Volume Centenario Sezione ANA di Verona - Sezione Alpini: cent'anni con Verona. In occasione del CENTENARIO della Fondazione è stato pubblicato il ...

UN GRAZIE SINCERO DALL’ALBANIA! In questi due anni la pandemia ci ha imbavagliati per quanto colorate siano, ci ha fatto sospendere le strette di ...

Has no item to show!

Fonte: www.ana.it L’esperienza dei Campi scuola Ana per giovani dai 16 ai 25 anni si sta rivelando un successo al di là di ogni aspettativa. Nonostante le difficoltà ed i ritardi in fase organizzativa, dovuti alla pandemia di Covid-19, ...

Fonte: https://www.veronasera.it Nel pomeriggio della domenica di Ferragosto prima alcuni turisti inglesi e poi un gruppo di giovani sono stati soccorsi in mezzo al lago a Peschiera del Garda. Gli uomini del gruppo Cinofili salvamento ...

fonte: www.ana.it In linea con le scelte fatte dall’Associazione per le manifestazioni nazionali e in particolare per l’Adunata, la Commissione Sport ha deciso di annullare tutti i campionati Ana del 2021 a causa del persistere delle condizioni ...

7° TROFEO CADUTI ALPINI DELLA VAL D’ILLASI Alla memoria dell’Alpino Mario Meneghello Corsa in montagna, libera a tutti, da località Revolto (m 1.335 slm) al Rifugio Pompeo Scalorbi (m 1.767 slm) - percorso km 5,5 scarica la locadina con ...

Fonte: www.ana.it Gli alpini del Reparto Comando e Supporti Tattici Tridentina hanno partecipato durante tutti i mercoledì del mese di luglio alle Giornate sulla sicurezza e prevenzione in montagna, organizzate dal rifugio Contrin, con ...

Un gruppo di giovani alpini veronesi e mantovani, con le loro famiglie, si sono trovati a Malga Lessinia per trascorrere una due giorni all'insegna dell'alpinità che culminerà con la cerimonia di Passo Fittanze. Causa maltempo solo alcuni alpini e ...

Fonte: www.ana.it Sarà in rassegna alla 78ª edizione del Festival del Cinema di Venezia, in programma ai primi di settembre, il film “Le sette giornate di Bergamo” che racconta la costruzione in tempi record dell’Ospedale degli alpini in Fiera a ...

Il gruppo alpini di Illasi e il Comune di Illasi organizzano per il 90° anno di fondazione la presentazione del documentario "D-Day lo sbarco in Normandia, noi Italiani c'eravamo" di Mauro Vittorio Quattrina. Sarà presente il regista. Venerdì 27 ...

Forse non tutti sanno che... Forse non tutti sanno che, oltre ad essere il titolo di un'apprezzata rubrica di un settimanale di enigmistica, è ...

Il Gruppo Alpini Marano di Valpolicella ed il Coro della Brigata Alpina Tridentina, hanno il piacere di invitarvi al 40° anniversario di fondazione ...

Sabato 28 e Domenica 29 Agosto ritorna l'annuale appuntamento con la storia, per rivivere la storia in una giornata in Grigio-Verde presso Malga ...

“Palestra di vita e di cittadinanza, dovrebbe essere un’opportunità estesa a tutti i ragazzi e le ragazze”, fa appello il presidente Luciano ...

La storiografia novecentesca veronese s’è arricchita in questi anni d’un’interessante e documentatissima pubblicazione sulla vita della popolazione ...

            Ente erogante  Somma incassata nel 2019    Data incasso Causale  ...

Restauro sede sezionale, al via i lavori

Prende il via l'atteso intervento di restauro della Casa del Capitanio, sede delle Penne Nere scaligere. Il presidente Bertagnoli: «Vogliamo splendere». L'ultimo restauro risale al 1990, anno dell'ultima Adunata Nazionale in riva all'Adige

Gli Alpini veronesi si rifanno il look. Se c'è un simbolo per eccellenza delle Penne Nere scaligere, quello è la Casa del Capitanio, attuale sede della sezione veronese dell'Ana. Un edificio che trasuda storia da ogni pietra e che aveva bisogno di una «ritoccatina». Annunciati da mesi, prendono il via domani gli attesissimi lavori di restauro della sede all'angolo tra via del Pontiere e via Pallone. Un intervento dal costo stimato di circa 150mila euro, che vedrà impegnati restauratori e operai per i prossimi tre mesi. «Finalmente - commenta soddisfatto il presidente sezionale, Luciano Bertagnoli -. Siamo riusciti a centrare l'obiettivo: per noi si tratta di un edificio a cui siamo molto affezionati. In quei corridoi e in quelle stanze sono passati i nostri Padri».

Basti ricordare il Capitano Pietro Cella, decorato con la prima Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria assegnata ad un membro del corpo degli alpini. Il colonnello Davide Menini (Medaglia d'argento al Valor Militare)e il colonnello Giovanni Fincato decorato di due Medaglie d’argento e una Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria,  che nel periodo della Grande Guerra, da Tenente, assunse il comando di un plotone della 145ª Compagnia del Battaglione alpino «Sette Comuni», operante in seno al 6º Reggimento alpini, cosi come anche Cesare Battisti una volta nominato Tenente del Battaglione alpini «Val d'Adige».
I lavori sono stati affidati a chi di Penne Nere se ne intende: la progettista è infatti l'architetto vicentino Elisabetta Mioni, alpina riservista dell'Esercito Italiano. Al suo fianco la restauratrice Laura Borghino, di Desenzano del Garda. «Gli interventi, autorizzati dalla Sovrintendenza e dal Comune, si concentrano principalmente sul restauro delle facciate: pulitura degli intonaci, eventuali rappezzi, pulitura e consolidamento di tutti gli elementi in pietra tra cui il bassorilievo marmoreo di epoca romana sul lato Sud e il portale in stile classico settecentesco sul lato di via del Pontiere, unico residuo della struttura risalente all'edificio originario» spiega l'architetto. Gli operai della ditta Rigon Costruzioni edili di Cologna Veneta saranno impegnati anche nella manutenzione di parte del tetto, per rimediare a eventuali infiltrazioni. Con la collaborazione della ditta Mastec Recinzioni, sarà rinnovato lo spazio verde di fronte all'attuale ingresso della sede: l'area sarà recintata («Per evitare cattive frequentazioni» puntualizza il presidente Bertagnoli) e poi piantumata.
Un restyling in puro stile conservativo, per non perdere nemmeno un grammo del fascino storico della Casa del Capitanio. Edificio sorto nel 1787, era la struttura più importante del complesso della «Caserma A», una delle cinque caserme che andavano dalla Gran Guardia all'Adige, seguendo la cinta magistrale cittadina. La «Caserma A» si affacciava su via Pallone e si prolungava a sud verso l'Adige con una serie di corpi, dei quali l'unico superstite è appunto la Casa del Capitanio che dal 1875 ospitò il Sesto Reggimento Alpini. Negli Anni Ottanta del secolo scorso, l'edificio fu messo a disposizione della sezione Ana di Verona che nel 1990, con il fondamentale finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio, avviò i lavori di restauro. Circostanza che evoca dolci ricordi in riva all'Adige, perché proprio in quell'anno la città ospitò per l'ultima volta l'Adunata Nazionale. A distanza di trent'anni esatti, la sezione guidata dal presidente Bertagnoli, sogna di poter riportare il grande appuntamento a Verona («Nel 2020 celebreremo anche il centenario della nostra sezione» ricordano le Penne Nere scaligere). E tutto, a partire proprio dalla «casa» degli alpini veronesi, deve risplendere. «Vogliamo essere pronti - annuncia il presidente Bertagnoli -. La settimana prossima ospiteremo la delegazione nazionale che dovrà esaminare la nostra candidatura per il 2020».
E i delegati potranno già assistere di persona ai lavori di restauro. Un intervento reso possibile dalla sensibilità dell'amministrazione comunale, proprietaria dell'edificio. «Voglio ringraziare il sindaco Federico Sboarina, l'assessore Marco Padovani e tutti i tecnici degli uffici comunali che hanno seguito e agevolato la pratica consentendo di avviare l'intervento - ricorda Bertagnoli -. Un grazie speciale anche alla Fondazione Cariverona e al suo presidente Alessandro Mazzucco per il prezioso contributo». La ditta Sec Ponteggi e la ditta Media Event hanno coperto le spese relative al noleggio dei ponteggi che rimarranno installati per i prossimi tre mesi. Ma un grazie speciale va anche ai tanti volontari che hanno voluto contribuire a dare nuovo lustro alla sede. Per chi volesse contribuire, è possibile effettuare un versamento tramite bonifico bancario all'Iban  IT 68 U 05034 11730 0000000 20967 indicando come causale «Restauro Casa del Capitanio».

