Un tempo nemici ora sull’Ortigara ci sono solo fratelli

(Fonte: L'Arena) - Un tempo nemici ora sull’Ortigara ci sono solo fratelli

Bertagnoli: «Sacrificio che non si deve dimenticare e testimonianza di coesione in un’Europa in crisi

Più di tremila penne nere con 150 gagliardetti, tra i quali molti sindaci arrivati da tutta la provincia, si sono raccolti ieri sull’Ortigara, insieme ad altre centinaia di alpini, attorno alla Colonna mozza, a quota 2.105. «Un atto d’amore cui non possiamo sottrarci». Così Luciano Bertagnoli, presidente provinciale dell’Associazione nazionale alpini, descrive il pellegrinaggio. Lì, nel 1920, si volle ricordare il sacrificio di 8.465 italiani, tra morti e dispersi. La battaglia dell’Ortigara, sull’altopiano di Asiago, si combatté fra il 10 e il 29 giugno 1917 e vide impiegati, sui due fronti, 400mila soldati. Più a Nord, a quota 2086, un cippo ricorda i caduti austriaci, che furono2.507. Impressionante anche il conto dei feriti: 16.734 fra gli italiani e 6.321 in campo austriaco. Il monte, da allora fu chiamato «calvario degli Alpini». Per raggiungere il monumento «per non dimenticare » c’è voluta una marcia di un’ora e mezza sotto il sole e fra le pietraie. «Vedere la lunga colonna che saliva è stato davvero emozionante», confessa Bertagnoli, «e non c’erano solo alpini ma anche tantissimi giovani sui volti dei quali si leggeva l’orgoglio di arrivare, di esserci, e questo è molto bello perché sull’Ortigara ci sono le nostre radici, è lì che si è consumato il sacrificio di tanti alpini dei battaglioni Verona, Monte Baldo, Val d’Adige, e andare a salutarli è un obbligo morale». A tenere l’orazione ufficiale è stato il generale Claudio Berto, comandante delle truppe alpine. «Non c’erano elicotteri, e come tutti noi anche il generale è salito fin lassù ed è sceso a piedi condividendo lo spirito della giornata », osserva il presidente della sezione veronese. In sintonia con lo spirito dei tempi era anche la composizione mista ed equamente suddivisa tra uomini e donne del picchetto armato. Mail momento più emozionante è stato quello della deposizione della corona di fiori sotto la Colonna mozza e davanti al cippo austriaco, cerimonia cui hanno partecipato anche delegazioni  austriache e slovene. «Abbiamo voluto onorare tutti i caduti», evidenzia Bertagnoli, «perché tutti, da una parte e dall’altra, hanno dato la vita per la loro patria e questo è un messaggio importante di coesione per i tempi che viviamo e per questa Europa la cui unità sembra scricchiolare. Oggi non  ci sono più nemici ma fratelli». E sulle note del «silenzio» molti non hanno trattenuto le lacrime. «La presenza di tanti giovani », continua il presidente della sezione, «testimonia anche una sensibilità diffusa, perché gli alpini sono visti come coloro che incarnano valori importanti: la pace, la solidarietà, l’amicizia, lo star bene insieme. Siamo contenti che su questi principi ci sia un passaggio del testimone generazionale». Ma il pellegrinaggio sull’Ortigara è soprattutto un’occasione per fare memoria. Sabato pomeriggio, al termine della cerimonia al Sacrario di Asiago, una delegazione della sezione scaligera aveva raggiunto il bosco in Valstagna, alle pendici dell’Ortigara, nel punto in cui i volontari dell’ Ana avevano trovato, durante lavori di pulizia in funzione antincendio, un cippo coperto dal muschio e dal fogliame che ricorda il passaggio e la sosta in quel punto degli alpini del Battaglione Val d’Adige prima di raggiungere le prime linee. Ripulito e restaurato, ora rappresenta una preziosa testimonianza sui tragici avvenimenti di cent’anni fa. A benedirlo, sabato, c’era il cappellano sezionale don Rino Massella che ieri ha celebrato la messa per tutti presenti. Un’occasione, per i veronesi, di ricordare anche Enrico Martini, socio del Gruppo Verona centro «andato avanti» alla vigilia del pellegrinaggio sull’Ortigara. «Gli alpini», sottolinea Bertagnoli, «sono gli eredi di tutti coloro che hanno donato la vita per la loro terra, perché l’amor di patria e il senso di dedizione e di sacrificio non devono andare perduti». Grazie al lavoro di ricerca del Centro studi della sezione scaligera sono state censite molte delle circa 250 vittime veronesi. Lo scorso anno le penne nere veronesi avevano deposto dei mucchietti di terra prelevata nei paesi da cui erano partiti quei ragazzi nel 1917, creando un «giardino della memoria» a pochi passi dalla chiesetta delle Lozze. Una zolla di casa per quelli che non sono tornati. In questo modo gli alpini avevano voluto restituire loro, anche se solo simbolicamente, quell’esistenza spezzata che avrebbero voluto vivere, finalmente in pace. (Enrico Santi)

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