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17/10/2020 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
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Una montagna per tutti o la montagna di tutti ? Riflessioni che competono anche agli alpini L’estate 2020 non si può di certo archiviare confermando le previsioni di crisi che erano state preventivate a causa del covid-19, complice sicuramente la ...

Il Gruppo Giovani ANA Verona procede a gonfie vele, per il secondo anno consecutivo siamo stati presenti con un gazebo alla manifestazione podistica “Montefortiana”. Grazie al Gruppo Alpini di Monteforte e grazie all’organizzazione della ...

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Il Gruppo Alpini Marano di Valpolicella ed il Coro della Brigata Alpina Tridentina, hanno il piacere di invitarvi al 40° anniversario di fondazione ...

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Sono 150 i volontari della Protezione Civile Ana impegnati nell’emergenza per il maltempo che ha colpito nei giorni scorsi il Veneto, in particolare Verona. Sono stati attivati su richiesta della Regione Veneto e appartengono alle Sezioni di Padova, Treviso, Verona e Vicenza “Monte Pasubio”, ai quali si sono aggiunti nelle ultime ore i volontari di Bassano del Grappa, Conegliano e Feltre.

Grazie a mezzi e dotazioni specifiche stanno portando aiuto per la rimozione di fango e detriti e la pulizia di strade e locali alluvionati, oltre al taglio degli alberi abbattuti dalla furia del vento.

Una squadra della Pc Ana di Belluno insieme ai Vigili del Fuoco sta intervenendo anche a Cortina d’Ampezzo, colpita da un forte nubifragio.

Da domenica pomeriggio i volontari della Protezione civile dell’Ana Verona sono al lavoro per liberare via Caroto e le Torricelle dalle decine di alberi caduti.

“Questa volta è toccato a noi”. Pronti a mobilitarsi e a partire in brevissimo tempo per i luoghi colpiti dalle calamità naturali – ultime in ordine di tempo il disastro provocato dall’emergenza Vaia e il sisma che ha fatto tremare l’Italia centrale quattro anni fa – questa volta, i volontari della Protezione Civile dell’ANA Verona hanno dovuto fare una manciata di chilometri appena per raggiungere le zone devastate dal temporale di domenica pomeriggio che ha messo in ginocchio il centro città. Tutte le squadre della Protezione Civile sono state allertate, entrando in azione poco dopo le 17 quando ancora non era delineata la gravità della situazione. Inizialmente mobilitati per liberare le strade anche della provincia – soprattutto in Valpolicella, a Pescantina e Bussolengo, per la caduta di rami e piante e per svuotare le cantine – i volontari dell’ANA hanno poi fatto rotta in centro città, su più fronti. Gli alpini sono intervenuti anche all’Ospedale di Borgo Trento dove i volontari hanno liberato alcune stanze e scantinati dall’acqua.

La “macchina” dei soccorsi

Da domenica pomeriggio, dunque, ci sono circa una trentina di volontari costantemente in servizio: le squadre hanno lavorato infatti fino alle tre di notte. E ieri mattina all’alba, nuovi volontari hanno dato loro il cambio. Inoltre, già nella serata di domenica, in aiuto ai veronesi sono arrivati uomini e mezzi anche da varie parti del Veneto, da Vicenza a Padova e Rovigo. Complessivamente, ci sono oltre una sessantina di volontari schierati dove serve. Nel dettaglio, da ieri mattina, le forze della Protezione Civile dell’ANA Verona e delle squadre venete di supporto, sono al lavoro in via Caroto e lungo la lasagna che dalla Valdonega sale sulle Torricelle. Nel primo pomeriggio, il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli ha effettuato un sopralluogo in questa parte di città, tra le più colpite in assoluto, per ringraziare i volontari veronesi e veneti insieme agli assessori a Sicurezza e Protezione Civile Daniele Polato e a Strade e Giardini Marco Padovani e al coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona Filippo Carlucci.

Il commento del presidente Bertagnoli

“Questa volta è toccato a noi. Fortunatamente non piangiamo vittime e non ci sono stati feriti ma la siutazione ieri ci si è presentata in tutta la sua gravità e non posso che essere orgoglioso dei miei uomini pronti a schierarsi subito dove c’è assoluto bisogno”, commenta il presidente Bertagnoli ringraziando i volontari per il loro impegno. “In momenti come questi, le istituzioni non possono far fronte a tutto ed ecco che è importante il contributo di ciascuno di noi. Non servono polemiche ma è necessario rimboccarsi le maniche e agire. In poche ore, centinaia di foto e video dei danni causati dalla tempesta sono diventati virali facendo il giro d’Italia e forse oltre. Mi piacerebbe che lo stesso spiegamento di forze venisse impiegato, ad esempio, per ampliare le fila dei nostri volontari. La porte della Protezione Civile sono spalancate, abbiamo costantemente bisogno di nuove forze”, aggiunge Bertagnoli. (fonte: https://primadituttoverona.it)

I Ranger, imbarcati su un NH90, si muovono verso la destinazione finale: un paese isolato dalla serie di incredibili nevicate avute sull’appennino centromeridionale nel gennaio 2017 che, unite ad un importante sciame di eventi sismici, hanno isolato interi paesi e frazioni in Abruzzo e nelle Marche. L’area di operazione designata per il personale del 4° Reggimento è la Valle Castellana, area completamente tagliata fuori dai soccorsi per il significativo manto nevoso, e proprio per questo assegnata agli alpini paracadutisti. Il distaccamento di Ranger, infatti, si calerà dagli elicotteri con la tecnica della fast rope (una corda spessa che viene calata dall’elicottero e sulla quale gli operatori scendono in maniera rapida, senza assicurazioni) e proseguirà con l’equipaggiamento in dotazione, le ciaspole e gli sci, verso le frazioni isolate, per portare soccorsi immediati e provvedere all’estrazione del personale a rischio.

Gli operatori del distaccamento, che fino a 4 giorni prima erano in Afghanistan per supportare ed addestrare le forze speciali locali, appena sbarcati in Italia felici di essere rientrati a Verona, appena dopo un veloce abbraccio alle loro famiglie si trovano a dover risalire su un elicottero simile a quello usato nella martoriata terra afghana ed a sbarcare in breve su altre montagne, queste diverse, per completare una missione agli antipodi di quanto fatto finora: è il cosiddetto “dual use”, ovvero l’impiego per missioni in supporto alla popolazione delle Forze Armate nella loro interezza, anche della componente operazioni speciali.

Il dual use parte dalla necessità di impiegare professionalità, tecniche e tattiche specialistiche sperimentate ed implementate dai nostri operatori Ranger per impieghi a supporto della popolazione civile e di interesse nazionale, garantendo uno strumento flessibile, concreto e moderno. Tale concetto è inserito nella spinta innovativa data al Comparto Operazioni Speciali dal  Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Claudio Graziano, in aderenza a quanto previsto dal Libro Bianco della Difesa.

Arrivati in zona, i Ranger si calano sulle corde uno dopo l’altro e, rapidamente, si mettono in marcia per raggiungere il paese isolato obiettivo della missione: Coronelle, nella Valle Castellana. Una volta in zona, gli alpini paracadutisti contattano gli abitanti del paese e provvedono a fornire assistenza immediata ed a preparare l’estrazione di personale a rischio.

