Protezione Civile alpina: generosità e cuore contro la pandemia.

Se si potesse definire in un termine l’anno 2020 appena concluso, sicuramente i vocaboli migliori sarebbero: fermo, bloccato, rinchiuso: ci ha privato della libertà di movimento e delle più piccole possibilità di ritrovo fra amici. Così è stato anche per le Associazioni. La distanza ha fatto da padrona, le sedi sono rimaste chiuse: niente ritrovi, niente momenti insieme. 

In questo scenario dominato dall’emergenza covid, l’unica realtà sociale che ha potuto vivere e che anzi ha assunto un ruolo importante ed essenziale per il bene comune è stata quella dei volontari della Protezione Civile. Donne e uomini che in questo 2020 si sono messi a disposizione per essere di aiuto alla comunità colpita duramente da una pandemia che ha causato perdite umane paragonabili solo a quelle di un conflitto bellico, distruggendo famiglie e soprattutto le certezze e le sicurezze di ciascuno. Eravamo abituati a muoverci, a ritrovarci, a creare unione, a passare tempo quotidianamente assieme, in una parola a fare “aggregazione”: parola ormai proibita.

In questo periodo così triste e tragico la presenza continua dei volontari della Protezione Civile alpina è stata preziosa: essi non solo sono stati d’aiuto per l’emergenza di natura sanitaria, rimettendo in funzione reparti ospedalieri, rendendoli atti a sostenere l’incremento esponenziale dei ricoveri dovuti all’epidemia e garantendo la loro presenza in ogni necessità, ma, con il personale sanitario e le forze dell’ordine, hanno anche saputo portare una parola di conforto, di aiuto e di speranza. 

L’ Unità Operativa di Protezione Civile A.N.A. della Sezione di Verona conta al suo interno 13 squadre e 6 nuclei specialistici, distribuiti su tutto il territorio della provincia, per un totale di 462 volontari. L’unità è inserita nel 3° Raggruppamento composto da tre regioni: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

Il 2020 era iniziato in totale normalità. La nostra Unità Operativa di Protezione Civile A.N.A. aveva preparato, come di consueto, il suo piano annuale di attività e di esercitazioni pratico/teoriche, organizzando i servizi a supporto di manifestazioni come ad esempio la “Montefortiana”, la vigilanza delle strade per il passaggio del carnevale; pianificando le attività alpine a livello locale con le sfilate in occasione dei vari tesseramenti, a livello di Raggruppamento e Nazionale, come il Triveneto e l’Adunata Nazionale. Ma improvvisamente in febbraio tutto è stato annullato dall’irrompere dell’epidemia COVID 19. Fin da subito si è capito che questa allerta non era come tutte le altre a cui l’Unità Operativa era addestrata, che si andava verso un “percorso” al buio senza sapere esattamente cosa ci si poteva aspettare.

L’intera Unità Operativa, coordinata da Luca Brandele (coordinatore), Franco Foresti e Silvano Busato (vice coordinatori), ha iniziato una serie di attività emergenziali su tutto il territorio provinciale, partendo dalla riapertura di padiglioni ospedalieri in disuso presso le strutture di Bussolengo, Isola della Scala e Zevio. Un lavoro enorme, svolto con pochissimo tempo a disposizione e soprattutto senza alcun preavviso. In questi casi l’organizzazione è fondamentale, i Volontari hanno lavorato per pulire, verniciare, rimettere in funzione interi reparti a tempo di record, con turni massacranti e impegnativi, dove l’unica retribuzione era la consapevolezza di fare qualcosa di importante per il Paese.

Durante il lockdown le varie squadre ed i nuclei operativi hanno lavorato a stretto contatto con i Comuni convenzionati. Le attività principali sono state: distribuzione di presidi medici individuali; consegna di farmaci e viveri alla popolazione in difficoltà; controlli anti-assembramento presso chiese, cimiteri, mercati e centri medici. Ogni squadra era impegnata su due fronti, sia sul territorio provinciale, sia nel proprio Comune di appartenenza.

