Se si potesse definire in un termine l’anno 2020 appena concluso, sicuramente i vocaboli migliori sarebbero: fermo, bloccato, rinchiuso: ci ha privato della libertà di movimento e delle più piccole possibilità di ritrovo fra amici. Così è stato anche per le Associazioni. La distanza ha fatto da padrona, le sedi sono rimaste chiuse: niente ritrovi, niente momenti insieme. 

In questo scenario dominato dall’emergenza covid, l’unica realtà sociale che ha potuto vivere e che anzi ha assunto un ruolo importante ed essenziale per il bene comune è stata quella dei volontari della Protezione Civile. Donne e uomini che in questo 2020 si sono messi a disposizione per essere di aiuto alla comunità colpita duramente da una pandemia che ha causato perdite umane paragonabili solo a quelle di un conflitto bellico, distruggendo famiglie e soprattutto le certezze e le sicurezze di ciascuno. Eravamo abituati a muoverci, a ritrovarci, a creare unione, a passare tempo quotidianamente assieme, in una parola a fare “aggregazione”: parola ormai proibita.

In questo periodo così triste e tragico la presenza continua dei volontari della Protezione Civile alpina è stata preziosa: essi non solo sono stati d’aiuto per l’emergenza di natura sanitaria, rimettendo in funzione reparti ospedalieri, rendendoli atti a sostenere l’incremento esponenziale dei ricoveri dovuti all’epidemia e garantendo la loro presenza in ogni necessità, ma, con il personale sanitario e le forze dell’ordine, hanno anche saputo portare una parola di conforto, di aiuto e di speranza. 

L’ Unità Operativa di Protezione Civile A.N.A. della Sezione di Verona conta al suo interno 13 squadre e 6 nuclei specialistici, distribuiti su tutto il territorio della provincia, per un totale di 462 volontari. L’unità è inserita nel 3° Raggruppamento composto da tre regioni: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

Il 2020 era iniziato in totale normalità. La nostra Unità Operativa di Protezione Civile A.N.A. aveva preparato, come di consueto, il suo piano annuale di attività e di esercitazioni pratico/teoriche, organizzando i servizi a supporto di manifestazioni come ad esempio la “Montefortiana”, la vigilanza delle strade per il passaggio del carnevale; pianificando le attività alpine a livello locale con le sfilate in occasione dei vari tesseramenti, a livello di Raggruppamento e Nazionale, come il Triveneto e l’Adunata Nazionale. Ma improvvisamente in febbraio tutto è stato annullato dall’irrompere dell’epidemia COVID 19. Fin da subito si è capito che questa allerta non era come tutte le altre a cui l’Unità Operativa era addestrata, che si andava verso un “percorso” al buio senza sapere esattamente cosa ci si poteva aspettare.

L’intera Unità Operativa, coordinata da Luca Brandele (coordinatore), Franco Foresti e Silvano Busato (vice coordinatori), ha iniziato una serie di attività emergenziali su tutto il territorio provinciale, partendo dalla riapertura di padiglioni ospedalieri in disuso presso le strutture di Bussolengo, Isola della Scala e Zevio. Un lavoro enorme, svolto con pochissimo tempo a disposizione e soprattutto senza alcun preavviso. In questi casi l’organizzazione è fondamentale, i Volontari hanno lavorato per pulire, verniciare, rimettere in funzione interi reparti a tempo di record, con turni massacranti e impegnativi, dove l’unica retribuzione era la consapevolezza di fare qualcosa di importante per il Paese.

Durante il lockdown le varie squadre ed i nuclei operativi hanno lavorato a stretto contatto con i Comuni convenzionati. Le attività principali sono state: distribuzione di presidi medici individuali; consegna di farmaci e viveri alla popolazione in difficoltà; controlli anti-assembramento presso chiese, cimiteri, mercati e centri medici. Ogni squadra era impegnata su due fronti, sia sul territorio provinciale, sia nel proprio Comune di appartenenza.

L’Unità Operativa ha continuato a operare senza sosta, mantenendo una professionalità altissima, anche nel mese di luglio, quando si è avuto l’avvicendamento negli incarichi di responsabilità, che ha visto Filippo Carlucci come coordinatore, Luca Brandele, Franco Foresti ed Emanuele Zorzi come vice coordinatori. 

Da marzo a settembre questa Unità Operativa ha affrontato, oltre alla pandemia in atto, anche tante emergenze locali, legate ai mutamenti climatici. Le più impegnative sono state: l’alluvione che ha colpito la città di Verona il 23/28 agosto; la tromba d’aria nei comuni di Montecchia di Crosara, Soave e Caldiero il 29/30 agosto; l’evacuazione di una casa di cura per anziani presso Albaredo D’Adige. Oltre alla ricerca di persone disperse ed allagamenti localizzati in vari Comuni.

“Ma la storia non finisce qui: - è il coordinatore Filippo Carlucci a parlare- siamo stati chiamati dal Raggruppamento per dare il nostro supporto nell’allestire l’ospedale da campo presso Schiavonia (PD); riaprire padiglioni ospedalieri presso Noale (VE); dare il nostro contributo in Cadore per l’emergenza neve ed il nostro supporto nella gestione presso l’ospedale da campo di Bergamo.

In tutto questo contesto ogni squadra ha svolto ulteriori specifici impegni: la “Mincio”, ad esempio, si è assunta l’incarico di scaricare e trasportare dall’aeroporto di Villafranca verso varie destinazioni i materiali per l’allestimento di un ospedale da campo, materiali di prevenzione individuale ed il montaggio di tende per il triage presso l’ospedale di Villafranca; la squadra “Medio Adige”, su richiesta della Regione Veneto,ha raccolto cibo, offerto da alcune ditte private e da alcuni agricoltori alpini, necessario al sostentamento degli animali del circo Togni situato nelle vicinanze di Sommacampagna; la squadra “Valpolicella” è dovuta intervenire spesso nei suoi comuni convenzionati per la tutela della popolazione; la squadra “Val d’Alpone” spesso ha dovuto monitorare i corsi d’acqua dell’Alpone o del Tramigna, per evitare esondazioni; la squadra “Verona Città” ha dovuto spesso montare e smontare le paratie a salvaguardia della città; la squadra “Lessinia” è intervenuta a rimuovere frane ed abbattere piante. Avrei tanti esempi da portare per ogni squadra o nucleo, ma ciò che reputo importante è sottolineare la sinergia e la grande collaborazione tra tutte le squadre che ancora oggi ci permette di dare un supporto molto forte per la tutela della popolazione in tutta la Provincia, nel Veneto e in Italia.

