(fonte l'Arena: Maria Vittoria Adami). Il 19 gennaio 1943 nella steppa russa il terribile scontro che anticipa di poco la sconfitta di Nikolajewka
Postojali, l'estremo sacrificio del Verona Furono 144 gli alpini che persero la vita. Il centro studi Ana ha ricostruito tutti i nomi di quei giovani che morirono nella battaglia
«Avanti Verona,» riecheggia nella lastra di gelo e neve della steppa russa.  leggi l'articolo

Pubblichiamo la lista dei caduti Alpini Veronesi nella battaglia di Postojali la lista dei caduti Alpini Veronesi nella battaglia di Postojali

Epilogo della Battaglia tratto dal Libro: Battaglione Verona "Cìmì"

La battaglia di Postojali

La battaglia di Postojali 19 Gennaio 1943

(fonte l'Arena: Maria Vittoria Adami). Il 19 gennaio 1943 nella steppa russa il terribile scontro che anticipa di poco la sconfitta di Nikolajewka
Postojali, l'estremo sacrificio del Verona Furono 144 gli alpini che persero la vita. Il centro studi Ana ha ricostruito tutti i nomi di quei giovani che morirono nella battaglia
«Avanti Verona,» riecheggia nella lastra di gelo e neve della steppa russa.  leggi l'articolo

Pubblichiamo la lista dei caduti Alpini Veronesi nella battaglia di Postojali

Epilogo della Battaglia tratto dal Libro: Battaglione Verona "Cìmì"

la coperta di neve

L’odissea di un reduce della Russia L’avventura di un uomo: il matrimonio, i figli, la Grecia, la Russia, la ritirata, la prigionia e il ritorno a casa. ELISEO FERRARI .  Pagg. 297 – euro 10,00 - per informazioni rivolgersi alla sezione di Verona – tel. 045/8002546.

La battaglia di Malga Zurez

La battaglia di Malga Zurez

Nel ricordo della battaglia di Malga Zurez, una rappresentanza della sezione ANA Verona si è recata all' ex cimitero di guerra di Doss Casina, dove furono sepolti alcuni dei caduti della battaglia di Malga Zurez il 30.12.1915, molti dei quali alpini veronesi. (Fonte: L'Arena) Una battaglia infernale. Costata troppi morti e feriti perché potesse trovare spazio nella memoria nel primo anno di una guerra che doveva essere lampo e vittoriosa. E così, coi suoi soldati, fu sepolta la storia della battaglia di malga Zures (o Zurez) combattuta tra il 30 e il 31 dicembre 1915, sul fronte trentino della Grande Guerra, nel settore dell’Alto Garda. Ma a distanza di un secolo,il Centro studi Ana di Verona ha recuperato nei dettagli il ricordo di quel fatto che costò la vita a 57 militari e registrò 189 feriti e oltre una trentina di dispersi, perlopiù del battaglione «Verona» e una parte del «Val d’Adige», tutti del 6° Alpini. (Maria Vittoria Adami) 

30 Dicembre 1915 – La Battaglia di Malga Zurez

Il 16 dicembre 1915 la 57ª e la 58ª compagnia del “Verona” iniziavano il trasferimento per unirsi al resto del Battaglione, che due giorni dopo era così tutto schierato sulle posizioni di Doss Casina, Doss Alto e Doss di Remit. Di fronte avevano il nemico asserragliato dentro l'invulnerabile cintura dei suoi forti del Brione, di Nago, del Creino, dello Stivo, del Biaena e del Faè. Da essi Malga Zurez si staccava come un terribile tentacolo: spettava agli alpini del “Verona” l’onore di reciderlo.

Nella notte fra il 30 e il 31 dicembre il Battaglione si lanciava all'attacco della munitissima posizione nemica, difesa da più ordini di reticolato. Questo l'obbiettivo delle varie compagnie: la 58ª Compagnia da Doss Alto doveva puntare ad est di Malga Zurez e prendere quota 700, la 73ª attaccare frontalmente la Malga, la 92ª la quota 167 ad ovest della posizione per richiamare le forze nemiche sulla destra, la 56ª e la 57ª erano di rincalzo e la 256ª compagnia del Battaglione Val d'Adige doveva appoggiare l'azione della 58ª attaccando la quota 700 da nord.

L'azione doveva essere preparata da una batteria di medio calibro appostata sul Monte Altissimo e sostenuta, durante lo svolgimento, da una batteria da montagna. Con magnifico slancio gli eroici alpini della 58ª compagnia raggiungevano l’obiettivo: quota 700, dopo che gli Arditi della compagnia al comando del S. Tenente Serena, erano riusciti a tagliare con i propri mezzi, malgrado il serratissimo fuoco del nemico, ben tre ordini di reticolato.

La 73ª compagnia trovava una più accanita resistenza: i guastatori del reparto, essendo completamente mancata l'azione dell'artiglieria, erano quasi tutti rimasti sui reticolati, che avevano cercato di tagliare con tenaglie e con piccozze , ma alla fine , dopo un eroico sforzo , anche questa compagnia assolveva il suo compito. Sul mezzo-giorno l' Aspirante Angheben Sig. Mario da Fiume prendeva col suo Plotone il trincerone principale della posizione nemica e penetrava nella Malga dove trovava, quasi a consacrare la propria conquista, morte gloriosa. Intanto la 92ª Compagnia procedeva verso Quota 167. Ma gli austriaci ingannati in un primo tempo dalla nostra manovra, riuscivano tosto ad orientare la loro preponderante difesa, contro la quale dolorosamente si infrangeva il valore dei nostri. Decimati dal fuoco che vomitavano i Forti dal Brione al Faè, privi di munizioni per l'impossibilità del rifornimento, nel pomeriggio dovevano lasciare Malga Zurez, rossa d' italico sangue, al nemico e ripiegare sulle posizioni di partenza, protetti dalle Compagnie di rincalzo.

Il bilancio complessivo di questo aspro combattimento per il Battaglione “Val d’Adige” fu di 3 ufficiali morti e 3 feriti più o meno gravemente, 8 uomini di truppa morti, 29 feriti e 4 dispersi. Più gravi ancora le perdite del Battaglione “Verona”: 4 ufficiali morti e 10 feriti, in gran parte trentini; e della truppa 42 alpini morti, 148 feriti e 30 dispersi.

