  nel  settore  sportivo  dove  stanno  arrivando   grandi   soddisfazioni   in termini  di  risultati  e  di  partecipazione, leggasi la gara nazionale tiro a segno e le “Alpiniadi” del Centenario. L’impeccabile     pianificazione     di convegni  nazionali  di  grande  interesse,  dove  la  nostra  Sezione  ha  dimostrato  una  maturità  ed  una capacità  organizzativa  senza  pari.  Non  ultimo  in  settembre  sarà  Verona  ad  ospitare  il  33°  convegno IFMS   Internazionale   dei   soldati della montagna.  Ma è nella solidarietà attiva dove ci siamo dimostrati “eccellenti”: Banco alimentare e Banco Farmaceutico  con  coperture  dell’85%  da  parte  degli  Alpini,  raccolta  fondi  per terremotati e per varie associazioni che bussano alla nostra porta. Chiusura del progetto Rete Donna  dove  seppur  con  fatica  siamo  riusciti  a  consegnare,  alle  necessità  dell’associazione  che  fa  capo  alla Caritas,  la ristrutturazione  di  due appartamenti  con  un  controvalore in termini di risparmio economico di grande rilievo.

Chiusura  del  progetto  “Ponte  sul fiume Kiri” grazie anche alla forte determinazione  del  gruppo  di  volontari  che  pagandosi  il  viaggio  in  Albania, hanno reso di nuovo possibile il transito per quella popolazione  ancora  piena  di  disagi  non  solamente economici. Per  non  farci  mancare  nulla,  ora siamo  alle  prese  con  la  ristrutturazione  della  nostra  sede:  la  storica   “Casa   del   Capitanio”   dopo trent’anni  aveva  assoluto  bisogno  di  un  rinnovamento,  soprattutto nella  facciata  e  per  alcune  importanti   infiltrazioni   del   tetto.   Per questo  gravoso  impegno  la  fondazione Cariverona si è fatta carico di darci una grossa mano.  Però non basta. Ma la “Casa del Capitanio” è la baita  di  ognuno  di  noi,  e  per  questo,  proprio perché la dobbiamo sentire nostra,  si  richiede  una  partecipazione  da  parte  di  tutti  dei  singoli e dei gruppi sensibili a questo progetto di lunga durata, almeno fino a quanto può durare la convenzione di comodato stipulata con il Comune di Verona.

Cari alpini e cari amici, essere presenti in questa società delle parole e  delle  promesse,  con  i  fatti  con creti che si realizzano, credo possa essere per tutti noi motivo di orgoglio  e di appartenenza ad una Associazione  che  amiamo  e  in  cui  ci identifichiamo. Contribuiamo  quindi,  a  far  si  che possa  continuare  a  vivere  per  la memoria storica del suo passato, e perché  possa  continuamente  progettare  solidarietà  per  il  bene  comune. Per chi intende versare senza alcun obbligo il suo contributo questo è il codice iban IT 68 U 05034 11730 0000000 20967 il vostro presidente, Luciano Bertagnoli.

Verona, 25 ottobre 2018. ESERCITO: 440 Volontari in Ferma Prefissata di un anno (VFP1) dell’85° Reggimento Addestramento Volontari (RAV) “VERONA”, fra loro 16 donne, agli ordini del Comandante, Colonnello Gianluca Ficca, hanno giurato fedeltà alla Repubblica.

Gli uomini e le donne del 2° Blocco 2018, hanno gridato il loro “LO GIURO!”, al cospetto della Bandiera di Guerra del Reggimento e alla presenza del Comandante del Centro Addestramento Volontari, Generale di Brigata Giuseppe Faraglia.

La cerimonia, che ha visto la partecipazione delle autorità militari e civili del territorio scaligero, è stata allietata dalle note gioiose della fanfara del 7° Reggimento Bersaglieri e dalla presenza di alcune classi di istituti scolastici primari del Veronese. Inoltre, più di 2000 parenti e amici dei giurandi, giunti da ogni parte d’Italia, hanno voluto essere vicini ai loro cari in questo giorno così carico di significato.

“Non smettete mai di essere entusiasti e non spegnete mai la vostra sete di curiosità - ha detto il Colonnello Ficca, nel suo intervento - non abbandonatevi a comportamenti di facciata, ma siate coraggiosi e non temete di affrontare nuove sfide conservando un cuore puro e generoso”.

