EMERGENZA CORONAVIRUS - COVID-19

EMERGENZA CORONAVIRUS - COVID-19

in occasione di questa nuova emergenza dettata dalla pandemia che sta colpendo il nostro paese e tutto il mondo, la sezione alpini di Verona ha scelto di attivare una campagna di raccolta fondi.

attraverso il nostro IBAN: IT 68 U 05034 11730 0000000 20967  - CAUSALE: RACCOLTA FONDI EMERGENZA COVID-19

Nell’emergenza Coronavirus, l’ANA Verona si è mobilitata all’acquisto di 7 ventilatori polmonari di ultima generazione consegnati ad aprile agli ospedali di città e provincia.

La potrai trovare presso il tuo gruppo alpini oppure richiedi informazioni presso la segreteria sezionale, mandando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure telefonando al numero 045 800.25.46

I CENTO ANNI DELL’A.N.A. VERONA: I MOMENTI DEL RICORDO

Sono le 10 del mattino quando dall’interno del Sacrario Militare, al Cimitero Monumentale, risuona il silenzio. Negli stessi istanti, nelle oltre 200 baite capillarizzate sul territorio, c’è l’alzabandiera e l’onore ai caduti. Subito dopo, viene recitata la Preghiera dell’Alpino. Le Penne Nere veronesi si dimostrano forti e unite nonostante le distanze imposte dalla pandemia.

I festeggiamenti per il Centenario dell’A.N.A. Verona che avrebbero dovuto svolgersi in questi giorni in piazza Bra e in Arena sono stati cancellati. Ma una delegazione di alpini, tra cui il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli insieme al comandante del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger” Marco Manzone, ha voluto ugualmente rendere omaggio ai caduti in due distinte cerimonie del ricordo, in onore ai caduti. Prima al Sacrario Militare e poi sotto la targa del 6° Reggimento alpini sulla cinta muraria di piazza Bra, a lato del Palazzo della Gran Guardia.

Tra i pochissimi alpini presenti, un rappresentante della Protezione Civile e tre penne nere in uniforme storica a testimoniare anche visivamente il passaggio di testimone tra il passato, solido e fondante, il presente e il futuro, dinamico ma saldamente basato sui valori alpini dello spirito di comunità e solidarietà. “Ricordare i nostri avi e i nostri caduti è l’essenza dell’ANA. In un’emozione indescribile, questa mattina abbiamo onorato la loro Memoria. In pochi, pochissimi al Sacrario e sotto le Aquile del 6°. Contemporaneamente in tutte le nostre baite dei 200 gruppi si è levata una bandiera, si sono ricordati i caduti in una cantena invisibile eppure fortissima di unione e sinergia”, commenta Bertagnoli. “In quegli istanti ho pensato anche agli occhi smarriti dei nostri malati negli ospedali, all’enorme responsabilità che ancora una volta hanno i nostri sanitari, alla responsabilità che ognuno di noi deve avere: è necessario seguire le regole senza gli eccessi che sto vedendo in questi giorni in alcune piazze”, ha aggiunto il presidente dell’ANA, spaziando dal ricordo dei caduti in guerra all’attualità delle ultime ore.

Dei festeggiamenti per il Centenario – rinviati una prima volta la scorsa primavera (data della fondazione ufficiale dell’ANA Verona è l’11 aprile 1920) e ora di nuovo congelati sempre a causa dell’emergenza sanitaria – è rimasto anche il tricolore che da venerdì e fino a questa sera notte illumina i monumenti di piazza Bra. Oltre all’anfiteatro, i colori dell’Italia troneggiano anche sulla facciata del Palazzo della Gran Guardia mentre su Palazzo Barbieri è proiettato il logo del Centenario.

“Questa importantissima ricorrenza avremmo voluto festeggiarla mettendo un altro fiocco rosa o azzurro, celebrando la nascita di un altro battaglione che si è aggiunto al mio reggimento: il battaglione Intra”, ha annunciato Manzone. “È solo una pausa operativa, ritorneremo all’attacco e vinceremo. Queste difficoltà passeranno, ora è necessario trarre la forza dai colori che stanno illuminando i monumenti di piazza Bra. E poi con il motto che contraddistingue il reggimento: In adversa ultra adversa, contro le avversità oltre le avversità”, ha aggiunto il comandante.

Hanno tenuto ad essere presenti e a testimoniare così la propria vicinanza all’ANA Verona, l’assessore al Decentramento Marco Padovani, il consigliere regionale Alberto Bozza, il presidente dell’Agec Roberto Niccolai.

“Tornerà la primavera e allora potremo finalmente mettere in atto anche la seconda parte delle celebrazioni del Centenario, che ci vedrà ancora una volta uniti e insieme questa volta con spirito di festa”, è l’augurio di Bertagnoli.

I CENTO ANNI DELL’A.N.A. VERONA: IL TRICOLORE ILLUMINA PIAZZA BRA

Le pietre millenarie dell’Arena si accendono di verde, bianco e rosso per celebrare i cento anni di storia della sezione veronese dell’Associazione Nazionale Alpini, fondata l’11 aprile del 1920, tra le prime d’Italia.

Dei festeggiamenti per il Centenario, rinviati una prima volta la scorsa primavera e ora di nuovo congelati sempre a causa dell’emergenza sanitaria, rimane il tricolore che da questa sera e fino a domenica illuminerà i monumenti di piazza Bra. Oltre all’anfiteatro, i colori dell’Italia sono proiettati anche sulla facciata del Palazzo della Gran Guardia mentre su Palazzo Barbieri è proiettato il logo del Centenario.

L’accensione dei monumenti, dalle scalinate del palazzo del Comune, è stata tenuta a battesimo dal presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli affiancato dal vicepresidente nazionale dell’ANA Alfonsino Ercole, dal sindaco Federico Sboarina con l’assessore al Decentramento Marco Padovani, dal comandante del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger” Marco Manzone, dal presidente della Provincia Manuel Scalzotto, dalla vicepresidente di Agsm lighting Martina Rigo.