Tra questi i caduti alpini veronesi furono: Attilio Annecchini nato a Negrar, Virgilio Giovanni Arduini nato a Costermano, Leonello Azzolini nato a Sant’Ambrogio, Annibale Belligoli nato a Povegliano, Alessandro Bogoni nato a Monteforte, Plinio Bonfante nato a Nogara, Adelino Bongiovanni nato a Cavaion, Eugenio Bortola nato a Roverè V.se, Arturo Francesco Brugnoli nato a Bussolengo decorato di medaglia d’Argento al V.M, Giuseppe Caliari nato a Sona, Gelindo Capuzzo nato a Roveredo di Guà, Giacomo Ceradini nato a Dolcé, Battista Giovanni Ceresini nato a Boscochiesanuova decorato di medaglia di Bronzo al V.M., Giacomo Giuseppe Chignola nato a Caprino, Luigi Cordioli nato a Villafranca, Beniamino De Biasi nato a Verona decorato di medaglia di Bronzo al V.M., S.Ten. Nereo Dentenato a Verona decorato di medaglia d’Argento al V.M, Luigi Erbice nato a Cazzano di Tramigna, Giuseppe Facchinetti nato a Soave, Giovanni Battista Filippini nato ad Oppeano, Fortunato Foroni nato a Valeggio, Lodovico Mario Gaspari nato a Caprino, Giovanni Gelmetti nato a Sant’Ambrogio, Felice Giacomazzi nato a Caprino, Pietro Guerra nato a Ronco all’Adige, Angelo Magnagnagno nato a Roncà decorato di medaglia di Bronzo al V.M.,Mario Masotti nato a Soave, Domenico Mazzi nato a Valeggio, Giuseppe Mazzurana nato a Costermano, Romeo Milani nato a Colognola ai Colli, Pio Olivieri nato a Pastrengo, Antonio Pelosato nato a Monteforte, Giacomo Peloso nato a Selva di Progno decorato di medaglia di Bronzo al V.M., Pietro Poli nato a Grezzana, Prati Lucillo nato a Cerro, Riolfi Giovanni nato a San Pietro in Cariano, Rizzi Attilio nato a Bardolino, Salvaro Ernesto nato a San Bonifacio, Scandola Giovanni nato a Bosco Chiesanuova decorato di medaglia d’Argento al V.M, Semprebon Angelo nato a Sant'Ambrogio, Francesco Sempreboni nato a San Pietro in Cariano decorato di medaglia di Bronzo al V.M., Umberto Silvestrelli nato a Verona, Giulio Squaranti nato a Roverè decorato di medaglia d’Argento al V.M, Cesare Tommasi nato a Marano,

Ten. Ottavio Tonchia nato a Verona decorato di medaglia d’Argento al V.M, Giulio Antonio Viviani nato a Cazzano di Tramigna, Augusto Zaffarisa nato a Montecchia di Crosara, Ernesto Zambelli nato a Bosco Chiesanuova, Benvenuto Zamboni nato a Lazise, Riccardo Zerbini nato a Rivoli.

Gli alpini veronesi feriti il 30 Dicembre 1915 nella Battaglia di Malga Zurez

Adami Angelo nato a Soave. Ferito arma da fuoco in combattimento a Malga Zurez 30.12.1915.

Adamoli Carlo nato a Breonio Partito dal territorio di guerra per ferita arma da fuoco subita alla testa nel fatto d'armi di Malga Zurez 30.12.1915

Azzolini Marcello nato a San Massimo. Venne ferito alla spalla destra nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Baciga Giuseppe nato a Povegliano. Disperso a Malga Zurez 30.12.1915 e risultato poi prigioniero di guerra. Posto in congedo assoluto per ferita arma da fuoco all'occhio destro e coscia destra nel combattimento di Malga Zurez del 30.12.1915.

Bante Ettore nato a Illasi. Ferito in combattimento a Malga Zurez 30.12.1915.

Beccaletto Giuseppe nato a Casaleone. Venne ferito in combattimento a Malga Zurez il 30.12.1915.

Benedetti Quintino nato a Prun decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Essendo stato ferito gravemente alla coscia, continuava a combattere incitando i compagni con la voce e con l’esempio. Rimaneva poi ferito una seconda volta.- Malga Zurez, 30.12.1915”

Bottura Giuseppe nato a Caprino. Venne ferito arma da fuoco alla gamba destra nel combattimento a Malga Zurez il 30.12.1915.

Sergente Capiotti Luigi nato a S. Michele Extra decorato di medaglia d’Argento al V.M. :” Portava con splendido coraggio, la sua squadra all’assalto della posizione nemica e, caduto gravemente ferito, rifiutava qualunque soccorso e persisteva a rimanere sulla linea del fuoco, incitando i suoi uomini a raggiungere l’obbiettivo assegnato.- Malga Zurez, 30.12.1915”. Partito dal territorio di guerra per ferita arma da fuoco al ventre nel combattimento a Malga Zurez 30.12.1915.

Sergente Cinquetti Antonio nato a Sona decorato di medaglia d’Argento al V.M

Chiecchi Eugenio nato a Marcellise. Ferito al braccio sinistro nel combattimento a Malga Zurez 30.12.1915..

Dalla Paola Mario Giuseppe nato a Veronella. Encomiato perché con mirabile calma combatté ininterrottamente per parecchie ore nonostante fosse fatto segno a insistente fuoco nemico, esempio ai compagni di vero sangue freddo e sprezzo del pericolo. Azione di Malga Zurez, 30.12.1915.

 

Caporal Maggiore Dall’Ora Aldo nato a Verona decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Ferito nell’accorrere in rinforzo di altro plotone, persisteva con la sua squadra nell’avanzata fino a che, nuovamente ferito, fu impossibilitato a muoversi. Rifiutava ciononostante i soccorsi, ed ordinava ed incitava la sua squadra a raggiungere il posto assegnatole.- Malga Zurez, 30.12.1915”.                     

Fasoli Angelo nato a Cadidavid. Ferito arma da fuoco al braccio nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915

Ferrari Umberto nato a S. Ambrogio. Ferito nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915

Filippozzi Antonio nato a Vestenanova. Ferito arma da fuoco al braccio destro nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Gallina Giuseppe nato a Villafranca. Ferito in combattimento da arma da fuoco al piede destro. Malga Zurez 30.12.1915.

Gandini Giulio nato a Roverè. In congedo assoluto per ferita subita al capo nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Gherardi Angelo Andrea nato a Peschiera. Ferito arma da fuoco nella regione glutea nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Giardini Ernesto nato a San Massimo. Ferito arma da fuoco al piede destro nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Gottardi Angelo nato ad Avesa. Ricoverato in luogo di cura e posto in congedo temporaneo di anni 5 per ferita subita in combattimento a Malga Zurez 30 12.1915

Grezzani Andrea nato a San Bonifacio. Ferito arma da fuoco nella regione lombare destra nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Lavarini Andrea nato a Breonio. Ferito da arma da fuoco al pollice destro nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Magagna Angelo nato a San Massimo. Ferito arma da fuoco in combattimento a Malga Zurez 30.12.1915.

Maraia Angelo nato a Bussolengo. Ferito al fianco destro a Malga Zurez 30.12.1915.

Mazzi Vittorio nato ad Arcole. Ferito arma da fuoco in combattimento a Malga Zurez 30.12.1915.

Meneghello Carlo nato a Monteforte. Partito dal territorio di guerra per ferita subita a Malga Zurez e trasportato in luogo di cura 30.12.1915.

Modesti Luigi nato a Mezzane di Sotto. Ferito in combattimento a Malga Zurez 30.12.1915.

Nale Cesare Giuseppe nato a San Giovanni Lupatoto. Ferito arma da fuoco alla coscia sinistra nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Oliboni Attilio nato a Illasi. Ferito arma da fuoco al ginocchio destro a Malga Zurez 30.12.1915.

Perantoni Egidio nato a Lazise. Nel combattimento di Malga Zurez venne ferito da arma da fuoco al ginocchio sinistro.

