Alfredo Laiti, una storia, un viso difficili da dimenticare

Sfoglio nella mia rubrica del telefono e trovo numeri di amici che sono andati avanti, ma non ho la forza di cancellarli. Guardo l’ultima immagine caricata da loro, l’ultima foto, l’ultimo messaggio.

Era solo un bambino piccolo, Alfredo, quando rimase orfano di entrambi i genitori, figlio di un italiano nato a Ronconi, emigrato in California, a Grangeville.

Alfredo era nato in America il 2 gennaio del 1921, ma dopo poco il padre morì e parenti ed amici fecero una colletta per far sì che il piccolo Alfredo e la sua mamma ritornassero in Italia. Dopo qualche tempo, la giovane vedova si risposò con un vedovo che già aveva tre bimbi, ma morì incinta a causa di una malattia. Così il piccolo Alfredo fu allevato da alcuni parenti di Romagnano.

Gli anni trascorsero e anche per il giovane americano, ormai italiano a tutti gli effetti, alto, biondo, dagli occhi celesti, venne il momento di servire la patria. Solo un anno dopo il congedo dalla leva, fu richiamato e inviato in guerra. Era il 10 settembre del 1943, si trovava a Pec ( Albania ) presso il 44° settore Guardia alla  catturato da bande albanesi favorevoli ai tedeschi. Fu disarmato ed avviato al campo di concentramento di Wietzendorf, in Germania. Da lì, il trasferimento in altri campi di concentramento fino al campo di lavoro di Magdeburg.

Trovo una sua testimonianza: «Sono stato in un porto sulla foce dell'Elba e poi in una fabbrica di munizioni dove lavorando a fianco di un tedesco ho potuto imparare qualche parola, perché ogni lavoro che sbagliavo erano botte e sgridate. È stato così che, quando si presentò un tedesco a chiedere se qualcuno sapesse fare il muratore, mi sono subito offerto perché avevo capito cosa avesse chiesto e soprattutto volevo uscire da quella fabbrica dove sarei morto di fame e di botte».

Lì vi rimase fino all’arrivo degli alleati il 02.04.1945 e raggiunse la frontiera il 17.09.1945, ben 5 mesi dopo.

Alfredo raccontava la sua esperienza, tramandava il ricordo. L’ultima volta che partecipò ad una manifestazione alpina fu al 144° anniversario delle truppe alpine tenutasi in piazza Bra  nell’ottobre del 2016. Incrociai il suo sguardo e scattai questa foto, accanto ad un altro grande reduce alpino del fronte russo, Giuseppe Pippa, del sesto alpini battaglione Verona.

Avevo già recuperato informazioni, notizie durante le mie ricerche e dovevamo incontrarci per fare l’intervista, ma, la mattina antecedente l’appuntamento, iniziò il suo calvario e, dopo una breve malattia, il 25 giugno, raggiunse i suoi commilitoni caduti.

Cerco tra gli incartamenti d’archivio e trovo la sua firma composta, ordinata, calligrafia d’altri tempi; scorro nei miei ricordi e trovo i suoi occhi, il suo sorriso, il suo sguardo, dove ogni piega della pelle raccontava la Storia, quella vera, tra gli ultimi testimoni, difficile da dimenticare e cancellare. Lucia Zampieri

Condividi Articolo

Sport

Pellegrinaggi

Solidarietà

Alpini