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“Missioni fuori area”: Le operazioni di sostegno della pace

(Parte generale)

Le cosiddette “Missioni Fuori Area” consistono in quelle Operazioni condotte fuori dai confini nazionali, denominate anche “Operazioni di Sostegno della Pace”. Questi tipi di Operazioni possono essere di varia tipologia, a seconda del mandato che ricevono dalle Organizzazioni Internazionali o Regionali dei vari settori strategici. In particolare, possono essere classificate in: - Mantenimento della Sicurezza e della Stabilità Internazionale, attuate con interventi di vario tipo, tra i quali, ad esempio, lo schieramento come forze di interposizione fra i contendenti; - Controllo del Territorio dopo la fine di conflitti locali o di particolare estensione, dove si rende necessario disporre di un adeguato livello di stabilità e di sicurezza per poter ricostruire le Istituzioni Statuali; - Monitoraggio e garanzia delle elezioni politiche o plebisciti indetti da Organismi Internazionali, a favore della libera espressione di volontà delle popolazioni locali; - Evacuazione di Cittadini Italiani o di altre Nazioni costrette a situazioni di pericolo, a seguito di rivolte nel territorio in cui vivono; - distribuzione di aiuti umanitari. Tra le “Missioni Fuori Area” finalizzate a garantire una stabilità internazionale non vanno dimenticate anche quelle relative all’addestramento delle Forze Armate di altre Nazioni, siano esse in situazioni di normalità o che debbano essere ricostruite dopo eventi particolari. In aggiunta a queste, inoltre, vi sono anche quelle che prevedono l’assistenza tecnica alle citate Nazioni, quali il controllo delle linee di confine o il disarmo di milizie locali (ad esempio, questo è un compito affidato la Contingente Italiano schieratosi in Libano nel 2006, a seguito della Risoluzione dell’ONU n. 1701). La partecipazione alle “Operazioni di Sostegno della Pace” rappresenta uno dei mezzi più efficaci per dare concretezza alla Politica di Sicurezza di uno Stato che, nello Scenario Internazionale, assume un ruolo centrale nell’ambito generale della Politica Estera. In tale contesto, l’impiego dell’Esercito rafforza la sua funzione di “Strumento”, non solo al servizio della difesa dell’integrità e della sovranità nazionale ma, anche e soprattutto, di indispensabile contributo a sostegno della Politica Estera di Sicurezza della propria Nazione, divenendo uno “Strumento” in grado di assicurare una capacità di intervento simultaneo su tre importanti fattori: il territorio, la fazioni in lotta, le popolazioni. Una precisazione in merito alle Operazioni di Sostegno della Pace. Non facciamoci trarre in inganno dalla parola “Pace”, in quanto le stesse, a dispetto del nome, non sono, di norma, Operazioni pacifiche, ma Operazioni Militari vere e proprie, condotte da unità militari in armi, che hanno il diritto ed il dovere di impiegare la forza, quando necessario, al fine di onorare il mandato a loro assegnato. La parola “Pace” che oggi unisce la stragrande maggioranza degli Italiani, al di là di ogni credo politico, non ha un effetto magico di fronte a tanta violenza in atto in tanti Paesi del mondo, violenza alla quale il nostro Paese per vincoli internazionali e per responsabilità morali non può rimanere indifferente. L’Italia, con la sua presenza in questa tipologia di Operazioni ha ottenuto un maggior ruolo a livello internazionale, ponendosi quale autorevole interlocutore tra le “Parti” coinvolte in un conflitto, acquisito anche e grazie all’impiego delle sue Forze Armate e, in particolare, dell’Esercito. Nel contesto appena delineato, ben si addice, allora, l’affermazione coniata da qualcuno nei confronti della nostra Nazione: “L’Italia, da gregario a leader”. In questo ultimo arco temporale, della durata di più di trent’anni, sono cresciute, in modo esponenziale, le esigenze di salvaguardia degli interessi nazionali e della pace internazionale sia all’estero sia sul territorio nazionale, in cui l’Esercito è riuscito a dare un’immagine più operativa di sé, senza nulla togliere a quanto fatto in precedenza. Insomma, la