Sotto il sole, a picco, per una giornata intera e la notte a seguire per preparare i  5.000 «mattoni» con cui costruire il «muro» capace di ...

In Gran Guardia “essere nemici”, lo spettacolo di musica e parole dedicato a Vittorio Bozzini, alpino reduce di russia e autore di “neve rossa”, nel ...

Dopo cento anni, qualcuno può portare un fiore sulle loro tombe. I parenti non sapevano dove fossero sepolti i bisnonni e i prozii caduti sul fronte ...

(Fonte: L'Arena.it) "Il Milite non più ignoto": vincono gli alunni di Erbezzo Hanno raccontato nei pochi minuti del video «In memoria di..» la ...

Domenica 2 giugno si terrà a Bistagno (Alessandria) la 4ª edizione del Campionato Ana di mountain bike sui 27 km del percorso, per un dislivello complessivo di 600 metri, che si snoda sul sentiero naturalistico “500”. Le iscrizioni dovranno essere ...

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12/07/2019 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara „I più avevano 18 - 20 anni appena. Zaino in spalla, un penna nera sul cappello, sono partiti per difendere i ...

Olindo Ermini, alpino poeta

(V.S.G.) Gli alpini di Volon, capogruppo Tognettini in testa, ricordano con affetto e commozione la bella figura di Olindo Ermini, il capitano alpino che nei decenni scorsi fu poeta ufficiale della Sezione veronese e che in quella tranquilla frazione di Zevio amò vivere con la moglie Maria Damiani e la famiglia. Là egli aveva trovato la serenità e la quiete per il suo “vecio cor d’alpin”, come scrisse in una bella poesia dedicata al paese. Ai più giovani il suo nome è forse poco noto e proprio per questo ci pare opportuno parlare di lui in questa rubrica dedicata alla poesia alpina. Olindo era nato a Verona il 12 novembre 1897 da Ottavio, capitano alpino che fu richiamato nella grande guerra e vi aperse la vita. Olindo, partito volontario nella medesima guerra, ebbe il comando del plotone arditi del battaglione Monte Tonale, 5° Alpini, compì prodezze sull’Adamello, fu gravemente ferito e decorato al valor militare, rimanendo invalido. Divenuto funzionario statale, amò immortalare i sentimenti alpini in versi semplici e intensi, ora briosi, ora commoventi, che pubblicò nella raccolta Ciacole in rima del 1952, composta di 41 componimenti, dedicata al padre; nel 1972 ristampò la medesima raccolta, aggiungendovi 23 poesie nuove, con il titolo Rime scarpone, che dedicò al tenente colonnello Wilfredo Ambrosini. Si spense il 20 settembre 1976.

L’ultima raccolta fu impreziosita dalla presentazione del “vecio colonel” Guido Pasini, e dalla prefazione di Vittorio Bozzini; questi, da scrittore e letterato quale era, esaminò con acume la poesia di Ermini, nella quale, accanto al sorriso bonario, alla battuta scanzonata ed alla nota arguta, sottolineò  la presenza dell’ “attaccamento ancestrale della gente veronese agli affetti puri, forti, sacri per la casa, la terra, la Patria … un sentire fortemente gli ideali belli e santi della vita”.

Tra le poesie, accanto a quelle dedicate agli amici alpini ed a luoghi ed eventi notevoli per la storia delle penne nere, sono particolarmente conosciute ed apprezzate  quelle che tratteggiano con efficacia ancora attuale l’essenza dell’essere alpini consistente nel “volerse ben”, nel sentirsi una famiglia, nell’amare la vita,  i bambini, la Patria e nel sentirsi ringiovanire ogni volta che si indossa il cappello alpino. Di lui ricordiamo la notissima poesia L’alpin, in cui immagina un semplice e toccante colloquio tra nonno e nipotino sull’identità dell’alpino: il nonno spiega che l’alpin l’è el vero fiol de la montagna, che quando passa lui tuto un soriso diventa el mondo , che in guerra l’alpin l’è forte  e in pace l’alpin l’è oro, pronto a iutar l’Italia col lavoro, ed il bambino alla fine mostra d’aver capito tutto  affermando Sì, nono, mi lo so ci l’è l’alpin, / l’alpin l’è l’omo più vissin a Dio.  Chiudiamo questa breve rivisitazione di Ermini, riproponendo una poesia che nella sua semplicità può essere intesa come un lascito testamentario per ogni alpino e per ciascun uomo di buona volontà.

                                                                                                                             Volerse ben

Quando che se catemo tuti uniti,

par confidarse ciacole e pensieri:

“Volive ben, righè sempre driti”

el ne consiglia el nostro Balestrieri:

 

D’amarse e po’ d’andar sempre d’acordo

El ne ripete pura el Capelan:

a ste parole nessun l’è sordo

parché i è dite con el cor in man.

 

Bisognarìa però, che tuti quanti

I  fasesse così come i alpini,

che tuti quei che schei ghe n’à gran tanti

i ghe volesse ben ai più poarini.

 

Par questo mi ripeto volentieri

Ai veci, bocia e tuta l’altra gente

col Capelan, col nostro Balestrieri:

“Volerse ben, butei, no costa gnente!”

