Va completandosi la serie di interventi dell’Associazione Nazionale Alpini a favore delle popolazioni del Centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e 2017. Giovedì 10 giugno, infatti, l’ANA inizierà ufficialmente i lavori per la costruzione della struttura polifunzionale ad Accumoli (Rieti) progettata per favorire il rilancio del suo territorio devastato dai sismi.

Alla cerimonia della posa della prima pietra interverranno il Presidente dell’ANA Sebastiano Favero, il sindaco di Accumoli Franca D’Angeli e i rappresentanti dei principali sostenitori dell’opera (Crédit Agricole Italia e Lions Clubs International Foundation); è prevista anche la partecipazione delle autorità regionali e provinciali.

Il progetto dell’Associazione per Accumoli, già definito e presentato nei primi mesi del 2018, ha dovuto sottostare ai tempi della burocrazia che ha fatto slittare per lunghi mesi tutte le attività previste e già programmate. L’edificio ricettivo verrà realizzato su tre livelli di circa 200 mq ciascuno. Sarà a disposizione dei cittadini e degli utenti che vogliono visitare il territorio, in modo da garantire importanti benefici economici, occupazionali e d’immagine e che andrà a colmare il vuoto di un’offerta turistica sinora limitata.

Quello di Accumoli è uno dei progetti che l’Associazione Nazionale Alpini ha in cantiere, e in buona parte già realizzato, per aiutare le popolazioni del Centro Italia dopo il terremoto ed è stato reso possibile grazie alle donazioni di privati e dei soci Ana, nonché al lavoro gratuito dei volontari dell’Associazione che si sono occupati della fase progettuale e verranno impiegati in alcune attività edili.

Tra i grandi donatori dell’edificio di Accumoli ci sono il Lions Clubs International Foundation e Crédit Agricole Italia, che ha aperto una sottoscrizione alla fine del 2016, raccogliendo circa 130 mila euro. A questi si sono aggiunti poi 170 mila euro versati attraverso il Fondo Beneficenza dal Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia, portando il totale del contributo a 300 mila euro.

PROGRAMMA

  • Ore 10,30 – Incontro tra il sindaco di Accumoli, il Presidente Ana Sebastiano Favero e le autorità presso la Sala comunale di Accumoli (via Salaria km 141,600 Accumoli, Rieti);
  • Ore 11,00 – Cerimonia al monumento ai Caduti in zona SAE Accumoli paese;
  • Ore 11,30 – Cerimonia di posa della prima pietra in località “Madonne delle Coste”.

Fonte www.ana.it

https://www.ana.it/2021/06/08/edificio-polifunzionale-ad-accumoli-cerimonia-di-posa-della-prima-pietra/?fbclid=IwAR2P6GZqtCLkoQiweKyoVC-8HOG-YtN3RsdR0tbk4KigLT5LqutZWEHboqE

Il Ponte deturpato

L’Associazione Nazionale Alpini esprime sdegno e rammarico per il gesto compiuto domenica notte da un gruppetto di giovani ai danni del Ponte degli Alpini, a Bassano del Grappa.
Incuranti dello sforzo compiuto per restituire allo splendore il bellissimo e simbolico ponte, da pochi giorni restituito ai bassanesi ed all’Italia intera, questi scriteriati hanno infatti imbrattato le balaustre con pennarelli indelebili tracciando dei “tag”, sorta di scritte prive di qualunque significato se non quello spregiativo e praticando alcune incisioni con un coltellino.
Non si può, perciò, non essere sdegnati ed al tempo stesso rammaricati nel constatare una volta di più come in una parte, purtroppo non irrilevante, dei nostri giovani si registri una perdita dei valori fondamentali del vivere civile, unita ad un impoverimento culturale che coinvolge tutti, famiglie, scuola e società.
Confidiamo perciò nel fatto che queste persone siano rapidamente individuate e poste di fronte alle loro responsabilità e dal canto nostro ci impegniamo nel continuare la trasmissione alle nuove generazioni dei nostri valori fondamentali, cercando di avvicinarle sempre di più alla nostra realtà, impegnata da oltre un secolo al servizio della comunità e del territorio.

Sebastiano Favero
Presidente Associazione Nazionale Alpini 

Il 1° giugno iniziano le celebrazioni per il Centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto all’Altare della Patria, celebrazioni che si concluderanno solennemente il 4 novembre.
L’Associazione Nazionale Alpini, da sempre custode della memoria di quanti hanno dato la vita al servizio della Patria e testimone della storia da essi dolorosamente disegnata, si unisce idealmente all’omaggio che l’intero Paese rende a quel soldato senza nome, che Maria Maddalena Bergamas scelse nel 1921 a simbolo del sacrificio di una intera generazione.
Un simbolo che si rinsalderà grazie anche al progetto del Gruppo delle Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia in collaborazione con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, “Milite Ignoto, Cittadino d’Italia”, che prevede la concessione della cittadinanza onoraria a quel soldato da parte di tutti i Comuni d’Italia.
E non è certo un caso se le celebrazioni iniziano di fatto in coincidenza con il 2 Giugno: a 75 anni dalla nascita della Repubblica Italiana, l’affermazione dei valori dell’unità nazionale fondata su libertà e democrazia si impone infatti forte come non mai. Specie ora che il Paese ha attraversato un momento molto difficile, da cui sta faticosamente ma fortunatamente uscendo, grazie all’impegno corale delle sue istituzioni, a cui associazioni di volontariato e combattentistiche come la nostra hanno dato e danno un contributo rilevante.
Gli alpini come sempre onoreranno questa giornata issando il Tricolore su tutte le loro sedi, in Italia e nel mondo, confermando il loro impegno a favore della comunità, in difesa dei valori su cui si fonda la Repubblica: auspicando che questo impegno possa fungere anche da volano per istituire a livello nazionale un servizio per i giovani, i quali possano così contribuire in modo responsabilmente operativo alla solidità ed al futuro di quella Patria costruita sul sacrificio delle generazioni che li hanno preceduti. ?? Fonte www.ana.it 

Il servizio sulla riapertura del Ponte degli Alpini, realizzato dal Tg5 e andato in onda. ?? Fonte: www.ana.it

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Anche se la pandemia ha rallentato un po’ lo svolgersi degli eventi, ha dato buoni frutti la campagna intrapresa sotto l’egida dell’Ana – su iniziativa della Sezione di Milano – dalle Distillerie Fratelli Branca in occasione del Centenario dell’Associazione, per contribuire alle attività delle penne nere.

Nella Sede Nazionale di Milano, infatti, il Presidente Sebastiano Favero e il Direttore generale Adriano Crugnola, hanno ricevuto tre simboliche gigantografie di altrettanti assegni, che in totale hanno portato in dote alla realtà operativa dell’Ana quarantaseimila euro: si tratta di parte del ricavato della vendita del noto amaro Fernet Branca in eleganti confezioni nere con il marchio dell’Ana.

La distribuzione è avvenuta attraverso il Network Agorà (che comprende i supermercati Tigros, Iperal, Poli e Basko), rappresentato per l’occasione da Igor Doria, e l’Iper Tosano, rappresentato da Zeno Chiarotto, mentre per le Distillerie Fratelli Branca sono intervenuti Ivan Chiaffrino e Stefano Cattaneo.

