“Missioni fuori area”: Le operazioni di sostegno della pace

(Parte generale)

Le cosiddette “Missioni Fuori Area” consistono in quelle Operazioni condotte fuori dai confini nazionali, denominate anche “Operazioni di Sostegno della Pace”. Questi tipi di Operazioni possono essere di varia tipologia, a seconda del mandato che ricevono dalle Organizzazioni Internazionali o Regionali dei vari settori strategici. In particolare, possono essere classificate in: - Mantenimento della Sicurezza e della Stabilità Internazionale, attuate con interventi di vario tipo, tra i quali, ad esempio, lo schieramento come forze di interposizione fra i contendenti; - Controllo del Territorio dopo la fine di conflitti locali o di particolare estensione, dove si rende necessario disporre di un adeguato livello di stabilità e di sicurezza per poter ricostruire le Istituzioni Statuali; - Monitoraggio e garanzia delle elezioni politiche o plebisciti indetti da Organismi Internazionali, a favore della libera espressione di volontà delle popolazioni locali; - Evacuazione di Cittadini Italiani o di altre Nazioni costrette a situazioni di pericolo, a seguito di rivolte nel territorio in cui vivono; - distribuzione di aiuti umanitari. Tra le “Missioni Fuori Area” finalizzate a garantire una stabilità internazionale non vanno dimenticate anche quelle relative all’addestramento delle Forze Armate di altre Nazioni, siano esse in situazioni di normalità o che debbano essere ricostruite dopo eventi particolari. In aggiunta a queste, inoltre, vi sono anche quelle che prevedono l’assistenza tecnica alle citate Nazioni, quali il controllo delle linee di confine o il disarmo di milizie locali (ad esempio, questo è un compito affidato la Contingente Italiano schieratosi in Libano nel 2006, a seguito della Risoluzione dell’ONU n. 1701). La partecipazione alle “Operazioni di Sostegno della Pace” rappresenta uno dei mezzi più efficaci per dare concretezza alla Politica di Sicurezza di uno Stato che, nello Scenario Internazionale, assume un ruolo centrale nell’ambito generale della Politica Estera. In tale contesto, l’impiego dell’Esercito rafforza la sua funzione di “Strumento”, non solo al servizio della difesa dell’integrità e della sovranità nazionale ma, anche e soprattutto, di indispensabile contributo a sostegno della Politica Estera di Sicurezza della propria Nazione, divenendo uno “Strumento” in grado di assicurare una capacità di intervento simultaneo su tre importanti fattori: il territorio, la fazioni in lotta, le popolazioni. Una precisazione in merito alle Operazioni di Sostegno della Pace. Non facciamoci trarre in inganno dalla parola “Pace”, in quanto le stesse, a dispetto del nome, non sono, di norma, Operazioni pacifiche, ma Operazioni Militari vere e proprie, condotte da unità militari in armi, che hanno il diritto ed il dovere di impiegare la forza, quando necessario, al fine di onorare il mandato a loro assegnato. La parola “Pace” che oggi unisce la stragrande maggioranza degli Italiani, al di là di ogni credo politico, non ha un effetto magico di fronte a tanta violenza in atto in tanti Paesi del mondo, violenza alla quale il nostro Paese per vincoli internazionali e per responsabilità morali non può rimanere indifferente. L’Italia, con la sua presenza in questa tipologia di Operazioni ha ottenuto un maggior ruolo a livello internazionale, ponendosi quale autorevole interlocutore tra le “Parti” coinvolte in un conflitto, acquisito anche e grazie all’impiego delle sue Forze Armate e, in particolare, dell’Esercito. Nel contesto appena delineato, ben si addice, allora, l’affermazione coniata da qualcuno nei confronti della nostra Nazione: “L’Italia, da gregario a leader”. In questo ultimo arco temporale, della durata di più di trent’anni, sono cresciute, in modo esponenziale, le esigenze di salvaguardia degli interessi nazionali e della pace internazionale sia all’estero sia sul territorio nazionale, in cui l’Esercito è riuscito a dare un’immagine più operativa di sé, senza nulla togliere a quanto fatto in precedenza. Insomma, la partecipazione a questi tipi di Operazioni ha contribuito ad incrementare la considerazione che l’Esercito Italiano ha di sé e delle capacità operative esprimibili. Inoltre, la professionalità dimostrata dalle unità dell’Esercito, peraltro anche riconosciuta a livello internazionale, ha contribuito ad incrementare l’apprezzamento dell’opinione pubblica, che ha tratto e trae dagli ottimi risultati conseguiti dalle nostre Forze Armate, le motivazioni per risvegliare un forte senso di identità nazionale.Tutto questo ha avuto risvolti altamente positivi sia per il popolo italiano, alla ricerca, come detto, della sua identità nazionale sia per le Forze Armate Italiane, sempre alla ricerca dell’efficienza operativa e del consenso popolare. Di tutto questo vi era veramente la necessità. Rispolverando il passato della nostra Nazione, ci possiamo rendere conto che, sino ad un certo periodo, si instaurarono rapporti negativi tra Società e Forze Armate, a causa del collasso istituzionale e militare dell’8 settembre 1943. Terminato il 2° Conflitto Mondiale, le Forze Armate hanno subìto una sorta di pericoloso e spiacevole “Antimilitarismo Storiografico”, che ha portato ad una profonda disattenzione al tema del rapporto fra le Forze Armate, da un lato e cittadini e società nel suo insieme dall’altro, con conseguente crisi della citata identità nazionale. Anche a distanza di molti anni, uomini politici, intellettuali, giornalisti, ecc., inconsciamente o meno, addebitavano ancora ai Vertici Militari la sconfitta della 2^ Guerra Mondiale, la passata vicinanza delle Forze Armate al fascismo, ma, soprattutto, la colpa dell’8 settembre, che aveva determinato immani sofferenze al popolo italiano. Per quanto riguarda l’Esercito, una parte dell’opinione pubblica lo dipingeva con sufficienza, ironia e scetticismo sulle reali capacità operative, lo considerava depositario di “Valori antidemocratici” se non addirittura superati, con comportamenti e stili di vita comunque non in sintonia con i tempi moderni. L’Esercito, in particolare, veniva considerato come un vero e proprio organismo estraneo, separato, all’interno della Società. Questa visione estremamente negativa e distruttiva nei riguardi delle Forze Armate si ridusse e si modificò progressivamente, in termini positivi, negli anni ’80 con l’invio di un Contingente Nazionale in Libano e, negli anni a seguire, con l’avvio di tutte le altre Operazioni, molte delle quali ancora in atto. A seguito della condotta delle Operazioni “Libano 1 e 2”, iniziò un nuovo periodo. Un periodo contrassegnato da una maggior consapevolezza politica sul ruolo esercitabile dall’Italia nel consesso internazionale. Un periodo caratterizzato da un ritorno al senso di identità nazionale, non più e solo esprimibile nei 90 minuti di una partita di calcio internazionale (battuta!). Un periodo, infine, durante il quale crebbe sempre più la fiducia sulle capacità militari esprimibili dall’Esercito e dalle altre Forze Armate. L’Operazione in Libano, quindi, ha stimolato un nuovo orgoglio nazionale! Dobbiamo allora ringraziare la caduta del Muro di Berlino ed il conseguente mutamento della situazione internazionale, l’avvento delle Operazioni di Sostegno della Pace, ma anche il Governo degli anni ’80, che garantì una duratura stabilità politica, dimostrando coraggio nell’assumere le proprie decisioni. Dobbiamo ringraziare l’adozione di un maggior coordinamento tra le Forze Armate, di una decisa ridefinizione delle attribuzioni dei Vertici delle tre Forze Armate e del Capo di Stato Maggiore della Difesa. Infine, dobbiamo anche ringraziare gli Italiani, che a quei tempi hanno dimostrato di essere sempre meno interessati alle ideologie ed alla lotta in loro difesa, appassionandosi ai problemi economici, ecologici, di sicurezza interna ed internazionale, percependo i rischi connessi con l’immigrazione clandestina e la criminalità organizzata. La presa di coscienza di queste problematiche, ha contribuito a far scattare, nelle menti e nei cuori del popolo Italiano, l’apprezzamento, la gratitudine e l’amore nei confronti delle sue Forze Armate. Claudio Rondano