Nel periodo di schieramento nel gennaio di quest’anno, il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti (RANGER) ha svolto svariate missioni di questo genere, dando la possibilità di raggiungere punti totalmente isolati a causa della neve e operando in totale isolamento, grazie alle peculiari tecniche acquisite nell’ambito dei corsi RANGER e durante gli anni di esperienza in addestramento ed in operazioni. Il reggimento ha schierato in totale due plotoni ed un comando di compagnia presso la Caserma “Berardi” de L’Aquila, in coordinamento con la Task Force SISMA, schierata dalle Forze Armate per supportare la macchina dei soccorsi a guida della Protezione Civile. Le missioni sono state svariate ed hanno permesso alla macchina dei soccorsi di raggiungere con velocità e senza ulteriori supporti le aree isolate.  I distaccamenti RANGER sono stati inseriti con i mezzi ruotati e con gli elicotteri su varie aree della Valle Castellana, portando soccorsi e prime necessità, prendendosi cura del personale dei paesi isolati fino all’arrivo delle varie unità della Protezione Civile e degli Alpini. Arrivate nelle varie zone selezionate, dopo aver ripristinato i collegamenti grazie ai particolari mezzi di comunicazione in dotazione, gli alpini paracadutisti provvedevano a prestare i primi soccorsi ed a mettere in sicurezza l’area. In paesi come Morrice, Pietralta, Rio di Lame  e Coronelle in Provincia di Teramo, i Ranger del 4° Reggimento sono stati la punta della lancia dei soccorsi, arrivando rapidi nonostante le proibitive condizioni e sparendo velocemente nel nulla tra i ringraziamenti delle popolazioni soccorse, per prepararsi a nuove missioni.

Proprio questo, se vogliamo, è il particolare connubio che è oggi il 4° Reggimento, dove la tradizione alpina e la vicinanza alla popolazione si uniscono al moderno mondo delle operazioni speciali, garantendo uno strumento di altissima qualità sia in campo nazionale che internazionale.

 


Sezione di Verona presente in forze oggi 10 Marzo 2018 a Bolzano per la riunione di Protezione Civile del 3° RGPT con Alfonsino Ercole Vice Presidente Nazionale, Luca Brandiele coordinatore sezionale, Andrea Guglielmoni Comunicazioni e Vo.La, Sebastiano Lucchi Formazione e Aurelio La Monica Coordinatore droni 3^Rgpt.

( fonte: L'Arena ) Operazioni di recupero e salvataggio di persone in acqua diventate spettacolo, perché simulate. Sabato pomeriggio lo specchio d’acqua antistante il porto di località Bergamini, a Peschiera, è stato scenario di una dimostrazione delle sezioni veronesi del Gruppo cinofili salvamento dell’Associazione nazionale alpini (Ana) e della Società nazionale di Salvamento (Sns), da anni impegnate nei mesi estivi nel controllo della costa arilicense. La dimostrazione è stata suddivisa in più esercitazioni.

Le due iniziali sono state curate dai volontari della Sns: la prima su una moto d’acqua, raggiungendo e recuperando un figurante che simulava l’annegamento; la seconda impiegando il gommone attrezzato con strumenti per assistere persone traumatizzate, tra cui barella spinale su cui il figurante è stato steso, caricato sul mezzo e trasportato in spiaggia dove l’intervento è proseguito con le manovre rianimatorie. Sono poi entrati in scena i nuclei cinofili Ana, formati da bagnini e cani soccorritori e dai loro conduttori. I primi a dare prova della loro abilità sono stati Eolo e Zoe, un Labrador e un Golden Retriever accompagnati da Fabio Lussignoli e Federica De Luca: si sono buttati dal gommone compiendo un duplice salvataggio. Quindi è toccato a Ego, Labrador nero condotto da Giorgio Guicciardi, che ha recuperato una persona partendo dalla riva. L’ultima simulazione è stata operata da entrambe le realtà di soccorso acquatico.

«Abbiamo messo in pratica la collaborazione instaurata tra i nostri due gruppi, che hanno le stesse finalità di soccorso acquatico», commenta Nicola Soliman, coordinatore generale della Sns veronese, e sottolinea: «Peschiera è l’unico paese lacustre a vantare due associazioni di soccorso acquatico».

Tra gli spettatori la sindaca Maria Orietta Gaiulli e gli assessori Elisa Ciminelli e Mattia Amicabile e una ventina di ragazzi e ragazze con disabilità del Gruppo Shalom onlus di Vimercate (Mi), che da diversi anni d’estate raggiungono il Garda ospitati dal campeggio San Benedetto Vecchio Mulino. «La manifestazione è stata pensata soprattutto per loro, che alla fine hanno potuto godersi un bagno con i nostri cani e provare i mezzi di salvataggio», spiega il responsabile del Gruppo cinofili Umberto Ferrari.

In luglio e agosto, sabato dalle 14 alle 18 e domenica dalle 10 alle 18 compreso Ferragosto, il Gruppo cinofili Ana e la Società nazionale di Salvamento garantiranno il servizio Lago sicuro: il primo coprendo le coste da località Fornaci a località Bergamini, la seconda arrivando al lido Campanello, Castelnuovo. Katia Ferraro

(fonte: L'Arena ) Incendi in Puglia e tromba d’aria a Cavallino: è l’estate di servizio «fuori casa» di una ventina di volontari delle squadre Ana di Protezione civile del Veronese. Tanti sono i volontari che hanno composto le squadre partite per fronteggiare queste due diverse emergenze al Sud come lungo il litorale veneziano.

Dopo l’esperienza dello scorso anno, quando furono impegnati due volontari della squadra Ana Valdalpone e due della squadra Ana Val d’Illasi, questa volta l’attività di monitoraggio del territorio e intervento in caso di incendio a Vico del Gargano è stata svolta da una squadra dell’Ana Valdalpone: Renata Pegoraro, Riccardo Pellegrini, Silvio Trentini e Alberto Saccomani hanno fatto parte della task force approntata dalla Regione Puglia per fronteggiare l’emergenza roghi ed hanno messo a disposizione il modulo antincendio in dotazione alla squadra.

Proprio i volontari veronesi, che sono stati ospitati alla caserma Jacotenente, struttura della 131ª Squadriglia radar remota a Monte Sant’ Angelo, in provincia di Foggia, si sono ritrovati a gestire un grosso incendio (in una delle giornate in cui il termometro sfiorava i 50 gradi) divampato nell’entroterra tra Peschici e Vieste.

I volontari veronesi, tutti abilitati nell’intervento di antincendio boschivo, hanno operato alle strette dipendenze della Sala operativa della Protezione civile della Regione Puglia: ogni giorno sono stati impegnati in due turni di monitoraggio del territorio finalizzato alla prevenzione e al pronto intervento.