Piccoli Emilio nato a Illasi. Ferito al piede sinistro nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915

Piccoli Giuseppe nato a Illasi. Il 30.12.1915 venne ferito da arma da fuoco alla testa nel combattimento di Malga Zurez.

Righetti Eugenio nato a Parona. Ferito arma da fuoco alla gamba sinistra nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Ronconi Bernardo nato a Breonio. Venne ferito da arma da fuoco al torace destro nel combattimento di Malga Zurez il 30.12.1915.

Alpino Giuseppe Scarpari nato a Isola della Scala decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Durante il combattimento lasciava l'appostamento, sotto violento fuoco, per catturare un nemico. Usciva una seconda volta, con lo stesso intento, rimanendo ferito. Caduto e sopraffatto da un ufficiale e quattro soldati avversari, si difendeva col calcio del fucile uccidendo l’ufficiale e mettendo in fuga gli altri, due dei quali rimanevano feriti. - Malga Zurez 30 dicembre 1915”. Le ferite subite da arma da fuoco a Malga Zurez furono al braccio-spalla e addome.

Steccanella Attilio nato a Montecchia di Crosara. Ferito regione orbitale in combattimento a Malga Zurez 30.12.1915.

Stoppele Palmino nato a Badia Calavena. Venne ferito arma da fuoco alla coscia sinistra nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Caporal Maggiore Terragnoli Eugenio nato a Verona. Ferito arma da fuoco alla gamba destra nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Terron Antonio nato a San Bonifacio. Venne ferito arma da fuoco nel combattimento di Malga Zurez alla spalla sinistra da pallottola di fucile 30.12.1915.

Tessari Mario nato a Monteforte. Ferito da scheggia di pietra proiettata da scoppio di granata al piede sinistro a Malga Zurez 30.12.1915.

Varalta Angelo nato a San Mauro Saline. Ferito da arma da fuoco all’avambraccio destro nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Venturini Antonio nato a Marano. Venne ferito alla coscia sinistra nel combattimento di Malga Zurez 30.12.1915.

Citazioni delle Medaglie al Valor Militare degli alpini veronesi nella battaglia di

Malga Zurez del 30 dicembre 1915

Quintino Benedetti nato a Prun decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Essendo stato ferito gravemente alla coscia, continuava a combattere incitando i compagni con la voce e con l’esempio. Rimaneva poi ferito una seconda volta.- Malga Zurez, 30.12.1915”

Caporale Arturo Francesco Brugnoli nato a Bussolengo decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Benché ferito gravemente continuava a combattere con mirabile valore finché le forze non gli vennero meno.- Malga Zurez 30 dicembre 1915”

Caporale Battista Giovanni Ceresini nato a Bosco Chiesanuova decorato di medaglia di Bronzo al V.M., ”Si offriva volontario per il taglio dei reticolati tenacemente difesi dal nemico e persisteva nel suo compito per ben sei ore riuscendo a tagliarne due linee. Bell’esempio di fermezza, calma e coraggio. Cadeva sul campo. .- Malga Zurez 30 dicembre 1915”

Sergente Luigi Capiotti nato a S. Michele Extra decorato di medaglia d’Argento al V.M. :” Portava con splendido coraggio, la sua squadra all’assalto della posizione nemica e, caduto gravemente ferito, rifiutava qualunque soccorso e persisteva a rimanere sulla linea del fuoco, incitando i suoi uomini a raggiungere l’obbiettivo assegnato.- Malga Zurez, 30.12.1915”. Partito dal territorio di guerra per ferita arma da fuoco al ventre nel combattimento a Malga Zurez 30.12.1915.

Sergente Cinquetti Antonio nato a Sona decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Benché ammalato con oltre 39 gradi di febbre, insisteva per partecipare con il proprio plotone al taglio dei reticolati ed all’assalto. Esempio di coraggio, si esponeva per raccogliere le cartucce dei morti e dei feriti per distribuirle personalmente ai soldati della sua squadra; colpito alla testa non lasciava la linea di fuoco che in seguito ad ordine superiore, incitando alla più fiera resistenza. - Malga Zurez 30 dicembre 1915”.  

Caporal Maggiore Dall’Ora Aldo nato a Verona decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Ferito nell’accorrere in rinforzo di altro plotone, persisteva con la sua squadra nell’avanzata fino a che, nuovamente ferito, fu impossibilitato a muoversi. Rifiutava ciononostante i soccorsi, ed ordinava ed incitava la sua squadra a raggiungere il posto assegnatole.- Malga Zurez, 30.12.1915”.     

Sottotenente di complemento Nereo Dentenato a Verona decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Comandante di un plotone, con brillante assalto conquistava una munita trincea nemica. Ferito, rimaneva sul posto, respingendo reiterati attacchi avversari: mirabile esempio di calma e coraggio durante ben dodici ore di furioso combattimento. - Malga Zurez 30 dicembre 1915”.

Il sottotenente Nereo Dente di Verona, trasportato in un ospedale della sua stessa città, vi morì pochi giorni dopo tra atroci sofferenze.

Caporal Maggiore Beniamino De Biasi nato a Verona decorato di medaglia di Bronzo al V.M., ”Col suo fermo contegno rianimava i compagni scossi dall’intenso fuoco nemico e contrastava l’avanzata dell’avversario, continuando a combattere con calma, finché cadeva mortalmente colpito.- Malga Zurez 30 dicembre 1915”.  

Caporal Maggiore Angelo Magnagnagno nato a Roncà decorato di medaglia di Bronzo al V.M., “Di sua iniziativa e colla propria squadra occupava una posizione fiancheggiante, e, raggiuntala, si batteva con un ufficiale nemico uccidendolo. Dava bell’esempio di coraggio, arditezza e criterio tattico.- Malga Zurez 30 dicembre 1915”.  

Alpino Giacomo Peloso nato a Selva di Progno decorato di medaglia di Bronzo al V.M., ”Si offriva volontariamente per il taglio dei reticolati tenacemente difesi dal nemico e persisteva nel suo compito per ben sei ore riuscendo a tagliarne due linee, dando prova di fermezza, calma e coraggio fino a che non rimaneva ferito.- Malga Zurez 30 dicembre 1915”

Alpino Giuseppe Scarpari nato a Isola della Scala decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Durante il combattimento lasciava l'appostamento, sotto violento fuoco, per catturare un nemico. Usciva una seconda volta, con lo stesso intento, rimanendo ferito. Caduto e sopraffatto da un ufficiale e quattro soldati avversari, si difendeva col calcio del fucile uccidendo l’ufficiale e mettendo in fuga gli altri, due dei quali rimanevano feriti. - Malga Zurez 30 dicembre 1915”.

Alpino Scandola Giovanni nato a Bosco Chiesanuova decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Benché ferito ad una gamba fin dal principio dell’azione, rimaneva al suo posto e non si ritirava che a sera avanzata, trasportando sulle spalle un altro ferito, e ritornava poscia sulla linea di fuoco per proteggere il ripiegamento dei suoi compagni. - Malga Zurez 30 dicembre 1915”.

