C’è un ospedale dismesso da oltre un decennio da ripristinare. La priorità è massima: servono posti letto per i pazienti Covid e servono subito. I volontari della Protezione Civile del 3° Raggruppamento sono di nuovo in prima linea per far fronte a questa seconda ondata di Coronavirus che sta travolgendo le vite di tutti. Teatro di questo primo intervento, a circa mesi circa dagli ultimi terminati per l’ondata della scorsa primavera, l’ospedale di Noale in provincia di Venezia. Il 3° Raggruppamento della Protezione Civile Ana è mobilitato dalla scorsa settimana e fino a domani, giorno in cui è prevista la consegna della struttura rimessa a nuovo e pronta ad ospitare i primi nuovi pazienti.

 

 

C’è un ospedale dismesso da oltre un decennio da ripristinare. La priorità è massima: servono posti letto per i pazienti Covid e servono subito.
I volontari della Protezione Civile dell’A.N.A. Verona sono dunque di nuovo in prima linea per far fronte a questa seconda ondata di Coronavirus che sta travolgendo le vite di tutti.
Teatro di questo primo intervento, a circa mesi circa dagli ultimi terminati per l’ondata della scorsa primavera, l’ospedale di Noale in provincia di Venezia. È di poche ore fa, inoltre, una pre-allerta per un’altra emergenza nazionale: è richiesto l’invio di volontari di P.C. a turnazione settimanale ad Aosta dove, in sinergia con alcuni reparti dell’Esercito Italiano, è necessario impiantare un ospedale da campo.
Intanto, dalla scorsa settimana e fino a domenica 15 novembre, giorno in cui è prevista la consegna della struttura rimessa a nuovo e pronta ad ospitare i primi nuovi pazienti, il Terzo Raggruppamento della Protezione Civile dell’A.N.A. è mobilitato qui.
La sezione veronese è impegnata con più squadre da mercoledì e sul posto conta in tutto una ventina di unità al giorno, salite a 40 tra oggi e domani. Inoltre, ci sono volontari, anche da Vicenza e Treviso.
“La situazione che ci si è prospettata davanti era piuttosto tragica. La struttura, al fianco di un’altra la perfettamente funzionata e ammodernata, è datata e chiusa da almeno dieci anni.
Stiamo ripristinando servizi e strutture, pulendo e allestendo i posti con letti, comodini, sedie.
Il primo piano è già ultimato, altri due li stiamo completando. L’augurio è di riuscire a rendere fruibile entro domani anche il quarto piano”, riassume il coordinatore della Protezione Civile dell’A.N.A. Verona Filippo Carlucci.
La struttura, una volta rimessa in funzione, dovrebbe ospitare una quarantina di pazienti per piano e, a regime, potrà accogliere oltre 150 degenti.
L’intervento più impegnativo riguarda il tetto che deve essere demolito e impermeabilizzato.
Ovviamente a tempo di record. “Stiamo smantellando il tetto terrazzato mattonella per mattonella per poter poi rifare la guaina e garantire la tenuta dalle infiltrazioni d’acqua.
Una squadra è fissa sul tetto, un’altra adibita allo smaltimento del materiale.
Gli altri sono impegnati nelle operazioni di pulizia e manovalanza”, aggiunge Carlucci. La corsa, dunque, ancora una volta è contro il tempo. “E ancora una volta, la nostra Protezione Civile ha risposto prontamente all’appello: dove c’è bisogno, quando c’è bisogno”, riflette il presidente dell’A.N.A. Verona Luciano Bertagnoli.
I volontari di P.C. della sezione veronese sono complessivamente 828. Si tratta di un numero raddoppiato rispetto a prima dell’emergenza Coronavirus.
Le unità effettive di P.C. sono infatti 450 a cui, dallo scorso febbraio, si sono aggiunti 378 volontari pronti a dare una mano.
A Noale, per il ripristino dell’ospedale, sono partiti solo i volontari under 65. La decisione è stata presa dallo stesso presidente Bertagnoli, in accordo con il direttivo e il coordinatore Carlucci. “Pur lavorando seguendo scrupolosamente le norme e indossando i dispositivi previsti, questo è un intervento potenzialmente più a rischio di altri.
La struttura è collegata da un corridoio a un ospedale funzionante in cui ci sono degenti e dove vengono svolti anche tamponi”, spiega Carlucci.
La scelta è quindi quella di agire con prudenza, prevenendo il rischio e seguendo le linee guida pur non obbligate che arrivano sia dal Governo che dall’Istituto Superiore della Sanità.
Gli alpini e i volontari di P.C., tutti, sono mobilitati anche nelle campagne di vaccinazione antinfluenzale, per garantire il distanziamento, e in altri eventi dove possa esserci rischio di assembramento. Sono invece momentaneamente annullate tutte le attività associative dei gruppi, le baite rimangono chiuse e, purtroppo, sono sospesi anche i nuovi tesseramenti e le votazioni per le cariche associative eventualmente in scadenza.
Per chiunque volesse contribuire nelle attività legate a questa emergenza sanitaria può effettuare una donazione effettuando un versamento intestato ad Associazione Nazionale Alpini Sezione di Verona tramite bonifico bancario – IBAN: IT 60 U 05034 11730 0000000 20967 – con causale RACCOLTA FONDI EMERGENZA COVID-19.

L’Associazione Nazionale Alpini conferma tutto il suo impegno e sostegno alla riattivazione come Ospedale Covid dell’Ospedale degli Alpini, realizzato all’interno dei padiglioni della Fiera di Bergamo; dove, peraltro, col supporto delle penne nere, in questi sette mesi l’operatività a favore della popolazione non si è mai arrestata.

Per contribuire a fronteggiare l’epidemia, l’Ana aveva deciso già a febbraio di schierare a Bergamo il suo Ospedale da Campo, la più grande struttura di questo tipo in Europa. Sono state utilizzate strutture sia dell’Ospedale Maggiore sia dell’Ospedale Leggero. E, proprio grazie al patrimonio di credibilità della nostra Associazione, la risposta della società è stata eccezionale: al richiamo degli Alpini hanno risposto imprenditori, artigiani, commercianti e tantissimi volontari, che in una sola settimana hanno realizzato l’Ospedale.

E da febbraio centinaia di volontari di Sanità Alpina e Protezione Civile Ana hanno operato e continuano ad operare a Bergamo, fornendo anche l’indispensabile supporto logistico per il funzionamento della struttura e gli alloggiamenti del personale.
“L’Associazione Nazionale Alpini – sottolinea il presidente nazionale Sebastiano Favero – conferma così la sua storica volontà e capacità di azione a favore del Paese. L’Ospedale da Campo è una risorsa che le penne nere hanno voluto, con lungimiranza e notevole impegno, proprio per fronteggiare le emergenze; una risorsa, questa, espressa da un’Associazione che ha tratto linfa vitale dal servizio di leva; un servizio allo Stato che, ovviamente con moderni metodi e sinergie, chiediamo con forza di istituire nuovamente”.