Mentre loro rientravano è toccato ai loro colleghi delle squadre Ana Lessinia, Val d’Illasi, Basso Lago, Verona città, Adige Guà e ancora alla Valdalpone, intervenire per la messa in sicurezza di alcuni campeggi di Cavallino Treporti danneggiati dal violentissimo nubifragio abbattutosi nella zona di Jesolo: attivati dalla Regione Veneto, per due giorni i volontari hanno lavorato, anche con l’impiego di piattaforme aeree alla rimozione di detriti e al taglio di alberi seriamente danneggiati dal forte vento che ha danneggiato il camping Mediterraneo, il Camping dei fiori e Union lido.

Nemmeno il tempo di rientrare che i volontari delle squadre Ana di Protezione civile del Veronese orientale sono state nuovamente allertate per la ricerca di un anziano allontanatosi dalle piscine di Caldiero e ritrovato due giorni dopo sul lago di Garda. Poi il maltempo ha colpito anche l’Est veronese richiedendo l’intervento dei volontari preallertati dal Centro funzionale decentrato della Protezione civile regionale.

Paola Dalli Cani

La Squadra Sanitaria

La Squadra Sanitaria è presente all’interno della Sezione di Verona da ormai quattro anni. Durante questo periodo abbiamo operato in diversi scenari, dalle esercitazioni del Triveneto alle Adunate Nazionali  passando per le varie attività messe in campo dalle nostre Squadre di Protezione Civile e non ultimo tutte le manifestazioni organizzate dalla Sezione di Verona e da vari Gruppi Alpini. Citando alcuni eventi che hanno visto la nostra presenza attiva nel corso dell’anno ricordiamo i vari pellegrinaggi da Costabella a Passo Fittanze, dalla Conca dei Parpari allo Scalorbi per finire in bellezza con il 2° Campionato Unità Cinofile da Soccorso e il Campionato Nazionale ANA di tiro a segno Infatti il nostro compito principale è essere di supporto e di auto protezione ai Volontari della nostra Associazione durante le suddette attività. Il nostro personale altamente specializzato, può far fronte a qualsiasi evenienza che si presentasse durante lo svolgimento delle attività in cui siamo chiamati ad operare. Per questo, periodicamente, tutti i volontari facenti parte della Squadra partecipano a corsi di aggiornamento organizzati sia dalla Sezione sia dal Coordinamento delle Squadre Sanitarie del Terzo Raggruppamento di cui la Squadra è parte integrante. Inoltre, la stessa, è inserita a pieno titolo nella Colonna Mobile Nazionale dell’ANA ed è sempre pronta a partire in qualsiasi momento si rendesse necessario. Cogliamo l’occasione per ringraziare l’azienda AGSM per averci donato nel corso dell’anno le nuove divise e la squadra Medio Adige che ci ha supportati con volontari e abbigliamento. Nell’avvicinarsi la fine dell’anno, la Squadra Sanitaria augura a tutte le Squadre di Protezione Civile della Sezione ANA di Verona un sereno Natale ed un felice anno nuovo.  Boniotto Maurizio capo Squadra Sanitari

Legnago, bomba day

Il 21 aprile sul greto del fiume Adige nel comune di Legnago, a causa di un drastico abbassamento del livello  delle acque, sono state rinvenute due bombe ad alto potenziale della seconda guerra mondiale di circa 450 chili l'una. Si tratta di ordigni americani inesplosi risalenti al massiccio bombardamento del '44 in cui furono sganciate un centinaio di bombe e che aveva come obiettivo il ponte della ferrovia posto sulla linea Treviso-Ostiglia.

Il Comune con il supporto della Protezione Civile, oltre che della Prefettura e della Provincia, ha disposto una maxi evacuazione di circa 10.000 cittadini legnaghesi nella giornata di domenica 17 e lunedì 18 settembre per bonificare la zona.

Impegnati sul campo per il disinnesco degli ordigni bellici gli artificieri dell’VIII Reggimento Genio Guastatori Paracadutisti Folgore.

Le autorità hanno lavorato a lungo per mettere a punto un piano di evacuazione che si è rivelato efficace e ben organizzato.

Tre le zone di sicurezza interdette a qualsiasi tipo di traffico su gomma e ferroviario. Sono stati istituiti 85 varchi di accesso presidiati dai volontari di Protezione Civile provenienti da tutta la provincia con 250 uomini tra Alpini e associazioni comunali, oltre alle forze dell'ordine messe in campo.

Anche la nostra Protezione Civile A.N.A. della sezione di Verona ha partecipato massicciamente alle operazioni impiegando 130 volontari con una trentina di mezzi e automezzi.

L’ammassamento volontari è stato allestito a San Pietro di Legnago in zona strategica per i collegamenti.

Il Campo base nell’area del parcheggio Ipermercato Tosano è stato allestito e gestito dalla squadra dell'A.N.A. Del Basso Veronese così come il campo base con tende e gazebo per zona segreteria, zona refettorio, posizionamento furgone radio, servizi di logistica e zona di partenza per servizio varchi.

I volontari di 10 squadre della Sezione A.N.A. di Verona hanno presidiato a turno per tutta la durata delle operazioni di disinnesco e brillamento degli ordigni i varchi di accesso alla zona rossa.

Volontari della squadra locale, supportati da alcuni alpini della zona, hanno curato la gestione dei due punti di accoglienza a Terranegra e San Pietro di Legnago dove era allestito anche un punto medico ben attrezzato e gestito assieme ai Volontari della Croce Rossa.

Alle 7:30 della domenica suona la sveglia ed inizia l'evacuazione per i cittadini coinvolti con il loro spostamento in direzione dei centri d'accoglienza, anche se buona parte di loro hanno approfittato della bella giornata per una gita fuori porta.

Ore 8:30 scatta l'ora X: nessuno può più circolare nelle zone rosse e arancio; si attende il “zona libera” per inizio attività e nel frattempo arrivano gli ospiti nei punti di accoglienza.            

Ore 9:15 dal centro di coordinamento di Protezione Civile che ha sede in via Olimpia, viene dato lo stop alle operazioni: una famiglia è rimasta bloccata con l'auto in garage per lo stacco dell'energia elettrica. Recuperati dalle forze dell'ordine, le operazioni proseguono senza ulteriori intoppi.

Intanto nei punti di accoglienza si preparano brandine, coperte e del tè e qui gli ospiti sono assistiti anche da psicologi e boy-scouts che animano la giornata e parlano delle proprie esperienze vissute in altre emergenze, anche se questa non è vera emergenza perché programmata.

Alle 13:45, mentre si termina di pranzare, nell'area di Vigo dove era stata precedentemente individuata la zona di brillamento il primo ordigno viene fatto esplodere. Si decide di proseguire le operazioni ed alle 17:45 gli artificieri fanno brillare anche il secondo ordigno. Si riaprono i varchi e alle 18 viene dato l'avviso di “Operazione Finita”, anticipando di un giorno il termine delle operazioni.

Bellissima esperienza per tutti i volontari impiegati che è stata anche un'occasione di verifica dell’efficienza e dell’organizzazione del nostro nucleo di Protezione Civile.

Un grazie a tutti da parte del capo squadra. Lucio Manara

Il nucleo cinofili

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‘’Veicoli a passo d’uomo e di cane’’, questo è ciò che è scritto su un simpatico cartello metallico all’inizio del sentiero che porta al forte Azzano, di origine austriaca, sede, tra l’altro, del Nucleo Cinofilo da soccorso A.N.A. sezione di Verona, che accoglie visitatori e protagonisti di questo gruppo fondato ben 30 anni fa.