Ogni singolo volontaria/o merita la gratitudine da tutti noi per tutto quello che ha fatto e che continua a fare, trascurando giornate lavorative, famiglia e salute propria donandosi anima e corpo verso il prossimo.”

Non dobbiamo dimenticare che oggi la Protezione Civile A.N.A. è formata in gran parte da volontari che non hanno svolto il servizio militare negli Alpini, ma che hanno appreso appieno i valori, che questa grande Associazione ha saputo trasmettere nel tempo. Il ringraziamento prima di tutti è da parte nostra, da parte di quegli alpini che vedono in questi Volontari la continuità di un percorso intrapreso più di 100 anni fa, il senso di appartenenza, del dovere e che sanno trasmettere e condividere il vero valore della vita.

Quando tutto questo periodo sarà finito: quando ritorneremo ad una vita normale, quando potremo passare momenti assieme senza l’obbligo delle mascherine e magari i colori delle regioni saranno solo un brutto ricordo, di una cosa saremo consapevoli, che delle persone con buona volontà, saranno sempre pronte per ogni evenienza ad aiutarci e a rendere la nostra vita migliore. Giampietro Dal Zotto   

Articolo presente sul nostro giornale sezionale "IlMontebaldo" https://www.anaverona.it/.../IlMonte.../IlMontebaldo2021.pdf                

Nel 2003 è stato costituito il Nucleo Rocciatori della Protezione Civile veronese e dal giugno 2020 è guidato dal giovane Simone Martini.

Attualmente il nucleo è formato da 5 volontari operativi abilitati e da 5 osservatori, cioè in formazione e di prossima entrata.

In questi ultimi mesi sono stati chiamati ad eseguire vari interventi, ad esempio il taglio di una pianta secolare su un’abitazione dopo la burrasca a Montecchia di Crosara oppure la messa in sicurezza di camini e gronde nell’emergenza a Belluno, a Danta di Cadore, per le abbondanti nevicate.

Da ultimo la posa di fari provvisori sul Ponte di Bassano per conto della Sovrintendenza, in collaborazione col Nucleo di Bassano e per il quale hanno ricevuto i ringraziamenti da parte del presidente nazionale Favero.

Un’operazione non facile, ma grazie ai continui e costanti allenamenti in ambienti impervi, hanno reso orgogliose la PC e la sezione alpina veronese.

Un ponte al quale tutti gli alpini italiani sono affezionati e ora il Nucleo Rocciatori ha portato spirito e anima veronese. 

“Questo mi rende particolarmente soddisfatto -commenta Martini- in quanto i coordinatori, Carlucci per Verona e Sponga per il Terzo Raggruppamento Alpinistico, ci stanno dando fiducia e per questo mi sento di ringraziarli fortemente. Vorrei ringraziare tutti i volontari del Nucleo, la Squadra Val d’Illasi e Basso Lago per averci prestato i mezzi per far fronte a queste emergenze. Abbiamo molti progetti, anche per dare supporto e assistenza alle nostre squadre. Se qualcuno fosse interessato, noi siamo sempre alla ricerca di volontari”. Lucia Zampieri

Articolo presente sul nostro giornale sezionale "IlMontebaldo" https://www.anaverona.it/.../IlMonte.../IlMontebaldo2021.pdf

La squadra Volo della Protezione Civile dell'A.N.A. Verona è stata arruolata a Cortina nell'ambito dei mondiali 2021. I volontari specializzati sono chiamati a sorvegliare le piste delle gare durante le ore notturne con l’ausilio dei droni che ogni ora, dalle 22 alle 5 del mattino, effettueranno dei voli di controllo. Obiettivo del presidio, tutelare le piste non solo da eventuali atti di vandalismo ma anche dall’incursione di animali che potrebbero danneggiarle mettendo a rischio le sfide del giorno seguente.

I volontari della squadra Volo – a gruppi di 3: pilota, osservatore e assistente – entreranno in servizio domenica e rimarranno sulle piste delle Dolomiti durante la prossima settimana. Il drone che sarà utilizzato per le ricognizioni notturne sopra il comprensorio è un Mavik Pro Enterprice con camera per la visione al buio e termocamera, in grado quindi di captare la presenza di persone e animali anche in situazioni di scarsissima visibilità. L’autonomia di volo del drone è di 25 minuti, la squadra alternerà quattro batterie per far fronte a tutte le missioni richieste.

Nata a Verona nel 2007, prima a livello nazionale, dal 2014 la squadra Volo della Protezione Civile dell’ANA Verona che conta una decina di volontari tra cui anche piloti di aerei e ultraleggeri, si è arricchita degli apparecchi a pilotaggio remoto ovvero i droni utilizzati in vari ambiti. “Nelle zone di emergenza, come alluvioni o crolli, il drone mostra dall’alto la situazione in tempo reale in modo da fornire tutti gli elementi per capire come e con che mezzi intervenire. I droni sono molto utili anche negli smottamenti per effettuare un’operazione di monitoraggio sull’evolversi della situazione. Impostando il piano di volo, la macchina effettua sempre lo stesso giro e gli stessi rilevamenti: dal confronto dei dati, comprendiamo se e come si muove la frana. E ancora, nella ricerca di dispersi”, elenca il caposquadra Tiziano Castegini. L’ultima missione, in ordine di tempo, della squadra Volo con i droni è stata, dall’11 gennaio, tra Garda e Costermano per le frane che si sono verificate nella Valle dei Molini.

Il gruppo in partenza per Cortina, già sottoposto al tampone per il Covid come previsto dal protocollo dei mondiali, è stato salutato questa mattina nella sede delle Penne Nere in via del Pontiere dal presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli, dall’assessore alla Protezione Civile del Comune Marco Padovani e da Filippo Carlucci, coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona. “Questa squadra, che fa parte della Consulta della Protezione Civile, rende orgogliosa una città intera”, è intervenuto Padovani.