“La Sanità alpina ANA – ha dichiarato il suo responsabile Sergio Rizzini – è impegnata nell’emergenza dal 4 febbraio, prima nel controllo degli aeroporti e poi progettando e costruendo l’Ospedale degli Alpini in Fiera a Bergamo; impegno mantenuto in tutti questi mesi fornendo il supporto logistico perché l’ospedale restasse operativo, grazie anche al prezioso aiuto della Protezione Civile Ana e dei volontari Antincendio Ana. Quando a inizio marzo – continua Rizzini – ho proposto di realizzare l’Ospedale degli Alpini in Fiera ho dovuto convincere, visto il contenuto innovativo del progetto, Regione e Dipartimento di PC nazionale, che poi però ci hanno supportato, autorizzando la realizzazione. Dopo la prima ondata abbiamo lottato per far capire a chi voleva dismettere la struttura a ottobre, che era opportuno mantenerla e grazie alla collaborazione di Regione e Prefettura di Bergamo ci siamo riusciti: la ragionevolezza ha prevalso e oggi, purtroppo o per fortuna, il presidio torna ad operare in configurazione Covid, anche se ha continuato ad operare a favore della comunità bergamasca”.

Un'immagine d'archivio di una delle corsie dell'Ospedale da Campo Ana durante le attività dello scorso aprile. (Fonte: www.ana.it)

https://www.ana.it/2020/11/02/lospedale-degli-alpini-a-bergamo-nuovamente-in-prima-linea-per-fronteggiare-lepidemia/

Continua l’attività dei volontari della Protezione Civile Ana nelle zone colpite dal maltempo.
 
E' salito il numero degli uomini impiegati (264 per 365 giornate/uomo complessive) ma è diversa l’attività svolta, perché nei primi momenti è stato necessario effettuare principalmente interventi di pompaggio dell’acqua e di presidio, mentre ora la maggior parte delle attività sono volte alla rimozione del fango e dei detriti, trascinati dalla furia dell’acqua.
 
La maggior parte dei volontari Ana sono al lavoro in Piemonte, mentre in Liguria operano in particolare in Val Tanaro e nel Genovese per la messa in sicurezza del territorio. In queste due regioni e in Valle d’Aosta rimane alta l’allerta per le prossime ore, in base all’evolversi della situazione meteo.(Fonte:www.ana.it)

Sono 200 i volontari della Protezione Civile Ana del 1° Raggruppamento che stanno intervenendo in queste ore in Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, regioni flagellate dal maltempo.

Le forti piogge cadute sulle zone montane hanno creato frane, smottamenti, con strade interrotte a causa dei fiumi esondati e in alcuni casi ponti crollati, come quello sul Sesia, nei pressi di Gattinara (Vercelli). I fiumi, ingrossatisi in quota, hanno poi riversato grandi quantità d’acqua a valle, provocando danni anche nelle zone di pianura già colpite dal maltempo.

I volontari con la penna nera provengono dalle Sezioni di Imperia, Savona, Genova, Asti, Alessandria, Cuneo, Val Susa, Vercelli, Saluzzo, Pinerolo, Biella, Novara, Valsesiana, Torino e Mondovì. 

In Piemonte sono al lavoro oltre 100 volontari intervenuti principalmente nel Vercellese, nel Cuneese e nel Verbano-Cusio-Ossola. Ricordiamo che ci sono 37 strade chiuse, compresi vari ponti (per un certo periodo è stata chiusa anche l’autostrada A4 Torino-Milano). In Liguria stanno operando attualmente 38 volontari, ma nelle scorse ore sono intervenuti i volontari di tutte e quattro le Sezioni liguri a causa dei danni e degli allagamenti su tutto il territorio regionale. Trentatré volontari in Valle d’Aosta sono invece in preallerta. Finora hanno effettuato l’equivalente di 250 giornate/uomo.  (Fonte:www.ana.it)
 

“Vardirex”, l’esercitazione interforze e interagenzia, giunta alla terza edizione, si è svolta, nel massimo rispetto delle normative tese a limitare la diffusione del contagio da Coronavirus, in Abruzzo ed in particolare nei comuni di Avezzano, Sulmona e Scanno. Si prefiggeva lo scopo di testare la risposta sul campo da parte del Dipartimento di Protezione Civile, delle Forze Armate e degli Enti locali in caso di allertamento per pubbliche calamità, anche di diversa e grave entità.

Presso il polo logistico della Croce Rossa Italiana di Avezzano (AQ) l’Associazione Nazionale Alpini ha provveduto ad allestire un campo base con relativo assetto sanitario della Sanità Alpina per la gestione ed il coordinamento delle attività di soccorso e ripristino delle normalità a seguito di eventi calamitosi simulati, in particolare, nella Marsica ed in alcune zone insistenti le aree dei Parchi Nazionali d’Abruzzo e della Majella.

Durante i tre giorni d’esercitazione sono state simulate situazioni emergenziali complesse dovute a scosse sismiche, condizioni meteo particolarmente avverse, alluvioni, smottamenti e frane che hanno richiesto l’intervento immediato dei soccorsi giunti sia via terra che via aerea grazie al simultaneo impegno dei soccorritori dell’Esercito, della Marina Militare, della Aeronautica Militare e dei volontari dell’Associazione Nazionale Alpini (Sanità e volontari del 4° Raggruppamento).

L’Esercito ha schierato assetti specialistici e numerosi mezzi e materiali tecnici provenienti principalmente dalle Truppe Alpine che nelle diverse simulazioni ha impegnato circa 150 specialisti con competenze nei relativi campi di intervento; in particolare, i piloti e gli elicotteri dell’AVES (Aviazione Esercito) hanno garantito i collegamenti nella terza dimensione a tutto vantaggio della rapidità nei soccorsi, gli uomini del battaglione multifunzionale “Vicenza” del 9° reggimento alpini de L’Aquila hanno lavorato al ripristino delle strutture essenziali, ma anche alla tutela di strutture ed animali insistenti nel Parco nazionale d’Abruzzo (recupero congiunto di un mammifero altrimenti destinato a perire e tutela della particolare ambiente naturale), le Squadre Soccorso Alpino Militare hanno portato a termine operazioni complesse di primo soccorso ed evacuazione di feriti; nello specifico grazie ad una particolare collaborazione fra Sanità Alpina ANA e la società Telespazio a Scanno è stato schierato un posto medico avanzato con possibilità di trattare pazienti con l’ausilio della telemedicina.

Particolari mezzi speciali si sono esercitati nel lago di Scanno per consentire, nel massimo rispetto delle norme ambientali, il recupero di personale rimasto isolato. La sinergia fra operatori radio della ANA ed i trasmettitori alpini ha garantito a tutti gli attori della simulazione la possibilità di comunicare anche in condizioni estreme causa la compartimentazione del territorio montano.

Il tutto è stato perfettamente coordinato con le componenti del sistema di gestione e risoluzione della crisi emergenziale (Dipartimento della Protezione Civile, Protezione Civile Regionale, Prefetture e Comuni interessati), a cui si sono aggiunte le realtà universitarie abruzzesi che nelle fasi preparatorie dell’esercitazione hanno contribuito con studi specifici alla conoscenza morfologica dell’area di esercitazione.

