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28/08/2018 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
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28/08/2018 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
Domenica 9 Settembre ritorna l'annuale appuntamento con la storia, per rivivere la storia in una giornata in Grigio-Verde. 10.00 - Arrivo rievocatori in sfilata con divise d'epoca dalle 10.30 alle ...

A breve partirà il progetto: "Anch'io sono Protezione Civile", un campo estivo per ragazzi dai 14 ai 17 anni. Da follower a influencer...vai oltre! Presso l'Area PalaMinerbe - Via G. Verdi - Minerbe, dal 2 al 5 Agosto Vita di Campo - I ragazzi ...

alpini a...scuola (S.Martino Buon Albergo)

Lunedì 29 Aprile il gruppo alpini di San Martino Buon Albergo in collaborazione con il Circolo Culturale "M. Balestrieri" della sezione ANA Verona, ha proiettato presso le classi della scuola primaria di secondo grado il film/documentario messo a disposizione dal Centro Studi ANA Verona e rivolto in modo particolare ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di secondo grado. Tema dell'argomenento trattato in classe assieme al personale docente, 1940-1943 Africa Settentrionale – El Alamein

In occasione del 70°anniversario di fondazione, il gruppo alpini Marcellise ha organizzato la serata culturale dal titolo: "PER NON DIMENTICARE ",

il giorno 16 marzo alle ore 21.00 presso il teatro E. PERONI in San Martino Buon Albergo.

 

Gara Production Carabina Lr22

Gara Production Carabina Lr22

Il gruppo Alpini di San Giovanni Lupatoto in collaborazione con il TSN di Verona, sotto l’egida del GSA della Sezione ANA di Verona organizza una gara promozionale aperta a tutti  "Gara Production Carabina Lr22"  Sabato 22 – Domenica 23 Settembre 2018 .

La partecipazione è aperta a tutti gli Alpini, in congedo e in armi, aggregati, amiche e allievi, purché, in regola con il tesseramento A.N.A. dell’anno in corso, la gara è estesa anche agli iscritti ai T.S.N di Verona e provincia; verranno premiati i migliori piazzamenti di ben sette categorie e i migliori tre risultati, Alpini, concorreranno ad aggiudicarsi la classifica finale. Al Gruppo A.N.A., che porterà sulle linee di tiro, il maggior numero di Alpini, con esclusione del Gruppo organizzatore, sarà assegnato un prestigioso Trofeo offerto dalla Ditta Franchi Stefano Premiazioni, di Verona. È obbligo, per gli Alpini, di presentarsi alla due giorni di gara e alle premiazioni, di domenica, con il cappello in testa.

Per qualsiasi informazione rivolgersi a:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Responsabile GSA SGL Provedelli Claudio Tel. 045/9250848

Corresponsabile GSA SGL Perbellini Aldo Cel. 347.6014995

Segretario GSA SGL Ciocchetta Giampietro Cell. 347.9952532

 

Gara individuale aperta a tutti - max. 68 singoli

La gara avrà luogo il giorno 08 Aprile 2018 presso il “Laghetto AL MAGLIO” di San Martino B.A.

ORARIO DELLA MANIFESTAZIONE

Raduno ore 07.00, sorteggio ore 07.30, inizio gara ore 08.00. La gara si svolgerà in 8 turni:

1° TURNO       10 minuti                                              5° TURNO             10 minuti

2° TURNO       15 minuti                                              6° TURNO             15 minuti

3° TURNO       15 minuti                                              7° TURNO             15 minuti

4° TURNO       15 minuti                                              8° TURNO             15 minuti

Per ogni singolo concorrente verranno immessi Kg. 2,5 di trote suddivise in due lanci. Il primo lancio verrà effettuato prima della gara, il secondo lancio durante la pausa per la colazione offerta dal gruppo alpini.

REGOLAMENTO

Esche consentite: vermi di terra e d’acqua, larve del miele, tebo, caimani, tarme della farina, uova di salmone e polistirolo.

E’ vietato l’uso di: bigattino, esche metalliche, artificiali, pasta, aola viva o morta, sardella e la pasturazione. Le esche vietate non potranno essere portate sul campo di gara, pena la squalifica.

I concorrenti possono avere più canne aperte, armate e innescate. Le trote al segnale di fine turno devono essere fuori dall’acqua per essere considerate valide. La classifica verrà effettuata in base alla somma del peso + n° di catture (1 punto a grammo + 1000 punti al pesce). Del pesce catturato è valida solo la trota. La gara si effettuerà con qualsiasi condizione atmosferica. Il Gruppo Alpini di San Martino B.A. e il laghetto AL MAGLIO declinano ogni responsabilità in merito a danni a cose e a persone, prima, durante e dopo la manifestazione.

ISCRIZIONI

Le iscrizioni accompagnate da € 20,00 per concorrente dovranno pervenire entro il 06 Aprile 2018 presso la sede del Gruppo Alpini di San Martino B.A. nei giorni di domenica (mattino) o direttamente al Sig. PASETTO GIANCARLO (tel. 045 992534 – 340 9316350) o al Sig. ZAMBELLI RENATO (tel. 329 8838919).

PREMI

Sono previsti premi di natura enogastronomica per i primi 15 pescatori classificati.

Al PRIMO Gruppo classificato sarà assegnato il Trofeo “Cirillo Fiorentini”, i successivi gruppi classificati dalla seconda alla decima posizione saranno premiati con coppe.

Ai fini della classifica per la conquista del trofeo “Cirillo Fiorentini” sarà valido il pesce pescato dai primi 3 migliori alpini di ogni gruppo.