“Siamo così saturi di brutte notizie che è fondamentale dare risalto a ciò che di buono c’è. Ed essere chiamati a contribuire alla buona riuscita di un evento sportivo importante come i mondiali di Cortina, sicuramente lo è: ci riempie di orgoglio”, ha commentato Bertagnoli ricordando che domani le Penne Nere veronesi saranno impegnate tutto il giorno per la raccolta di farmaci organizzata dal Banco Farmaceutico. “Su 150 farmacie che a livello provinciale hanno aderito all’iniziativa, gli alpini ne presidieranno 130”, ricorda Bertagnoli.

La Protezione Civile dell'ANA Verona è di nuovo in prima linea. Campo d'azione, questa volta, il bellunese duramente colpito dalle intense nevicate e dal maltempo dei giorni scorsi.

I volontari della Protezione Civile dell’ANA operativi tra Santo Stefano di Cadore e il Comelico sono circa una ventina. I primi sono partiti già il 2 gennaio. Due giorni dopo, il 4, se ne sono aggiunti altri per un totale di circa 20 volontari tra il personale specializzato in questo tipo di intervento d’urgenza, con patentini per operare sulle macchine movimento terra e lavori in quota.

Oltre agli uomini, i mezzi: i volontari partiti martedì dalla sede della Protezione Civile comunale al Quadrante Europa, salutati dal sindaco Federico Sboarina e dall'assessore alla Protezione Civile Marco Padovani, hanno portato in loco un camion con ribaltabile e un bobcat corredato di pala. “Si tratta, insieme ad altri strumenti, di mezzi indispensabili in questo tipo di interventi urgenti di pulizia e di riapertura delle strade montane ancora bloccate a causa delle ingenti precipitazioni nevose”, spiega da Santo Stefano di Cadore Filippo Carlucci, coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona. Le abbondanti nevicate non sono l’unica criticità non ancora risolta: il parziale rialzo delle temperature ha portato anche a un alto rischio valanghe. E gli occhi rimangono puntati al cielo che promette ancora neve.

Ieri, intanto, il meteo ha concesso una tregua, “qualche raggio di sole che ci ha permesso di procedere spediti soprattutto con i rocciatori nelle operazioni di pulizia dei tetti pericolanti, sopra cui si è accumulato oltre un metro di neve e che potrebbero cedere da un momento all’altro”, racconta Carlucci. Inoltre, i volontari sono al lavoro anche per liberare le strade ancora impercorribili a causa di ghiaccio e neve. “Ora non risultano più, fortunatamente, persone e abitazioni isolate e irraggiungibili. Ma non è ancora tutto libero, soprattutto tra i percorsi pedonali e gli accessi a edifici anche pubblici, e dunque rimaniamo al lavoro almeno fino a tutta la giornata di oggi”, aggiunge il coordinatore dei volontari per i quali, oltre alla situazione emergenziale, in piena pandemia e in territorio veneto dove il tasso dei nuovi positivi rimane alto, devono far fronte anche alle norme antiCovid. “La soddisfazione, mia e di tutta la Sezione, per questi volontari che si spendono per il prossimo nelle difficoltà date non solo dalla neve e in un periodo già di per sé molto complesso, è massima”, è il plauso del presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli.

A differenza di quanto accade solitamente in situazioni e luoghi d’emergenza, i volontari sono tutti alloggiati in stanze singole, si mangia all’aperto a mezzogiorno mentre è garantito il pasto caldo – distanziato o in camera – la sera. “Lavorare con la mascherina, i dispositivi di protezione individuale e secondo normativa non è semplice ma indispensabile. Anche qui, nel pieno dell’emergenza neve, l’emergenza Covid non deve passare in secondo piano”, fa monito Carlucci.

La Protezione Civile dell'ANA Verona è di nuovo in prima linea. Campo d'azione, questa volta, il bellunese duramente colpito dalle intense nevicate e dal maltempo di questi giorni.
I primi volontari sono partiti ieri con due mezzi - un camion con ribaltabile e un bobcat corredato di pala - ed altri se ne sono aggiunti in queste ore. Complessivamente, si tratta di 20 volontari con patentini per operare sulle macchine movimento terra e lavori in quota. Appena arrivati in loco, a Comelico, nel pomeriggio si sono subito messi al lavoro. Come spiegato anche dal sindaco Federico Sboarina e dall'assessore alla Protezione Civile Marco Padovani presenti alla partenza insieme al presidente dell'ANA Luciano Bertagnoli, uomini e mezzi saranno impiegati in interventi urgenti di pulizia e di riapertura delle strade montane ancora bloccate a causa delle ingenti precipitazioni nevose. Una criticità non ancora risolta cui ora si è aggiunto il rischio valanghe.
 
La Protezione Civile dell'ANA Verona è di nuovo in prima linea. Campo d'azione, questa volta, il bellunese duramente colpito dalle intense nevicate e dal maltempo di questi giorni.
I primi volontari sono partiti ieri con due mezzi - un camion con ribaltabile e un bobcat corredato di pala - ed altri se ne sono aggiunti in queste ore. Complessivamente, si tratta di 20 volontari con patentini per operare sulle macchine movimento terra e lavori in quota. Appena arrivati in loco, a Comelico, nel pomeriggio si sono subito messi al lavoro. Come spiegato anche dal sindaco Federico Sboarina e dall'assessore alla Protezione Civile Marco Padovani presenti alla partenza insieme al presidente dell'ANA Luciano Bertagnoli, uomini e mezzi saranno impiegati in interventi urgenti di sgombero neve dai tetti e di riapertura delle strade montane ancora bloccate a causa delle ingenti precipitazioni nevose. Una criticità non ancora risolta cui ora si è aggiunto il rischio valanghe.
 