partecipazione a questi tipi di Operazioni ha contribuito ad incrementare la considerazione che l’Esercito Italiano ha di sé e delle capacità operative esprimibili. Inoltre, la professionalità dimostrata dalle unità dell’Esercito, peraltro anche riconosciuta a livello internazionale, ha contribuito ad incrementare l’apprezzamento dell’opinione pubblica, che ha tratto e trae dagli ottimi risultati conseguiti dalle nostre Forze Armate, le motivazioni per risvegliare un forte senso di identità nazionale.Tutto questo ha avuto risvolti altamente positivi sia per il popolo italiano, alla ricerca, come detto, della sua identità nazionale sia per le Forze Armate Italiane, sempre alla ricerca dell’efficienza operativa e del consenso popolare. Di tutto questo vi era veramente la necessità. Rispolverando il passato della nostra Nazione, ci possiamo rendere conto che, sino ad un certo periodo, si instaurarono rapporti negativi tra Società e Forze Armate, a causa del collasso istituzionale e militare dell’8 settembre 1943. Terminato il 2° Conflitto Mondiale, le Forze Armate hanno subìto una sorta di pericoloso e spiacevole “Antimilitarismo Storiografico”, che ha portato ad una profonda disattenzione al tema del rapporto fra le Forze Armate, da un lato e cittadini e società nel suo insieme dall’altro, con conseguente crisi della citata identità nazionale. Anche a distanza di molti anni, uomini politici, intellettuali, giornalisti, ecc., inconsciamente o meno, addebitavano ancora ai Vertici Militari la sconfitta della 2^ Guerra Mondiale, la passata vicinanza delle Forze Armate al fascismo, ma, soprattutto, la colpa dell’8 settembre, che aveva determinato immani sofferenze al popolo italiano. Per quanto riguarda l’Esercito, una parte dell’opinione pubblica lo dipingeva con sufficienza, ironia e scetticismo sulle reali capacità operative, lo considerava depositario di “Valori antidemocratici” se non addirittura superati, con comportamenti e stili di vita comunque non in sintonia con i tempi moderni. L’Esercito, in particolare, veniva considerato come un vero e proprio organismo estraneo, separato, all’interno della Società. Questa visione estremamente negativa e distruttiva nei riguardi delle Forze Armate si ridusse e si modificò progressivamente, in termini positivi, negli anni ’80 con l’invio di un Contingente Nazionale in Libano e, negli anni a seguire, con l’avvio di tutte le altre Operazioni, molte delle quali ancora in atto. A seguito della condotta delle Operazioni “Libano 1 e 2”, iniziò un nuovo periodo. Un periodo contrassegnato da una maggior consapevolezza politica sul ruolo esercitabile dall’Italia nel consesso internazionale. Un periodo caratterizzato da un ritorno al senso di identità nazionale, non più e solo esprimibile nei 90 minuti di una partita di calcio internazionale (battuta!). Un periodo, infine, durante il quale crebbe sempre più la fiducia sulle capacità militari esprimibili dall’Esercito e dalle altre Forze Armate. L’Operazione in Libano, quindi, ha stimolato un nuovo orgoglio nazionale! Dobbiamo allora ringraziare la caduta del Muro di Berlino ed il conseguente mutamento della situazione internazionale, l’avvento delle Operazioni di Sostegno della Pace, ma anche il Governo degli anni ’80, che garantì una duratura stabilità politica, dimostrando coraggio nell’assumere le proprie decisioni. Dobbiamo ringraziare l’adozione di un maggior coordinamento tra le Forze Armate, di una decisa ridefinizione delle attribuzioni dei Vertici delle tre Forze Armate e del Capo di Stato Maggiore della Difesa. Infine, dobbiamo anche ringraziare gli Italiani, che a quei tempi hanno dimostrato di essere sempre meno interessati alle ideologie ed alla lotta in loro difesa, appassionandosi ai problemi economici, ecologici, di sicurezza interna ed internazionale, percependo i rischi connessi con l’immigrazione clandestina e la criminalità organizzata. La presa di coscienza di queste problematiche, ha contribuito a far scattare, nelle menti e nei cuori del popolo Italiano, l’apprezzamento, la gratitudine e l’amore nei confronti delle sue Forze Armate. Claudio Rondano