Ermini

La stele ai caduti di Santa Lucia Extra

S. Lucia Extra, il borgo situato fuori le mura di Verona, è denominato anche S. Lucia della Battaglia, a ricordo del fatto d’arme che qui si svolse il 6 maggio 1848 tra l’armata Sarda di Carlo Aberto di Savoia e le truppe di Radetzky, nella prima, sfortunata campagna risorgimentale. Proprio all’imbocco del vecchio ingresso del cimitero, teatro dei più aspri scontri di quella giornata, troviamo la stele ai caduti di S. Lucia. Venne inaugurata il 27 giugno del 1920, quando ancora si trovava nella primitiva locazione di via Mantovana n° 6. L’opera, scolpita dall’artista concittadino Ferruccio Recchia è composta da un bassorilievo di marmo bianco raffigurante una raffinata, quanto elegante figura femminile in abito classico. Il capo è leggermente chinato, rivolto verso il basso; qui, ai suoi lati, si trovano incisi i nomi dei caduti. Con la mano destra impugna la vittoria
alata che sostiene con le braccia alzate una corona di alloro ed i piedi gravanti su una sfera. La mano, a sua volta, poggia su un supporto scolpito a forma di libro richiuso. Il libro è il simbolo della scienza e della saggezza, ma richiuso rappresenta anche i limiti dell’uomo rispetto all’onniscienza di Dio. Con il braccio sinistro cinge uno scudo, l’Egida di greca memoria, sotto la cui protezione i nomi dei caduti sono posti. Le pieghe dell’abito, appena sostenute con la mano destra, come cascate d’acqua, scendono lungo la sua snella figura in un pianto di diramazioni, le quali, paiono quasi infrangersi a contatto con i loro nomi. In alto, sopra la testa troviamo la scritta: “S. Lucia, ai prodi suoi figli, caduti per la patria 1915 – 1918”. Due cornici angolari avvolgono la parte alto mediana dell’opera; quella di sinistra con foglie di alloro evocante la pace vittoriosa, quella di destra invece con foglie di quercia, simbolo della forza. In basso, sulla fronte del basamento posto ai suoi piedi, troviamo un’originale riproduzione dell’elmo Adrian costituito da tre segmenti in vetro riproducenti il tricolore. Ai suoi lati, fanno da scorta due daghe con fronde di quercia ed alloro. A questo punto ci sia concesso di aggiungere una precisazione non a tutti nota. Come si può vedere, a fianco della stele, nel 1991 è stata posta una piccola lapide a ricordo dei caduti austriaci tumulati nel cimitero che perirono nella battaglia del 6 maggio 1848. Ebbene, i caduti della parte austriaca erano sudditi di lingua italiana dell’Impero d’Austria, per di più facenti parte di un reparto reclutato nel veronese e nel rodigino: il 45° Reggimento Arciduca Sigismondo, e l’Arciduca era nipote di primo grado di Carlo Alberto stesso. In pratica i nonni di coloro che vengono ricordati sulla stele, erano caduti dall’altra parte nella prima campagna del nostro risorgimento; ma questa è un’altra storia. Luca Zanotti

Bibliografia consultata:
- A.A.V.V. – Un Borgo, Una storia: S. Lucia nel Risorgimento tra ‘700 e ‘800 - Associazione
festeggiamenti Santa Lucia – Verona, 1992. Vol. 3.
- A.A.V.V. – Un borgo, una storia: S. Lucia verso i nuovi quartieri, il 900 – Associazione
festeggiamenti Santa Lucia – Verona, 1994. Vol. 4.

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Negli anni del centenario della Grande Guerra innumerevoli sono state e saranno le pubblicazioni, le mostre e le iniziative dedicate ai molteplici aspetti di essa. Essendo impossibile dar conto di tutte, è inevitabile fare delle scelte, fissando l’attenzione sulle più originali e significative. Tra queste rientra senz’altro il poderoso volume Chiese e popoli delle Venezie nella Grande Guerra, pubblicato nel 2016 dall’Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa di Vicenza e curato da Francesco Bianchi e Giorgio Vecchio. In oltre 550 pagine sono raccolte le relazioni di due convegni sul tema svoltisi il primo a Trento l’8-9 aprile ed il secondo ad Asiago il 27-28 maggio del 2016. Elegante e corredato di numerose immagini inedite, il volume non affronta in modo analitico e descrittivo affronta non singoli eventi bellici, ma il complesso rapporto tra guerra e coscienza religiosa, tra le posizioni di papa Benedetto XV e quelle da lui non condivise dei cattolici nazionalisti, tra quanti vedevano la guerra come “castigo di Dio” e perciò ingiustificabile sul piano religioso e quanti più laicamente cercavano le motivazioni di giustizia delle parti in causa. Il testo spiega che la sacralizzazione della guerra non fu opera della Chiesa, bensì degli Stati; in esso si affronta il tema del ruolo e del comportamento di clero e cappellani nel conflitto e si illustrano le figure ed il travaglio interiore di alcuni di questi sacerdoti prestati alla guerra, da don Primo Mazzolari a don Annibale Carletti, l’eroe di Passo Buole, a don Giovanni Minozzi, che ideò e realizzò in Veneto un gran numero di “Case del soldato”; si seguono pure i difficili rapporti tra le autorità militari da un lato e contadini della montagna veneta e clero dall’altro, guardati spesso con diffidenza  e accusati di austriacantismo o disfattismo; ampia trattazione è riservata al ruolo svolto dal vescovo di Trento Endrici e da quello di Vicenza Rodolfi, entrambi decisamente sostenitori della causa italiana, ma impegnati a difendere le loro popolazioni e l’autonomia della Chiesa ; infine sono analizzati pure le peripezie vissute da suore, orfanelle e pazze nei territori occupati dall’Austria dopo lo sfondamento di Caporetto e il dramma dei profughi veneti dopo Caporetto, smistati in regioni italiane distanti, ove erano sopportati e malvisti dai residenti. Il volume, decisamente di livello accademico, fornisce per la tematica in oggetto un ricco e aggiornato apparato di indicazioni bibliografiche utili e preziose per quanti vogliano approfondire  le vicende delle popolazioni trivenete durante il conflitto. (V.S.G.)