Verona, 25 ottobre 2018. ESERCITO: 440 Volontari in Ferma Prefissata di un anno (VFP1) dell’85° Reggimento Addestramento Volontari (RAV) “VERONA”, fra loro 16 donne, agli ordini del Comandante, Colonnello Gianluca Ficca, hanno giurato fedeltà alla Repubblica.

Gli uomini e le donne del 2° Blocco 2018, hanno gridato il loro “LO GIURO!”, al cospetto della Bandiera di Guerra del Reggimento e alla presenza del Comandante del Centro Addestramento Volontari, Generale di Brigata Giuseppe Faraglia.

La cerimonia, che ha visto la partecipazione delle autorità militari e civili del territorio scaligero, è stata allietata dalle note gioiose della fanfara del 7° Reggimento Bersaglieri e dalla presenza di alcune classi di istituti scolastici primari del Veronese. Inoltre, più di 2000 parenti e amici dei giurandi, giunti da ogni parte d’Italia, hanno voluto essere vicini ai loro cari in questo giorno così carico di significato.

“Non smettete mai di essere entusiasti e non spegnete mai la vostra sete di curiosità - ha detto il Colonnello Ficca, nel suo intervento - non abbandonatevi a comportamenti di facciata, ma siate coraggiosi e non temete di affrontare nuove sfide conservando un cuore puro e generoso”.

“Su di voi deve poter contare la vostra famiglia, la vostra comunità, la nostra Nazione” – ha aggiunto il Generale Faraglia – “questo è l’obiettivo più ampio e significativo della nostra azione formativa”.

L’iter formativo dei Volontari in Ferma Prefissata di 1 anno (VFP1), giunti a Verona lo scorso 10 settembre, avrà la durata complessiva di 11 settimane, al termine delle quali i Volontari saranno, finalmente, assegnati ai Reparti Operativi o ai centri addestrativi di specialità, dislocati su tutto il territorio nazionale. Il Giuramento rappresenta idealmente, per i Volontari, il termine delle prima parte del corso basico e l’inizio della seconda, principalmente dedicata alle attività pratiche e professionali.

85° Reggimento Addestramento Volontari "Verona". Ufficio Maggiorità e Personale

C’erano anche sette veronesi tra i sessanta giovani (35 maschi e 25 femmine) del Triveneto che l’estate scorsa, nell’ultima settimana di luglio, hanno voluto vivere una “sei giorni” di mininaia-protezione civile con gli alpini nella caserma “Monte Grappa” di Bassano: un’esperienza di autentica vita di caserma, senza telefonini, passatempi e svaghi serali, scandita da orari, regole, disciplina, studio, esperienze nuove di protezione civile, attività fisiche ed escursioni. In quei giorni essi hanno studiato storia, ed educazione civica, appreso elementi di primo soccorso, difesa personale, antincendio e svolto attività sportive, escursioni e roccia; e soprattutto hanno toccato con mano i significati di solidarietà e identità nazionale.

L’iniziativa, giunta alla sua decima edizione, è stata voluta dalle Sezioni ANA del Triveneto e organizzata dalla Sezione ANA “Monte Grappa” sulla scia di iniziative governative quali “Pianeta Difesa” e “Vivi le forze armate”, avviate dopo che nel 2005 venne sospeso il servizio militare obbligatorio. A questo riguardo è doveroso registrare che da più parti e da autorevoli figure istituzionali, oltre che dall’ANA nazionale, si vanno avanzando proposte di ripristino per i giovani d’un periodo di servizio obbligatorio di pubblica utilità, che possa rafforzare la loro formazione umana, civica e l’acquisizione dei valori di appartenenza e solidarietà. L’iniziativa di Bassano è stata coordinata con grande competenza dall’ ing. Fabrizio Busnardo, vicepresidente e responsabile della Protezione Civile ANA della Sezione Monte Grappa; ad essa hanno collaborato anche i Vigili del Fuoco di Vicenza, il CAI di Bassano e i sanitari dell’Ospedale San Bassiano. I giovani, che hanno aderito versando una quota di partecipazione, l’hanno vissuta con serietà, impegno ed entusiasmo, come un’esperienza nuova ed arricchente, tanto che si ripromettono di ripeterla. L’anno prossimo, ci ha detto l’ing. Busnardo, l’esperienza durerà due giorni in più e prevederà anche un’escursione sull’Ortigara ed un corso abilitante di primo soccorso e anti-incendio.

A forme concrete di coinvolgimento dei giovani in iniziative formative e di valenza sociale sta pensando anche la Sezione ANA di Verona; in città, inoltre, il Centro Studi della Sezione ha coinvolto una cinquantina di studenti del liceo “Copernico” in una preziosa e originale ricerca tesa a dare un volto e un’identità ai 3915 caduti veronesi raccolti nel Sacrario militare del Cimitero Monumentale. L’iniziativa, che rientra nel progetto nazionale dell’ANA “Il milite … non più ignoto” è stata condotta dagli studenti con impegno, interesse e consapevolezza del valore storico dei dati trattati.  V.S.G.

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Condanna della guerra, d’ogni violenza, orrore per il terrorismo attuale, gratitudine per quanti in passato hanno combattuto in difesa della Patria e soprattutto impegno di attenzione per i giovani, ai quali bisogna assicurare un futuro di lavoro, di valori e di pace. Questo il grande messaggio uscito dalla solenne celebrazione, la 35a, svoltasi sul Baldo domenica 18 giugno presso il Sacrario delle Peagne, dedicato ai caduti veronesi di tutte le guerre. Il Sacrario, eretto su terreno di proprietà del Comune di Caprino Veronese, ma in territorio amministrativo di Ferrara di Monte Baldo, venne realizzato tra il 1981 e il 1982, in quella località individuata e valorizzata dall’ANCR dopo che nel 1980 la Sezione ANA di Verona vi aveva celebrato con particolare solennità il proprio sessantesimo di fondazione, alla presenza del presidente provinciale Pier Emilio Anti e del presidente nazionale Franco Bertagnolli; e dopo che gli alpini di Spiazzi avevano ripristinato il piccolo cimitero risorgimentale esistente nei pressi.

Ora il Sacrario è gestito dall’Associazione “Sacrario del Baldo onlus”, di cui è presidente Giancarlo Rama.