L’idea di addestrare cani per la ricerca di dispersi sotto le macerie nasce nel 1976, dopo il terremoto del Friuli. Qualche anno dopo, alcuni volontari, iniziano a preparare le prime unità cinofile da soccorso e il 1° maggio del 1986, merito della passione  e dell’ impegno del coordinatore veronese Sergio Zecchinelli, vengono costituiti i primi nuclei cinofili nazionali delle sezioni  A.N.A. di Verona, Brescia, Bergamo e Torino, al rifugio alpino Merlini sul Monte Baldo.

Attualmente il nucleo è costituito da una ventina di volontari, con un impegno pressochè giornaliero e di continuo allenamento. Esiste per ogni volontario, una ‘molla’, un perché diverso si sia accostato a questo mondo straordinario ed affascinante: chi proviene da esperienze precedenti di salvataggio, chi inizia per curiosità, chi da bambina ammirava l’obbedienza del cane del nonno, chi voleva  migliorare l’interazione e il feeling col proprio cane, chi ha iniziato per scherzo o chi, dopo la pensione, per sentirsi ancora utile.  Fondamentale è il rapporto col proprio cane, imparare ad essere un tutt’uno, diventare un’ unità a ‘sei zampe’,  con una fiducia incondizionata uno dell’altro, conoscendo reciprocamente ogni virgola, l’uomo che diventa ‘’mente’’ e il cane ‘’strumento’’ con il suo fiuto incredibile, significa mettersi in gioco e avere una continua formazione. Necessario anche  il sostegno delle famiglie che condividono e sopportano l’assenza per i continui impegni che l’essere volontario in questa unità speciale richiede.

Far parte del nucleo cinofilo di ricerca in superficie, richiede anche la disponibilità in qualsiasi momento per qualsiasi evenienza, dalla ricerca di persone scomparse a livello provinciale o ai dispersi durante calamità come terremoti, ad esempio  Amatrice, l’Aquila o anche missioni estere come in Iran, a Bam.

Per poter entrare a far parte del nucleo cinofilo è indispensabile frequentare un ‘corso base cuccioli’ ( due volte all’anno, 15 lezioni cadauna, in autunno e primavera) dall’età di tre mesi del cucciolo, dove, alla fine del corso, verranno valutate da istruttori qualificati, le capacità sia del cane che del conduttore per poi proseguire con un corso avanzato e riuscire ad affrontare nel migliore dei modi tutti gli esami di qualifica sia Enci, a livello nazionale di obbedienza,  destrezza e ricerca, che per il coordinamento Veneto.

L’operatività di un cane dura all’incirca fino al suo decimo anno in buona salute, dopo il quale viene messo a riposo per rispetto dell’animale stesso, una meritata pensione.

Far parte del nucleo non è circoscritto solo alla ricerca di dispersi, ma significa anche diventare gruppo, sapersi aiutare, sostenere, incoraggiare tra membri, respirare spirito di condivisione e collaborazione.

Da ultimo, eccellente dimostrazione del nostro nucleo durante il 145° anniversario delle truppe alpine svoltosi in piazza Bra a fine ottobre con esercizi di palestra e ritrovo di figuranti nascosti con abbaio, grandissima attrattiva per grandi e piccini.

Per chi desiderasse ulteriori informazioni o intendesse avvicinarsi al mondo cinofilo, sia con il proprio cane o per fornire supporto, si può contattare con messaggio sia la pagina facebook ‘’ Cinofili Ana Verona’’ che via mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o consultare il sito www.canidasoccorso.it

Lucia Zampieri

La tematica della Protezione Civile è sempre attuale per il suo ruolo preventivo e per le modalità di intervento operativo multi-disciplinare. Scenari sempre più complessi comportano la necessità di sviluppare professionalità importanti, fondamentali per svolgere un ruolo di supporto a beneficio dei soggetti istituzionali che devono prima effettuare delle scelte e poi adottare importanti ed urgenti decisioni strategiche.

Il mondo del volontariato della Protezione Civile a livello nazionale, con le sue molteplici competenze, rende sempre più ambiziosa ma evoluta la fase della prevenzione e quella della gestione di eventi naturali o antropici. L’eccessiva frammentazione di specialità, però, se non opportunamente coordinata, rischia di degenerare in forme di autogestione distoniche con la realtà degli interventi necessari, alterando i parametri del ciclo della sicurezza che prevede le fasi di analisi, misura e  gestione degli eventi.

Il Sistema della Protezione Civile si attiva all’insorgere di qualunque situazione o evento che comporti o possa comportare a persone, beni, ambiente un grave danno -o pericolo di grave danno- di natura ed estensione tale da dover essere fronteggiato con misure ordinarie o straordinarie. L’attività interessa trasversalmente tutti i settori della vita civile e si concretizza in un insieme di azioni riguardanti gli aspetti conoscitivi di raccolta ed elaborazione delle informazioni, come anche aspetti giuridici, operativi e gestionali. Funzioni esercitate con il massimo livello di coordinamento e di sinergia possibile.

Come è noto ed in estrema sintesi:

Il Sindaco è autorità comunale di protezione civile nel territorio locale e nel suo incarico è supportato da una Struttura Comunale di Protezione Civile che si avvale dello strumento fondamentale del Piano Comunale; struttura che è (e deve essere) attiva sia in fase di normalità (tempo di pace), sia in fase di emergenza (Centro Operativo Comunale) e di post-emergenza.

Il Prefetto è autorità provinciale di Protezione Civile e coordina le fasi di emergenza quando l’evento interessa più territori comunali, o l’evento locale non può essere gestito con le risorse comunali. Assicura comunque sempre un supporto ai Sindaci e condivide con Provincia e Regione le decisioni più rilevanti.

La storia della Protezione Civile in Italia è strettamente legata alle calamità che hanno colpito il nostro Paese. Terremoti ed alluvioni hanno segnato l’evoluzione anche orografica del nostro Paese, contribuendo a creare quella coscienza di protezione civile, di tutela della vita e dell’ambiente che ha portato alla nascita di un sistema in grado di reagire ed agire in caso di emergenza; mettendo in campo azioni di previsione e prevenzione.

Si tratta di uno schema che può essere modulato in ragione delle esigenze della collettività\società. Un Paese come il nostro, democraticamente evoluto e fondato su principi di libertà, di cultura della legalità e della protezione civile, può impiegare questa professionalità diffusa in diversi settori: dalla prevenzione di tipo tecnico-strumentale, alla gestione di eventi emergenziali.

Fenomeni sempre più complessi richiedono soluzioni articolate per la loro gestione. Un fenomeno conoscibile può essere affrontato e gestito riducendo il coefficiente di fallimento solo se l’approccio dedicato sarà di tipo professionale. Non decidere di affrontare un fenomeno, che non possa essere evitato o determinato nei suoi vari aspetti, costringe la società a subirlo.

Per cui è meglio gestire e non subire un evento.