Tutti gli altri eventi previsti sono stati annullati. Nonostante ciò, domenica mattina alle 10, in solitaria, il presidente Bertagnoli deporrà una corona al Sacriario Militare, all’interno del cimitero Monumentale, e sotto la targa del 6° Reggimento alpini sulla cinta muraria di piazza Bra, a lato del Palazzo della Gran Guardia. Il presidente dell’ANA Verona sarà affiancato solo dal comandante Manzone. Alla stessa ora, nelle baite alpine dislocate su tutto il territorio tra città e provincia, verranno fatti l’alzabandiera, l’Onore ai Caduti e sarà recitata dai presenti la Preghiera dell’Alpino.

Tutto era pronto per vivere e condividere insieme alla cittadinanza un evento importante che doveva esaltare l’impegno, la fatica, il servizio nel sociale che da sempre gli Alpini trasmettono e intendono lasciare in eredità a questa società disgregata. Nulla di fatto. Piegati da un virus invisibile che sta distruggendo il tessuto economico e sociale, siamo costretti a ripiegare a tempi migliori. Piegati ma non vinti. In adversa ultra adversa. Contro le avversità oltre le avversità”, ha spiegato da piazza Bra Bertagnoli. “Navighiamo tutti sulla stessa barca con un mare in tempesta ma con grande responsabilità: tutti uniti, tutti fratelli, con spirito di sacrificio dobbiamo superare questo brutto momento e sostenere un messaggio che sia di serenità e di coraggioso ottimismo. Tornerà di certo la primavera, torneremo alla normalità e a fare festa. Viva l’Italia, gli italiani e viva gli Alpini”.

Da stasera la città si accende del tricolore per festeggiare i cento anni degli Alpini veronesi, un omaggio in segno di riconoscenza che mi sento di fare a nome di tutta la città. Per le misure anti contagio, i festeggiamenti in piazza Bra non si sono potuti fare, ma ciò non impedirà ai veronesi di manifestare l’affetto e la gratitudine nei confronti dei loro Alpini, sempre a disposizione della collettività. Lo hanno dimostrato durante i mesi più duri dell’emergenza sanitaria, lo hanno dimostrato in agosto quando la città è stata duramente colpita alla tempesta e, appena pochi giorni dopo, dalla piena dell’Adige. E lo hanno dimostrato anche in questi giorni, decidendo saggiamente di rimandare, ancora una volta, il momento dei festeggiamenti. In città, ho sempre voluto che nessuno rimanesse indietro nonostante le molte difficoltà incontrate a causa della pandemia. Se ciò è stato possibile, lo è stato anche grazie a voi, alla vostro esserci sempre, incondizionatamente. Non è un caso se una delle frasi che più mi piace citare l’ho presa proprio dal gergo degli Alpini, ‘le battaglie si affrontano e si vincono sempre in cordata’. Solo così, insieme e facendo squadra, supereremo anche questa difficile prova”, ha aggiunto il sindaco Sboarina.

In tutti i paesi del veronese tra oggi e domenica rimarranno affissi striscioni ricordo nelle rotonde e in alcune delle vie principali dei comuni della provincia. Domenica in piazza Bra sarà possibile assicurarsi una confezione de La Padora dell’Alpino: il dolce che da anni l’ANA Verona prepara e vende per raccogliere fondi.

È fresco di stampa, inoltre, il libro “1920-2020 Sezione Alpini: cent’anni con Verona” (edito da Mediaprint) che in circa 400 pagine racconta nel dettaglio la storia dei cento anni della Sezione veronese dell’A.N.A. vissuta sia dentro che fuori i confini territoriali e nazionali. Il volume, ricco di suggestive immagini storiche contiene tra gli altri approfondimenti, due capitoli di storia della Sezione (uno dal 1920 al secondo dopoguerra; l’altro dagli anni cinquanta ad oggi), quattro capitoli su protezione civile, solidarietà e volontariato, gli alpini e lo sport, agli alpini anziani. E ancora, sezioni su figure ed eventi notevoli, gruppo storico, alpini medagliati, profili biografici inediti di molti personaggi storici.

Gianfranco Maraia, alpino dell’anno 2019

Gianfranco Maraia, classe 1938, villafranchese, da sempre attivo nel mondo del volontariato, capogruppo degli alpini di Villafranca per parecchi anni, poi caposquadra della Protezione Civile sempre di Villafranca, fu anche presidente dei donatori di sangue. A lui la Sezione di Verona ha conferito il titolo di alpino dell’anno 2019. La sua storia nel volontariato ebbe un grande stimolo nel 1976, quando venne chiamato come tanti altri alpini, a soccorrere la popolazione del Friuli colpita da un grave terremoto: non si fece pregare, coinvolse altri volontari di Villafranca e si impegnò nell’aiuto a quelle popolazioni per parecchio tempo. Anni dopo toccò alla Valtellina subire una serie di disastri idrogeologici. Tra i soccorritori accorsero anche 21 alpini villafranchesi, guidati da Gianfranco: ancora senza uniformi e attrezzature, armati solo di gran cuore e di voglia di fare, contribuirono in maniera importante alla risoluzione dell’emergenza. Nel luglio del 1987 nacque a Villafranca la prima Squadra di Protezione Civile e partirono i primi corsi di Pronto Intervento presso il Castello Scaligero. Gianfranco fu sempre presente con i suoi come caposquadra attivo anche nelle emergenze degli anni successivi: nel 1994 ad Asti a liberare da acqua e fango l’Asilo Anfossi; nel 1997 nell’Umbria sconvolta dal terremoto ad approntare un punto di raccolta con tende e fornire viveri e soccorso ai cittadini; nel 2000 nella foresta di Bergerac in Francia colpita da un nubifragio, dove la nostra Protezione Civile fu chiamata dal presidente Chirac e in soli dieci giorni di lavoro continuato asportò un’infinità di alberi abbattuti e ripristinò la viabilità, suscitando lo stupore dei vigili del fuoco francesi; nel 2002 Maraia accorse con la sua squadra in Molise colpito dal terremoto a montare una tendopoli per le popolazioni sfollate. L’anno seguente, l’Italia intera si mobilitò a favore dell’Iran e Maraia mise a disposizione la sede della Protezione Civile che raccolse oltre 50 quintali di viveri e 250 quintali di indumenti. Gianfranco, sempre sostenuto dalla sua famiglia, s’è sempre prodigato in ogni emergenza con la massima disponibilità al sacrificio, offrendo aiuto volontario e disinteressato, attenzione alle persone, in nome di quell’amor di Patria che contraddistingue tutta la storia degli Alpini. Oltre a tutto questo, Gianfranco da sempre ha partecipato attivamente alla vita sociale del suo paese natale, svolgendo quotidianamente numerose attività sociali, organizzando raccolte fondi, collette alimentari e donazioni di vario tipo, sempre col suo prezioso cappello in testa:    tenace, ironico, organizzativo, altruista. L’ho conosciuto trent’anni fa quando con il suo camion veniva a spostare i pesanti manufatti nell’azienda dove lavoravo e mi parlava degli alpini. Divenne per me un modello ed è ancora punto di riferimento per noi, per la sua squadra, con i suoi consigli puntuali e preziosi.     Grazie Gianfranco!