Fonte: www.ana.it

Il fabbricato costruito nel 2019 da SEA s.p.a. come area imbarchi di Linate avrà una nuova vita. SEA infatti l’ha ceduto all’Associazione Nazionale Alpini, che, una volta smontato, lo rimetterà in funzione a Brescia, nella zona di via Grandi, su un terreno comunale. Il fabbricato sarà utilizzato come centro operativo, di formazione e come base logistica. "Questa struttura - ha spiegato il presidente nazionale Ana Sebastiano Favero - diverrà punto di riferimento per gli Alpini lombardi ma non solo: sarà infatti al servizio della nostra Protezione Civile e delle attività associative miranti a realizzare compiti e impegni istituzionali".
L’Ana lo ha acquisito da SEA tramite Banco Building, rappresentata dal Presidente Silvio Pasero, organizzazione di volontariato che fa da ponte fra aziende e mondo no profit per eliminare gli sprechi e favorire la sostenibilità ambientale con il riutilizzo di materiali edili, arredamento, tessile e altro.
"Siamo riusciti a terminare la nuova Linate nei tempi previsti. Consegnare oggi il fabbricato all'Associazione Nazionale Alpini conferma il nostro impegno verso tutte le attività sostenibili", ha aggiunto Alessandro Fidato, Chief Operating Officer di SEA.
Alla cerimonia erano presenti anche il vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo e l'assessore bresciano alla Protezione Civile Valter Muchetti. (fonte: www.ana.it )
Lo scorso 23 aprile, presso la base del contingente italiano ad Erbil (Iraq), nel pieno rispetto delle norme per il contenimento della pandemia in atto, si è svolta la festa di Corpo del 7° Alpini, della Julia.Attualmente impegnato con diversi suoi assetti in Iraq e primo contributore come numero di personale nell’ambito dell’operazione "Prima Parthica", il 7° Alpini ha ricordato l’80° anniversario della fine dei fatti d’arme della Campagna greco-albanese del 1941, eventi che gli valsero la Medaglia d’Argento al Valor Militare per il grande eroismo dimostrato e per il grave tributo di Caduti, tra i quali spiccano diverse Medaglie d’Oro al Valor Militare. 
Fonte: www.ana.it

RIPARTE LA FORMAZIONE PER I NUOVI VOLONTARI DELLA PROTEZIONE CIVILE: SONO I PRIMI CORSI IN PRESENZA DALL’INIZIO DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS.

Non si sono mai fermati. Dall’inizio della pandemia, sono scesi in campo per la collettività e non sono ancora rientrati. Inizialmente con l’allestimento delle tende da campo fuori dagli ospedali, nelle primissime ore dopo la notizia del primo contagiato in Veneto, poi con la sistemazione di interi comparti ospedalieri dismessi per accogliere pazienti Covid, e la distribuzione capillare delle mascherine, ora nei punti vaccinali di città e provincia, i volontari della Protezione Civile dell’ANA Verona stanno lavorando senza mai arretrare. Eppure la giornata di oggi, per l’ANA Verona, ha il sapore di una nuova ripartenza.

Sono iniziati in mattinata al Distretto 5 di Legnagno, e in contemporanea anche a Grezzana, i corsi di formazione per i nuovi volontari di Protezione Civile. Si tratta dei primi corsi dall’inizio della pandemia che possono tenersi in presenza, come da nuove disposizioni governative.

Complessivamente si tratta di una sessantina di nuovi volontari, che andranno ad aggiungersi presto ai 468 già operativi nelle varie squadre dell’ANA Verona che coprono città e provincia e varie specialità d’intervento, che hanno ricevuto il benvenuto dal presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli e dai rispettivi sindaci di Grezzana Arturo Alberti e di Legnago Graziano Lorenzetti.

“Sono iniziati i corsi base che si chiuderanno domani con le prove pratiche. E a breve altri corsi sono in previsione, sia per chi vuole diventare volontario e rendersi utile sia per chi lo è già perché i nostri devono essere tutti professionisti, pronti a scendere in campo con competenza durante le calamità, qualunque esse siano”, ha spiegato Bertagnoli. “Finalmente siamo tornati a fare formazione in presenza nei giorni in cui ci prepariamo a tornare in zona gialla: mi auguro però che i prossimi non siano giorni da “liberi tutti” ma che ciascuno gestisca questa nuova libertà con coscienza. Solo così potremo presto tornare a far ripartire anche tutte le nostre attività”, ha aggiunto il presidente.

“Sono orgoglioso di potervi ospitare in questo nuovo inizio per quello che la Protezione Civile ha fatto, sta facendo e farà, anche grazie a voi, per la nostra comuità”, ha salutato i volontari il sindaco Alberti.

“È questa una giornata importante per Legnago e per il Distretto 5 che diventerà il fulcro della formazione: ci prepariamo al meglio, ed è fondamentale, per eventi che speriamo non accadano mai”, ha spiegato il collega di Legnago Lorenzetti. Il via al nuovo corso base a Legnago è stato anche l’occasione per inaugurare gli spazi del Distretto 5, recentemente dati in concessione all’ANA Verona, alla presenza tra gli altri del capogruppo degli alpini di Legnagno Maurizio Mazzocco, di Albertina Bighelli consigliera delegata alla Protezione Civile della Provincia, e di Armando Lorenzini responsabile Unità Operativa di Protezione Civile della Provincia. “Anche nei giorni scorsi, siamo stati impegnati contemporaneamente su due fronti per la ricerca di persone scomparse: qui in zona e in Lessinia. Ciò che chiediamo a voi è grande responsabilità, tempo, dedizione e preparazione”, ha esortato le nuove leve il responsabile Lorenzini. La delegazione è poi proseguita facendo tappa al centro vaccinazioni di Legnago – dove i volontari della Protezione Civile dell’ANA sono operativi– e alla nuova baita del Gruppo Alpini Legnagno che dall’inizio dell’anno scolastico sta ospitando due classi del liceo Cotta.

Nei primi quattro mesi di pandemia, una delle fasi più drammatiche dell’emergenza Coronavirus, la Protezione Civile dell’ANA Verona ha svolto circa 35mila ora di attività: 4.352 giornate lavorative che, svolte da un’unica persona, sarebbero state equivalenti a ben 12 anni di lavoro.

Nel 76° anniversario della liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista e dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Associazione Nazionale Alpini torna a sottolineare con forza i valori che da sempre ne ispirano l’azione.

A cominciare da quelli di amore per la libertà, la pace, la solidarietà e la fratellanza, cementati in oltre un secolo di vicende umane costellate spesso di dolore, ma, altrettanto spesso, ricche di esempi di valore, coraggio e amore per gli altri.

Come ci hanno insegnato figure luminose degli alpini, che numerosi hanno preso parte sulle nostre montagne alla lotta di liberazione dall’oppressione nazi-fascista: a cominciare da quella del Beato Teresio Olivelli, ufficiale alpino in Russia e partigiano una volta tornato in Patria, per andare poi incontro al supremo sacrificio nei lager nazisti.