Gli eventuali reclami per essere considerati validi dovranno essere manifestati al giudice di gara entro e non oltre 15 minuti dall’esposizione delle classifiche ed accompagnati dalla somma di € 20,00 (restituibili solo in caso di accoglimento del reclamo).

Pellegrinaggio sezionale a passo Fittanze

Le sezioni ANA di Verona e Trento congiuntamente, organizzano per Domenica 16 Luglio a Passo Fittanze (Erbezzo) il Pellegrinaggio di Passo Fittanze. Il Programma prevede: ore 09.30 Ammassamento, ore 10.00 Inizio sfilata al monumento, ore 10.30 saluto delle autorità presenti, ore 11.00 S. Messa officiata da Monsignor Giuseppe Zenti Vescovo di Verona e Don Rino Massella Cappellano della Sez. ANA di Verona. Accompagneranno la manifestazione la banda cittadina di Grezzana ed il coro "la sengia". Si fa avviso che la strada di passo Fittanze potrebbe essere chiusa al traffico dalle ore 10.00 alle ore 12.00 per la cerimonia alpina.

83° Campionato Nazionale ANA Sci da Fondo

83° Campionato Nazionale ANA Sci da Fondo 

Un numeroso gruppo di Alpini della Sezione di Verona è salito sabato 17 febbraio 2018 in Val Chisone per l’83° Campionato Nazionale A.N.A. di Sci di Fondo. Ci attendevano le piste delle Olimpiadi Invernali del 2006 sulle nevi di Pragelato, città che ci ha accolto facendo onore al suo nome e alternando neve, pioggia, vento e una fitta nebbia. Nonostante il freddo fosse davvero pungente, la fanfara di Pinerolo ha accompagnato i vessilli delle 41 sezioni partecipanti e gli atleti venuti da ogni parte dell’Italia nel rendere onore ai caduti, sfilando tra le strette viuzze dei paesi della valle.

Circondati da numerose autorità del territorio, emozionati e giustamente orgogliosi, il Sindaco della Città di Pragelato - Monica Berton, e il Presidente della Commissione Nazionale Sport ANA - Mauro Buttigliero, hanno aperto ufficialmente la competizione, scaldando con le loro parole il cuore dei presenti. A completare l’opera hanno pensato gli Alpini della vallata con un ottimo, apprezzatissimo brulé, preparato in una vecchia e suggestiva cambusa da campo.

            La domenica mattina un piacevolissimo sole ha fatto capolino dalle montagne, scaldando l’aria e dando il via al più antico dei campionati sportivi dell’Associazione Nazionale Alpini. Tra scenari davvero suggestivi hanno preso il via 290 atleti alpini, 40 soci aggregati e 4 alpini in armi.

            Gli atleti alpini della Sezione di Verona, Tanara Francesco (9° classificato cat. A4) – Corradi Stefano (4° classificato cat. A2) – Marconcini Giampaolo (20° classificato cat. A5) – Angelini Giovanni (11° classificato cat. B8) e Tanara Attilio (13° classificato cat. B9), hanno inserito il nostro Gruppo al 15° posto su 41 Sezioni partecipanti.

            Forse però la soddisfazione maggiore ce l’ha regalata il più giovane degli iscritti, Tanara Mattia, l’unico classe 2000, che ha gareggiato per la prima volta in un Campionato A.N.A. sulla stessa pista del padre e del nonno, ed è salito sul podio per un meritatissimo 3° posto nella cat. A6 Soci Aggregati.

            Un grazie a tutti i nostri sciatori per l’impegno profuso e un arrivederci alle prossime Alpiniadi.

                                                                                                          Enrico Corghi

Record di partecipazione al Trofeo Fiorentini

Dopo anni di grandi soddisfazioni dovute alla splendida cornice fornita dal laghetto Al Maglio e all’ottima resa (anche quest’anno oltre il 95%), alle giornate sempre assolate, all’organizzazione attenta in ogni dettaglio - anche per l’adeguata colazione alpina - e dovute soprattutto ad una costante ed elevata partecipazione, proprio per quest’ultimo aspetto l’edizione 2018 della gara di pesca organizzata dal Gruppo di San Martino è da considerarsi speciale. Come dire: tutto esaurito!

Sono stati infatti ben 69 gli appassionati pescatori che si sono sfidati per la vittoria della Classifica Singoli e della Classifica Gruppi con l’assegnazione del Trofeo Fiorentini al Gruppo di  Santo Stefano di Zimella.

La grande partecipazione si estende anche alla cornice di pubblico, allo staff organizzativo impegnato sia per garantire il regolare svolgimento della competizione sia per allestire il ristoro, ai rappresentanti Sezionali – presente in prima persona il Consigliere Marco Rambaldel, Presidente della Commissione Sport – e dell’Amministrazione comunale di San Martino, presente quasi al completo, per testimoniare la vicinanza al Gruppo e per ringraziare per l’impegno con cui gli alpini operano quotidianamente sul territorio.

Un plauso particolare va al responsabile Sport del Gruppo di San Martino, il consigliere Giancarlo Pasetto, che da anni garantisce il successo della manifestazione sportiva e al socio Maurizio Beveresco per la professionalità con cui dirige le operazioni di gara. Un ringraziamento è dovuto infine anche agli amici dell’Associazione Radioamatori di San Martino per l’allestimento dell’impianto audio a servizio della competizione.

Classifica Singoli:                                                     

1° classificato Agostino Cattafesta                 

2° classificato Matteo Da Campo                                           

3° classificato Paolo Dal Bosco                                             

Classifica Gruppi:

1° classificato Santo Stefano di Zimella

2° classificato Marcellise

3° classificato Borgo Roma

(Giuliano Zusi - gruppo alpini San Martino B. A.)