Domenica, 17 Marzo 2019 23:41

Pandore della solidarietà alpina

Pandore della solidarietà alpina

Per il terzo anno consecutivo il Comando Truppe Alpine sostiene l’iniziativa

Dall’anno 2015 è nata l’iniziativa “Pandora dell’Alpino” della Sezione Alpini di Verona con l’intento di sostenere progetti di volontariato nel sociale, in aiuto di chi si trova in difficoltà.

Tra i progetti finanziati si ricordano il “Progetto Rete Donna”, il “Restauro del ponte sul fiume Kiri” ed altri ancora.

Sono già tre anni che per sostenere l’iniziativa è stato coinvolto con successo il IV° Corpo d’Armata Alpino; esso ha contribuito alla vendita delle “Pandore dell’Alpino” che nel 2018 è stata di 672 Pandore con un ricavato di € 3.365,00.

Questo serve anche a mantenere saldo il rapporto tra alpini in congedo e alpini in armi, che per la Sezione Alpini di Verona è fondamentale da sempre.

È stato anche chiesto al Comando Truppe Alpine, di indicare una finalità scelta da loro, per la destinazione di una parte del ricavato; a tale richiesta è stata indicata la “Fondazione Don Gnocchi” alla quale la Sezione Alpini di Verona devolverà una parte del ricavato della vendita delle 672 pandore.

Elio Marchesini

1.500 militari e 10 Paesi stranieri per una kermesse di addestramento e sport

Sestriere, 10 marzo 2018. 40 km di movimento scialpinistico, oltre 2000 metri di dislivello in 3 giorni, 1500 militari in gara, 11 nazioni partecipanti, decine di gare disputate, migliaia di ore passate a sfidarsi e ad esercitarsi sulle nevi del Piemonte. Questi in estrema sintesi i Campionati sciistici delle Truppe Alpine che oggi, alla presenza del Ministro della Difesa Senatrice Roberta Pinotti e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina si sono oggi conclusi al Sestriere.

Il soccorso in ambiente montano è stato il cardine della 70^ edizione della manifestazione, che ha visto la partecipazione del Ministro anche all’esercitazione mattutina in cui hanno operato in sinergia diversi corpi dello Stato, squadre soccorso militare dell’Esercito, squadre soccorso del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico, Guardia di Finanza e unità cinofile e personale dei Carabinieri.

“Professionalità diverse e integrabili per assicurare capacità d’intervento tempestivo in caso di emergenza. Un vero esempio di “sistema Paese”, dove la Difesa contribuisce in maniera importante con le proprie eccellenze (donne e uomini) formate da costante addestramento” così ha commentato il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, assistendo all’esercitazione “Chaberton 2018”

Il Generale Farina, nel salutare i militari presenti, italiani e stranieri, ha ricordato che “quelle che si concludono oggi non sono state solamente giornate di sport ma, soprattutto, un’occasione addestrativa che ha concorso a promuovere lo scambio, la cooperazione e l’interoperabilità tra unità d’elite di eserciti alleati e amici, creando, al contempo, soliti legami tra gli uomini e le donne che ne fanno parte”.

“Sono state giornate intense ed entusiamanti con i ritmi serrati ed impegnativi della montagna – ha salutato così i 1500 militari dei CaSTA il Comandante delle Truppe Alpine Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto - giornate che hanno sicuramente contribuito ad accrescere il vostro addestramento e la vostra capacità alpina”.