Ironman ai confini del mondo

l gruppo alpini di Lugagnano organizza la serata culturale presso la propria sede in Via Caduti del Lavoro, 4 a Lugagnano

Giovedì 21 Novembre 2019 Ore 20.35 in Baita

Giampaolo “papo” Bendinelli

l’entusiasmo, la voglia di fare, di realizzare progetti e di raggiungere obiettivi ci spinge a guardare sempre oltre.

Ironman ai confini del mondo

Al termine della serata il gruppo alpini offrirà un gustoso piatto a tutti i presenti

INFO: 045 984396

www.analugagnanovr.it email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sezione di Verona - Gruppo alpini di Lugagnano

La storia è maestra di vita… i padri insegnano… mai lasciare la strada vecchia”: quante volte sentiamo queste espressioni nella vita quotidiana. Esse non sono sollecitazioni a immobilismo e conservatorismo, ma inviti di buon senso a tener presenti e nella dovuta considerazione gli insegnamenti che ci vengono dall’esperienza e da quanti prima di noi hanno affrontato, pur in contesti diversi, i nostri stessi problemi, i nostri stessi interrogativi: se abbiamo un briciolo di umiltà, essi possono costituire per noi fonte preziosa di suggerimenti, modelli di comportamento e guide per operare a nostra volta le scelte migliori. Padri maestri, dunque. Ed un autentico maestro di vita e di pensiero è stato l’alpino e scrittore Vittorio Bozzini, che con “Neve rossa” ha fatto delle sue drammatiche esperienze di guerra e di prigionia in Russia l’occasione per riaffermare la fede nell’umanità e la condanna d’ogni violenza bellica. A tale riguardo non posso non riportare qui la sua esemplare recisa condanna della guerra, scritta nel 2006 nella presentazione al libro Reduci di Pietro Baldo: “… guerra, che solo menti distorte o deliranti possono considerare come mezzo per risolvere i problemi del mondo: la guerra non compone i dissidi ma li esaspera; non è rimedio che plachi i contrasti, ma è veleno che li intossica di odio, di violenza, di bramosia di vendetta e li prolunga all’infinito”. Nel decennale della scomparsa, in questa sede mi corre l’obbligo di ricordare Bozzini anche come giornalista e soprattutto come maestro di giornalismo per il nostro periodico. Come giornalista scrisse negli anni per “Il Montebaldo” articoli preziosi, briosi, ma soprattutto caldi d’umanità, che ancora si rileggono con commozione, come Le sigarette di Capitan Fannucchi (dicembre 1961), o Rosamunda (marzo 1982), o Dalla lontana infanzia di guerra (febbraio 1996), per citare solo qualche titolo. Ma è sul Bozzini maestro di giornalismo che mi voglio soffermare, riprendendo le considerazioni e le indicazioni che egli scrisse nel giugno del 1982 per i trent’anni del nostro giornale, esprimendone con chiarezza la filosofia e le funzioni. Gli alpini tutti, egli esordisce, brindino “con entusiasmo e fierezza” perché ‘Il Montebaldo’ è il loro ‘foglio ufficiale; prosegue tracciando le caratteristiche del giornale: è un foglio “pulito”, che “non concede il minimo spazio a storture morali, a bizantinismi retorici … è al servizio della verità, che si dice chiara e tonda anche quando può dispiacere a qualcuno … il coraggio della verità è la misura dell’uomo in un mondo impregnato di falsità, di inganni e di ipocrisie a tutti i livelli”. “Il Montebaldo”, spiega, può essere così perché “è figlio di onesti genitori, gli alpini… non è strumentalizzato da nessuno, non si prosterna ad alcun centro di potere, che lo condizionerebbe … è limpido specchio di limpida gente”. Bozzini sottolinea che il giornale deve anche favorire “l’affiatamento tra i soci, la concorde e generosa collaborazione, il consolidamento di quello spirito alpino che è un miracolo di fedeltà e di dedizione all’ideale lucente della fraternità”; il giornale deve dare “la visione completa panoramica di ciò che avviene in tutti i Gruppi della Sezione”, dare spazio anche alle attività sportive, alle