RANGER e Dual Use. Dall’ Afghanistan all’ Abruzzo, dove la tradizione alpina si unisce al mondo delle operazioni speciali

I Ranger, imbarcati su un NH90, si muovono verso la destinazione finale: un paese isolato dalla serie di incredibili nevicate avute sull’appennino centromeridionale nel gennaio 2017 che, unite ad un importante sciame di eventi sismici, hanno isolato interi paesi e frazioni in Abruzzo e nelle Marche. L’area di operazione designata per il personale del 4° Reggimento è la Valle Castellana, area completamente tagliata fuori dai soccorsi per il significativo manto nevoso, e proprio per questo assegnata agli alpini paracadutisti. Il distaccamento di Ranger, infatti, si calerà dagli elicotteri con la tecnica della fast rope (una corda spessa che viene calata dall’elicottero e sulla quale gli operatori scendono in maniera rapida, senza assicurazioni) e proseguirà con l’equipaggiamento in dotazione, le ciaspole e gli sci, verso le frazioni isolate, per portare soccorsi immediati e provvedere all’estrazione del personale a rischio.

Gli operatori del distaccamento, che fino a 4 giorni prima erano in Afghanistan per supportare ed addestrare le forze speciali locali, appena sbarcati in Italia felici di essere rientrati a Verona, appena dopo un veloce abbraccio alle loro famiglie si trovano a dover risalire su un elicottero simile a quello usato nella martoriata terra afghana ed a sbarcare in breve su altre montagne, queste diverse, per completare una missione agli antipodi di quanto fatto finora: è il cosiddetto “dual use”, ovvero l’impiego per missioni in supporto alla popolazione delle Forze Armate nella loro interezza, anche della componente operazioni speciali.

Il dual use parte dalla necessità di impiegare professionalità, tecniche e tattiche specialistiche sperimentate ed implementate dai nostri operatori Ranger per impieghi a supporto della popolazione civile e di interesse nazionale, garantendo uno strumento flessibile, concreto e moderno. Tale concetto è inserito nella spinta innovativa data al Comparto Operazioni Speciali dal  Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Claudio Graziano, in aderenza a quanto previsto dal Libro Bianco della Difesa.

Arrivati in zona, i Ranger si calano sulle corde uno dopo l’altro e, rapidamente, si mettono in marcia per raggiungere il paese isolato obiettivo della missione: Coronelle, nella Valle Castellana. Una volta in zona, gli alpini paracadutisti contattano gli abitanti del paese e provvedono a fornire assistenza immediata ed a preparare l’estrazione di personale a rischio.

Nel periodo di schieramento nel gennaio di quest’anno, il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti (RANGER) ha svolto svariate missioni di questo genere, dando la possibilità di raggiungere punti totalmente isolati a causa della neve e operando in totale isolamento, grazie alle peculiari tecniche acquisite nell’ambito dei corsi RANGER e durante gli anni di esperienza in addestramento ed in operazioni. Il reggimento ha schierato in totale due plotoni ed un comando di compagnia presso la Caserma “Berardi” de L’Aquila, in coordinamento con la Task Force SISMA, schierata dalle Forze Armate per supportare la macchina dei soccorsi a guida della Protezione Civile. Le missioni sono state svariate ed hanno permesso alla macchina dei soccorsi di raggiungere con velocità e senza ulteriori supporti le aree isolate.  I distaccamenti RANGER sono stati inseriti con i mezzi ruotati e con gli elicotteri su varie aree della Valle Castellana, portando soccorsi e prime necessità, prendendosi cura del personale dei paesi isolati fino all’arrivo delle varie unità della Protezione Civile e degli Alpini. Arrivate nelle varie zone selezionate, dopo aver ripristinato i collegamenti grazie ai particolari mezzi di comunicazione in dotazione, gli alpini paracadutisti provvedevano a prestare i primi soccorsi ed a mettere in sicurezza l’area. In paesi come Morrice, Pietralta, Rio di Lame  e Coronelle in Provincia di Teramo, i Ranger del 4° Reggimento sono stati la punta della lancia dei soccorsi, arrivando rapidi nonostante le proibitive condizioni e sparendo velocemente nel nulla tra i ringraziamenti delle popolazioni soccorse, per prepararsi a nuove missioni.

Proprio questo, se vogliamo, è il particolare connubio che è oggi il 4° Reggimento, dove la tradizione alpina e la vicinanza alla popolazione si uniscono al moderno mondo delle operazioni speciali, garantendo uno strumento di altissima qualità sia in campo nazionale che internazionale.

 


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