“Su di voi deve poter contare la vostra famiglia, la vostra comunità, la nostra Nazione” – ha aggiunto il Generale Faraglia – “questo è l’obiettivo più ampio e significativo della nostra azione formativa”.

L’iter formativo dei Volontari in Ferma Prefissata di 1 anno (VFP1), giunti a Verona lo scorso 10 settembre, avrà la durata complessiva di 11 settimane, al termine delle quali i Volontari saranno, finalmente, assegnati ai Reparti Operativi o ai centri addestrativi di specialità, dislocati su tutto il territorio nazionale. Il Giuramento rappresenta idealmente, per i Volontari, il termine delle prima parte del corso basico e l’inizio della seconda, principalmente dedicata alle attività pratiche e professionali.

85° Reggimento Addestramento Volontari "Verona". Ufficio Maggiorità e Personale

Annuale pellegrinaggio alla Chiesetta di San Maurizio (Corrubio di Sant'Anna d'Alfaedo) Domenica 2 settembre 2018

organizzata dal gruppo alpini di Sant'Anna d'Alfaedo

ore 10.00: ammassamento nella vecchia corte di corrubio

ore 10.45: sfilata con la banda di Sommacampagna

ore 11.00: alzabandiera, onore ai caduti e saluto alle autorità.

ore 11.10: santa messa celebrata dal cappellano don Rino Massella, accompagnata dal coro della “compagnia instabile di vaggimal”.

ore 13.00: pranzo al campo sportivo sottostante la chiesetta.

si ringraziano:

comune di sant'anna d'alfaedo, cassa rurale bassa vallagarina, valpolicella benaco banca credito cooperativo

Per eventuali informazioni rivolgersi al capozona: cipriani imerio cell. 3332431753

Celebrazione 90° anno di fondazione del Gruppo Alpini Legnago

Domenica 16 settembre il gruppo alpini di Legnago, festeggerà con un raduno di Zona il 90° anno dalla fondazione del proprio gruppo

Programma:

ore 09,00 Ammassamento presso Piazza S. Martino. Alzabandiera. Onori al Vessillo Sezionale.

ore 09,30 Inizio Sfilata, accompagnati dal Corpo Bandistico “Le Penne Nere” di Buttapietra.

ore 09,45 Onore ai Caduti, deposizione corona davanti al Monumento all’Aquila.

ore 11,00 Santa Messa al campo celebrata da Don Rino Massella, cappellano sezionale.

Orazioni ufficiali.

ore 12,30 Pranzo presso la Baita. (é gradita la prenotazione)

ore 20,30 presso il Teatro Salus: Concerto Coro Alpino San Maurizio di Vigasio

Presentazione del Libro: Frammenti di Storia del Gruppo Alpini Legnago

         

Pellegrinaggio sezionale al rif. Scalorbi, nel centenario della strada militare realizzata dal genio della 1° Armata

DOMENICA 26 AGOSTO 2018  -  6° TROFEO CADUTI ALPINI DELLA VAL D’ILLASI

alla memoria dell’ Alpino Gino Marchi reduce di Russia

PROGRAMMA

Dalle 7.00 alle 8.45: Ritrovo atleti, con iscrizioni alla corsa, in località Revolto.

Ore 9.00 : Partenza 6° Trofeo Caduti Alpini della Val d’Illasi.

Ore 10.30: Premiazioni corsa Alpina.

Ore 11.00: Ammassamento al Rifugio Pompeo Scalorbi - Alzabandiera.

Ore 11.30: S. Messa alla Chiesetta “Ai morti Alpini” celebrata dal cappellano sezionale Don Rino Massella solennizzata dal coro “Voce dei Colli” di Colognola ai Colli.

Ore 13.00: Pranzo Alpino.

Oltre 5mila studenti alla scoperta delle trincee dell'ecomuseo della lessinia insieme agli alpini veronesi

Un successo oltre ogni aspettativa per le iniziative organizzate dalla sezione scaligera dell'Ana che ora punta ad ampliare il tratto di trincee recuperate in alta Lessinia. Il presidente Bertagnoli: «Un dialogo che deve necessariamente continuare: i ragazzi devono sapere chi sono e chi sono stati gli alpini. 