E’ questo uno dei motivi per i quali la Protezione civile da alcuni anni viene attivata anche per la gestione del fenomeno migratorio, con le sue molteplici e complesse implicazioni.

Ancora più di recente, si stanno verificando (purtroppo con sempre maggiore frequenza) eventi atroci, come gli attentati terroristici in diverse città europee.

Più recentemente in ordine temporale, i fatti accaduti in pieno centro a Torino, sebbene non riconducibili direttamente a fenomeni terroristici; anche se proprio quel tipo di paura ha condizionato il precipitare degli accadimenti, hanno ulteriormente indotto il Governo a disciplinare più analiticamente la gestione degli eventi che comportano la prevedibile presenza di un numero significativo di pubblico.

Ancora una volta, viene in soccorso il Sistema di Protezione Civile.

Per gli addetti al settore, come chi appartiene all’ANA sa bene per la sua storica ed invidiabile eccellente organizzazione apprezzata a livello internazionale, le definizioni di safety e security suonano familiari.

Il 7 giugno 2017 il Capo della Polizia ha adottato una specifica disposizione che conferma la centralità e la priorità della prevenzione e della tutela della collettività prevedendo che, in tutti gli eventi pubblici in cui sia attesa un’importante affluenza di pubblico, occorra predisporre una pianificazione, approntando misure di safety. Analizzare quindi, prevedere, programmare e gestire l’evento; anche -e non solo- per prevenire il rischio derivante da situazioni di panico incontrollato, che possano determinare una situazione di grave danno per l’incolumità delle persone.

Viene qui in soccorso proprio la cultura della Protezione Civile, di cui l’ANA è universalmente riconosciuta alfiere, che consente a Sindaco e Prefetto di valutare ed approvare una pianificazione specifica, che tenga conto delle consolidate esperienze di settore, cui vanno aggiunte ulteriori prescrizioni. Tra queste, assicurare un ordinato afflusso\deflusso del pubblico; ripartire il pubblico in quadranti separati (cardo e decumano di romana memoria) per consentire evacuazioni improvvise o accesso dei mezzi di soccorso; stimare la capienza massima dell’area in cui si concentrerà tanta gente; redigere una pianificazione sanitaria adeguata; prevedere forme di avviso ed assistenza al pubblico con personale preparato e formato per questo tipo di eventi.

In buona sostanza, vengono ricordate le regole generali della pianificazione di protezione civile “classica”, adattate ed implementate in relazione alla specifica tipologia di evento. Coinvolgendo direttamente i Sindaci (che dovranno attivare il C.O.C.) ma anche l’Organizzatore dell’evento, chiamato a contribuire sempre più nell’elevare i livelli di safety a tutela del pubblico.

Le pianificazioni vanno poi sottoposte alla valutazione del Prefetto, in sede di Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica alla presenza non solo delle Forze dell’Ordine, ma anche dei Vigili del Fuoco.

La scelta del Governo di coniugare principi generali di safety con quelli tipici della security richiedeva opportunamente di individuare una fase ed un ruolo inequivoco di sintesi istituzionale nella figura del Prefetto. Nel suo duplice ruolo di Autorità provinciale di Pubblica Sicurezza (Security) e di Protezione Civile (Safety). Rappresentante del Governo sul territorio, responsabile nel cooperare e condividere le soluzioni\scelte più complesse con i Sindaci ed assumere le decisioni a tutela della collettività.

Avendo chiara la priorità per la quale, situazioni di tensione della tenuta dell’ordine pubblico (come, ad esempio, la pressione della gente che vuole accedere all’area delimitata e pre-filtrata) non possono mai anteporsi all’adozione ed al rispetto di quanto pianificato ed autorizzato in termini di safety. Arrivando, nei casi più estremi a consentire al Prefetto di interrompere o vietare l’evento, proprio nei casi in cui le valutazioni di safety rischino di essere seriamente compromesse.

Rimangono invariate, evidentemente, le competenze delle Commissioni provinciali\comunali di vigilanza nei locali di pubblico spettacolo mentre, nei casi in cui per la tipologia dell’evento non sia prevista tale competenza le valutazioni di idoneità -prendendo a riferimento sempre quei parametri\prescrizioni- saranno valutati in sede di Comitato, allargato alla presenza fondamentale dei Vigili del Fuoco.

La professionalità di ANA, perfettamente nota a chi scrive per aver diretto anche la Protezione Civile nella Prefettura di Belluno per 10 anni, potendo testimoniare di persona l’elevata specializzazione e capacità di intervento immediato, ricongiunge quindi idealmente la logica per cui è nata la protezione civile, rendendone ancora attuale il suo significato, quale espressione di solidarietà, spirito di collaborazione, senso civico e tutela della collettività.

Principi che vivono nello spirito dell’Associazione.

Viva gli Alpini!

Alessandro Tortorella, Viceprefetto-Capo di Gabinetto della Prefettura di Verona

 

Il Decreto Legislativo che tutela la sicurezza dei lavoratori è l’81 del 2008. Tale decreto tutela non solo i lavoratori, ma si applica anche alle attività svolte dai volontari di protezione civile con modalità specifiche. Il legislatore infatti ha dedicato al volontario di protezione civile una attenzione particolare in quanto tale attività lavorativa non è assimilabile ad altri ambiti di attività.

In tal senso le disposizioni contenute nel d. lgs. 81/2008  per i volontari di protezione civile si sviluppano in tre punti essenziali:

- l’art. 3, comma 3-bis, del d. lgs. 81/2008, che ha stabilito che nei riguardi delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, ivi compresi i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e speleologico, e i volontari dei Vigili del Fuoco, le disposizioni del testo unico sulla salute e la sicurezza negli luoghi di lavoro sono applicate tenendo conto delle particolari modalità di svolgimento delle rispettive attività da individuarsi con un successivo decreto interministeriale;

- il decreto interministeriale di attuazione del 13 aprile 2011, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale del’11 luglio 2011;

- il decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, di prossima emanazione, con il quale, d’intesa con le Regioni e le Province Autonome e in condivisione con la Consulta Nazionale delle Organizzazioni di Volontariato di Protezione Civile, con la Croce Rossa Italiana ed il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, vengono definite le modalità di effettuazione della sorveglianza sanitaria per i volontari di protezione civile e vengono condivisi indirizzi comuni in materia di scenari di rischio di protezione civile e dei compiti in essi svolti dai volontari, di controllo sanitario di base, di formazione.

Il biennio 2011-2012 ha segnato una tappa fondamentale nel percorso della sicurezza del volontariato di protezione civile, consentendo di dare una forma maggiormente organizzata al mondo del volontariato di protezione civile.

La principale misura prevista a tutela della salute e della sicurezza dei volontari è lo svolgimento costante, sistematico e accurato di attività formative e addestrative, all’interno delle quali gli aspetti relativi alla sicurezza siano sempre presenti.

Inoltre è importante ricordare che l’uso delle attrezzature e dei materiali dei quali in dotazione deve essere conforme alle indicazioni fornite dai rispettivi produttori, e che questa deve essere una delle finalità specifiche delle attività formative dell’associazione.