Il Monte Vioz con i suoi 3645 m. fa parte della catena montuosa del Ortles Cevedale, nel Parco Nazionale dello Stelvio, sopra la Val di Pejo. Poco lontano dalla cima del Monte Vioz c’è Punta Linke, che con i suoi 3629 m di altitudine è stata una delle postazioni austro-ungariche più alte e più importanti dell’intero fronte durante la prima guerra mondiale. Dotata di un doppio impianto teleferico, era collegata da una parte al fondovalle di Pejo e dall’altra al “Coston delle barache brusade” verso il “Palon de la Mare”, nel cuore del ghiacciaio dei Forni. Con la fine della guerra, la postazione militare di Punta Linke venne abbandonata, ma il ghiaccio e le particolari condizioni climatiche ne hanno consentito la conservazione fino ai giorni nostri. Un progetto di ricerca e di recupero dei beni culturali della Provincia autonoma di Trento ha permesso il totale recupero della postazione e del materiale che ben si è conservato in tutti questi anni, trasformandola nel museo più alto d’Europa. Il percorso per raggiungere la cima del monte Vioz è piuttosto lungo e richiede una particolare attenzione, soprattutto per i suoi tratti esposti in alcuni punti del tracciato. Il punto di partenza dell'escursione per raggiungere la cima è la località "Doss dei cimbri" a quota 2306 m ed alpinisticamente viene classificato come: “EEA -Escursionisti Esperti Attrezzati”. La difficoltà è sicuramente gratificata dal fantastico panorama a 360° che vi si può ammirare nelle belle giornate di sole: il sottostante Ghiacciaio dei Forni, la Val di Pejo, le Dolomiti di Brenta, i Gruppi dell'Adamello, la Presanella, le Dolomiti, fino al Gruppo del Bernina. Poco sotto la cima si trova il rifugio “Città di Mantova” al Vioz, a m. 3535, che è il più alto rifugio delle Alpi centrali e orientali. Il primo rifugio Vioz fu costruito tra il 1909 e il 1911 dalla sezione del club alpino di Halle a.d. Salle (club alpino tedesco). Durante la prima guerra mondiale 1914-1918 la capanna Vioz era adibita a base militare Imperiale e nel 1921, a guerra finita, il rifugio venne assegnato alla S.A.T. Nei pressi del rifugio sorge la chiesetta in muratura più alta d'Europa dedicata alla Vergine Immacolata ed a S. Bernardo di Mentone. Fu costruita a perenne ricordo delle vittime della guerra. All’ingresso campeggia una lapide che parla di Verona: riporta il ricordo che gli alpinisti della Val di Sole dedicarono al socio mons. Angelo Grazioli, nato a Grezzana (Vr) nel 1883, canonico del Duomo di Verona, che fu presidente del comitato costruttore di quell’alto sacello. Giorgio Sartori

MonsAngeloGrazioli

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Unità Cinofile di Soccorso: “Valborbera è da ripetere!”

“Esercitazioni come questa della Valborbera sono esperienze da ripetere, il più frequentemente possibile!”. Questa l’opinione condivisa dal Vice Coordinatore Nazionale delle Unità Cinofile di Soccorso della Protezione Civile dell’ANA Clemente Violino, e dal responsabile UCS del 1° raggruppamento Daniele Banchieri, e di tutti i quasi 60 partecipanti che si sono avvicendati, nelle giornate di sabato 25 e domenica 26 in Valborbera, tra le montagne dell’Alessandrino, per l’esercitazione delle UCS del 1° Raggruppamento.

Entusiasmo e soddisfazione espressi in modo generale dai volontari impegnati nella due giorni, giunti dai nuclei cinofili della Protezione Civile delle Sezioni ANA di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, che hanno potuto sperimentare le condizioni meteorologiche più disparate, dalla pioggia battente del sabato fino al limpido sole e alle rigide temperature quasi invernali della domenica.

“Un momento di formazione e di scambio di esperienze tra i vari operatori e gli istruttori davvero prezioso ed irrinunciabile – ha proseguito Clemente Violino – una occasione per lavorare davvero tutti insieme, tra unità provenienti dai vari territori, tra operativi e aspiranti tali”.

“Speriamo davvero di farne altre, magari ogni mese, anche se la cosa, davvero, al momento pare difficile – ha concluso – ma chissà, almeno ogni due o tre mesi, magari sfruttando le case dell’ANA presenti sul territorio nei momenti in cui queste sono libere da altri impegni, per crescere e migliorare sempre di più. Perché è in questo modo che si cresce davvero!”.