L'occasione, alle volte, nasce un po' per caso, come per i ragazzi del quinto anno della scuola Aleardi di Quinto. Gli studenti avevano partecipato attivamente alle manifestazioni per la celebrazione dell'anniversario del 4 Novembre e il gruppo alpini di Quinto ha offerto loro l'occasione di conoscere e toccare con mano quel gioiello riportato alla luce nell'agosto del 2014 grazie all'impegno dei volontari della sezione scaligera dell'Associazione Nazionale Alpini. Quell'Ecomuseo delle Trincee della Lessinia recuperato su iniziativa del geometra - rigorosamente alpino - Flavio Melotti. Un «museo a cielo aperto» che in questi quattro anni è stato visitato da oltre cinquemila studenti delle scuole di città e provincia. «Un dialogo che deve incessantemente continuare - commenta il presidente della sezione, Luciano Bertagnoli -. I risultati sono ottimi in fatto sia di ricerche storiche che di partecipazione e anche ora che inevitabilmente i riflettori sul Centenario della Grande Guerra finiranno per spegnersi, noi dobbiamo tenere unito questo filo con i giovani e con le scuole perché i nostri ragazzi devono sapere chi sono e chi sono stati gli alpini».
Lì, in Lessinia, non si combatté alcuna battaglia, ma l'impatto del dramma del conflitto è ancora evidente. Un altipiano che supera i 1.800 metri di quota, per un raggio di circa 7 chilometri e un'orlatura di 36, lungo quello che cento anni fa rappresentava il confine con il «nemico». «L'intervento antropologico ha letteralmente trasformato la geografia della Lessinia, si pensi anche solo alle strade: una volta esistevano solo due vie che salivano in quota, una da Bellori verso Lughezzano, Arzeré e Bosco e l'altra da Corso a Erbezzo. Mancava un collegamento orizzontale in vetta e fu l'esercito a realizzarlo, proprio in occasione della Prima Guerra Mondiale - spiega Melotti -. Ma dagli studi effettuati abbiamo scoperto che oltre ai 3.500 militari del Quinto Reggimento del Genio Minatori della milizia territoriale, furono impiegati anche 1.500 civili "militarizzati", la maggior parte dei quali erano donne. E quando racconto questo ai ragazzi, restano molto impressionati dall'idea che si trattasse di ragazzi poco più grandi di loro». Quegli stessi ragazzi che a vent'anni si sono ritrovati a vivere in una trincea, nella logorante attesa dell'arrivo del nemico. Un'esperienza che i giovani studenti possono vivere in prima persona, visitando il caposaldo di Malga Pidocchio, interamente recuperato dalle Penne Nere veronesi che hanno riportato alla luce camminamenti, manufatti, gradini di sparo e cartucciere in parete. Insieme a Melotti, nelle giornate dedicate ai ragazzi, ci sono anche gli alpini del Gruppo Storico VI° Alpini battaglione «Verona» con  le divise, il fucile Carcano '91 a canna lunga e le buffetterie dell'epoca. Una presenza di grande impatto per i giovani studenti e non solo. Perché anche gli insegnanti rimangono letteralmente «a bocca aperta» di fronte a questo gioiello recuperato. La sezione dell'Ana di Verona è a disposizione degli istituti scolastici anche per il prossimo anno. Per chi volesse avere un'anteprima, l'appuntamento è per domenica 9 settembre con l'ormai tradizionale «Giornata in Grigio Verde» (in caso di maltempo sarà posticipata alla domenica successiva), con la presenza dei rievocatori per entrambi gli schieramenti, italiano e austriaco. Il 4 settembre, in Gran Guardia, invece, la sezione scaligera sarà presente alla 16° Giornata della Didattica per promuovere le visite all'Ecomuseo della Lessinia e tutte le attività che il Circolo Culturale «Mario Balestrieri» e il Centro Studi Ana Verona mettono a disposizione del personale docente.
E, dal prossimo anno scolastico, la sezione scaligera dell'Ana è pronta a raddoppiare l'offerta. Perché questa settimana sono iniziati i lavori per il recupero della postazione sul versante ad Est, del Valon del Malera e di quella del punto di osservazione del dosso di Gaibana, l'unica postazione da cui furono esplosi colpi di cannone con un calibro da 305mm che raggiunsero gli abitati di Anghebeni e Parrocchia di Vallarsa. «Recupereremo due postazioni di artiglieria - prosegue Melotti - con stazioni di telefonica per i dati di tiro per le batterie di artiglieria. Inoltre, abbiamo scoperto una pietraia che serviva ad alimentare il sistema di 270 "barelle" poste a difesa del fronte su tutto il perimetro. Ne abbiamo recuperata una al dosso di Gaibana: veniva riempita con le pietre e poi eventualmente scaricata addosso al nemico che saliva dalla valle sottostante».