Inoltre le Organizzazioni di volontariato devono attestare, con la periodicità prevista per la verifica degli altri requisiti, la partecipazione dei propri volontari alle attività di controllo sanitario

programmate dalle Strutture di coordinamento. Il mancato adempimento comporta la sospensione dell’Organizzazione dall’attività operativa.

In particolare l’addestramento all’uso dei mezzi e delle attrezzature e la formazione per compiti di particolare delicatezza e complessità è fondamentale secondo il D.Lgs.81/08. L’attività formativa, anche se organizzata autonomamente (ad esempio avvalendosi di volontari esperti nei diversi ambiti), o nell’ambito di coordinamenti territoriali intercomunali o provinciali, dove esistenti, deve essere dimostrabile e quindi deve essere formalizzata nelle modalità concordate e divulgate a livello nazionale e regionale.

La registrazione e l’aggiornamento periodico delle attività formative con riferimento ai compiti svolti dai volontari, è un dato fondamentale della attività dell’associazione stessa.

I decreti approvati, Decreto del Capo Dipartimento della Protezione civile del 12 gennaio 2012 e  Decreto interministeriale del 13 aprile 2011, non prevedono, per  le organizzazioni di volontariato di protezione civile, gli obblighi previsti dal D. Lgs. 81/08 a carico delle aziende.

Il livello di organizzazione delle attività deve essere proporzionato al livello generale dell’associazione, alla sua capacità operativa e di intervento. In questo caso gli adempimenti ulteriori non risponderanno (come avviene per le aziende private) ad un obbligo di legge, ma saranno regole interne, a presidio della migliore efficienza e funzionalità dell’associazione.

(Estratto dal sito del Dipartimento di Protezione civile_ Linee guida per i volontari di protezione civile). Laura Agostini

L’Ospedale da Campo dell’Associazione Nazionale Alpini, con i suoi operatori del Gruppo di Intervento Medico Chirurgico (GIMC), è oggi la più importante struttura sanitaria campale dell’Italia e tra le primissime in Europa. Fiore all’occhiello dell’A.N.A. ma anche dell’intero Sistema Nazionale di Protezione Civile in ambito sanitario, ha guadagnato sul campo numerose benemerenze nazionali ed internazionali; la sua impegnativa attività, oltre alle emergenze nazionali ed internazionali e all’assistenza ai grandi eventi, spazia dalle opere di prevenzione sul territorio alle attività esercitative, dalle attività di studio, pubblicazioni, didattiche e promozionali alle attività di supporto e vicarianti a enti ospedalieri nazionali.

L’idea nasce nel 1976, sul campo nel terremoto del Friuli, quando un gruppo di medici e infermieri dell’Ospedale Maggiore di Bergamo, volontari, opera sin dalle prime ore dalla catastrofe nel territorio devastato.

Non esiste una organizzazione sanitaria adeguata alle esigenze di una grande calamità, vi è quella socio-assistenziale, che solo in piccola parte può vicariare la prima. Non esiste d’altro canto un “sistema” di protezione civile nazionale, che proprio da quegli eventi muove i primi passi, grazie alle intuizioni e capacità di colui che a buona ragione viene definito il “padre” della protezione civile nazionale, l’onorevole Zamberletti.

Negli anni successivi, piccoli gruppi ed a titolo personale, convinti fautori di un insieme operativo finalizzato a interventi sanitari in emergenza, partecipano ai soccorsi in nuovi eventi calamitosi, in particolare in Irpinia. Ed è al Ministro Zamberletti che il Presidente Leonardo Caprioli lancia l’idea di una struttura sanitaria campale da mettersi in cantiere da parte della Associazione Nazionale Alpini, che proprio nel Friuli aveva dato un’esemplare dimostrazione di efficienza e di abnegazione. “L’idea” viene affidata proprio a quei medici che, operatori partecipi del dramma e dell’impotenza ad affrontare eventi di quelle dimensioni, si mettono al lavoro. Primo tra tutti, colui che diventerà Direttore storico dell’Ospedale da Campo, il Dott. Pantaleo Lucio Losapio.

Riunioni, programmi, progetti. Nel frattempo si aggiunge al binomio Caprioli-Zamberletti il nome del generale Luigi Federici, così si apre la strada alla realizzazione di quella che sarà la tanto sognata e tenacemente perseguita organizzazione sanitaria campale.

I primi fondi messi a disposizione dalla Associazione Nazionale Alpini, i primi contributi dello Stato e nel 1986 in occasione dell’Adunata Nazionale degli Alpini a Bergamo, vengono presentate le prime grandi unità dell’Ospedale da Campo dell'Associazione Nazionale Alpini per la Protezione Civile.

Nel 1987 il “battesimo”, con l’impiego di unità mobili e di équipe nelle alluvioni della Valle Brembana in provincia di Bergamo e della Valtellina.Ultimato e presentato a Milano nell’Aprile 1988 alla presenza del Ministro per la Protezione Civile Onorevole Vito Lattanzio, verificatosi il terremoto d’Armenia nel Dicembre dello stesso anno, una delle più grandi catastrofi dello scorso secolo con oltre 25.000 morti e 30.000 feriti, l’Ospedale da Campo viene inviato nel Caucaso dal Governo Italiano nell’ambito del “Villaggio Italia” e porta a termine nell’Agosto del 1989 una complessa e gravosa operazione che lo porta alla ribalta internazionale.

Solo nei primi 3 mesi il numero di pazienti trattati è stato di 11.855 con 6.329 accertamenti diagnostici.L’intervento dell’Italia in Armenia, con un imponente complesso di iniziative è stato realmente di valore storico, considerando anche che è avvenuto nell’ex Unione Sovietica.Il risultato, oltre che umanitario e di solidarietà è stato quello di manifestare una amichevole apertura dell’occidente a un mondo che di lì a poco sarebbe profondamente mutato con il crollo del muro di Berlino e l’abbandono del totalitarismo sovietico.

Nel Dicembre 1991 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga decreta il conferimento all’A.N.A. della Medaglia di Bronzo al Merito Civile per gli interventi di protezione civile dell’A.N.A. in Valle Brembana e Valtellina e dell’Ospedale da Campo in Armenia.La storia che si scriverà nei successivi 25 anni sarà segnata da importanti interventi umanitari in Italia e non solo, all’insegna della solidarietà alpina e del proprio motto “Hoc opus, hic labor” e cioè “Questo il compito, qui l’impegno”.

  Sergio Rizzini

  Responabile Gruppo di Intervento Medico Chirurgico

Nei giorni 23-24 settembre si è tenuto tra i boschi di Fondo dei Parpari, per le prove di ricerca, ed il campo sportivo di Velo Veronese, per le prove di obbedienza e destrezza, il 2° Campionato ANA, per UCS da soccorso, ricerca dispersi in superficie.

Tante le aspettative delle 11 squadre nazionali ANA partecipanti, divise in 2 gruppi: Giovani Promesse ed Unità Operative. La gara amatoriale, ha avuto lo scopo di confrontarsi e di misurarsi in una disciplina  di lavoro che  non è finalizzata all’agonismo sportivo, bensì al miglioramento delle tecniche per un miglior connubio dell’Unità Cinofila da Soccorso.