Pandore della solidarietà alpina

Pandore della solidarietà alpina

Per il terzo anno consecutivo il Comando Truppe Alpine sostiene l’iniziativa

Dall’anno 2015 è nata l’iniziativa “Pandora dell’Alpino” della Sezione Alpini di Verona con l’intento di sostenere progetti di volontariato nel sociale, in aiuto di chi si trova in difficoltà.

Tra i progetti finanziati si ricordano il “Progetto Rete Donna”, il “Restauro del ponte sul fiume Kiri” ed altri ancora.

Sono già tre anni che per sostenere l’iniziativa è stato coinvolto con successo il IV° Corpo d’Armata Alpino; esso ha contribuito alla vendita delle “Pandore dell’Alpino” che nel 2018 è stata di 672 Pandore con un ricavato di € 3.365,00.

Questo serve anche a mantenere saldo il rapporto tra alpini in congedo e alpini in armi, che per la Sezione Alpini di Verona è fondamentale da sempre.

È stato anche chiesto al Comando Truppe Alpine, di indicare una finalità scelta da loro, per la destinazione di una parte del ricavato; a tale richiesta è stata indicata la “Fondazione Don Gnocchi” alla quale la Sezione Alpini di Verona devolverà una parte del ricavato della vendita delle 672 pandore.

Elio Marchesini

l premio “Alpino dell’anno” è andato a Renzo Dalle Pezze del gruppo di Fane. Classe 1946, impresario edile, ha all’attivo moltissimi interventi umanitari in Italia e non solo. Nel ’76 volontario in Friuli tra la popolazione terremotata, nel ’94 ad Alessandra dopo l’alluvione, ha poi proseguito la propria attività in Africa e America Latina per la costruzione di alcune scuole in Perù, Haiti, Mozambico, senza dimenticare il territorio: nel 2014 ha lavorato nella sistemazione delle trincee in Lessinia a malga Pidocchio

Gli Alpini chiedono il ripristino della festività del 4 Novembre

Gli Alpini chiedono il ripristino della festività del 4 Novembre

4 novembre 1918 - 4 novembre 2018

Il Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, in cui si chiede il ripristino della festività del 4 Novembre.

Milano, 22 ottobre 2018

Prot. S 793/2018

Ill.mo Signor Presidente,

il  4  novembre  del  1918,  con  la  firma  dell’armistizio  a  Villa  Giusti,  si  è concluso  uno  degli  eventi  più  tragici  nella  storia  d’Italia,  che  da  un  lato  ha  portato  alla  completa unificazione  del  territorio  italiano,  ma dall’altro  è  costato  la  vita  a  centinaia  di  migliaia  di  giovani italiani immolatisi sui fronti della Grande Guerra.  I  nostri  Padri  già  dal  1919  istituirono,  nella  giornata  del  4  novembre,  la Festa  delle  Forze  Armate  e  dell’Unità  d’Italia, unendo  in  questo  modo,  indissolubilmente,  il sacrificio  di  così  tanti  uomini  in  armi  e  la  riunificazione  della  nostra  Nazione.  Questa  giornata  fu decretata  Sacra  e festiva  per  consentire  a  tutti  di recarsi  nei  luoghi  della memoria  e  tributare  un doveroso  e  riconoscente  omaggio  a  tutti  i  Caduti,  là dove  anche  le  più  alte cariche  dello  Stato  si sono  sempre  recate  in  muto  pellegrinaggio  e  raccoglimento.  Poi,  nel  1976,  un  improvvido provvedimento  legislativo  relegò  questo  giorno  della  memoria  a celebrazione  di  second’ordine, aggregandolo alla prima domenica di novembre.  

Signor    Presidente,    a    nome    degli    oltre    350.000    Soci    ed    Amici dell’Associazione  Nazionale  Alpini,  La  prego  di  farsi  promotore  nel  ripristino  della  festività  nella  giornata del 4 novembre, ridando la legittima autorevolezza ad una data che rappresenta il sacrificio di tanti italiani in armi, ieri come oggi, e richiama a tutti gli Italiani l’identità in una Patria ed ai suoi valori.

Certo che saprà interpretare il nostro sentimento di devozione nei confronti  dei nostri Padri che seppero costruire la nostra Nazione, Le porgo i più distinti saluti. 