La celebrazione di quest’anno è stata resa particolarmente significativa dai messaggi di adesione pervenuti dal Presidente della Repubblica Sandro Mattarella, da Papa Francesco e dal Presidente della Regione Veneto Zaia, letti dallo speaker ten. col. Amedeo De Maio. Suggestiva la coreografia generale: presso le  98 lapidi recanti ciascuna il nome d’uno dei 98 Comuni veronesi, sventolava una bandierina tricolore collocata dagli organizzatori; e, accanto ad oltre una cinquantina di esse, aggiungevano una nota di colore e un segno di sensibilità patria il mazzo di fiori o la corona depostivi, con encomiabile sensibilità, dalle amministrazioni comunali presenti alla cerimonia. Non tutte, però, c’erano.

Hanno tenuto discorsi appassionati, coinvolgenti e convincenti lo stesso Rama, il presidente della Provincia Pastorello, Serena Cubico per il Comune di Ferrara, Bruno Buratto presidente dell’ANCR e altri. Un brivido di commozione ha accompagnato la consegna di diplomi a 93 reduci, un altro la lettura di tre preghiere da parte di un giovane. Santa Messa concelebrata dal cappuccino padre Cesare e dal cappellano ANCR don Oberosler; significativa la presenza del picchetto armato dell’Aeronautica, Terzo Stormo, di Villafranca; bravo come sempre il coro alpino La Preara; brava la fanfara della Tridentina; un mare di gonfaloni, tanti sindaci col cappello alpino, una platea di italiani silenziosi e partecipi, servizio d’ordine impeccabile curato anche dagli alpini, penne nere e copricapi d’altre armi ovunque, un sorriso di cielo azzurro intenso da immortalare, e tanta gioia e serenità in ogni cuore. Accanto ad alcuni sindaci, schierati con la fascia tricolore alcuni giovani, simbolo del nostro futuro che sboccia dal sacrificio dei padri. Lì s’è toccata con mano l’Italia vera, quella degli uomini semplici ed onesti, che la vogliono libera, grande, sicura e in pace. La nostra Italia. (V.S.G.)

Due giorni di emozioni, commozione e passione patria quelli vissuti l’8 e 9 luglio scorsi ad Asiago e sul monte Ortigara nel centenario di quella tragica, interminabile battaglia che, nell’anno più difficile della Grande Guerra, dal 10 al 29 giugno 1917, inghiottì migliaia di giovani combattenti italiani ed austro-ungarici. Per noi italiani un pellegrinaggio nazionale, in cui ricordare con devoto rispetto e gratitudine i protagonisti di quel dramma e trarre da quella montagna, che padre Bevilacqua definì “monumento del sacrificio umano”, l’insegnamento per un futuro in cui la guerra e la violenza siano bandite per sempre e lascino il posto alla realtà più bella, preziosa e necessaria della vita, la pace tra i popoli.

Organizzato dalle Sezioni di Verona, Asiago e Marostica in accordo con l’ANA nazionale, l’evento ha visto una partecipazione massiccia di enti pubblici, rappresentanze di associazioni d’arma di tutta Italia e soprattutto degli Alpini, sia in armi, sia in congedo, oltre che del Consiglio Nazionale dell’ANA; esso è stato reso particolarmente significativo dalla presenza di rappresentanze dell’associazione Rainer, erede del disciolto 59° reggimento asburgico di Salisburgo, e di una delegazione slovena.

La prima fase del centenario ha avuto inizio sabato pomeriggio con l’ammassamento alpino presso il palaghiaccio, da dove, dopo l’alzabandiera e gli onori al labaro del Comune di Asiago ed a quello dell’ANA,  ha preso il via una solenne sfilata alpina, che si è snodata per le vie della città pavesate di tricolori, fino al Sacrario del Leiten, realizzato negli anni trenta, ove sono raccolte le salme di circa 55.000 caduti italiani e austro-ungarici. Il rito sacro, concluso con la deposizione d’una corona, vi è stato celebrato da mons. Giampietro Gloder, classe 1958, nativo di Asiago, già ufficiale alpino, poi divenuto sacerdote, arcivescovo di Telde nelle Canarie, presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica e vicecamerlengo del Papa. In serata, presso la cattedrale di Asiago, s’è svolta una apprezzatissima rassegna corale alpina, con la partecipazione dei cori di Asiago, Marostica, Verona e dei Congedati della “Tridentina”.

La domenica successiva fin dalle prime ore del mattino  è iniziato il flusso di pullman e alpini verso il piazzale delle Lozze, punto d’inizio del pellegrinaggio verso la cima dell’Ortigara: un fiume di penne nere d’ogni età, provenienti da tutta Italia, con famiglie e tanti bambini, s’è snodato lungo il sentiero, facendo dapprima tappa alla soprastante chiesetta delle Lozze, voluta da don “Bepo” Gonzato. ed alla statua della Madonna, opera dello scultore  veronese Cinetto; presso la chiesetta tutti i duecento Gruppi Alpini  della Sezione di Verona hanno depositato un sacchettino contenente  terra del loro paese, con la quale è stato creato un giardino dedicato ai caduti veronesi dell’Ortigara; in esso sono stati messi a dimora semi di myosotis perennis, il “nontiscordardimè”, fiore simbolo di ricordo imperituro del loro sacrificio. Il pellegrinaggio è proseguito tra mughi, rododendri in fiore, doline e avvallamenti fino al Vallone dell’Agnellizza, detto anche “Vallone della Morte”, e da qui su per il costone dei Ponari fino alla sommità di Monte Ortigara, dominata dalla “Colonna Mozza” postavi nel 1920: brullo pianoro lunare costellato di trincee, camminamenti e postazioni, regno del vento, del silenzio e della meditazione.

Il pellegrinaggio s’è svolto in forma composta e dignitosa, con compunzione e consapevolezza; il silenzio dei luoghi era mosso appena dal sussurro sommesso delli voci dei partecipanti.

Bambini agili come caprioli, anziani arrancanti, donne affaticate, baldi alpini: tutti sono giunti alla cima in tempo per la solenne cerimonia sul pianoro presso la campana dell’Ortigara. Oltre 2500 le persone presenti; di esse ben un terzo, più di 800, erano i veronesi, e 200 i gagliardetti della provincia scaligera: la Sezione ed i Gruppi hanno risposto d’empito e in totalità all’appello del presidente sezionale Luciano Bertagnoli, che aveva chiesto una prova d’amore e di riconoscenza di tutta Verona verso gli alpini dei battaglioni “Monte Baldo” e “Verona”  che sull’Ortigara combatterono eroicamente oltre i limiti umani  per l’onore d’Italia.