La Marina Militare ha impiegato un elicottero SH 101A a supporto delle operazioni di soccorso e recupero. L’Aeronautica Militare ha rischierato, presso l’Aeroporto “Giuliana Tamburro”, un elicottero HH139A che ha partecipato a missioni di ricerca e soccorso ed antincendio boschivo; un velivolo C27J con i compiti di trasportare in zona il personale ed il materiali dell’Ospedale da Campo dell’ANA e di simulare missioni di evacuazioni per cause mediche (MEDEVAC); inoltre sono stati impiegati gli assetti necessari per garantire il controllo dello spazio aereo e la gestione dell’aeroporto stesso. Importante è stato il supporto del velivolo AMX che ha effettuato ricognizioni fotografiche ad alta risoluzione delle zone maggiormente interessate dagli eventi simulati.

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha avuto modo di incontrare e salutare tutti gli uomini e le donne che sono stati impegnati, negli ultimi giorni, in questa complessa esercitazione. “Ci si addestra a operare insieme”, ha detto il Generale Farina, “per essere capaci a intervenire laddove insorgono le emergenze e prontamente. Questo è avvenuto in varie circostanze anche in questa terra, l’Abruzzo, dove quest’estate ci sono stati numerosi interventi antincendio. L’Esercito c’è sempre e si prepara di più insieme all’Associazione Nazionale Alpini, alla Protezione Civile e alle altre Forze Armate per servire lo Stato e per rispondere alle esi-genze dei cittadini in emergenza”.

Come ha sottolineato il Comandante delle Truppe Alpine, Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto che unitamente al Presidente Ana Sebastiano Favero ha siglato un accordo di collaborazione tra l’Associazione Nazionale Alpini e le Truppe Alpine (accordo teso a definire nel dettaglio quanto già finora messo in campo): “Le Forze Armate, in questa circostanza con le Truppe Alpine dell’Esercito e le strutture operative dell’Aereonautica Militare ed della Marina Militare, sono pienamente coinvolte in programmi e sperimentazioni che hanno come obiettivo il raggiungimento di una maggiore capacità d’intervento in sinergia con tutte le altre organizzazioni che si occupano di previsioni e soccorso”, quello che in sostanza rappresenta uno degli scopi principali della “Vardirex 2020”. (Fonte:www.ana.it)

I volontari Ana e il personale delle Truppe Alpine impegnati nell’esercitazione “Vardirex 2020” hanno ricevuto la visita del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito gen. Salvatore Farina, del comandante delle Truppe Alpine gen. Claudio Berto, del Presidente Ana Sebastiano Favero e di altre autorità.

A Scanno (L’Aquila) hanno assistito ad una dimostrazione di intervento di telemedicina, effettuato in collaborazione tra la Sanità Alpina-Ospedale da Campo Ana e Telespazio e hanno visitato la Sala Operativa Vardirex per saggiare l’operatività del sistema di Comando e Controllo dell’esercitazione. Raggiunti dal Capo Dipartimento di Protezione Civile Angelo Borrelli, hanno anche potuto vedere all’opera i soccorritori durante un evento alluvionale, attività approntata sul lago di Scanno.

Ricordiamo che a “Vardirex” sono impiegati il personale delle Truppe Alpine e i volontari dell’Associazione Nazionale Alpini. L’esercitazione si prefigge lo scopo di ottimizzare il loro apporto in attività emergenziali, di competenza della Protezione Civile in caso di allertamento per pubbliche calamità.

Approfondimenti: Vardirex 2020: Truppe Alpine e Protezione Civile Ana in esercitazione in Abruzzo


(Fonte:www.ana.it)

Fino al 26 settembre nei Comuni di Avezzano, Sulmona e Scanno saranno le Forze Armate e in particolare le Truppe Alpine unitamente alla Protezione Civile ANA ad esercitarsi nella Vardirex” (Various Disaster Relief Management Exercise) attività addestrativa, giunta alla sua terza edizione. Una esercitazione interforze ed interagenzia che si prefigge lo scopo di ottimizzare il supporto dell’Esercito in attività emergenziali di competenza della protezione civile in caso di allertamento per pubbliche calamità. In particolare, in Avezzano (AQ), presso il polo logistico della Croce Rossa, sarà allestito un campo base con relativa infermeria da campo ove si testerà il coordinamento delle attività di soccorso e quelle per il ripristino della normalità a seguito di eventi calamitosi che verranno simulati, in special modo, negli abitati di Sulmona e Scanno (AQ).

Verranno simulate attività per testare l’impegno sinergico del sistema di protezione civile e su come lo stesso potrebbe intervenire per contrastare eventi emergenziali di tipo alluvionale, sismico in particolari condizioni meteo avverse.

La simulazione di smottamenti, frane e fenomeni alluvionali richiederanno l’intervento immediato dei soccorsi che giungeranno via terra grazie al simultaneo impegno di personale appartenente alle squadre soccorso alpino militare (SSAM) – soccorritori delle Truppe Alpine – a cui si uniranno i volontari dell’Associazione Nazionale Alpini (4° Raggruppamento e Sanità Alpina).

Nello specifico, il contributo dell’Esercito sarà incentrato sulla presenza delle Truppe Alpine che schiereranno circa 150 uomini appartenenti al Battaglione multifunzione “Vicenza” del 9° Reggimento Alpini della Brigata Alpina “Taurinense”. Uomini e donne che metteranno in campo tutta la professionalità e la specifica competenza nei relativi campi di intervento. A questi si uniranno i piloti dell’AVES (Aviazione Esercito).  Per la Marina Militare parteciperanno elicotteri destinati alla lotta antincendio ed al soccorso.

Grazie alle peculiari capacità di proiezione rapida delle forze che l’Aeronautica Militare è in grado di esprimere oggi al servizio della Difesa e del Paese, anche in zone impervie o aeroporti civili con piste corte, in erba, in condizioni remote o con particolari criticità infrastrutturali e di supporto logistico, la Vardirex vedrà impegnati diversi assetti messi a disposizione dalla Forza Armata. Tra questi si segnala la presenza del velivolo C-27J della 46ª Brigata Aerea di Pisa – per il trasporto di un ospedale da campo della Sanità Alpina dell’ANA e per il trasporto di feriti – e di un elicottero HH-139 del 15° Stormo di Cervia – utilizzato per la ricerca e soccorso di dispersi e per operazioni antincendio, entrambi rischierati sull’aeroporto de L’Aquila. Lo stesso aeroporto sarà reso operativo e autonomo grazie ai servizi del traffico aereo, di rifornimento e di antincendio forniti dal personale tecnico specializzato dell’Aeronautica Militare. Presso l’aeroporto, punto nevralgico per gli aspetti logistico-operativi, sarà anche approntata una struttura di Comando e Controllo (per la direzione e coordinamento di tutti gli elicotteri coinvolti nell’esercitazione). In un contesto di emergenza simile, l’attività di ricognizione fotografica delle zone di interesse in cui sarà simulata la calamità verrà assicurata da un velivolo AMX del 51° Stormo di Istrana.

I volontari della Protezione Civile ANA del 4° Raggruppamento interverranno per la messa in sicurezza di un vasto fronte incendiario.