Dichiarazione dei redditi: 5 per mille dell'Irpef alla Fondazione ANA Onlus

Grazie ai provvedimenti in materia di legislazione finanziaria è possibile destinare, oltre all'8 per mille (allo Stato, alla Chiesa cattolica, ecc.) un ulteriore 5 per mille dell'Irpef a organizzazioni senza fini di lucro.

Chiunque, iscritto all'ANA o anche non iscritto può indicare questo ulteriore contributo nella sua prossima dichiarazione dei redditi, precisando il

numero di codice fiscale che è 97329810150.


La Fondazione ANA Onlus , rientra tra quante possono ricevere questo ulteriore contributo. La Fondazione è stata costituita dall'ANA per sostenere iniziative di assistenza e solidarietà, sviluppare e promuovere attività di Protezione civile e interventi medico campali dell'ospedale da campo ANA, per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale, culturale ed umano della montagna.

Medico chirurgo forlivese con la passione della fotografia, Pio Bertini nel 1915 fu richiamato alle armi tra gli alpini del “Gemona” con il ruolo di medico della 71a compagnia e responsabile dei posti di medicazione avanzati e degli ospedali di prima linea in Val Dogna. Da quell’osservatorio privilegiato egli poté vedere e vivere il contesto ambientale, gli eventi bellici, i momenti di serenità, i drammi e le sofferenze che dovettero subire i nostri alpini e più in generale i soldati sul fronte carsico nella prima tremenda guerra totale che coinvolse l’intero popolo italiano. Tutto questo crogiuolo di un’umanità umile, semplice e sofferente egli immortalò con la sua macchina fotografica in centinaia di istantanee, che raccolse in un album acquerellato dal profugo Luigi Parolini, perché fosse crudo e commosso documento per i posteri. Rimaste a lungo inedite, tali immagini, restaurate e corredate da ampie e attente didascalie, sono venute finalmente alla luce  in bel volume curato dagli studiosi Luigi Melloni, Giovanni Vinci e Paolo Andrea De Monte e dato alle stampe quest’anno dall’editore Carta Bianca di Faenza (160 pagine, euro 20). L’opera, impreziosita dall’intensa presentazione del vescovo di Imola mons. Ghirelli, costituisce un eloquente documento della grande guerra, che parla agli occhi e all’anima; è arricchito dal breve diario del medico Bertini e dalle note autobiografiche del figlio suo Fernando, sottotenente alpino della “Julia”, ferito in Albania nella seconda guerra mondiale. La segnalazione dell’opera ci è giunta dal socio Renato Caloi, che ringraziamo. V.S.G.

Sacrario Militare di Verona

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Centro Studi ANA Verona

OGGETTO: SACRARIO MILITARE, IL CENTRO STUDI DELLA SEZIONE VERONESE ANA E I RAGAZZI DELLA 5ª D E 5ª BSA DEL LICEO COPERNICO RIPORTANO ALLA LUCE LE STORIE DEI 4MILA CADUTI

Morire a ventun anni di malattia, a oltre mille chilometri di distanza da casa. Possono sembrare drammi di un passato remoto, ma succedeva appena cento anni fa proprio a Verona, in uno dei tanti ospedaletti da campo allestiti dall'esercito impegnato a combattere nella Grande Guerra. Un conflitto su cui sono stati puntati i fari dell'Associazione Nazionale Alpini, in occasione delle commemorazioni del Centenario. Anche quest'anno, dopo il successo delle due precedenti edizioni, l'ANA ha lanciato il concorso «Il milite non più ignoto» rivolto agli studenti delle scuole di tutta Italia. Gli studenti possono «adottare» un monumento ai Caduti presente nel proprio territorio e attraverso il recupero dei dati e delle informazioni dei nomi incisi sulle lapidi, partecipare al bando con una propria ricerca storica. C'è tempo fino al 31 marzo 2018 per partecipare e gli interessati possono trovare tutte le informazioni all'indirizzo internet www.milite.ana.it.
A Verona, il Centro Studi della sezione Ana presieduto da Giorgio Sartori è a disposizione per assistere professori e ragazzi. Proprio come accaduto per il progetto che ha interessato gli alunni della 5ª D e 5ª BSA del liceo Copernico con le professoresse Barbara Barana e Katia Menegolo. «Abbiamo voluto riportare alla luce il patrimonio di immenso valore storico del Sacrario Militare del Cimitero Monumentale - spiega Sartori -. Un sacrario che raccoglie le spoglie di 3.915 caduti della Grande Guerra». Storie che i ragazzi del liceo Copernico e i volontari del Centro Studi hanno recuperato attraverso un paziente e certosino lavoro di ricerca. Partendo da informazioni davvero scarne: le incisioni sulle lapidi che riportano esclusivamente grado, cognome e nome. «Oggi conosciamo anche paternità, luogo e data di nascita, reparto di appartenenza, luogo e data di morte di quei soldati - racconta con orgoglio Sartori -. Un censimento che ha certificato come la prima causa di morte non sia stata la battaglia in sé, quanto le epidemie dovute a condizioni di vita estreme». L'87% delle circa 4mila vittime ricordate al Sacrario Militare, sono infatti decedute a causa di malattie nei vari ospedali e ospedaletti da campo allestiti tra città e provincia, da Gazzo a Custoza, da Santa Maria di Zevio a Legnago. «La nostra ricerca proseguirà per conoscere ancor più nel dettaglio ubicazione e dimensione di queste strutture sanitarie» rivela il presidente del Centro Studi. Nel Sacrario veronese riposano soldati provenienti da tutta Italia, in particolare ragazzi siciliani, calabresi e sardi, ma anche toscani, emiliani e piemontesi. Come Luigi Cordera, nato ad Aidone in provincia di Enna il 7 dicembre 1897, soldato del 6° Reggimento di Fanteria morto il 28 febbraio del 1918 in un ospedale da campo in città a seguito di una malattia. O Dante Masciarelli, soldato abruzzese del 18° Reggimento Artiglieria, spirato in un letto di ospedale la sera della vigilia di Natale del 1918, a soli 35 anni. O ancora, Ubaldo Terzano, fante piemontese, morto per le ferite riportate in un combattimento il 19 luglio del 1916. Il più giovane soldato è Vitaliano Binidi nato a Mergo in provincia di Ancona il 27 Ottobre del 1900 appartenente al 79° Reggimento di Fanteria, morto a Verona il 20 Aprile 1918 per malattia. «Circa il 70% dei soldati censiti è morto nel 1918 - conclude Sartori -. Il nostro Centro Studi renderà pubblici questi dati a breve sul sito della sezione (www.anaverona.it) per allargare ulteriormente la ricerca. Il nostro sogno è quello di permettere ai parenti di questi caduti per la patria di poter mettere un fiore sulla loro lapide».