Pellegrinaggio Passo Fittanze

Dopo l'esodo di massa all'ultima Adunata Nazionale di Trento, le Penne Nere scaligere sono pronte a sfilare nuovamente al fianco degli amici della sezione trentina per il pellegrinaggio al monumento di Passo Fittanze. 

Il passo è sempre quello: deciso e costante, spinto dall'entusiasmo che nasce ogni giorno dai valori di solidarietà portati avanti con impegno e soddisfazioni. Domenica scorsa erano a centinaia sull'Ortigara per rendere omaggio alle tante Penne Nere che hanno perso la vita nella tragica battaglia di cento anni fa. E, a distanza esatta di una settimana, gli alpini veronesi sono pronti di nuovo a salire in vetta per «fare memoria». L'occasione è quella del tradizionale pellegrinaggio a Passo Fittanze, in Lessinia. Ma questa volta l'appuntamento avrà un valore decisamente particolare perché, come ricorda il presidente sezionale Bertagnoli, «si pone come l'ideale continuazione di quel cammino di amicizia e solidarietà iniziato a Trento in occasione dell'ultima Adunata». Là dove gli alpini veronesi hanno risposto davvero in massa alla chiamata, sfilando in circa 4mila al fianco di decine di sindaci arrivati da tutta la provincia. Il pellegrinaggio a Passo Fittanze, organizzato insieme alla sezione trentina dell'Ana, metterà di nuovo fianco a fianco queste due sezioni che, da sole, rappresentano un qualcosa come 50mila soci iscritti. «La nostra è un'amicizia di vecchia data, fondata sul nostro essere alpini - prosegue il presidente Bertagnoli -. A Trento, a maggio, abbiamo davvero respirato quell'energia che muove oggi i nostri passi». Un entusiasmo che ricarica immediatamente le energie in vista degli innumerevoli appuntamenti in programma. Perché la sezione chiama e gli alpini rispondono. Senza defezioni, come certificato dal raduno Triveneto di Vittorio Veneto e dagli ultimi pellegrinaggi di Costabella, sul Baldo, e dell'Ortigara. «I nostri alpini sono encomiabili - ammette Bertagnoli -. Abbiamo chiesto tanto, sia in termini di presenze che di impegno, ma la risposta è sempre stata pronta ed entusiasta». E domenica, saliranno di nuovo in massa fino a Passo Fittanze, con i 200 gagliardetti in rappresentanza di tutti i gruppi della sezione Ana Verona. L'appuntamento è alle 9.30 per l'alzabandiera e l'ammassamento. Mezz'ora più tardi la sfilata fino al monumento dedicato agli alpini e ai caduti di tutte le guerre, accompagnati dalla banda cittadina di Grezzana, la Fanfara Alpina di Ala (della sezione di Trento) e il coro Ana «Coste Bianche» di Negrar. Poi, alle 11, il vescovo Giuseppe Zenti e il cappellano sezionale don Rino Massella, celebreranno la messa. È prevista la diretta televisiva di Telepace.

(Fonte: L'Arena) - Un tempo nemici ora sull’Ortigara ci sono solo fratelli

Bertagnoli: «Sacrificio che non si deve dimenticare e testimonianza di coesione in un’Europa in crisi