http://www.ana.it/…/unit-cinofile-di-soccorso-valborbera-da…

Il battaglione alpini "Verona" nella battaglia d'arresto del 1917

di Alfeo Guadagnin

Il Verona nei primi giorni di novembre occupa M. Palo, nel settore dell’Ortigara, ma con l’arretramento del XVIII Corpo d’Armata della IV Armata in seguito della rotta di Caporetto, anche il XX della VI Armata, di cui il Verona fa parte, ripiega sulle posizioni della zona delle Melette di Gallio- Melette di Foza. Il 9 novembre il battaglione si trova in linea sul M. Badenecche con le compagnie 56ª e 58ª. il giorno seguente il Verona al completo si porta a Val Piana, poi a sera arriva a Campanella, frazione che si trova sulla strada tra Gallio e Foza.
Neanche il tempo di sistemare le tende, che deve ripartire d’urgenza per raggiungere la Valle di Campo Mulo dove trova dei baraccamenti per passare la notte. Il mattino dell’11 l’artiglieria austro-ungarica inizia un bombardamento su tutto il settore che va da Gallio, M. Longara, Sisemol, Melette di Gallio ed il Verona deve abbandonare le baracche e portarsi al riparo tra i tanti roccioni che costellano la valle, poi verso sera un nuovo ordine lo riporta in Val dei Ronchi, ancora nei pressi di Campanella. Alle 2,00 del 12 novembre il battaglione deve partire immediatamente, raggiungere il M. Longara e mettersi a disposizione del comandante di settore, Tenente Colonnello Lamm Rusconi del 9° fanteria (Brigata Regina). Il M. Longara è tenuto da reparti del 9° fanteria e del 77° fanteria (Brigata Toscana) e da poche ore hanno perso un importante nodo difensivo, così alle 5,00 le compagnie 57ª e 73ª vengono lanciate all’attacco e dopo mezz’ora riprendono la trincea perduta catturando anche 17 prigionieri.
Alle 16,00 le due compagnie vengono rimpiazzate con una del 9° ed una del 77°, dopo circa un’ora il nemico inizia un fortissimo bombardamento ed alle 18,00 lancia la fanteria all’attacco delle posizioni italiane. Il battaglione Verona che in quel momento era di rincalzo, durante il bombardamento si era ricoverato nelle numerose caverne del monte in attesa di essere impiegato in combattimento, ma gli austriaci sfondavano il fronte in più punti e si rovesciavano sugli alpini.
Ogni caverna veniva attaccata con bombe a mano e mitragliatrici. Gli uomini del Verona venivano in parte uccisi, in parte catturati, le compagnie 57ª e 73ª che erano in riserva in prima linea venivano completamente annientate. Le altre compagnie, 56ª e 58ª riuscivano a sganciarsi con perdite contenute grazie alla loro posizione più defilata.
All’alba del 13 il Verona viene spostato a disposizione del 9° Gruppo Alpini in Val Capra. Nella battaglia del Longara ha perso 34 ufficiali e 505 uomini di truppa e il suo comandante, il Maggiore Feliciano Noli Dattarino è morto eroicamente tentando un colpo di mano, dapprima ferito da bomba a mano e poi finito da pallottola di fucile.
Il 15 durante un bombardamento sugli accantonamenti di Val Capra, viene colpito in pieno il deposito di munizioni del battaglione e la forte esplosione provoca la perdita di altri 14 soldati ed un ufficiale, di tutto il materiale di casermaggio e di fureria.
Il battaglione comandato dall’ufficiale più alto in grado rimasto, il Capitano Daniele Crespi, conta 13 ufficiali e 384 soldati..
Il 17 novembre viene mandato in rinforzo alla testata di Val Miela, tra le Melette di Gallio e quelle di Foza a disposizione del 129° fanteria della Brigata Perugina. La 56ª compagnia che è quella con l’organico migliore viene mandata in linea e disposta su terreno scoperto e privo di difese, dove scorto dalle truppe nemiche che dominano M. Meletta di Gallio, viene preso dal fuoco d’infilata.
Deve abbandonare la posizione lasciando tra morti, feriti e dispersi, un ufficiale e 73 uomini di truppa. Malgrado ormai il battaglione sia ridotto a pochi e malmessi soldati, viene ancora mandato a Malga Slapeur, sotto M. Fior ancora a disposizione del 129° fanteria. Protetto dalla 73ª compagnia (37 uomini) si dispone a difesa del settore poi il giorno seguente lascia la prima linea per raggiungere Valstagna ed il giorno dopo arriva a Bassano. Riceve immediatamente 690 complementi ed il 22 viene mandato in Val Brenta a presidio della galleria della Grottella, a sbarramento della valle dove si rafforza.

Il bollettino del 13 novembre: "Sull'altopiano di Asiago, la notte del 11-12, il nemico, con rinnovate e maggiori forze, ritentò l'attacco sul fronte Gallio Monte Longara-Melette di Gallio. Dopo aspra lotta, l'avversario in un definitivo contrattacco, fu respinto con gravissime perdite. Si distinsero per la grande bravura, validamente sostenuti dalle artiglierie di tutti i calibri, il 9° reggimento di fanteria (Brigata "Regina") e il battaglione alpini "Verona".

Il centro studi ANA Verona, grazie alle ricerce storiche del Dott. Dario Graziani, ha individuato alcuni alpini veronesi caduti proprio in quella battaglia.

Campagnari Ernesto di Giovanni e Tomelleri Maria nato a Pastrengo il 25.3.1897. Assegnato nel Deposito 6° rgt alpini truppe complementari centro Verona. Disperso in combattimento 12.11.1917. Risultato prigioniero di guerra 12.11.1917. Morto presso il nemico a Longare (Asiago) 12.11.1917.

Gardenato Zeffirino di Giuseppe e Pavoni Adelaide nato a Rivoli il 19.9.1898. Assegnato nel battaglione alpini “Verona” 57° compagnia 30.6.1917. disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917 risultato poi prigioniero di guerra (probabilmente catturato ferito). Morto presso il nemico 29.12.1917

Oliboni Giuseppe di Francesco e Gottardi Eugenia nato ad Avesa il 14.1.1898. Assegnato nel battaglione alpini Verona 30.6.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917.

Todeschini Giobatta di Filippo e Pellegrini Maria nato a Lavagno il 27.12.1898. Assegnato nel battaglione alpini Verona 73° compagnia 14.6.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917

Bressan Vittore di Giovanni e Venturi Anna nato a Soave l’8.5.1898. Aggregato nel battaglione alpini Verona, 73° compagnia 30.6.1917. Disperso nel combattimento regione Gallio 12.11.1917.

De Beni Ettore di Ernesto e Pellegrini Virginia nato a Costermano il 3.2.1898. Aggregato nel battaglione alpini Verona 27.5.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917

Battistoni Antonio di Francesco e Campetti Domitilla nato a Lazise il 25.8.1883. Assegnato nel Deposito 6° rgt alpini truppe complementari centro Verona 13.7.1916. Assegnato nel battaglione alpini Verona 20.10.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 17.11.1917.

Campagnari Salvino Carlo di Basilio e Gambini Elisa nato a Lazise il 7.7.1898. Aggregato nel battaglione alpini Verona 30.6.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 17.11.1917

Griso Andrea di Guglielmo e Campagna Veneranda nato a Selva di Progno il 24.6.1887. Aggregato nel battaglione Verona 20.10.1917. Disperso nel combattimento di Gallio 17.11.1917

Castelletti Francesco di Giobatta e Lorenzi Luigia nato a Brentino l'11.9.1898. Assegnato nel Deposito del 6° rgt alpini 3.3.1917. Aggregato nel battaglione alpini Verona 27.5.1917. Disperso in combattimento sul monte Longare 19.11.1917

Ricerca storica di Alfeo Guadagnin e del Dott. Dario Graziani.
Fonti consultate: Diario storico del battaglione verona "Agli alpini del Verona" e Diario storico militare del Battaglione Verona dal 19 Dicembre 1916 al 30 Novembre 1919.
Centro Studi ANA Verona

Convegno Centro Studi Ana

Sabato 30 settembre 2017, la sezione ANA Verona, ospiterà il Convegno Nazionale del Centro Studi presso la sala conferenze del Palazzo della Gran Guardia (Piazza Bra, 1), gentilmente messo a disposizione dalla nostra amministrazione comunale.

