Testimonianze di glorie alpine a Loppio

Durante la Prima Guerra Mondiale  la linea di separazione tra le posizioni italiane del Monte Baldo e quelle austriache di Creino, Stivo, Biaena, Faè e Val di Gresta fu a lungo costituita dalla Valle di Loppio, allora in parte occupata da un omonimo lago esteso 65 ettari. Dai due contrapposti blocchi montuosi, percorsi da reticoli di trincee, ricoveri e postazioni, durante tutto il conflitto le artiglierie si scambiarono pesanti e sistematici tiri distruttivi; la valle, invece, fu sottratta agli austriaci dalle nostre truppe di terra con audaci colpi di mano tra il 1915 e il 1916; tornò, però, sotto controllo austriaco nel maggio successivo, in concomitanza con la strafexpedition austriaca, quando i nostri comandi disposero il ritiro sui più sicuri contrafforti del Baldo.

Protagonisti dell’avanzata nella valle tra dicembre 1915 e gennaio 1916 furono il 42° battaglione bersaglieri, il 113° reggimento fanteria della brigata Mantova e gli alpini del battaglione Valdadige, comandato dal capitano veronese avv. Aleardo Fronza; nella 258a compagnia di esso operavano come comandanti di plotone i sottotenenti Cesare Battisti e Giorgio Bini Cima. Nella seconda metà di dicembre il Battisti con il suo plotone occupò alcune case di Loppio in località “Scudelle”, ne constatò le devastazioni subite a opera delle truppe nemiche e nella storica residenza dei Castelbarco, pure devastata, mise in salvo quanto poté dell’antico prezioso archivio ivi contenuto. Nella prima quindicina del gennaio successivo furono occupate stabilmente la cima del Carpeneda ed altre posizioni; il 14 gennaio, in particolare, come si legge nel bollettino di guerra firmato da Cadorna il 16 gennaio, “un nostro reparto occupò l’isolotto di Lago di Loppio”. Oggi quel lago non esiste più, essendo stato svuotato nel 1954 per la realizzazione del tunnel scolmatore dall’Adige al Garda. L’isolotto, però, roccioso e tondeggiante, emerge imponente dall’antico fondo del lago “come un grosso dente molare”; esso, incluso dal 1987 in una riserva naturalistica, apparteneva in origine, come tutto il circondario, ai nobili Castelbarco; sul finire del secolo scorso ospitò più campagne di scavo archeologiche, che ne misero in luce resti di antichi insediamenti a partire dall’età di Teodorico; nel 2000 fu acquistato dalla Provincia di Trento ed è ora affidato in custodia al Museo Civico di Rovereto che ne ha curato un’esemplare valorizzazione culturale e l’ha trasformato in parco archeologico ove svolgono il  tirocinio gli studenti della facoltà di Beni Culturali dell’Università di Trento. Vi sono stati rinvenuti frammenti di antiche anfore, monete di diverse epoche, una rarissima tomba a enchytrismos e altro. Tutto questo mai avrebbero immaginato i mitraglieri alpini del Valdadige che nel gennaio del 1916 lo occuparono scacciandone gli austriaci e lo presidiarono per mesi. Dal diario di uno di loro, il sergente Marcello Lucchini, sappiamo anche che il proprietario dell’isolotto, il conte Federico di Castelbarco, sottotenente di fanteria, manifestò tanta ammirazione e gratitudine per quegli alpini, che vendette loro l’isolotto al prezzo simbolico di una lira, stendendone su un rozzo tavolino regolare atto di vendita “ai signori alpini della sezione mitraglieri del battaglione “Val d’Adige”, comandata dai tenenti Alberti, Foresti”. Venditore ed acquirenti controfirmarono il documento, siglando l’evento con risate e solenni bevute, e formulando progetti di strade e case su quei 6400 metri quadrati di superficie, quanta è tuttora l’estensione dell’isolotto. Non abbiamo indagato se quell’atto sia poi stato regolarmente registrato da qualche notaio, né interessa agli alpini di rivendicare diritti di proprietà. Ci basta ricordare la parentesi serena che essi vissero su quell’isola, nella quale trovarono anche il tempo di dilettarsi andando a pesca in barca sulle acque del lago che la circondava. Oggi è motivo d’orgoglio poter ammirare sulle rocce alla base dell’isolotto due targhe che gli alpini vi collocarono: una, quale atto di presa di possesso, datata gennaio 1916, recante la scritta  “ 6° Regg.° Alpini / Battagl.ne Val d’Adige / Sezione Mitraglieri”; l’altra, datata marzo 1916, di intitolazione dell’isola come “ ISOLA CLOTILDE”: probabilmente un omaggio degli alpini a Maria Clotilde  di Savoia  (1843-1911), figlia primogenita del re galantuomo Vittorio Emanuele II e perciò zia di re Vittorio Emanuele III, cui essi avevano giurato fedeltà.  V.S.G.

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