1945, La strage di Montorio. Ricordo d’un alpino eroico.

La storiografia novecentesca veronese s’è arricchita in questi anni d’un’interessante e documentatissima pubblicazione sulla vita della popolazione di Montorio durante l’occupazione tedesca del paese iniziata il 9 settembre 1943 e sui sanguinosi eventi che si consumarono tra Montorio, Ferrazze e S. Martino Buon Albergo il 26 aprile 1945 durante la ritirata delle ultime truppe tedesche e gli scontri con i partigiani. Una pagina di storia che in precedenza, scrive nella prefazione Roberto Buttura, era stata solo rievocata in modo frammentario e che invece gli autori dell’opera, Gabriele Alloro, Roberto Rubele e Cristian Albrigi, tre montoriesi appassionati di ricerche storiche, hanno voluto scandagliare e ricostruire dettagliatamente. Con l’ausilio di numerosi validi collaboratori e con una lunga e paziente ricerca avviata fin dalla fine degli anni novanta essi hanno consultato la bibliografia resistenziale esistente, scandagliato innumerevoli archivi pubblici e privati e raccolto, verificato ed esaminato innumerevoli preziose testimonianze di persone che furono dirette protagoniste di quei momenti. Ne è risultato un lavoro serio, metodologicamente corretto, equilibrato nei contenuti, nel quale hanno ricostruito con fedeltà documentaristica, arricchita di pathos e partecipazione emotiva, il succedersi degli eventi. Dopo l’8 settembre e la fine dell’alleanza con l’Italia regia i tedeschi, com’è noto, s’erano prontamente impadroniti dei centri vitali del nostro paese; s’erano insediati anche a Montorio, occupandone le strutture più importanti e creandovi poi le “baracche” della Todt; le Casermette erano la base del 40° reggimento GNR di Ciro di Carlo; la Corte Colombare divenne per qualche tempo sede d’un campo di concentramento per ebrei, contemporaneamente nell’area i partigiani s’organizzavano sotto la guida del dottor Andrea Montignani. La popolazione s’era adattata a sopravvivere accanto ai tedeschi: i validi, rastrellati per i lavori alla Todt; i giovani, nella contraerea per evitare la deportazione in Germania. Ma nell’aprile del 1945, con gli Alleati alle porte, le sorti della guerra erano ormai segnate e la sconfitta del nazifascismo imminente: i tedeschi, in ritirata verso nord, avevano abbandonato Montorio, ma il paese divenne luogo di transito d’altre truppe in ritirata. Arrivarono paracadutisti armati, ancora reattivi, braccati dai bombardamenti, timorosi delle presenze partigiane. Per Montorio fu la premessa del dramma: l’ultimo tedesco della colonna transitante in paese era in ritardo, qualcuno con “gesto insensato” gli sparò, ferendolo; pronta si scatenò la reazione violenta dei tedeschi che ingaggiarono un conflitto a fuoco con i partigiani; vari i morti; poi per rappresaglia i tedeschi rastrellarono tredici civili innocenti, li spinsero al villaggio Todt e li fucilarono presso il “morar”. La colonna tedesca proseguì poi verso Ferrazze e S. Martino Buon Albergo, seminando altri morti, altri drammi. In totale la zona pianse quel giorno una cinquantina di vittime. Il libro tutto narra, tutto descrive in modo scarno, non indugia su colpevolizzazioni o recriminazioni, fa parlare i fatti, rispecchia le ansie, le paure delle famiglie asserragliate in quei momenti nelle case, rifugiate nelle cantine, dà voce allo sbigottimento generale di fronte a quelle morti assurde. Quella tragica giornata si concluse con l’arrivo degli americani in Montorio. E proprio allora avvenne un particolare che ci coinvolge e commuove come alpini: tra quanti andarono incontro ai liberatori un’anziana donna stringeva tra le mani una giacca ed un mazzo di fiori: era Erminia, la “comare” del paese; la giacca tra le mani era stata di suo figlio Giovanni Montolli, studente universitario a Padova, tenente degli alpini, comandante del battaglione “Val Fassa”, caduto combattendo per la Resistenza contro i tedeschi l’11 settembre 1943 a Pianamaggio sul valico tra Massa e Carrara. La povera donna andò incontro ad un giovane ufficiale americano e gli donò il mazzo di fiori che teneva in casa accanto alla fotografia del figlio morto. V.S.G

Didascalia foto: Il tenente Giovanni Montolli (da collezione Antonio Pagangriso, digitalizzata dall’Associazione montorioveronese.it)

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