Per questo, in un 25 Aprile che cade in un momento ancora difficile per il Paese, ci stringiamo attorno a questi valori, ponendoci con il consueto spirito al servizio delle nostre comunità. E issando il Tricolore su tutte le nostre Sedi, onorando con tale azione la Patria, che sa di poter contare sempre sulle penne nere. 

Viva l’Italia, viva gli alpini!

Sebastiano Favero
Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini

Fonte: www.ana.it

“Il fascino dei Testimoni”

 "Il fascino dei Testimoni”

Tutti abbiamo incontrato, nella nostra vita, persone che ci hanno segnato intimamente… anche nel campo della fede possiamo aver incontrato persone che ci hanno affascinato con la loro testimonianza, spesso silenziosa. Tale è il generale Giorgio Donati. Ho partecipato alla Santa Messa di commiato nella sua chiesa parrocchiale dei Santi Apostoli in città. Nell’omelia il mio amico e suo parroco mons. Ezio Falavegna ha delineato alcuni aspetti molto belli e significativi della sua vita: Noi siamo qui per testimoniare innanzitutto la nostra fede nella resurrezione e dire che abbiamo la consapevolezza di essere uniti a Giorgio e ai nostri fratelli che godono della visione piena di Dio... Il cristiano è colui che crede che la morte in Cristo è stata vinta. E questo, al di là di ogni rassegnazione, ci dà la consapevolezza che in tutti i momenti della vita, là dove ci disponiamo a donarla nei gesti e nelle parole dell’amore, la vita nasce e assume la forma dell’eternità. I 71 anni di vita condivisi con la moglie Annamaria sono il segno evidente di come la fedeltà all’amore sia stato il cemento della vita di Giorgio…egli è morto nella solennità dell’Immacolata Concezione di Maria... 

“La prima sottolineatura che appare nel Vangelo dell’annunciazione è il risvolto di una storia che Maria è chiamata a riconoscere come amata per sempre e gratuitamente da Dio…Nel suo lungo percorso di vita Giorgio ha saputo abitare ogni momento del suo vissuto con un tratto di dignità e di ricchezza di umanità che l’hanno sempre contraddistinto. Ha amato profondamente la sua terra natale, la sua Nazione, per la quale ha fatto della sua vita un tempo di servizio, orgoglioso di essere stato partecipe della sua liberazione… Ha saputo essere un uomo delle istituzioni con grande senso della giustizia e una grande libertà interiore, ha saputo consegnare il suo sì in tante occasioni, ma senza mai venir meno alla sua dignità. Aveva una signorilità che esprimeva nei suoi incontri e nei suoi dialoghi, e nel contempo un’umanità carica di affabilità e di straordinaria sensibilità. Era un uomo dai lineamenti dolci, critico ma estremamente disponibile e semplice. Un uomo che pur nella sua grandezza ha amato lo spazio del nascondimento e del silenzio, perché parlassero i suoi gesti e la sua nobiltà d’animo: aveva un carattere forte e al contempo uno sguardo dolce, ma anche libero e disincantato, che gli permetteva di togliere la drammaticità degli eventi, attraverso una fine intelligenza e, talora, una sana ironia”.  

         Gioisci disse l’angelo a Maria. Come non riconoscere in queste parole il riflesso di quella gioia che Giorgio sempre esprimeva in ogni visita che gli si faceva a casa. Non ha fatto della sofferenza la chiusura della sua vita, ma con la passione di chi la ama ha saputo viverne profondamente ogni istante, attraverso lo stile della fede dei “piccoli”, quella fede che lo ha progressivamente educato ad un affidamento al Signore, il vero motivo della sua gioia interiore. Un uomo tenace, ma con cuore di una straordinaria tenerezza; di parole forti ma capace di un affetto eccezionale¸ un volto dai lineamenti decisi, ma pronto a commuoversi di fronte alle gioie e alle sofferenze che si vivevano. L’ultimo periodo, seppur segnato dalla sofferenza e dalla croce, non gli ha mai impedito di esprimere la ricchezza della sua persona, di consegnare gesti e parole di risurrezione, perché impregnati di tenerezza, come è solito dire il nostro Papa Francesco, e di tanto affetto.

          “Maria si domandava che senso avessero, a suo riguardo, le parole dell’Angelo”... in Giorgio e nella moglie Annamaria era innato il desiderio di entrare dentro ciò che interpella la vita… Giorgio aveva il desiderio di dare intelligenza alla fede… una fede genuina, animata dal voler mettersi in gioco … Il suo cammino di ricerca affondava le radici nel tempo, segnato dal legame con un cappellano militare che era rimasto nel suo cuore e aveva inciso nella sua vita: don Catullo. 

         L’angelo invita Maria a cogliere le possibilità di Dio dentro gli incontri … Proprio questa disponibilità a fare spazio agli altri, a lasciarsi interpellare dalla loro storia e dalle loro domande, è un ulteriore aspetto di Giorgio... ho potuto apprezzare la sua ricca disponibilità nei confronti delle persone che avevano bisogno di aiuto. Quante persone hanno potuto beneficiare della sua persona! Molti di noi hanno avuto modo di vederlo partecipe nella nostra assemblea liturgica, e di apprezzare il suo prezioso servizio di volontariato nel custodire la chiesa durante la settimana.                     

     Maria dà la sua disponibilità piena a farsi dono: “serva del Signore”. Giorgio ci ha consegnato il suo percorso di fede come desiderio di guardare sempre oltre, ostinatamente fiducioso nelle possibilità di Dio. Quante volte abbiamo celebrato insieme il sacramento della riconciliazione e dell’eucarestia, nella certezza che alla fine del nostro pellegrinaggio su questa terra avremmo trovato ad attenderci l’abbraccio di Dio che ci avrebbe fatto essere una sola cosa con Lui…nell’ultima visita celebrammo insieme il sacramento degli infermi. Quella stanza era diventata una piccola cattedrale che accoglieva la sua preghiera e il suo abbandono fiducioso nelle mani del Signore. La sua debole voce che ci accompagnava nella recita del Padre nostro e il faticoso gesto di alzare la mano per farsi il segno della croce sono stati la preghiera più intensa che forse Giorgio abbia mai vissuto. Il giorno dopo, la Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, Giorgio ci ha lasciato. In questi mesi, e particolarmente in questi giorni, Giorgio ci ha raccontato che la storia sofferta dell’uomo non è una semplice prova, ma è soprattutto luogo di rivelazione del volto inedito della bellezza dell’umano, che ci insegna che la riuscita nella vita sta nella fedeltà alla propria storia, nella capacità di abitare con gratuità il proprio tempo e la propria stagione, accettando di vivere la sfida dei fatti. Nel contempo, però, anche rivelazione del volto di Dio… In questa fede possiamo sperare che i tanti frammenti di bontà, di bellezza, di amore non si chiuderanno solo in ricordi carichi di nostalgia, ma saranno custoditi in Dio come un tesoro che non si consuma.