Punto focale dell’esercitazione il coordinamento fra i vari attori che costituiscono le realtà della protezione civile. In tale contesto il giorno 25 in Scanno si provvederà alla firma di un documento di collaborazione fra le Truppe Alpine dell’Esercito e l’Associazione Nazionale Alpini, accordo teso a definire nel dettaglio quanto già finora messo in campo e funzionale per il coordinamento e la risoluzione delle crisi emergenziali. (fonte:www.ana.it) 

https://www.ana.it/2020/09/22/vardirex-2020-truppe-alpine-e-protezione-civile-ana-in-esercitazione-in-abruzzo/?fbclid=IwAR0wrSyOvBLlLop5kX-RVZ0GlNLaZRjhdq6Qrbl0ZUxQXs9W-EZ6_hn6nDQ

Conclusa la prova Ipo R FL V con ottimi risutlati per il nostro nucleo...
 
10 Ucs al via, 8 del nucleo Verona, 2 del nucleo Fiammetta di Belluno.
 
Passano la prova 7 binomi, i due binomi degli amici di Belluno e 5 dei nostri... purtroppo per 3 Ucs Veronesi ci son stati dei problemi e qualche incomprensione di troppo in una delle due prove tra conduttore e cane... ma le basi ci sono per un prossimo sicuro successo.
Ringraziamo l'esperto Giudice Giovanni Martinelli, il direttore campo, tutti i volontari che hanno collaborato per la buona riuscita della prova, in particolar modo la logistica che si e' occupata del
rancio alpino post prova.
 
Complimenti a tutti i partecipanti...Oggi meritato relax ma da domani zaino in spalla... ci aspetta un autunno pieno di impegni e prove da sostenere.

Continua febbrile l’attività della Protezione Civile Ana in Veneto nuovamente colpito nelle scorse ore dal maltempo che ha danneggiato numerosi edifici, scoperchiando i tetti di diverse case. Le squadre alpinistiche sono operative nei Comuni di Trevenzuolo e Montecchia di Crosara nel Veronese, mentre domani si sposteranno probabilmente nel Vicentino, in particolare nella zona di Trissino e Arzignano.

Sempre nel Vicentino e nel Veronese continua il taglio delle piante pericolanti e di quelle abbattute dal vento. Nel Feltrino sono impegnati alcuni volontari in seguito ai nubifragi di stamattina, mentre le squadre di Belluno sono in allerta per l’aumento del livello delle acque nel lago di Alleghe. La scorsa notte la Protezione Civile Ana è intervenuta anche a Lusiano Conco (Vicenza) con delle macchine idonee alla rimozione dei detriti e alla pulizia delle strade.

Ricordiamo che i volontari del 3° Raggruppamento sono impegnati sul territorio e in aiuto alla popolazione in seguito alla richiesta della Regione Veneto.

(Fonte: www.ana.it)

LA PROTEZIONE CIVILE DELL’ANA VERONA SCHIERA SUL TERRITORIO UN CENTINAIO DI VOLONTARI SOLO A MONTECCHIA DI CROSARA. INTERVENTI ANCHE IN ALTRI OTTO COMUNI DEL VERONESE MENTRE DUE SQUADRE STANNO MONITORANDO L’ADIGE, IN VISTA DELLA PIENA ATTESA DA TRENTO.

Nemmeno una settimana dopo la violenta tempesta che si è abbattuta sulla città, e che ha visto mobilitarsi tutte le squadre della Protezione Civile dell’ANA Verona nei quartieri più colpiti, i volontari sono tornati operativi ieri a Montecchia di Crosara e in altri otto comuni del veronese flagellati da forti temporali, trombe d’aria, grandine.

A Montecchia di Crosara, ieri pomeriggio alle 16.30, a un’ora circa dal passaggio del devastante vortice di vento, le squadre erano già nei punti più martoriati con un totale di circa 50 volontari e vari mezzi. Fino a notte, hanno fatto fronte a circa un centinaio di interventi. Oggi, sul posto ci sono circa 70 volontari dell’ANA Verona cui si aggiune una trentina di altri uomini del Terzo Raggruppamento: una decina di squadre, tra cui le specialistiche rocciatori e alpinisti per intervenire nei punti più impervi su detriti ed edifici danneggiati, provenienti da varie zone del Triveneto da Treviso a Padova alla Valdobbiadene.

Gli interventi domenica sono stati una sessantina, di cui 20 eseguiti in sinergia con i Vigili del Fuoco. I volontari dell’ANA Verona si stanno occupando dei due punti più colpiti a Montecchia: il compendio della scuola dell’infanzia Monsignor Beggiato, il cui tetto è stato scoperchiato dalla furia del vento, e il palazzetto dello sport raso quasi al suolo. Inoltre, al cimitero cittadino e nei pressi degli edifici più colpiti. “Stiamo liberando le strutture dai detriti, aprendo passaggi, tagliando e rimuovendo piante, mettendo in sicurezza tetti e grondaie grazie all’ausilio delle piattaforme dell’ANA”, elenca Filippo Carlucci, nuovo coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona. Eletto a marzo, l’emergenza Covid ha posticipato il passaggio di mano e Carlucci ha preso le redini della macchina operativa concretamente a metà luglio. “In poco più di un mese, è il terzo evento eccezionale: un vero battesimo del fuoco. Prima lavoravo sul territorio, coordinare tanti uomini e mezzi durante l’emergenza non è facile. Il coordinatore uscente mi affianca nelle attività  e in sinergia continuano ad esere una squadra”, spiega.

Sul posto, ieri mattina, in sopralluogo nei punti più colpiti e poi al COC allestito dal Comune di Montecchia di Crosara si è recato il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli. “È impressionante: è come un terremoto, ci dobbiamo tutti rimboccare le maniche per dare una mano perché la situazione è davvero molto seria”, ha commentato Bertagnoli.

In queste ore, la Protezione Civile dell’ANA Verona è operativa anche a Illasi, Colognola ai Colli, Roncà, Trevenzuolo, Soave, Zevio e Lavagno, oltre che in città, dove alcune squadre sono impegnate nello svuolatemnto di alcune cantine allagate. E ancora, due squadre stanno monitorando il livello dell’Adige sia in città che all’altezza di Pescantina e della frazione di Settimo. “Il livello è molto alto, fortunatamente dall’ultimo bollettino, la piena di Trento non dovrebbe avere una portata imponente”, anticipa Carlucci.

Sono 150 i volontari della Protezione Civile Ana impegnati nell’emergenza per il maltempo che ha colpito nei giorni scorsi il Veneto, in particolare Verona. Sono stati attivati su richiesta della Regione Veneto e appartengono alle Sezioni di Padova, Treviso, Verona e Vicenza “Monte Pasubio”, ai quali si sono aggiunti nelle ultime ore i volontari di Bassano del Grappa, Conegliano e Feltre.

Grazie a mezzi e dotazioni specifiche stanno portando aiuto per la rimozione di fango e detriti e la pulizia di strade e locali alluvionati, oltre al taglio degli alberi abbattuti dalla furia del vento.

Una squadra della Pc Ana di Belluno insieme ai Vigili del Fuoco sta intervenendo anche a Cortina d’Ampezzo, colpita da un forte nubifragio.