Emergenza maltempo

Sono diversi gli interventi in queste ore di Martedì 8 dicembre, che impegnano i nostri volontari di Protezione Civile ANA Verona.
Come l'intervento con cui questa mattina i 12 volontari della PC ANA Valdalpone, tra i quali gli specializzati del Nucleo speleo-alpino-fluviale (Saf), e 4 della squadra Valpantena-Lessinia, hanno liberato da un grosso albero il ponte dell'Alpone lungo la strada regionale 11, a Villanova e l'intervento sulla strada per Romagnano da parte della squadra PC A.N.A. Valpantena Lessinia.
C’è un ospedale dismesso da oltre un decennio da ripristinare. La priorità è massima: servono posti letto per i pazienti Covid e servono subito.
I volontari della Protezione Civile dell’A.N.A. Verona sono dunque di nuovo in prima linea per far fronte a questa seconda ondata di Coronavirus che sta travolgendo le vite di tutti.
Teatro di questo primo intervento, a circa mesi circa dagli ultimi terminati per l’ondata della scorsa primavera, l’ospedale di Noale in provincia di Venezia. È di poche ore fa, inoltre, una pre-allerta per un’altra emergenza nazionale: è richiesto l’invio di volontari di P.C. a turnazione settimanale ad Aosta dove, in sinergia con alcuni reparti dell’Esercito Italiano, è necessario impiantare un ospedale da campo.
Intanto, dalla scorsa settimana e fino a domenica 15 novembre, giorno in cui è prevista la consegna della struttura rimessa a nuovo e pronta ad ospitare i primi nuovi pazienti, il Terzo Raggruppamento della Protezione Civile dell’A.N.A. è mobilitato qui.
La sezione veronese è impegnata con più squadre da mercoledì e sul posto conta in tutto una ventina di unità al giorno, salite a 40 tra oggi e domani. Inoltre, ci sono volontari, anche da Vicenza e Treviso.
“La situazione che ci si è prospettata davanti era piuttosto tragica. La struttura, al fianco di un’altra la perfettamente funzionata e ammodernata, è datata e chiusa da almeno dieci anni.
Stiamo ripristinando servizi e strutture, pulendo e allestendo i posti con letti, comodini, sedie.
Il primo piano è già ultimato, altri due li stiamo completando. L’augurio è di riuscire a rendere fruibile entro domani anche il quarto piano”, riassume il coordinatore della Protezione Civile dell’A.N.A. Verona Filippo Carlucci.
La struttura, una volta rimessa in funzione, dovrebbe ospitare una quarantina di pazienti per piano e, a regime, potrà accogliere oltre 150 degenti.
L’intervento più impegnativo riguarda il tetto che deve essere demolito e impermeabilizzato.
Ovviamente a tempo di record. “Stiamo smantellando il tetto terrazzato mattonella per mattonella per poter poi rifare la guaina e garantire la tenuta dalle infiltrazioni d’acqua.
Una squadra è fissa sul tetto, un’altra adibita allo smaltimento del materiale.
Gli altri sono impegnati nelle operazioni di pulizia e manovalanza”, aggiunge Carlucci. La corsa, dunque, ancora una volta è contro il tempo. “E ancora una volta, la nostra Protezione Civile ha risposto prontamente all’appello: dove c’è bisogno, quando c’è bisogno”, riflette il presidente dell’A.N.A. Verona Luciano Bertagnoli.
I volontari di P.C. della sezione veronese sono complessivamente 828. Si tratta di un numero raddoppiato rispetto a prima dell’emergenza Coronavirus.
Le unità effettive di P.C. sono infatti 450 a cui, dallo scorso febbraio, si sono aggiunti 378 volontari pronti a dare una mano.
A Noale, per il ripristino dell’ospedale, sono partiti solo i volontari under 65. La decisione è stata presa dallo stesso presidente Bertagnoli, in accordo con il direttivo e il coordinatore Carlucci. “Pur lavorando seguendo scrupolosamente le norme e indossando i dispositivi previsti, questo è un intervento potenzialmente più a rischio di altri.
La struttura è collegata da un corridoio a un ospedale funzionante in cui ci sono degenti e dove vengono svolti anche tamponi”, spiega Carlucci.
La scelta è quindi quella di agire con prudenza, prevenendo il rischio e seguendo le linee guida pur non obbligate che arrivano sia dal Governo che dall’Istituto Superiore della Sanità.
Gli alpini e i volontari di P.C., tutti, sono mobilitati anche nelle campagne di vaccinazione antinfluenzale, per garantire il distanziamento, e in altri eventi dove possa esserci rischio di assembramento. Sono invece momentaneamente annullate tutte le attività associative dei gruppi, le baite rimangono chiuse e, purtroppo, sono sospesi anche i nuovi tesseramenti e le votazioni per le cariche associative eventualmente in scadenza.
Per chiunque volesse contribuire nelle attività legate a questa emergenza sanitaria può effettuare una donazione effettuando un versamento intestato ad Associazione Nazionale Alpini Sezione di Verona tramite bonifico bancario – IBAN: IT 60 U 05034 11730 0000000 20967 – con causale RACCOLTA FONDI EMERGENZA COVID-19.

Aiuti all’isola di Lesbo

Il 16 ottobre 2020, pur con il dispiacere di  non poter festeggiare il centenario della nostra Sezione, la U.O. di Protezione Civile ANA Sezione di Verona ha ugualmente impegnato i suoi valorosi ed instancabili volontari in due distinte attività di solidarietà, segno della nostra devozione alla salvaguardia del territorio e della popolazione.

In sintesi, una prima squadra di dieci volontari è stata impiegata presso l’aeroporto di Villafranca per caricare due container di materiale ospedaliero da far confluire presso il magazzino del 3° Raggruppamento a Campiglia dei Berici, su richiesta del Coordinatore dello stesso raggruppamento Andrea Da Broi, mentre una seconda squadra, su richiesta dell’associazione CESAIM odv , nella persona della dott.ssa Luisa Caregaro Guarenti e su richiesta del nostro presidente Luciano BertagnoLI, ha effettuato il caricamento di due autocarri di materiale di prima necessità destinato alla città di Novara per poi raggiungere la città di Lesbo in Grecia.

La U.O. di Protezione Civile ANA della Sezione di Verona, spinta dallo spirito di solidarietà proprio del cuore alpino  e da un forte senso di responsabilità, si è prodigata ugualmente portando a buon fine gli incarichi affidatigli. Con i miei tre vice coordinatori voglio esprimere un caloroso compiacimento verso tutti i volontari di questa fantastica Sezione. Sono orgoglioso di tutti voi.