Questi Gli argomenti che verranno trattati :

Iniziative Centro Studi Ana per il centenario Grande Guerra 15/18:

  1.       Concorso Nazionale: "Milite non più ignoto" 2017-2018
  2.       3ª Conferenza a Padova del ciclo “Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai…”
  3.       Valore alpino “Degni delle glorie dei nostri avi…” volume secondo 1916

Iniziative Centro Studi Ana per il centenario dell’Ana 1919-2019:

  1. Borse di Studio
  2. Pubblicazione cofanetto 3 volumi sulla storia dell’Ana 1919/2019
  3. Digitalizzazione e indicizzazione dei numeri de L’Alpino dal 1919 e dei libri firma conservati presso il nostro Rifugio Contrin

Ristrutturazione Museo storico degli alpini al Doss Trent

  1. I Sacrari della Grande Guerra

Presentazione del libro “Dal Monte Ortigara a Villa Giusti” del gen. Tullio Vidulich

Cori Ana e coralità

Sistema Bibliowin e biblioteche Ana

Con gli alpini gli studenti del “Copernico” riscrivono la storia con amore.

Gli studenti di due classi del liceo “Copernico” di Verona, la 5D e la 5BSA, una cinquantina in tutto, guidati dalle insegnanti Barbara Barana e Katia Menegolo, hanno aderito con entusiasmo alla proposta del Centro Studi della Sezione ANA di partecipare all’iniziativa “Il milite … non più ignoto” con una ricerca nuova ed originale. Si è trattato di dare un’identità storica ed umana che andasse oltre il semplice nome e cognome dei 3915 soldati che sono stati tumulati nel Sacrario militare esistente presso il Cimitero Monumentale della città. Sono state così riportate alla luce storie e vicende commoventi, accostate con sensibilità, profondo rispetto e tanta umanità. Un modo nuovo, senz’altro efficace, di insegnare e studiare storia che ha permesso a studenti e insegnanti di divenire essi stessi scopritori di realtà storiche umanamente preziose, ma spesso trascurate dalla storiografia ufficiale che si ferma solo ai grandi personaggi ed ai grandi eventi. Ma anche i piccoli uomini, gli uomini della quotidianità hanno vissuto, hanno sofferto, hanno avuto sentimenti, hanno partecipato alle vicende della patria. Gli studenti del “Copernico” si sono immedesimati nelle vicende dei tanti loro coetanei giunti da ogni parte d’Italia e morti a Verona per lo più di malattia o di ferite negli anni del primo conflitto mondiale. Con la loro opera essi hanno contribuito a dimostrare che i nostri giovani, debitamente motivati, hanno doti straordinarie di sensibilità e umanità, che costituiscono un patrimonio di valori e di potenzialità per la nostra Patria e per la cultura. L’auspicio è che l’esempio degli studenti del “Copernico” sia seguito da tanti altri, così che rinasca nei cuori e nelle menti dei giovani la consapevolezza della continuità tra le generazioni, del legame che unisce il passato con il presente, nella prospettiva di creare un futuro più umano e più giusto. Il Centro Studi dell’ANA veronese, guidato da Giorgio Sartori, ha  accompagnato e seguito il lavoro degli studenti, fornendo tutti i dati in suo possesso e darà pubblicazione ai risultati della ricerca, che parteciperà al concorso “Il milite … non più ignoto” bandito a livello nazionale dall’Associazione Alpini. V.S.G.

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‘’L’Albania? Un ciasso confronto alla Russia. Gh’era talmente fredo che i diei te podei tajarli ia tuti’’.

Lui è Amelio Corradi, 97 anni il 13 dicembre di quest’anno, portati magnificamente e ancora in salute.  Nato e cresciuto a Velo Veronese, Amelio venne arruolato nella Divisione Tridentina come autiere scelto e fu imbarcato per l’Albania. ‘’Là no gh’era niente, no gh’era strade. Doveimo morir ancora el primo giorno che erimo rivè là, parchè  i inglesi i ne bombardaa. Alora me son butà soto el camion, de drio ale rue, così se partea scheggie, me riparaa on poco’’. Dopo circa 7 mesi, venne rimpatriato, ma l’anno dopo ripartì per la Russia con l’Armir. Fu un inverno rigidissimo, dove si sfiorarono i 40 gradi sotto zero. Amelio, appena 23enne, venne accolto in un’isba dai coniugi Angelo e Maria con i loro due figli e fu trattato come uno di famiglia. Ricorda bene il giorno in cui un sergente maggiore ordinò la requisizione delle isbe per le truppe e Amelio, prontamente, disse che nell’isba di Angelo era meglio non andare, che si era accorto che continuavano a tossire, che forse erano tisici e il sergente maggiore gli credette. Una bugia che crebbe ulteriormente la stima verso Amelio, tanto che, quando la famiglia aveva notizie delle zone battute dai partigiani russi, lo avvisavano. Un patto di solidarietà reciproca, anche quando lui medicò la figlia maggiore ferita ad un dito con le garze e bende che Amelio costudiva nel suo camion o quando il russo Angelo gli riportò il moschetto dimenticato sotto il letto. ‘’I tedeschi? I era bestie. Par lori copar ‘na galina o un omo, l’era tanto stesso, i gavea el sangue ‘duro’ anca tra de lori’’.

Durante la ritirata, però, per un problema al camion che conduceva carico di feriti, dovette sdraiarsi nella neve e tentando di svitare il tappo del serbatoio, si congelò due dita della mano destra. In seguito a molte peripezie, fu ricoverato poi a Dresda per congelamento di secondo grado alle mani e piedi.

Fu catturato dai tedeschi durante la degenza a Verona, dopo l’8 settembre, e in modo rocambolesco, degno di una sceneggiatura di un film, riuscì a scappare, raggiungere la Lessinia e rimanere nascosto per un anno e mezzo fino alla liberazione.

Fece una promessa, un voto fatto alla Madonna della Corona durante il trasferimento sulla tradotta che lo portava al Brennero ad inizio della guerra:” Se tornerò a casa vivo, salirò a piedi scalzi fin lassù’’. Tornò e adempì a quella promessa: partì da solo da Velo, a piedi, ripercorrendo i vecchi sentieri che faceva con la nonna quando era ancora un bimbo.  Arrivato a Brentino, si tolse le scarpe e raggiunse scalzo il Santuario. Aggiunge:’’ Ma mi volarea narghe ancora a piè, ma me fiole no le vol’’. Un coraggio unico e straordinario.