Da domenica pomeriggio i volontari della Protezione civile dell’Ana Verona sono al lavoro per liberare via Caroto e le Torricelle dalle decine di alberi caduti.

“Questa volta è toccato a noi”. Pronti a mobilitarsi e a partire in brevissimo tempo per i luoghi colpiti dalle calamità naturali – ultime in ordine di tempo il disastro provocato dall’emergenza Vaia e il sisma che ha fatto tremare l’Italia centrale quattro anni fa – questa volta, i volontari della Protezione Civile dell’ANA Verona hanno dovuto fare una manciata di chilometri appena per raggiungere le zone devastate dal temporale di domenica pomeriggio che ha messo in ginocchio il centro città. Tutte le squadre della Protezione Civile sono state allertate, entrando in azione poco dopo le 17 quando ancora non era delineata la gravità della situazione. Inizialmente mobilitati per liberare le strade anche della provincia – soprattutto in Valpolicella, a Pescantina e Bussolengo, per la caduta di rami e piante e per svuotare le cantine – i volontari dell’ANA hanno poi fatto rotta in centro città, su più fronti. Gli alpini sono intervenuti anche all’Ospedale di Borgo Trento dove i volontari hanno liberato alcune stanze e scantinati dall’acqua.

La “macchina” dei soccorsi

Da domenica pomeriggio, dunque, ci sono circa una trentina di volontari costantemente in servizio: le squadre hanno lavorato infatti fino alle tre di notte. E ieri mattina all’alba, nuovi volontari hanno dato loro il cambio. Inoltre, già nella serata di domenica, in aiuto ai veronesi sono arrivati uomini e mezzi anche da varie parti del Veneto, da Vicenza a Padova e Rovigo. Complessivamente, ci sono oltre una sessantina di volontari schierati dove serve. Nel dettaglio, da ieri mattina, le forze della Protezione Civile dell’ANA Verona e delle squadre venete di supporto, sono al lavoro in via Caroto e lungo la lasagna che dalla Valdonega sale sulle Torricelle. Nel primo pomeriggio, il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli ha effettuato un sopralluogo in questa parte di città, tra le più colpite in assoluto, per ringraziare i volontari veronesi e veneti insieme agli assessori a Sicurezza e Protezione Civile Daniele Polato e a Strade e Giardini Marco Padovani e al coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona Filippo Carlucci.

Il commento del presidente Bertagnoli

“Questa volta è toccato a noi. Fortunatamente non piangiamo vittime e non ci sono stati feriti ma la siutazione ieri ci si è presentata in tutta la sua gravità e non posso che essere orgoglioso dei miei uomini pronti a schierarsi subito dove c’è assoluto bisogno”, commenta il presidente Bertagnoli ringraziando i volontari per il loro impegno. “In momenti come questi, le istituzioni non possono far fronte a tutto ed ecco che è importante il contributo di ciascuno di noi. Non servono polemiche ma è necessario rimboccarsi le maniche e agire. In poche ore, centinaia di foto e video dei danni causati dalla tempesta sono diventati virali facendo il giro d’Italia e forse oltre. Mi piacerebbe che lo stesso spiegamento di forze venisse impiegato, ad esempio, per ampliare le fila dei nostri volontari. La porte della Protezione Civile sono spalancate, abbiamo costantemente bisogno di nuove forze”, aggiunge Bertagnoli. (fonte: https://primadituttoverona.it)

Il Decreto Legislativo che tutela la sicurezza dei lavoratori è l’81 del 2008. Tale decreto tutela non solo i lavoratori, ma si applica anche alle attività svolte dai volontari di protezione civile con modalità specifiche. Il legislatore infatti ha dedicato al volontario di protezione civile una attenzione particolare in quanto tale attività lavorativa non è assimilabile ad altri ambiti di attività.

In tal senso le disposizioni contenute nel d. lgs. 81/2008  per i volontari di protezione civile si sviluppano in tre punti essenziali:

- l’art. 3, comma 3-bis, del d. lgs. 81/2008, che ha stabilito che nei riguardi delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, ivi compresi i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e speleologico, e i volontari dei Vigili del Fuoco, le disposizioni del testo unico sulla salute e la sicurezza negli luoghi di lavoro sono applicate tenendo conto delle particolari modalità di svolgimento delle rispettive attività da individuarsi con un successivo decreto interministeriale;

- il decreto interministeriale di attuazione del 13 aprile 2011, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale del’11 luglio 2011;

- il decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, di prossima emanazione, con il quale, d’intesa con le Regioni e le Province Autonome e in condivisione con la Consulta Nazionale delle Organizzazioni di Volontariato di Protezione Civile, con la Croce Rossa Italiana ed il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, vengono definite le modalità di effettuazione della sorveglianza sanitaria per i volontari di protezione civile e vengono condivisi indirizzi comuni in materia di scenari di rischio di protezione civile e dei compiti in essi svolti dai volontari, di controllo sanitario di base, di formazione.

Il biennio 2011-2012 ha segnato una tappa fondamentale nel percorso della sicurezza del volontariato di protezione civile, consentendo di dare una forma maggiormente organizzata al mondo del volontariato di protezione civile.

La principale misura prevista a tutela della salute e della sicurezza dei volontari è lo svolgimento costante, sistematico e accurato di attività formative e addestrative, all’interno delle quali gli aspetti relativi alla sicurezza siano sempre presenti.

Inoltre è importante ricordare che l’uso delle attrezzature e dei materiali dei quali in dotazione deve essere conforme alle indicazioni fornite dai rispettivi produttori, e che questa deve essere una delle finalità specifiche delle attività formative dell’associazione.

Inoltre le Organizzazioni di volontariato devono attestare, con la periodicità prevista per la verifica degli altri requisiti, la partecipazione dei propri volontari alle attività di controllo sanitario

programmate dalle Strutture di coordinamento. Il mancato adempimento comporta la sospensione dell’Organizzazione dall’attività operativa.

In particolare l’addestramento all’uso dei mezzi e delle attrezzature e la formazione per compiti di particolare delicatezza e complessità è fondamentale secondo il D.Lgs.81/08. L’attività formativa, anche se organizzata autonomamente (ad esempio avvalendosi di volontari esperti nei diversi ambiti), o nell’ambito di coordinamenti territoriali intercomunali o provinciali, dove esistenti, deve essere dimostrabile e quindi deve essere formalizzata nelle modalità concordate e divulgate a livello nazionale e regionale.

La registrazione e l’aggiornamento periodico delle attività formative con riferimento ai compiti svolti dai volontari, è un dato fondamentale della attività dell’associazione stessa.

I decreti approvati, Decreto del Capo Dipartimento della Protezione civile del 12 gennaio 2012 e  Decreto interministeriale del 13 aprile 2011, non prevedono, per  le organizzazioni di volontariato di protezione civile, gli obblighi previsti dal D. Lgs. 81/08 a carico delle aziende.

Il livello di organizzazione delle attività deve essere proporzionato al livello generale dell’associazione, alla sua capacità operativa e di intervento. In questo caso gli adempimenti ulteriori non risponderanno (come avviene per le aziende private) ad un obbligo di legge, ma saranno regole interne, a presidio della migliore efficienza e funzionalità dell’associazione.