quali, precisa, gli alpini partecipano con spirito agonistico, “imprimendovi però quel sigillo di lealtà e di onore che deve contraddistinguere ogni nostra operazione ed ogni nostra presenza , in qualsiasi campo: perché tutto quello che noi facciamo …ha lo scopo di esaltare la memoria dei nostri Caduti e Dispersi, di rendere fecondo il loro sacrificio, di dimostrare che la loro morte è per noi lezione perenne di vita in ordine a quei valori di correttezza, di onestà, di limpidezza morale che si vanno sempre più eclissando sotto la violenta offensiva del malcostume”. “Il Montebaldo”, secondo Bozzini, non può non essere anche periodico di opinione, come ogni giornale, ma deve “trattare problemi che non siano soltanto nostri, ma che si aggancino in qualche modo (sempre secondo la nostra ottica) alla complessa e drammatica realtà del nostro mondo … problemi come il terrorismo, la droga, la corruzione, l’inquinamento, la salvaguardia del territorio, il dissesto economico ecc. si possono affrontare anche senza ledere minimamente il nostro inviolabile comandamento di completo distacco da quelle forze politiche organizzate che sono i partiti, con i quali non vogliamo e non possiamo avere alcunché in comune: perché la nostra è voce supremamente libera che …deve servire la verità senza compromessi… Servire la verità vuol dire scendere in campo a fianco dell’uomo nella difesa dei suoi diritti insopprimibili, e alla base di essi c’è la libertà”. Bozzini chiude esprimendo il suo apprezzamento per la nuova rubrica denominata “Lo sfogatoio dei mugugni”, ideata dal direttore Tito Nicolis, perché “c’è sempre da imparare, da tutti” e conclude parlando della rubrica “anagrafe sezionale”, assolutamente intoccabile, non tanto per le “gioie” ed i “fiori d’arancio”, quanto piuttosto per “i nostri dolori”, perché dedicata ai “drammi umani che rientrano nell’eterno mistero del dolore, che ognuno affronta, quando viene il suo turno, con le risorse che ha…ma sappiamo che anche la sincera partecipazione al dolore e la vicinanza di cuori amici possono dare sollievo e conforto”. Grazie, caro Vittorio, sei qui con noi, con il tuo spirito, con le tue preziose riflessioni, ci aiuteranno nel nostro compito.

Giornata in Grigio-Verde

Domenica 25 Agosto ritorna l'annuale appuntamento con la storia, per rivivere la storia in una giornata in Grigio-Verde.

10.00 - Arrivo rievocatori in sfilata con divise d'epoca

10.15 - Inaugurazione bacheca illustrativa del caposaldo

10.30 alle 13.00 - VITA DI TRINCEA, con visite guidate all'interno del caposaldo di Malga Pidocchio e relativo sistema difensivo

12.30 - Rancio in trincea per i rievocatori

Dalle 14.30 alle 16.00 - VITA DI TRINCEA, con visite guidate all'interno del caposaldo di Malga Pidocchio e relativo sistema difensivo

All'interno del caposaldo saranno allestite delle piccole mostre dedicate con materiale originale dell'epoca, un posto comando ed un piccolo ospedale da campo illustrato da personale in divisa.

Pellegrinaggio sezionale al rif. Scalorbi, DOMENICA 25 AGOSTO 2019 - 6° TROFEO CADUTI ALPINI DELLA VAL D’ILLASI alla memoria dell’ Alpino Gino Marchi reduce di Russia PROGRAMMA:

Ore 7.00 alle 8.45: Ritrovo atleti, con iscrizioni alla corsa, in località Revolto.

Ore 9.00 : Partenza 6° Trofeo Caduti Alpini della Val d’Illasi.

Ore 10.30: Premiazioni corsa Alpina.

Ore 11.00: Ammassamento al Rifugio Pompeo Scalorbi - Alzabandiera.

Ore 11.30: S. Messa alla Chiesetta “Ai morti Alpini” celebrata dal cappellano sezionale Don Rino Massella solennizzata dal coro sezionale "San Maurizio" di Vigasio

Ore 13.00: Pranzo Alpino.

PELLEGRINAGGIO SEZIONALE CONCA DEI PARPARI

28 LUGLIO 2019

36^ FESTA DEL TRICOLORE

 

PROGRAMMA

Ore 10.00 Ammassamento nel piazzale davanti alla Chiesetta;

Ore 10.30 Santa Messa celebrata davanti alla Chiesetta dal CAPPELLANO SEZIONALE DON RINO MASSELLA.