Alpino Francesco Sempreboni nato a San Pietro in Cariano decorato di medaglia di Bronzo al V.M., ”Si offriva volontariamente per il taglio dei reticolati tenacemente difesi dal nemico e persisteva nel suo compito per ben sei ore riuscendo a tagliarne due linee, dando prova di fermezza, calma e coraggio fino a che non rimaneva ucciso.- Malga Zurez 30 dicembre 1915”

Alpino Giulio Squaranti nato a Roverè decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Benché ferito gravemente, continuava a combattere con grande valore fino a quando vennero a mancargli le forze.- Malga Zurez 30 dicembre 1915”

Tenente Ottavio Tonchia nato a Verona decorato di medaglia d’Argento al V.M, “Alla testa del suo plotone riusciva ad aprire un varco nel reticolato ed attaccava, poi, arditamente il nemico, fugandolo. Ferito mortalmente non cessava di gridare: “Avanti, alpini - Viva l’Italia. - Malga Zurez 30 dicembre 1915”.

Caporale Zanotti Giuseppe nato a Pescantina decorato di medaglia di Bronzo al V.M,: “Si offriva volontariamente pel taglio dei reticolati tenacemente difesi dal nemico e persisteva nel suo compito per ben sei ore, riuscendo a tagliare due linee, con bello esempio di fermezza, calma e coraggio. Rimaneva ferito.- Malga Zurez, 30.12.1915”

Cesare Battisti a Malga Zurez il 30 dicembre 1915

Anche Cesare Battisti è a Malga Zurez, Sotto Tenente della 258ª compagnia del Battaglione Alpini “Val d’Adige” comandata dal Capitano veronese Aleardo Fronza ma non prende parte, con la sua compagnia, all'aspro combattimento, ma si trova assai vicino alla posizione di Malga Zurez, sicché può, se non assistervi, in qualche modo seguire le successive fasi dell'azione e apprendere, tra i primi, notizie sul ripiegamento finale, sulle gravi perdite sofferte, sulla fine gloriosa di non pochi suoi corregionali. Pochi giorno dopo scrive ad un amico : « ....Nell'azione caddero molti Trentini, ma il loro contegno fu eroico. Il Colonnello mi ha fatto or ora vedere l'ordine del giorno alle truppe, nel quale ricorda con speciale riconoscenza l'eroismo dei volontari trentini ». E in un'altra lettera di poco successiva : «Alle quattro di sera si combatteva ancora e quando né i nostri né gli austriaci, tutti tagliati fuori dalle retrovie pei torrenti di fuoco lanciati dalle opposte artiglierie (quella austriaca sparò sui nostri ben tremila colpi) non ebbero più munizioni, si combatté a sassate e col calcio del fucile ».

Fonti consultate :

“Agli alpini del Verona” Masolini & C . Udine 1920

“Batt. Val d’Adige – Gli alpini di fronte al nemico” 10° regg. Alpini Editore Roma

“Giorgio Bini-Cima: la mia guerra” Milano, Edizioni Corbaccio 1932

“La Valle di Gresta e la valle del Cameras nella prima guerra mondiale” Giovanni Fioroni

Archivio storico di Stato

Archivio Dott. Dario Graziani

Istituto del Nastro Azzurro

Alpino Solve Raffaele

Alpino Solve Raffaele

Le spoglie dell'alpino Solve Raffaele sono tumulate nel sacello della chiesetta di Costabella. La chiesetta è dedicata agli alpini ed agli alpinisti veronesi ed in seguito anche ai caduti e dispersi in Russia. Desiderio fu di Mons. Luigi Piccoli, cappellano della sezione ANA Verona, di poter avere i resti di un alpino reduce di Russia (Veronese), poi le vicende in realtà furono diverse ed arrivarono le spoglie dell'alpino Solve Raffaele, nato ad Attimis (UD) nel 1922 già sepolto nel cimitero russo di Gulubaja Krinitza, i cui resti furono rimpatriati nel 1992 e tumulati a Redipuglia, in seguito traslati nel 1994 nel sacello della chiesetta di Costabella. L'alpino Solve Raffaele faceva parte della 20a Compagnia del Battaglione alpini Cividale e nei giorni 4-5-6 Gennaio 1943, il battaglione fu interamente impegnato alla conquista di quota "Signal" 176,2 divenuta poi "quota Cividale", decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:

«Solve Raffaele di Angelo e di Dush Caterina, da Attimis (Udine), classe 1922, alpino, 8° alpini, battaglione “Cividale” (alla memoria).  Appartenente ad un centro di fuoco isolato, resisteva con tenacia alla travolgente spinta avversaria. Caduti ad uno ad uno quasi tutti i compagni, continuava con altri due superstiti l’eroica disperata resistenza, fino a quando una raffica di mitragliatrice abbatteva gli ultimi difensori, che, col loro cosciente sacrificio, consentivano il risolutivo e tempestivo intervento dei rincalzi.

Nowo Kalitwa (Russia), 4 gennaio 1943 -  Decreto Presidenziale in data: 19.4.1956 – registrato alla Corte dei conti 25.5.1956- registro Esercito 24 – foglio 25 – B.U. anno 1956 – Dispensa 23a – pag. 2566.

La battaglia di "quota Cividale"