Più di tremila penne nere con 150 gagliardetti, tra i quali molti sindaci arrivati da tutta la provincia, si sono raccolti ieri sull’Ortigara, insieme ad altre centinaia di alpini, attorno alla Colonna mozza, a quota 2.105. «Un atto d’amore cui non possiamo sottrarci». Così Luciano Bertagnoli, presidente provinciale dell’Associazione nazionale alpini, descrive il pellegrinaggio. Lì, nel 1920, si volle ricordare il sacrificio di 8.465 italiani, tra morti e dispersi. La battaglia dell’Ortigara, sull’altopiano di Asiago, si combatté fra il 10 e il 29 giugno 1917 e vide impiegati, sui due fronti, 400mila soldati. Più a Nord, a quota 2086, un cippo ricorda i caduti austriaci, che furono2.507. Impressionante anche il conto dei feriti: 16.734 fra gli italiani e 6.321 in campo austriaco. Il monte, da allora fu chiamato «calvario degli Alpini». Per raggiungere il monumento «per non dimenticare » c’è voluta una marcia di un’ora e mezza sotto il sole e fra le pietraie. «Vedere la lunga colonna che saliva è stato davvero emozionante», confessa Bertagnoli, «e non c’erano solo alpini ma anche tantissimi giovani sui volti dei quali si leggeva l’orgoglio di arrivare, di esserci, e questo è molto bello perché sull’Ortigara ci sono le nostre radici, è lì che si è consumato il sacrificio di tanti alpini dei battaglioni Verona, Monte Baldo, Val d’Adige, e andare a salutarli è un obbligo morale». A tenere l’orazione ufficiale è stato il generale Claudio Berto, comandante delle truppe alpine. «Non c’erano elicotteri, e come tutti noi anche il generale è salito fin lassù ed è sceso a piedi condividendo lo spirito della giornata », osserva il presidente della sezione veronese. In sintonia con lo spirito dei tempi era anche la composizione mista ed equamente suddivisa tra uomini e donne del picchetto armato. Mail momento più emozionante è stato quello della deposizione della corona di fiori sotto la Colonna mozza e davanti al cippo austriaco, cerimonia cui hanno partecipato anche delegazioni  austriache e slovene. «Abbiamo voluto onorare tutti i caduti», evidenzia Bertagnoli, «perché tutti, da una parte e dall’altra, hanno dato la vita per la loro patria e questo è un messaggio importante di coesione per i tempi che viviamo e per questa Europa la cui unità sembra scricchiolare. Oggi non  ci sono più nemici ma fratelli». E sulle note del «silenzio» molti non hanno trattenuto le lacrime. «La presenza di tanti giovani », continua il presidente della sezione, «testimonia anche una sensibilità diffusa, perché gli alpini sono visti come coloro che incarnano valori importanti: la pace, la solidarietà, l’amicizia, lo star bene insieme. Siamo contenti che su questi principi ci sia un passaggio del testimone generazionale». Ma il pellegrinaggio sull’Ortigara è soprattutto un’occasione per fare memoria. Sabato pomeriggio, al termine della cerimonia al Sacrario di Asiago, una delegazione della sezione scaligera aveva raggiunto il bosco in Valstagna, alle pendici dell’Ortigara, nel punto in cui i volontari dell’ Ana avevano trovato, durante lavori di pulizia in funzione antincendio, un cippo coperto dal muschio e dal fogliame che ricorda il passaggio e la sosta in quel punto degli alpini del Battaglione Val d’Adige prima di raggiungere le prime linee. Ripulito e restaurato, ora rappresenta una preziosa testimonianza sui tragici avvenimenti di cent’anni fa. A benedirlo, sabato, c’era il cappellano sezionale don Rino Massella che ieri ha celebrato la messa per tutti presenti. Un’occasione, per i veronesi, di ricordare anche Enrico Martini, socio del Gruppo Verona centro «andato avanti» alla vigilia del pellegrinaggio sull’Ortigara. «Gli alpini», sottolinea Bertagnoli, «sono gli eredi di tutti coloro che hanno donato la vita per la loro terra, perché l’amor di patria e il senso di dedizione e di sacrificio non devono andare perduti». Grazie al lavoro di ricerca del Centro studi della sezione scaligera sono state censite molte delle circa 250 vittime veronesi. Lo scorso anno le penne nere veronesi avevano deposto dei mucchietti di terra prelevata nei paesi da cui erano partiti quei ragazzi nel 1917, creando un «giardino della memoria» a pochi passi dalla chiesetta delle Lozze. Una zolla di casa per quelli che non sono tornati. In questo modo gli alpini avevano voluto restituire loro, anche se solo simbolicamente, quell’esistenza spezzata che avrebbero voluto vivere, finalmente in pace. (Enrico Santi)

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