Olindo Ermini, alpino poeta

(V.S.G.) Gli alpini di Volon, capogruppo Tognettini in testa, ricordano con affetto e commozione la bella figura di Olindo Ermini, il capitano alpino che nei decenni scorsi fu poeta ufficiale della Sezione veronese e che in quella tranquilla frazione di Zevio amò vivere con la moglie Maria Damiani e la famiglia. Là egli aveva trovato la serenità e la quiete per il suo “vecio cor d’alpin”, come scrisse in una bella poesia dedicata al paese. Ai più giovani il suo nome è forse poco noto e proprio per questo ci pare opportuno parlare di lui in questa rubrica dedicata alla poesia alpina. Olindo era nato a Verona il 12 novembre 1897 da Ottavio, capitano alpino che fu richiamato nella grande guerra e vi aperse la vita. Olindo, partito volontario nella medesima guerra, ebbe il comando del plotone arditi del battaglione Monte Tonale, 5° Alpini, compì prodezze sull’Adamello, fu gravemente ferito e decorato al valor militare, rimanendo invalido. Divenuto funzionario statale, amò immortalare i sentimenti alpini in versi semplici e intensi, ora briosi, ora commoventi, che pubblicò nella raccolta Ciacole in rima del 1952, composta di 41 componimenti, dedicata al padre; nel 1972 ristampò la medesima raccolta, aggiungendovi 23 poesie nuove, con il titolo Rime scarpone, che dedicò al tenente colonnello Wilfredo Ambrosini. Si spense il 20 settembre 1976.

L’ultima raccolta fu impreziosita dalla presentazione del “vecio colonel” Guido Pasini, e dalla prefazione di Vittorio Bozzini; questi, da scrittore e letterato quale era, esaminò con acume la poesia di Ermini, nella quale, accanto al sorriso bonario, alla battuta scanzonata ed alla nota arguta, sottolineò  la presenza dell’ “attaccamento ancestrale della gente veronese agli affetti puri, forti, sacri per la casa, la terra, la Patria … un sentire fortemente gli ideali belli e santi della vita”.

Tra le poesie, accanto a quelle dedicate agli amici alpini ed a luoghi ed eventi notevoli per la storia delle penne nere, sono particolarmente conosciute ed apprezzate  quelle che tratteggiano con efficacia ancora attuale l’essenza dell’essere alpini consistente nel “volerse ben”, nel sentirsi una famiglia, nell’amare la vita,  i bambini, la Patria e nel sentirsi ringiovanire ogni volta che si indossa il cappello alpino. Di lui ricordiamo la notissima poesia L’alpin, in cui immagina un semplice e toccante colloquio tra nonno e nipotino sull’identità dell’alpino: il nonno spiega che l’alpin l’è el vero fiol de la montagna, che quando passa lui tuto un soriso diventa el mondo , che in guerra l’alpin l’è forte  e in pace l’alpin l’è oro, pronto a iutar l’Italia col lavoro, ed il bambino alla fine mostra d’aver capito tutto  affermando Sì, nono, mi lo so ci l’è l’alpin, / l’alpin l’è l’omo più vissin a Dio.  Chiudiamo questa breve rivisitazione di Ermini, riproponendo una poesia che nella sua semplicità può essere intesa come un lascito testamentario per ogni alpino e per ciascun uomo di buona volontà.

                                                                                                                             Volerse ben

Quando che se catemo tuti uniti,

par confidarse ciacole e pensieri:

“Volive ben, righè sempre driti”

el ne consiglia el nostro Balestrieri:

 

D’amarse e po’ d’andar sempre d’acordo

El ne ripete pura el Capelan:

a ste parole nessun l’è sordo

parché i è dite con el cor in man.

 

Bisognarìa però, che tuti quanti

I  fasesse così come i alpini,

che tuti quei che schei ghe n’à gran tanti

i ghe volesse ben ai più poarini.

 

Par questo mi ripeto volentieri

Ai veci, bocia e tuta l’altra gente

col Capelan, col nostro Balestrieri:

“Volerse ben, butei, no costa gnente!”