In questa quaresima, tempo di riflessione, di ascolto, di preghiera e di ravvedimento spirituale, vi invito a rileggere, anche in famiglia o con altri Alpini, le parole con cui mons. Falavegna ha ben delineato la figura cristiana e umana del generale Giorgio Donati: quanti l’hanno conosciuto potranno testimoniare che era come un grande albero capace di produrre frutti buoni non per sé, ma, come il “mango”, per gli altri dopo 50 anni. Frutti nutrienti capaci di produrre, in chi li raccoglie, un cambiamento nuovo carico di molto bene alpino, di solidarietà, di generosità e che certamente culminerà con un grande amore fraterno con tutti gli Alpini che sono “andati avanti”, nelle braccia del nostro: “Signore delle cime”. Vi saluto, cari Alpini, con l’augurio che questa prossima Pasqua del Signore sia anche la risurrezione della nostra grande famiglia alpina, perché la nostra società, ma anche il mondo intero, ha bisogno di essere “contagiato” dal nostro “DNA” alpino. Auguri di BUONA PASQUA! -  Il vostro cappellano don Rino

Un’ambulanza in ricordo di Fernando

Sabato 30 Gennaio 2020 presso la Baita Alpini di Lugagnano si è svolta una breve ma intensa cerimonia per il passaggio storico accorso tra la Sezione Alpini di Verona e il SOS SONA. L’ANA Verona, per mano del suo Presidente Luciano Bertagnoli, ha consegnato, nelle mani del Presidente del SOS Briggi Pierluigi, l’ambulanza di proprietà del gruppo Alpini. Con un comodato d’uso gratuito il mezzo sarà a disposizione dell’Associazione Sonese per tutti i servizi che esulano dall’emergenza urgenza territoriale. Trasporti di persone con difficoltà medico sanitarie che necessitano di recarsi presso strutture ospedaliere, centri di cura, laboratori di analisi. SOS SONA si impegnerà a garantire, alla Sezione ANA Verona, l’assistenza con ambulanza a tutte le future manifestazioni pubbliche ed eventi che gli alpini organizzeranno nel prossimo futuro. L’ambulanza degli alpini, frutto di una campagna di raccolta fondi di tutto il movimento veronese, richiedeva un impiego più frequente rispetto all’utilizzo fatto fino a quel momento. Il SOS a sua volta necessitava di un mezzo per il servizi di trasporto sanitario. Da una chiacchierata fatta in baita a Lugagnano con il Capogruppo Fausto Mazzi, che allora era anche Vice Presidente della sezione di Verona, ecco nascere l’idea di far sposare le due esigenze. Dopo le opportune verifiche di fattibilità e con il benestare del Consiglio di Sezione di ANA Verona, ecco suggellato il matrimonio. A fare da cerimoniere il Capogruppo del Gruppo Alpini di Lugagnano Fausto Mazzi padrone di casa, affiancato dai Capigruppo degli Alpini di Sona Sergio Todeschini, di Palazzolo Franco Tacconi e di San Giorgio in Salici Stefano Speri. In rappresentanza della Comunità di Sona il Sindaco Gianluigi Mazzi e l’assessore Gianfranco Dalla Valentina. Presente anche una rappresentanza della Consiglio di Sezione di ANA Verona. L’alzabandiera, accompagnata dall’inno di Mameli, ha fatto da apertura alla cerimonia. Il mezzo, che riporta in maniera congiunta i loghi di ANA Verona e SOS SONA, riporta entrambi i lati una dedica. “...lascialo andare per le tue montagne... In ricordo di Fernando, Alpino del SOS”. Il toccante ricordo è per Fernando Parise, indimenticato socio fondatore di SOS SONA e alpino “dalla testa ai piedi” del gruppo di San Giorgio in Salici. Fernando ci ha lasciato improvvisamente a Giugno del 2019 dopo brevissima malattia. Lasciando un vuoto incolmabile. Ad onorarne la memoria sono intervenuti alla cerimonia la moglie Rita, la figlia Barbara, il genero Enzo e il piccolo nipotino Lorenzo. A Rita è stato riservato l’onore del taglio del nastro, assieme ai Presidenti e al Sindaco Mazzi. “Fernando è nei nostri ricordi, nei nostri pensieri e nei nostri affetti” ricorda commosso il Presidente del SOS Pierluigi Briggi. “Oltre che nostro socio fondatore era un appassionato volontario per natura. La nostra chiave di ingresso per tutte le occasioni in cui c’era bisogno di creare relazioni positive e dare corpo a progetti per il bene comune. Il bene che ci viene conferito” prosegue Briggi “è estremamente prezioso. Ci impegneremo a onorare questo dono prezioso. Nella rete tra associazioni, cittadini, enti pubblici” conclude Briggi “sta uno dei fattori più importanti per la ripartenza che seguirà questo grave periodo di pandemia. “Siamo estremamente felici e orgogliosi di aver accolto la proposta di SOS SONA” afferma con una certa emozione il Presidente ANA Verona Luciano Bertagnoli tenendo nella sua mano il cappello Alpino di Fernando portato da Rita. “Alpini e solidarietà sono un connubio che appartiene al DNA di questa Associazione d’arma. Siamo orgogliosi che questo mezzo riporti il ricordo di Fernando che ha incarnato appieno, in un tutt’uno, le due anime di Alpino di socio SOS. La persona giusta a cui dedicare questo sodalizio. Essere e sentirsi parte di una comunità è insito nel nostro sentirci Alpini. Lo ricorda un striscione che è esposto nella baite della provincia e che è stato creato in occasione dei 100 anni della sezione di Verona, avvenuti l’anno scorso proprio nel pieno della pandemia.” Lo striscione che indica il Presidente Bertagnoli è presente anche nella baita di Lugagnano e riporta la seguente frase: ”100 anni di braccia tese che non chiedono, ma offrono”. A concludere la bella cerimonia la benedizione del mezzo da parte del Co-parroco di Lugagnano Don Pietro Pasqualotto. Un ottimo lavoro di squadra ha permesso di arrivare a questo risultato: la sapiente mediazione del capogruppo di Lugagnano Fausto Mazzi, la significativa disponibilità del Consiglio di Sezione di ANA Verona, il preciso e competente lavoro organizzativo del segretario SOS Giordano Cordioli e l’appassionata disponibilità dei collaboratori SOS Davide, Nicola e Manuel. Fare rete per fare squadra!  Alfredo Cottini.

Articolo presente sul n. Anno 10 - Numero 2 Notiziario Bimestrale Marzo/Aprile 2021 "La baita del Lugagnan".

I droni della squadra volo per il nuovo docufilm di Quattrina “il sorriso di San Zeno”

Dal pronto intervento in situazioni di totale emergenza alla cultura e all’arte. I droni della squadra Volo della Protezione Civile dell'A.N.A. Verona si sono alzati in volo dentro e fuori la Basilica di San Zeno, arruolati dal regista veronese Mauro Vittorio Quattrina che proprio in queste settimane sta girando un nuovo docufilm sul patrono della città.

Il lavoro alterna interviste e contributi degli esperti che si sono occupati dei recenti studi su San Zeno a scene di fiction che ricostruiscono alcuni episodi noti e raccontati, come il miracolo dei pesci.

“Mi sono reso conto che su San Zeno c’è ben poco. Ci sono libri, quasi tutti molto impegnativi e destinati agli studiosi. Così, ho voluto raccontare per immagini e parole la storia di questa figura che tanto conta per la città dal punto di vista umano, oltre che storico. Ecco perché “Il sorriso di San Zeno”, nelle immagini che lo ritraggono ha quell’espressione di chi comprende e sa quindi perdonare la debolezza umana. Nel docufilm, oltre alla ricostruzione storica, racconto l’uomo, ciò che si sa di lui è ricavato in gran parte dai suoi 93 sermoni”, anticipa Quattrina. “Il sorriso di San Zeno”, dovrebbe essere ultimato entro l’estate.