Nella spianata, dinanzi all’altare da campo, i dirigenti della Sezione di Verona hanno disposto  con ordine la folla dei presenti: picchetto armato, parà, gruppi storici, numerosi sindaci ( tra i veronesi  quelli di Colognola ai Colli, Cavaion, San Zeno di Montagna, Ferrara di Monte Baldo, Rivoli) ed autorità istituzionali (presenti anche la Regione con l’assessore Elena Donazzan, la provincia di Vicenza con Enrico Gondo, la Provincia di Verona con il consigliere  Ilaria Cervato); una cinquantina di labari sezionali e circa 300 gagliardetti di gruppi alpini da tutta Italia. Di questi i duecento veronesi portati da alfieri in casacca tricolore sono saliti sulla cima tutti insieme in teoria interminabile, con un effetto straordinario di forza e compattezza. Poi onori alla bandiera, onori al labaro dell’ANA e sfilata del consiglio nazionale dell’Associazione tra due ali di gagliardetti e bandiere innalzati verso il cielo: uno spettacolo emozionante e toccante. Nel corso del rito sacro i giovani di Asiago hanno donato un cappello alpino della guerra appartenuto ad un ignoto alpino, rinvenuto di recente in un anfratto della montagna. Durante la messa il vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla, mantovano, alpinista, ha sottolineato la necessità della fratellanza, della coesione e della accoglienza, perché le divisioni portano solo ai conflitti, ieri come oggi; lo affiancavano alcuni parroci dell’altopiano e don Rino Massella, il cappellano della Sezione Alpini di Verona e il vero cappellano dell’Ortigara. Brevi, intense parole ha pronunciato il presidente della Sezione veronese Luciano Bertagnoli, ricordando i veronesi caduti sulla montagna divenuta per loro “monte della trasfigurazione”; parole energiche e richiamo alla solidarietà  sono venuti dal gen. Federico Bonato, comandante delle truppe alpine, che ha fatto vibrare i cuori dei presenti quando ha chiamato all’appello i 22 battaglioni che si sacrificarono sull’Ortigara; fremito d’orgoglio alpino ha espresso il presidente nazionale Favero con parole incisive, richiamando la continuità dell’impegno degli alpini, ieri in guerra, oggi nella solidarietà. È seguita la posa d’una corona alla “Colonna Mozza”; poi la cerimonia è proseguita presso il cippo al “Dente austriaco”, dove è stata deposta un’altra corona e l’associazione Rainer ha conferito una medaglia d’oro al presidente ANA Favero ed al gen. Bonato, e medaglie d’argento ad alcuni membri della Sezione di Marostica. Lungo il percorso è stato reso omaggio alla lapide posta in ricordo del ten. Adolfo Ferrero, qui morto a vent’anni, famoso per la commovente lettera da lui indirizzata alla famiglia poco prima di morire. Terminate le cerimonie, il momento privato in cui ciascuno ha contemplato i luoghi, ha cercato di rievocare mentalmente i momenti della battaglia immedesimandosi con i nostri giovani di allora che tra pioggia e nebbia andarono ripetutamente all’assalto, cercando di risalire le pendici rocciose sotto il fuoco implacabile delle mitragliatrici nemiche. Grazie ragazzi, non vi dimenticheremo e cercheremo che l’Italia di oggi sia degna di voi.

Guadagniamo la discesa, ardua non meno della salita, e ci imbattiamo in una bimbetta saltellante che ha in capo un berrettino con una scritta meravigliosa, “ Alpini sempre nel cuore”: viatico meraviglioso  per il futuro.  V.S.G.

Pellegrinaggio a Conca dei Parpari

Pellegrinaggio sezionale a Conca dei Parpari Domenica 30 luglio 2017 organizzato dai gruppi alpini di Rovere’ v.Se - San Rocco - San Vitale - San Francesco

PROGRAMMA

Ore 10.00 Ammassamento nel piazzale davanti alla Chiesetta;

Ore 10.30 Santa Messa celebrata davanti alla Chiesetta dal CAPPELLANO SEZIONALE DON RINO MASSELLA.

Ore 11.30 Sfilata dalla Chiesetta al Monumento unitamente all’Associazione Nazionale Carabinieri di Verona per la commemorazione ai Caduti e deposizione della

corona di alloro; durante la manifestazione si esibirà il Corpo Bandistico di Illasi e il Coro la “Stele” di Roverè.

Ore 12.30 Rancio Alpino alla “Tensostruttura Alpini” di fronte al monumento ai Caduti.

Ore 15.00 Corsa podistica non competitiva organizzata dallo SCI CLUB Roverè in collaborazione con A.V.I.S. e GRUPPI ALPINI del Comune.

Iscrizioni ed  informazioni presso il Palazzetto dello Sport oppure al n. 347/4660332.

Ore 17.00 Premiazioni presso il Palazzetto dello Sport.

leggi la locandina

 

1.500 militari e 10 Paesi stranieri per una kermesse di addestramento e sport

Sestriere, 10 marzo 2018. 40 km di movimento scialpinistico, oltre 2000 metri di dislivello in 3 giorni, 1500 militari in gara, 11 nazioni partecipanti, decine di gare disputate, migliaia di ore passate a sfidarsi e ad esercitarsi sulle nevi del Piemonte. Questi in estrema sintesi i Campionati sciistici delle Truppe Alpine che oggi, alla presenza del Ministro della Difesa Senatrice Roberta Pinotti e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina si sono oggi conclusi al Sestriere.

Il soccorso in ambiente montano è stato il cardine della 70^ edizione della manifestazione, che ha visto la partecipazione del Ministro anche all’esercitazione mattutina in cui hanno operato in sinergia diversi corpi dello Stato, squadre soccorso militare dell’Esercito, squadre soccorso del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico, Guardia di Finanza e unità cinofile e personale dei Carabinieri.

“Professionalità diverse e integrabili per assicurare capacità d’intervento tempestivo in caso di emergenza. Un vero esempio di “sistema Paese”, dove la Difesa contribuisce in maniera importante con le proprie eccellenze (donne e uomini) formate da costante addestramento” così ha commentato il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, assistendo all’esercitazione “Chaberton 2018”

Il Generale Farina, nel salutare i militari presenti, italiani e stranieri, ha ricordato che “quelle che si concludono oggi non sono state solamente giornate di sport ma, soprattutto, un’occasione addestrativa che ha concorso a promuovere lo scambio, la cooperazione e l’interoperabilità tra unità d’elite di eserciti alleati e amici, creando, al contempo, soliti legami tra gli uomini e le donne che ne fanno parte”.

“Sono state giornate intense ed entusiamanti con i ritmi serrati ed impegnativi della montagna – ha salutato così i 1500 militari dei CaSTA il Comandante delle Truppe Alpine Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto - giornate che hanno sicuramente contribuito ad accrescere il vostro addestramento e la vostra capacità alpina”.

Un appuntamento addestrativo che nasce nel 1931 per valutare la preparazione dei reparti alpini e oggi, giunto alla 70^ edizione, è ormai considerato una sorta di olimpiade per reparti militari. Negli anni si è anche superata la specificità alpina ed i Campionati sono stati aperti alla partecipazione di militari di altri Corpi dell’Esercito e, dal 1979 di delegazioni straniere accomunate dal comune addestramento montano.

Molte le competizioni che hanno visto cimentarsi atleti di diverse categorie con una gara su tutte, che testa la capacità di un plotone militare ad operare in montagna. Slalom con equipaggiamento militare, prove topografiche e massacranti trasferimenti a tempo con anche un pernottamento in alta quota hanno fatto selezione in questa gara vinta, per dovere di cronaca, dal plotone del 7° reggimento Alpini.