Ermini

La stele ai caduti di Santa Lucia Extra

S. Lucia Extra, il borgo situato fuori le mura di Verona, è denominato anche S. Lucia della Battaglia, a ricordo del fatto d’arme che qui si svolse il 6 maggio 1848 tra l’armata Sarda di Carlo Aberto di Savoia e le truppe di Radetzky, nella prima, sfortunata campagna risorgimentale. Proprio all’imbocco del vecchio ingresso del cimitero, teatro dei più aspri scontri di quella giornata, troviamo la stele ai caduti di S. Lucia. Venne inaugurata il 27 giugno del 1920, quando ancora si trovava nella primitiva locazione di via Mantovana n° 6. L’opera, scolpita dall’artista concittadino Ferruccio Recchia è composta da un bassorilievo di marmo bianco raffigurante una raffinata, quanto elegante figura femminile in abito classico. Il capo è leggermente chinato, rivolto verso il basso; qui, ai suoi lati, si trovano incisi i nomi dei caduti. Con la mano destra impugna la vittoria
alata che sostiene con le braccia alzate una corona di alloro ed i piedi gravanti su una sfera. La mano, a sua volta, poggia su un supporto scolpito a forma di libro richiuso. Il libro è il simbolo della scienza e della saggezza, ma richiuso rappresenta anche i limiti dell’uomo rispetto all’onniscienza di Dio. Con il braccio sinistro cinge uno scudo, l’Egida di greca memoria, sotto la cui protezione i nomi dei caduti sono posti. Le pieghe dell’abito, appena sostenute con la mano destra, come cascate d’acqua, scendono lungo la sua snella figura in un pianto di diramazioni, le quali, paiono quasi infrangersi a contatto con i loro nomi. In alto, sopra la testa troviamo la scritta: “S. Lucia, ai prodi suoi figli, caduti per la patria 1915 – 1918”. Due cornici angolari avvolgono la parte alto mediana dell’opera; quella di sinistra con foglie di alloro evocante la pace vittoriosa, quella di destra invece con foglie di quercia, simbolo della forza. In basso, sulla fronte del basamento posto ai suoi piedi, troviamo un’originale riproduzione dell’elmo Adrian costituito da tre segmenti in vetro riproducenti il tricolore. Ai suoi lati, fanno da scorta due daghe con fronde di quercia ed alloro. A questo punto ci sia concesso di aggiungere una precisazione non a tutti nota. Come si può vedere, a fianco della stele, nel 1991 è stata posta una piccola lapide a ricordo dei caduti austriaci tumulati nel cimitero che perirono nella battaglia del 6 maggio 1848. Ebbene, i caduti della parte austriaca erano sudditi di lingua italiana dell’Impero d’Austria, per di più facenti parte di un reparto reclutato nel veronese e nel rodigino: il 45° Reggimento Arciduca Sigismondo, e l’Arciduca era nipote di primo grado di Carlo Alberto stesso. In pratica i nonni di coloro che vengono ricordati sulla stele, erano caduti dall’altra parte nella prima campagna del nostro risorgimento; ma questa è un’altra storia. Luca Zanotti

Bibliografia consultata:
- A.A.V.V. – Un Borgo, Una storia: S. Lucia nel Risorgimento tra ‘700 e ‘800 - Associazione
festeggiamenti Santa Lucia – Verona, 1992. Vol. 3.
- A.A.V.V. – Un borgo, una storia: S. Lucia verso i nuovi quartieri, il 900 – Associazione
festeggiamenti Santa Lucia – Verona, 1994. Vol. 4.

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Negli anni del centenario della Grande Guerra innumerevoli sono state e saranno le pubblicazioni, le mostre e le iniziative dedicate ai molteplici aspetti di essa. Essendo impossibile dar conto di tutte, è inevitabile fare delle scelte, fissando l’attenzione sulle più originali e significative. Tra queste rientra senz’altro il poderoso volume Chiese e popoli delle Venezie nella Grande Guerra, pubblicato nel 2016 dall’Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa di Vicenza e curato da Francesco Bianchi e Giorgio Vecchio. In oltre 550 pagine sono raccolte le relazioni di due convegni sul tema svoltisi il primo a Trento l’8-9 aprile ed il secondo ad Asiago il 27-28 maggio del 2016. Elegante e corredato di numerose immagini inedite, il volume non affronta in modo analitico e descrittivo affronta non singoli eventi bellici, ma il complesso rapporto tra guerra e coscienza religiosa, tra le posizioni di papa Benedetto XV e quelle da lui non condivise dei cattolici nazionalisti, tra quanti vedevano la guerra come “castigo di Dio” e perciò ingiustificabile sul piano religioso e quanti più laicamente cercavano le motivazioni di giustizia delle parti in causa. Il testo spiega che la sacralizzazione della guerra non fu opera della Chiesa, bensì degli Stati; in esso si affronta il tema del ruolo e del comportamento di clero e cappellani nel conflitto e si illustrano le figure ed il travaglio interiore di alcuni di questi sacerdoti prestati alla guerra, da don Primo Mazzolari a don Annibale Carletti, l’eroe di Passo Buole, a don Giovanni Minozzi, che ideò e realizzò in Veneto un gran numero di “Case del soldato”; si seguono pure i difficili rapporti tra le autorità militari da un lato e contadini della montagna veneta e clero dall’altro, guardati spesso con diffidenza  e accusati di austriacantismo o disfattismo; ampia trattazione è riservata al ruolo svolto dal vescovo di Trento Endrici e da quello di Vicenza Rodolfi, entrambi decisamente sostenitori della causa italiana, ma impegnati a difendere le loro popolazioni e l’autonomia della Chiesa ; infine sono analizzati pure le peripezie vissute da suore, orfanelle e pazze nei territori occupati dall’Austria dopo lo sfondamento di Caporetto e il dramma dei profughi veneti dopo Caporetto, smistati in regioni italiane distanti, ove erano sopportati e malvisti dai residenti. Il volume, decisamente di livello accademico, fornisce per la tematica in oggetto un ricco e aggiornato apparato di indicazioni bibliografiche utili e preziose per quanti vogliano approfondire  le vicende delle popolazioni trivenete durante il conflitto. (V.S.G.)