Oggi, in supporto al regista veronese e al suo team tra cui l’attore Diego Carli che veste i panni del santo, c’erano i volontari della Squadra Volo che si sono occupati delle riprese dall’alto e in esterna della Basilica e degli interni, tra le navate, la cripta che custodisce le reliquie del Vescovo Moro e il magnifico trittico del Mantegna. Due le macchine utilizzate per i video: si tratta di due modelli DJI Maverik Pro in dotazione alla squadra dell’ANA, completi di videocamere termiche. “In passato, avevamo già collaborato con il registra Quattrina, con gli aeroplani per alcune riprese sui monti Lessini: siamo autorizzati al sorvolo sul Parco regionale. Oggi è toccato ai droni e siamo molto contenti di poter mettere la nostra professionalità a servizio di questo progetto”, ha spiegato Aurelio La Monica, vicecapo Squadra Volo. “Sia nei momenti di emergenza che in iniziative culturali e di certo interesse per la città, i nostri volontari e i nostri alpini sono sempre a disposizione della collettività”, è il plauso del presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli.

La Squadra Volo dell’ANA Verona è reduce dai mondiali di Cortina 2021. I volontari specializzati si sono occupati infatti di sorvegliare le piste delle gare durante le ore notturne con l’ausilio dei droni che ogni ora, dalle 22 alle 5 del mattino, hanno effettuato voli di controllo. Obiettivo del presidio, tutelare le piste non solo da eventuali atti di vandalismo ma anche dall’incursione di animali che avrebbero potuto danneggiarle mettendo a rischio le sfide diurne.

Nata a Verona nel 2007, prima a livello nazionale, dal 2014 la Squadra Volo della Protezione Civile dell’ANA Verona che conta una decina di volontari tra cui anche piloti di aerei e ultraleggeri, si è arricchita degli apparecchi a pilotaggio remoto ovvero i droni utilizzati in vari ambiti. Nelle zone di emergenza, come alluvioni o crolli, il drone mostra dall’alto la situazione in tempo reale in modo da fornire tutti gli elementi per capire come e con che mezzi intervenire. I droni sono molto utili anche negli smottamenti per effettuare un’operazione di monitoraggio sull’evolversi della situazione.

Il Presidente nazionale Sebastiano Favero ha inviato una lettera alle Sezioni invitando ad esporre il Tricolore il 17 marzo, “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”.

Carissimi,
il 17 marzo 1861 si compiva l’atto fondante della nascita della nostra nazione: veniva ufficialmente costituito il Regno d’Italia.

In questa data, nel 2012, è stato stabilito di festeggiare la giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera.

Proprio in questo periodo così difficile per la nostra Patria dobbiamo dimostrare coesione e unità d’intenti, per cui, anche come doveroso omaggio a quanti ci hanno lasciato, vuoi compiendo generosamente il loro dovere fino all’estremo sacrificio, vuoi perché portati via da questa maledetta pandemia, esponiamo il Tricolore sui pennoni e alle finestre delle nostre sedi nel rispetto assoluto delle disposizioni vigenti.

Sarà un momento importante, in cui diremo che “ci siamo” e siamo pronti ancor una volta e ancora di più ad impegnarci per le nostre comunità, i nostri paesi, le nostre città, le nostre valli. E che questo sia l’auspicio di poterci presto ritrovare, più uniti che mai, più forti prima.

Nell’esortarVi affinché disponiate che l’adesione dei Gruppi sia la più completa possibile,

Vi saluto con un
Evviva gli Alpini, Evviva la nostra Bandiera, Evviva l’Italia.  

Sebastiano Favero
Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini

Dopo un anno passato nella pandemia da Covid, eccoci proiettati in un altro incubo: quello del vaccino. Tutti a chiedersi quale vaccino fra i tanti sia più efficace, quale sia stato testato sufficientemente, che tipo di protezione possa dare da una ulteriore variante del coronavirus e per quanto tempo saremo protetti prima di dover di nuovo vaccinarci. 

Nei suoi scritti il celebre medico Claudio Galeno testimonia che tra il 165 e il 180 dopo Cristo l’Impero di Roma fu colpito dalla cosiddetta “peste antonina”, un’epidemia di vaiolo che  imperversò tra l’Asia Minore e la Gallia. La malattia descritta da Claudio Galeno dilagò entro i confini di Roma portata forse dai militari di ritorno dalla campagna contro i Parti. Nel 169, una delle vittime illustri fu l’imperatore Lucio Vero, dal cui patronimico Antoninus, la piaga ha preso il nome. Nel momento peggiore, lo storico Cassio Dione registrò 2000 morti al giorno nella sola capitale tanto da affermare: “un colpo talmente forte da incrinare l’Impero stesso che non si sarebbe mai del tutto ripreso”. 

Il vaiolo, già noto agli Egizi, ha due varianti del virus Variola (Variola maior e Variola minor) è stato per millenni una delle malattie contro le quali non si è avuta a disposizione praticamente nessuna arma efficace. Un “mostro maculato”, così veniva chiamato dal popolo, contro il quale solo alla fine del 1800 un medico di campagna inglese, Edward Jenner, sviluppò il primo vaccino della storia, aprendo la strada all’eradicazione della malattia (nel 1980 il vaiolo fu la prima malattia della storia a venir dichiarata dall’OMS completamente eradicata) e allo sviluppo di altri vaccini. 

Questa premessa è necessaria e doverosa per confutare i pregiudizi di quelle persone che mettono in discussione l’importanza dei vaccini e evidenziare come, purtroppo, queste pandemie siano difficili da debellare. 

Allora come rispondere alle domande che ogni giorno ci poniamo?

Queste domande non hanno risposte certe, ma tenterò di dare loro un senso basandomi su dati scientifici.

Intanto analizziamo insieme le case farmaceutiche che hanno prodotto i vaccini in circolazione: BioNTech è una ditta tedesca, fondata nel 2008, con sede a Magonza, che si occupa principalmente dello sviluppo e della produzione di farmaci per il trattamento di pazienti con malattie gravi. Nel 2020, insieme alla Pfizer, azienda statunitense e consociata al gigante farmaceutico britannico GlaxoSmithKline, mette sul mercato, dopo un programma di ricerca  volto allo sviluppo di vaccini anti-influenzali a RNA, lo sviluppo di un vaccino contro il COVID-19, poi battezzato BNT162b2, che, il 9 novembre 2020, è già nella fase 3 di sperimentazione. Questo vaccino pare abbia un successo nel 90% dei casi ed è stato messo sul mercato in Italia il primo di gennaio.

Moderna, invece, è una ditta statunitense fondata nel 2010 con sede a Cambridge, nel Massachusetts

L'Agenzia italiana del Farmaco (AIFA) ha dato il via libera al vaccino anti-Covid di Moderna, che diventa così il secondo ad essere autorizzato in Italia dopo quello di Pfizer. L’ok dell’AIFA è arrivato a poche ore dall’approvazione da parte dell’EMA (European Medicines Agency).