Ore 11.30 Sfilata dalla Chiesetta al Monumento unitamente all’Associazione Nazionale Carabinieri di Verona per la commemorazione ai Caduti e deposizione della corona di alloro; durante la manifestazione si esibirà il Corpo Bandistico di Illasi e la “Schola Cantorum con Coro La Stele” di Roverè.

Ore 12.30 Rancio Alpino alla “Tensostruttura Alpini” nell’area Camper.

Ore 15.00 Corsa podistica non competitiva organizzata dallo SCI CLUB Roverè in collaborazione con A.V.I.S. e GRUPPI ALPINI del Comune. Iscrizioni ed informazioni presso il Palazzetto dello Sport oppure al n. 347/4660332.

Ore 17.00 Premiazioni presso il Palazzetto dello Sport.

N.B.: L’ORGANIZZAZIONE DECLINA OGNI RESPONSABILITA’

(Fonte:L'arena) - Le Penne nere scaligere parteciperanno al pellegrinaggio sull’altopiano di Asiago
Giornata sull’Ortigara per gli alpini veronesi
La sezione scaligera dell’Ana sarà domani sul monte vicentino per ricordare le vittime «Non dobbiamo dimenticare»

I più avevano 18 - 20 anni appena. Zaino in spalla, un penna nera sul cappello, sono partiti per difendere i confini della Patria sull’altopiano di Asiago. E lì sono rimasti. Le vittime veronesi della tragica battaglia dell’Ortigara furono circa 250. Per ricordare e commemorare queste e le molte altre vite spezzate su quella cima, le Penne Nere torneranno in massa sull’altopiano domenica, in occasione del pellegrinaggio nazionale organizzato dall’ANA Verona in collaborazione con le sezioni di Marostica e Asiago. La sezione veronese anche quest'anno ci sarà con la presenza di tutti i suoi 200 gagliardetti a testimoniare in questo modo, il senso di riconoscenza e di memoria che ogni nostro gruppo della provincia di Verona e Mantova ha con quei luoghi. Una quindicina di pullman da città e provincia si sono già accreditati per raggiungere piazzale Lozze, sull’altopiano, e molti altri raggiungeranno i luoghi del pellegrinaggio in auto e camper partendo già domani, per un totale di circa tremila persone attese dall'area scaligera. «Quello che abbiamo con l’Ortigara è un cordone ombelicale che non vogliamo e non possiamo recidere: tanti ricordi, molti tragici, ci legano a queste cime. Abbiamo un debito ancora da saldare coi nostri ragazzi – avevano vent’anni, potrebbero essere i nostri figli – che sono rimasti lassù, sepolti per oltre un secolo: non dobbiamo dimenticare mai», commenta il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli.

Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara
„Sono i numeri a dare la dimensione della tragedia dell’Ortigara: su quella cima persero la vita qualcosa come 2.865 persone tra militari e ufficiali dell'esercito italiano e 992 dell'esercito austro-ungarico, senza contare i 5.600 dispersi italiani e i 1.515 dello schieramento opposto. Terribile il conteggio dei feriti: 16.734 italiani e 6.321 austriaci. Il tutto in appena 20 giorni di battaglia, tra il 10 e il 29 giugno del 1917, oltre cent’anni fa. Tra questi, anche i giovani e giovanissimi alpini veronesi. Molti di questi sono stati censiti con precisione grazie al lavoro di ricerca del Centro Studi della sezione scaligera. Uno studio che si è concluso due anni fa, nel centenario della tragica battaglia. E che nel pellegrinaggio del ’17, le Penne Nere veronesi hanno voluto commemorare creando il Giardino della Memoria, a pochi passi dalla chiesetta delle Lozze, dove hanno deposto dei mucchietti di terra prelevata dai Comuni da cui cent’anni prima erano partiti quei ragazzi.“

Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara
Il pellegrinaggio nazionale prende il via già sabato (13 luglio) alle 15 con l’Ammassamento nel piazzale dello Stadio del Ghiaccio e nell’adiacente Parco Millepini. Alle 15.30 la Resa degli onori al Labaro dell’Ana, l’alzabandiera e, a seguire, la partenza dello sfilamento in direzione del Sacrario Militare dove verrà deposta una corona.

Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara
Domenica (14 luglio) il Labaro, seguito dai vessilli sezionali, partirà verso il Monte Ortigara alle 7 da piazza II Risorgimento. L’inizio della cerimonia alla Colonna Mozza a oltre duemila metri d’altitudine è fissato per le 9.45. A seguire, la messa sarà concelebrata dal cappellano degli alpini veronesi don Rino Massella e da Padre Milan Pregelj. Terminata la funzione religiosa sarà deposta una corona d’alloro sul cippo austroungarico.

Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara
Per quanti non possono salire in quota fino ai cippi, alle 11 alla chiesetta del Monte Lozze, sarà celebrata una messa, musicata dal Coro Valbronzale di Ospedaletto Valsugana, Trento. Ultimo appuntamento del pellegrinaggio, ma tra i più sentiti, la cerimonia di deposizione delle reliquie di Beato don Carlo Gnocchi, alle 12.30, sempre nella chiesetta, a benedizione perenne dei caduti dell’Ortigara: cappellano degli alpini, presente nella ritirata di Russia nella guerra del ’45 e autore di “Cristo con gli alpini” è una figura a noi tutti molto cara”, precisa Bertagnoli.

Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara
I più avevano 18 - 20 anni appena. Zaino in spalla, un penna nera sul cappello, sono partiti per difendere i confini della Patria sull’altopiano di Asiago. E lì sono rimasti. Le vittime veronesi della tragica battaglia dell’Ortigara furono circa 250. Per ricordare e commemorare queste e le molte altre vite spezzate su quella cima, le Penne Nere torneranno in massa sull’altopiano domenica, in occasione del pellegrinaggio nazionale organizzato dall’ANA Verona in collaborazione con le sezioni di Marostica e Asiago. La sezione veronese anche quest'anno ci sarà con la presenza di tutti i suoi 200 gagliardetti a testimoniare in questo modo, il senso di riconoscenza e di memoria che ogni nostro gruppo della provincia di Verona e Mantova ha con quei luoghi. Una quindicina di pullman da città e provincia si sono già accreditati per raggiungere piazzale Lozze, sull’altopiano, e molti altri raggiungeranno i luoghi del pellegrinaggio in auto e camper partendo già domani, per un totale di circa tremila persone attese dall'area scaligera. «Quello che abbiamo con l’Ortigara è un cordone ombelicale che non vogliamo e non possiamo recidere: tanti ricordi, molti tragici, ci legano a queste cime. Abbiamo un debito ancora da saldare coi nostri ragazzi – avevano vent’anni, potrebbero essere i nostri figli – che sono rimasti lassù, sepolti per oltre un secolo: non dobbiamo dimenticare mai», commenta il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli.



 Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara
Sono i numeri a dare la dimensione della tragedia dell’Ortigara: su quella cima persero la vita qualcosa come 2.865 persone tra militari e ufficiali dell'esercito italiano e 992 dell'esercito austro-ungarico, senza contare i 5.600 dispersi italiani e i 1.515 dello schieramento opposto. Terribile il conteggio dei feriti: 16.734 italiani e 6.321 austriaci. Il tutto in appena 20 giorni di battaglia, tra il 10 e il 29 giugno del 1917, oltre cent’anni fa. Tra questi, anche i giovani e giovanissimi alpini veronesi. Molti di questi sono stati censiti con precisione grazie al lavoro di ricerca del Centro Studi della sezione scaligera. Uno studio che si è concluso due anni fa, nel centenario della tragica battaglia. E che nel pellegrinaggio del ’17, le Penne Nere veronesi hanno voluto commemorare creando il Giardino della Memoria, a pochi passi dalla chiesetta delle Lozze, dove hanno deposto dei mucchietti di terra prelevata dai Comuni da cui cent’anni prima erano partiti quei ragazzi.

 

Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara
Il pellegrinaggio nazionale prende il via già sabato (13 luglio) alle 15 con l’Ammassamento nel piazzale dello Stadio del Ghiaccio e nell’adiacente Parco Millepini. Alle 15.30 la Resa degli onori al Labaro dell’Ana, l’alzabandiera e, a seguire, la partenza dello sfilamento in direzione del Sacrario Militare dove verrà deposta una corona.


 

Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara
Domenica (14 luglio) il Labaro, seguito dai vessilli sezionali, partirà verso il Monte Ortigara alle 7 da piazza II Risorgimento. L’inizio della cerimonia alla Colonna Mozza a oltre duemila metri d’altitudine è fissato per le 9.45. A seguire, la messa sarà concelebrata dal cappellano degli alpini veronesi don Rino Massella e da Padre Milan Pregelj. Terminata la funzione religiosa sarà deposta una corona d’alloro sul cippo austroungarico.

 

Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara
Per quanti non possono salire in quota fino ai cippi, alle 11 alla chiesetta del Monte Lozze, sarà celebrata una messa, musicata dal Coro Valbronzale di Ospedaletto Valsugana, Trento. Ultimo appuntamento del pellegrinaggio, ma tra i più sentiti, la cerimonia di deposizione delle reliquie di Beato don Carlo Gnocchi, alle 12.30, sempre nella chiesetta, “a benedizione perenne dei caduti dell’Ortigara: cappellano degli alpini, presente nella ritirata di Russia nella guerra del ’45 e autore di “Cristo con gli alpini” è una figura a noi tutti molto cara”, precisa Bertagnoli.


 

Il tradizionale pellegrinaggio alla chiesetta di Costabella, sul Baldo, quest'anno per gli alpini veronesi ha avuto un significato precedente, dopo la tempesta dello scorso ottobre, che l'ha scoperchiata e semidistrutta.

Ieri il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli ha spiegato: «Il progetto di ricostruzione è pronto. Fra una decina di giorni verrà presentato al consiglio degli alpini e immediatamente dopo ai sindaci e agli enti competenti. L’auspicio è di iniziare i lavori già in autunno, almeno per quanto riguarda le opere esterne e il ripristino del terreno adiacente la chiesetta».

Centinaia le persone presenti e trenta i gagliardetti di altrettanti gruppi alpini che hanno sfilato a Costabella. Domenica prossima pellegrinaggio all'Ortigara, sull'altopiano di Asiago; un appuntamento nazionale che Verona organizza insieme alle sezioni  Ana di Asiago e Marostica.

Domenica 12 maggio 2019, il giorno della sfilata, l’ultimo di questa adunata del centenario a Milano. Stavo aspettando il blocco degli alpini paracadutisti. Nell’attesa mi sono ritrovata a scambiare qualche battuta con un alpino anziano sconosciuto che avevo accanto. Improvvisamente, da lontano, un motto urlato attirò la mia attenzione: “1001, 1002, 1003! Mai strac!”. “Eccoli!” gli dissi indicandoli. Ma non ebbi risposta. Mi girai verso di lui e capii che non lo poteva fare: i suoi occhi erano diventati improvvisamente lucidi e le labbra serrate e tremule, tentavano di trattenere l’emozione invano. Un grido, un inno, un richiamo che arrivava direttamente al cuore, passando da anni fatti di nostalgia, di legami fraterni indissolubili.