Sebastiano Favero

Fatti non chiacchiere... ... e la nostra sede Baita di tutti gli Alpini

La   nostra   mastodontica   Sezione  sta  veleggiando  a  gonfie  vele  in  mare  aperto,     gli addetti  ai  lavori  e  tutti  i  responsabili  sezionali,  compresi  i  capi gruppo  ne  sono  consapevoli,  ma forse   i   ventitremila   iscritti,   che ovviamente  non  partecipano  assiduamente, ma saltuariamente ai nostri più svariati convegni informativi,  di  gruppo,  di  zona  e  consiliari,  stanno  un  po’  ai  margini della  continua e capillare attività degli Alpini. Anche   se   all’interno   dei   nostri gruppi l’età anagrafica inesorabilmente assottiglia le file, non viene meno  quello  spirito  solidale,  che continuamente si nutre anche con esiti  talvolta  inaspettati  ed  eccezionali. Vale  la  pena  dunque  rimarcare  alcuni  passaggi  e  risultati  ottenuti,  che  meritano  particolari  considerazioni,   soprattutto   ora   che   con gli  assestamenti  precedentemente  voluti, stanno producendo positivi  sviluppi. In  primis  desidero  ricordare  l’assicurazione  R.C.  riservata  a  tutti  i  soci  gratuitamente,  a  tutela  di ogni  incidente  che  potrebbe  causare  danni  a  terzi.  Legata  per  una buona  opportunità  anche  ad  una polizza  infortuni,  nominativa  con costi molto bassi, che rende un necessario  servizio  a  tutti  gli  alpini che  prestano  servizio  continuativo  nelle  baite  e  nell’operatività  del gruppo.

La  ristrutturazione  operativa/burocratica  delle  squadre  di  Protezione  civile  che  ora  operano  con grande  serenità  e  consapevolezza dei propri mezzi anche finanziari. L’evoluzione importante del nostro Giornale ritornato trimestrale e totalmente cambiato nella veste e nei contenuti. Il  forte  investimento  sezionale  nel  settore  sportivo  dove  stanno  arrivando   grandi   soddisfazioni   in termini  di  risultati  e  di  partecipazione, leggasi la gara nazionale tiro a segno e le “Alpiniadi” del Centenario. L’impeccabile     pianificazione     di convegni  nazionali  di  grande  interesse,  dove  la  nostra  Sezione  ha  dimostrato  una  maturità  ed  una capacità  organizzativa  senza  pari.  Non  ultimo  in  settembre  sarà  Verona  ad  ospitare  il  33°  convegno IFMS   Internazionale   dei   soldati della montagna.  Ma è nella solidarietà attiva dove ci siamo dimostrati “eccellenti”: Banco alimentare e Banco Farmaceutico  con  coperture  dell’85%  da  parte  degli  Alpini,  raccolta  fondi  per terremotati e per varie associazioni che bussano alla nostra porta. Chiusura del progetto Rete Donna  dove  seppur  con  fatica  siamo  riusciti  a  consegnare,  alle  necessità  dell’associazione  che  fa  capo  alla Caritas,  la ristrutturazione  di  due appartamenti  con  un  controvalore in termini di risparmio economico di grande rilievo.

Chiusura  del  progetto  “Ponte  sul fiume Kiri” grazie anche alla forte determinazione  del  gruppo  di  volontari  che  pagandosi  il  viaggio  in  Albania, hanno reso di nuovo possibile il transito per quella popolazione  ancora  piena  di  disagi  non  solamente economici. Per  non  farci  mancare  nulla,  ora siamo  alle  prese  con  la  ristrutturazione  della  nostra  sede:  la  storica   “Casa   del   Capitanio”   dopo trent’anni  aveva  assoluto  bisogno  di  un  rinnovamento,  soprattutto nella  facciata  e  per  alcune  importanti   infiltrazioni   del   tetto.   Per questo  gravoso  impegno  la  fondazione Cariverona si è fatta carico di darci una grossa mano.  Però non basta. Ma la “Casa del Capitanio” è la baita  di  ognuno  di  noi,  e  per  questo,  proprio perché la dobbiamo sentire nostra,  si  richiede  una  partecipazione  da  parte  di  tutti  dei  singoli e dei gruppi sensibili a questo progetto di lunga durata, almeno fino a quanto può durare la convenzione di comodato stipulata con il Comune di Verona.

Cari alpini e cari amici, essere presenti in questa società delle parole e  delle  promesse,  con  i  fatti  con creti che si realizzano, credo possa essere per tutti noi motivo di orgoglio  e di appartenenza ad una Associazione  che  amiamo  e  in  cui  ci identifichiamo. Contribuiamo  quindi,  a  far  si  che possa  continuare  a  vivere  per  la memoria storica del suo passato, e perché  possa  continuamente  progettare  solidarietà  per  il  bene  comune. Per chi intende versare senza alcun obbligo il suo contributo questo è il codice iban IT 68 U 05034 11730 0000000 20967 il vostro presidente, Luciano Bertagnoli.

Verona, 25 ottobre 2018. ESERCITO: 440 Volontari in Ferma Prefissata di un anno (VFP1) dell’85° Reggimento Addestramento Volontari (RAV) “VERONA”, fra loro 16 donne, agli ordini del Comandante, Colonnello Gianluca Ficca, hanno giurato fedeltà alla Repubblica.

Gli uomini e le donne del 2° Blocco 2018, hanno gridato il loro “LO GIURO!”, al cospetto della Bandiera di Guerra del Reggimento e alla presenza del Comandante del Centro Addestramento Volontari, Generale di Brigata Giuseppe Faraglia.

La cerimonia, che ha visto la partecipazione delle autorità militari e civili del territorio scaligero, è stata allietata dalle note gioiose della fanfara del 7° Reggimento Bersaglieri e dalla presenza di alcune classi di istituti scolastici primari del Veronese. Inoltre, più di 2000 parenti e amici dei giurandi, giunti da ogni parte d’Italia, hanno voluto essere vicini ai loro cari in questo giorno così carico di significato.

“Non smettete mai di essere entusiasti e non spegnete mai la vostra sete di curiosità - ha detto il Colonnello Ficca, nel suo intervento - non abbandonatevi a comportamenti di facciata, ma siate coraggiosi e non temete di affrontare nuove sfide conservando un cuore puro e generoso”.

“Su di voi deve poter contare la vostra famiglia, la vostra comunità, la nostra Nazione” – ha aggiunto il Generale Faraglia – “questo è l’obiettivo più ampio e significativo della nostra azione formativa”.