Con una impeccabile organizzazione, grazie all’aiuto prezioso dei tanti volontari ANA che hanno dato il loro contributo assumendo ruoli diversi, le varie fasi del campionato si sono succedute nel migliore dei modi, a parte un tempo avverso nella mattina di domenica 24. I risultati hanno visto sul podio per le Giovani promesse, due UCS di Belluno, ed al 3° posto Eros Signoretto della nostra squadra di Verona.

Per gli operativi sul podio al primo posto Rosella Sironi della sez. ANA di Lecco, al secondo il ns Attilio Moserle ed al terzo il ns caposquadra, Enea Della Valentina. Per i trofei a squadre, Verona si è imposta totalizzando il punteggio più alto e vincendo così entrambi i trofei delle due categorie. Grande soddisfazione per le UCS e le squadre vincenti, un po di rammarico e qualche delusione per chi non ha raggiunto le aspettative. Per tutti la consapevolezza di continuare a lavorare con ns cani cercando di migliorarci ed affinare quelle tecniche, che il lavoro di ricerca nel soccorso, oggi richiede.

Preziose le critiche, le valutazioni, ed i suggerimenti dei giudici Enci, Silvestro Terzi per le prove di obbedienza, Erika Bonzanni e Stefano Vergari per prove di ricerca in superficie, coadiuvati dagli ottimi direttori di campo Clemente Violino, Fabrizio Malcovati, Tommaso Maschio e Miriam Secchiati.

Un ringraziamento dovuto al ns coordinatore nazionale Giovanni Martinelli, ideatore del campionato ANA e guida instancabile per tutti noi.

Un grazie alla sez. ANA di Verona, al presidente Luciano Bertagnoli ed al Coord. Luciano Brandiele per l’appoggio e l’aiuto materiale dato.

Un ringraziamento alle amministrazioni comunali di Velo Veronese e di Rovere’ Veronese  per la disponibilità e l’accoglienza ricevuta.

Ringraziamo la società di calcio Asd Lessinia per la concessione del campo sportivo, per le prove di obbedienza e destrezza, e l’istituto Don Calabria per averci concesso l’uso della Casa del Buon Fanciullo a Camposilvano.

Un doveroso ringraziamento agli sponsor, che con il loro contributo hanno permesso la riuscita di questa manifestazione, Vittoria Assicurazioni di Sebastiano Sartori , Caffe Carma di F.Paganello, Trainer Nova Food, Camon, Italpet, Jack the Dog di Matteo Romanò, Ferro Sport, At-Os Inox di Massimo Lorenzini, Km Sport di Finetto Alessio, Bevande Quargentan spa, Moro Avellino carpenteria, Pastificio Giovanni Rana, Cons. San Zeno di Alessandro Bona, Creazioni Katia Guerra, EDF serramenti di Diego dal Forno, IIE Italia impianti elettrici di R. Perrone, Cartotecnica San Michele Snc, Tipografia Roma di A. Moserle.

Un grazie ai Figuranti, il cui lavoro è prezioso ed insostituibile, un grazie alle  ns famiglie, che condividendo e  sopportando  la nostra assenza e i nostri continui impegni, ci permettono di svolgere questa preziosa attività. Un ringraziamento a tutti i volontari, che con il loro lavoro hanno contribuito la buona riuscita della manifestazione.

Infine un ringraziamento particolare ai volontari che si sono messi in gioco partecipando con spirito alpino a questa competizione sociale, per accrescere le proprie competenze.

Un grazie speciale ai nostri amici a 4 zampe, che condividono con noi questa passione, dando tutto il possibile in cambio di una carezza, un pugno di crocchette o una pallina…

La Protezione Civile ANA Verona

«Un grazie è la nostra ricompensa più bella». Una sola parola basta a gratificare i volontari dell' Unità di Protezione civile dell'Associazione nazionale alpini di Verona e sintetizza lo spirito che li anima, ma ne servono altre due, impegno e solidarietà, per definire i loro primi trent'anni di attività al servizio delle emergenze, un anniversario che è stato festeggiato la'ltra sera a Isola della Scala davanti ad un piatto di risotto all'isolana. I cappelli degli alpini e le divise fluorescenti dei volontari, 260 persone in tutto, hanno riempito allegramente la sala del ristorante La Torre nella serata di festeggiamento del trentennale, un'occasione per ringraziare pubblicamente chi ha contribuito negli anni alla crescita dell'associazione, per sottolineare i rapporti di amicizia nati e cementati tra le emergenze nazionali e non, e per tributare un applauso ai soci fondatori, Sergio Zecchinelli, Giacomo Comencini, Mario Giaretta, Francesco Mavoldi, Gino Masotto e Giglio Zanetti, il primo sommozzatore del gruppo, che nel 1983 fecero nascere la Squadra di Verona della Protezione civile Ana. «Fu dopo il terremoto del Friuli del 1976», ha ricordato il presidente Ilario Peraro affiancato da Beppe Vignago, vicepresidente del raggruppamento Ana Triveneto, «che, assieme all'attività di ricostruzione, nacque l'idea di far nascere la Protezione civile, che è la branca operativa degli Alpini per le emergenze ma che si occupa anche di prevenzione e di esercitazioni». All'inizio la squadra era composta da una quarantina di persone tra alpini e simpatizzanti, ma con gli anni il loro numero si è moltiplicato ed oggi i volontari in provincia sono 492, di cui 203 alpini e 289 'amici degli alpini', 216 uomini e 73 donne. E sono arrivati tanti giovani. Negli anni hanno dimostrato il loro impegno solidale fronteggiando una lunga serie di emergenze, alluvioni, terremoti, emergenze per maltempo, incendi, neve, che sono state elencate dal coordinatore Andrea Guglielmoni. «Essere volontario di Protezione civile», spiega alla fine della serata, «è un impegno serio, presuppone il bisogno di fare qualcosa per gli altri e comporta la scelta di essere sempre disponibili e disposti a sacrificare volentieri il proprio tempo libero e a volte anche qualche impegno familiare o lavorativo; richiede impegno a livello fisico ma anche psicologico ( per questo nel gruppo specialistico sanitario c'è anche uno psicologo ), per esempio le emergenze lunghe come sono stati i terremoti dell'Abruzzo, 8 mesi, e dell'Emilia, 4 mesi, moltiplicano i problemi perché il volontario deve essere pronto anche a fronteggiare quelli legati a rapporti di convivenza così prolungati nelle tendopoli». Su incarico della Regione, l' Unità di Protezione civile dell'Associazione nazionale alpini veronese (che ha sede in via del Pontiere 1, telefono 045 8002546) forma i nuovi volontari; i requisiti richiesti sono la maggiore età e la buona salute, ed è necessario seguire un percorso di formazione e poi essere affiancati alla squadra per sei mesi nel corso dei quali si è “osservatori”; solo dopo si è volontari a tutti gli effetti. Mariella Falduto (fonte l'Arena) 

 

Rocciatori

Specialità composta da volontari, che agiscono direttamente o a supporto (sicurezza fisica) di volontari che operano in ambienti particolarmente impervi.