Ho visto un alpino cieco che portava il suo gagliardetto con orgoglio e grinta.

Ho visto un vecchio alpino che teneva per mano il nipote e lo accompagnava nel mondo fatto di valori che a volte si credono smarriti.

Ho visto la storia, tra le rughe nel viso di un reduce e i moncherini delle sue mani.

Ho visto un mondo diverso, una dimensione parallela, dove ogni barriera e convenzione sociale decade e si è tutti sotto un unico cappello, quello alpino.

E allora anche l’assenza di bandiere alle finestre, della gente affacciata dai palazzi, le vetrine cristallizzate e fredde nella quotidianità milanese, città indifferente e dispersiva, o dell’assenza in più punti di persone lungo la sfilata, passano in secondo piano, perché la vera adunata è l’alpinità vissuta, percepita fin nelle ossa, nei sentimenti che una canzone o un abbraccio fraterno evocano e nell’essenza di quelle lacrime dell’alpino che ho visto piangere.

Lucia Zampieri

Dal 14 al 16 giugno Tolmezzo ospiterà il raduno del 3° Raggruppamento (Triveneto). Nel  fitto programma, oltre alle celebrazioni ufficiali, sarà possibile partecipare a numerosi eventi collaterali – mostre, concerti, esibizioni musicali e corali – e visitare il territorio locale, soprattutto i numerosi luoghi storici toccati dalla Grande Guerra. 

Per le informazioni e il programma degli eventi
consultate il sito ufficiale della manifestazione: 
www.trivenetotolmezzo2019.it

scarica la brochure del raduno

(Fonte: L'Arena.it) - Gli alpini lupatotini sono tra le migliaia di penne nere veronesi che oggi sfileranno all’adunata nazionale di Milano, ma il 2 giugno festeggeranno anche il quarantesimo dell’ordinazione di don Rino Massella, cappellano della sezione Ana di Verona (e anche di quella di Mantova), ordinato il 2 giugno 1979. Don Rino ricorda con emozione quel momento. «Fui ordinato in Duomo a Verona dal vescovo monsignor Giuseppe Amari e venni subito assegnato alla parrocchia di san Michele Extra», racconta il sacerdote. «Dopo quattro anni fui trasferito alla parrocchia di Montorio e quindi nel 1991 diventai parroco di Vestenavecchia e Castelvero, dove rimasi otto anni per assumere la stessa responsabilità a Settimo di Pescantina. Dal 2004 il vescovo mi ha nominato cappellano della sezione veronese dell’Associazione nazionale alpini». Scrisse per l’occasione Luciano Bertagnoli, presidente della sezione Ana di Verona. «Sei diventato parroco di 24 mila alpini: tutti quelli iscritti alla sezione di Verona. Sei conosciuto non soltanto dagli alpini di Verona, ma anche da tutti quelli che ogni anno salgono sull’Ortigara per il pellegrinaggio e assistono alla celebrazione della messa alla Colonna Mozza. È la prima volta che un parroco viene ufficialmente designato a cappellano con un incarico esclusivo, come se la sezione e tutti i suoi alpini costituissero una parrocchia. Vogliamo dunque felicitarci». Quella di don Rino è quella che si dice una vocazione tardiva. Entrato in seminario a 24 anni, è diventato prete a 31. Prima aveva studiato e anche fatto la naja da alpino, e per questo può indossare (lo fa puntualmente durante le cerimonie anche religiose) il tradizionale cappello con la penna nera. «Ho prestato servizio nel 1969 a San Candido alla caserma Generale Cantore del Sesto Battaglione Alpini», racconta il sacerdote. La più grande emozione vissuta in questi quindici anni trascorsi da cappellano? La risposta è immediata: «Senz’ altro la celebrazione della prima messa alla Colonna Mozza sulla vetta dell’Ortigara». E alle «sue» penne nere che cosa dice? «Li ringrazio per le preghiere e per la festa. Li invito a non venire mai meno alla caratteristica degli alpini che intendono la vita come dono agli altri perché nel loro Dna c’è sempre e soprattutto la solidarietà. Viva le mani callose!». Gli alpini di San Giovanni Lupatoto sono indaffaratissimi nell’organizzazione della festa per il quarantesimo di don Massella. «Siamo orgogliosi di poter ospitare ed organizzare la cerimonia del quarantesimo anniversario di sacerdozio di don Rino», dice Edio Fraccaroli, capogruppo degli alpini lupatotini. «La sua è una presenza sempre gradita nella nostra baita e fra le nostre file. Per ringraziarlo della sua opera abbiamo organizzato una festa alla quale attendiamo la partecipazione di svariate centinaia di persone. Sarà il grazie delle penne nere e di molti altri amici di don Rino». Don Rino è nato a Erbezzo ma giovanissimo nel 1952 si è trasferito con la famiglia (padre, madre e quattro fratelli) alla corte Bagnolo di Mazzantica dalla quale nel 1954 si è spostato a San Giovanni Lupatoto. •

Al “Vittoriale degli Italiani” giurano i soldati dell’85° Reggimento Addestramento Volontari “Verona”

Nell'anfiteatro del Vittoriale con alle spalle il lago di Garda, i giovani Soldati dell’Esercito Italiano giurano fedeltà alla Repubblica sommersi dall'affetto dei propri cari.