Nella notte sul 4 gennaio 1943 il "Cividale" dette il cambio al Battaglione "Gemona" e raggiunse le posizioni ai piedi della quota 176,2 tenuta da un reparto tedesco. Questa altura dai fianchi dolci e allungati, che si ergeva di poco sulle altre quote, avrebbe permesso ai russi, qualora l'avessero occupata, di controllare tutto lo schieramento difensivo ed i movimenti della "Julia"; pertanto doveva essere mantenuta a tutti i costi. All'alba del 4 gennaio i russi attaccarono la quota 176,2 e i tedeschi dovettero abbandonare precipitosamente la posizione. Il 1° plotone della 20^ Compagnia, comandata dal capitano Dario Chiaradia di Sacile, partì allora di slancio e rioccupò la collina nonostante il tiro delle mitragliatrici russe che falcidiarono gli alpini del 1° plotone al comando del tenente Benedini. Subito dopo i russi contrattaccarono e gli alpini, dopo una breve ma accanita resistenza, durante la quale si distinse l'alpino Pietro Lestani di Fagagna che rimase da solo a sparare imperterrito con il suo fucile mitragliatore fino all'esaurimento delle munizioni, ripiegarono trascinandosi indietro i compagni feriti.
Verso mezzogiorno la 16^ Compagnia, al comando del capitano Carlo Crosa, appoggiata dagli uomini della 20^, con un assalto temerario condotto dai plotoni che avanzarono in formazione spiegata sotto il diluviare delle cannonate e dei tiri di mortaio, riprese la collina al prezzo di gravi perdite, tra le quali il sergente maggiore Paolino Zucchi da Collato (Medaglia d'Oro).
Per tutta la giornata gli alpini rimasero abbarbicati alla quota sotto il continuo grandinare della granate e la posizione fu mantenuta assieme agli uomini della 20^ fino all'alba del giorno 5 quando i russi ritornarono all'assalto in massa costringendo gli alpini del "Cividale" a ripiegare. Immediatamente dopo gli alpini delle due compagnie, trascinati con coraggio e determinazione dai loro comandanti, ritornarono per l'ennesima volta al contrassalto e ripresero la posizione: il capitano Chiaradia fu ferito a morte e gli venne concessa la Medaglia d'Oro per il suo coraggio, e molti alpini giacevano immobili nella neve arrossata dal sangue dei corpi
straziati dalle granate. Verso sera, approfittando di una tempesta di neve, i russi attaccarono di nuovo e fecero ripiegare un piccolo reparto tedesco appostato sulla destra della quota e i superstiti della 16^ e della 20^ dovettero abbandonare la collina per non essere accerchiati. A questo punto il Comando di Battaglione fece serrare sotto la 76^ Compagnia (al comando del tenente friulano Aldo Maurich) che si trovava di rincalzo.
Il plotone del sottotenente Gavoglio tentò un colpo di mano, ma la sorpresa non riuscì e gli alpini furono quasi tutti massacrati dal tiro preciso delle armi automatiche russe. Anche il sottotenente Gavoglio rimase sul campo e gli venne conferita la Medaglia d'Oro per il suo comportamento. La notte tra il 5 ed il 6 gennaio trascorse nei preparativi per un nuovo attacco.
Alle 5.30 tutte le artiglierie italiane e tedesche del settore vomitarono un uragano di fuoco contro la collina maledetta che si trasformò in un vulcanoin eruzione.
Immediatamente dopo un plotone della 76^ Compagnia, al comando del sottotenente Ferruccio Ferrari, partì all'assalto appoggiato da lontano da due carri armati tedeschi. I russi superstiti però si difesero disperatamente e respinsero gli attaccanti facendo rimanere sul campo molti alpini, compreso il loro eroico comandante.
Verso le 8.00, i superstiti della 76^ Compagnia, praticamente solo pochi fucilieri e i mitraglieri rimasti, attaccarono di nuovo con slancio al comando del tenente udinese Franco Cattarruzzi ed appoggiati, questa volta più da vicino, dai due carri tedeschi. L'assalto disperato riuscì a prezzo di numerose vite e finalmente la collina maledetta fu conquistata definitivamente dagli alpini del Cividale. Per il valore dimostrato dagli uomini di questo Battaglione ed in onore ai tanti Caduti, il Comando tedesco e quello italiano ribattezzarono la quota 176,2 in "Quota Cividale". 110 furono i Caduti e circa 400 furono i feriti ed i congelati di quella battaglia durata incessantemente 3 giorni. La "Quota Cividale" venne mantenuta dagli alpini fino al 16 gennaio 1943 quando, in seguito al ripiegamento del Corpo d'Armata Alpino, anche la "Julia" dovette abbandonare le posizioni del Kalitwa così duramente contese
agli avversari. Per gli alpini del "Cividale" iniziò così la terribile ritirata di Russia che si concluse soltanto 16 giorni dopo e dalla quale moltissimi non tornarono.
Dei 1500 alpini del Battaglione partiti per la Russia, infatti, ben 1000 furono i Caduti e i Dispersi; queste righe per ricordarli e far si che la memoria del loro sacrificio non vada perduta, perché hanno combattuto con grande onore ed umanità una guerra più inutile delle altre. ( fonte: Guido Aviani Fulvio )

 

In occasione dell’ anniversario delle truppe alpine, la sezione veronese ANA ha organizzato la proiezione della pellicola che ha visto protagonisti anche gli alpini rievocatori del Gruppo Storico “6° alpini Btg. Verona”, sabato 17, ore 21 presso l'Auditorium Palazzo Gran Guardia.

Le parole scritte nel diario del nonno di un'amica, reduce della Grande Guerra. Testimonianze preziosissime del dramma collettivo di migliaia di soldati. È stato proprio il ritrovamento dell'importante documento storico a fornire al regista altoatesino Hubert Schönegger l'idea di realizzare un film sulla prima guerra mondiale. È nata così la pellicola «Lacrime delle Dolomiti di Sesto», una storia d'amore, d'amicizia e di guerra ambientata negli anni del conflitto mondiale, dove la forza della Natura tende a prevalere su ogni cosa.
E in occasione del centenario della Grande Guerra e dell’anniversario delle truppe alpine in programma sabato 17 e domenica 18 ottobre a Verona, la sezione veronese dell'Associazione Nazionale Alpini (ANA) ha organizzato una proiezione della pellicola in città in anteprima. L'appuntamento è per sabato 17 ottobre alle ore 21 presso l'Auditorium Palazzo Gran Guardia (prevendita dei biglietti presso la segreteria ANA Verona tel. 045 8002546 oppure via email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Paesaggi innevati, profondi silenzi e l'eco della battaglia combattuta anche in quota. Girato in gran parte sulle Tre Cime di Lavaredo e l'Alta Val Pusteria, il film ha anche un prezioso contributo da parte degli alpini del Gruppo Storico “6° alpini Btg. Verona”, tutti iscritti alla sezione ANA di Verona. Il gruppo, costituitosi nel 2009, svolge attività di ricerca storica con particolare riferimento al periodo della Grande Guerra. E grazie a una minuziosa attività di ricerca e di studio, il gruppo è riuscito a dotarsi di una divisa storica fedelmente ricostruita. Un particolare risultato molto utile per le riprese del film, dove l'attenzione al minimo dettaglio risulta preziosissima.
Nel cast, oltre agli alpini veronesi, anche due attori del calibro di Christiane Filangeri («I Cesaroni», «Ho sposato uno sbirro») e Gedeon Burkhard («Il commissario Rex»).
«I paesaggi da favola, i panorama affascinanti su creste esposte hanno fatto quasi dimenticare anche a me che quasi cento anni fa, proprio qui si sono tenute delle battaglie senza speranza, dove la natura ha causato più vittime dei combattimenti stessi - ha dichiarato il regista -. Le tracce di queste battaglie nei valli sono visibili ovunque: barattoli arrugginiti, filo spinato, appostamenti, latrine, cartucce. Quando si sta in quelle montagne, si può sentire il freddo, il vento ghiacciato e soprattutto la solitudine. E allora si inizia a immaginare quali tremende tragedie avranno avuto luogo durante quel periodo»

Il gruppo alpini di Povegliano ha recentemente reso omaggio al proprio concittadino Giuseppe Favaro classe 1920 inquadrato nel 6° Reggimento Alpini Battaglione Verona , pubblicando il libro "Memorie". La trascrizione a cura dei figli Luigi e Antonietta delle annotazioni, degli appunti e dei ricordi del loro Padre Giuseppe. Ricordi della Seconda Guerra Mondiale combattuta sui fronti: Grecia, Albania, Russia, Italia e per finire nei campi di prigonia in Germania. Per volere e concessione dei famigliari e del gruppo alpini di Povegliano, pubblichiamo in allegato il file in pdf del libro, affinchè chiunque possa leggere questa preziosa testimonianza. 