Il vaccino Moderna è molto simile a quello Pfizer, come sottolinea anche la stessa Agenzia Italiana del Farmaco: "Sostanzialmente sovrapponibili" per efficacia e sicurezza.

Anche la concezione è molto simile: come quello Pfizer, il vaccino Moderna in sostanza contiene istruzioni genetiche per costruire una proteina del coronavirus, la spike, che gli consente di penetrare nelle cellule, contro la quale si desidera innescare la reazione del sistema immunitario.

Quando viene iniettato nelle cellule, il vaccino fa sì che queste producano proteine che poi vengono rilasciate nel corpo e provocano una risposta dal sistema immunitario

Praticamente identica anche la modalità di somministrazione tra i due vaccini: due iniezioni intra-muscolari, nel braccio sotto la spalla, a una certa distanza temporale l'una dall’altra.

La differenza più grossa, e particolarmente importante sul piano logistico, è quella della temperatura di conservazione: il vaccino Moderna viene conservato a temperature comprese tra -15 e -25 gradi, ma è stabile tra +2 e +8 per 30 giorni se in confezione integra. Il vaccino Pfizer, invece, deve essere conservato a -70 gradi. Una ulteriore diversità sta nell’età possibile di somministrazione: il vaccino Moderna è indicato a partire dai 18 anni di età, anziché dai 16 anni.

Inoltre per Moderna la distanza tra la somministrazione delle due dosi è di 28 giorni, per Pfizer 21 giorni.

L’immunità è leggermente superiore per il vaccino Moderna, infatti il periodo di tempo dopo il quale si considera pienamente acquisita è a partire da 2 settimane dopo la seconda somministrazione, anziché una.

Infine, il flaconcino multidose di Moderna contiene 6,3 ml e non richiede diluizione, è quindi già pronto all'uso, a differenza di quello Pfizer che dopo essere stato scongelato deve essere diluito con soluzione salina prima di essere iniettato.

Secondo Stéphane Bancel, amministratore delegato dell'azienda americana, il vaccino di Moderna dovrebbe proteggere contro il coronavirus fino a due anni. Resta comunque un fattore ancora da stabilire con certezza. Secondo l'AIFA la protezione offerta dal vaccino Pfizer dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi, ma è un dato che va confermato.

Questi vaccini ci proteggeranno dalle varianti inglese, brasiliana, sudafricana del virus?

Il quotidiano la Repubblica del 22 dicembre 2020 riporta quanto detto da Pfizer e Moderna: "Sulla base dei dati ottenuti fino ad oggi, ci aspettiamo che l'immunità indotta dal vaccino Moderna protegga anche contro le varianti recentemente scoperte nel Regno Unito. Faremo test addizionali nelle prossime settimane per confermare queste aspettative”, dichiara la società in una nota. Allo stesso modo, Pfizer segnala di studiare la risposta delle persone immunizzate al nuovo ceppo del virus.

Il virus è già mutato altre volte ed entrambe le società farmaceutiche hanno assicurato che i loro sieri si sono dimostrati efficaci anche contro queste nuove varianti.

Il fondatore di BioNtech, Ugur Sahin, in conferenza stampa, ha spiegato che la mutazione del Covid comparsa in Gran Bretagna "è un po' diversa" da quelle prese in considerazione finora, "e non sappiamo ancora precisamente se il nostro vaccino possa proteggere anche contro questa mutazione. Dal punto di vista scientifico, però, è altamente probabile che il nostro vaccino possa difendere anche contro questa variante". Serviranno adesso due settimane per raccogliere i dati. Insomma dobbiamo aspettare!

In questo turbinio di vaccini e multinazionali arriva Astrazeneca (casa farmaceutica britannica) con approvazione dell’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) per gli over 18 ma, sconosciuta l’efficacia su varianti e sugli over 55.

Il composto – sviluppato con la collaborazione dell’Irbm di Pomezia (Italia) – pare garantisca una copertura “del 100%” contro un contagio “grave” da Covid e contro il rischio di dover essere ricoverati in ospedale. Altri due vaccini fanno la comparsa nella scena mondiale, quello di Novavax (efficace all’89,3% anche contro le varianti inglesi e sudafricane) e quello di Janssen (Johnson&Johnson) pare efficace all’85%. Entrambe le ditte sono statunitensi con sedi in tutto il mondo.

L’ultimo vaccino, ma non l’ultimo certo per importanza è l’italiano ReiThera.

Stando alla parte di sperimentazione clinica condotta presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive «Lazzaro Spallanzani» e il Centro Ricerche Cliniche di Verona, il candidato vaccino di ReiThera si è dimostrato sicuro e in grado di produrre una risposta immunitaria importante. 

In sostanza i ricercatori di tutto il mondo sono all’opera seguendo diverse “filosofie” di preparazione, due delle quali rivelatesi più promettenti. Una basata sugli acidi nucleici (Dna o Rna) attraverso cui viene fatto penetrare nelle cellule umane il materiale genetico capace di innescare una reazione immunitaria senza provocare la malattia. L’altra invece consiste nei vaccini a vettore virale (il GrAd-CoV-2 di ReiThera segue questa particolare tecnologia) mediante un adenovirus di gorilla con il codice genetico della proteina spike del coronavirus. Il vettore è stato costruito in modo da non replicarsi nell’organismo e non integrare le informazioni genetiche che trasporta nel genoma umano.

In sintesi, dalla sperimentazione è emersa un’attivazione dell’immunità umorale (anticorpi) e dell’immunità cellulare (linfociti T). Dopo 28 giorni dalla vaccinazione oltre il 94% dei soggetti nella fascia d’età 18-55 anni vaccinati con una sola dose ha prodotto anticorpi, ed oltre il 90% ha sviluppato anticorpi con potere neutralizzante nei confronti del virus. La risposta cellulare, ovvero la produzione di linfociti T indotta dal vaccino specifica contro la proteina spike del coronavirus, è risultata molto buona in tutti i soggetti valutabili nella fascia d’età 18-55 anni, e potenzialmente più elevata di quella dei pazienti con infezione naturale da SARS-CoV-2. Inoltre, la risposta osservata nei soggetti anziani non differisce da quella dei soggetti più giovani. Le reazioni al vaccino sono risultate transitorie e di lieve e limitata intensità, qualche linea di febbre, un po’di mal di testa, tutti sintomi spariti nel giro di poche ore.

Da questa campagna vaccinale “variopinta”, dove si deve aggiungere anche il vaccino russo e cinese, noi aspettiamo fiduciosi che anche il vaccino italiano faccia il suo corso nella speranza di poter respirare a pieni polmoni, senza il limite di una mascherina che nasconda le nostre perplessità rispetto al mondo che verrà! (Laura Agostini)

Articolo presente sul nostro giornale sezionale "IlMontebaldo" https://www.anaverona.it/.../IlMonte.../IlMontebaldo2021.pdf

fonte: www.ana.it

Prove tecniche di illuminazione a Bassano del Grappa, sul Ponte degli Alpini. Alla presenza del Presidente nazionale Favero, dei progettisti e dei responsabili della soprintendenza sono state scelte le lampade che illumineranno il calpestabile e sono state provate le gradazioni di colore più adatte ad esaltare le caratteristiche architettoniche e le cromie dei materiali utilizzati per il restauro del ponte.
 