Gardone Riviera (BS), 3 maggio 2019. Nella mattinata di oggi presso la suggestiva cornice del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera (BS), 280 Volontari in Ferma Prefissata di un anno (VFP1), di cui 22 donne, dell’85° Reggimento Addestramento Volontari (RAV) “Verona” hanno giurato fedeltà alla Repubblica. La cerimonia si è svolta al cospetto della Bandiera di Guerra del Reggimento e del Comandante della Scuola di Fanteria, Generale di Brigata Giuseppe Faraglia. Presenti anche il Comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto di Verona, Generale di Corpo d’Armata Giuseppenicola Tota, e numerose autorità politiche, giudiziarie, civili e religiose del territorio bresciano e scaligero. Agli ordini del Comandante dell’85° RAV, Colonnello Gianluca Ficca, e di fronte a oltre 1000 persone, tra parenti e amici giunti da ogni parte d’Italia per essere vicini ai loro cari, gli uomini e le donne arruolati col 4° Blocco 2018 hanno gridato il loro “LO GIURO!”.

«Quella di oggi sarà una giornata che lascerà un segno indelebile nella vostra memoria e nei vostri cuori....a breve, con un atto solenne, vi impegnerete, in primis, di fronte alla vostra coscienza come individui, come cittadini e come soldati.....quanto state per fare, determinerà non solo il vostro percorso professionale ma soprattutto il vostro essere Uomini e Donne di questo meraviglioso Paese.» così, nel suo intervento, il Colonnello Ficca. «Il mio augurio per voi, e per tutti noi, è che possiate vivere nell'eroismo del tempo di pace, che è fatto di senso del dovere, un dovere civile ma tanto più importante per chi ha scelto di essere militare.». Con queste parole, del suo breve indirizzo di saluto, il Presidente della Fondazione del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, ha desiderato essere vicino ai giurandi. A premessa dell’evento, nell'affascinante piazzetta dalmata del Vittoriale, si è svolta la cerimonia dell’alzabandiera a cui hanno partecipato alcune classi di istituti scolastici primari del Veronese. Al termine di questa, i bambini hanno desiderato incontrare i giovani Volontari per offrire loro una coccarda tricolore, da loro prodotta, pensata in ricordo di questo importante momento della loro vita. Il percorso formativo dei VFP1 ha la durata complessiva di 11 settimane, ed è organizzato su due moduli, basico e avanzato. Durante questo iter, i Soldati sono severamente valutati in tre principali aree di formazione: Tecnico-professionale, fisico-sportiva e comportamentale-motivazionale. Con la cerimonia di Giuramento odierna, i Volontari si apprestano a concludere il“modulo avanzato”, fase principalmente caratterizzata da attività tecnico-professionali, al termine del quale si concluderà l’intero corso. Così, il prossimo 23 maggio i Soldati saranno inviati ai reparti operativi, dislocati su tutto il territorio nazionale. Gli aspiranti alpini e paracadutisti, invece, effettueranno un ulteriore periodo di addestramento alla specialità rispettivamente presso il Centro Addestramento Alpino di Aosta e il Centro Addestramento di Paracadutismo di Pisa. Dal 1997 l’85° RAV è uno dei tre reggimenti dell’Esercito, l’unico dell’area del Nord Italia, che svolge il compito di addestrare i giovani VFP1, donne e uomini, che decidono di intraprendere la carriera militare, formandone oltre 1.500 ogni anno.

36° raduno alpini della Valpolicella e 90° di fondazione del gruppo alpini Sant’Ambrogio - Domegliara

Venerdì 3 Maggio

Ore 10.30 inaugurazione della mostra fotografica “In ricordo dei caduti della 1° e 2° Guerra Mondiale” a cura dell’Alpino Cecchini Riccardo del gruppo Alpini Sant’Ambrogio Domegliara e della mostra “La Grande Guerra sul Monte Baldo di Nago” a cura del gruppo Alpini di Nago in collaborazione con il gruppo culturale di Nago e Torbole. Saranno presenti gli studenti dei nostri plessi scolastici presso il quartiere fieristico.

Sabato 4 Maggio

Ore 16.00 partenza della staffetta del 36° raduno Alpini della Valpolicella da Piazza Vittoria a Parona, percorso che visiterà i monumenti di Corrubbio, Pescantina, Arcé, Ponton, Domegliara, Sant’Ambrogio. L’orario di arrivo presso il quartiere _eristico è previsto per le ore 19.00 circa.

Ore 21.00 inizio rassegna corale con la presenza del coro ANA “Coste Bianche” e del coro “Monti Lessini”. A seguire verrà servito il minestrone Alpino.

Domenica 5 Maggio

Ore 9.00 ammassamento e registrazione gagliardetti in piazza degli Alpini a Sant’Ambrogio di Valpolicella.

Ore 10.00 inizio della cerimonia con l’alza bandiera; si procederà in sfilata fino al polifunzionale accompagnati dalla Fanfara storica ANA di Vicenza. All’arrivo un breve carosello della Fanfara, a seguire la benedizione del nuovo gagliardetto del gruppo da parte del nostro Cappellano don Rino Massella.

Ore 11.15 Santa Messa accompagnata dal coro “La Chiusa”.

Ore 13.00 circa pranzo presso il quartiere fieristico.

Durante tutta la manifestazione sarà possibile visitare la mostra fotografica

Adunata alpini 2019 - l'Adunata del Centenario.
 