Nasce l'Ecomuseo delle trincee

(fonte: www.larena.it) Ben 430 metri lineari di trincee della Grande guerra, su un sito di circa 4mila metri quadrati complessivi, è il primo tangibile risultato del nuovo Ecomuseo delle trincee della Lessinia, che sarà inaugurato domani a malga Pidocchio, fra malga Lessinia e il rifugio Castelberto, nel Comune di Erbezzo.
Per arrivare a questo risultato si sono impegnati 183 volontari, per la maggior parte dell'Associazione nazionale alpini, ma anche i giovani del Club alpino italiano e i cacciatori della Riserva alpina, che hanno lavorato di piccone e pala per 364 giornate e 2.284 ore.
I conti li ha tenuti il geometra Flavio Melotti, che è stato ispiratore e direttore dei lavori del progetto, affiancato per la parte progettuale dall'architetto Fiorenzo Meneghelli, autore di varie pubblicazioni sui sistemi difensivi, presidente della sezione Veneto dell'Istituto italiano dei castelli, vicepresidente di APeT (Architettura, Paesaggio e Territorio) e membro dell'International Committee on Fortifications and Military Heritage.
Melotti aveva oltre a un'innata passione per la storia e la documentazione militare, anche motivazioni familiari perché è pronipote del primo caduto di Bosco Chiesanuova, morto sul Carso ad appena una settimana dal suo arrivo al fronte.
Nella sua passione ha coinvolto la sezione veronese dell'Ana, di cui è consigliere, la Comunità montana e il Parco della Lessinia, il Bim Adige e la Provincia e naturalmente i proprietari dei terreni, guidati da Italo Pedrini, tutti dimostratisi sensibili e soddisfatti del risultato.
Le trincee di malga Pidocchio, delle quali solo una parte è stata riaperta, rappresentano un interessante ridotto difensivo inserito nel più ampio sistema della Lessinia dove fra il 1915 e il 1916 sono stati scavati circa 8 chilometri di trincee e posati 50mila metri di reticolati, sistemate oltre una trentina di bocche da fuoco di medio e grosso calibro come cannoni e obici, centinaia di postazioni per mitragliatrici, una settantina di ricoveri in galleria per uomini e munizioni, centinaia di baracche in legno, migliaia di metri di camminamenti e strade.
A malga Pidocchio si arrivò grazie alla strada costruita in 45 giorni, da Erbezzo a Castelberto, a partire dal 15 agosto 1915, dalla decima compagnia della Milizia territoriale del 3° Genio. Il ridotto difensivo si articola in trincee e sale scavate nella roccia per la custodia di munizioni e vettovagliamento. Una galleria collegava le due postazioni a cavallo della strada, e l'artiglieria era costituita da quattro cannoni. Il progetto è che questo sia il primo nucleo di un itinerario storico, turistico e culturale che abbia per tema la Grande guerra.
Domani alle 9 ci sarà il ritrovo a malga Lessinia con la celebrazione della messa alle 10, seguita dai discorsi della autorità presenti e dall'inaugurazione delle trincee recuperate, con la consegna di diploma e medaglia commemorativa del raduno Triveneto ai volontari che hanno lavorato nell'impresa.
Domenica Giornata in grigioverde, con l'obiettivo di far rivivere alcuni momenti della vita di trincea con gruppi storici di rievocatori in divise ed equipaggiamenti completi dell'epoca. Vi partecipano una quarantina di rievocatori dell'associazione culturale 6° Alpini Battaglione Verona 58a Compagnia della Sezione Ana Verona, il Gruppo storico trentino con gli Standschützen ed il gruppo storico Usr Battaglione alpini Sette Comuni 145a compagnia, dell'associazione «Per non dimenticare». Alle 10.30 ci sarà la visita guidata, alle 12.30 il rancio in trincea, alle 14.30 simulazioni di azioni tattiche di attacco e difesa commentate e alle 16 una nuova visita guidata. (Vittorio Zambaldo)

(fonte: dalla rivista di Apindustria Verona, «Economia Veronese», n. 2-2014)  Il centenario della Grande Guerra è un anniversario che ricorda uno dei momenti più toccanti della nostra storia: l’Italia, unita da appena cinquanta anni, entrò in un conflitto nel quale gli italiani, provenienti da ogni parte del Paese, combatterono fianco a fianco nelle medesime, durissime condizioni. I quattro anni di ostilità produssero una profonda trasformazione del tessuto sociale, politico, economico e civile del nostro Paese che ha pagato un pesante tributo in vite umane con 750.000 morti tra caduti in guerra (680mila) e civili. Questo evento bellico occupa uno spazio molto significativo nella memoria collettiva nazionale perché ha radicalmente cambiato il corso della storia contemporanea. La Grande Guerra è ancora oggi così coinvolgente ed emozionante per la presenza di innumerevoli tracce nei luoghi dove è stata combattuta e vissuta. In Lessinia, precorrendo le celebrazioni del centenario, già nel 2008 un evento di grande successo ricordava la prima guerra mondiale. Il geometra-alpino Flavio Melotti affiancato dai gruppi alpini di Bosco Chiesanuova e Sona, allestirono a Bosco Chiesanuova una mostra di reperti storici della guerra di trincea in Lessinia affiancata da un’esposizione fotografica dei siti che custodivano le vestigia di quel periodo.

«La mostra – ricorda Flavio Melotti – ebbe, in pochi giorni, un incredibile successo di pubblico. Fu una carica di energia per noi organizzatori e ci rinforzò nell’idea che era necessario fare anche di più. Fu questo evento che diede il la al nostro progetto di realizzare un ecomuseo e di far inserire il percorso alla scoperta delle trincee della Lessinia nell'ambito delle iniziative patrocinate dalla Regione Veneto per la valorizzazione dei luoghi che sono stati testimoni della guerra. Pur non essendo stata direttamente coinvolta nelle azioni belliche, l’area lessinica ha rivestito un ruolo importante come linea difensiva, disseminata di forti e postazioni realizzati tra il1885 e il 1911 con grande dispiego di mezzi e uomini». La militarizzazione dell’area pre-alpina portò a profonde trasformazioni del territorio, con la realizzazione di una efficiente rete stradale per il rapido spostamento di truppe e di mezzi motorizzati e per il trasporto delle armi pesanti e delle munizioni e con la costruzione di ponti, acquedotti, linee telefoniche, caserme, comandi ospedali, polveriere. Le malghe e le abitazioni diventarono caserme e i paesi conobbero una nuova economia, quella dei servizi di guerra.

Ma se molte delle opere stradali realizzate allora sono utilizzate ancora oggi, come riportare invece alla luce altre testimonianze di guerra rimaste così a lungo abbandonate?

«La gente della zona – spiega Melotti – ha sempre saputo con precisione dove erano localizzate trincee e altre postazioni. Il nostro è stato però un vero lavoro di ricerca scientifica, attraverso la consultazione di tutta la documentazione e le cartografie relative alla nostra zona conservate presso l’archivio del Genio Militare. Una volta effettuate le rilevazioni e risaliti a quelle che erano le specifiche dei progetti originali, non rimaneva che ‘liberare’ gli antichi reperti dai detriti (pietre, terra, arbusti) accumulatisi negli anni. È qui che sono entrati, ancora una volta, in gioco gli alpini. Vari gruppi di alpini – in maniera assolutamente volontaria, e mettendo anzi spesso a disposizione risorse e mezzi propri – si stanno da tempo impegnando nel recupero delle trincee, in accordo e con la supervisione della Comunità montana della Lessinia e del Parco dei Monti Lessini».