Il Monte Vioz con i suoi 3645 m. fa parte della catena montuosa del Ortles Cevedale, nel Parco Nazionale dello Stelvio, sopra la Val di Pejo. Poco lontano dalla cima del Monte Vioz c’è Punta Linke, che con i suoi 3629 m di altitudine è stata una delle postazioni austro-ungariche più alte e più importanti dell’intero fronte durante la prima guerra mondiale. Dotata di un doppio impianto teleferico, era collegata da una parte al fondovalle di Pejo e dall’altra al “Coston delle barache brusade” verso il “Palon de la Mare”, nel cuore del ghiacciaio dei Forni. Con la fine della guerra, la postazione militare di Punta Linke venne abbandonata, ma il ghiaccio e le particolari condizioni climatiche ne hanno consentito la conservazione fino ai giorni nostri. Un progetto di ricerca e di recupero dei beni culturali della Provincia autonoma di Trento ha permesso il totale recupero della postazione e del materiale che ben si è conservato in tutti questi anni, trasformandola nel museo più alto d’Europa. Il percorso per raggiungere la cima del monte Vioz è piuttosto lungo e richiede una particolare attenzione, soprattutto per i suoi tratti esposti in alcuni punti del tracciato. Il punto di partenza dell'escursione per raggiungere la cima è la località "Doss dei cimbri" a quota 2306 m ed alpinisticamente viene classificato come: “EEA -Escursionisti Esperti Attrezzati”. La difficoltà è sicuramente gratificata dal fantastico panorama a 360° che vi si può ammirare nelle belle giornate di sole: il sottostante Ghiacciaio dei Forni, la Val di Pejo, le Dolomiti di Brenta, i Gruppi dell'Adamello, la Presanella, le Dolomiti, fino al Gruppo del Bernina. Poco sotto la cima si trova il rifugio “Città di Mantova” al Vioz, a m. 3535, che è il più alto rifugio delle Alpi centrali e orientali. Il primo rifugio Vioz fu costruito tra il 1909 e il 1911 dalla sezione del club alpino di Halle a.d. Salle (club alpino tedesco). Durante la prima guerra mondiale 1914-1918 la capanna Vioz era adibita a base militare Imperiale e nel 1921, a guerra finita, il rifugio venne assegnato alla S.A.T. Nei pressi del rifugio sorge la chiesetta in muratura più alta d'Europa dedicata alla Vergine Immacolata ed a S. Bernardo di Mentone. Fu costruita a perenne ricordo delle vittime della guerra. All’ingresso campeggia una lapide che parla di Verona: riporta il ricordo che gli alpinisti della Val di Sole dedicarono al socio mons. Angelo Grazioli, nato a Grezzana (Vr) nel 1883, canonico del Duomo di Verona, che fu presidente del comitato costruttore di quell’alto sacello. Giorgio Sartori

MonsAngeloGrazioli

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Unità Cinofile di Soccorso: “Valborbera è da ripetere!”

“Esercitazioni come questa della Valborbera sono esperienze da ripetere, il più frequentemente possibile!”. Questa l’opinione condivisa dal Vice Coordinatore Nazionale delle Unità Cinofile di Soccorso della Protezione Civile dell’ANA Clemente Violino, e dal responsabile UCS del 1° raggruppamento Daniele Banchieri, e di tutti i quasi 60 partecipanti che si sono avvicendati, nelle giornate di sabato 25 e domenica 26 in Valborbera, tra le montagne dell’Alessandrino, per l’esercitazione delle UCS del 1° Raggruppamento.

Entusiasmo e soddisfazione espressi in modo generale dai volontari impegnati nella due giorni, giunti dai nuclei cinofili della Protezione Civile delle Sezioni ANA di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, che hanno potuto sperimentare le condizioni meteorologiche più disparate, dalla pioggia battente del sabato fino al limpido sole e alle rigide temperature quasi invernali della domenica.

“Un momento di formazione e di scambio di esperienze tra i vari operatori e gli istruttori davvero prezioso ed irrinunciabile – ha proseguito Clemente Violino – una occasione per lavorare davvero tutti insieme, tra unità provenienti dai vari territori, tra operativi e aspiranti tali”.

“Speriamo davvero di farne altre, magari ogni mese, anche se la cosa, davvero, al momento pare difficile – ha concluso – ma chissà, almeno ogni due o tre mesi, magari sfruttando le case dell’ANA presenti sul territorio nei momenti in cui queste sono libere da altri impegni, per crescere e migliorare sempre di più. Perché è in questo modo che si cresce davvero!”.