Tutto l'impianto è realizzato con tecnologia led e sarà controllato da un sistema digitale che consente le regolazioni.
L’illuminazione, per un valore di qualche decina di migliaia di euro, è stata donata dall’Associazione Nazionale Alpini. ??

Fonte: www.ana.it  -  

l Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) e il Comando Truppe Alpine hanno firmato un importante accordo tecnico, per istituzionalizzare ed incrementare la stretta collaborazione operativa e addestrativa nell’ambito del soccorso alpino sul territorio nazionale. Il documento è stato siglato a Bolzano dal Presidente del Soccorso Alpino, Maurizio Dellantonio, e dal Comandante delle Truppe Alpine, gen. C.A. Claudio Berto.

L’accordo nasce dopo una pluri-decennale collaborazione fra il Soccorso Alpino e gli alpini: due realtà che dalle proprie specificità e dalle peculiarità di soccorso civile e militare hanno saputo creare un unicum di grande efficacia, distinguendosi in tanti interventi e scenari operativi per la sicurezza in montagna. La firma dell’accordo rafforza ulteriormente questo legame, sancendo la nascita di un protocollo operativo che non potrà che avere risvolti positivi in tutte quelle situazioni dove è necessario portare soccorso specializzato a persone in pericolo di vita in territorio impervio o montano.

L’iniziativa si inserisce in un quadro di cooperazione più ampio sancito dal protocollo d’intesa che da alcuni anni regola i concorsi fra il Soccorso Alpino e Speleologico nazionale e lo Stato Maggiore della Difesa, e ha aperto la strada ad una maggiore integrazione, nello specifico settore, fra il comparto civile e quello militare.

A livello operativo sarà immediatamente avviato – a livello di soccorso – un piano di attivazione congiunto fra il Soccorso Alpino e Speleologico e le Truppe Alpine, che andranno ad intervenire fianco a fianco in numerosi interventi di soccorso in ambiente montano e impervio.

Queste operazioni congiunte avverranno a favore del soccorso di carattere sanitario e non sanitario, per il recupero di persone in imminente pericolo di vita, la ricerca e soccorso di persone disperse in territorio montano e zone impervie, anche, ma non solo, nell’ambito degli interventi di Protezione Civile, eventualmente disposti dalle Prefetture e dagli Enti Locali competenti, dove sia richiesto l’intervento del CNSAS o delle Truppe Alpine.

Secondo quanto previsto dalla legge, il coordinamento e la direzione delle operazioni spetteranno al CNSAS, e le Truppe Alpine parteciperanno con proprio personale tecnico e squadre specializzate nel soccorso alpino militare, fatti salvi prioritari impieghi operativi di Forza Armata. Il contributo alle operazioni verrà espresso, sotto il coordinamento delle Brigate alpine presenti in Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli, Trentino Alto Adige e Abruzzo.

https://www.ana.it/2021/03/02/soccorso-in-montagna-firmato-accordo-tra-soccorso-alpino-e-truppe-alpine/?fbclid=IwAR1hw48qEfz6BSQc2DM8N0WKCJq1hGG1saNo4ul3KwJhbXhdbu25fKx4qw8

Nella foto : Comandante delle Truppe Alpine gen. Claudio Berto con il Presidente del Soccorso Alpino Nazionale, Maurizio Dellantonio.

Fonte: TG Verona

https://m.tgverona.it/pages/929400/attualita/farmaci_consegnati_agli_enti_assistenziali.html?fbclid=IwAR0OvMRYEfe8Qnyx0Hh9AfObeb8goLdVXk_wXpQXp3oBAnh4Q9CnfXMOPhE

Sono stati consegnati a 20 enti socio assistenziali locali i 13.400 medicinali, per un valore di 106.000 euro, donati dai cittadini veronesi in 148 farmacie di tutta la provincia durante la Giornata di Raccolta del Farmaco 2021 (quest’anno durata dal 9 al 15 febbraio) a cura della Fondazione Banco Farmaceutico onlus in collaborazione tra gli altri con Federfarma e Assofarm.

Gli enti assistenziali (tra cui Cesaim, Mensa dei Poveri di San Bernardino, Ronda della Carità, Farsi Prossimo) convenzionati con il Banco Farmaceutico assistono a Verona circa 20.000 persone in stato di disagio economico e sociale.

In Veneto la raccolta svoltasi complessivamente in 507 farmacie della regione ha portato alla raccolta di 40.000 prodotti, per un valore di 310.000 euro, destinati a 113 enti socio assistenziali del territorio. In tutta Italia hanno aderito 4.869 farmacie e sono stati coinvolti oltre 17.000 farmacisti. I titolari delle farmacie hanno donato circa 730.000 euro.

Alla cerimonia di consegna dei farmaci che si è svolta oggi davanti al Municipio di Verona sono intervenuti il sindaco Federico Sboarina in rappresentanza delle farmacie comunali con l’assessore ai servizi sociali Daniela Maellare, Mons. Giuseppe Zenti Vescovo di Verona, Matteo Vanzan coordinatore per il Veneto del Banco Farmaceutico onlus, Elena Vecchioni presidente di Federfarma Verona, Gianmarco Padovani vicepresidente di Federfarma Verona, Manuel Scalzotto presidente Provincia di Verona, Michele Lonardoni responsabile Banco Farmaceutico per i rapporti con gli enti assistenziali convenzionati, Federico Realdon presidente Ordine dei farmacisti della provincia di Verona, Massimo Venturini in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Alpini sezione di Verona.

A ricevere i farmaci Ivano Lodola insieme a don Francesco Grazian della Caritas Unità Pastorale San Martino Buon Albergo e Andrea Toffali, del Banco di Solidarietà Verona onlus (in rappresentanza di tutti gli enti beneficiari della raccolta).

Fonte: www.ana.it

Pochi giorni fa i militari italiani appartenenti alle Truppe Alpine in forza al contingente nazionale dell’operazione “Prima Parthica” distaccati alla base di Camp Singara, Erbil, nel Kurdistan iracheno, hanno commemorato la battaglia di Nikolajewka, rendendo onore ai Caduti in terra di Russia.

Sebbene non sia stato possibile celebrare la ricorrenza nella giornata del 26 gennaio, il proposito di ricordare degnamente i tanti che non sono tornati, o sono ritornati profondamente segnati nel fisico e nello spirito, ha fatto sì che il generale di Brigata Francesco Principe, comandante del contingente italiano in Iraq, decidesse di celebrare il sentito anniversario, seppure con qualche giorno di ritardo.    

La commemorazione è cominciata con la deposizione di una corona ai piedi del caratteristico monumento che, a fianco dell’asta portabandiera, ricorda i Caduti italiani. Alle note del “Silenzio” i comandanti, il picchetto in armi e la rappresentanza dei militari del contingente hanno rivolto il pensiero ai loro predecessori con la penna in testa.

È seguita la Messa, celebrata dal cappellano militare del contingente nel locale polifunzionale della base, occupato nei limiti consentiti dall’applicazione rigorosa delle misure anti-Covid. E’ seguita la lettura della “Preghiera del Caduto in Russia”, con le note di “Le voci di Nikolajewka” in sottofondo. I soldati hanno poi ascoltato un breve inquadramento storico della battaglia.