Sanità

Ci sono squadre sanitarie di auto protezione per i volontari delle diverse specialità, che operano in emergenza, attività esercitative e di primo soccorso alla popolazione. Sono disponibili diverse tende, che fungono da zona di primo ricovero. 1 ospedale da campo composto da 20 shelter con unità operatorie, radiologiche, cardiografiche, di analisi, farmacia; 13 tensostrutture di supporto, officina, cucina, ecc.

La sezione ANA Verona dispone di una propria squadra sanitaria composta da 8 volontari dotati di un mezzo ambulanza completamente attrezzato di recente acquisto da parte della sezione ANA Verona

Squadre antincendio

boschivo (A.I.B.)

Concorre su richiesta delle istituzioni preposte (vigili del fuoco e forestale) alla prevenzione, avvistamento e spegnimento degli incendi oltre ad interventi ambientali per la formazione di piazzuole per elicotteri, linee tagliafuoco, invasi per la raccolta delle acque.

Logistica

Realizzazione di campi di accoglienza in completa autonomia di mezzi e volontari, gestione di materiali e attrezzature specifiche dedicate all’allestimento di campi-base.

Droni

Recente specialità che è a supporto di tutte le altre attività specialistiche. La sezione di Verona ha una propria unità composta da personale altamente qualificato e certificato.

Subacquei

Concorrono al salvamento in acqua e sgombero delle aree destinate agli aeromobili (Canadair) per il prelevamento di acqua da impiegare nello spegnimento incendi, assistenza ai volontari che operano in ambienti impervi in adiacenza ai corsi d’acqua

Comunicazioni radio (TRX)

Utilizzo frequenze radio riservate ed esclusive, autorizzate dal Ministero dello Sviluppo Economico, e realizza i collegamenti radio all’interno dell’associazione al fine di coordinare gli interventi delle varie squadre che operano in emergenza o in attività esercitative.

Unità Cinofile di Soccorso (UCS)

Concorrono su richiesta delle forze dell’ordine alla ricerca di persone disperse in superficie, sepolte sotto macerie, travolte da valanga e al salvamento in acqua.

Idrogeologica

Concorre con mezzi e uomini al superamento di emergenze alluvionali di diversa tipologia e grandezza.

Informatica

gestisce la rete informatica della protezione civile ana aggiornando Costantemente le situazioni di personale, materiali e mezzi. Durante le attività esercitative ed emergenziali aggiorna la presenza del volontariato. Convenzioni stipulate con Regioni, Province, comuni, Comunità Montane e altri enti territoriali: 113 unità cinofile; 19 squadre antincendio boschivo

(A.I.B.) di 2° livello.

 

 

Premio “Volontario dell’anno 2019” a Enea Dalla Valentina.

Una squadra affiatata a “sei zampe” quella formata da Enea Dalla Valentina e Maverick. Lui ha 48 anni ed è direttore commerciale e di produzione nell’azienda di famiglia e lei ha 4 anni ed è uno splendido esemplare di pastore australiano, figlia di Trilli, cane con un curriculum operativo di ricerche in superficie di tutto rispetto.

Premio meritato in quanto sono riusciti a portare il nome dell’Associazione Nazionale Alpini della sezione di Verona, a rappresentare l’Italia e la città scaligera al campionato mondiale di cani da soccorso a Parigi e all’International Mission Readiness Test di Zagabria, un riconoscimento che certifica la capacità dell’unità cinofila di intervenire come squadra di soccorso in qualsiasi parte del mondo, anche in condizioni estreme e di isolamento territoriale.

“Siamo molto orgogliosi dell’impegno di questi volontari che si riconoscono nei nostri valori alpini e portano avanti con coraggio e professionalità interventi e salvataggi ovunque venga richiesto il loro aiuto”, commenta Bertagnoli.

Dalle 17.00 circa del 23 agosto sulla città di Verona ed alcuni Comuni della provincia si è abbattuto un violento nubifragio accompagnato da raffiche di vento con velocità di anche 100 km/ora e con una intensa e violenta grandinata.

In pochi minuti, parti della città sono state ricoperte di alti strati di grandine che hanno bloccato molti tombini e grate per il deflusso delle acque piovane; tale imprevista situazione ha causato allagamenti in varie zone particolarmente a Veronetta, mentre il forte vento ha provocato la caduta o reso pericolanti centinaia di alberi di grosse dimensioni in varie zone della stessa città ( Torricelle, Borgo Trento, Borgo Venezia, cimitero monumentale ecc...).

La protezione civile ANA di Verona supportata dal 3° Raggruppamento in concomitanza con altre associazioni ed i vigili del fuoco, coordinati dal COC del comune di Verona, si è prodigata con celerità per soccorrere la popolazione in difficoltà.

Gli interventi sono stati di varia natura, dallo svuotamento di cantine e garage in zona Veronetta (vedasi via S. Alessio o via Giugno) al taglio piante (torricelle, San Michele, Borgo Venezia) operando in alcuni casi al limite della sicurezza sfruttando le capacità lavorative e l’inventiva di ogni singolo volontario (precedenti di mestiere e/o abilitazioni per l’utilizzo di attrezzature specifiche) .

Dal 23 agosto l’emergenza si è normalizzata solo il 28 con un intervento che ha coinvolto circa 30 volontari ANA della sezione di Verona, i quali sono riusciti a liberare molte viuzze interne del cimitero monumentale da tronchi e rami di alberi secolari (cipressi) abbattuti dal forte vento.

In qualità di coordinatore della protezione civile ANA sezione di Verona, sento il dovere di ringraziare il supporto del 3° Raggruppamento ANA e le sue varie sezioni, le associazioni di volontariato intervenute, le squadre della provincia, il Comune di Verona ed i vigili del fuoco intervenuti.

Sono orgoglioso di essere il coordinatore della sezione di Verona, le nostre squadre hanno dato il massimo impegno e supporto di uomini nel dare la possibilità di risollevarsi alla popolazione della nostra città, a loro va un mio grandissimo GRAZIE per ciò che siete in grado di dare in breve tempo e con forte senso civico in queste emergenze, non trovo parole tanto importanti per descrivere il vostro cuore.

Il Coordinatore

Filippo CARLUCCI

(fonte: www.larena.it)

La squadra Ana Valdalpone di Protezione civile è da 30 anni impegnata su scenari nazionali e internazionali e, dopo l’ alluvione di novembre 2010, punto di riferimento del territorio. La squadra dei 60 volontari oggi guidati da Claudio Maschi utilizzerà la baita come sala operativa in caso di necessità. I volontari oltre che per le alluvioni, hanno acquisito competenze anche per l’ antincendio boschivo. La squadra negli anni ha portato aiuto ai terremotati in Abruzzo, per l’alluvione in Veneto, dopo il terremoto in Emilia, per la neve nelle Marche e prima ancora nelle zone di Asti e della Val d'Aosta alluvionate, dopo la frana della Valtellina e il terremoto di Marche e Abruzzo, ma pure inquadrata nella missione Arcobaleno in Albania. Oggi la squadra (evoluzione del primo gruppo che venne guidato da Gino Chiappini e crebbe con Luca Brandiele) è uno degli elementi della colonna mobile nazionale che viene composta in caso di emergenza e, sul territorio, si occupa di formazione e prevenzione grazie alle esercitazioni. P.D.C.

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