Ricordando Vittorio Bozzini, maestro per il nostro giornale.

La storia è maestra di vita… i padri insegnano… mai lasciare la strada vecchia”: quante volte sentiamo queste espressioni nella vita quotidiana. Esse non sono sollecitazioni a immobilismo e conservatorismo, ma inviti di buon senso a tener presenti e nella dovuta considerazione gli insegnamenti che ci vengono dall’esperienza e da quanti prima di noi hanno affrontato, pur in contesti diversi, i nostri stessi problemi, i nostri stessi interrogativi: se abbiamo un briciolo di umiltà, essi possono costituire per noi fonte preziosa di suggerimenti, modelli di comportamento e guide per operare a nostra volta le scelte migliori. Padri maestri, dunque. Ed un autentico maestro di vita e di pensiero è stato l’alpino e scrittore Vittorio Bozzini, che con “Neve rossa” ha fatto delle sue drammatiche esperienze di guerra e di prigionia in Russia l’occasione per riaffermare la fede nell’umanità e la condanna d’ogni violenza bellica. A tale riguardo non posso non riportare qui la sua esemplare recisa condanna della guerra, scritta nel 2006 nella presentazione al libro Reduci di Pietro Baldo: “… guerra, che solo menti distorte o deliranti possono considerare come mezzo per risolvere i problemi del mondo: la guerra non compone i dissidi ma li esaspera; non è rimedio che plachi i contrasti, ma è veleno che li intossica di odio, di violenza, di bramosia di vendetta e li prolunga all’infinito”. Nel decennale della scomparsa, in questa sede mi corre l’obbligo di ricordare Bozzini anche come giornalista e soprattutto come maestro di giornalismo per il nostro periodico. Come giornalista scrisse negli anni per “Il Montebaldo” articoli preziosi, briosi, ma soprattutto caldi d’umanità, che ancora si rileggono con commozione, come Le sigarette di Capitan Fannucchi (dicembre 1961), o Rosamunda (marzo 1982), o Dalla lontana infanzia di guerra (febbraio 1996), per citare solo qualche titolo. Ma è sul Bozzini maestro di giornalismo che mi voglio soffermare, riprendendo le considerazioni e le indicazioni che egli scrisse nel giugno del 1982 per i trent’anni del nostro giornale, esprimendone con chiarezza la filosofia e le funzioni. Gli alpini tutti, egli esordisce, brindino “con entusiasmo e fierezza” perché ‘Il Montebaldo’ è il loro ‘foglio ufficiale; prosegue tracciando le caratteristiche del giornale: è un foglio “pulito”, che “non concede il minimo spazio a storture morali, a bizantinismi retorici … è al servizio della verità, che si dice chiara e tonda anche quando può dispiacere a qualcuno … il coraggio della verità è la misura dell’uomo in un mondo impregnato di falsità, di inganni e di ipocrisie a tutti i livelli”. “Il Montebaldo”, spiega, può essere così perché “è figlio di onesti genitori, gli alpini… non è strumentalizzato da nessuno, non si prosterna ad alcun centro di potere, che lo condizionerebbe … è limpido specchio di limpida gente”. Bozzini sottolinea che il giornale deve anche favorire “l’affiatamento tra i soci, la concorde e generosa collaborazione, il consolidamento di quello spirito alpino che è un miracolo di fedeltà e di dedizione all’ideale lucente della fraternità”; il giornale deve dare “la visione completa panoramica di ciò che avviene in tutti i Gruppi della Sezione”, dare spazio anche alle attività sportive, alle quali, precisa, gli alpini partecipano con spirito agonistico, “imprimendovi però quel sigillo di lealtà e di onore che deve contraddistinguere ogni nostra operazione ed ogni nostra presenza , in qualsiasi campo: perché tutto quello che noi facciamo …ha lo scopo di esaltare la memoria dei nostri Caduti e Dispersi, di rendere fecondo il loro sacrificio, di dimostrare che la loro morte è per noi lezione perenne di vita in ordine a quei valori di correttezza, di onestà, di limpidezza morale che si vanno sempre più eclissando sotto la violenta offensiva del malcostume”. “Il Montebaldo”, secondo Bozzini, non può non essere anche periodico di opinione, come ogni giornale, ma deve “trattare problemi che non siano soltanto nostri, ma che si aggancino in qualche modo (sempre secondo la nostra ottica) alla complessa e drammatica realtà del nostro mondo … problemi come il terrorismo, la droga, la corruzione, l’inquinamento, la salvaguardia del territorio, il dissesto economico ecc. si possono affrontare anche senza ledere minimamente il nostro inviolabile comandamento di completo distacco da quelle forze politiche organizzate che sono i partiti, con i quali non vogliamo e non possiamo avere alcunché in comune: perché la nostra è voce supremamente libera che …deve servire la verità senza compromessi… Servire la verità vuol dire scendere in campo a fianco dell’uomo nella difesa dei suoi diritti insopprimibili, e alla base di essi c’è la libertà”. Bozzini chiude esprimendo il suo apprezzamento per la nuova rubrica denominata “Lo sfogatoio dei mugugni”, ideata dal direttore Tito Nicolis, perché “c’è sempre da imparare, da tutti” e conclude parlando della rubrica “anagrafe sezionale”, assolutamente intoccabile, non tanto per le “gioie” ed i “fiori d’arancio”, quanto piuttosto per “i nostri dolori”, perché dedicata ai “drammi umani che rientrano nell’eterno mistero del dolore, che ognuno affronta, quando viene il suo turno, con le risorse che ha…ma sappiamo che anche la sincera partecipazione al dolore e la vicinanza di cuori amici possono dare sollievo e conforto”. Grazie, caro Vittorio, sei qui con noi, con il tuo spirito, con le tue preziose riflessioni, ci aiuteranno nel nostro compito.

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