http://www.ana.it/…/unit-cinofile-di-soccorso-valborbera-da…

Il battaglione alpini "Verona" nella battaglia d'arresto del 1917

di Alfeo Guadagnin

Il Verona nei primi giorni di novembre occupa M. Palo, nel settore dell’Ortigara, ma con l’arretramento del XVIII Corpo d’Armata della IV Armata in seguito della rotta di Caporetto, anche il XX della VI Armata, di cui il Verona fa parte, ripiega sulle posizioni della zona delle Melette di Gallio- Melette di Foza. Il 9 novembre il battaglione si trova in linea sul M. Badenecche con le compagnie 56ª e 58ª. il giorno seguente il Verona al completo si porta a Val Piana, poi a sera arriva a Campanella, frazione che si trova sulla strada tra Gallio e Foza.
Neanche il tempo di sistemare le tende, che deve ripartire d’urgenza per raggiungere la Valle di Campo Mulo dove trova dei baraccamenti per passare la notte. Il mattino dell’11 l’artiglieria austro-ungarica inizia un bombardamento su tutto il settore che va da Gallio, M. Longara, Sisemol, Melette di Gallio ed il Verona deve abbandonare le baracche e portarsi al riparo tra i tanti roccioni che costellano la valle, poi verso sera un nuovo ordine lo riporta in Val dei Ronchi, ancora nei pressi di Campanella. Alle 2,00 del 12 novembre il battaglione deve partire immediatamente, raggiungere il M. Longara e mettersi a disposizione del comandante di settore, Tenente Colonnello Lamm Rusconi del 9° fanteria (Brigata Regina). Il M. Longara è tenuto da reparti del 9° fanteria e del 77° fanteria (Brigata Toscana) e da poche ore hanno perso un importante nodo difensivo, così alle 5,00 le compagnie 57ª e 73ª vengono lanciate all’attacco e dopo mezz’ora riprendono la trincea perduta catturando anche 17 prigionieri.
Alle 16,00 le due compagnie vengono rimpiazzate con una del 9° ed una del 77°, dopo circa un’ora il nemico inizia un fortissimo bombardamento ed alle 18,00 lancia la fanteria all’attacco delle posizioni italiane. Il battaglione Verona che in quel momento era di rincalzo, durante il bombardamento si era ricoverato nelle numerose caverne del monte in attesa di essere impiegato in combattimento, ma gli austriaci sfondavano il fronte in più punti e si rovesciavano sugli alpini.
Ogni caverna veniva attaccata con bombe a mano e mitragliatrici. Gli uomini del Verona venivano in parte uccisi, in parte catturati, le compagnie 57ª e 73ª che erano in riserva in prima linea venivano completamente annientate. Le altre compagnie, 56ª e 58ª riuscivano a sganciarsi con perdite contenute grazie alla loro posizione più defilata.
All’alba del 13 il Verona viene spostato a disposizione del 9° Gruppo Alpini in Val Capra. Nella battaglia del Longara ha perso 34 ufficiali e 505 uomini di truppa e il suo comandante, il Maggiore Feliciano Noli Dattarino è morto eroicamente tentando un colpo di mano, dapprima ferito da bomba a mano e poi finito da pallottola di fucile.
Il 15 durante un bombardamento sugli accantonamenti di Val Capra, viene colpito in pieno il deposito di munizioni del battaglione e la forte esplosione provoca la perdita di altri 14 soldati ed un ufficiale, di tutto il materiale di casermaggio e di fureria.
Il battaglione comandato dall’ufficiale più alto in grado rimasto, il Capitano Daniele Crespi, conta 13 ufficiali e 384 soldati..
Il 17 novembre viene mandato in rinforzo alla testata di Val Miela, tra le Melette di Gallio e quelle di Foza a disposizione del 129° fanteria della Brigata Perugina. La 56ª compagnia che è quella con l’organico migliore viene mandata in linea e disposta su terreno scoperto e privo di difese, dove scorto dalle truppe nemiche che dominano M. Meletta di Gallio, viene preso dal fuoco d’infilata.
Deve abbandonare la posizione lasciando tra morti, feriti e dispersi, un ufficiale e 73 uomini di truppa. Malgrado ormai il battaglione sia ridotto a pochi e malmessi soldati, viene ancora mandato a Malga Slapeur, sotto M. Fior ancora a disposizione del 129° fanteria. Protetto dalla 73ª compagnia (37 uomini) si dispone a difesa del settore poi il giorno seguente lascia la prima linea per raggiungere Valstagna ed il giorno dopo arriva a Bassano. Riceve immediatamente 690 complementi ed il 22 viene mandato in Val Brenta a presidio della galleria della Grottella, a sbarramento della valle dove si rafforza.

Il bollettino del 13 novembre: "Sull'altopiano di Asiago, la notte del 11-12, il nemico, con rinnovate e maggiori forze, ritentò l'attacco sul fronte Gallio Monte Longara-Melette di Gallio. Dopo aspra lotta, l'avversario in un definitivo contrattacco, fu respinto con gravissime perdite. Si distinsero per la grande bravura, validamente sostenuti dalle artiglierie di tutti i calibri, il 9° reggimento di fanteria (Brigata "Regina") e il battaglione alpini "Verona".

Il centro studi ANA Verona, grazie alle ricerce storiche del Dott. Dario Graziani, ha individuato alcuni alpini veronesi caduti proprio in quella battaglia.

Campagnari Ernesto di Giovanni e Tomelleri Maria nato a Pastrengo il 25.3.1897. Assegnato nel Deposito 6° rgt alpini truppe complementari centro Verona. Disperso in combattimento 12.11.1917. Risultato prigioniero di guerra 12.11.1917. Morto presso il nemico a Longare (Asiago) 12.11.1917.

Gardenato Zeffirino di Giuseppe e Pavoni Adelaide nato a Rivoli il 19.9.1898. Assegnato nel battaglione alpini “Verona” 57° compagnia 30.6.1917. disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917 risultato poi prigioniero di guerra (probabilmente catturato ferito). Morto presso il nemico 29.12.1917

Oliboni Giuseppe di Francesco e Gottardi Eugenia nato ad Avesa il 14.1.1898. Assegnato nel battaglione alpini Verona 30.6.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917.

