Verona e i suoi alpini, per il 145° del Corpo

Due giorni di fresca e attuale alpinità per il cuore di Verona, città culla delle penne nere. Il 21 e 22 ottobre scorsi la Sezione ANA veronese ha  celebrato con impegno, dignità e solennità i 145 anni di vita del corpo mostrando i valori e le capacità che lo caratterizzano da sempre e che gli alpini, sia in armi, sia congedati, continuano ad incarnare a servizio della Patria e degli Italiani.

   Dopo la pace di Vienna del 1866 con cui l’Italia aveva ottenuto il Veneto, s’era sviluppato in ambito militare un vivace confronto sull’utilizzo o meno della frontiera alpina per la difesa in caso di attacco: alcuni ritenevano che la difesa andasse concentrata sul Po, altri, invece,  con nuovo pensiero strategico, la vedevano più opportuna nelle vallate alpine, dove un nemico invasore, ancora in masse forzatamente divise, sarebbe stato più agevolmente battuto e bloccato. Questi concetti di guerra in montagna, già espressi nel 1866 dal generale asburgico Franz Von Kuhn, sconfitto da Garibaldi a Bezzecca, erano stati ripresi nel 1868 dal ten. col. Agostino Ricci, docente alla Scuola di Guerra e della truppa alpina, e probabilmente furono tenuti presenti  nello studio che il suo allievo, il capitano Giuseppe Perrucchetti, pubblicò in “Rivista militare” nel maggio del 1872. In esso egli propose la creazione di un corpo speciale di montanari a guardia e sbarramento dei valichi alpini. Il 15 ottobre successivo il Re d’Italia Vittorio Emanuele II firmò il decreto n. 1056, preparato dal ministro della guerra Cesare Ricotti Magnani, con cui vennero create le prime 15 compagnie alpine.

   Nella due giorni veronese la Sezione ANA ha allestito una serie di tende e strutture attraverso le quali ha mostrato tutti i settori nei quali l’Associazione alpina opera, dagli studi storici agli ospedali da campo, alla produzione libraria, alle palestre di roccia e poi soprattutto alla protezione civile nelle molteplici situazioni (alluvioni, incendi, terremoti) con utilizzo di cani e droni. Sabato mattina, all’inaugurazione in piazza Bra, era presente il gen. Sperotto, comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto, che ha sottolineato l’ideale alpino di servizio per il bene della collettività; il presidente sezionale Luciano Bertagnoli ha auspicato che tanto impegno desti i giovani dal torpore e li appassioni alle iniziative di solidarietà.

Sabato sera alla Gran Guardia la fanfara della Tridentina ha offerto alla cittadinanza un concerto meraviglioso; la domenica, poi, ammassamento al Cimitero Monumentale presso il Sacrario dei Caduti veronesi; da lì, imponente sfilata  di autorità, penne bianche e penne nere fino a Piazza Bra, con i gruppi suddivisi per zone, alternati a striscioni recanti messaggi semplici e profondi, e poi una lunga teoria dei vari settori delle molteplici attività della Sezione, e un mare di divise della protezione civile: uno straordinario e commovente colpo d’occhio della vitalità, della generosità, dei valori del mondo alpino veronese, forte di ventimila iscritti e duecento gruppi. Successivo giro della piazza passando dinanzi all’Arena, alzabandiera e cerimonia al monumento equestre di Vittorio Emanuele II, prosecuzione della sfilata e posa della corona alla gloriosa targa in bronzo del VI Alpini; indi, sulla gradinata di Palazzo Barbieri, saluto delle autorità, parole del presidente Bertagnoli e consegna nelle mani del vicepresidente nazionale Giorgio Sonzogni d’un assegno di ben 168.500 euro: il generoso contributo delle penne nere veronesi per le opere che l’ANA sta realizzando nelle zone colpite dal sisma dell’anno scorso. Infine Santa Messa: il vescovo Zenti, affiancato dal cappellano don Rino Massella, ha affermato che nel loro DNA gli Alpini posseggono l’attenzione premurosa verso l’uomo in difficoltà, immagine di Dio, sempre: parole semplici, che hanno toccato il cuore. Infine, gioia per tutti e spettacolare carosello della fanfara della Tridentina guidata dal maestro Donato Tempesta.

V.S.G.

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