Dopo 20 anni dalla fine del conflitto, ritornò in Russia, voleva tornare da quella famiglia per ringraziarla, ma fu fermato per il blocco che il regime russo imponeva.

Un inverno in quella famiglia, in quella terra lontana, il calore dell’umanità in uno dei momenti più tragici della storia, rimase scolpita per sempre nel cuore e nella memoria di Amelio, tutti ritratti in una foto bianca e nera da tramandare ai nipoti e da raccontare alle generazioni future.

Lucia Zampieri

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Chiamati alle 16,20 per un incendio a Capella Fasani, è partita una squadra di 4 volontari. Arrivati sul posto hanno constatato che, grazie all’assenza di vento ed all’umidità, restavano pochi focolai e per fortuna il fuoco si era fermato ai rovi ed al sottobosco non propagandosi ad alberi ad alto fusto. Sembrava che l’intervento dovesse concludersi velocemente, quando hanno scoperto una rotoballa di di fieno che stava bruciando. Una volta aperta completamente, per riuscire a spegnerla completamente, sono stati necessari ben due rifornimenti di acqua fatti presso al cisterna presente in contrada Gobbe. E' stato stimato che l’incendio abbia interessato circa 1000 metri quadri di terreno.

SS. Messa ore 07.45 - celebrata dal Cappellano sezionale Don Rino Massella nella chiesa di S.Luca Via Porta Nuova n.12 con la partecipazione del  coro ANA  Amici della Baita di Lugagnano.

L’Assemblea ordinaria sezionale dei Delegati dei Gruppi è convocata per DOMENICA 11 MARZO 2018 presso il Palazzo della Gran Guardia – piazza Brà  - alle ore 05.00 in prima convocazione ed alle ore 09.00 in seconda convocazione per discutere e deliberare sul seguente:

ORDINE DEL GIORNO

Saluto alla bandiera                                                                                                                            

Nomina del Presidente dell’Assemblea                                                                          

Nomina del Segretario dell’Assemblea                                                                                           

Nomina dei componenti il Seggio elettorale                                                                  

Lettura ed approvazione del verbale della seduta precedente                 

Relazione morale del Presidente sezionale                                                                   

Saluto delle Autorità presenti all'Assemblea                                                                 

Presentazione del Bilancio consultivo

Relazione del tesoriere                                                                                                                     

Relazione del Presidente dei Revisori dei Conti                                                           

Approvazione bilancio consuntivo anno sociale 2017                                                 

Presentazione e approvazione bilancio di previsione anno sociale 2018                

Determinazione Quota Associativa annuale                                                                  

Interventi dei delegati e loro rappresentanti                                                                

Consegna del premio “Alpino dell’anno”                                                                                       

Consegna del premio Sportivo Anti                                                                                 

Consegna del premio Volontario dell’anno Protezione Civile                                                                    

Consegna del premio 1° Edizione Premio Fedeltà alla Montagna Sezionale                                                                                           

                                                                                                                             Il Presidente sezionale

                                                                                                                               Luciano Bertagnoli

 

Le votazioni per l’elezione dei candidati all’Assemblea Nazionale dei Delegati di Milano inizieranno dopo la Relazione morale del Presidente sezionale nella modalità a “chiamata” già adottata nelle ultime Assemblee

Al termine dell’Assemblea ci recheremo presso la Targa del 6°Alpini per la deposizione di una corona in ricordo dei nostri Caduti

Verona, 09/02/2018

La Segreteria Sezionale

Arrivano i droni

Protezione civile: arrivano i droni

Conferenza stampa venerdì 13 Novembre, ore 15 circolo ufficiali di Castelvecchio - protezione civile, gli alpini veronesi sperimentano i droni

Protezione civile: arrivano i droni. Nell'ambito delle attività di informazione sullo sviluppo degli strumenti adottati dalla nostra organizzazione di Protezione Civile, dopo la presentazione di Bassano del Grappa alla presenza del Responsabile Nazionale, Ing. Curcio, e della Regione Veneto, con l’ Ing. Tonellato; il Responsabile Nazionale della Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA) Ing. Giuseppe Bonaldi, presenzierà alla conferenza stampa che si terrà il giorno 13 novembre 2015 alle ore 15 presso il Circolo Ufficiali di Castelvecchio. Nel corso dell'incontro verrà illustrata la nuova Unità S.A.P.R. ( Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto ) che, nell'ambito della Squadra Volo del Nucleo di Protezione Civile della Sezione Alpini di Verona , introduce l'impiego dei "droni" in affiancamento ai velivoli ad ala fissa.

L' innovativo strumento si è rivelato particolarmente utile in attività di Protezione Civile.

La Sezione ANA di Verona è stata individuata quale centro di riferimento nazionale per lo sviluppo , l'impiego e l'addestramento del personale volontario, grazie alla presenza da diversi anni di un Reparto Volo di volontari in possesso di licenze aeronautiche con base sull' aeroporto di Verona Boscomantico.

L'Organizzazione, gli operatori e gli APR (droni) sono certificati dall’ ENAC Ente Nazionale dell'Aviazione Civile dopo anni di lavoro tra sperimentazioni ed analisi oltre a corsi formativi ed esami di volo.

L’abilitazione degli operatori SAPR autorizza la nostra Protezione Civile a svolgere Operazioni Specializzate non Critiche in scenari di Emergenza.

Sistemi di Aeromobili a Pilotaggio Remoto

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Dicembre 2015 dell'Alpino

Nel processo di miglioramento e sviluppo della propria capacità operativa in risposta alle emergenze, la Protezione Civile Ana non può interrompere il collegamento con l’evoluzione della tecnica. La ricerca di strumenti che possano accrescere l’operatività e la protezione dei volontari è un processo che ci vede quotidianamente impegnati.

