Luciano Dal Cero, una vita per la libertà

Luciano Dal Cero, eroe della Resistenza, è figura luminosa ed esemplare nella storia veronese recente, cui nel 1975 venne intitolato l’Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore di San Bonifacio; di recente un gruppo di docenti e studenti di esso gli ha dedicato un’ampia ed approfondita ricerca storica, bibliografica e d’archivio, coronata dalla pubblicazione di uno splendido volume monografico, prezioso per dati, immagini e documenti inediti, che  va ad ampliare le conoscenze sul personaggio riproponendone la memoria ed arricchisce la bibliografia resistenziale veronese. Leggendolo scopriamo con commozione che Luciano Dal Cero, nato nel 1915, era il terzogenito di Guglielmo, un contadino di Monteforte, alpino del 6°, combattente nella Grande Guerra, rimasto poi vedovo della moglie Cecilia morta di spagnola e costretto a emigrare, affidando i quattro figli alle sorelle Giulia e Cristina. Il testo ripercorre i successivi trasferimenti della famiglia a Verona e Grezzana, gli studi universitari di Luciano a Padova con la sorella Lisetta, il suo precario stato di salute, le sue aspirazioni d’una cinematografia di valori, la sua produzione di cortometraggi, il trasferimento a Roma, la sua profonda fede religiosa, il suo impegno educativo per i giovani. La parte maggiore dell’opera, però, è dedicata alle vicende successive al 25 luglio 1943 e all’8 settembre, quando dopo caduta del governo di Mussolini, nascita del governo Badoglio, occupazione dell’Italia da parte tedesca, avanzata degli Alleati e spaccatura del territorio nazionale, iniziò la Resistenza e la fase bellica più difficile per tutti, compresi i nostri soldati. Luciano festeggiò a Roma la caduta del regime fascista, poi trovò rifugio in Vaticano, ma non esitò a scegliere con coraggio d’impegnarsi in prima persona per contribuire a costruire la nuova Italia: prese contatto con il colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo, figura di rilievo della Resistenza e futuro martire delle Fosse Ardeatine; da lui ricevette l’incarico di tornare a Verona per costituirvi i primi nuclei di resistenza. Luciano s’insediò a Sega di Ala, dove operava la zia Cristina, ed in breve creò con il CLN veronese una rete di soccorso e salvataggio di ex prigionieri e sbandati, coinvolgendo anche i propri familiari; ma, causa una delazione, finì arrestato con altri del CNL e condannato per attività sovversiva; seguirono il ricovero in ospedale a Soave, la fuga, la cattura, poi l’amnistia a fine settembre 1944 con confino a Roncà in contrada Campanari dove era sfollata la famiglia. Da qui, seppur “vigilato speciale”, non esitò a passare tra le fila partigiane, ove, con il nome di battaglia di “Paolo”, divenne comandante della brigata “Manara”, ispirando la sua attività clandestina a rigore, prudenza e onestà. Il testo riporta numerose testimonianze che confermano lo spirito di umanità e fede religiosa, scevra da ogni violenza, che guidava la sua opera. Sul finire d’aprile del 1945 la guerra stava ormai volgendo al termine, i tedeschi erano in ritirata, restavano pochi nuclei armati; e proprio con uno di questi il 29 di quel mese i partigiani di Dal Cero si scontrarono; il comandante fu ferito e ucciso. A lungo la sua morte venne attribuita alla sparatoria con i tedeschi, Luciano fu riconosciuto quale eroe della Resistenza, gli furono conferite la laurea honoris causa e una medaglia d’oro alla memoria. Qualche tempo dopo però su quella morte venne in luce la verità: il comandante Paolo era stato sì ferito in quell’ultimo scontro con i tedeschi, ma ad ucciderlo vilmente era stato un partigiano per squallidi motivi. Anche di questo triste epilogo della vita di Luciano il testo dà conto con ampiezza, ripercorrendo le fasi dell’inchiesta, che portò nel 1950 al rinvio a giudizio dell’uccisore, ma si concluse nel 1952 una stupefacente ed inimmaginabile sentenza di sua assoluzione. Il testo riserva anche notevole attenzione all’attività partigiana svolta dalla sorella di Luciano, Lisetta, che gli subentrò al comando della formazione, e divenne poi insegnante di matematica e preside dell’Istituto scolastico che a lui fu intitolato. Un libro decisamente interessante, che insegna come si fa storia e va ad onore dei docenti e degli studenti che l’hanno voluto e realizzato. Vasco Senatore Gondola.

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