Sono stati selezionati tre itinerari storici, posti nella parte più elevata della Lessinia, che presentano le maggiori testimonianze delle opere e degli insediamenti difensivi.

I percorsi, di facile percorrenza (la lunghezza totale è di circa 15 chilometri), costituiscono un itinerario storico-culturale rivolto a quanti vorranno ammirare le testimonianze ancora ben visibili non solo di trincee, camminamenti, gallerie, postazioni di artiglieri, ma anche della vita in montagna degli abitanti di allora (baracche, alloggiamenti militari, pozzi, forni, ecc).

Questi itinerari sono identificabili dai capisaldi di origine militare che collegano i punti ritenuti più significativi: postazione di Malga Pidocchio, postazione di Castelberto, postazione di Cima La Guz-Cima Mezzogiorno, postazione di Cima Sparavieri-Pozza Morta-Bocca San Nazzaro-Malga San Nazzaro, postazione di Bocca del Vallone –Cima Trappola- Castel Malera – Passo di Malera.

LE TRINCEE IN LESSINIA

Il comando italiano riteneva che l’aspra morfologia del versante montuoso del confine austriaco, unita all’assenza di un’adeguata viabilità, potesse rendere difficoltoso il transito di truppe e artiglierie avversarie, garantendo, al contrario, una valida difesa. Sulla linea di confine posta sui ciglioni e i margini settentrionali dei Lessini (oltre 15,5 chilometri) furono realizzati circa 8.000 metri di trincee. Circa 50.000 i metri di reticolati, oltre quarantadue bocche da fuoco costituite da cannoni 87 b (bronzo), 120 ABG, obici da 75, 149 e 210 mm, centinaia le postazioni per mitragliatrici, sia in piazzole protette che in galleria o a pozzo, una settantina i ricoveri in caverna per uomini e provviste, centinaia le baracche in legno per ospitare la truppa e gli ufficiali, oltre a migliaia di metri di camminamenti e strade, impiegando stabilmente 3.500 militari del Genio e della Milizia Territoriale e 1.800 civili sottoposti alla disciplina militare.

La trincea assunse per il combattente il valore di protezione, di sicurezza, di abitazione, di conforto, di luogo dove esprimere le sensazioni più intime. Inizialmente era costituita da un solco più o meno profondo dove il combattente poteva stare in piedi e sparare mentre il terreno antistante lo proteggeva dalle pallottole o dalle schegge delle artiglierie. L’andamento planimetrico della trincea, generalmente, seguiva il naturale declivio del terreno e sfruttava gli anfratti rocciosi che venivano utilizzati come alloggiamenti.

 RIDOTTO DIFENSIVO DI MALGA PIDOCCHIO

La prima postazione recuperata dalle penne nere è la trincea di Malga Pidocchio. Si tratta di un vero e proprio fortilizio caratterizzato da trincee in parte sormontate da lastre di pietra e in parte predisposte con incisioni nelle pareti laterali per essere coperte con travature in legno e mimetizzate con ramaglie secche.

Per il collegamento tra Monte Castelberto e Malga Pidocchio e il paese di Erbezzo e quindi Bosco Chiesanuova (sede di caserme, panifici e strutture di servizio), venne realizzata una strada militare, costruita dalla 10^ compagnia della Milizia territoriale del 3° Genio nell’arco di soli 45 giorni. Questa strada attraversa e divide il vasto sistema difensivo del Pidocchio: la sua parte sinistra è organizzata all’interno di un blocco roccioso emergente e isolato dal terreno circostante, l’altra, posta sulla destra, si estende su un ampio colle circondato da varie trincee. I due postamenti difensivi sono collegati tra loro da una galleria sotterranea che attraversa la strada.

Nel blocco roccioso a sinistra, utilizzando, integrando, scavando le fessure naturali, è stato creato un reticolo di camminamenti, trincee, gallerie, postazioni in caverna.

L’artiglieria era costituita da 4 cannoni da 87 b (bronzo). La presenza di un rilevato numero di soldati dislocati tra l’opera difensiva di Malga Pidocchio e Campo Retratto creò la necessità di realizzare nell’area numerosi baraccamenti. Malga Lessinia, posta a breve distanza dal Pidocchio, era in origine una caserma italiana.

 Cos'è e a cosa serve un ecomuseo

Come ben chiarisce l’arch. Fiorenzo Meneghelli, progettista e direttore dei lavori con il geometra Flavio Melotti dell’opera di recupero del ridotto di Malga Pidocchio, l’esperienza degli ecomusei (termine coniato da Hugues de Varine nel 1971) nasce in Francia all’inizio degli anni 70, grazie all’intuizione del museologo Georges Henri Riviére. Diversamente dagli altri musei, racchiusi in uno spazio delimitato, l’ecomuseo si caratterizza per il legame con il territorio circostante. L’ecomuseo è qualcosa in più di una sequenza di sale da percorrere per ammirare opere d’arte: è un patto con il quale una comunità si impegna a conservare e valorizzare  un territorio inteso non solo in senso fisico, ma nel suo complesso.

«Con il nostro progetto di ecomuseo – conclude Melotti – vogliamo salvaguardare e divulgare la memoria collettiva della nostra comunità e della Lessinia che non deve essere conosciuta soltanto per i suoi meravigliosi paesaggi e la sua natura, ma anche per la sua storia e i suoi valori. Abbiamo cominciato a coinvolgere nel nostro progetto anche le scuole e vorremmo che i giovani ci seguissero sempre di più perché davvero non si può comprendere il presente senza conoscere il passato».