(Estratto dal sito del Dipartimento di Protezione civile_ Linee guida per i volontari di protezione civile). Laura Agostini

Premio “Volontario dell’anno 2019” a Enea Dalla Valentina.

Una squadra affiatata a “sei zampe” quella formata da Enea Dalla Valentina e Maverick. Lui ha 48 anni ed è direttore commerciale e di produzione nell’azienda di famiglia e lei ha 4 anni ed è uno splendido esemplare di pastore australiano, figlia di Trilli, cane con un curriculum operativo di ricerche in superficie di tutto rispetto.

Premio meritato in quanto sono riusciti a portare il nome dell’Associazione Nazionale Alpini della sezione di Verona, a rappresentare l’Italia e la città scaligera al campionato mondiale di cani da soccorso a Parigi e all’International Mission Readiness Test di Zagabria, un riconoscimento che certifica la capacità dell’unità cinofila di intervenire come squadra di soccorso in qualsiasi parte del mondo, anche in condizioni estreme e di isolamento territoriale.

“Siamo molto orgogliosi dell’impegno di questi volontari che si riconoscono nei nostri valori alpini e portano avanti con coraggio e professionalità interventi e salvataggi ovunque venga richiesto il loro aiuto”, commenta Bertagnoli.

Dalle 17.00 circa del 23 agosto sulla città di Verona ed alcuni Comuni della provincia si è abbattuto un violento nubifragio accompagnato da raffiche di vento con velocità di anche 100 km/ora e con una intensa e violenta grandinata.

In pochi minuti, parti della città sono state ricoperte di alti strati di grandine che hanno bloccato molti tombini e grate per il deflusso delle acque piovane; tale imprevista situazione ha causato allagamenti in varie zone particolarmente a Veronetta, mentre il forte vento ha provocato la caduta o reso pericolanti centinaia di alberi di grosse dimensioni in varie zone della stessa città ( Torricelle, Borgo Trento, Borgo Venezia, cimitero monumentale ecc...).

La protezione civile ANA di Verona supportata dal 3° Raggruppamento in concomitanza con altre associazioni ed i vigili del fuoco, coordinati dal COC del comune di Verona, si è prodigata con celerità per soccorrere la popolazione in difficoltà.

Gli interventi sono stati di varia natura, dallo svuotamento di cantine e garage in zona Veronetta (vedasi via S. Alessio o via Giugno) al taglio piante (torricelle, San Michele, Borgo Venezia) operando in alcuni casi al limite della sicurezza sfruttando le capacità lavorative e l’inventiva di ogni singolo volontario (precedenti di mestiere e/o abilitazioni per l’utilizzo di attrezzature specifiche) .

Dal 23 agosto l’emergenza si è normalizzata solo il 28 con un intervento che ha coinvolto circa 30 volontari ANA della sezione di Verona, i quali sono riusciti a liberare molte viuzze interne del cimitero monumentale da tronchi e rami di alberi secolari (cipressi) abbattuti dal forte vento.

In qualità di coordinatore della protezione civile ANA sezione di Verona, sento il dovere di ringraziare il supporto del 3° Raggruppamento ANA e le sue varie sezioni, le associazioni di volontariato intervenute, le squadre della provincia, il Comune di Verona ed i vigili del fuoco intervenuti.

Sono orgoglioso di essere il coordinatore della sezione di Verona, le nostre squadre hanno dato il massimo impegno e supporto di uomini nel dare la possibilità di risollevarsi alla popolazione della nostra città, a loro va un mio grandissimo GRAZIE per ciò che siete in grado di dare in breve tempo e con forte senso civico in queste emergenze, non trovo parole tanto importanti per descrivere il vostro cuore.

Il Coordinatore

Filippo CARLUCCI

Quasi 12 anni di lavoro: è questo l’incredibile dato che emerge dal bilancio delle attività degli alpini veronesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria ad oggi.

In meno di quattro mesi, l’esercito di 1.151 volontari ha svolto complessivamente 4.352 giorni di lavoro. il valore economico stimato alla collettività è di quasi 900mila euro.

Nei quattro mesi circa della fase più drammatica dell’emergenza Coronavirus che ha travolto la città e il Veneto, da fine febbraio a maggio, la Protezione Civile dell’ANA Verona ha schierato sul campo 1.151 volontari. Complessivamente, le ore di attività sono state quasi 35mila: 34.816. I giorni di lavoro hanno raggiunto quota 4.352 che, svolti da un’unica persona, sarebbero equivalenti a circa 12 anni. Ma la forza degli alpini veronesi è anche nello spirito di comunità, nel saper serrare i ranghi e fare squadra pronti ad intervenire per la collettività dove e quando la situazione lo richiede. Ed è anche grazie a questo se l’ANA Verona – che durante i durante i mesi dell’emergenza è arrivata quasi a triplicare il numero dei volontari di Protezione Civile rispetto a quelli presenti all’inizio dell’anno – è riuscita in un’impresa tanto ambiziosa e impegnativa il cui valore economico stimato alla collettività è di 870.400mila euro.

“I nostri volontari sono stati sottoposti sia ai tamponi che ai test sierologici: i risultati sono stati tutti negativi. È un dato significativo che dimostra che il nostro lavoro pur volontario è stato fatto seriamente, in modo qualificato, seguendo scrupolosamente le norme anticontagio. Nel Terzo raggruppamento, i casi positivi sono stati solo due su 3.200 persone”, spiega Luca Brandiele, coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona.

La voce che ha richiesto un maggior impegno in termini di tempo è quella che riguarda la distribuzione di mascherine e di altri materiali essenziali. A tale scopo sono scesi in strada, nelle settimane in cui le strade erano pressoché deserte, quasi 500 volontari (468 per la precisione) per un totale di 2.428 giorni di lavoro. Segue a ruota la voce “allestimento ospedali e tendopoli” concretizzata da 620 persone per 1.571 giorni di lavoro. È anche grazie all’impegno qualificato dei gruppi di Protenzione Civile dell’ANA Verona se, ad esempio, si è riusciti ad allestire a tempo di record l’ospedale Covid di Villafranca, sistemando poco dopo anche gli spazi per un nuovo laboratorio analisi. E ancora, a poche ore dall’inizio dell’emergenza, a fine febbraio, tra i primi ad intervenire fuori dagli ospedali di città e provincia sono stati proprio gli alpini che hanno allestito le tendopoli per il triage esterno ai Pronto Soccorso.

A “operazioni logistica e supporto alla popolazione e alla sanificazione di strade, parchi, edifici e luoghi pubblici” hanno partecipato 52 volontari per un totale di circa un anno di lavoro: 332 giorni.

“Sono numeri che ci onorano e che ci fanno sentire orgogliosi del nostro essere alpini. Questo centenario lo stiamo vivendo sul campo come non ci saremmo mai aspettati ma come è giusto che sia”, commenta il presidente dell’ANA Luciano Bertagnoli, rieletto sabato alla guida della sezione veronese per i prossimi tre anni. Lunedì è iniziato lo spoglio delle schede per i membri del direttivo. I risultati, completati nelle ore scorse (l’elenco completo degli eletti è nell’altro allegato), hanno riconfermato sostanzialmente la squadra che nello scorso mandato ha lavorato a fianco di Bertagnoli. “Gli alpini veronesi ci hanno confermato la fiducia. Siamo già al lavoro per predisporre, probabilmente a settembre, se sarà possibile, un momento di festa e celebrazione del Centenario della sezione”, anticipa il presidente.