 È per questo che i Sistemi di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (Sapr), cosiddetti “droni”, rappresentano il nostro ultimo obiettivo. Lo scorso 13 novembre al Circolo ufficiali in Castelvecchio, a Verona, è stato presentato alla stampa l’ultimo nato, alla presenza di numerose e qualificate autorità e di tanti volontari che hanno contribuito alla realizzazione del progetto. Nel perseguire questo ambizioso progetto di ricerca la Sede Nazionale si è avvalsa della collaborazione tecnica della Sezione Ana di Verona che conta, tra le fila, esperti in materia e che è stata scelta come centro di riferimento per la formazione e l’addestramento dei volontario di questa nuova specialità.

Un drone di 12 chili ha un’autonomia di 30 minuti e con i suoi otto motori raggiunge una velocità di 90 km/h. È un attrezzatura che può funzionare anche con due motori fuori uso e in condizioni meteorologiche avverse, peculiarità che aumentano la sua affidabilità. Quello in dotazione alla nostra Protezione Civile ha ottenuto la certificazione dell’Ente Nazionale Aviazione Civile ed è già stato collaudato.

Per ora si tratta un unico apparecchio, entrato in servizio in via sperimentale dallo scorso luglio. Le immagini ad alta definizione che la telecamera registra possono essere visualizzata anche su iPad e smartphone e la connessione tra macchina e operatore è possibile fino a 2,5 chilometri di distanza. Il drone è pensato per essere modulare e modificabile in base alle esigenze e il suo impiego si affianca a quello dei velivoli ad ala fissa.

«Potrà muoversi in luoghi pericolosi per volontari e operatori, per individuare situazioni di pericolo, di catastrofi naturali e, soprattutto, intercettare la presenze di persone disperse anche in condizioni climatiche avverse», ha spiegato Aurelio La Monica, responsabile per la sicurezza del reparto volo della Sezione di Verona. Giuseppe Bonaldi, coordinatore nazionale della Protezione Civile Ana, ha ricordato che in Italia ci sono 13.500 volontari dell’Associazione, impegnati nelle diverse specialità e questo nuovo reparto può rappresentare un motivo di richiamo per tanti giovani.

L’obiettivo dell’Ana è quello di ampliare il progetto a tutto il territorio nazionale, rivolgendosi alle numerose Sezioni che hanno già manifestato interesse per questa nuova tecnologia, facilitando in tal modo interventi più rapidi e capillari sul territorio in caso di necessità. Bonaldi ha ribadito che «esiste una Convenzione dell’Ana con l’Università di Genova per lo sviluppo di queste nuove attrezzature e sarà ancora la squadra droni di Verona a rappresentare il nostro interlocutore tecnico». (g.b.) 

(fonte:L'Arena.it) Un drone di 12 chili, unico e certificato, realizzato apposta per salvare le vite umane. La sezione veronese dell'Associazione Nazionale Alpini (Ana) è l'unica in tutta Italia a essere dotata di un sistema di volo a pilotaggio remoto creato ad hoc da esperti scaligeri. La macchina, professionale e ben diversa dai simili occhi elettronici destinati alle grandi altezze, più amatoriali e utilizzati per diletto, è stata presentata ieri al Circolo Ufficiali di Castelvecchio.

«Potrà andare in luoghi pericolosi per volontari e operatori, per individuare situazioni di pericolo, di catastrofi naturali e, soprattutto, intercettare la presenze di persone disperse anche in condizioni climatiche avverse», spiega Aurelio La Monica, responsabile per la sicurezza del reparto volo della sezione veronese dell'Ana nata nel 2006 e, dal 2009, installata al piccolo aeroporto di Boscomantico. Il drone, infatti, è dotato di telecamere termiche che possono percepire la presenza del calore, e quindi di vite umane, in zone boschive o difficilmente raggiungibili.

«La nostra squadra di volo degli Alpini è formata da piloti con licenze aeronautiche e la sede nazionale ci ha riconosciuti come centro di riferimento per la formazione e l'addestramento di personale volontario», continua il responsabile. «Il drone ha ottenuto la certificazione Enac (Ente nazionale aviazione civile) ed è già stato collaudato con grandi soddisfazioni».

Due settimane fa, per esempio, il Comune di Monteforte ha chiesto di individuare, tramite il mezzo meccanico, persone che si sono finte scomparse e l'esperimento è riuscito senza problemi. Conclude La Monica: «Per ora si tratta di un primo pezzo unico, entrato in servizio in via sperimentale da luglio».

«Abbiamo 13.500 soci in Italia, impegnati in diverse specialità», ricorda Giuseppe Bonaldi, coordinatore nazionale di Protezione civile dell'Ana. «Gli esperti di volo sono a Verona e il nuovo progetto non poteva che nascere qui». L'obiettivo dell'Ana, però, è di finanziare altri sofisticati operatori elettronici.

«La macchina è pensata per essere modulare e modificata in base alle esigenze», spiega Marco Colantoni che ha realizzato il drone, che costa di base sui 20mila euro, insieme a Paolo Bellamoli. «L'immagine ad alta definizione può essere visualizzata anche su iPad e smartphone e il dialogo resiste fino a 2,5 chilometri di distanza tra macchina e operatore. I motori li abbiamo fatti fare in Cina».

Tra i sei piloti dell'Ana a Boscomantico c'è anche Giulia Stella, prima donna pilota di droni in Italia.C.BAZZ.

Foto: Il drone in dotazione alla sezione veronese dell’Ana, presentato al Circolo Ufficiali FOTO MARCHIORI
 
http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/gli-alpini-lancianoil-super-droneche-vola-in-soccorso-1.4442490
 
 

Michela Moioli oro alle Olimpiadi invernali

(fonte: www.ana.it) C'è un pizzico di Associazione Nazionale Alpini alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang. Michela Moioli, oro nello snowboardcross, dal 2014 è iscritta al gruppo alpini di Alzano Lombardo (Sezione di Bergamo).

La Moioli ha conquistato il secondo oro per l’Italia e nella gara allo Phoenix Snow Park ha preceduto la francese Julia Pereira de Sousa Mabileau e la ceca Eva Samkova.