Beatrice Paglialunga

tra luci e ombre

Tra luci e ombre, un libro per non dimenticare. Nella serata del 27 settembre u.s. in Sala Civica a San Bonifacio, è stato presentato il libro «Luci e ombre» di Gianni Storari, edito dal Gruppo Alpini di Prova. Un libro che riporta diari, memoriali di guerra e prigionia di giovani sambonifacesi e dell’est veronese, in particolare le storie vissute di Vittorio Benati, reduce di Nikolajewka e di Alessio Facchin prigioniero all’8 settembre ‘43, al compimento dei vent’anni. Storie che fanno riflettere sui sacrifici fatti da tanti giovani alpini veronesi chiamati alle armi, andati in guerra e, molti, non più tornati.Il libro esce ricordando i 70 anni dall'8 settembre '43, che è il punto centrale, la chiave del racconto, preceduto delle campagne militari e poi seguito dalla prigionia. Sono citate le storie di molti protagonisti sambonifacesi ed è privilegiata la pubblicazione, parziale o totale, di testi scritti, di lettere, di memoriali. Vi è un lungo capitolo dedicato alla guerra nei cieli d'Africa, spesso dimenticata. «Il titolo "Tra luci e ombre" vuole sottolineare», dice Storari, «il fatto che parlando di quegli anni, al di là di tanti episodi di eroismo, atti di solidarietà e momenti di sacrificio, bisogna anche avere il coraggio di sottolineare i passaggi oscuri, scandalosi, l'impreparazione dell'esercito, la disorganizzazione delle operazioni militari». L'occasione del libro è data dal memoriale di Alessio Facchin nato a Prova nel 1923 che, a vent'anni non ancora compiuti, viene assegnato al Sesto Reggimento Alpini, Battaglione Verona, in attesa di partire per il fronte russo. Ma nella primavera del '43 i reduci di quel fronte ritornano in patria e lui incontra alcuni paesani che gli parlano di quella immensa tragedia, in particolare Vittorio Benati e Giovanni Saccomani. L'8 settembre viene catturato dai tedeschi e internato in Germania; ritornerà due anni dopo. Anche Vittorio Benati, pure lui di Prova, ha scritto un memoriale relativo alla prigionia in Germania, che però ha il pregio di riportare il racconto alle prime fasi della guerra, la campagna di Francia, poi la Grecia, infine la Russia; a Nikolajewka. Alessio e Vittorio hanno voluto scrivere le loro memorie, assieme a tantissime altre vicende assai simili di sambonifacesi che hanno lasciato qualche memoria delle loro vicende, foto, lettere , come Aurelio Zago, Ernesto Pasini di Lobia, Umberto Tadiello di Locara, Angelo Rossato, Guerrino Storari, Virgilio Righetti, Mario Zantedeschi; allargando lo sguardo nei paesi del circondario, Giovanni Ambrosini di Cologna Veneta, Nino Agenore Bertagna di San Martino Buon Albergo, Arturo Peruzzi di San Michele Extra, Mario Pigozzi di Tregnago, Bruno Bigini di Minerbe; e ancora don Alessio Saccomani di San Pietro di Morubio, cappellano militare, Olmes Ognibene di Reggio Emilia, Armando Gandini di Castel San Giovanni in provincia di Piacenza, Rino Albertini e Giovanni Carletto, dispersi in Russia; Sergio Malgarise e Mario Scarsetto, prigionieri in Russia; Giuseppe Bonturi di Soave e Luigi Perazzolo di Roncà, partigiani; Mario Danese di San Bonifacio, condannato al confino. G.B.

"Il passato che insegna", incontro a Costalovara

(fonte ana.it) ll Centro Studi dell’Associazione Nazionale Alpini e la Sezione A.N.A. di Bolzano organizzano l’annuale incontro dei Referenti del Centro Studi a Costalovara, sull’altopiano del Renon il 21, 22 e 23 giugno 2013. Il tema dell'incontro è: "Il passato che insegna". 

Avremmo potuto intitolare l'incontro con la locuzione latina Historia magistra vitae, che tradotta letteralmente, significa "La Storia [è] maestra di vita". La frase completa è Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis, ovvero "La Storia è vera testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità". È una descrizione che Cicerone, dà della Storia, la quale, per la sua fondamentale importanza, insegna come regolarsi per l’avvenire. Bisogna analizzare il nostro passato, le vicende che hanno coinvolto il nostro Paese e farne buon uso: cogliere gli aspetti positivi e identificare gli errori commessi. Questo perché se ignoriamo il passato che sta alle nostre spalle, ci sfuggirà il presente. E senza un presente, che futuro abbiamo? Passato, presente e futuro sono legati indissolubilmente, ma non solo perché si susseguono, ma perché si appartengono e ci appartengono. Ecco allora che se riusciremo a cogliere alcuni insegnamenti dalle gesta quotidiane e apparentemente normali dei nostri avi, saremo in grado di perpetrarne il ricordo più bello che piano piano, si diffonderà tra le giovani generazioni. E quindi nel futuro.

ANA e scuola, dicono di noi

ANA e scuola, dicono di noi

Siti e giornali on line hanno parlato delle numerose iniziative dell'ANA in ambito scolastico.

Questi i link:

 

alpini a scuola...(Bussolengo)

alpini a scuola...(Bussolengo)

Lunedì 20 Maggio il gruppo alpini di Bussolengo in collaborazione con il Circolo Culturale "M. Balestrieri" della sezione ANA Verona, ha proiettato presso le classi della scuola primaria di primo grado di Bussolengo Ist. "Beni Montresor", il DVD messo a disposizione dal Centro Studi ANA: "Ma chi sono questi Alpini ?"

alpini a scuola...(San Vito al Mantico)

Mercoledì 22 Maggio il gruppo alpini di Bussolengo in collaborazione con il Circolo Culturale "M. Balestrieri" della sezione ANA Verona, ha proiettato presso le classi della scuola primaria di primo grado di San Vito al Mantico (fraz. di Bussolengo) Ist. "L. Calabrese", il DVD messo a disposizione dal Centro Studi ANA: "Ma chi sono questi Alpini ?"

alpini a...scuola (Marmirolo-Soave)

Sabato 18 Maggio il gruppo alpini di Marmirolo-Soave in collaborazione con il Circolo Culturale "M. Balestrieri" della sezione ANA Verona, ha proiettato presso le classi della scuola primaria di secondo grado di Marmirolo il film/documentario messo a disposizione dal Centro Studi ANA Verona e rivolto in modo particolare ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di secondo grado. Tema dell'argomenento trattato in classe assieme al personale docente: (1941-1943) La Campagna di Russia, Sulle balke dell’onore. Curiosità tra i ragazzi che hanno potuto intrattenersi dopo la proiezione con due reduci di Russia, Domenico Pasi e Giuseppe Pippa. Curiosità e soddisfazione anche da parte del personale docente.

alpini a...scuola (S.Martino Buon Albergo)

Lunedì 29 Aprile il gruppo alpini di San Martino Buon Albergo in collaborazione con il Circolo Culturale "M. Balestrieri" della sezione ANA Verona, ha proiettato presso le classi della scuola primaria di secondo grado il film/documentario messo a disposizione dal Centro Studi ANA Verona e rivolto in modo particolare ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di secondo grado. Tema dell'argomenento trattato in classe assieme al personale docente, 1940-1943 Africa Settentrionale – El Alamein

alpini a...scuola (Caselle)

alpini a...scuola (Caselle)

Martedì 16 Aprile il gruppo alpini di Caselle di Sommacampagna in collaborazione con il Circolo Culturale "M. Balestrieri" della sezione ANA Verona, ha proiettato presso le classi della scuola primaria di secondo grado il film/documentario messo a disposizione dal Centro Studi ANA Verona e rivolto in modo particolare ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di secondo grado. Tema dell'argomenento trattato in classe assieme al personale docente:  (1941-1943) La Campagna di Russia, Sulle balke dell’onore.

alpini a...scuola (Veronella)

alpini a...scuola (Veronella)

Venerdì 26 Aprile il gruppo alpini di Santo Stefano di Zimella in collaborazione con il Circolo Culturale "M. Balestrieri" della sezione ANA Verona, ha proiettato presso le classi della scuola primaria di secondo grado il film/documentario messo a disposizione dal Centro Studi ANA Verona e rivolto in modo particolare ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di secondo grado. Tema dell'argomenento trattato in classe assieme al personale docente,  1943-1945 La Campagna d'Italia: sulla frontiera della Libertà.

Pagina 4 di 5

Sport

Pellegrinaggi

Solidarietà

Alpini