77° di Nikolajewka a Brescia

Il 25 gennaio 2020 gli alpini ricorderanno i Caduti nel 77º anniversario della battaglia di Nikolajewka. La celebrazione inizierà nel piazzale della Scuola Nikolajewka di Mompiano (Brescia) che ospita persone affette da disabilità fisiche e che le penne nere della Sezione hanno voluto edificare oltre trent’anni fa. Una struttura d’eccellenza recentemente ampliata e ammodernata per essere al passo con i tempi.

PROGRAMMA

  • Ore 11 cerimonia commemorativa alla Scuola Nikolajewka (Mompiano) alla presenza del Labaro e dei gonfaloni di Brescia e Flero; alzabandiera, deposizione fiori alla lapide e commemorazione ufficiale.
  • Ore 15,30 onore ai Caduti e saluti delle autorità in Piazza della Loggia.
  • Ore 16,30 Messa nella cattedrale in suffragio di tutti i Caduti, presieduta da mons. Pierantonio Tremolada vescovo di Brescia.
  • Ore 18 al Teatro Grande esibizione della fanfara dei congedati della Tridentina “G. Morandi”, diretta dal Maestro Donato Tempesta.

Si torna a parlare di Giochi Olimpici nella “Petite Patrie”. Incastonata tra le maestosità del Monte Bianco, del Cervino, del Rosa e del Gran Paradiso la più piccola regione italiana affida da sempre la sua immagine nel mondo agli sport della neve grazie all’offerta di comprensori tra i più prestigiosi dell’arco alpino e saranno proprio quelli di La Thuile, Cogne e Pila/Gressan ad ospitare la terza edizione delle Alpiniadi.

Sci alpinismo, fondo, sci alpino e biathlon (ad Aosta) non avranno il fascino delle gare a “cinque cerchi” ma le Olimpiadi delle penne nere non ha nulla da invidiare in quanto ad entusiasmo, calore partecipativo e spirito agonistico, anzi! Sicuramente tra gli alpini l’etica sportiva e il rispetto delle regole è da sempre limite morale invalicabile e in tempi di pesanti sanzioni contro nomi altisonanti dello sport, colpevoli di doping, noi alpini possiamo con fierezza aggiustare la penna sul nostro cappello e metterla ancor più dritta! «Le Alpiniadi saranno uno degli avvenimenti più importanti per lo sport valdostano nel 2020 ed il Governo regionale è lieto di aiutare gli organizzatori affinché la manifestazione possa svolgersi nel migliore dei modi».

Così l’assessore al Turismo, Laurent Vierin, rivolgendosi al Presidente della Sezione di Aosta Carlo Bionaz durante la conferenza stampa di presentazione a Palazzo Regionale. Anche il Presidente del Consiglio, Emily Rini, ha sottolineato la grande valenza promozionale che questo evento potrà avere per la presenza di migliaia di alpini e dei loro famigliari. Dopo l’intervento di Renato Romano, responsabile della Commissione sportiva nazionale, che ha portato i saluti del Presidente nazionale Sebastiano Favero, esprimendo nel contempo il suo «compiacimento per il livello organizzativo sinora raggiunto. Ho visto un Comitato molto operativo e sono certo che a febbraio potremo assistere ad una fantastica edizione delle Alpiniadi»!

Quindi l’intervento di Carlo Bionaz il quale ha illustrato il programma delle gare. Si inizia il 13 febbraio ad Aosta, nel pomeriggio, con la tradizionale cerimonia di apertura, gli onori al monumento ai Caduti, con i saluti, l’accensione del tripode, giuramento, dichiarazione di apertura, breve sfilata e Messa in Cattedrale. Venerdì 14 febbraio primo impegno agonistico a La Thuile, per lo sci alpinismo, sulle nevi che a fine mese accoglieranno le gare di Coppa del Mondo femminile. Un’anticipazione dello spettacolo che offriranno le azzurre Sofia Goggia, Federica Brignone, Nicol Delago e compagne.

Il percorso di gara è stato realizzato con il supporto tecnico di Gloriana Pellissier, una campionessa internazionale dello sci alpinismo. Una garanzia di successo! Sabato 15 febbraio tutti a Cogne, sulle magiche piste del Prato di Sant’Orso, teatro di esaltanti duelli tra i più grandi campioni del fondo mondiale, tra gli ultimi Federico Pellegrino e Francesco De Fabiani. Uno spettacolo nella natura incontaminata del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Nel pomeriggio sarà Aosta, il capoluogo regionale, a salire in cattedra con la prova di biathlon. Nella centralissima Piazza Chanoux, davanti all’eleganza architettonica del Municipio, i concorrenti spareranno sui bersagli con fucili laser e scieranno su di una pista di plastica.