 
 
 

Alpini sempre in prima fila quando si parla di solidarietà: anche nella bassa veronese si è pensato di fare qualcosa per sostenere la popolazione colpita dal sisma del centro Italia lo scorso 24 agosto: già la domenica successiva al tragico evento, i dieci gruppi della zona si erano mobilitati con una raccolta fondi effettuata offrendo delle mele, fornite tramite i supermercati Tosano, dal consorzio Val di Non, Val Venosta e la locale cooperativa ortofrutticola O.B.A. di Angiari. Alla raccolta si erano affiancati, oltre al Comune di Legnago, anche le parrocchie di San Martino Legnago e Casette con le rispettive “Charitas” e alcuni privati cittadini. Oltre a questo, i vari gruppi alpini si sono mobilitati nei propri paesi con diverse raccolte tutte finalizzate allo stesso progetto. Molto significativo e cospicuo il contributo del Comitato feste di Villabartolomea,  che ha messo a disposizione il ricavato della locale sagra di San Bartolomeo:  “Oltre alla sagra, avevamo deciso di organizzare un evento culinario il ricavato del quale sarebbe andato ad Amatrice”, spiega il presidente del comitato feste Michele Battaglia, “così in collaborazione con Avis, circolo Noi e gruppo alpini di Villabartolomea l’abbiamo organizzato, ritenendo poi molto valido il progetto della zona basso veronese che ha donato la tensostruttura  al Comune di Castelsantangelo sul Nera”. “La ricerca di intervento a favore di una comunità bisognosa non è stata semplice”, spiega Maurizio Mazzocco, capogruppo alpini di Legnago, “resa difficile se non impossibile per le difficoltà burocratiche tuttora esistenti, che impediscono di operare fuori dalla struttura governativa. Abbiamo avuto un contatto che ci ha portato a conoscere la realtà di un piccolo Comune in provincia di Macerata, che ha avuto l’80% delle case distrutte ed il rimanente inagibili. Abbiamo stabilito un contatto con il Sindaco Mauro Falcucci, che abbiamo messo in collegamento con il Sindaco di Legnago Clara Scapin e con il Parroco, sempre di Legnago, Don Diego Righetti.  A Castelsantangelo non ci sono telecamere, nè visite illustri, ma soltanto una angosciante desolazione piena di macerie dalle quali spuntano travolte tracce di una vita irrimediabilmente distrutta. L’unica positività è che non ci sono state vittime, perché al momento del sisma tutti erano fuori casa”.

Il 23 maggio scorso 25 Alpini dei vari Gruppi della zona basso veronese si sono così recati a Castelsantangelo sul Nera per montare la tensostruttura che ha avuto un costo di 11 mila euro; essa verrà utilizzata come sala polifunzionale e come luogo di culto per le sante messe. Questo è un primo passo, gli alpini hanno a disposizione ancora qualche disponibilità e stanno valutando la possibilità di un altro intervento di solidarietà. Il cuore alpino non si ferma mai: batte sempre ovunque e per chiunque ne abbia bisogno. Roberto Zorzella

Donato un defibrillatore alle scuole

Alpini e scuole, un accostamento sempre più diffuso nei paesi di Verona e provincia: a Terrazzo, il gruppo delle penne nere è intervenuto giovedì 8 giugno in occasione del saggio finale delle scuole medie e ha donato un defibrillatore. “Un gesto fatto col cuore”, ha commentato la professoressa Roberta Galetto che rappresentava l’istituto. Una breve ma sentita cerimonia, durante la quale il capogruppo Marco Visentin ha consegnato il prezioso apparecchio: “Ci pensavamo da due anni”, ha spiegato, “il costo era oneroso per noi ma poi ci siamo accordati con l’amministrazione comunale, con la quale abbiamo stabilito che ci sarebbero venuti incontro contribuendo con il corso di formazione per l’uso del defibrillatore”. Alla serata era presente il consigliere di zona Luigi Bicego e alcuni rappresentanti dei vari gruppi della zona basso veronese. Dopo una bella recita da parte dei ragazzi, la parola è passata al sindaco Simone Zamboni, il quale ha ringraziato ed elogiato gli alpini per la loro costante presenza e opera non solo in Italia ma anche nel mondo. Marco Visentin prima di consegnare l’importante strumento alla scuola ha ringraziato l’amministrazione comunale e i docenti per la collaborazione avuta con il corso formativo, essenziale per l’uso del defibrillatore: “Uno strumento fondamentale per salvare la vita in caso di improvviso arresto cardiaco. Naturalmente mi auguro che non si debba mai usare”, ha spiegato il capogruppo, “ma mi raccomando anche con i ragazzi di tenerlo sempre a portata di mano”. Alla serata era presente anche Mariolina Todesco, consigliere all’istruzione del comune di Terrazzo, la quale ha elogiato il gesto del gruppo alpini: “Sono sempre presenti quando c’è bisogno, per questo desidero ringraziarli”. Sicuramente, un atto di alto senso civico e di attenzione alla propria comunità, quello degli alpini di Terrazzo.   Roberto Zorzella

 

Nuovo sito web ANA Verona

Nuovo sito web per le penne nere veronesi

Radicati nella Storia, proiettati al futuro. Il sito della sezione veronese dell'Associazione Nazionale Alpini (www.anaverona.it) si rinnova all'insegna della «partecipazione». Una nuova veste grafica, ma soprattutto nuovi contenuti e un aggiornamento costante per stare al passo con i tempi e mettersi al servizio della comunità scaligera delle Penne Nere. «L'informazione ormai passa del Web, questo è il futuro - commenta il presidente sezionale Luciano Bertagnoli -. Con questo nuovo sito oltre a divulgare l'informazione della nostra attività a tutti i nostri soci, intendiamo promuovere la presenza del mondo alpino anche oltre i confini della vita associativa. Vogliamo essere presenti un po' in tutte le famiglie d'Italia».

Una sfida ambiziosa, degna della cornice scelta per presentare la novità: la Biblioteca Capitolare di Verona. Un tesoro centenario che custodisce vere e proprie «gemme» della Letteratura. «Ringraziamo monsignor Bruno Fasani per l'ospitalità - prosegue il presidente Bertagnoli -. Il nostro nuovo sito vuole prendere slancio proprio dai tesori custoditi nella Capitolare, condividendone la missione in tema di divulgazione del sapere». Un «sapere alpino» che il nuovo portale mette a disposizione di tutti quanti, come ricorda monsignor Fasani, direttore della rivista L'Alpino: «Non intendiamo mettere il cappello (da alpino) sulle nuove generazioni, ma almeno riuscire a trasmettere loro la nostra sensibilità alpina. Esiste un grande mondo al di fuori dei confini associativi, decisamente attento ai nostri valori».

Dalle informazioni sulla sezione veronese e i suoi duecento gruppi sparsi su tutto il territorio, ai materiali di studio del Circolo Culturale Balestrieri. Oltre a un costante aggiornamento con le news relative alle attività di protezione civile e di volontariato portate avanti dalle Penne Nere. Dopo sei mesi di lavoro coordinato dal web designer Fabio Toscano, la commissione informatica è pronta a mostrare con orgoglio il nuovo portale mentre prosegue il lavoro di digitalizzazione dell'archivio sezionale, presto fruibile direttamente online. Una nuova grafica grazie all'impiego di template innovativi e una connessione con i canali Youtube e la pagina Facebook della sezione, in costante crescita in termini di visualizzazioni e utenti collegati. E poi il link al canale youtube de L'Alpino, con i settimanali televisivi dell'Associazione Nazionale: «Con i nostri giornali raggiungiamo un mondo che già ci conosce - spiega monsignor Fasani -, questi telegiornali ci permettono di ampliare la nostra visibilità, soprattutto tra i più giovani».

Inoltre, tramite il nuovo sito, sarà possibile anche procedere con l'iscrizione online all'Associazione Nazionale Alpini. «Si tratta di un'importante novità dedicata in particolare a tutte quelle persone che, per i più svariati motivi, non riescono a frequentare la baita - spiega il presidente Bertagnoli -. In questo modo, oltre a iscriversi venendo "agganciati" a un gruppo, si riesce comunque a partecipare alla vita associativa fruendo direttamente dal proprio pc, o dallo smartphone, di tutte le informazioni utili».

Due giorni di fresca e attuale alpinità per il cuore di Verona, città culla delle penne nere. Il 21 e 22 ottobre scorsi la Sezione ANA veronese ha  celebrato con impegno, dignità e solennità i 145 anni di vita del corpo mostrando i valori e le capacità che lo caratterizzano da sempre e che gli alpini, sia in armi, sia congedati, continuano ad incarnare a servizio della Patria e degli Italiani.