Un appuntamento addestrativo che nasce nel 1931 per valutare la preparazione dei reparti alpini e oggi, giunto alla 70^ edizione, è ormai considerato una sorta di olimpiade per reparti militari. Negli anni si è anche superata la specificità alpina ed i Campionati sono stati aperti alla partecipazione di militari di altri Corpi dell’Esercito e, dal 1979 di delegazioni straniere accomunate dal comune addestramento montano.

Molte le competizioni che hanno visto cimentarsi atleti di diverse categorie con una gara su tutte, che testa la capacità di un plotone militare ad operare in montagna. Slalom con equipaggiamento militare, prove topografiche e massacranti trasferimenti a tempo con anche un pernottamento in alta quota hanno fatto selezione in questa gara vinta, per dovere di cronaca, dal plotone del 7° reggimento Alpini.

 
 
 
Mercoledì, 28 Febbraio 2018 00:00

Ca.STA 2018 in Alta Val Susa e Val Chisone

(fonte www.ana.it) Alla 70a edizione dei Campionati Sciistici delle Truppe Alpine, manifestazione internazionale che si svolgerà in Alta Val Susa e Val Chisone dal 5 al 10 marzo 2018, parteciperanno soldati di 13 nazioni. Saranno in gara per contendersi i trofei in palio, con l’obiettivo di confrontarsi e verificare il livello di addestramento raggiunto dai reparti nel saper operare in ambiente montano invernale ed in condizioni talvolta estreme.
Ana.it trasmetterà in diretta streaming la cerimonia di apertura (lunedì pomeriggio), il concerto della fanfara (lunedì sera), la gara di scialpinismo (mercoledì sera), la fiaccolata (giovedì sera) e la gara finale dei plotoni (venerdì sera), oltre alla cerimonia di chiusura (sabato mattina).
(Nell´immagine una gara dello scorso anno in Val Pusteria).

(fonte:www.ana.it) Il generale Claudio Berto è il nuovo comandante delle Truppe Alpine. Il passaggio di consegne con il generale Federico Bonato è avvenuto questa mattina all’aeroporto militare di San Giacomo (BZ), sede del 4° reggimento dell’Aviazione dell’Esercito, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen. C.A. Danilo Errico, del sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi, delle autorità locali e dei vertici dell’Associazione NazionalAlpini.

Durante la cerimonia sono state ripercorse le tante attività svolte dalle Truppe Alpine in oltre tre anni di comando del gen. Bonato, che le ha guidate attraverso un articolato processo di riorganizzazione terminato con l’acquisizione di importanti competenze territoriali ed infrastrutturali in Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, mentre le Brigate dipendenti – Julia e Taurinense – sono state intensamente impiegate in numerose operazioni sia in Patria che all’estero, in tutti i contesti internazionali in cui opera la Forza Armata.

Particolarmente significativi anche l’intenso lavoro di coordinamento svolto dal Comando Truppe Alpine nell’ambito del Protocollo di Intesa tra il Ministero della Difesa e la Provincia Autonoma di Bolzano, finalizzato alla riqualificazione delle aree militari presenti in Regione ed il prezioso concorso fornito in più di un’occasione alla Protezione Civile, con le Squadre Soccorso Alpino Militare dei reparti dipendenti prontamente intervenute in situazioni di emergenza conseguenti al verificarsi di fenomeni atmosferici di inaspettata violenza e devastante intensità.

Il gen. Bonato ricoprirà a Roma l’incarico di Comandante del Comando delle Forze Operative Terrestri e del Comando Operativo Esercito.

Il gen. Berto è nato a Torino il 26 agosto 1958 e ha frequentato il 159° corso dell’Accademia Militare di Modena negli anni 1978-1979 e la Scuola di Applicazione di Torino nel biennio 1980-1981. Nel corso della carriera ha prestato servizio alle brigate alpine Taurinense e Julia, al Comando del IV Corpo d’Armata alpino, alla Smalp, presso lo Stato Maggiore dell’Esercito e in diversi Comandi NATO. Lo scorso 2 febbraio ha lasciato il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino.

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