                                                                                                           Coordinatore P.C. ANA Verona

                                                                                                                         Filippo CARLUCCI

Il  24 settembre 2020, su attivazione della Provincia, siamo intervenuti presso una casa di cura nel comune di Albaredo d’Adige, dove l’intera struttura è andata distrutta a causa di un incendio originato da cause ancora da accertare.

Dopo circa 45 minuti le nostre squadre munite di pulmini, in sinergia con Croce Rossa e squadre della provincia, hanno iniziato a trasportare 83 anziani, temporaneamente trasferiti presso il centro sportivo, verso l’ospedale Chiarenzi di Zevio.

Sono stati momenti concitati: cercare di trasportare gli anziani senza suscitare in loro paure, mantenere la calma tra i parenti intervenuti che non in modo volontario accalcavano strade e vie di accesso al palasport.

Le nostre squadre hanno tempestivamente risposto al mio messaggio di allerta inviando mezzi e uomini riuscendo a trasportare tutti in circa due ore.

Presso l’ospedale ci si è resi conto che occorrevano 13 letti attrezzati per particolari terapie degli ospiti, quindi con forza e coraggio, sotto un imminente temporale abbiamo raggiunto nuovamente Albaredo e prelevato i letti.

Verso le 20:00 finalmente ogni anziano ha potuto riposare nel proprio letto e per noi è stata una esperienza favolosa cercare di non mettere in disagio psicologico questi dolci nonnini.

Ringrazio tanto chi è intervenuto: anche questo è amore per il prossimo.

Sono orgoglioso di tutti voi

                                                                                                               Coordinatore P.C. ANA Verona

                                                                                                                            Filippo CARLUCCI

LA PROTEZIONE CIVILE DELL’ANA VERONA SCHIERA SUL TERRITORIO UN CENTINAIO DI VOLONTARI SOLO A MONTECCHIA DI CROSARA. INTERVENTI ANCHE IN ALTRI OTTO COMUNI DEL VERONESE MENTRE DUE SQUADRE STANNO MONITORANDO L’ADIGE, IN VISTA DELLA PIENA ATTESA DA TRENTO.

Nemmeno una settimana dopo la violenta tempesta che si è abbattuta sulla città, e che ha visto mobilitarsi tutte le squadre della Protezione Civile dell’ANA Verona nei quartieri più colpiti, i volontari sono tornati operativi ieri a Montecchia di Crosara e in altri otto comuni del veronese flagellati da forti temporali, trombe d’aria, grandine.

A Montecchia di Crosara, ieri pomeriggio alle 16.30, a un’ora circa dal passaggio del devastante vortice di vento, le squadre erano già nei punti più martoriati con un totale di circa 50 volontari e vari mezzi. Fino a notte, hanno fatto fronte a circa un centinaio di interventi. Oggi, sul posto ci sono circa 70 volontari dell’ANA Verona cui si aggiune una trentina di altri uomini del Terzo Raggruppamento: una decina di squadre, tra cui le specialistiche rocciatori e alpinisti per intervenire nei punti più impervi su detriti ed edifici danneggiati, provenienti da varie zone del Triveneto da Treviso a Padova alla Valdobbiadene.

Gli interventi domenica sono stati una sessantina, di cui 20 eseguiti in sinergia con i Vigili del Fuoco. I volontari dell’ANA Verona si stanno occupando dei due punti più colpiti a Montecchia: il compendio della scuola dell’infanzia Monsignor Beggiato, il cui tetto è stato scoperchiato dalla furia del vento, e il palazzetto dello sport raso quasi al suolo. Inoltre, al cimitero cittadino e nei pressi degli edifici più colpiti. “Stiamo liberando le strutture dai detriti, aprendo passaggi, tagliando e rimuovendo piante, mettendo in sicurezza tetti e grondaie grazie all’ausilio delle piattaforme dell’ANA”, elenca Filippo Carlucci, nuovo coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona. Eletto a marzo, l’emergenza Covid ha posticipato il passaggio di mano e Carlucci ha preso le redini della macchina operativa concretamente a metà luglio. “In poco più di un mese, è il terzo evento eccezionale: un vero battesimo del fuoco. Prima lavoravo sul territorio, coordinare tanti uomini e mezzi durante l’emergenza non è facile. Il coordinatore uscente mi affianca nelle attività  e in sinergia continuano ad esere una squadra”, spiega.

Sul posto, ieri mattina, in sopralluogo nei punti più colpiti e poi al COC allestito dal Comune di Montecchia di Crosara si è recato il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli. “È impressionante: è come un terremoto, ci dobbiamo tutti rimboccare le maniche per dare una mano perché la situazione è davvero molto seria”, ha commentato Bertagnoli.

In queste ore, la Protezione Civile dell’ANA Verona è operativa anche a Illasi, Colognola ai Colli, Roncà, Trevenzuolo, Soave, Zevio e Lavagno, oltre che in città, dove alcune squadre sono impegnate nello svuolatemnto di alcune cantine allagate. E ancora, due squadre stanno monitorando il livello dell’Adige sia in città che all’altezza di Pescantina e della frazione di Settimo. “Il livello è molto alto, fortunatamente dall’ultimo bollettino, la piena di Trento non dovrebbe avere una portata imponente”, anticipa Carlucci.

Da domenica pomeriggio i volontari della Protezione civile dell’Ana Verona sono al lavoro per liberare via Caroto e le Torricelle dalle decine di alberi caduti.

“Questa volta è toccato a noi”. Pronti a mobilitarsi e a partire in brevissimo tempo per i luoghi colpiti dalle calamità naturali – ultime in ordine di tempo il disastro provocato dall’emergenza Vaia e il sisma che ha fatto tremare l’Italia centrale quattro anni fa – questa volta, i volontari della Protezione Civile dell’ANA Verona hanno dovuto fare una manciata di chilometri appena per raggiungere le zone devastate dal temporale di domenica pomeriggio che ha messo in ginocchio il centro città. Tutte le squadre della Protezione Civile sono state allertate, entrando in azione poco dopo le 17 quando ancora non era delineata la gravità della situazione. Inizialmente mobilitati per liberare le strade anche della provincia – soprattutto in Valpolicella, a Pescantina e Bussolengo, per la caduta di rami e piante e per svuotare le cantine – i volontari dell’ANA hanno poi fatto rotta in centro città, su più fronti. Gli alpini sono intervenuti anche all’Ospedale di Borgo Trento dove i volontari hanno liberato alcune stanze e scantinati dall’acqua.