Nell’emergenza Coronavirus, l’ANA Verona si è mobilitata anche con una raccolta fondi che ha portato all’acquisto di sette ventilatori polmonari di ultima generazione consegnati ad aprile agli ospedali di città e provincia e che ora, chiusi i reparti covid, sono stati riconvertiti e vengono utilizzati in altri settori.

“Si è trattato di una spesa piuttosto corposa, per la quale la raccolta fondi prosegue”, fa appello Bertagnoli. Con la causale SOSTEGNO EMERGENZA CORONAVIRUS – ANA VERONA si può donare all’IBAN IT16 V084 1677 4800 0000 0300 204. Inoltre, al link https://www.gofundme.com/f/gli-alpini-per-l039emergenza-coronavirus-covid19?member=3916080&utm_medium=email&utm_source=customer&utm_campaign=p_email%

Sono 500 i volontari dell'associazione nazionale alpini di Verona in forza alla Protezione Civile che da quasi un mese si stanno spendendo nell'emergenza coronavirus.

Sono stati tra i primi a mobilitarsi montando le tende per il triage allestite nelle scorse settimane fuori dagli ospedali cittadini e della provincia: Borgo Trento, Borgo Roma, Bussolengo, Isola della Scala, Caprino Veronese, Valeggio sul Mincio, Zevio.

Da ieri, sono scesi in campo un altro centinaio di persone: un’ottantina all’interno dell’ospedale di Bussolengo e il resto in quello di Isola della Scala dove, con oggi, sarà ultimata la sistemazione di 120 nuovi posti letto disposti su tre piani e destinati ai pazienti di Covid-19. «In pochi giorni abbiamo reso disponibili circa 200 posti letto. Ultimato questo intervento, rimarremo a disposizione e aspetteremo le prossime indicazioni. Anche questa è una guerra e anche in questo caso i nostri alpini, i volontari, hanno risposto immediatamente alla chiamata dimostrando massima disponibilità e operando ininterrottamente, facendo ciascuno anche doppi turni», spiega il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli che sta seguendo sul campo gli interventi di questi giorni.

Anche gli alpini però si sono dovuti confrontare con la mancanza di mascherine: attivata quindi una campagna di raccolta fondi attraverso una piattaforma online creata appositamente. Con la causale SOSTEGNO EMERGENZA CORONAVIRUS – ANA VERONA si può donare attraverso l’IBAN IT16 V084 1677 4800 0000 0300.

Offerte anche online al link https://www.gofundme.com/f/gli-alpini-per-l039emergenza-coronavirus-covid19?member=3916080&utm_medium=email&utm_source=customer&utm_campaign=p_email%2Binvitesupporters

“L’Ospedale da campo dell’Associazione Nazionale Alpini sarà attivato in tempi brevissimi, d’intesa con la Regione Lombardia, non appena sarà assicurata la disponibilità del personale sanitario”. Lo ha dichiarato il presidente nazionale dell’Ana, Sebastiano Favero: “Abbiamo aderito subito alla richiesta della Regione di intervento della nostra Colonna Mobile, per cercare di alleviare la difficilissima situazione della provincia di Bergamo – sottolinea Favero – facendo presente però che il nostro personale sanitario, che è su base volontaria e che normalmente lavora negli altri ospedali, era già pressoché tutto impegnato nelle strutture in cui opera quotidianamente. Una volta ricevuta la formale assicurazione che medici ed infermieri sarebbero stati assegnati al costituendo ospedale direttamente dalla Regione, abbiamo attivato il nostro dispositivo, che logisticamente si trova già nella base di Orio al Serio, vicinissimo alle strutture della Fiera di Bergamo”.

“Comprendiamo perfettamente – continua Favero – le difficoltà del momento e siamo stati perciò confortati dall’apprendere dal Presidente lombardo Fontana che il personale sanitario sarà reperito con la collaborazione di altre Regioni. Pertanto – conclude il presidente delle penne nere – assicuriamo la nostra prontezza logistica nell’attivare quello che è il più grande ospedale da campo civile d’Europa, come è nelle dimostrate tradizioni di solidarietà, disponibilità ed efficienza degli alpini in congedo”.

https://www.ana.it/2020/03/19/ospedale-da-campo-gli-alpini-sono-sempre-pronti/?fbclid=IwAR2JJ7r2M0PmY16imW39Pr3WK1WxTT-eMLp-D41iUjIOu9Ozg35Xwf6ovDY

Per info sulla Sanità Alpina-Ospedale da campo www.ana.it/ospedale-da-campo/

 

Da oltre 48 ore all’Orlandi di Bussolengo è un via vai ininterrotto di mezzi e camionette della Protezione civile e di volontari in divisa gialla e caschetto che stanno riallestendo il terzo e il quarto piano della struttura con l’attrezzatura necessaria per accogliere degenti. Le manovre hanno destato curiosità e apprensione tra la popolazione, che si interrogava sulle ragioni dell’operazione attraverso i social e le chat. L’altro ieri il sindaco, Roberto Brizzi, scriveva su Facebook: «Vorrei fare chiarezza su quanto sta accadendo all’ospedale. Sicuramente a molti non è sfuggito il movimento di mezzi in queste ore. Le autorità competenti mi hanno informato che è relativo all’allestimento di 70 posti letto al terzo e quarto piano per ospitare pazienti non gravi affetti da Codiv-19, nel caso fosse necessario».

Il sindaco prosegue anche ringraziando Protezione civile e associazione alpini, al lavoro in queste ore. Letti attrezzati e comodini sono stati recuperati nei locali dell’ex Ipab, acquisita negli anni scorsi dall’Ulss 9 Scaligera, mentre oggi è prevista la sanificazione dei locali dell’ospedale Orlandi al momento inutilizzati. Ma altri letti e attrezzature pare saranno portati anche in altri presidi ospedalieri della provincia per fronteggiare le necessità.