   Dopo la pace di Vienna del 1866 con cui l’Italia aveva ottenuto il Veneto, s’era sviluppato in ambito militare un vivace confronto sull’utilizzo o meno della frontiera alpina per la difesa in caso di attacco: alcuni ritenevano che la difesa andasse concentrata sul Po, altri, invece,  con nuovo pensiero strategico, la vedevano più opportuna nelle vallate alpine, dove un nemico invasore, ancora in masse forzatamente divise, sarebbe stato più agevolmente battuto e bloccato. Questi concetti di guerra in montagna, già espressi nel 1866 dal generale asburgico Franz Von Kuhn, sconfitto da Garibaldi a Bezzecca, erano stati ripresi nel 1868 dal ten. col. Agostino Ricci, docente alla Scuola di Guerra e della truppa alpina, e probabilmente furono tenuti presenti  nello studio che il suo allievo, il capitano Giuseppe Perrucchetti, pubblicò in “Rivista militare” nel maggio del 1872. In esso egli propose la creazione di un corpo speciale di montanari a guardia e sbarramento dei valichi alpini. Il 15 ottobre successivo il Re d’Italia Vittorio Emanuele II firmò il decreto n. 1056, preparato dal ministro della guerra Cesare Ricotti Magnani, con cui vennero create le prime 15 compagnie alpine.

   Nella due giorni veronese la Sezione ANA ha allestito una serie di tende e strutture attraverso le quali ha mostrato tutti i settori nei quali l’Associazione alpina opera, dagli studi storici agli ospedali da campo, alla produzione libraria, alle palestre di roccia e poi soprattutto alla protezione civile nelle molteplici situazioni (alluvioni, incendi, terremoti) con utilizzo di cani e droni. Sabato mattina, all’inaugurazione in piazza Bra, era presente il gen. Sperotto, comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto, che ha sottolineato l’ideale alpino di servizio per il bene della collettività; il presidente sezionale Luciano Bertagnoli ha auspicato che tanto impegno desti i giovani dal torpore e li appassioni alle iniziative di solidarietà.

Sabato sera alla Gran Guardia la fanfara della Tridentina ha offerto alla cittadinanza un concerto meraviglioso; la domenica, poi, ammassamento al Cimitero Monumentale presso il Sacrario dei Caduti veronesi; da lì, imponente sfilata  di autorità, penne bianche e penne nere fino a Piazza Bra, con i gruppi suddivisi per zone, alternati a striscioni recanti messaggi semplici e profondi, e poi una lunga teoria dei vari settori delle molteplici attività della Sezione, e un mare di divise della protezione civile: uno straordinario e commovente colpo d’occhio della vitalità, della generosità, dei valori del mondo alpino veronese, forte di ventimila iscritti e duecento gruppi. Successivo giro della piazza passando dinanzi all’Arena, alzabandiera e cerimonia al monumento equestre di Vittorio Emanuele II, prosecuzione della sfilata e posa della corona alla gloriosa targa in bronzo del VI Alpini; indi, sulla gradinata di Palazzo Barbieri, saluto delle autorità, parole del presidente Bertagnoli e consegna nelle mani del vicepresidente nazionale Giorgio Sonzogni d’un assegno di ben 168.500 euro: il generoso contributo delle penne nere veronesi per le opere che l’ANA sta realizzando nelle zone colpite dal sisma dell’anno scorso. Infine Santa Messa: il vescovo Zenti, affiancato dal cappellano don Rino Massella, ha affermato che nel loro DNA gli Alpini posseggono l’attenzione premurosa verso l’uomo in difficoltà, immagine di Dio, sempre: parole semplici, che hanno toccato il cuore. Infine, gioia per tutti e spettacolare carosello della fanfara della Tridentina guidata dal maestro Donato Tempesta.

V.S.G.

Per gli Alpini colloquiare con i giovani è possibile, piacevole e costruttivo, perché gli Alpini hanno molto da raccontare e preziosi e validi modelli di vita da offrire, ed i giovani hanno voglia di ascoltare parole oneste e concrete per il futuro loro e dell’Italia. Tutto questo è emerso in un piacevole incontro svoltosi presso la baita alpina di Colognola ai Colli, organizzato dal locale Gruppo in collaborazione con il Comune. Presenti un buon numero di soci e di studenti, ha coordinato il consigliere di zona Agostino Dal Dosso, ha aperto i lavori il capogruppo Renzo Dal Ben e sono intervenuti il Presidente Luciano Bertagnoli, il sindaco Claudio Carcereri de Prati, la dirigente scolastica  Donatella Mezzari ed il direttore de “Il Montebaldo” Vasco Gondola. Con immediatezza e semplicità, essi hanno parlato non solo di storia e del ruolo che in essa hanno avuto gli alpini, ma anche dei problemi del nostro presente, del vuoto di valori che mina dall’interno la “società liquida” attuale, improntata a disimpegno, consumismo ed egoismo, e del ruolo forte che ancora spetta agli alpini, esempi viventi di onestà, generosità e solidarietà. Bertagnoli è riuscito a coinvolgere nel dibattito i ragazzi ed ha illustrato loro la prospettiva concreta, ora all’esame del Governo, di istituzione di un “servizio per la Patria” di sei mesi, obbligatorio per tutti, formativo per la loro personalità e per il loro ruolo di cittadini consapevoli. I giovani presenti sono intervenuti sull’argomento dicendosi favorevoli all’iniziativa, purchè attuata in forme di attività concrete ed utili. L’incontro, che è stato di arricchimento e di piena soddisfazione per tutti, si è chiuso con l’impegno che il dialogo tra Alpini, Istituzioni, giovani e mondo della scuola continui attraverso un programma organico di incontri e iniziative, e con l’auspicio che l’esperienza di Colognola si ripeta ovunque. Infine una piacevole risottata in amicizia, nonché un ricordo dell’indimenticato mons. Giuseppe Gonzato (1889-1953), figlio di Colognola, che fu generoso ed eroico cappellano militare nella Grande Guerra e per lunghi anni amato cappellano della Sezione ANA veronese.

55° Pellegrinaggio a Costabella

55° Pellegrinaggio a Costabella  - Domenica 1° luglio 2018 - Sezione di verona – zona baldo / alto garda

PROGRAMMA:

Ore 10.30 : Inizio slata con partenza dal rifugio “Fiori del Baldo”
Ore 11.00 : Arrivo alla chiesetta di Costabella
                 Accoglienza ed onori iniziali al vessillo sezionale
                 Alzabandiera
                 Onore ai Caduti
Ore 11.15 : Saluto delle autorità
Ore 11.30 : Inizio della S. Messa celebrata dal cappellano sezionale “Don Rino Massella”
                 La S. Messa sarà accompagnata dal coro ANA
                 “La Preara” di Lubiara (VR)
Ore 12.15 : Onori nali al Vessilo Sezionale al termine delle cerimonia
Ore 12.30 : Momento conviviale (minestrone e panini).


