Cimitero di guerra a Bligny in Francia

Cimitero di guerra a Bligny in Francia - garibaldini, alpini e tanti caduti italiani della Grande Guerra,

Nelle passate rievocazioni della Grande Guerra l’attenzione generale è stata giustamente rivolta soprattutto alle vicende italiane; non sono mancati, però, quanti hanno ricordato che durante il conflitto le armi italiane furono impegnate anche fuori d’Italia, in vari stati e località (Albania, Macedonia, Libia, Eritrea, Somalia, Palestina, Murmania, Estremo Oriente); in questo ambito lo sforzo maggiore gli italiani lo affrontarono sul fronte franco-tedesco in sostegno dell’esercitò francese.    La Francia, che già all’inizio grazie alla neutralità italiana aveva potuto concentrare le sue forze sul fronte tedesco, nel 1914, quando in Italia ancora si fronteggiavano interventisti e neutralisti, ricevette un doppio forte aiuto di volontari italiani: sia di quelli che si arruolarono nel 3° Régiment de Marche internazionale della Legione Straniera, che combatterono sulla Somme, sia soprattutto dei 2206 volontari garibaldini arruolati da Peppino Garibaldi (1880-1950), figlio di Ricciotti (1847-1924) e nipote di Giuseppe, l’eroe dei due mondi. Peppino, nominato tenente colonnello dalle autorità francesi, coinvolse nell’avventura anche i suoi fratelli Ricciotti junior (1881-1951), Sante (1885-1951), Ezio (1894-1969), Bruno (1892-1914) e Costante (1890-1914). Inquadrati come 4° Régiment de Marche della Legione Straniera, strutturato in tre battaglioni di quattro compagnie ciascuno, i garibaldini, dopo un breve addestramento furono schierati nelle Argonne, sui confini tra Belgio e Lussemburgo. Indossando sopra la camicia rossa il pastrano della legione straniera, meno appariscente, combatterono eroicamente contro i tedeschi a Bolante, a Courtes Chausses e Ravin des Meurissons, ottenendo successi cruenti che pagarono con 300 morti e dispersi (caddero anche Bruno e Costante Garibaldi), 400 feriti e 500 malati. In marzo il corpo fu sciolto. Fra quei garibaldini c’era anche il ventiduenne veronese Mario Casati (1892-1975), che soccorse Bruno Garibaldi morente e fu fra i sopravvissuti: a lui Bruno rivolse le ultime parole “andate avanti, io non posso più camminare”. La camicia rossa di Mario, conservata gelosamente in famiglia, è stata donata dal nipote, lo scrittore Franco Casati, al Museo di Caprino Veronese.

Nel 1917 dopo la rotta di Caporetto gli anglo-francesi intervennero a fianco degli italiani nella battaglia d’arresto ed i francesi furono determinanti nell’attacco alla dorsale Tomba-Monfenera. In cambio i comandi italiani nei primi mesi del 1918 inviarono in Francia, in vista dell’estremo attacco tedesco, prima un corpo di truppe ausiliarie di 60.000 uomini (TAIF) e successivamente il II Corpo d’Armata, di circa 40.000 uomini, comandato dal generale Alberico Albricci, che combatté in luglio nella seconda battaglia della Marna o battaglia di Bligny, riuscendo a bloccare l’offensiva su Epernay, occupando poi Soissons, partecipando in ottobre alla riconquista dello Chemin des Dames ed all’offensiva finale fino alla Mosa. Epici momenti, decisivi per l’esito della guerra, di cui lasciò testimonianza lo scrittore Curzio Malaparte che li visse da sottotenente volontario degli arditi e che meritarono l’elogio e la gratitudine del generale Pétain. Gravi le nostre perdite: oltre 4000 feriti e 5450 morti. Gran parte di essi, oltre ad una sessantina di garibaldini, riposano nel cimitero militare italiano eretto nel 1931 sulla collina di Bligny. In buona parte essi sono identificati; tra loro quarantatrè sono veronesi; di questi, otto sono alpini o artiglieri alpini: Luigi Baroni di Gennaro, classe 1891, di Illasi; Riccardo Bonetti di Giuseppe, classe 1888, di Lavagno; Giovanni Battista Cappelletti di Domenico, classe 1886, di Selva di Progno; Giuseppe Fiocco di Luigi, classe 1892, di Tregnago; Celestino Fraccaroli di Francesco, di Sona; Marco Peloso di Antonio, classe 1893, di Selva di Progno; Riccardo Solfa di Ognibene, classe 1884, di Mezzane di Sotto; Luciano Stocchero di Celestino, classe1897, di Velo. A tutti un mesto, commosso ricordo.

Vasco Senatore Gondola.

(Silvio Pozzani, I garibaldini nella foresta delle Argonne, “Camicia rossa”, A. XXIV, n.2; AA.VV., La Guerra delle Nazioni 1914-1918, Treves, 1931; Camillo Marabini, La rossa avanguardia dell’Argonna. Diario di un garibaldino alla guerra franco-tedesca (1914-15), Roma [1915?]; consmetz.esteri.it, I caduti italiani in Guerra in terra di Francia,14.02.2006; P.Baroni, Gli eroi di Bligny, Milano 2012.)

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