Una scelta tecnica questa fatta sia per promuovere questa disciplina e infatti prima delle penne nere ci sarà una piccola competizione riservata ai ragazzi, sia per esaltare la ricchezza storica di Aosta, città millenaria, con un patrimonio importante di siti archeologici da scoprire e visitare. Portare la montagna in città è sempre stata una sfida suggestiva ed in questo caso si è voluto andare oltre, offrendo al pubblico i ritmi di una specialità – il biathlon – che vede oggi l’Italia ai massimi vertici mondiali. Domenica 16 febbraio gran finale con lo sci alpino sulle piste di Pila dove la mano esperta di un grande campione della velocità azzurra, Mauro Cornaz, assicura preparazioni impeccabili del manto nevoso.

Nel pomeriggio, al Teatro Giacosa di Aosta, premiazioni ufficiali delle Alpiniadi e successiva cerimonia di chiusura con l’ammainabandiera. Un programma sontuoso, impegnativo ed esaltante nello stesso tempo; una settimana che richiederà il massimo sforzo alle penne nere valdostane per dare lustro all’immagine organizzativa di una piccola Sezione alla quale però non mancano il coraggio , le forze e la voglia di rendere onore a quel detto che sempre ci accompagna nelle sfide più importanti: “Ch’a cousta lon ch’a cousta viva l’Aousta”.

scarica i moduli e la presentazione

https://www.ana.it/2020/01/16/le-alpiniadi-2020-in-valle-daosta/

Domenica 26 gennaio 2020 si rinnova a Tregnago per la 49ma volta il raduno dei reduci di Russia e del fronte Greco-Albanese e Jugoslavo. Quest'anno la ricorrenza è particolarmente significativa essendo il 26 gennaio il giorno della battaglia di Nikolajewka e, per la prima volta da quando è stata istituita dalla Camera dei Deputati, la "Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino".

Programma

Domenica 26 Gennaio 2020

Ore 10.00: Ammassamento P.zza Massalongo di Tregnago.

Ore 10.20: Alzabandiera.

Ore 10.30: Sfilata accompagnata dalla

Banda "La Primula" di Cogollo.

Ore 11.00: Santa Messa nella chiesa Parrocchiale,

solennizzata dal "Coro Tre Torri" di Tregnago.

Ore 12.30: Cerimonia al Monumento in Piazza Massalongo.

Sarà presente una delegazione scolastica dell’Istituto Comprensivo di Tregnago.

Ore 13.00: Pranzo Sociale presso il Ristorante Michelin € 25,00

E' obbligatoria la prenotazione al n° tel. 340 5475541 entro il 24/01/2020.al n° tel. 340 5475541

«Avanti Verona!» riecheggia nella lastra di gelo e neve della steppa russa. È il 19 gennaio 1943. Manca qualche giorno alle termopili di Nikolajewka – epilogo dell’infausta Campagna di Russia – e gli alpini veronesi stanno scrivendo una loro dolorosa pagina di storia: la battaglia di Postojali. L’esito sarà amaro: 436 morti del Sesto reggimento e la decimazione di uno dei suoi battaglioni, il Verona. Di quest’ultimo oggi il centro studi Ana di via del Pontiere, intrecciando i dati dell’albo d’oro dei caduti con quelli dell’Unione nazionale reduci di Russia, ha ricostruito l’elenco di morti e dispersi: una lista di 144 giovani che in ordine alfabetico va da Guido Albrigo, 22 anni di Gazzo morto a Postojali il 19 (finito in una fossa comune e riesumato nel 1994), a Italo Zocca, 24 anni di Bardolino, morto il 21. Tra loro la medaglia d’oro Marcello Piccoli, sergente maggiore, di Monteforte d’Alpone, 31 anni, caposquadra fucilieri. «Confrontando i dati dell’albo con quelli dell’Unirr emerge che oltre 140 alpini veronesi muoiono il 19 gennaio 1943», spiega Giorgio Sartori del centro studi. «Per alcuni è indicata la località di morte, Postojali, per altri c’è la dicitura "disperso" o "località non nota", ma confrontando i dati dei diari storici i conti tornano».

Primo tentativo dell’armata italiana di rompere l’accerchiamento russo e aprire un varco alla ritirata, Postojali è una storia veronese. Il 18 gennaio, il Comando del corpo d’armata degli alpini vi invia il battaglione Verona. Il paese – forse già occupato dai russi o solo da pochi partigiani, forse composto da qualche isba o chissà (nessuno l’ha mai visto) – è lungo l’armeestrasse a circa 25 chilometri da Podgornoje. È un punto nevralgico per la manovra di ripiegamento dell’armata. Il comando lì vuole riunire tutte e tre le divisioni ripieganti dal Don.