L’Unità Operativa ha continuato a operare senza sosta, mantenendo una professionalità altissima, anche nel mese di luglio, quando si è avuto l’avvicendamento negli incarichi di responsabilità, che ha visto Filippo Carlucci come coordinatore, Luca Brandele, Franco Foresti ed Emanuele Zorzi come vice coordinatori. 

Da marzo a settembre questa Unità Operativa ha affrontato, oltre alla pandemia in atto, anche tante emergenze locali, legate ai mutamenti climatici. Le più impegnative sono state: l’alluvione che ha colpito la città di Verona il 23/28 agosto; la tromba d’aria nei comuni di Montecchia di Crosara, Soave e Caldiero il 29/30 agosto; l’evacuazione di una casa di cura per anziani presso Albaredo D’Adige. Oltre alla ricerca di persone disperse ed allagamenti localizzati in vari Comuni.

“Ma la storia non finisce qui: - è il coordinatore Filippo Carlucci a parlare- siamo stati chiamati dal Raggruppamento per dare il nostro supporto nell’allestire l’ospedale da campo presso Schiavonia (PD); riaprire padiglioni ospedalieri presso Noale (VE); dare il nostro contributo in Cadore per l’emergenza neve ed il nostro supporto nella gestione presso l’ospedale da campo di Bergamo.

In tutto questo contesto ogni squadra ha svolto ulteriori specifici impegni: la “Mincio”, ad esempio, si è assunta l’incarico di scaricare e trasportare dall’aeroporto di Villafranca verso varie destinazioni i materiali per l’allestimento di un ospedale da campo, materiali di prevenzione individuale ed il montaggio di tende per il triage presso l’ospedale di Villafranca; la squadra “Medio Adige”, su richiesta della Regione Veneto,ha raccolto cibo, offerto da alcune ditte private e da alcuni agricoltori alpini, necessario al sostentamento degli animali del circo Togni situato nelle vicinanze di Sommacampagna; la squadra “Valpolicella” è dovuta intervenire spesso nei suoi comuni convenzionati per la tutela della popolazione; la squadra “Val d’Alpone” spesso ha dovuto monitorare i corsi d’acqua dell’Alpone o del Tramigna, per evitare esondazioni; la squadra “Verona Città” ha dovuto spesso montare e smontare le paratie a salvaguardia della città; la squadra “Lessinia” è intervenuta a rimuovere frane ed abbattere piante. Avrei tanti esempi da portare per ogni squadra o nucleo, ma ciò che reputo importante è sottolineare la sinergia e la grande collaborazione tra tutte le squadre che ancora oggi ci permette di dare un supporto molto forte per la tutela della popolazione in tutta la Provincia, nel Veneto e in Italia.

Ogni singolo volontaria/o merita la gratitudine da tutti noi per tutto quello che ha fatto e che continua a fare, trascurando giornate lavorative, famiglia e salute propria donandosi anima e corpo verso il prossimo.”

Non dobbiamo dimenticare che oggi la Protezione Civile A.N.A. è formata in gran parte da volontari che non hanno svolto il servizio militare negli Alpini, ma che hanno appreso appieno i valori, che questa grande Associazione ha saputo trasmettere nel tempo. Il ringraziamento prima di tutti è da parte nostra, da parte di quegli alpini che vedono in questi Volontari la continuità di un percorso intrapreso più di 100 anni fa, il senso di appartenenza, del dovere e che sanno trasmettere e condividere il vero valore della vita.

Quando tutto questo periodo sarà finito: quando ritorneremo ad una vita normale, quando potremo passare momenti assieme senza l’obbligo delle mascherine e magari i colori delle regioni saranno solo un brutto ricordo, di una cosa saremo consapevoli, che delle persone con buona volontà, saranno sempre pronte per ogni evenienza ad aiutarci e a rendere la nostra vita migliore. Giampietro Dal Zotto   

Articolo presente sul nostro giornale sezionale "IlMontebaldo" https://www.anaverona.it/.../IlMonte.../IlMontebaldo2021.pdf                

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