La “macchina” dei soccorsi

Da domenica pomeriggio, dunque, ci sono circa una trentina di volontari costantemente in servizio: le squadre hanno lavorato infatti fino alle tre di notte. E ieri mattina all’alba, nuovi volontari hanno dato loro il cambio. Inoltre, già nella serata di domenica, in aiuto ai veronesi sono arrivati uomini e mezzi anche da varie parti del Veneto, da Vicenza a Padova e Rovigo. Complessivamente, ci sono oltre una sessantina di volontari schierati dove serve. Nel dettaglio, da ieri mattina, le forze della Protezione Civile dell’ANA Verona e delle squadre venete di supporto, sono al lavoro in via Caroto e lungo la lasagna che dalla Valdonega sale sulle Torricelle. Nel primo pomeriggio, il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli ha effettuato un sopralluogo in questa parte di città, tra le più colpite in assoluto, per ringraziare i volontari veronesi e veneti insieme agli assessori a Sicurezza e Protezione Civile Daniele Polato e a Strade e Giardini Marco Padovani e al coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona Filippo Carlucci.

Il commento del presidente Bertagnoli

“Questa volta è toccato a noi. Fortunatamente non piangiamo vittime e non ci sono stati feriti ma la siutazione ieri ci si è presentata in tutta la sua gravità e non posso che essere orgoglioso dei miei uomini pronti a schierarsi subito dove c’è assoluto bisogno”, commenta il presidente Bertagnoli ringraziando i volontari per il loro impegno. “In momenti come questi, le istituzioni non possono far fronte a tutto ed ecco che è importante il contributo di ciascuno di noi. Non servono polemiche ma è necessario rimboccarsi le maniche e agire. In poche ore, centinaia di foto e video dei danni causati dalla tempesta sono diventati virali facendo il giro d’Italia e forse oltre. Mi piacerebbe che lo stesso spiegamento di forze venisse impiegato, ad esempio, per ampliare le fila dei nostri volontari. La porte della Protezione Civile sono spalancate, abbiamo costantemente bisogno di nuove forze”, aggiunge Bertagnoli. (fonte: https://primadituttoverona.it)

Dalle 17.00 circa del 23 agosto sulla città di Verona ed alcuni Comuni della provincia si è abbattuto un violento nubifragio accompagnato da raffiche di vento con velocità di anche 100 km/ora e con una intensa e violenta grandinata.

In pochi minuti, parti della città sono state ricoperte di alti strati di grandine che hanno bloccato molti tombini e grate per il deflusso delle acque piovane; tale imprevista situazione ha causato allagamenti in varie zone particolarmente a Veronetta, mentre il forte vento ha provocato la caduta o reso pericolanti centinaia di alberi di grosse dimensioni in varie zone della stessa città ( Torricelle, Borgo Trento, Borgo Venezia, cimitero monumentale ecc...).

La protezione civile ANA di Verona supportata dal 3° Raggruppamento in concomitanza con altre associazioni ed i vigili del fuoco, coordinati dal COC del comune di Verona, si è prodigata con celerità per soccorrere la popolazione in difficoltà.

Gli interventi sono stati di varia natura, dallo svuotamento di cantine e garage in zona Veronetta (vedasi via S. Alessio o via Giugno) al taglio piante (torricelle, San Michele, Borgo Venezia) operando in alcuni casi al limite della sicurezza sfruttando le capacità lavorative e l’inventiva di ogni singolo volontario (precedenti di mestiere e/o abilitazioni per l’utilizzo di attrezzature specifiche) .

Dal 23 agosto l’emergenza si è normalizzata solo il 28 con un intervento che ha coinvolto circa 30 volontari ANA della sezione di Verona, i quali sono riusciti a liberare molte viuzze interne del cimitero monumentale da tronchi e rami di alberi secolari (cipressi) abbattuti dal forte vento.

In qualità di coordinatore della protezione civile ANA sezione di Verona, sento il dovere di ringraziare il supporto del 3° Raggruppamento ANA e le sue varie sezioni, le associazioni di volontariato intervenute, le squadre della provincia, il Comune di Verona ed i vigili del fuoco intervenuti.

Sono orgoglioso di essere il coordinatore della sezione di Verona, le nostre squadre hanno dato il massimo impegno e supporto di uomini nel dare la possibilità di risollevarsi alla popolazione della nostra città, a loro va un mio grandissimo GRAZIE per ciò che siete in grado di dare in breve tempo e con forte senso civico in queste emergenze, non trovo parole tanto importanti per descrivere il vostro cuore.

Il Coordinatore

Filippo CARLUCCI

Quasi 12 anni di lavoro: è questo l’incredibile dato che emerge dal bilancio delle attività degli alpini veronesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria ad oggi.

In meno di quattro mesi, l’esercito di 1.151 volontari ha svolto complessivamente 4.352 giorni di lavoro. il valore economico stimato alla collettività è di quasi 900mila euro.

Nei quattro mesi circa della fase più drammatica dell’emergenza Coronavirus che ha travolto la città e il Veneto, da fine febbraio a maggio, la Protezione Civile dell’ANA Verona ha schierato sul campo 1.151 volontari. Complessivamente, le ore di attività sono state quasi 35mila: 34.816. I giorni di lavoro hanno raggiunto quota 4.352 che, svolti da un’unica persona, sarebbero equivalenti a circa 12 anni. Ma la forza degli alpini veronesi è anche nello spirito di comunità, nel saper serrare i ranghi e fare squadra pronti ad intervenire per la collettività dove e quando la situazione lo richiede. Ed è anche grazie a questo se l’ANA Verona – che durante i durante i mesi dell’emergenza è arrivata quasi a triplicare il numero dei volontari di Protezione Civile rispetto a quelli presenti all’inizio dell’anno – è riuscita in un’impresa tanto ambiziosa e impegnativa il cui valore economico stimato alla collettività è di 870.400mila euro.