L’iter formativo dei Volontari in Ferma Prefissata di 1 anno (VFP1), giunti a Verona lo scorso 10 settembre, avrà la durata complessiva di 11 settimane, al termine delle quali i Volontari saranno, finalmente, assegnati ai Reparti Operativi o ai centri addestrativi di specialità, dislocati su tutto il territorio nazionale. Il Giuramento rappresenta idealmente, per i Volontari, il termine delle prima parte del corso basico e l’inizio della seconda, principalmente dedicata alle attività pratiche e professionali.

85° Reggimento Addestramento Volontari "Verona". Ufficio Maggiorità e Personale

Annuale pellegrinaggio alla Chiesetta di San Maurizio (Corrubio di Sant'Anna d'Alfaedo) Domenica 2 settembre 2018

organizzata dal gruppo alpini di Sant'Anna d'Alfaedo

ore 10.00: ammassamento nella vecchia corte di corrubio

ore 10.45: sfilata con la banda di Sommacampagna

ore 11.00: alzabandiera, onore ai caduti e saluto alle autorità.

ore 11.10: santa messa celebrata dal cappellano don Rino Massella, accompagnata dal coro della “compagnia instabile di vaggimal”.

ore 13.00: pranzo al campo sportivo sottostante la chiesetta.

si ringraziano:

comune di sant'anna d'alfaedo, cassa rurale bassa vallagarina, valpolicella benaco banca credito cooperativo

Per eventuali informazioni rivolgersi al capozona: cipriani imerio cell. 3332431753

Celebrazione 90° anno di fondazione del Gruppo Alpini Legnago

Domenica 16 settembre il gruppo alpini di Legnago, festeggerà con un raduno di Zona il 90° anno dalla fondazione del proprio gruppo

Programma:

ore 09,00 Ammassamento presso Piazza S. Martino. Alzabandiera. Onori al Vessillo Sezionale.

ore 09,30 Inizio Sfilata, accompagnati dal Corpo Bandistico “Le Penne Nere” di Buttapietra.

ore 09,45 Onore ai Caduti, deposizione corona davanti al Monumento all’Aquila.

ore 11,00 Santa Messa al campo celebrata da Don Rino Massella, cappellano sezionale.

Orazioni ufficiali.

ore 12,30 Pranzo presso la Baita. (é gradita la prenotazione)

ore 20,30 presso il Teatro Salus: Concerto Coro Alpino San Maurizio di Vigasio

Presentazione del Libro: Frammenti di Storia del Gruppo Alpini Legnago

         

Pellegrinaggio sezionale al rif. Scalorbi, nel centenario della strada militare realizzata dal genio della 1° Armata

DOMENICA 26 AGOSTO 2018  -  6° TROFEO CADUTI ALPINI DELLA VAL D’ILLASI

alla memoria dell’ Alpino Gino Marchi reduce di Russia

PROGRAMMA

Dalle 7.00 alle 8.45: Ritrovo atleti, con iscrizioni alla corsa, in località Revolto.

Ore 9.00 : Partenza 6° Trofeo Caduti Alpini della Val d’Illasi.

Ore 10.30: Premiazioni corsa Alpina.

Ore 11.00: Ammassamento al Rifugio Pompeo Scalorbi - Alzabandiera.

Ore 11.30: S. Messa alla Chiesetta “Ai morti Alpini” celebrata dal cappellano sezionale Don Rino Massella solennizzata dal coro “Voce dei Colli” di Colognola ai Colli.

Ore 13.00: Pranzo Alpino.

Oltre 5mila studenti alla scoperta delle trincee dell'ecomuseo della lessinia insieme agli alpini veronesi

Un successo oltre ogni aspettativa per le iniziative organizzate dalla sezione scaligera dell'Ana che ora punta ad ampliare il tratto di trincee recuperate in alta Lessinia. Il presidente Bertagnoli: «Un dialogo che deve necessariamente continuare: i ragazzi devono sapere chi sono e chi sono stati gli alpini. 