I sindaci di Isola della Scala e di Zevio accennano a una riunione con la Protezione civile e all’imminente arrivo di letti per reparti, anche in questo caso per post acuti, a Zevio e Isola della Scala. Ma per ora manca qualsiasi dichiarazione ufficiale dell’Ulss 9. Intanto, anche all’ospedale Pederzoli di Peschiera sono ore di superlavoro per riuscire a garantire assistenza al maggior numero di pazienti possibile. Come evidenziato in questi giorni da Aiop, l’associazione che raggruppa le strutture venete del privato convenzionato, la collaborazione viene garantita al cento per cento. 

https://www.larena.it/home/provincia/all-orlandi-arrivano-70-nuovi-letti-per-le-emergenze-1.7990119?fbclid=IwAR1gCmAPNc3w6hLN8y--Ebmo8ot7UIldwiAK3inTvDcxC_4DKoykkYGRdwc

Sotto il sole, a picco, per una giornata intera e la notte a seguire per preparare i  5.000 «mattoni» con cui costruire il «muro» capace di tenere alla larga dal canale Leb gli inquinanti eredità dell'incendio di Brendola: la mobilitazione alla squadra di protezione civile «Valdalpone» dell'Ana è scattata, a Monteforte d'Alpone, ieri mattina alle 8. E, dopo circa un'ora, nella sede di via XX Settembre, ha aperto il cantiere dell’imponente «commessa» richiesta dalla protezione civile della Regione Veneto. Alle 13, erano già pronti i primi 600 sacchi, alle 16 il quantitativo predisposto era già di 2000 unità. Merito di tante braccia, quelle del centinaio di volontari che hanno dato la propria disponibilità all'appello lanciato dal coordinatore provinciale della protezione civile dell'Ana, Luca Brandiele, e di Gianfranco Lorenzoni, caposquadra dell'Ana-Valdalpone.

Organizzati in squadre di 10-15 persone, volontari e volontarie del Nucleo cinofilo di soccorso dell'Ana di Verona e delle squadre di Verona città, Mincio, Medio Adige, Basso Veronese, Lessinia, Isolana, Basso Lago oltre a quelli dell'Ana-Valdalpone, si sono avvicendati in turni di sei ore organizzati col passare della giornata. Chi è arrivato subito, chi ha atteso la fine del turno di lavoro: ognuno di loro ha fatto del suo meglio, compresi i volontari che hanno permesso di approntare in breve tempo la cucina per garantire i pasti a tutti. Il «nemico» nella torrida giornata di ieri non è stato solo il tempo ma anche il gran caldo ed è stato per questo approntato un gazebo per far lavorare i volontari in sicurezza ma anche rifocillarli e idratarli costantemente.

Al lavoro, come detto, ci si sono messi subito, cioè ben prima che dal Consorzio Leb arrivasse il camion col suo carico da 300 quintali di sabbia e gli operai con la ruspa e la forca per lo spostamento dei pallet: in sede, di sabbia ce n'era già una montagna da 500 quintali e così è stata messa in funzione subito l'insachettatrice  che consente di preparare 200 sacchi l'ora.

Anche  ai  sacchi  la squadra Ana-Valdalpone  ha provveduto subito mettendo mano ai circa duemila già in sede ai quali si sono aggiunti gli altri messi a disposizione dal Genio civile di Verona. Alcune aziende della zona, poi, appreso dell'emergenza, hanno messo a disposizione, a titolo gratuito, i pallet necessari allo stoccaggio prima e al trasporto poi dei sacchi di sabbia. È stato questo lo scenario  dell'emergenza  visto da Monteforte, alluvionata nove anni fa e che, stante l'allerta meteo, si era messa in allarme vedendo la mobilitazione dei volontari coi sacchi di sabbia ma anche i lampeggianti dei mezzi della Protezione civile della Provincia quando Armando Lorenzini, dirigente dell'unità operativa, ha fatto tappa a Monteforte.

Decine di volontari, dunque, andati ad unirsi alla decina del gruppo comunale di protezione civile di Cologna Veneta, coordinato da Riccardo Seghetto, mobilitati nella notte di martedì esattamente come i due (compreso il coordinatore Marco Grazia) del gruppo comunale di Pressana, che ha messo a disposizione, in caso di necessità, quattro persone sia ieri che oggi. A questo contingente vanno aggiunti   gli   otto volontari dell'associazione di protezione civile di Castelnuovo, coordinata da Alessandro Massari, che nella notte hanno messo in movimento la colonna mobile che ha portato a Zimella il materiale anti-inquinamento ed ha garantito supporto ai vigili del fuoco.

 

(fonte: L'Arena )

Zaino in spalle, motosega in una mano, carburante e altri attrezzi nell’altra. E chilometri macinati a piedi dentro ai pesanti vestiti antitaglio. Nell’ultimo mese, il Nucleo sezionale di Protezione Civile dell’ANA Verona è stato impegnato sui monti dell’Agordino per liberare decine di chilometri di sentieri interrotti, quando non letteralmente sepolti, dagli alberi caduti durante la disastrosa ondata di maltempo che ha colpito il Veneto e l’Alto Adige lo scorso novembre, radendo al suolo interi boschi.

L’operazione “Esercitazione tempesta Vaia”, dal nome della tempesta che ha flagellato il territorio in autunno, è stata organizzata dalla Regione Veneto. Ha preso il via il primo giugno scorso e si concluderà con la fine del mese. In queste settimane e fino a domenica, sono complessivamente quasi 150 i volontari della Protezione Civile dell’ANA Verona che si stanno alternando sulle alture dell’Agordino, da Falcade al monte Civetta. Dopo Treviso, si tratta del nucleo più numeroso. Organizzati in due turni a settimana, con campo base a Caprile nel Comune di Alleghe (Belluno) a un’altitudine di circa mille metri, i volontari sono impegnati nelle zone boschive per liberare passo dopo passo i sentieri di montagna sepolti anche da cinque strati di tronchi ammassati l’uno sopra l’altro. E stanno operando sia con le motoseghe nei sentieri più impervi, sia con escavatori e ruspe dove il terreno lo permette. Oltre al taglio e alla rimozione dei tronchi caduti, alcune squadre specializzate si sono occupate, con gli opportuni mezzi, di ripristinare il normale corso di alcuni ruscelli che lo hanno deviato a causa dell’alluvione, provocando l’inondazione di alcune strade forestali. “I cantieri aperti sono decine e per lo più dislocati in luoghi molto difficili da raggiungere. Solo per arrivare a Falcade, dal campo base, c’è mezzora di macchina. Poi si prosegue a piedi e i punti chiusi da liberare distano anche un’ora in salita”, elenca Luca Brandiele, coordinatore del Nucleo sezionale di Protezione Civile dell’ANA Verona.

“Non possiamo che essere orgogliosi dei nostro volontari del Nucleo della Protezione Civile che anche in questo caso hanno dimostrato non solo impegno, disponibilità e dedizione ma anche professionalità”, commenta il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli.

“Abbiamo lavorato ininterrottamente per settimane con attrezzi pericolosi e in situazioni senza registrare alcun incidente. Un ottimo risultato che fa ben comprendere anche il grado di formazione e professionalità dei volontari della nostra Protezione Civile”, analizza infatti il vicepresidente sezionale dell’ANA Verona Elio Maurizio Marchesini, con delega alla Commissione Protezione Civile.

L’Operazione Vaia si chiuderà domenica, il 30 giugno. “Possiamo dire: missione compiuta”, commenta soddisfatto Brandiele. E stagione turistica salvata.

“Davvero la quasi totalità dei sentieri è stata liberata, ripristinata e messa in sicurezza. Solo alcuni punti sono ancora inagibili e lo saranno ancora per qualche tempo. Si tratta di quelle zone in cui lavorare per noi, ma anche camminare poi per gli escursionisti, sarebbe stato troppo rischioso a causa delle decine di alberi e tronchi pericolosamente in bilico sui pendii delle montagne. A smuoverli ci vuole poco e trovarsi nella loro traiettoria è decisamente sconsigliabile”.

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