Illuminante studio sul generale Alberto Pariani

Illuminante studio sul generale Alberto Pariani

Nel numero IV, 2019 degli “Studi veronesi”, la bella rivista culturale curata da Andrea e Pierpaolo Brugnoli, è comparso un ampio, ricco e dettagliato saggio del prof. Emanuele Luciani sulle vicende biografiche del generale degli alpini Alberto Pariani (1876-1955), un personaggio che ricoprì in passato incarichi militari di notevole rilievo a livello nazionale e che fu legato a Verona, al lago di Garda ed in particolare a Malcesine, dove fu sindaco e lasciò un profondo ricordo positivo. Luciani ha analizzato con acume i documenti raccolti nel fondo Pariani giacente nella Biblioteca Civica di Verona (ne esistono pure uno a Venezia ed un altro a Milano), cui nel 2015-16 aveva dedicato una tesi di laurea a Venezia Elena Boratto. Il fondo è costituito anche da circa seimila volumi, che testimoniano l’impegno culturale e la passione di collezionista del personaggio, del quale molti già  hanno scritto, tra cui lo studioso Giuseppe Trimeloni. Luciani spiega che Pariani, nato a Milano nel 1876 da padre ignoto (ma Trimeloni lo dice figlio di un Savoia), aveva vissuto la gioventù in vari collegi, ultimo quello militare di Milano dal 1889 al 1896, ed era poi passato all’Accademia di Modena divenendovi sottotenente degli alpini, assegnato al sesto reggimento di Verona. Il giovane ufficiale aveva poi partecipato con onore alla Grande Guerra sul Pasubio e sull’altopiano d’Asiago, conseguendovi due medaglie d’argento, indi era stato protagonista nel 1918 dell’armistizio con l’impero austro-ungarico e nel 1919 della definizione dei confini italiani. Negli anni successivi, ricorda Luciani, aveva conosciuto una brillante carriera come capo della Missione militare italiana in Albania dal 1927 al 1933; divenuto generale, era stato sottocapo di Stato Maggiore con Baistrocchi nel 1933, e dal 1936 al 1939 capo di Stato Maggiore dell’esercito e sottosegretario alla guerra; in tale ruolo era stato autore d’un discusso innovativo ordinamento delle forze armate (divisione binaria) varato con il decreto n. 2095 del 22 dicembre 1938. Ritiratosi a Malcesine, nel marzo del 1943 era stato nominato luogotenente in Albania e nel settembre di quello stesso anno ambasciatore a Berlino, nomina quest’ultima senza effetto a motivo del sopravvenuto armistizio afra Italia e Alleati. Luciani sottolinea l’autonomia e la capacità di giudizio di Pariani, che, come risulta da documenti del fondo, non aveva condiviso varie scelte del regime fascista. Malgrado ciò Pariani fu arrestato alla caduta del regime fascista, internato a Procida e finalmente assolto con formula piena nel 1947. Divenuto sindaco di Malcesine nel 1952, fu sensibile e generoso nei confronti della popolazione ed autore di scelte avvedute per il futuro del paese, prime fra tutte quelle della funivia del Baldo e del museo comunale. L’autore riporta taluni severi giudizi formulati da Pariani su scelte belliche del regime, decisamente interessanti sul piano storico, ripercorre le tappe della sua vicenda giudiziaria, riporta i giudizi di vari studiosi sulla sua riforma (divisione binaria) dell’esercito  e chiude sottolineando che Pariani si era sempre considerato ed era stato effettivamente “un militare totalmente dedito all’esercito e quindi alieno da sconfinamenti nella politica”, e che il suo rapporto con il fascismo era stato “di affinità e simpatia…e niente più”, come dimostra il fatto che avesse preso la tessera del partito ”solo a metà degli anni Trenta e su sollecitazione del capo di gabinetto del Ministero della Guerra”.  Malcesine lo ha voluto ricordare con gratitudine dopo la morte dedicandogli nel 1956 un busto nel museo del castello di Malcesine, opera dello scultore Albino Loro, ed intitolandogli la scuola materna del paese. V.S.G.

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