La bidonvia/seggiovia PRADA-COSTABELLA NON E’ IN FUNZIONE, si può arrivare con le auto
no alla località “Due pozze”, per ottenere il transito no a Costabella inoltrare la richiesta
scritta a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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La campana del Monte Mulaz

Il Monte Mulaz, m 2906, isolato rispetto alle altre cime circo-stanti, ha una forma piuttosto arrotondata ed in forte contrasto con le vette aguzze dolomitiche delle Pale di S. Martino di Ca-strozza. La salita è possibile sia dal Passo Rolle, sia dalla Val Venegia, sia da Falcade. Per questa escur-sione, che nella scala di difficoltà del CAI è classificata come EEA (itinerario per escursionisti esper-ti con attrezzatura), è un percorso piuttosto lungo con un dislivello complessivo di quasi m 1.200. De-cidiamo quindi di salire da Falcade e di scendere poi dalla fiabesca Val Venegia. Da Passo Valles (q.2031) iniziamo risalendo il sentiero CAI 751 fino alla Forcella di Venegia (q.2217), dove una serie di cartelli ci indica a sinistra il proseguo del sentiero che ci interessa, il 751. Per-corriamo cosi un tratto di sentiero dell’Alta Via n. 2 fino al passo della Venegiota. Da qui in avanti abban-doneremo i verdi prati per entrare nel canalone dolomitico che ci por-terà sul versante est del monte Mu-laz e dopo aver percorso un discre-to tratto attrezzato con corda fissa, prendiamo fiato al pianoro di quo-ta 2540. La giornata promette bene, con un’ottima visibilità che lascia già intravvedere verso nord alcune cime e questo ci ricarica ulterior-mente per il raggiungimento della vetta. Ancora qualche centinaio di metri di dislivello, passando per il Sasso Arduini, e raggiungiamo l’affollato Rif. G. Volpi al Mulaz q. 2560. Breve ristoro e poi riprendia-mo il percorso verso il Passo del Mulaz e da li verso la cima con un percorso a zig-zag molto stretto e con una discreta pendenza fino ad un breve tratto pianeggiante ma non facile perché risulterà poi es-sere il tratto più impegnativo ed esposto di tutta l’escursione con un giro di circa 180°, aggrappati alla parete, proprio in corrispon-denza del sottostante rifugio. Su-perato questo tratto con estrema attenzione e sicurezza, risaliamo il sentiero a ridosso della parete nord-est della cima, ormai prossi-ma. La maestosità del panorama a 360° ci ripaga subito di tanta fatica con la vista a ovest sul Catinaccio e le Torri del Vajolet, il Sasso Piat-to e Sasso Lungo, la Marmolada a nord, il Pelmo e il Civetta a est, le cime delle Pale, ovviamente, Cima Vezzana e Cimòn della Pala verso sud. Corre d’obbligo una foto alla caratteristica “Croce con la campa-na” che ha un’incisione tutta par-ticolare e familiare: “AI CADUTIDELLA MONTAGNA ALPINI EALPINISTI - LA FAMIGLIA AL-PINISTICA DI VERONA, 10 Set-tembre 19 61”.Con il cuore gonfio di emozioni, la discesa verso la malga Venegiota sembra non finire mai, soprattut-to per la stanchezza che ormai si fa sentire sulle gambe. Uno sguar-do verso la cima del Mulaz che nel frattempo si è fatta tutta rossa per il riflesso dei colori del tramonto. Gli stessi colori e la stessa tavola di malga Venegiota, dove nel luglio ‘88 mi assaporavo una gustosa cena a base di caffellatte e pane biscotto a conclusione del campo estivo con l’allora capitano Basset, oggi gene-rale e direttore del Museo Naziona-le Storico degli Alpini, Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Giorgio Sartori

Illuminante studio sul generale Alberto Pariani

Nel numero IV, 2019 degli “Studi veronesi”, la bella rivista culturale curata da Andrea e Pierpaolo Brugnoli, è comparso un ampio, ricco e dettagliato saggio del prof. Emanuele Luciani sulle vicende biografiche del generale degli alpini Alberto Pariani (1876-1955), un personaggio che ricoprì in passato incarichi militari di notevole rilievo a livello nazionale e che fu legato a Verona, al lago di Garda ed in particolare a Malcesine, dove fu sindaco e lasciò un profondo ricordo positivo. Luciani ha analizzato con acume i documenti raccolti nel fondo Pariani giacente nella Biblioteca Civica di Verona (ne esistono pure uno a Venezia ed un altro a Milano), cui nel 2015-16 aveva dedicato una tesi di laurea a Venezia Elena Boratto. Il fondo è costituito anche da circa seimila volumi, che testimoniano l’impegno culturale e la passione di collezionista del personaggio, del quale molti già  hanno scritto, tra cui lo studioso Giuseppe Trimeloni. Luciani spiega che Pariani, nato a Milano nel 1876 da padre ignoto (ma Trimeloni lo dice figlio di un Savoia), aveva vissuto la gioventù in vari collegi, ultimo quello militare di Milano dal 1889 al 1896, ed era poi passato all’Accademia di Modena divenendovi sottotenente degli alpini, assegnato al sesto reggimento di Verona. Il giovane ufficiale aveva poi partecipato con onore alla Grande Guerra sul Pasubio e sull’altopiano d’Asiago, conseguendovi due medaglie d’argento, indi era stato protagonista nel 1918 dell’armistizio con l’impero austro-ungarico e nel 1919 della definizione dei confini italiani. Negli anni successivi, ricorda Luciani, aveva conosciuto una brillante carriera come capo della Missione militare italiana in Albania dal 1927 al 1933; divenuto generale, era stato sottocapo di Stato Maggiore con Baistrocchi nel 1933, e dal 1936 al 1939 capo di Stato Maggiore dell’esercito e sottosegretario alla guerra; in tale ruolo era stato autore d’un discusso innovativo ordinamento delle forze armate (divisione binaria) varato con il decreto n. 2095 del 22 dicembre 1938. Ritiratosi a Malcesine, nel marzo del 1943 era stato nominato luogotenente in Albania e nel settembre di quello stesso anno ambasciatore a Berlino, nomina quest’ultima senza effetto a motivo del sopravvenuto armistizio afra Italia e Alleati. Luciani sottolinea l’autonomia e la capacità di giudizio di Pariani, che, come risulta da documenti del fondo, non aveva condiviso varie scelte del regime fascista. Malgrado ciò Pariani fu arrestato alla caduta del regime fascista, internato a Procida e finalmente assolto con formula piena nel 1947. Divenuto sindaco di Malcesine nel 1952, fu sensibile e generoso nei confronti della popolazione ed autore di scelte avvedute per il futuro del paese, prime fra tutte quelle della funivia del Baldo e del museo comunale. L’autore riporta taluni severi giudizi formulati da Pariani su scelte belliche del regime, decisamente interessanti sul piano storico, ripercorre le tappe della sua vicenda giudiziaria, riporta i giudizi di vari studiosi sulla sua riforma (divisione binaria) dell’esercito  e chiude sottolineando che Pariani si era sempre considerato ed era stato effettivamente “un militare totalmente dedito all’esercito e quindi alieno da sconfinamenti nella politica”, e che il suo rapporto con il fascismo era stato “di affinità e simpatia…e niente più”, come dimostra il fatto che avesse preso la tessera del partito ”solo a metà degli anni Trenta e su sollecitazione del capo di gabinetto del Ministero della Guerra”.  Malcesine lo ha voluto ricordare con gratitudine dopo la morte dedicandogli nel 1956 un busto nel museo del castello di Malcesine, opera dello scultore Albino Loro, ed intitolandogli la scuola materna del paese. V.S.G.

“Vardirex”, l’esercitazione interforze e interagenzia, giunta alla terza edizione, si è svolta, nel massimo rispetto delle normative tese a limitare la diffusione del contagio da Coronavirus, in Abruzzo ed in particolare nei comuni di Avezzano, Sulmona e Scanno. Si prefiggeva lo scopo di testare la risposta sul campo da parte del Dipartimento di Protezione Civile, delle Forze Armate e degli Enti locali in caso di allertamento per pubbliche calamità, anche di diversa e grave entità.