“I nostri volontari sono stati sottoposti sia ai tamponi che ai test sierologici: i risultati sono stati tutti negativi. È un dato significativo che dimostra che il nostro lavoro pur volontario è stato fatto seriamente, in modo qualificato, seguendo scrupolosamente le norme anticontagio. Nel Terzo raggruppamento, i casi positivi sono stati solo due su 3.200 persone”, spiega Luca Brandiele, coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona.

La voce che ha richiesto un maggior impegno in termini di tempo è quella che riguarda la distribuzione di mascherine e di altri materiali essenziali. A tale scopo sono scesi in strada, nelle settimane in cui le strade erano pressoché deserte, quasi 500 volontari (468 per la precisione) per un totale di 2.428 giorni di lavoro. Segue a ruota la voce “allestimento ospedali e tendopoli” concretizzata da 620 persone per 1.571 giorni di lavoro. È anche grazie all’impegno qualificato dei gruppi di Protenzione Civile dell’ANA Verona se, ad esempio, si è riusciti ad allestire a tempo di record l’ospedale Covid di Villafranca, sistemando poco dopo anche gli spazi per un nuovo laboratorio analisi. E ancora, a poche ore dall’inizio dell’emergenza, a fine febbraio, tra i primi ad intervenire fuori dagli ospedali di città e provincia sono stati proprio gli alpini che hanno allestito le tendopoli per il triage esterno ai Pronto Soccorso.

A “operazioni logistica e supporto alla popolazione e alla sanificazione di strade, parchi, edifici e luoghi pubblici” hanno partecipato 52 volontari per un totale di circa un anno di lavoro: 332 giorni.

“Sono numeri che ci onorano e che ci fanno sentire orgogliosi del nostro essere alpini. Questo centenario lo stiamo vivendo sul campo come non ci saremmo mai aspettati ma come è giusto che sia”, commenta il presidente dell’ANA Luciano Bertagnoli, rieletto sabato alla guida della sezione veronese per i prossimi tre anni. Lunedì è iniziato lo spoglio delle schede per i membri del direttivo. I risultati, completati nelle ore scorse (l’elenco completo degli eletti è nell’altro allegato), hanno riconfermato sostanzialmente la squadra che nello scorso mandato ha lavorato a fianco di Bertagnoli. “Gli alpini veronesi ci hanno confermato la fiducia. Siamo già al lavoro per predisporre, probabilmente a settembre, se sarà possibile, un momento di festa e celebrazione del Centenario della sezione”, anticipa il presidente.

Nell’emergenza Coronavirus, l’ANA Verona si è mobilitata anche con una raccolta fondi che ha portato all’acquisto di sette ventilatori polmonari di ultima generazione consegnati ad aprile agli ospedali di città e provincia e che ora, chiusi i reparti covid, sono stati riconvertiti e vengono utilizzati in altri settori.

“Si è trattato di una spesa piuttosto corposa, per la quale la raccolta fondi prosegue”, fa appello Bertagnoli. Con la causale SOSTEGNO EMERGENZA CORONAVIRUS – ANA VERONA si può donare all’IBAN IT16 V084 1677 4800 0000 0300 204. Inoltre, al link https://www.gofundme.com/f/gli-alpini-per-l039emergenza-coronavirus-covid19?member=3916080&utm_medium=email&utm_source=customer&utm_campaign=p_email%

Premio “Volontario dell’anno 2019” a Enea Dalla Valentina.

Una squadra affiatata a “sei zampe” quella formata da Enea Dalla Valentina e Maverick. Lui ha 48 anni ed è direttore commerciale e di produzione nell’azienda di famiglia e lei ha 4 anni ed è uno splendido esemplare di pastore australiano, figlia di Trilli, cane con un curriculum operativo di ricerche in superficie di tutto rispetto.

Premio meritato in quanto sono riusciti a portare il nome dell’Associazione Nazionale Alpini della sezione di Verona, a rappresentare l’Italia e la città scaligera al campionato mondiale di cani da soccorso a Parigi e all’International Mission Readiness Test di Zagabria, un riconoscimento che certifica la capacità dell’unità cinofila di intervenire come squadra di soccorso in qualsiasi parte del mondo, anche in condizioni estreme e di isolamento territoriale.

“Siamo molto orgogliosi dell’impegno di questi volontari che si riconoscono nei nostri valori alpini e portano avanti con coraggio e professionalità interventi e salvataggi ovunque venga richiesto il loro aiuto”, commenta Bertagnoli.

Sono 500 i volontari dell'associazione nazionale alpini di Verona in forza alla Protezione Civile che da quasi un mese si stanno spendendo nell'emergenza coronavirus.

Sono stati tra i primi a mobilitarsi montando le tende per il triage allestite nelle scorse settimane fuori dagli ospedali cittadini e della provincia: Borgo Trento, Borgo Roma, Bussolengo, Isola della Scala, Caprino Veronese, Valeggio sul Mincio, Zevio.

Da ieri, sono scesi in campo un altro centinaio di persone: un’ottantina all’interno dell’ospedale di Bussolengo e il resto in quello di Isola della Scala dove, con oggi, sarà ultimata la sistemazione di 120 nuovi posti letto disposti su tre piani e destinati ai pazienti di Covid-19. «In pochi giorni abbiamo reso disponibili circa 200 posti letto. Ultimato questo intervento, rimarremo a disposizione e aspetteremo le prossime indicazioni. Anche questa è una guerra e anche in questo caso i nostri alpini, i volontari, hanno risposto immediatamente alla chiamata dimostrando massima disponibilità e operando ininterrottamente, facendo ciascuno anche doppi turni», spiega il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli che sta seguendo sul campo gli interventi di questi giorni.

Anche gli alpini però si sono dovuti confrontare con la mancanza di mascherine: attivata quindi una campagna di raccolta fondi attraverso una piattaforma online creata appositamente. Con la causale SOSTEGNO EMERGENZA CORONAVIRUS – ANA VERONA si può donare attraverso l’IBAN IT16 V084 1677 4800 0000 0300.