Nel luglio del 1919, a Milano, sotto le volte della Galleria Vittorio Emanuele, un piccolo gruppo di reduci ebbe l’idea di costituire l’Associazione Nazionale Alpini. Tale desiderio era dovuto alla volontà di mantenere i legami di amicizia fra coloro che avevano combattuto con lo stesso cappello e di non dimenticare le emozioni che avevano condiviso, suscitate dal ricordo delle tragiche vicende legate alla Grande Guerra. Con questa Adunata Nazionale, con i nostri simboli, Labaro, Vessilli e Gagliardetti, con la concordia e la tenacia che ci caratterizza, vogliamo rivivere con orgoglio e allegria i cento anni della nostra storia. Le generazioni di Alpini che si sono succedute hanno saputo mantenere intatti i principi dei nostri padri fondatori. Le adunate vogliono anche essere un omaggio al territorio che le ospita, offrendo musiche e colori che possano trasmettere il piacevole gusto di stare insieme, caratteristica tipica di noi Alpini. A Milano, metropoli lanciata verso il futuro, gli Alpini si sentono a casa, sono di casa. Questo nostro incontro si realizza non solo grazie alla volontà dell’associazione in tutte le sue componenti, Sezione di Milano in testa, ma anche con il contributo di enti, amministrazioni locali, partner e tanti volontari, cui va il nostro ringraziamento per la straordinaria accoglienza e soprattutto per il sostegno nell’organizzare l’Adunata del Centenario. L’Ana e le sue numerosissime Sezioni, dalle Alpi alle isole e in varie parti del mondo, ne hanno fatta di strada e non solo con gli scarponi d’ordinanza. La partecipazione ai valori di sempre, il ricordo di chi è andato avanti, l’amore per la Patria e il rispetto per il Tricolore, ci spronano a proseguire orgogliosi il nostro cammino.
 
 

Raduno di zona Val d'Alpone

Gruppo Alpini Montecchia di Crosara con il patrocinio del Comune di Montecchia di Crosara in collaborazione con la Pro Loco Montecchia di Crosara organizza 70° di fondazione del gruppo.

Dal 26 al 28 aprile 2019

 - Venerdì 26, ore 20.30 rassegna di canti alpini presso il centro convegni.

 - Sabato 27, ore 20.45 concerto della fanfara congedati brigata alpini presso il centro convegni.

 - Domenica 28, ore 10.20 inizio sfilata presso il parco delio vicentini (via domenico dal cortivo)

leggi la locandina

Cori Alpini

I giovani alpini in collaborazione con il gruppo alpini di Palù ANA Verona, organizzano una serata cori alpini Sabato 27 Aprile 2019 alle ore 20.30 presso il centro culturale San Zenone Palù.

Con la partecipazione del Coro Euterpe, il Coro ANA "Amici della Baita" e Coro Piccole Dolomiti.

Rifresco a fine serata con offerta libera il cui ricavato sarà devoluto alla ricostruzione delle chiesette alpine ANA Verona seriamente danneggiate dal mal tempo.

Domenica 14 aprile, dopo pochi mesi di lavoro dei volontari delle Sezioni alpine, alla presenza del Labaro e dei vertici dell’Associazione, sarà inaugurato il Centro polifunzionale dell’Ana ad Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.

Passata la fase dell’emergenza (in cui l’Ana è stata presente nei territori colpiti dal sisma con i propri volontari per oltre 15mila giornate di lavoro) si è passati alla realizzazione di cinque interventi per realizzare altrettante strutture. I progetti, uno per ognuna delle regioni interessate dal sisma, resi possibili dalle offerte raccolte (oltre 2,4 milioni di euro), sono stati scelti dopo aver consultato sindaci ed alpini locali, prevedendo la realizzazione di strutture polifunzionali per rispondere tempestivamente alle esigenze di aggregazione della gente.

Gli interventi riguardano Campotosto per l’Abruzzo, Accumoli per il Lazio, Preci (Norcia) per l’Umbria ed Arquata del Tronto per le Marche, oltre ad una stalla a Visso (Macerata).

L’edificio di Arquata rappresenta un’innovazione per la vita che si sta sviluppando nei villaggi temporanei. La struttura è destinata a tre attività collettive: una sala polifunzionale di 80 posti per eventi e dibattiti, tre uffici per professionisti che hanno perso il loro ambiente di lavoro e la sede del Gruppo alpini locale.

Davanti al Centro Ana di Borgo c’è una piccola piazza in cui sorge il monumento del gruppo Alpini, che ha resistito al sisma ed è divenuto simbolo di rinascita. L’edificio è in regola con le moderne regole antisismiche, corredato delle necessarie dotazioni termiche ed impiantistiche. Il disegno ricorda una capanna alpina posta ai piedi del Monte Vettore, cima più alta dei Monti Sibillini, una sorta di avamposto al Rifugio Ana “M.o. Giacomini” sul passo di Forca di Presta.

La realizzazione è stata affidata ad una ditta di provata competenza in tema antisismico. Le finiture sono state realizzate dai volontari dei Gruppi alpini, soprattutto bresciani. Importante la compartecipazione economica del Four Club One Vision (composto da Club 41, Round Table, Ladies Circle Italia e Club Agora Italia) che fra gli scopi associativi  ha anche quello di favorire iniziative al servizio della collettività. 

Programma

  • Ore 10,30 ammassamento vessilli e gagliardetti nel piazzale zona municipio
  • Ore 10,55 arrivo del Labaro dell’Associazione Nazionale Alpini
  • Ore 11,00 corteo dal piazzale Municipio alla nuova struttura da inaugurare
  • Ore 11,15 Arrivo della massima autorità
  • Ore 11,20 Alzabandiera
  • Ore 11,25 Presentazione dell’opera a cura del responsabile commissione Grandi Opere
  • Ore 11,35 Allocuzioni autorità
  • Ore 12,00 Benedizione della struttura ed inaugurazione con taglio del nastro
  • Ore 12,10 Visita della struttura
  • Ore 12,30 Termine cerimonia con buffet in struttura predisposta zona municipio

https://www.ana.it/2019/03/27/inaugurazione-del-centro-polifunzionale-ad-arquata/

 

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