Todeschini Giobatta di Filippo e Pellegrini Maria nato a Lavagno il 27.12.1898. Assegnato nel battaglione alpini Verona 73° compagnia 14.6.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917

Bressan Vittore di Giovanni e Venturi Anna nato a Soave l’8.5.1898. Aggregato nel battaglione alpini Verona, 73° compagnia 30.6.1917. Disperso nel combattimento regione Gallio 12.11.1917.

De Beni Ettore di Ernesto e Pellegrini Virginia nato a Costermano il 3.2.1898. Aggregato nel battaglione alpini Verona 27.5.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917

Battistoni Antonio di Francesco e Campetti Domitilla nato a Lazise il 25.8.1883. Assegnato nel Deposito 6° rgt alpini truppe complementari centro Verona 13.7.1916. Assegnato nel battaglione alpini Verona 20.10.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 17.11.1917.

Campagnari Salvino Carlo di Basilio e Gambini Elisa nato a Lazise il 7.7.1898. Aggregato nel battaglione alpini Verona 30.6.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 17.11.1917

Griso Andrea di Guglielmo e Campagna Veneranda nato a Selva di Progno il 24.6.1887. Aggregato nel battaglione Verona 20.10.1917. Disperso nel combattimento di Gallio 17.11.1917

Castelletti Francesco di Giobatta e Lorenzi Luigia nato a Brentino l'11.9.1898. Assegnato nel Deposito del 6° rgt alpini 3.3.1917. Aggregato nel battaglione alpini Verona 27.5.1917. Disperso in combattimento sul monte Longare 19.11.1917

Ricerca storica di Alfeo Guadagnin e del Dott. Dario Graziani.
Fonti consultate: Diario storico del battaglione verona "Agli alpini del Verona" e Diario storico militare del Battaglione Verona dal 19 Dicembre 1916 al 30 Novembre 1919.
Centro Studi ANA Verona

Convegno Centro Studi Ana

Sabato 30 settembre 2017, la sezione ANA Verona, ospiterà il Convegno Nazionale del Centro Studi presso la sala conferenze del Palazzo della Gran Guardia (Piazza Bra, 1), gentilmente messo a disposizione dalla nostra amministrazione comunale.

Questi Gli argomenti che verranno trattati :

Iniziative Centro Studi Ana per il centenario Grande Guerra 15/18:

  1.       Concorso Nazionale: "Milite non più ignoto" 2017-2018
  2.       3ª Conferenza a Padova del ciclo “Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai…”
  3.       Valore alpino “Degni delle glorie dei nostri avi…” volume secondo 1916

Iniziative Centro Studi Ana per il centenario dell’Ana 1919-2019:

  1. Borse di Studio
  2. Pubblicazione cofanetto 3 volumi sulla storia dell’Ana 1919/2019
  3. Digitalizzazione e indicizzazione dei numeri de L’Alpino dal 1919 e dei libri firma conservati presso il nostro Rifugio Contrin

Ristrutturazione Museo storico degli alpini al Doss Trent

  1. I Sacrari della Grande Guerra

Presentazione del libro “Dal Monte Ortigara a Villa Giusti” del gen. Tullio Vidulich

Cori Ana e coralità

Sistema Bibliowin e biblioteche Ana

Con gli alpini gli studenti del “Copernico” riscrivono la storia con amore.

Gli studenti di due classi del liceo “Copernico” di Verona, la 5D e la 5BSA, una cinquantina in tutto, guidati dalle insegnanti Barbara Barana e Katia Menegolo, hanno aderito con entusiasmo alla proposta del Centro Studi della Sezione ANA di partecipare all’iniziativa “Il milite … non più ignoto” con una ricerca nuova ed originale. Si è trattato di dare un’identità storica ed umana che andasse oltre il semplice nome e cognome dei 3915 soldati che sono stati tumulati nel Sacrario militare esistente presso il Cimitero Monumentale della città. Sono state così riportate alla luce storie e vicende commoventi, accostate con sensibilità, profondo rispetto e tanta umanità. Un modo nuovo, senz’altro efficace, di insegnare e studiare storia che ha permesso a studenti e insegnanti di divenire essi stessi scopritori di realtà storiche umanamente preziose, ma spesso trascurate dalla storiografia ufficiale che si ferma solo ai grandi personaggi ed ai grandi eventi. Ma anche i piccoli uomini, gli uomini della quotidianità hanno vissuto, hanno sofferto, hanno avuto sentimenti, hanno partecipato alle vicende della patria. Gli studenti del “Copernico” si sono immedesimati nelle vicende dei tanti loro coetanei giunti da ogni parte d’Italia e morti a Verona per lo più di malattia o di ferite negli anni del primo conflitto mondiale. Con la loro opera essi hanno contribuito a dimostrare che i nostri giovani, debitamente motivati, hanno doti straordinarie di sensibilità e umanità, che costituiscono un patrimonio di valori e di potenzialità per la nostra Patria e per la cultura. L’auspicio è che l’esempio degli studenti del “Copernico” sia seguito da tanti altri, così che rinasca nei cuori e nelle menti dei giovani la consapevolezza della continuità tra le generazioni, del legame che unisce il passato con il presente, nella prospettiva di creare un futuro più umano e più giusto. Il Centro Studi dell’ANA veronese, guidato da Giorgio Sartori, ha  accompagnato e seguito il lavoro degli studenti, fornendo tutti i dati in suo possesso e darà pubblicazione ai risultati della ricerca, che parteciperà al concorso “Il milite … non più ignoto” bandito a livello nazionale dall’Associazione Alpini. V.S.G.

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