L'occasione, alle volte, nasce un po' per caso, come per i ragazzi del quinto anno della scuola Aleardi di Quinto. Gli studenti avevano partecipato attivamente alle manifestazioni per la celebrazione dell'anniversario del 4 Novembre e il gruppo alpini di Quinto ha offerto loro l'occasione di conoscere e toccare con mano quel gioiello riportato alla luce nell'agosto del 2014 grazie all'impegno dei volontari della sezione scaligera dell'Associazione Nazionale Alpini. Quell'Ecomuseo delle Trincee della Lessinia recuperato su iniziativa del geometra - rigorosamente alpino - Flavio Melotti. Un «museo a cielo aperto» che in questi quattro anni è stato visitato da oltre cinquemila studenti delle scuole di città e provincia. «Un dialogo che deve incessantemente continuare - commenta il presidente della sezione, Luciano Bertagnoli -. I risultati sono ottimi in fatto sia di ricerche storiche che di partecipazione e anche ora che inevitabilmente i riflettori sul Centenario della Grande Guerra finiranno per spegnersi, noi dobbiamo tenere unito questo filo con i giovani e con le scuole perché i nostri ragazzi devono sapere chi sono e chi sono stati gli alpini».
Lì, in Lessinia, non si combatté alcuna battaglia, ma l'impatto del dramma del conflitto è ancora evidente. Un altipiano che supera i 1.800 metri di quota, per un raggio di circa 7 chilometri e un'orlatura di 36, lungo quello che cento anni fa rappresentava il confine con il «nemico». «L'intervento antropologico ha letteralmente trasformato la geografia della Lessinia, si pensi anche solo alle strade: una volta esistevano solo due vie che salivano in quota, una da Bellori verso Lughezzano, Arzeré e Bosco e l'altra da Corso a Erbezzo. Mancava un collegamento orizzontale in vetta e fu l'esercito a realizzarlo, proprio in occasione della Prima Guerra Mondiale - spiega Melotti -. Ma dagli studi effettuati abbiamo scoperto che oltre ai 3.500 militari del Quinto Reggimento del Genio Minatori della milizia territoriale, furono impiegati anche 1.500 civili "militarizzati", la maggior parte dei quali erano donne. E quando racconto questo ai ragazzi, restano molto impressionati dall'idea che si trattasse di ragazzi poco più grandi di loro». Quegli stessi ragazzi che a vent'anni si sono ritrovati a vivere in una trincea, nella logorante attesa dell'arrivo del nemico. Un'esperienza che i giovani studenti possono vivere in prima persona, visitando il caposaldo di Malga Pidocchio, interamente recuperato dalle Penne Nere veronesi che hanno riportato alla luce camminamenti, manufatti, gradini di sparo e cartucciere in parete. Insieme a Melotti, nelle giornate dedicate ai ragazzi, ci sono anche gli alpini del Gruppo Storico VI° Alpini battaglione «Verona» con  le divise, il fucile Carcano '91 a canna lunga e le buffetterie dell'epoca. Una presenza di grande impatto per i giovani studenti e non solo. Perché anche gli insegnanti rimangono letteralmente «a bocca aperta» di fronte a questo gioiello recuperato. La sezione dell'Ana di Verona è a disposizione degli istituti scolastici anche per il prossimo anno. Per chi volesse avere un'anteprima, l'appuntamento è per domenica 9 settembre con l'ormai tradizionale «Giornata in Grigio Verde» (in caso di maltempo sarà posticipata alla domenica successiva), con la presenza dei rievocatori per entrambi gli schieramenti, italiano e austriaco. Il 4 settembre, in Gran Guardia, invece, la sezione scaligera sarà presente alla 16° Giornata della Didattica per promuovere le visite all'Ecomuseo della Lessinia e tutte le attività che il Circolo Culturale «Mario Balestrieri» e il Centro Studi Ana Verona mettono a disposizione del personale docente.
E, dal prossimo anno scolastico, la sezione scaligera dell'Ana è pronta a raddoppiare l'offerta. Perché questa settimana sono iniziati i lavori per il recupero della postazione sul versante ad Est, del Valon del Malera e di quella del punto di osservazione del dosso di Gaibana, l'unica postazione da cui furono esplosi colpi di cannone con un calibro da 305mm che raggiunsero gli abitati di Anghebeni e Parrocchia di Vallarsa. «Recupereremo due postazioni di artiglieria - prosegue Melotti - con stazioni di telefonica per i dati di tiro per le batterie di artiglieria. Inoltre, abbiamo scoperto una pietraia che serviva ad alimentare il sistema di 270 "barelle" poste a difesa del fronte su tutto il perimetro. Ne abbiamo recuperata una al dosso di Gaibana: veniva riempita con le pietre e poi eventualmente scaricata addosso al nemico che saliva dalla valle sottostante».

Pellegrinaggio Passo Fittanze

Dopo l'esodo di massa all'ultima Adunata Nazionale di Trento, le Penne Nere scaligere sono pronte a sfilare nuovamente al fianco degli amici della sezione trentina per il pellegrinaggio al monumento di Passo Fittanze. 

Il passo è sempre quello: deciso e costante, spinto dall'entusiasmo che nasce ogni giorno dai valori di solidarietà portati avanti con impegno e soddisfazioni. Domenica scorsa erano a centinaia sull'Ortigara per rendere omaggio alle tante Penne Nere che hanno perso la vita nella tragica battaglia di cento anni fa. E, a distanza esatta di una settimana, gli alpini veronesi sono pronti di nuovo a salire in vetta per «fare memoria». L'occasione è quella del tradizionale pellegrinaggio a Passo Fittanze, in Lessinia. Ma questa volta l'appuntamento avrà un valore decisamente particolare perché, come ricorda il presidente sezionale Bertagnoli, «si pone come l'ideale continuazione di quel cammino di amicizia e solidarietà iniziato a Trento in occasione dell'ultima Adunata». Là dove gli alpini veronesi hanno risposto davvero in massa alla chiamata, sfilando in circa 4mila al fianco di decine di sindaci arrivati da tutta la provincia. Il pellegrinaggio a Passo Fittanze, organizzato insieme alla sezione trentina dell'Ana, metterà di nuovo fianco a fianco queste due sezioni che, da sole, rappresentano un qualcosa come 50mila soci iscritti. «La nostra è un'amicizia di vecchia data, fondata sul nostro essere alpini - prosegue il presidente Bertagnoli -. A Trento, a maggio, abbiamo davvero respirato quell'energia che muove oggi i nostri passi». Un entusiasmo che ricarica immediatamente le energie in vista degli innumerevoli appuntamenti in programma. Perché la sezione chiama e gli alpini rispondono. Senza defezioni, come certificato dal raduno Triveneto di Vittorio Veneto e dagli ultimi pellegrinaggi di Costabella, sul Baldo, e dell'Ortigara. «I nostri alpini sono encomiabili - ammette Bertagnoli -. Abbiamo chiesto tanto, sia in termini di presenze che di impegno, ma la risposta è sempre stata pronta ed entusiasta». E domenica, saliranno di nuovo in massa fino a Passo Fittanze, con i 200 gagliardetti in rappresentanza di tutti i gruppi della sezione Ana Verona. L'appuntamento è alle 9.30 per l'alzabandiera e l'ammassamento. Mezz'ora più tardi la sfilata fino al monumento dedicato agli alpini e ai caduti di tutte le guerre, accompagnati dalla banda cittadina di Grezzana, la Fanfara Alpina di Ala (della sezione di Trento) e il coro Ana «Coste Bianche» di Negrar. Poi, alle 11, il vescovo Giuseppe Zenti e il cappellano sezionale don Rino Massella, celebreranno la messa. È prevista la diretta televisiva di Telepace.