Ricordiamo che Michela è caporal maggiore e atleta degli sport invernali al Reparto Attività Sportive del Centro Addestramento Alpino di Courmayeur. 

http://www.ana.it/page/michela-moioli-oro-alle-olimpiadi-invernali-

Presso il comprensorio sciistico del Monte Pora (Bergamo) si è svolto il 52° Campionato Ana di slalom gigante. Due i tracciati di gara: la pista Europa con un tracciato più impegnativo, mentre la pista Master un percorso ridotto per le categorie senjor. Splendide giornate di sole hanno permesso ai nostri atleti di dare il massimo in questa competizione invernale. Nella classifica finale la nostra squadra di atleti precede quelle delle sezioni alpine come Cadore, Aosta e Lecco ed alle spalle della confinante sezione di Brescia, su un totale di 38 squadre partecipanti. Nella classifica individuale i nostri atleti si sono ben distinti piazzandosi sul podio in alcune categorie. Podio d’argento nella categoria Soci effettivi Alpini - categoria A5 per Marchi Giorgio classe 1966, podio di bronzo nella categoria Soci effettivi Alpini - categoria B7 per  Salerno Alfredo Classe 1957

s.Ten. Bruno Brusco – medaglia d’oro – Cheren 17 marzo 1941

Il 17 e 18 Marzo 2018 il Gruppo alpini di Avesa in collaborazione con la Sezione ANA di Verona e il Tiro a Segno Nazionale di Verona, organizza il 1° Trofeo “Battaglione Alpini Uork Amba”, gara promozionale di tiro a segno con fucili ex ordinanza a carica ridotta e con bersaglio alla distanza di metri 50. Verranno stilate cinque classifiche:

A - Alpini in congedo tesserati ANA che abbiano già concorso in gare simili e con buoni risultati.

B - Alpini come sopra che non abbiano mai concorso in gare simili, oppure che non abbiano ottenuto buoni risultati.

C - Amici ANA e soci iscritti al TSN non alpini.

D - Open, aperta a tutti quelli che usano armi e colpi personali. Ogni tiratore può partecipare a due categorie: la sua di appartenenza e la Open.

E - Gruppi ANA, sommando i punti di almeno 3 alpini.

Nota Bene: per dare maggiori probabilità agli altri Gruppi, dai Gruppi più organizzati (Avesa e S. G. Lupatoto) verranno presi in considerazione i primi 5 risultati con cui verrà ricavata la media per formare la classifica a tre tiratori.

Regolamento:

01) Partecipazione: alla gara possono partecipare tutti i tiratori iscritti ad una Sezione TSN, gli alpini e gli amici in regola con il tesseramento ANA;

02) Colpi: compresi nell’iscrizione ci sono 16 colpi, di buona qualità, cal. 32;

03) Bersagli: per le categorie A-B-C, bersaglio da pistola libera su cui si spareranno 16 colpi eliminando il colpo peggiore, si farà la classifica sui 15 colpi migliori – per la categoria D si userà il bersaglio ex ordinanza Sniper con 4 visuali su cui si spareranno 4 colpi su ogni visuale eliminando il colpo peggiore e si farà classifica con i 15 colpi rimasti;

04) Posizione e tempi: si sparerà da seduti con l’arma appoggiata al Rest fornito dal TSN nel tempo di 20 minuti;

05) Armi: la Sezione TSN di Verona metterà a disposizione 10 fucili Mosin Nagant 91 che saranno utilizzati per le categorie A-B-C, per la categoria D potranno essere utilizzate tutte le armi ex ordinanza ante 1954 prive di ottica purché si spari con le cartucce cal. 32;

06)Linea di tiro: verrà sorteggiata al momento dell’iscrizione e con essa l’arma che porterà lo tesso numero;

07) Iscrizioni: presso Luciano Brunelli 336 358277 oppure E-Mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o anche durante la gara presso il poligono, è opportuno dividere i tiratori nei due giorni di gara.   La quota di iscrizione alla gara sarà di 15 euro;

08) Rientri: tempo e spazio permettendo sono previsti rientri solo per la categoria Open con quota di iscrizione di euro 10;

09) Orari: il sabato dalle ore 9,30 alle 12 e dalle 14 alle 18, la domenica dalle ore 9 alle 12 e a seguire le premiazioni a cui siete pregati di partecipare numerosi e con il cappello alpino.          Sono previsti viveri di sostentamento. Per quanto non specificato si farà riferimento al regolamento UITS e specifico per le armi ex ordinanza tiro ridotto;

10) Premiazioni: medaglie vermeil ai primi classificati di ogni categoria e d’argento di valore decrescente ai secondi e ai terzi, premi in natura fino a premiare, almeno, fino al 5° classificato. Coppe o targhe per i Gruppi ANA e il “Trofeo Battaglione alpini Uork Amba” al primo gruppo classificato che lo rimetterà in palio per l’anno successivo, a ricordo della vincita gli sarà applicata una targhetta con i nomi dei tiratori componenti della squadra e del Gruppo ANA, a fine competizioni il trofeo sarà esposto presso il museo del Tiro a Segno di Verona.

Luciano Brunelli

 

Il 41° campionato Ana di sci alpinismo si disputerà il 17 e 18 marzo a Ponte di Legno, organizzato in collaborazione con la Sezione Vallecamonica e dai Gruppi di Pontedilegno, Zoanno-Precasaglio e Pezzo. La partenza è prevista in località Passo Tonale alle ore 8,30 di domenica 18. Due i percorsi di gara: è previsto un tracciato di gara ufficiale e un percorso ridotto, non valevole per l'assegnazione del titolo di coppia campione nazionale ANA 2018.

Le iscrizioni dovranno essere redatte sugli appositi moduli che dovranno pervenire debitamente compilati entro le ore 18 di giovedì 15 marzo alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La quota d’iscrizione al campionato è di 20 euro per coppia e dovrà essere versata all'iscrizione o all'atto del ritiro dei pettorali.

La brochure con il regolamento completo »  http://www.ana.it/dotAsset/d092b7cd-08b2-494b-81a8-a27a91716c51.pdf

La scheda d'iscrizione »

 

 

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