Sacrario Militare di Verona

Centro Studi ANA Verona

OGGETTO: SACRARIO MILITARE, IL CENTRO STUDI DELLA SEZIONE VERONESE ANA E I RAGAZZI DELLA 5ª D E 5ª BSA DEL LICEO COPERNICO RIPORTANO ALLA LUCE LE STORIE DEI 4MILA CADUTI

Morire a ventun anni di malattia, a oltre mille chilometri di distanza da casa. Possono sembrare drammi di un passato remoto, ma succedeva appena cento anni fa proprio a Verona, in uno dei tanti ospedaletti da campo allestiti dall'esercito impegnato a combattere nella Grande Guerra. Un conflitto su cui sono stati puntati i fari dell'Associazione Nazionale Alpini, in occasione delle commemorazioni del Centenario. Anche quest'anno, dopo il successo delle due precedenti edizioni, l'ANA ha lanciato il concorso «Il milite non più ignoto» rivolto agli studenti delle scuole di tutta Italia. Gli studenti possono «adottare» un monumento ai Caduti presente nel proprio territorio e attraverso il recupero dei dati e delle informazioni dei nomi incisi sulle lapidi, partecipare al bando con una propria ricerca storica. C'è tempo fino al 31 marzo 2018 per partecipare e gli interessati possono trovare tutte le informazioni all'indirizzo internet www.milite.ana.it.
A Verona, il Centro Studi della sezione Ana presieduto da Giorgio Sartori è a disposizione per assistere professori e ragazzi. Proprio come accaduto per il progetto che ha interessato gli alunni della 5ª D e 5ª BSA del liceo Copernico con le professoresse Barbara Barana e Katia Menegolo. «Abbiamo voluto riportare alla luce il patrimonio di immenso valore storico del Sacrario Militare del Cimitero Monumentale - spiega Sartori -. Un sacrario che raccoglie le spoglie di 3.915 caduti della Grande Guerra». Storie che i ragazzi del liceo Copernico e i volontari del Centro Studi hanno recuperato attraverso un paziente e certosino lavoro di ricerca. Partendo da informazioni davvero scarne: le incisioni sulle lapidi che riportano esclusivamente grado, cognome e nome. «Oggi conosciamo anche paternità, luogo e data di nascita, reparto di appartenenza, luogo e data di morte di quei soldati - racconta con orgoglio Sartori -. Un censimento che ha certificato come la prima causa di morte non sia stata la battaglia in sé, quanto le epidemie dovute a condizioni di vita estreme». L'87% delle circa 4mila vittime ricordate al Sacrario Militare, sono infatti decedute a causa di malattie nei vari ospedali e ospedaletti da campo allestiti tra città e provincia, da Gazzo a Custoza, da Santa Maria di Zevio a Legnago. «La nostra ricerca proseguirà per conoscere ancor più nel dettaglio ubicazione e dimensione di queste strutture sanitarie» rivela il presidente del Centro Studi. Nel Sacrario veronese riposano soldati provenienti da tutta Italia, in particolare ragazzi siciliani, calabresi e sardi, ma anche toscani, emiliani e piemontesi. Come Luigi Cordera, nato ad Aidone in provincia di Enna il 7 dicembre 1897, soldato del 6° Reggimento di Fanteria morto il 28 febbraio del 1918 in un ospedale da campo in città a seguito di una malattia. O Dante Masciarelli, soldato abruzzese del 18° Reggimento Artiglieria, spirato in un letto di ospedale la sera della vigilia di Natale del 1918, a soli 35 anni. O ancora, Ubaldo Terzano, fante piemontese, morto per le ferite riportate in un combattimento il 19 luglio del 1916. Il più giovane soldato è Vitaliano Binidi nato a Mergo in provincia di Ancona il 27 Ottobre del 1900 appartenente al 79° Reggimento di Fanteria, morto a Verona il 20 Aprile 1918 per malattia. «Circa il 70% dei soldati censiti è morto nel 1918 - conclude Sartori -. Il nostro Centro Studi renderà pubblici questi dati a breve sul sito della sezione (www.anaverona.it) per allargare ulteriormente la ricerca. Il nostro sogno è quello di permettere ai parenti di questi caduti per la patria di poter mettere un fiore sulla loro lapide».

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