(Fonte: L'Arena) - Un tempo nemici ora sull’Ortigara ci sono solo fratelli

Bertagnoli: «Sacrificio che non si deve dimenticare e testimonianza di coesione in un’Europa in crisi

Più di tremila penne nere con 150 gagliardetti, tra i quali molti sindaci arrivati da tutta la provincia, si sono raccolti ieri sull’Ortigara, insieme ad altre centinaia di alpini, attorno alla Colonna mozza, a quota 2.105. «Un atto d’amore cui non possiamo sottrarci». Così Luciano Bertagnoli, presidente provinciale dell’Associazione nazionale alpini, descrive il pellegrinaggio. Lì, nel 1920, si volle ricordare il sacrificio di 8.465 italiani, tra morti e dispersi. La battaglia dell’Ortigara, sull’altopiano di Asiago, si combatté fra il 10 e il 29 giugno 1917 e vide impiegati, sui due fronti, 400mila soldati. Più a Nord, a quota 2086, un cippo ricorda i caduti austriaci, che furono2.507. Impressionante anche il conto dei feriti: 16.734 fra gli italiani e 6.321 in campo austriaco. Il monte, da allora fu chiamato «calvario degli Alpini». Per raggiungere il monumento «per non dimenticare » c’è voluta una marcia di un’ora e mezza sotto il sole e fra le pietraie. «Vedere la lunga colonna che saliva è stato davvero emozionante», confessa Bertagnoli, «e non c’erano solo alpini ma anche tantissimi giovani sui volti dei quali si leggeva l’orgoglio di arrivare, di esserci, e questo è molto bello perché sull’Ortigara ci sono le nostre radici, è lì che si è consumato il sacrificio di tanti alpini dei battaglioni Verona, Monte Baldo, Val d’Adige, e andare a salutarli è un obbligo morale». A tenere l’orazione ufficiale è stato il generale Claudio Berto, comandante delle truppe alpine. «Non c’erano elicotteri, e come tutti noi anche il generale è salito fin lassù ed è sceso a piedi condividendo lo spirito della giornata », osserva il presidente della sezione veronese. In sintonia con lo spirito dei tempi era anche la composizione mista ed equamente suddivisa tra uomini e donne del picchetto armato. Mail momento più emozionante è stato quello della deposizione della corona di fiori sotto la Colonna mozza e davanti al cippo austriaco, cerimonia cui hanno partecipato anche delegazioni  austriache e slovene. «Abbiamo voluto onorare tutti i caduti», evidenzia Bertagnoli, «perché tutti, da una parte e dall’altra, hanno dato la vita per la loro patria e questo è un messaggio importante di coesione per i tempi che viviamo e per questa Europa la cui unità sembra scricchiolare. Oggi non  ci sono più nemici ma fratelli». E sulle note del «silenzio» molti non hanno trattenuto le lacrime. «La presenza di tanti giovani », continua il presidente della sezione, «testimonia anche una sensibilità diffusa, perché gli alpini sono visti come coloro che incarnano valori importanti: la pace, la solidarietà, l’amicizia, lo star bene insieme. Siamo contenti che su questi principi ci sia un passaggio del testimone generazionale». Ma il pellegrinaggio sull’Ortigara è soprattutto un’occasione per fare memoria. Sabato pomeriggio, al termine della cerimonia al Sacrario di Asiago, una delegazione della sezione scaligera aveva raggiunto il bosco in Valstagna, alle pendici dell’Ortigara, nel punto in cui i volontari dell’ Ana avevano trovato, durante lavori di pulizia in funzione antincendio, un cippo coperto dal muschio e dal fogliame che ricorda il passaggio e la sosta in quel punto degli alpini del Battaglione Val d’Adige prima di raggiungere le prime linee. Ripulito e restaurato, ora rappresenta una preziosa testimonianza sui tragici avvenimenti di cent’anni fa. A benedirlo, sabato, c’era il cappellano sezionale don Rino Massella che ieri ha celebrato la messa per tutti presenti. Un’occasione, per i veronesi, di ricordare anche Enrico Martini, socio del Gruppo Verona centro «andato avanti» alla vigilia del pellegrinaggio sull’Ortigara. «Gli alpini», sottolinea Bertagnoli, «sono gli eredi di tutti coloro che hanno donato la vita per la loro terra, perché l’amor di patria e il senso di dedizione e di sacrificio non devono andare perduti». Grazie al lavoro di ricerca del Centro studi della sezione scaligera sono state censite molte delle circa 250 vittime veronesi. Lo scorso anno le penne nere veronesi avevano deposto dei mucchietti di terra prelevata nei paesi da cui erano partiti quei ragazzi nel 1917, creando un «giardino della memoria» a pochi passi dalla chiesetta delle Lozze. Una zolla di casa per quelli che non sono tornati. In questo modo gli alpini avevano voluto restituire loro, anche se solo simbolicamente, quell’esistenza spezzata che avrebbero voluto vivere, finalmente in pace. (Enrico Santi)

La sezione scaligera dell'Ana domenica 8 luglio parteciperà in massa al tradizionale pellegrinaggio sull'Ortigara.

Il presidente Bertagnoli: «Un atto d'amore a cui non vogliamo rinunciare»

«Un atto d'amore al quale non possiamo e non vogliamo rinunciare». Il presidente della sezione veronese dell'ANA, Luciano Bertagnoli lo descrive così e promette un'adesione «di massa» delle sue Penne Nere, domenica, sull'Ortigara in occasione del pellegrinaggio nazionale organizzato in collaborazione con le sezioni di Marostica e Asiago. Un grande ritorno sulla falsariga dell'«invasione» dello scorso anno quando tutti e duecento i gagliardetti dei gruppi della sezione scaligera hanno sfilato su quella montagna che padre Giulio Bevilacqua (alpino di Isola della Scala decorato di due medaglie di bronzo al Valor Militare che ha combattuto in quelle trincee nel 1917) ricordò con queste parole: «Cattedrale d'alpini, monumento del sacrificio umano, monte della nostra trasfigurazione».