Presso il polo logistico della Croce Rossa Italiana di Avezzano (AQ) l’Associazione Nazionale Alpini ha provveduto ad allestire un campo base con relativo assetto sanitario della Sanità Alpina per la gestione ed il coordinamento delle attività di soccorso e ripristino delle normalità a seguito di eventi calamitosi simulati, in particolare, nella Marsica ed in alcune zone insistenti le aree dei Parchi Nazionali d’Abruzzo e della Majella.

Durante i tre giorni d’esercitazione sono state simulate situazioni emergenziali complesse dovute a scosse sismiche, condizioni meteo particolarmente avverse, alluvioni, smottamenti e frane che hanno richiesto l’intervento immediato dei soccorsi giunti sia via terra che via aerea grazie al simultaneo impegno dei soccorritori dell’Esercito, della Marina Militare, della Aeronautica Militare e dei volontari dell’Associazione Nazionale Alpini (Sanità e volontari del 4° Raggruppamento).

L’Esercito ha schierato assetti specialistici e numerosi mezzi e materiali tecnici provenienti principalmente dalle Truppe Alpine che nelle diverse simulazioni ha impegnato circa 150 specialisti con competenze nei relativi campi di intervento; in particolare, i piloti e gli elicotteri dell’AVES (Aviazione Esercito) hanno garantito i collegamenti nella terza dimensione a tutto vantaggio della rapidità nei soccorsi, gli uomini del battaglione multifunzionale “Vicenza” del 9° reggimento alpini de L’Aquila hanno lavorato al ripristino delle strutture essenziali, ma anche alla tutela di strutture ed animali insistenti nel Parco nazionale d’Abruzzo (recupero congiunto di un mammifero altrimenti destinato a perire e tutela della particolare ambiente naturale), le Squadre Soccorso Alpino Militare hanno portato a termine operazioni complesse di primo soccorso ed evacuazione di feriti; nello specifico grazie ad una particolare collaborazione fra Sanità Alpina ANA e la società Telespazio a Scanno è stato schierato un posto medico avanzato con possibilità di trattare pazienti con l’ausilio della telemedicina.

Particolari mezzi speciali si sono esercitati nel lago di Scanno per consentire, nel massimo rispetto delle norme ambientali, il recupero di personale rimasto isolato. La sinergia fra operatori radio della ANA ed i trasmettitori alpini ha garantito a tutti gli attori della simulazione la possibilità di comunicare anche in condizioni estreme causa la compartimentazione del territorio montano.

Il tutto è stato perfettamente coordinato con le componenti del sistema di gestione e risoluzione della crisi emergenziale (Dipartimento della Protezione Civile, Protezione Civile Regionale, Prefetture e Comuni interessati), a cui si sono aggiunte le realtà universitarie abruzzesi che nelle fasi preparatorie dell’esercitazione hanno contribuito con studi specifici alla conoscenza morfologica dell’area di esercitazione.

La Marina Militare ha impiegato un elicottero SH 101A a supporto delle operazioni di soccorso e recupero. L’Aeronautica Militare ha rischierato, presso l’Aeroporto “Giuliana Tamburro”, un elicottero HH139A che ha partecipato a missioni di ricerca e soccorso ed antincendio boschivo; un velivolo C27J con i compiti di trasportare in zona il personale ed il materiali dell’Ospedale da Campo dell’ANA e di simulare missioni di evacuazioni per cause mediche (MEDEVAC); inoltre sono stati impiegati gli assetti necessari per garantire il controllo dello spazio aereo e la gestione dell’aeroporto stesso. Importante è stato il supporto del velivolo AMX che ha effettuato ricognizioni fotografiche ad alta risoluzione delle zone maggiormente interessate dagli eventi simulati.

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha avuto modo di incontrare e salutare tutti gli uomini e le donne che sono stati impegnati, negli ultimi giorni, in questa complessa esercitazione. “Ci si addestra a operare insieme”, ha detto il Generale Farina, “per essere capaci a intervenire laddove insorgono le emergenze e prontamente. Questo è avvenuto in varie circostanze anche in questa terra, l’Abruzzo, dove quest’estate ci sono stati numerosi interventi antincendio. L’Esercito c’è sempre e si prepara di più insieme all’Associazione Nazionale Alpini, alla Protezione Civile e alle altre Forze Armate per servire lo Stato e per rispondere alle esi-genze dei cittadini in emergenza”.

Come ha sottolineato il Comandante delle Truppe Alpine, Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto che unitamente al Presidente Ana Sebastiano Favero ha siglato un accordo di collaborazione tra l’Associazione Nazionale Alpini e le Truppe Alpine (accordo teso a definire nel dettaglio quanto già finora messo in campo): “Le Forze Armate, in questa circostanza con le Truppe Alpine dell’Esercito e le strutture operative dell’Aereonautica Militare ed della Marina Militare, sono pienamente coinvolte in programmi e sperimentazioni che hanno come obiettivo il raggiungimento di una maggiore capacità d’intervento in sinergia con tutte le altre organizzazioni che si occupano di previsioni e soccorso”, quello che in sostanza rappresenta uno degli scopi principali della “Vardirex 2020”. (Fonte:www.ana.it)

Continua l’attività dei volontari della Protezione Civile Ana nelle zone colpite dal maltempo.
 
E' salito il numero degli uomini impiegati (264 per 365 giornate/uomo complessive) ma è diversa l’attività svolta, perché nei primi momenti è stato necessario effettuare principalmente interventi di pompaggio dell’acqua e di presidio, mentre ora la maggior parte delle attività sono volte alla rimozione del fango e dei detriti, trascinati dalla furia dell’acqua.
 
La maggior parte dei volontari Ana sono al lavoro in Piemonte, mentre in Liguria operano in particolare in Val Tanaro e nel Genovese per la messa in sicurezza del territorio. In queste due regioni e in Valle d’Aosta rimane alta l’allerta per le prossime ore, in base all’evolversi della situazione meteo.(Fonte:www.ana.it)

Sono 200 i volontari della Protezione Civile Ana del 1° Raggruppamento che stanno intervenendo in queste ore in Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, regioni flagellate dal maltempo.

Le forti piogge cadute sulle zone montane hanno creato frane, smottamenti, con strade interrotte a causa dei fiumi esondati e in alcuni casi ponti crollati, come quello sul Sesia, nei pressi di Gattinara (Vercelli). I fiumi, ingrossatisi in quota, hanno poi riversato grandi quantità d’acqua a valle, provocando danni anche nelle zone di pianura già colpite dal maltempo.

I volontari con la penna nera provengono dalle Sezioni di Imperia, Savona, Genova, Asti, Alessandria, Cuneo, Val Susa, Vercelli, Saluzzo, Pinerolo, Biella, Novara, Valsesiana, Torino e Mondovì. 

In Piemonte sono al lavoro oltre 100 volontari intervenuti principalmente nel Vercellese, nel Cuneese e nel Verbano-Cusio-Ossola. Ricordiamo che ci sono 37 strade chiuse, compresi vari ponti (per un certo periodo è stata chiusa anche l’autostrada A4 Torino-Milano). In Liguria stanno operando attualmente 38 volontari, ma nelle scorse ore sono intervenuti i volontari di tutte e quattro le Sezioni liguri a causa dei danni e degli allagamenti su tutto il territorio regionale. Trentatré volontari in Valle d’Aosta sono invece in preallerta. Finora hanno effettuato l’equivalente di 250 giornate/uomo.  (Fonte:www.ana.it)
 
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