Il Verona ha un compito di estrema importanza: occupare Postojali e sistemarsi a difesa aprendo così «la strada della salvezza e la libertà a migliaia di compagni», racconteranno i reduci nel volume del 1992 a cura di Vittorio Cristofoletti Battaglione Verona “Cimi”. È il varco entro il quale dovrà transitare la Tridentina e le truppe italiane, tedesche, ungheresi e romene in ripiegamento.

Dopo la lunga marcia dal Don, il battaglione, il 18 gennaio, è sistemato in un paesino. «Il mio piccolo termometro a spillo sul cappello segnava già 43 gradi sottozero, ma la scala arrivava solo a quella misura!», scriverà nel libro Enno Donà. Ci sono casi di congelamento: vesciche ai polsi come scottature laddove il vento della steppa è riuscito a penetrare negli inadatti cappotti degli alpini.

Nel tardo pomeriggio le cinque compagnie del battaglione sono caricate sui mezzi verso Postojali. Gli alpini vengono avvisati della probabile presenza di nuclei partigiani che potrebbero disturbare il ripiegamento. Ma la notizia è infondata: il Verona troverà ben altre forze a contrapporsi. Arriva a Repiewka, poche isbe abbandonate. Sulla destra, un bosco; sulla sinistra, dorsali candide e un’ampia piana spazzata dal vento e da un silenzio assoluto e l’indomani costellata di alpini che arrancano nella neve alta. 19 gennaio. Come sarà Postojali? Un nugolo di isbe sepolte dalla neve? Un paese? Nessuno ne ha un’idea. Ma all’improvviso eccola: una doppia schiera di isbe dalla quale si scatenerà la furia dell’armata rossa. «Verona avanti!» gridano i comandi mentre cadono i soldati. Gli alpini procedono sulla neve rossa del sangue di fratelli, compaesani, amici più cari. Postojali, ora nitida in tutta la sua ampiezza e fortemente presidiata, è un inferno. Il Verona combatte con la sola forza della disperazione fino all’ordine di ripiegare. È una disfatta. Cala la notte, ma non il sacrificio cui ancora il battaglione sarà chiamato nelle settimane successive, prima di giungere a casa. Maria Vittoria Adami

Ana Verona, due case per donne e minori in difficoltà

Penne Nere, Caritas Diocesana Veronese, Rete Donna, Ater, e Comune insieme per due nuovi alloggi destinati alle mamme in difficoltà.

Le Penne Nere veronesi, un gruppo di una quindicina tra artigiani, idraulici, muratori, elettricisti, hanno messo a disposizione tempo e professionalità rimettendo completamente a nuovo i due ampi spazi abitativi di ATER. Spalancandone le porte, Rete Donna – realtà attiva sul territorio e formata da varie associazioni di volontariato di cui è capofila è la Caritas Diocesana Veronese – li ha trasformati in luoghi di accoglienza e punto di ripartenza per quattro nuclei familiari, composto ciascuno da mamma e minori.

Sono i due appartamenti che hanno permesso al progetto co-housing di seconda accoglienza “Due famiglie per una casa” di diventare realtà. E proprio in queste settimane, l’iniziativa taglia il traguardo dell’anno di attività.

Obiettivo del progetto è accogliere donne sole con figli minori e in condizioni di difficoltà per dare loro un’opportunità abitativa nell’ambito di un percorso verso l’autonomia. Gli alloggi sono stati concessi per un periodo di 15 anni da ATER a Rete Donna affinché venissero ristrutturati ed utilizzati a favore di persone in condizioni di povertà. Un passaggio reso possibile dalla Delibera della Regione Veneto n. 1134 che consente “alle Aziende Territoriali di assegnare alloggi sfitti, non utilizzabili a causa dello stato di deperimento in cui versano e della mancata disponibilità finanziaria aziendale nel procedere celermente al loro ripristino, a soggetti del privato sociale”.

E qui sono scesi in campo gli alpini veronesi che volontariamente hanno messo a soqquadro gli interni ormai vetusti degli stabili, ristrutturandoli da cima a fondo e restituendoli completamente efficentati e rinnovati. «Abbiamo creduto in questo appello di Rete Donna e ci siamo volentieri messi al servizio di Caritas per contribuire ad alleviare queste problematiche sociali. Non senza fatica, siamo molto orgogliosi di essere stati di aiuto», spiega Luciano Bertagnoli, presidente dell’ANA Verona.

In ciascuna abitazione vivono ora due nuclei familiari che coabitano condividendo gli spazi diurni. Mamme e bimbi potranno rimanere all’interno degli appartamenti fino a 18 mesi: la finalità di questi progetti educativi è infatti di permettere loro di riuscire a trovare un’altra soluzione abitativa e conquistare una maggior autonomia di vita.

Questa tipologia di ospitalità è un’accoglienza in semi-autonomia tanto che tra i requisiti d’accesso c’è disporre già di un reddito o di un’entrata economica regolare.