«Tutti i nostri gruppi sono pronti a risalire sull'Ortigara e ad abbracciare i nostri ragazzi che sono rimasti là e che ci attendono - prosegue Bertagnoli -. Gli alpini veronesi sono gli eredi di questi morti che hanno donato la propria vita per la Patria e che rappresentano la guida valoriale a cui fare riferimento. I loro valori - e penso all'amor di patria e al senso di dedizione e sacrifico - non si possono affievolire né andar perduti». Sono i numeri a dare la dimensione della tragedia: su quella cima persero la vita qualcosa come 2.865persone tra militari e ufficiali dell'esercito italiano e 992 dell'esercito austro-ungarico, senza contare i 5.600 dispersi italiani e i 1.515 dello schieramento opposto. Terribile il conteggio dei feriti: 16.734 italiani e 6.321 austriaci. Il tutto in appena 20 giorni di battaglia, tra il 10 e il 29 giugno di cento anni fa. Grazie al lavoro di ricerca del Centro Studi della sezione scaligera sono state censite con precisione molte delle circa 250 vittime veronesi e lo scorso anno, proprio in occasione del pellegrinaggio nazionale, le Penne Nere veronesi hanno deposto dei mucchietti di terra prelevata dai Comuni da cui erano partiti quei ragazzi nel 1917, creando il giardino della memoria a pochi passi dalla chiesetta delle Lozze. «Abbiamo voluto portare una zolla "di casa" per quelli che non sono potuti tornare a casa» aveva spiegato il presidente Bertagnoli.

Quest'anno sarà ancora occasione per «fare memoria». Sabato pomeriggio, al termine della cerimonia al Sacrario di Asiago, una delegazione della sezione scaligera salirà sulle pendici dell'Ortigara per raggiungere il punto isolato in mezzo al bosco dove è stato eretto un Cippo alla memoria del Battaglione «Val d'Adige», restaurato di recente, e per deporvi una corona. Domenica mattina, poi la «salita» fino alla cima con la sfilata. Alle 10.30 sarà il cappellano sezionale Don Rino Massella a celebrare la messa. A seguire, interventi delle autorità e resa degli onori al Labaro dell'Associazione Nazionale Alpini. Un nuovo «esodo» per le Penne Nere veronesi, impegnate nella sfida di riportare l'Adunata Nazionale a Verona a distanza di trent'anni dall'ultima volta. «Sappiamo di avere gli occhi della commissione nazionale puntati su di noi - conclude Bertagnoli -: la corsa è ufficialmente partita». E in questi giorni sono già stati avviati i tavoli operativi con l'amministrazione comunale, la polizia municipale e le categorie economiche per organizzare il da farsi. «Abbiamo trovato un riscontro eccezionale - spiega il presidente -: tutti si sono espressi in maniera molto positiva per il ritorno di un evento del genere perché gli alpini sono gli alpini. Non solo sono amati dalla popolazione, ma rappresentano parte imprescindibile della storia e della cultura della nostra città».

Pellegrinaggio di Costabella

(Fonte: L'Arena)
Sempre in prima linea quando c'è da far memoria. Ancora di più su quelle montagne poco distanti dal confine dove italiani e austriaci si sono combattuti in condizioni estreme durante la Prima guerra mondiale, pagando con pensanti perdite su entrambi i fronti. Ieri200penne nere veronesi dell'Associazione nazionale Alpini (24mila i soci della sezione scaligera) hanno risalito il Baldo da Prada di Brenzone fino alla chiesetta di Costabella, sull'omonimo crinale, per inaugurare una serie di pellegrinaggi sui luoghi del ricordo. Domenica prossima tocca all'Ortigara, sull'altopiano di Asiago; un appuntamento nazionale che Verona organizza insieme ai gruppi Ana di Asiago e Marostica. Poi Passo Fittanze il 15 luglio, la Conca dei Parpari il 29, il rifugio Scalorbi domenica 26 agosto e il 2 settembre Sant'Anna d'Alfaedo, per festeggiare il patrono degli alpini san Maurizio. «È sempre una grande emozione vedere tante famiglie con bambini e persone anche anziane che pur con notevoli difficoltà fisiche risalgono il sentiero con quel passo lento e cadenzato, il “passo alpino“, e il cappello ben calzato in testa con l'obiettivo di fare memoria » commenta Giorgio Sartori, vicepresidente vicario della sezione veronese dell'ANA. Il pellegrinaggio alla pieve di Costabella è una tradizione lunga 55 anni. Era il4 agosto del 1963 quando le penne nere di Verona inauguravano la chiesetta all'altezza del rifugio Chierego, voluta fortemente dal loro cappellano monsignor Luigi Piccoli e dedicata ai santi Maurizio e Bernardo– quest' ultimo protettore degli alpinisti – oltre che a Maria Regina Pacis, regina della pace. È stata eretta in memoria del capitano Aleardo Fronza della 258ª compagnia del Battaglione Val d'Adige, medaglia di bronzo al valore militare, ucciso da una granata il 4 agosto 1916. All'interno, nel sacello ossario, vi riposano i resti dell'alpino Raffaele Solve, caduto in Russia a Nowo Kalitwa il 4 gennaio 1943, all'età di 21 anni. Ieri a metà mattina l'appuntamento al rifugio Fiori del Baldo, da dov'è poi partita la «cordata» a piedi. Alle 11 gli onori al vessillo sezionale, l'alzabandiera e gli onori ai caduti di tutte le guerre, il saluto del presidente Luciano Bertagnoli e delle autorità – presenti i sindaci di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, di Caprino Paola Arduini e di Sant'Ambrogio di Valpolicella Roberto Zorzi – e la messa celebrata dal cappellano sezionale don Rino Massella, animata dal coro Ana La Preara di Lubiara. Poi, come consuetudine vuole, piatti di minestrone e panini offerti a tutti i presenti. «Gli alpini veronesi» spiega Sartori «hanno iniziato a commemorare i loro caduti negli anni immediatamente successivi al conflitto e ancora oggi vogliono continuare a rappresentare il collante tra memoria e futuro. Il messaggio è quello del ricordo, sì, ma non solo fra di noi: ricordare i morti per aiutare i vivi», come recita il motto dell'Associazione nazionale Alpini. Particolarmente sentito sarà l'appuntamento di domenica prossima sull'Ortigara, ricordato come “il calvario degli alpini“ per il massacro di migliaia di soldati durante la battaglia del 10 giugno 1917. Un luogo simbolo per le penne nere di tutta Italia e in particolare per quelle veronesi che su quel fronte impegnarono due battaglioni, il «Verona» e il «Monte Baldo», offrendo un tributo di sangue elevatissimo.

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