Il generale Principe ha concluso la commemorazione. Le sue sono state parole molto sentite. Il comandante ha infatti condiviso a livello familiare il dramma dell’ARMIR, con il nonno che è tornato in Patria solo dopo anni di dura prigionia.

L’aver ricordato Nikolajewka durante l’impiego in una terra lontana, sebbene tanto diversa dalla steppa russa, ha creato negli animi dei soldati una suggestione particolare, accresciuta dalla consapevolezza della vicinanza morale degli alpini delle sezioni dell’ANA coinvolte, che sono stati splendidi, come sempre. La sezione di Udine ha inviato il filmato della commemorazione fatta il 24 gennaio al Tempio Nazionale “Madonna del Conforto” di Cargnacco (in chiave ridotta, a causa del Coronavirus) con le sincere riflessioni del Presidente. Le sezioni di Belluno, di Brescia e Valtellinese hanno inviato i calorosi saluti augurali dei rispettivi Presidenti.

Attualmente, il contingente italiano comprende una grossa presenza della “Julia” con una nutrita aliquota di Alpini del 7° di Belluno, ma gli organici sono completati anche da personale del Comando Brigata, del 3° Reggimento artiglieria terrestre (da montagna) di Remanzacco (UD), del 2° Reggimento genio guastatori di Trento, del 5° Reggimento alpini di Vipiteno (BZ) e del Reggimento logistico “Julia” di Merano (BZ).

Con il cappello, anche se non dipendenti dal Comando Truppe Alpine, ci sono anche i trasmettitori del 2° Reggimento di Bolzano. Sono inoltre in forza diversi militari che in passato hanno prestato servizio nelle Truppe Alpine, ma che ora sono effettivi ad altri prestigiosi comandi ed unità dell’Esercito, conservando l’orgoglio di appartenere comunque al Corpo.

https://www.ana.it/2021/02/24/missione-in-iraq-ricordati-i-caduti-della-campagna-di-russia/?fbclid=IwAR2lILBSab60HHSpVNsVFAUQLkqVMolSzi4ho-pPeufo639-SGJ5RnsyvT4

 

fonte: www.ana.it link: https://www.ana.it/2021/02/20/coronavirus-le-truppe-alpine-impegnate-al-brennero/?fbclid=IwAR2v-pNNAg1j59NTWN4Yu-IVAtt8hWeQODYYyu8vA3UsvZB40WYNvHzswew

Dallo scorso 16 febbraio l’Esercito e in particolare gli alpini sono impegnati, accanto al presidio sanitario della Provincia di Bolzano, per cercare di alleviare i disagi al Brennero, causati da lunghe code di mezzi pesanti e altri veicoli sulla A22, dopo che l’Austria ha chiuso l’ingresso alle persone che non sono in possesso di un certificato di negatività al Coronavirus.

Le Truppe Alpine, e in particolare il personale del 5° Alpini, nell’ambito dell’operazione Igea, hanno attivato e messo a disposizione un dispositivo sanitario dell’Esercito costituito da un medico e un infermiere che affiancherà il team della protezione civile/Asl.

Nella struttura in Vipiteno invece il personale delle Truppe alpine integra il dispositivo Asl per le operazioni di tracciamento e ne regola l’afflusso. Ad oggi i tamponi effettuati sono circa 2000 con una media di 100 tamponi l’ora.

Fonte: www.ana.it Link https://www.ana.it/2021/02/15/la-fanfara-della-brigata-alpina-julia-a-cortina-2021/

La Fanfara della Brigata alpina Julia si è esibita sabato scorso nella suggestiva cornice della pista delle Tofane, in occasione dei Mondiali di sci di Cortina 2021. La celebre formazione musicale, diretta dal sergente maggiore Flavio Mercorillo, ha eseguito alcuni brani della tradizione alpina fra cui il “Trentatré” e il “Canto degli Italiani”. 

L’intrattenimento musicale a ridosso della discesa libera donne rientra nel più ampio contributo in termini di uomini e mezzi che le Truppe Alpine dell’Esercito stanno fornendo per la buona riuscita della manifestazione e si propone di legare ancora di più lo spirito alpino, che si identifica anche attraverso le note delle fanfare, ai momenti formali e di intrattenimento ideati dal Comitato Cortina 2021 per evidenziare le realtà del nostro Paese.

La musica d’ordinanza della Brigata alpina Julia nasce nel 1967 dall’unione delle disciolte fanfare reggimentali del 3° reggimento artiglieria da montagna e dall’ 8° reggimento alpini. È stanziata a Udine presso la caserma Pio Spaccamela, sede del Reparto Comando e Supporti Tattici Julia.

Il complesso musicale è formato da strumenti a fiato e a percussione; gli strumentisti che ne compongono le fila, appartengono alle categorie dei sottufficiali, sergenti, graduati e Volontari in Ferma Prefissata dell’Esercito Italiano, svolgono l’attività artistica in ragione degli studi musicali pregressi presso i conservatori di musica del territorio italiano.

Foto :www.ana.it

Informiamo che, causa il protrarsi dell’emergenza COVID-19, l’assemblea sezionale dei delegati viene rimandata a data da destinarsi.

Sarà nostra cura informare quando si potrà fare.

Cordiali saluti

Segreteria sezionale

Fonte: www.ana.it  - https://www.ana.it/2021/02/09/e-andato-avanti-il-senatore-e-alpino-franco-marini/?fbclid=IwAR1lU-jATNM6ZN6aTSW8eRyLwUHLPoc95JmWEzBBkv_fUO925F2SCqEtpmE

L’Ana ha appreso con dolore la notizia della scomparsa del Senatore Franco Marini. Si è spento a 87 anni nella clinica Villa Mafalda di Roma dove era ricoverato a causa del riacutizzarsi del Covid. Da alpino, la montagna e gli alpini li aveva sempre nel cuore e quando gli impegni politici lo permettevano partecipava volentieri alle Adunate e ai convegni organizzati dall’Associazione. Aveva fatto la naja come ufficiale a Bressanone, nel battaglione Bolzano, 6° Alpini, durante il periodo buio degli attacchi terroristici in Alto Adige.

Marini era abruzzese, nato a San Pio delle Camere nel 1933, in una famiglia di umili origini. Primo di quattro figli perse la madre quando aveva 11 anni. Impegnato in politica dal 1950, quando si iscrisse nelle liste della Democrazia Cristiana, lavorò per la Cisl di cui nel 1970 diventerà vicesegretario e poi la guiderà dal 1985 al 1991. L’anno successivo venne eletto alle politiche nelle file della Dc che diventerà Partito Popolare Italiano, del quale Marini fu Segretario. Nella sua lunga carriera politica è stato Ministro, Presidente del Senato e in lizza per diventare Presidente della Repubblica.

Il presidente nazionale Sebastiano Favero esprime alla famiglia del Senatore Marini il cordoglio dell’Ana per la scomparsa di questa solida figura di penna nera che si è a lungo impegnata al servizio del Paese.

foto: ww.ana.it Franco Marini all'Adunata degli alpini con l'allora Presidente Corrado Perona.

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