Gli enti che partecipano al progetto sono: Caritas Diocesana Veronese attraverso l’associazione San Benedetto ONLUS, il Centro Diocesano Aiuto Vita, ACISJF Protezione della Giovane associazione di Verona, Gruppi di Volontariato Vincenziano, Associazione Nazionale Alpini sezione Verona e Comune di Verona.

Questa mattina, a chiusura dell’incontro, è stato poi siglato tra le parti il Protocollo d’intesa Rete Donna, co-gestione di un’accoglienza integrata.

https://www.rainews.it/…/ven-Verona-Caritas-e-Alpini-insiem…

Ana Verona, due case per donne e minori in difficoltà

Penne Nere, Caritas Diocesana Veronese, Rete Donna, Ater, e Comune insieme per due nuovi alloggi destinati alle mamme in difficoltà.

Le Penne Nere veronesi, un gruppo di una quindicina tra artigiani, idraulici, muratori, elettricisti, hanno messo a disposizione tempo e professionalità rimettendo completamente a nuovo i due ampi spazi abitativi di ATER. Spalancandone le porte, Rete Donna – realtà attiva sul territorio e formata da varie associazioni di volontariato di cui è capofila è la Caritas Diocesana Veronese – li ha trasformati in luoghi di accoglienza e punto di ripartenza per quattro nuclei familiari, composto ciascuno da mamma e minori.

Sono i due appartamenti che hanno permesso al progetto co-housing di seconda accoglienza “Due famiglie per una casa” di diventare realtà. E proprio in queste settimane, l’iniziativa taglia il traguardo dell’anno di attività.

Obiettivo del progetto è accogliere donne sole con figli minori e in condizioni di difficoltà per dare loro un’opportunità abitativa nell’ambito di un percorso verso l’autonomia. Gli alloggi sono stati concessi per un periodo di 15 anni da ATER a Rete Donna affinché venissero ristrutturati ed utilizzati a favore di persone in condizioni di povertà. Un passaggio reso possibile dalla Delibera della Regione Veneto n. 1134 che consente “alle Aziende Territoriali di assegnare alloggi sfitti, non utilizzabili a causa dello stato di deperimento in cui versano e della mancata disponibilità finanziaria aziendale nel procedere celermente al loro ripristino, a soggetti del privato sociale”.

E qui sono scesi in campo gli alpini veronesi che volontariamente hanno messo a soqquadro gli interni ormai vetusti degli stabili, ristrutturandoli da cima a fondo e restituendoli completamente efficentati e rinnovati. «Abbiamo creduto in questo appello di Rete Donna e ci siamo volentieri messi al servizio di Caritas per contribuire ad alleviare queste problematiche sociali. Non senza fatica, siamo molto orgogliosi di essere stati di aiuto», spiega Luciano Bertagnoli, presidente dell’ANA Verona.

In ciascuna abitazione vivono ora due nuclei familiari che coabitano condividendo gli spazi diurni. Mamme e bimbi potranno rimanere all’interno degli appartamenti fino a 18 mesi: la finalità di questi progetti educativi è infatti di permettere loro di riuscire a trovare un’altra soluzione abitativa e conquistare una maggior autonomia di vita.

Questa tipologia di ospitalità è un’accoglienza in semi-autonomia tanto che tra i requisiti d’accesso c’è disporre già di un reddito o di un’entrata economica regolare.

Gli enti che partecipano al progetto sono: Caritas Diocesana Veronese attraverso l’associazione San Benedetto ONLUS, il Centro Diocesano Aiuto Vita, ACISJF Protezione della Giovane associazione di Verona, Gruppi di Volontariato Vincenziano, Associazione Nazionale Alpini sezione Verona e Comune di Verona.

Questa mattina, a chiusura dell’incontro, è stato poi siglato tra le parti il Protocollo d’intesa Rete Donna, co-gestione di un’accoglienza integrata.

https://www.rainews.it/…/ven-Verona-Caritas-e-Alpini-insiem…


Il Tempio Ossario per i Caduti della Grande Guerra apre le porte alla città: il sacrario militare, che ospita le spoglie di circa 4000 caduti del primo conflitto mondiale, sarà visitabile ogni secondo fine settimana del mese.

Le aperture straordinarie saranno gestite dagli alpini volontari membri dell'A.N.A. - Sezione di Verona, che saranno presenti e a disposizione dei visitatori negli orari indicati.
 
Sabato     12 Ottobre con orario 09.00 - 18.00
Domenica 13 Ottobre con orario 09.00 - 18.00
 
Sabato       9 Novembre con orario 09.00 - 17.00
Domenica 13 Novembre con orario 09.00 - 17.00
 
Sabato     14 Dicembre con orario 09.00 - 17.00
Domenica 15 Dicembre con orario 09.00 - 17.00
 

iniziativa gratuita

❓ informazioni
☎️ +39 045 8002546
? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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