Offerte anche online al link https://www.gofundme.com/f/gli-alpini-per-l039emergenza-coronavirus-covid19?member=3916080&utm_medium=email&utm_source=customer&utm_campaign=p_email%2Binvitesupporters

Da oltre 48 ore all’Orlandi di Bussolengo è un via vai ininterrotto di mezzi e camionette della Protezione civile e di volontari in divisa gialla e caschetto che stanno riallestendo il terzo e il quarto piano della struttura con l’attrezzatura necessaria per accogliere degenti. Le manovre hanno destato curiosità e apprensione tra la popolazione, che si interrogava sulle ragioni dell’operazione attraverso i social e le chat. L’altro ieri il sindaco, Roberto Brizzi, scriveva su Facebook: «Vorrei fare chiarezza su quanto sta accadendo all’ospedale. Sicuramente a molti non è sfuggito il movimento di mezzi in queste ore. Le autorità competenti mi hanno informato che è relativo all’allestimento di 70 posti letto al terzo e quarto piano per ospitare pazienti non gravi affetti da Codiv-19, nel caso fosse necessario».

Il sindaco prosegue anche ringraziando Protezione civile e associazione alpini, al lavoro in queste ore. Letti attrezzati e comodini sono stati recuperati nei locali dell’ex Ipab, acquisita negli anni scorsi dall’Ulss 9 Scaligera, mentre oggi è prevista la sanificazione dei locali dell’ospedale Orlandi al momento inutilizzati. Ma altri letti e attrezzature pare saranno portati anche in altri presidi ospedalieri della provincia per fronteggiare le necessità.

I sindaci di Isola della Scala e di Zevio accennano a una riunione con la Protezione civile e all’imminente arrivo di letti per reparti, anche in questo caso per post acuti, a Zevio e Isola della Scala. Ma per ora manca qualsiasi dichiarazione ufficiale dell’Ulss 9. Intanto, anche all’ospedale Pederzoli di Peschiera sono ore di superlavoro per riuscire a garantire assistenza al maggior numero di pazienti possibile. Come evidenziato in questi giorni da Aiop, l’associazione che raggruppa le strutture venete del privato convenzionato, la collaborazione viene garantita al cento per cento. 

https://www.larena.it/home/provincia/all-orlandi-arrivano-70-nuovi-letti-per-le-emergenze-1.7990119?fbclid=IwAR1gCmAPNc3w6hLN8y--Ebmo8ot7UIldwiAK3inTvDcxC_4DKoykkYGRdwc

Sotto il sole, a picco, per una giornata intera e la notte a seguire per preparare i  5.000 «mattoni» con cui costruire il «muro» capace di tenere alla larga dal canale Leb gli inquinanti eredità dell'incendio di Brendola: la mobilitazione alla squadra di protezione civile «Valdalpone» dell'Ana è scattata, a Monteforte d'Alpone, ieri mattina alle 8. E, dopo circa un'ora, nella sede di via XX Settembre, ha aperto il cantiere dell’imponente «commessa» richiesta dalla protezione civile della Regione Veneto. Alle 13, erano già pronti i primi 600 sacchi, alle 16 il quantitativo predisposto era già di 2000 unità. Merito di tante braccia, quelle del centinaio di volontari che hanno dato la propria disponibilità all'appello lanciato dal coordinatore provinciale della protezione civile dell'Ana, Luca Brandiele, e di Gianfranco Lorenzoni, caposquadra dell'Ana-Valdalpone.

Organizzati in squadre di 10-15 persone, volontari e volontarie del Nucleo cinofilo di soccorso dell'Ana di Verona e delle squadre di Verona città, Mincio, Medio Adige, Basso Veronese, Lessinia, Isolana, Basso Lago oltre a quelli dell'Ana-Valdalpone, si sono avvicendati in turni di sei ore organizzati col passare della giornata. Chi è arrivato subito, chi ha atteso la fine del turno di lavoro: ognuno di loro ha fatto del suo meglio, compresi i volontari che hanno permesso di approntare in breve tempo la cucina per garantire i pasti a tutti. Il «nemico» nella torrida giornata di ieri non è stato solo il tempo ma anche il gran caldo ed è stato per questo approntato un gazebo per far lavorare i volontari in sicurezza ma anche rifocillarli e idratarli costantemente.

Al lavoro, come detto, ci si sono messi subito, cioè ben prima che dal Consorzio Leb arrivasse il camion col suo carico da 300 quintali di sabbia e gli operai con la ruspa e la forca per lo spostamento dei pallet: in sede, di sabbia ce n'era già una montagna da 500 quintali e così è stata messa in funzione subito l'insachettatrice  che consente di preparare 200 sacchi l'ora.

Anche  ai  sacchi  la squadra Ana-Valdalpone  ha provveduto subito mettendo mano ai circa duemila già in sede ai quali si sono aggiunti gli altri messi a disposizione dal Genio civile di Verona. Alcune aziende della zona, poi, appreso dell'emergenza, hanno messo a disposizione, a titolo gratuito, i pallet necessari allo stoccaggio prima e al trasporto poi dei sacchi di sabbia. È stato questo lo scenario  dell'emergenza  visto da Monteforte, alluvionata nove anni fa e che, stante l'allerta meteo, si era messa in allarme vedendo la mobilitazione dei volontari coi sacchi di sabbia ma anche i lampeggianti dei mezzi della Protezione civile della Provincia quando Armando Lorenzini, dirigente dell'unità operativa, ha fatto tappa a Monteforte.

Decine di volontari, dunque, andati ad unirsi alla decina del gruppo comunale di protezione civile di Cologna Veneta, coordinato da Riccardo Seghetto, mobilitati nella notte di martedì esattamente come i due (compreso il coordinatore Marco Grazia) del gruppo comunale di Pressana, che ha messo a disposizione, in caso di necessità, quattro persone sia ieri che oggi. A questo contingente vanno aggiunti   gli   otto volontari dell'associazione di protezione civile di Castelnuovo, coordinata da Alessandro Massari, che nella notte hanno messo in movimento la colonna mobile che ha portato a Zimella il materiale anti-inquinamento ed ha garantito supporto ai vigili del fuoco.

 

(fonte: L'Arena )

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